lunedì 9 aprile 2012

L'ultimo giorno

Troppi prima di me hanno parlato in maniera migliore, sintetica e concisa.
Giunto è il tempo di stare in silenzio, di ascoltare, lasciando riecheggiare le sagge parole altrui.

Grazie per l'attenzione, per l'affetto, per la fiducia.
Grazie per l'amore.

lunedì 19 dicembre 2011

L'aldiqua

Un mese e mezzo dopo la partenza ho scritto un post... di commiato.
Rileggendolo ora, trovo ancora curiosa l'assenza totale di esaltazione:
solo una nota romantica sul finire,
mentre forte l'accostamento spontaneo alla morte di fronte a un avventura che poi si è rivelata il più grande sì alla vita che io abbia mai detto. Del resto l'aldilà cristiano è la vita vera, e quindi forse non dovrei sorprendermi: non nego che sia stata una scelta di fede, nel prossimo in particolare, che spesso è stato in qualche modo il mio dio.
Ma andiamo oltre.
La mia predisposizione all'analisi e allo svisceramento rischia talvolta di trovare qualcosa che è presente solo in piccola parte, l'ingrediente ultimo, finendo per confondere un pizzico per una manciata. Forse il funereo inizio d'avventura era solo conseguente agli addii degli ultimi giorni.
Ma no, non era solo questo.
Nell'ultimo mese in Italia ho montato un video della mia vacanza in Sicilia 2009 e l'ho mostrato ai miei sventurati amici nella serate del saluto. Non era solo il gusto dell'insolito, o uno sterile e quanto di più da me odiato artisticismo: era un autentico segnale di chiusura di un periodo, o meglio, il mio tentativo di favorire la fine di una fase.
La mia priorità in questo viaggio è sempre stata, come ho spesso risposto ai più che mi hanno offerto la regina della domande, il perchè, "osservare la mia vita da un altro punto di vista". Questa posizione ha permesso di lasciarmi totalmente indifferente all'isolona lontana, alla sua natura, alle sue peculiarità. Non era mia priorità l'università, la lingua inglese, non lo era il turismo, nè tantomeno una postadolescenziale voglia della classica iperfestosità da exchange.
Volevo l'altro: quale altro fosse era indifferente, ma "il più altro, il meglio".

[Questo aldiqua è un'isolona grande e vuota, con una natura di primordiale memoria, ma un nuovo popolo d'infantile identità e, non troppo raramente, anche d'ingenua istintualità.]

In ogni parentesi ti senti al sicuro, come in un sogno o un videogioco, con l'idea che se muori hai la seconda vita, o che ti risvegli. Con lo stesso principio delle Vacanze, per i più e per LE più, le regole morali sono sospese, perchè ciò che accade qui è un gioco.
Non si fa mica sul serio.
Siamo tutti amici, ma anche non me ne curo e non mi aspetto nulla da te.
Ci amiamo, ma si fa per dire.
Si sia educati, ma con un livello di sfrontatezza incontrollato.
Se non cinici o stoici si può sempre essere passivi gaudenti, che tanto ciò che succede qui non importa, come quando sei in matrix: se muori in matrix non muori nella vita reale.
Ops.
Come automi ben programmati, moltissimi si sono rivelati capaci di cambiare modalità del vivere: o se ne sono obbligati, o si sono mostrati come tali. Innalzate sono state difese più o meno spontanee in una situazione in cui si cammina sul consueto filo del vivere ma senza una salda rete sociale a salvarci dalle cadute. E allora alcool e superficialità come piovesse. Pare che davvero si possa spegnere il cervello: però, "ogni tanto", cantava...

Ma se sei particolarmente dotato nel tesserla, perchè ami e ti doni e non ti proteggi, (dopotutto pochi sparano ad un uomo nudo), allora puoi permetterti anche IL LUSSO DI SOFFRIRE, e di evitare di dover ridurre le tue percezioni del vivere o di dover cadere e scadere in una triviale necessità di "girarti dall'altra parte", di di-vertere, finendo a percorrere il tunnel che Caparezza illuminò, e che passo dopo passo diventa sempre più buio.

La metafora, o meglio, l'espressione che in questo momento mi si offre alla mente per descrivere il momento della partenza da casa sarebbe la pausa: ho messo la mia vita in pausa per poi tornare, premere play e continuare da dove ero rimasto.
Temo del resto che stessi andando al rallentatore, e che quindi ora, a velocità normale, non ci vorrà molto prima di iniziare il capitolo successivo.

domenica 21 agosto 2011

L'aldilà

Passano tutti quanti a casa tua per salutarti.
“mi raccomando…”
Tu sistemi tutto, cosicchè chi rimane non avrà problemi:
chi rimane in vita, s’intende.
Ho salutato anche il mio adorato presbitero,
che non vedevo da tempo,
perchè sai mai,
l’estrema unzione può sempre venire utile.

Il viaggiatore guarda avanti a sè:
le meraviglie che lo attendono,
gli incanti che già s’inghingherano.

Io, invecchiatomi sul divano, guardo dietro, alla vita che lascio:
non è forse quel morire, che è poi dormire, anche, come Guglielmo ci insegnò?

Un mezzo sorriso, alla vecchia amica che non cambierà mai, la vita:
vado un attimo di là,
dove i cigni sono neri e gli anatroccoli belli...

mercoledì 25 novembre 2009

SLUMDOG Millionaire

Per ogni proiezione viene consegnata una scheda allo spettatore curioso, con i dati principali e una mia breva annotazione. Pubblicherò di volta in volta quest'ultima.
Ecco cosa hanno letto di mio i 78 spettatori paganti.

UN APPROFONDIMENTO: IL TITOLO ORIGINALE
Il titolo originale porta con sé le origini del protagonista, appunto uno “slumdog”, espressione gergale (cane dello slum) dove l’accostamento all’animale ha un uso svilente che in italiano possiamo ritrovare in espressioni tipo “solo come un cane”. Il titolo è fortemente ossimorico, accosta cioè due termini in antitesi tra loro: lo slumdog è l’ultimo degli ultimi, uno sventurato, mentre il milionario è un eletto. Ancora più forte è da considerare l’espressione perché ambientata in India, società caratterizzata per millenni –per molti versi ancora oggi– dalla divisione in caste, in cui la nascita decide il proprio stato sociale di tutta la vita, senza possibilità di cambiamenti: un “cane della baraccopoli milionario” è fatto più unico che raro,
addirittura destabilizzante.

giovedì 12 novembre 2009

giovedì 9 luglio 2009

Federer è il più grande di sempre: o almeno della sua epoca!

Commento ad un articolo di Tommasi su Ubitennis che dice il contrario, creando centinaia di commenti di protesta per la poca professionalità con cui è stata portata avanti una tesi quantomeno difficile se non assurda. Quella per la quale Federer non solo non sarebbe il tennista più forte di tutti i tempi (tesi opinabile ma sensata) ma addirittura non merita di essere considerato nemmeno il più grande della sua (non ben definita) epoca. Questo è stato il mio commento, e visto che ogni volta che mi trovo a scrivere fatico a non metterci impegno, ho deciso di pubblicarla anche qui.
Prima però dico ciò che credo io: Federer ha battuto quasi tutti record. I record sono l'unica nostra arma per rapportare epoche diverse, esistono per questo. Sulla base dei numeri, grazie inoltre alla completezza tecnica che lo contraddistingue e all'eleganza dei gesti, lo ritengo il più bravo e più forte tennista di sempre, in attesa di vedere i risultati che farà Nadal (di 5 anni più giovane). Eppure sono consapevole che epoche diverse sono rapportabili solo con grande prudenza: basti pensare alla diversa lunghezza delle carriere dei giocatori. Tuttavia, se mi dovessero obbligare a fare un nome, su cosa potrei basarmi se non sui record? Sono d'accordo che la questione sia di dubbio interesse, e di dubbio profitto, e siamo in moltissimi a comprenderlo. Però "non il più grande della sua epoca", è davvero un affermazione tirata per i capelli.
Ecco il mio commento alll'articolo, che ho poi postato per questione di lunghezza sul blog di Scanagatta, in particolare qui.

"Non si possono e non si devono confondere il rispetto per un uomo e per la sua carriera con il rispetto per un articolo e per la sua tesi. Lapalissiana è la stima dovuta al giornalista sportivo Rino Tommasi e alla sua carriera; il suo articolo, tuttavia, è evidentemente mal costruito e la sua tesi portata avanti senza i necessari argomenti a favore.
Vorrei far riflettere che l'insolita mole di commenti è dovuta non ad una tesi poco popolare e poco condivisa, ma contro una tesi INSOSTENIBILE, almeno così com'è stata presentata: una tesi buttata lì, senza definire i contorni dell'epoca accennata e con un solo dato a fondamento, cioè "il numero degli slam vinti da Nadal negli ultimi 5 disputati da entrambi i fenomeni", che già dalla formulazione è chiaramente dettaglio e non fondamento.
Comprendo e condivido il fastidio di un serio professionista davanti al sensazionalismo e alla superficialità dei giornalisti divinizzatori, che ha portato Tommasi a scrivere un pezzo contro: eppure, non è forse altrettanto sensazionalismo intitolare un articolo "Federer: non il più grande", il giorno in cui quest'ultimo ha raggiunto uno dei record più importanti tra le statistiche del tennis?

Voglio anch'io lanciare una provocazione allora, da tennista e scrittore quale sono (di cuore, anche se non ancora di professione): ecco qua un bell'articolo contro.

FEDERER OGGI PIÙ FORTE DI NADAL SULLA TERRA ROSSA
Roger Federer è nel 2009 il più forte giocatore del mondo sulla terra rossa. Infatti, pur avendo Nadal vinto 3 tornei aulla sua amata superficie(Monte Carlo, Barcellona e Roma) e lo svizzero 2 (Madrid, Roland Garros), è indiscutibile che la vittoria del Master 1000 di Madrid contro Rafa in casa sua e del Roland Garros proprio contro quell'avversario che aveva pochi giorni eliminato il maiorchino, spostino l'ago della bilancia a favore di Roger, anche a livello di punti: due Master 1000 e un Master 500 valgono meno di un Master 1000 e uno Slam da 2000 punti (2500<3000).


Non è così difficile lanciare tesi capziose e generare una protesta.
Almeno in queste quattro righe ci sono dei dati a favore di una tesi che inoltre ha un arco di tempo ben definito.
Insomma: sarà stato il poco tempo, sarà stato il fastidio per manovre giornalistiche particolarmente odiose, ma l'articolo di Tommasi così com'è non è semplicemente poco riuscito, ma manca davvero dei requisiti fondamentali necessari per far parte di una testata specialistica seria, importante e in ascesa come Ubitennis è.
Insomma, un articolo fuori luogo, nello spazio e nel tempo, con buona pace della stima intoccabile per l'autorevole firma.
Sperò si rifarà presto.

P.S. Durante la finale, ho tifato Roddick."

domenica 7 giugno 2009

Roger XIV

Oggi è di nuovo re, il re del tennis mondiale.
Oggi tutti coloro che amano i cerchi e le opere ben definite
oggi tutti coloro che cercano nella realtà
conferme alle idee
numeri e nomi che accertino le sensazioni:
tutti noi oggi possiamo gioire, perchè Federer ha ottenuto ciò che gli spettava per diritto naturale.
Un posto nella storia.
Il posto nella storia.
Eguagliato il record di Slam vinti ma a differenza di Sampras, l'altro dai 14 Slam in carriera, con il Roland Garros nel palmares.
Vincitore più di tutti, vincitore dappertutto.
A ricordare a tutti noi giocatorini che non c'è terra o cemento o erba che tenga; se sei il più forte a giocare a tennis, e sei al contempo sostenuto da un fisico allenato e da una mente esperta:
vinci.
"Se ci fosse arrivato Nadal in finale Federer non avrebbe vinto". Non solo probabile, quasi certo direi. Ma con i se non si fa la storia nè alcun progresso dialettico interessante.
Nadal ha perso prematuramente, come Djokovic: è un dato. Possiamo solo chiederci perchè. Una causa possiamo trovarla nel ridondante Master Series di Madrid, nella loro semifinale interminabile che ha tanto provato il maiorchino da fargli perdere, sulla terra di casa sua, la finale proprio contro Federer.
Eppure in questa novella rivoluzione francese, permane una costante: il vincitore del Roland Garros è il numero 2 del ranking. Curioso: da n.1 Federer non è riuscito a vincere, da n.2 sì; e Nadal che da 2 sempre dominò, da 1 ha fallito: una coincidenza, naturalmente, ma è andata così.
Ora siamo tutti più tranquilli: Federer ha il suo posticino in testa al record più importante, quello degli Slam, ed è uno dei due o tre giocatori dell'era open che li ha vinti tutti e 4: rispettivamente, ha raggiunto in una volta Sampras e Agassi.
Rimane da sottolineare come ora tocchi all'altro fenomeno, Rafa, vincere lo U.S. Open rispondendo per le rime allo svizzero con un altro Career Grand Slam ma raggiunto a soli 23 anni.
Prima però, il periodo dell'erba, del tennis che sballa: Wimbledon. Con un Federer più leggero, un Nadal più affamato e un Soderling in gran fiducia; e Murray e Djokovic, e Safin all'addio ai prati, e Gulbis? E qualche sorpresa, speriamo...
Tanti cari saluti alla terra rossa, quest'anno con più affetto che mai.

giovedì 14 maggio 2009

L'inadeguatezza della sineddoche come strumento di interpretazione della realtà

Preambolo.
So bene che con un titolo così, perdo lettori.
So altrettanto bene che ogni testo va costruito a seconda del target e del mezzo tramite cui verrà diffuso.
In questo specifico caso, in un blog, è necessario un testo breve, essendo la lettura verticale e digitale ben più faticosa di quella orizzontale e cartacea.
Inoltre, questo processo di semplificazione e di velocizzazione dei testi è presente ormai in tutti i mezzi di comunicazione: ovunque la velocità, la concisione e la sensazionalizzazione dominano.
Ovunque lampi di notizie senza approfondimento, chè la capacità di concentrazione dei lettori è sempre più breve.
L'unica possibilità è l'adattamento servile ai bisogni del lettore?
Sì, quando è commercio.
Sì quando c'è lo share, insomma, quando ci sono i soldi in ballo.
Ma qui, in un blog sperduto nella incommensurabile quantità di dati presenti nella rete, qui sono libero.
Non solo voi siete liberi, di leggermi o meno: io sono libero di scrivere e no, di adeguarmi alle sacrosante legge della comunicazione oppure...no.
Il numero dei lettori, mi è indifferente. Un titolo più difficile e apparentemente più noioso potrebbe inoltre servire come sbarramento per gli indifferenti e invece operare una selezione di interessati.

Corpo del testo
La sineddoche è una delle innumerevoli figure retoriche dal nome ermetico che popolano l'analisi poetica, stilistica e appunto retorica della letteratura italiana.
"Dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme», consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso; la sostituzione può essere:
- la parte per il tutto ("l'Olanda " al posto di "Paesi Bassi");
- di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada")
- del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per "gli Italiani all'estero");
- del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")
[fonte: wikipedia. Non particolarmente autorevole, ma particolarmente comoda: e del resto qui non siamo mica in una rivista di letteratura].
La sineddoche che mi interessa è la prima, e cioè "la parte per il tutto".
Come artificio del discorso non si discute.
Il problema nasce quando invece viene utilizzata come strumento di analisi della realtà.
Leggendo queste parole, il senso potrebbe rimanere ancora oscuro: in verità vi dico, a tutti noi è capitato di cadere in questo errore.
Quando si pensa al tifoso come a un pazzo violento, quando si pensa all'uomo di sinistra come a un comunista, e a quello di destra come a un fascista; quando si pensa al leghista come ad un fanatico xenofobo; quando si pensa ad un cristiano come ad un convertitore bigotto;
in tutti questi casi, noi eleviamo la sineddoche della "parte per il tutto", un innocuo artificio retorico, a valido strumento di interpretazione della realtà, compromettendo l'obiettività del nostro giudizio.
I miei esempi non erano casualmente politici: siamo in vista di elezioni e essendo io candidato alle amministrative comunali, ho sentito la necessità di ripresentare la mia visione. Ripresentare in quanto proprio nel mio ultimo post politico, datato poco meno di un anno fa, scrivevo esattamente a riguardo di ciò che io ritengo davvero dannoso: non una parte politica o l'altra, ma la superficialità, la stupidità, il pregiudizio, e queste sono caratteristiche ritrovabili dietro ogni bandiera.[vai al post]
Scrivevo, per esempio:
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti quando non stupidi e ciechi"
proprio questo è l'aspetto che più mi importa sottolineare.
Esclusi gli estremi o le formazioni politiche territoriali, un po' demagoghe come la Lega, il paese è diviso in due grandi giganti moderatoni, che si è sottolineato più volte, sono simili anche nel nome: "il Pd e il Pd con la L" oppure "il PdL e il Pd senza L" (la prima definizione più corretta cronologicamente, la seconda migliore tenendo in considerazione l'attuale maggioranza).
L'anno scorso, alle politiche, alla Camera,
Il "Popolo della libertà" ha preso 13.629.464 voti
il "Partito Democratico" ha preso 12.095.306.
Come si può creare uno stereotipo dell'elettore dell'una o dell'altra parte?
Quanti saranno i fideisti, i credenti coi paraocchi così presenti nell'immaginario collettivo?
Quante saranno invece le persone normali?
Immensamente la maggioranza, che ritrova in entrambi i partitoni i valori fondamentali dell'uomo.
Come scegliere dunque?
Leggendo tutto il programma?
In entrambi ci sarà qualcosa con cui saremo in disaccordo:
e poi chi ce l'ha il tempo, e la voglia?
Le brave persone sanno però che votare è un dovere: e allora?
Si voterà secondo pragmatismo o idealismo, seguendo lo stomaco o la testa, per partito preso o a ragion veduta; qualcuno voterà i colori, i più voteranno la persona. La persona. Ci saranno gli egoisti, i machiavellici e i moralisti, ci sarà chi vuole votare per la lista che vincerà, per salire sul carro del vincitore, e a chi piace criticare e farà un voto di protesta. Anche se questo post diventasse un libro, non potrei ugualmente presentare tutti gli esempi, nè le motivazioni più o meno presenti, più o meno profonde, più o meno corrette che stanno dietro ad ogni singolo voto.
Scrivo per sostenere ciò che desidero, le premesse necessarie per una società pacifica. Tutti davanti ad una persona abbiano la curiosità e il desiderio di conoscerla, di amarla, di viverla. Oppure ne siano disinteressati, istintivamente lontani: ma quel punto,non trattino di questa persona. Informarsi, analizzare la situazione, comprendere le scelte, accettare il prossimo: queste sono pratiche importanti, necessarie ai fini di un'esistenza consapevole.
Ma il giudizio, diamine, il giudizio!
Una pratica così difficile, che è da lasciarsi ai giudici.
Neanche divertente.
Un onere alle volte necessario, ma non tutti siamo nati Salomone.
Il pregiudizio, poi, quello è un'autentica calamità.
Leggiamo le persone, viviamole, esploriamole, percorriamole.
A che pro giudicarle?
Ancora peggio: a che pro giudicarle per il colore della bandiera o della tifoseria: "gli interisti sono così, i milanisti invece..."
"I democratici sono in questo modo, e i repubblicani invece..."
Tracciare un orizzonte di riferimento ai fini di un'analisi approfondita è comprensibile e utile.
Ma incollare sopra una persona REALE una figurina IDEALE è fuorviante.
Abbiamo amici dell'altra sponda, amici tifosi di un'altra squadra, amici votanti altrimenti; e invece persone dalla nostra parte che non stimiamo, con cui andiamo meno d'accordo.
Se una sintesi infine può essere necessaria, non dovrebbe esistere senza un'analisi!
Quest'ultima invece sì che è necessaria e sufficiente, che può concludersi senza una sintesi, senza un giudizio, ma con la sola consapevolezza di aver indagato un campo che ora si conosce meglio.
Un campo, una cosa, una persona.
Non importa cosa si guarda, l'importante è come!
Educare gli occhi, ricordandosi che non esiste una sola Verità, ma neanche due o tre: esiste una verità per ogni occhio che guarda, e neanche questo basta! Una verità per ogni singolo momento in cui un occhio guarda!
Questo è il pensiero, questa è la situazione: e noi, che facciamo?
Giudichiamo?
Diamo una sintesi senza analizzare, adattandoci comodamente allo stereotipo precostituito, mollamente adagiati su una qualche certezza a cui cerchiamo e troviamo rapidamente conferma in qualche luogo comune, in qualche sentito dire?
No grazie.

Epilogo
Evviva la sospensione del giudizio,
evviva il giudizio se consapevole:
per un'apertura di visione,
per una profondità d'analisi,
contro la superficialità e l'ostinata chiusura.
Lasciamo la sineddoche alla retorica.

martedì 21 aprile 2009

Mai stato un garista.

Al solito.
Punto, non posto.
Qui, così, in una giornata tipo come da cinque anni.
Sei.
Bè, adesso, SEI
[MILLE!]...
Cinque e mezzo.
Insufficiente, ma quasi quasi...
Un momento, stop.
un passo indietro...
Allora...
Solito punto, giornata tipo.
[Oggi niente verbi?]
Oggi niente verbi.
È che succede che vieni qui che hai tante cose da dire e...
[bravo, bravissimo.
Come al solito,
costante
preciso
determinato.
"niente verbi"
frase dopo,
12 parole, 5 verbi.
sì, d'accordo, quattro in funzione verbale ma...]
Dicevo.
Cosa dicevo?
Bah.
Ah sì.
Che uno viene qui con tanti bei propositi,
chè di idee ne ha a bizzeffe...
Libri su libri potrebbe scrivere
monologhi sceneggiature
qualche poesia
opinioni
riflessioni...
Potrebbe.
Saprebbe?
Forse.
Comunque.
Una volta qui,
il vuoto.
Mai stato un garista.

[Che sarebbe colui o colei che riesce a ottenere in gara risultati migliori rispetto all'allenamento]

venerdì 10 aprile 2009

Ivan took the QUANTO ABORRI I TEST DI FACEBOOK? quiz and the result is TOTALMENTE

Sei consapevole della tua persona e personalità, o comunque sei certo che i quiz e i test di Facebook non ti aiuteranno a capire meglio chi sei, e infatti li fuggi senza remore;
non hai alcun bisogno di fare un -pressapochista- test dell'IQ creato da un qualsiasi buontempone per accrescere la tua autostima, nè hai bisogno che un ente imprecisato verifichi la tua conoscenza dell'italiano;
non credi che il tifo calcistico sia impresso nell'acido deossiribonucleico e quindi non capisci neppure come possa venire in mente di scoprire la squadra a cui avresti tifato privo dai condizionamenti esterni;
forse puoi essere considerato superficiale, ma non vuoi sapere quale ninfa greca saresti;
sei totalmente convinto che sia totalmente assurdo cercare di scoprire "Quale valore più importante dai alla vita" tramite un simpatico quizzettino, e non capisci perchè qualcuno voglia scoprire a "Quale cavaliere dello Zodiaco" è più affine;
non credi affatto, illuminista instupidito, che FB possa dirti "Quale inconscio hai", e ti piacerebbe invece sapere cosa ne pensano gli psicologi di questa domanda;
la tua totale convinzione che la follia non sia una quantità contraddistinguibile da numeri, ti porta ad evitare il test "Quanto sei pazzo": analogamente, non credi sia possibile sapere il tuo livello di stress e, inoltre, non capisci a che fine cercare di scoprirlo;
non sei un attore, e non capisci perchè chiederti "Di quale film saresti stato buon protagonista", pur amando la fantasia e essendo un immedesimatore naturale;
pur essendo un tipo curioso, stai scoprendo un elenco molto lungo di cose che non ti interessa scoprire semplicemente imbattendoti nei test o quiz di Facebook;
e anche nei casi in cui la domanda potrebbe avere un senso per te, hai la totale e assoluta certezza che la risposta sarà data per mezzo di criteri inattendibili quando non autenticamente casuali.

Questo assolutismo verso di te non è però la prospettiva che adotti verso il tuo prossimo, perchè, senza che alcun test te l'abbia mai detto, credi nel relativismo e nella libertà di ognuno, che finisce solo dove inizia quella di un altro uomo: ciò ti porta a non denigrare se non con benevolenza gli innumerevoli conoscenti che si barcamenano alla ricerca di se stessi nella duplice illusione di essere semplice somma di risultati da quiz, e che questi stessi risultati abbiano la benchè minima attendibilità.
Inoltre prendi anche in considerazione l'idea che per la maggior parte di loro fare test sia un semplice svago, anzi credi proprio che sia così: eppure non capisci dove sia il divertimento nel rispondere a domande random per avere un profilo approssimativo di sè col quale concordare o dissentire a seconda di una preconcetta idea di se stessi.
Sei solito dire "almeno una volta 'sti test li trovavi su Cioè, credo, e li facevano individui nell'età della stupidera: con FB si scopre quanto tempo da perdere abbiano individui adulti!"
Tu sei il tipo che non odia niente e nessuno, e anche l'aborrare non è pratica congeniale: infatti finchè FB si teneva nei meandri delle sue infinite cose i risultati dei test, manco ci pensavi a 'ste stronzate. Da quando invece te li spara in Home Page tutti i giorni, ha iniziato ad infastidirti, anche perchè se i tuoi stessi risultati non ti sono mai interessati, figurarsi quelli altrui!
Sei il tipo che quindi per sfinimento arriva ad esprimere le sue considerazioni contro questi
INUTILI
SCIOCCHI
ASSURDI
passatempi,
il tutto con una certa dose d'ironia:
non per niente nel "Quanta ironia possiedi?" quiz avevi raggiunto il punteggio MASSIMO!

Comment-Like-Take this quiz!

martedì 24 marzo 2009

Modulo compilato

Un mese fa ho scritto l'ultimo post, nel giorno del mio compleanno: nient'altro che un aggiornamento. In questo mese, cosa ho fatto? Ho letto, ho visto film, ho sciato, ho giocato a tennis, ho visto una mostra, ho chiaccherato, ho seguito l'inter, ho completato la mia stazione pc...
Poi ho avuto molte idee
e le ho cambiate.
Come al solito.
Leggendo "Il mondo di Sofia" ho risistemato la mia griglia mentale della storia della filosofia.
Naturalmente immerso nel libro sono stato convinto che avrei dovuto fare Filosofia.
Il film Live ha aperto un dibattito interessante in particolare con un amico, di libertà, morale, responsabilità, limiti.
Era ormai dicembre quando mi scrivevo "fan di facebook", pur specificando che la parola "fan" era utilizzata con il significato che ha proprio nel Social Network, molto più "mi piace" rispetto a "ne vado pazzo".
Naturalmente mi sono rotto di FB, o meglio, rimane uno strumento valido ma io ho perso tutto o quasi l'interesse per il fenomeno.
Sto scrivendo un altro noioso e inutile aggiornamento, almeno per voi, perchè per me è importante sapere quale itinerario ho al contempo tracciato e seguito.
In generale mi sto divertendo, e son contento che arrivi primavera, senza per questo ritenermi o sentirmi frivolo.
Federer continua a perdere e soprattutto Nadal continua a vincere: e chi lo ferma quest'anno?
Mi sa che mi farò un giretto in Danimarca, ma con la bella stagione, anche nel Rio Vallone.
Volevo ringraziare coloro che si sono lamentati per il mio smettere di scrivere.
Non che oggi abbia scritto, ho più compliato un modulo di aggiornamento Fatti e Pensieri.
Ho anche scannerizzato delle foto e creato un filmato con dei video.
Così, per dovere di completezza.

Per ispirazione o bellezza o tentativo d'opera d'arte,
cercare altrove.
nello spazio,
o nel tempo.

martedì 24 febbraio 2009

Un quarto

Un anno fa presentavo il nome del mio blog in questo giorno di compleanno.
Anche se in quel momento sonosoloram era solo l'url del sito, non ancora il titolo del blog stesso.
Titolo che poi si è arricchito di un sottotitolo...
raggiunti i 25, sono riuscito a prendere la laurea, qualcosa nella testa devo avercelo pure messo.
Ma non è così detto, non illudetevi.
Sono ben lungi dall'avere un hard disk, e del resto, perchè comprarmelo?
Ce l'ho già a disposizione, anche se non nella mia testa.
Nella testa mondiale.
Google può darmi risposte e trovarmi un'immensa mole d'informazioni: quindi, concepisco la necessità di imparare i dati scientifici, senza i quali non si può andare avanti; l'utilità di quelli tecnici o strumentali, senza i quali non si può agire; ma culturalmente, posso cercare di avere un'infarinatura generale, la più varia ed aperta per addestrare sempre più la mia disponibilità di gusto davanti a qualsivoglia esperienza artistica, culturale, sociale.
D'accordo.
Che poi sto solo cercando di trovare un po' di giustezza in una non scelta: perchè senza hd, c'è poco da immagazzinare...
Sonosoloram, poco da fare.
Mettiamola così: con meno ingombro di dati il cervello si muove più liberamente, e velocemente.
Snello.
Sì.
Mettiamola così.

Vostro,
Ivan e un quarto.

domenica 22 febbraio 2009

Sanremo 09: panoramica finale e sull'alchimia della bellezza

Partiamo dalla fine.
3 premi: vincitore, premio della sala stampa, premio della critica.
Sia per gli Artisti che per le Proposte.
Nelle Proposte ha fatto man bassa Arisa: in effetti prevedibile, già a metà della prima esibizione ha conquistato tutti, di ogni strato sociale e culturale.
Tra gli Artisti ha vinto Marco Carta; il premio della critica è andato agli Afterhours e quello della sala stampa a Povia.

Facciamo un passo indietro.
La quarta serata è stata sotto le aspettative: le reinterpretazioni degli artisti sono state poco originali, sorprendenti nè interessanti, tanto quanto le canzoni e i cantanti stessi, del resto.
L'ultima serata è l'ultima serata: necessariamente più sobria, più classica, più usuale.

Panoramica del Festival di Sanremo 2009.
Pregi.
Il presentatore e la sua spalla: allegramente dinamici; sembra poco, avercene.
Le proposte: ognuna con un suo carattere e con un suo timbro, con un suo modo. Certo, tre o quattro hanno puntato tutto sull'esibizione della capacità di canto, con troppi urli e poca personalità. Bravissime a cantare, poco cantanti: manca a prima vista il fattore x. Ma almeno la metà aveva da dire e l'ha detto bene.
I modelli: una buona idea.
Difetti.
Gli Artisti: su 16 sì e no 6 erano buone canzoni, ma i tre che hanno provato davvero a fare dell'arte sono stati eliminati immediatamente.
Ieri in finale di accettabile c'era Patty Pravo, lei più che la canzone, Alexia, forse Masini, ma insomma: tre giornate a capire chi fosse il meno peggio, nessuno che mi sia piaciuto davvero.
Le ospitate di attori e simili: non un granchè. Punto più basso toccato da Bonolis che canta Imagine a Kevin Spacey, di quest'ultimo canzone preferita, il quale non aveva voluto cantarla per il troppo rispetto per John Lennon. In tutta risposta s'è visto il canappione di Bonolis che gliela cantava, malino, tutta, a dieci cm di distanza.

Il format, alcune idee, i giovani e i presentatori l'hanno reso un festival molto bello, ma la sostanza, le canzoni degli Artisti, erano e rimangono brutte. Normale dunque che da molte parti si senta la proposta, inattuabile ma significativa, di trasformare Sanremo in un festival totalmente al servizio dei nuovi cantanti. Arisa, Simona Molinari, Malika Ayane, Irene Fornaciari, Iskra Menarini mi sono proprio piaciute, e anche gli altri 5 non erano male.

In definitiva, dunque, posso dire che Sanremo mi piace sempre come evento in quanto rito, e i riti mi piacciono.
"...Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".


Questo Sanremo non è stato particolarmente entusiasmante, ma molto godibile; e soprattutto, ha avuto la sua stella: Arisa.
Quando assisto ad un'esibizione come la sua, mi si infonde nuova fiducia nell'arte.
Come davanti a un film bellissimo, che mette d'accordo tutti.
Prende nuova forza l'idea, magnifica, che esistano cose BELLE, direi oggettivamente: che toccano tutti, più o meno addestrati esteticamente, dai gusti più diversi, più o meno profondi, più o meno pazienti.
Non è detto che lei sarà questo fenomeno sempre: ma in quel momento, su quel palco, così vestita e con quella canzone, ha trovato l'alchimia giusta per accendere il fuoco dell'arte e far splendere la Bellezza.
Esistono opere riflessive e profonde e pesanti.
Anche quelle frivole e stupide.
Parafrasando Oscar Wilde, in tutti i casi, l'arte si divide in opere ben fatte e opere fatte male.
Evviva quei casi in cui non c'è spazio per il genio incompreso, ma spontaneamente la bellezza è da tutti riconosciuta e apprezzata: quando il televoto e la critica decretano lo stesso vincitore. Quella è la massima, più completa e tonda espressione artistica. La bellezza per tutti: non stupida, nè superficiale, anzi intelligente e squisita.
È così difficile riprodurre la bellezza oggettiva, che averne anche un solo esempio in un festival lo rende unisco, speciale, lo impreziosisce, anzi, lo illumina della sua luce.
Ci sono tantissime declinazioni dell Bellezza: eppure è difficilissimo ricreare l'opera bella a tutto tondo. Di canzoni ben cantate, di disegni ben fatti, di articoli o libri ben scritti ce n'è un mare: lavori fatti con cura. Il capolavoro è qualcosa di più.
Tanti aspetti che si fondono per realizzare qualcosa allo stesso tempo nuovo eppure classico, in cui tutto è montato ad arte tanto da apparire spontaneo, leggero ma non inutile.
Fattezze e movenze della cantante, la sua voce, il testo della canzone e la musica devono fondersi, essere tutti fatti l'uno per l'altro in un vortice d'amore unico, in cui gli spicchi riformino la mela perfetta a cui tendere...
La misteriosa alchimia della bellezza.

venerdì 20 febbraio 2009

Sanremo 2009: l'idea più bella, quella dei mentori

Sanremo risulta per moltissimi sinonimo di vecchiume, di noia, strascico di un'Italia che non c'è più, triste e mera riproposizione della facciate del Bel Paese, fatta di fiori begli abiti musica e sorrisi, da presentare all'Italia stessa e al mondo per nascondere le nefandezze in cui il nostro Paese giace.
In verità, Sanremo non è un monolite.
Ma un format, una scatola, da riempire, da colorare, da agghindare. Ogni anno la sostanza è diversa, la carta con cui è impacchettato è diversa, e la scatola seppur sempre rettangolare, ha dimensioni e proporzioni differenti.
Rifiutare acriticamente qualsiasi cosa è limitato e sbagliato esattamente quanto accettare acriticamente qualsiasi cosa.
Ci sono stati anni, in cui bisognava impegnarsi a salvare qualcosa della manifestazione.
Il problema principale è stata spesso la lunghezza e la ripetitività dell'impostazione stessa: cinque serate a presentare una trentina di canzoni, una interpretazione dopo l'altra con qualche intermezzo divertente e qualche ospitata. Facile essere noioso, facilissimo.
Cosa fa la differenza? Le canzoni e la varietà degli artisti in gara.
Poi? L'invenzione di qualche anno fa di fare una serata in cui glia Artisti già famosi reinventassero la loro canzone con scenografie, inserti di parlato, nuovi strumenti, balli o performance. Salendo il numero di personaggi e la varietà delle interpretazioni è salito lo spettacolo. Quest'anno un'altra innovazione. Le proposte sono state "avanzate" da altri grandissimi nomi della musica: così la serata di ieri, la terza, si è trasformata in occasione di rinnovamento artistico.
Riassumendo: prima e seconda serata di presentazione dei cantanti in gara, Artisti e Proposte;
terza serata con performance delle Proposte con i grandissimi che li hanno presentati; Quarta serata con gli Artisti che presentano le loro canzoni reinterpretate e premiazione delle Proposte; quinta serata, l'ultima, con premiazione degli Artisti.
Direi che per gli anni a venire, ci siamo: trovata la quadratura del cerchio.

Ieri è stato un autentico spettacolo e altrettanto lo sarà oggi.
Per spiegare a chi pensa che il festival sia sempre e comunque Al Bano e Gigi D'Alessio, ecco i nomi che sono stati sul palco ieri insieme ai 10 cantanti della categoria Proposte.
- Pino Daniele
- Lelio Luttazzi
- Gino Paoli
- Roberto Vecchioni
- Massimo Ranieri
- I Sorapis: cioè Zucchero, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia & Fio Zanotti
- Lucio Dalla
- Burt Bacharach e Mario Biondi
- Ornella Vanoni
- Riccardo Cocciante

Anche nelle altre serate ospiti di altissimo livello musicale: PFM con Stefano Accorsi e Claudio Santamaria che cantano "Bocca di rosa", gli Easy Star All Stars che presentano una versione reggae di "Time" dei Pink Floyd (da "Dark side of the moon")e l'interpretazione del coro di "Another brick in the Wall".
Pensando infine, che tra gli ospiti c'è stato Allevi e Benigni e l'interpretazione di Mina ma anche Katy Perry e che sabato nella serata finale, ci sarà Maria De Filippi e... Checco Zalone; pensando alle lettere d'auotre, di scrittori, lette ogni sera da un attore: chi può dire che questo sia uno spettacolo vecchio obsoleto e che non può piacere?
Io dico che chi ama la musica italiana non può non gradirlo.
Quest'anno è dinamico, energico e soprattutto variegato.
Peccato che i tre artisti più estranei al classico siano stati eliminati dal televoto: Tricarico, Nicki Nicolai e Stefano Di Battista Jazz Quartet, gli Afterhours.
Qualcuno mi ha detto: "puoi cambiare Sanremo, ma non l'Italia e gli italiani": o non così in fretta, aggiungo io...
Evviva Sanremo, dunque, e un bravo a Bonolis, bravissimo!
Un solo appunto: non cantare più.
A tutti i detrattori: dovevate guardare ieri sera, oppure guardate stasera. o meglio ancora, andate qui e guardate qualcosa. Vi convincerete che non è tutto schifo, anzi. Sempre che voi amiate la musica italiana. Altrimenti il Festival della musica italiana non fa per voi, e non c'è motivo per criticare qualcosa che non rientra nei vostri gusti.

giovedì 19 febbraio 2009

Sanremo: sugli Artisti in ballottaggio e sulle (interessanti) Proposte

Gli autori del programma Sanremo si sono impegnati anche nei nomi. Quest'anno le categorie sono Artisti e Proposte. Niente Big o Campioni, dal sapore sportivo o americano. e abolito l'inutile aggettivo Nuove a Proposte. Naturalmente poi scrivere è facile: quando si è sul palco invece i sinonimi sono la manna del presentatore, ed è normale che Bonolis usi tutti i termini che gli capitino, chè l'importante è comunicare. Un'altra interessante invenzione di Bonolis è la lettera di grandi firme che ogni giorno viene letta da un attore. La prima sera Bonolis stesso ha letto una poesia di Alda Merini, ieri sera Haber ha letto un raccontino di Paolo Giordano. Si sente la voglia d'arte, di cultura, di ricerca della bellezza.
Tornando ai fatti.
Tre dei quattro cantanti che ho detto di mio gusto tra gli Artisti sono in ballottaggio per l'eliminazione, insieme a Sal da Vinci(uno pseudo D'Alessio) e Al Bano. Quindi: un progresso nel tentativo di eliminazione del vecchio ma anche un rifiuto del nuovo e del diverso, cioè il rock degli Afterhours, il jazz di Stefano di Battista, la poesia dello stonato vate Tricarico e va bè, Iva Zanicchi, che suo malgrado è riuscita volgare mentre Patty Pravo nuda è apparsa ugualmente elegante.
Di queste sei canzoni in procinto di eliminazione stasera due verranno salvate.
Parliamo delle Proposte.
Divertenti e originali, di forte impatto. Interessante il meccanismo per il quale ogni nuovo cantante sia presentato da un grande della musica, e stasera questo sistema darà i suoi frutti migliori: infatti sarà una splendida serata con esibizioni delle Proposte con i mentori, un palco pieno di cantanti musicisti e di musica, rigorosamente italiana.
I miei vincitori nella categoria proposte...
In realtà ho una vincitrice assoluta: Arisa.
Appare nella sua singolarità, e stupisce, bravissima.
Mi ha fatto un effetto istantaneo e bellissimo, un misto di stupore e ammirazione, sublime: come quello che mi aveva fatto Giusy Ferreri appena sentita nella sua prima esibizione in non so che cover.
Poi lo so che ora come ora di Giusy ne avete, e ne abbiamo tutti piene le tasche, ma anche se mangiate una scatola intera di bignè poi la crema pasticciera vi dà la nausea.
Almeno per qualche tempo....
Questo non significa che i bignè facciano schifo.
Oltrea ad Arisa, interessante anche Simona Molinari, anche lei come Arisa uscita da Sanremo Lab, e poi Irene (figlia di Zucchero), Malika Ayane, Iskra (la storica vocalist Lucio Dalla).
Quest'anno nello scarabeo dei nomi d'arte c'erano un sacco di tesserine I, A e K e R. Portate pazienza....

mercoledì 18 febbraio 2009

Sulla prima serata di Sanremo; analisi testuale della canzone omofobica di Povia

Come ogni anno, io guardo Sanremo.
Una sola serata dietro le spalle, ma gli Artisti, i cantanti affermati, si sono esibiti. Sfrondiamo immediatamente il gruppo da diversi cantanti che artisti non sono, al massimo fabbricanti di canzonette. Inutile elencarveli, no li nominerò nemmeno: al mio festival, è come se non partecipassero: senza rabbia, ma con al massimo annoiato disgusto, alla loro apparizione cambio canale. Sono coloro i quali presentano le classiche canzoni sanremesi: l'esempio più eclatante è naturalmente Al Al Bano con "L'amore è sempre amore", che insomma è un messaggino ben confezionato, innovativo, interessante, uno sguardo inesplorato.
Mamma mia, che tristezza.
Il mio Sanremo è quello di coloro che in quanto autori hanno intenzione di dare qualcosa, o meglio, di dire qualcosa.
Pretendo poi dal presupposto che lo sappiano dire.
Il mio plauso va agli Afterhours che non si sono traditi, ma hanno portato la loro musica; a Tricarico, che forse un genio forse un deficiente, intanto, ogni volta, colpisce con la sua unicità; a Stefano di Battista e Nicky Nicolai con il loro quasi jazz; a Patty Pravo con la sua classe ed eleganza.
Si può certo concedere qualche altra sufficienza qua e là, a cantanti che sono bravi con la voce: ma evidentemente non è questo che fa la differenza.
Quanti ne ho nominati? 4, su 16.
Tra l'altro nominati in quanto Artisti che semplicemente meritano la qualifica di creatori d'arte, ma nessuno di loro mi ha particolarmente colpito: intendo dire, bravi, ma personalmente li riterrei la base da cui partire.
Discorso a parte per Povia.
Egli si è dimostrato molto astuto.
Ha portato una canzone di cui non se ne sentiva il bisogno.
Ecco il testo, con l'analisi testuale volta a smascherare i trucchi del mestiere.

Luca era gay
e adesso sta con lei Luca
parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice:
prima di raccontare il mio cambiamento sessuale
volevo chiarire che se credo in Dio
non mi riconosco nel pensiero dell’uomo
che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati

[essendo nell'uomo presenti diversi pareri a riguardo dell'omosessualità, l'unica verità sta in Dio, letto anche come Natura: il classico argomento omofobo, "se siamo stati creati uomo e donna, questa è la normalità"]
sono andato nel mio passato
ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene
un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni
ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni
ed io non ci riuscivo mai a parlare
stava fuori tutto il giorno per lavoro
io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione
avevo 12 anni non capivo bene
mio padre disse è la giusta soluzione
e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà
mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa
e la mia identità era sempre più confusa

[il proseguimento della strofa presenta le cause della "malattia" omosessualità: figura femminile forte e possessiva, figura maschile più debole e mancanza di un modello sano di adulto maschio]

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale

[altro facile strumento retorico: "chi", usato come qualcuno, è un soggetto generico privo di una qualsivoglia autorità: proprio questa entità generica è portatrice dell'idea della normalità dell'omosessualità; invece, Freud, un'autorità ben precisa e degna di rispetto, "non la pensava uguale", cioè ritiene l'omosessualità una patologia]
poi arrivò la maturità
ma non sapevo che cos’era la felicità
un uomo grande mi fece tremare il cuore
ed è lì che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione
il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore
con lui riuscivo ad essere me stesso
poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso

[l'amore omosessuale in realtà è cercato come un rifugio, tanto che presto viene presentato come una faccenda sessuale, priva di sentimento alcuno]
e mi sentivo un colpevole
prima o poi lo prendono
ma se spariscono le prove poi lo assolvono
cercavo negli uomini chi era mio padre
andavo con gli uomini per non tradire mia madre

[esplicitamente Luca spiega quanto la sua omosessualità non fosse sana]

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni
spesso ci tradivamo
io cercavo ancora la mia verità
quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei
che non c’entrava niente
lei mi ascoltava
lei mi spogliava
lei mi capiva
ricordo solo che il giorno dopo mi mancava

[l'amore eterosessuale è invece pregno di sentimento, comprensione, sensualità]
questa è la mia storia
solo la mia storia

nessuna malattia nessuna guarigione

[questo è il capolavoro dell'ipocrisia: sul discorso "questa è solo una storia" ci torno a fine testo. Ma "nessuna malattia nessuna guarigione" de che? Dopo una dimostrazione accurata di cause e sintomi...]
caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene
e a volte ho ancora il tuo riflesso
ma adesso sono padre
e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo


La difesa di Povia supportata anche da Bonolis è che la canzone racconti semplicemente una storia. Esatto. Come l'Otello, parlando di gelosia. Come tutte le opere d'arte! Le quali, a differenza della filosofia, la quale spiega e tratta esplicitamente alcuni temi (così fa anche la psicologia, che nasce come branca della filosofia), raccontano exempla portatori di messaggi. Perchè, Povia, hai scelto proprio questa storia da raccontare e non una inversa? Perchè invece non la storia di un bisessuale? Perchè non la storia di un omosessuale che si riscopre etero ma senza rinnegare un tentativo sano di trovare la felicità? Era proprio necessario un pezzo che raccontasse come l'omosessualità possa anche essere una malattia?
Infine, se proprio tu sentissi forte questo bisogno di denuncia, perchè mascherarlo invece di presentare la tua idea, magari bigotta o poco condivisibile, dell'omosessualità come male, invece di nasconderti dietro una frasetta paraculo?

Avrei voluto una canzone che criticasse il fenomeno dilagante dell'omosessualità come moda. Avrei voluto parlare di effemminati forzati, non naturali, oppure dei nuovi uomini sempre più narcisi.
Invece questa.
Quando ai bambini racconti una favola, la morale passa.
È inevitabile.
Nello stesso periodo in cui ogni giorno si sentono extracomunitari stupratori, e si avverte il diverso come un pericolo: mentre i numeri sono noti, e la stragrande maggioranza di stupri avviene per opera di italiani; in questo stesso periodo, è interessante raccontare una storiella a risvegliare i timori sui gay come ninfomani malati appoggiandosi ad una psicologia spiccia?
Fa bene alla gente, alla morale comune, è eticamente corretto?
Il messaggio sui bambini che fanno oooh, a risvegliare e ricordare lo stupore del fanciullino, aveva un fine più nobile.
Dì quello che vuoi, ma non nascondere la mano.
Non prendere in giro nessuno.

Menzione speciale a Benigni, ottimo negli argomenti riguardo a canzoni e temi del festival(in particolare nella recita, a favore dell'amore omosessuale, di una lettera di Oscar Wilde) mentre ripetitivo nella satira politica; grandissima Katy Perry, che con la febbre canta dal vico e si dimostra simpatica, maliziosa, deliziosa, e...vestita di nerazzurro.

domenica 15 febbraio 2009

Un anno e un giorno di blog

Quante volte si guarda dietro e si pensa
il tempo è volato
Ma poco dopo si ripensa
alle tante cose fatte
a quelle cambiate
e ci si accorge
che dopo tutto
di tempo ne è passato.

Tutto è cominciato per amore,
e per la propensione al racconto riportato o, più avanti, inventato. Dopo un'educata presentazione, ho iniziato a combattere le mie battaglie, contro la superficialità e contro titoli cinematografici tradotti malamente oppure sottolineando l'assurda prolissità dei trailer.
Il cinema è stato uno dei temi che ho più trattato, ed è stato soprattutto l'anno dell'esperienza Cineforum, in primavera, in autunno , fino ad oggi, d'inverno.
Ci sono stati anche post più personali, riflessivi e introspettivi, sempre con l'obiettivo di conoscere meglio me stesso, magari anche presentando le mie riflessioni ad altri, nella speranza di ricevere punti di vista inesplorati...
Tra una citazione e l'altra, sono poi giunto a parlare anche di politica, elezioni ed elettori.
Ho poi indovinato -non era difficile- quella che si può definire la rivelazione musicale dell'anno, Giusy Ferreri, e commentato Sanremo o l'esperienza del Blue Note.
Spazio anche al tennis e al campionato di calcio, e al racconto di esperienze, e alle riflessioni più disparate... 
Oggi ho ceduto alla nostalgia, con l'idea di fare una panoramica dei post che ho scritto, ma la verità è che belli o brutti, intelligenti o meno, iracondi, cazzari oppure ovvi, sono tutti come figli e provo affetto per tutti. Ve li linkerei tutti, col risultato di non farvi andare su nessuno. Ne ho messi un po', non i più belli ne i più significativi, solo una manciata presa un po' a caso, con la sola attenzione del dituttounpo'. È stato anche l'anno di Facebook, e del conseguente sì  appassionato o  testardo no al social network che, vai a capire come e perchè proprio lui, ha riavvicinato amici lontani e conoscenti vicini.
È stato un anno come gli altri, chè ognuno aveva momenti di riflessione, di gioia, di genio o di noia. ognuno con le sue passioni e i suoi eventi, con colpi di scena ed esperienze. Come tutti gli altri un anno unico.
In più degli altri, gli scritti che sopperiscono alla mia memoria. Con il peso di anni senza scrivere, ha dovuto inizialmente sopperire a trattati già nella mia testa ma mai scritti.
Si dice che chi pensa al passato, non vede futuro davanti a sè.
Ma anche che "La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell'antichità".
In effetti si dice di tutto.
Con internet potrei trovare aforismi famosi a sostegno di qualsiasi mia tesi.
Con google onnisciente, cosa mi riempio a fare la testa di "cultura"? Secondo me, se la lascio un po' vuota, la testa, ci guadagno in velocità di ragionamento.
Comoda questa idea, mi piace.
Vorrei lasciarvi un ultimo link, verso il post più significativo dell'anno.

ciaociao

sabato 7 febbraio 2009

[4di4] Nadal eroe, ma quanto mi piacciono gli antieroi

Come un altro amico mi disse, "le grandi storie di sempre hanno come protagonisti le donne e gli eroi: Nadal è l'eroe del nostro tempo".
Si parla di tennis, è chiaro.
Lui sa che non ha i colpi di altri. Conosce la fatica e la ama, perchè è sua amica, è ciò che più lo rende forte, che lo rende vincitore, che gli regala la gloria. Ama la bellezza, come tutti, si diverte a vedere il tennis sicuramente, e sa di non nessere divertente, spettacolare come altri.
Però attenzione: a differenza di un David Ferrer che raggiunge i Top Ten in carriera per poi tornare nelle seconde linee, questo è numero 1 nell'era di Federer, ancora da tutti considerato il giocatore di tennis più bravo, più capace e completo di tutti i tempi.
Qualcosa di più c'è.
Nadal non è mancino.
È destro.
Molto probabilmente, con la sua mano dominante avrebbe giocato stilisticamente meglio, magari sarebbe diventato un talentuosissimo genietto incompreso. Invece scelse la fatica, e il risultato. Non la bellezza lo guida, nè la creatività: ma la vittoria. Per chi crede alla teoria degli emisferi, non poteva essere mancino, effettivamente. Peraltro è un ragazzo simpatico davvero, guardate questo video Nike in cui si parla del suo passaggio da destro a mancino.
Rafael Nadal - From Right to Left
Si deve sacrificare qualche colpo memorabile per diventare da genio a campione. Come Federer insegna.
Si deve tenere a freno i tentativi di colpi mirabili e memorabili a favore dei colpi normali, perchè nel tennis la quantità vince, ci insegna Nadal: a pari quantità, allora, la qualità può dire la sua (si parla tra giocatori di una stessa macrocategoria).

L'anno che ho capito come si vince, ho vinto. Ho ottenuto diversi risultati, ho vinto il mio primo torneo. Quando ho alzato la coppa, non ho sentito molto però. I giorni dopo, adesso se ci ripenso, sono SODDISFATTO. La soddisfazione però non mi accende il cuore, non mi fa sentire vivo, non mi emoziona: il godimento di una creazione, di un colpo di classe, di un tocco di magia, quello mi riempie! Ovviamente, la magia ha molti costi, e per un colpo fenomenale, se ne perdono 10. Hai voglia a vincere.
Da piccolo mi dissero, forse anche un po' per ridere: gioca per lo spettacolo. Un po' questa cosa mi è rimasta dentro: per questo pur con simpatia e stima fatico a tifare per lui.
Ha scelto la vittoria ad ogni costo, ha scelto la fatica, ha scelto la lotta: io sono per l'arte, per il gioco del tennis e la sua creazione, per disegnare il campo con traiettorie sempre più imprevedibili: amo il colpo di scena, il fronzolo, il dettaglio, lo spettacolo. Non quello fisico, se no guardo le olimpiadi. Se giocare come mi piace mi porta a perdere, pazienza: quando invece vorròe vincere, seguirò un'altra strada. Pur consapevole, ormai cresciuto, che tra l'una e l'altra scelta ci sono infinite gradazioni.
Per concludere: onore al tennis, che troppo spesso nella vita ho vituperato e che invece mi tiene incollato al video 3, 4, 5 ore regalandomi emozioni fortissime; onore a Nadal che ha vinto; una pacca sulla spalla a Federer.
Nella speranza che non entrando più come favorito contro Nadal possa giocare al meglio, come dopo l'interruzione della pioggia a Wimbledon, e a quel punto:
fate il vostro gioco, vinca il... migliore. (?)

[3di4] La finale degli Australian Open 2009

Federer vuole, può e deve vincere.
Tutti lo danno favorito, i bookmakers danno Federer vincitore a 1.30, Nadal a 2.25.
Tutto lo stadio tifa per lui. Infatti gioca contro la storia, contro per vincere il quattordicesimo Slam, e raggiungere il record di Pete. Nadal parte sfavorito: perchè è sul cemento, ma soprattutto perchè un giorno e mezzo prima aveva giocato più di 5 ore. Federer ha un giorno di riposo in più e una partita più comoda sulle spalle.
Nelle interviste appena prima dell’entrata in campo Federer appare rilassato, sicuro di sè.
Troppo sorridente per essere vero.
Nadal con una smorfia ammette di essere un po' affaticato.
Lui è vero: tanto lo sanno tutti che non mollerà comunque una palla.
Primi punti, serve Federer: accenna un attacco a rete poi, INDECISO INSICURO e IMPAURITO, torna indietro, sui suoi passi. Quando lo fa qualche ragazzino al tennis gli tiro una pallata tra i piedi.
Con un po' di scaramanzia, ma con triste realismo, siamo al terzo punto del match e scuoto la testa: è andata, mi dico, anche stavolta.
[La mia professoressa d'italiano una volta disse a mia madre che io partivo dal sette senza aprire libro: grazie alla parlantina, alla dialettica o chissà. Era un’iperbole, utile a spiegarle che se in pagella avevo sette, non significava che qualcosa avevo studiato o che avessi un merito.
Al liceo mi ci sarebbe voluto grandissimo impegno per essere bocciato.
Oppure, problemi psicologici. Quelli mischiano tutto.]
Federer é così in forma che nonostante tutto gioca bene: il rovescio, il colpo tra i suoi due meno efficace solitamente, va benissimo. Col dritto fa male. Il servizio non va come al solito, ma comunque nei suoi turni di servizio fa meno fatica del maiorchino. Peccato che quando si procura le palle break non le sfrutta. Perde occasioni, e a differenza di Wimbledon, non per meriti del suo avversario.
È proprio colpa sua e della sua nadalite.
Pensa di dover lottare contro la storia, contro le pressioni dei record, lo pensiamo tutti: quello di là pure. Secondo me pure Nadal tifa Federer, ne sono troppo sicuro. Lo svizzero però sembra che incredibilmente si sia dimenticato, di nuovo, di chi ha di fronte. Oppure invece lo sa troppo bene, e trema. Nadal vince il primo set, visto che Federer non lo vuole; Roger il secondo, però il terzo sembra non essere di suo gusto e perde un mare di occasioni che gli rimango in testa durante il tie break: Nadal ringrazia e va sopra due set a uno.
[Precisazione: non è che solo Federer fa e disfa, di là l’altro c’è, eccome! La partita, a tratti, è uno spettacolo! Però allo svizzero manca l’istinto del killer, la freddezza nei momenti fondamentali. Nulla toglie che i due stanno nel terzo e quarto set giocano un tennis spaziale, colpi vincenti vengono recuperati e ribattuti con altrettanta violenza. Insomma, OTHER PLANET MODE ON.
Il quarto set è di Federer e io sono lì, aspetto un quinto degno del 9-7 di Wimbledon (ricordo che negli slam al quinto set non è previsto tie break e si continua ad oltranza).
Sul punteggio di due game pari, Federer si fa brekkare facile, così senza lottare, perde il game dopo e via, lisci come l'olio, 6-2.
Partita finita.
Che desolazione, io sono sempre più nel divano. Nadal sembrava giocatore solo da terra rossa. Ah no, poi s'è visto, è anche da erba. Sul cemento ha vinto già l'olimpiade, ma agli Us Open ha faticato e Federer era tornato a vincere.
Con la partita di cinque ore sulle spalle e Federer in forma sembrava impossibile che ce la facesse, soprattutto per noi, tifosi speranzosi e ingenuotti, dimentichi di chi è ora il numero uno, e della ancora viva nadalite di Federer.

[2di4] Tra genio e bellezza, intanto vince la sostanza.

In tutto ciò, esistono però due variabili incontrollabili, tra loro vicine ma comunque distinte: la bellezza e il genio creativo.
Quanto alla bellezza in ambito sportivo, la si ritrova nel gesto atletico coordinato e spontaneo, sinuoso e senza strappi, fluido ma allo stesso tempo forte e vigoroso, non goffo, FACILE.
Il genio creativo si mostra invece in quei colpi, quelle invenzioni che vanno oltre la bellezza: infatti, pur avendo le caratteristiche sopra elencate, esso si materializza in quelle cose che, parafrasando un mio buon amico, "non solo non riusciresti a fare, ma nemmeno ti passerebbe mai per la mente di provare", riguardo alle quali rimani a bocca aperta a chiederti: "amico, ma questa, da dove l'hai tirata fuori?"
Dallo sport si può partire per analizzare la realtà tutta, in cui la sfida è sempre la stessa: idea contro fatto, qualità contro quantità, colpo di genio contro sostanza, potenziale contro risultato, talento contro fatica, lo scavino su rigore all'europeo di Totti contro i gol di Inzaghi capocannoniere di Champions....
Federer contro Nadal.
Partiamo da quello che ormai nel mondo del tennis è un postulato: Federer è il tennista perfetto.
[Piccola precisazione: la perfezione non va a passeggio con la genialità, ma i confini tra le due Virtù non sono ben definiti. Anche perchè la genialità si manifesta a corrente alternata, mentre la perfezione, la bellezza è decisamente continua.]
In questi anni avrei voluto esser qui a descrivere i fuochi d'artificio nati dal cozzare tra la bellezza di Federer e la genialità di un Safin, di un Gasquet: eppure la loro sregolatezza impedisce loro di competere ai massimi livelli. Federer da genio si è fatto bellezza: questo accade nel rarissimo caso in cui un talento puro ha anche la capacità di far fatica. È così che nasce la bellezza, è così che si fa quadrare il cerchio. Quello che ne esce, sono i campioni memorabili, sono le opere d’arte purissime. Nel farsi bellezza tuttavia, il genio deve accettare il compromesso della quantità e della ripetitività -che istintivamente lo ripugna- e allora è chiaro che nel passaggio non solo si guadagna, ma anche si perde: in follia, in furore, in magia.
Di questo avrei voluto parlare.
Peccato.
Perchè invece i fatti sono che il numero 1 del mondo è un ragazzo che non pare nato con la racchetta in mano. Nadal ha dei gesti tennistici che io non insegnerò neppure al mio peggior nemico. Ha un dritto PESANTE, un rovescio SOLIDO, una volée in giudicabile perchè vicino alla rete forse ci sta solo quando va a pescare in quel della nativa Maiorca, un servizio per nulla speciale. Però ha una testa e un fisico ECCEZIONALE, IMPRESSIONANTE, DISUMANO. Bellezza? Genio? Idee? No, sostanza.
Ora è il numero 1 delle classifiche e vince tantissimo e potrebbe vincere in quantità da record: ma io mi chiedo, non avrebbe avuto altrettanto successo in qualsiasi altro sport? Queste due qualità, importantissime per un tennista, non sono prettamente tennistiche, sono sportive, umane, ma riguardo al Gioco del tennis?
Al Roland Garros è il re, gioca bene il tennis su terra rossa, che favorisce la quantità, appunto: basti pensare che Pete Sampras, attuale detentore del record di Slam vinti, non solo non ha mai vinto a Parigi, ma ogni anno si faceva due buone settimane di vacanza durante lo Slam su terra rossa, uscendo sempre nei primi turni. Stiamo parlando di colui che detiene anche il record di settimane al numero 1 della classifica.
A Wimbledon Nadal ha invece stupito: ha inventato un suo gioco da erba, un nuovo rovescio, utilizzando un servizio tagliato. Sempre lontano dalla tradizione, ha portato qualcosa di nuovo, un tennis spagnolo, dai colpi arrotati, ma sull’erba: non corrisponde ai canoni classici, ma ha vinto la finale.
Sul cemento, almeno per quanto ho visto a Melbourne, gioca male, anzi, non gioca proprio. Partiamo dal presupposto che questa affermazione detta del vincitore del torneo è volutamente esagerata. Eppure in semifinale ha stabilito il record di lunghezza di sempre -5h 14m- del singolare maschile di Melbourne, ed ha passato la partita a parare i tiri di uno sfavillante Verdasco. Se un profano si avvicinasse al tennis dubbioso e guardasse Nadal, troverebbe confermata la sua idea superficiale di tennis come noiosa rincorsa della palla. Ovviamente, a differenza di un pallettaro di quarta categoria, la palla la rimanda di là forte e profonda, ecc: ma il gioco non lo fa, lo subisce; non attacca, si difende; non crea, distrugge. Per i calcio fili si pensi a Brasile-Italia stereotipata, insomma. La finale, più che vincerla, l’ha persa il suo avversario.
Ecco come.