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lunedì 1 settembre 2008

Sul medagliere olimpico e due chiacchere sul calciomercato

Ero a casa durante l'Europeo e durante Wimbledon, e così anche per la fine del campionato: e infatti in tutte queste situazioni ho avuto modo di esprimere il mio punto di vista, di sottolineare un aspetto a me caro, di esultare o più mestamente accettare gli esiti.
Non così per
l'OLIMPIADE.
Esaltare Phelps la leggenda, o Bolt due in uno (l'ultimo eclatante caso di nomen omen), sarebbe doveroso: d'altro canto anche fin troppo ovvio.
E io non tratto le ovvietà.
Guardando i risultati dell'Italia cosa ci scopro? Che il Bel Paese, da sempre terreno d'artisti e bellezza, mi si riscopre guerriero!
17 delle 28 medaglie totali conquistate a Pechino e in particolare 6 degli 8 ori provengono da botte, schermaglie e spari. Ed è sintomatico il fatto che delle 11 rimanenti, di cui un oro, le uniche due provenienti dall'atletica siano state conquistate nella marcia, appunto la più marziale delle discipline e delle corse.
Curioso.
Guardando il mondo, oltre alla considerazione che la Cina in continua ascesa da 4-5 olimpiadi ha raggiunto la prima posizione nell'olimpiade casalinga, un'altra riflessione mi è nata riguardo il medagliere ufficiale :
la classifica dipende dal numero di medaglie d'oro conquistate; solo quello statunitense viene stilato a seconda del numero di medaglie complessive (che guarda il caso, vedrebbe proprio gli Usa anche stavolta al primo posto).
Io sono dell'idea che sarebbe più giusta una terza classifica a punti, con:
5 punti per la medaglia d'oro,
3 per la medaglia d'argento,
1 per la medaglia di bronzo.
Poi in realtà non credo ci sarebbero grandissimi cambiamenti, ma in via di principio sarebbe l'unico modo per premiare qualità e quantità.
Risolto questo grosso problema, d'importanza rara nell'olimpo (...) delle controversie globali, passerò a fare il mio personale, incompleto, parziale, inesperto e dilettantistico punto sul
CALCIOMERCATO ITALIANO ESTIVO.
Sono contento:
per Gilardino e Shevchenko, che hanno cambiato aria;
per Ronaldinho, che ha cambiato aria venendo qui in Italia, ed è un bene per il nostro calcio, soprattutto per chi, come me, lo vive come uno spettacolo di 90 minuti, senza i lunghissimi, inutili e stupidi "commentarii" tecnico-tattico-psicologico-fisico vacui e futili,  portati avanti con la solita spiccata seriosità fuori luogo.
In particolare, per l'Inter, desideravo andassero via: Suazo, Stankovic e Burdisso; il primo se n'è andato, il secondo no, il terzo neppure, ma pazienza. Con la Mourinho-mania, è arrivato Mancini dalla Roma, che mi diverte, Muntari che non conoscevo ma mi ha fatto un'ottima impressione nel primo trofeo dell'anno che l'Inter ha vinto in una sfida tra capitani all'ultimo rigore, e in ultima istanza pure Quaresma, per cui nutro grandi speranze. Anche se quest'ultimo acquisto ha messo in crisi i giornalisti che per tutta estate hanno tacciato Mourinho e ancor più Moratti di Megalomania avendo i giocatori comprati tutti cognomi inizianti con M, quasi un mmmmmmmmmm di godimento dopo le vittorie ingerite.
Invece Quaresma:
quindi mmq, millimetri quadrati, forse uno sfottò alla piccolezza delle abitazioni dei presidenti rivali, o degli allenatori rivali? Lasciamo ai più arguti giornalisti la scoperta dell'inquietante mistero, l'interpretazione del codice segreto...
Certo è che con l'ultimo colpo, Mourinho ha a disposizione chi voleva:
now, no excuses.
Con la speranza
che si mostrino sempre più le giocate
e sempre meno i falli,
che lo spettacolo vinca
e perda la violenza
e soprattutto che tutti in quel mondo
ci si prenda un po' meno sul serio:
buon campionato a tutti!
E sempre e comunque
forza Inter
alè alè.