mercoledì 25 novembre 2009

SLUMDOG Millionaire

Per ogni proiezione viene consegnata una scheda allo spettatore curioso, con i dati principali e una mia breva annotazione. Pubblicherò di volta in volta quest'ultima.
Ecco cosa hanno letto di mio i 78 spettatori paganti.

UN APPROFONDIMENTO: IL TITOLO ORIGINALE
Il titolo originale porta con sé le origini del protagonista, appunto uno “slumdog”, espressione gergale (cane dello slum) dove l’accostamento all’animale ha un uso svilente che in italiano possiamo ritrovare in espressioni tipo “solo come un cane”. Il titolo è fortemente ossimorico, accosta cioè due termini in antitesi tra loro: lo slumdog è l’ultimo degli ultimi, uno sventurato, mentre il milionario è un eletto. Ancora più forte è da considerare l’espressione perché ambientata in India, società caratterizzata per millenni –per molti versi ancora oggi– dalla divisione in caste, in cui la nascita decide il proprio stato sociale di tutta la vita, senza possibilità di cambiamenti: un “cane della baraccopoli milionario” è fatto più unico che raro,
addirittura destabilizzante.

giovedì 12 novembre 2009

giovedì 9 luglio 2009

Federer è il più grande di sempre: o almeno della sua epoca!

Commento ad un articolo di Tommasi su Ubitennis che dice il contrario, creando centinaia di commenti di protesta per la poca professionalità con cui è stata portata avanti una tesi quantomeno difficile se non assurda. Quella per la quale Federer non solo non sarebbe il tennista più forte di tutti i tempi (tesi opinabile ma sensata) ma addirittura non merita di essere considerato nemmeno il più grande della sua (non ben definita) epoca. Questo è stato il mio commento, e visto che ogni volta che mi trovo a scrivere fatico a non metterci impegno, ho deciso di pubblicarla anche qui.
Prima però dico ciò che credo io: Federer ha battuto quasi tutti record. I record sono l'unica nostra arma per rapportare epoche diverse, esistono per questo. Sulla base dei numeri, grazie inoltre alla completezza tecnica che lo contraddistingue e all'eleganza dei gesti, lo ritengo il più bravo e più forte tennista di sempre, in attesa di vedere i risultati che farà Nadal (di 5 anni più giovane). Eppure sono consapevole che epoche diverse sono rapportabili solo con grande prudenza: basti pensare alla diversa lunghezza delle carriere dei giocatori. Tuttavia, se mi dovessero obbligare a fare un nome, su cosa potrei basarmi se non sui record? Sono d'accordo che la questione sia di dubbio interesse, e di dubbio profitto, e siamo in moltissimi a comprenderlo. Però "non il più grande della sua epoca", è davvero un affermazione tirata per i capelli.
Ecco il mio commento alll'articolo, che ho poi postato per questione di lunghezza sul blog di Scanagatta, in particolare qui.

"Non si possono e non si devono confondere il rispetto per un uomo e per la sua carriera con il rispetto per un articolo e per la sua tesi. Lapalissiana è la stima dovuta al giornalista sportivo Rino Tommasi e alla sua carriera; il suo articolo, tuttavia, è evidentemente mal costruito e la sua tesi portata avanti senza i necessari argomenti a favore.
Vorrei far riflettere che l'insolita mole di commenti è dovuta non ad una tesi poco popolare e poco condivisa, ma contro una tesi INSOSTENIBILE, almeno così com'è stata presentata: una tesi buttata lì, senza definire i contorni dell'epoca accennata e con un solo dato a fondamento, cioè "il numero degli slam vinti da Nadal negli ultimi 5 disputati da entrambi i fenomeni", che già dalla formulazione è chiaramente dettaglio e non fondamento.
Comprendo e condivido il fastidio di un serio professionista davanti al sensazionalismo e alla superficialità dei giornalisti divinizzatori, che ha portato Tommasi a scrivere un pezzo contro: eppure, non è forse altrettanto sensazionalismo intitolare un articolo "Federer: non il più grande", il giorno in cui quest'ultimo ha raggiunto uno dei record più importanti tra le statistiche del tennis?

Voglio anch'io lanciare una provocazione allora, da tennista e scrittore quale sono (di cuore, anche se non ancora di professione): ecco qua un bell'articolo contro.

FEDERER OGGI PIÙ FORTE DI NADAL SULLA TERRA ROSSA
Roger Federer è nel 2009 il più forte giocatore del mondo sulla terra rossa. Infatti, pur avendo Nadal vinto 3 tornei aulla sua amata superficie(Monte Carlo, Barcellona e Roma) e lo svizzero 2 (Madrid, Roland Garros), è indiscutibile che la vittoria del Master 1000 di Madrid contro Rafa in casa sua e del Roland Garros proprio contro quell'avversario che aveva pochi giorni eliminato il maiorchino, spostino l'ago della bilancia a favore di Roger, anche a livello di punti: due Master 1000 e un Master 500 valgono meno di un Master 1000 e uno Slam da 2000 punti (2500<3000).


Non è così difficile lanciare tesi capziose e generare una protesta.
Almeno in queste quattro righe ci sono dei dati a favore di una tesi che inoltre ha un arco di tempo ben definito.
Insomma: sarà stato il poco tempo, sarà stato il fastidio per manovre giornalistiche particolarmente odiose, ma l'articolo di Tommasi così com'è non è semplicemente poco riuscito, ma manca davvero dei requisiti fondamentali necessari per far parte di una testata specialistica seria, importante e in ascesa come Ubitennis è.
Insomma, un articolo fuori luogo, nello spazio e nel tempo, con buona pace della stima intoccabile per l'autorevole firma.
Sperò si rifarà presto.

P.S. Durante la finale, ho tifato Roddick."

domenica 7 giugno 2009

Roger XIV

Oggi è di nuovo re, il re del tennis mondiale.
Oggi tutti coloro che amano i cerchi e le opere ben definite
oggi tutti coloro che cercano nella realtà
conferme alle idee
numeri e nomi che accertino le sensazioni:
tutti noi oggi possiamo gioire, perchè Federer ha ottenuto ciò che gli spettava per diritto naturale.
Un posto nella storia.
Il posto nella storia.
Eguagliato il record di Slam vinti ma a differenza di Sampras, l'altro dai 14 Slam in carriera, con il Roland Garros nel palmares.
Vincitore più di tutti, vincitore dappertutto.
A ricordare a tutti noi giocatorini che non c'è terra o cemento o erba che tenga; se sei il più forte a giocare a tennis, e sei al contempo sostenuto da un fisico allenato e da una mente esperta:
vinci.
"Se ci fosse arrivato Nadal in finale Federer non avrebbe vinto". Non solo probabile, quasi certo direi. Ma con i se non si fa la storia nè alcun progresso dialettico interessante.
Nadal ha perso prematuramente, come Djokovic: è un dato. Possiamo solo chiederci perchè. Una causa possiamo trovarla nel ridondante Master Series di Madrid, nella loro semifinale interminabile che ha tanto provato il maiorchino da fargli perdere, sulla terra di casa sua, la finale proprio contro Federer.
Eppure in questa novella rivoluzione francese, permane una costante: il vincitore del Roland Garros è il numero 2 del ranking. Curioso: da n.1 Federer non è riuscito a vincere, da n.2 sì; e Nadal che da 2 sempre dominò, da 1 ha fallito: una coincidenza, naturalmente, ma è andata così.
Ora siamo tutti più tranquilli: Federer ha il suo posticino in testa al record più importante, quello degli Slam, ed è uno dei due o tre giocatori dell'era open che li ha vinti tutti e 4: rispettivamente, ha raggiunto in una volta Sampras e Agassi.
Rimane da sottolineare come ora tocchi all'altro fenomeno, Rafa, vincere lo U.S. Open rispondendo per le rime allo svizzero con un altro Career Grand Slam ma raggiunto a soli 23 anni.
Prima però, il periodo dell'erba, del tennis che sballa: Wimbledon. Con un Federer più leggero, un Nadal più affamato e un Soderling in gran fiducia; e Murray e Djokovic, e Safin all'addio ai prati, e Gulbis? E qualche sorpresa, speriamo...
Tanti cari saluti alla terra rossa, quest'anno con più affetto che mai.

giovedì 14 maggio 2009

L'inadeguatezza della sineddoche come strumento di interpretazione della realtà

Preambolo.
So bene che con un titolo così, perdo lettori.
So altrettanto bene che ogni testo va costruito a seconda del target e del mezzo tramite cui verrà diffuso.
In questo specifico caso, in un blog, è necessario un testo breve, essendo la lettura verticale e digitale ben più faticosa di quella orizzontale e cartacea.
Inoltre, questo processo di semplificazione e di velocizzazione dei testi è presente ormai in tutti i mezzi di comunicazione: ovunque la velocità, la concisione e la sensazionalizzazione dominano.
Ovunque lampi di notizie senza approfondimento, chè la capacità di concentrazione dei lettori è sempre più breve.
L'unica possibilità è l'adattamento servile ai bisogni del lettore?
Sì, quando è commercio.
Sì quando c'è lo share, insomma, quando ci sono i soldi in ballo.
Ma qui, in un blog sperduto nella incommensurabile quantità di dati presenti nella rete, qui sono libero.
Non solo voi siete liberi, di leggermi o meno: io sono libero di scrivere e no, di adeguarmi alle sacrosante legge della comunicazione oppure...no.
Il numero dei lettori, mi è indifferente. Un titolo più difficile e apparentemente più noioso potrebbe inoltre servire come sbarramento per gli indifferenti e invece operare una selezione di interessati.

Corpo del testo
La sineddoche è una delle innumerevoli figure retoriche dal nome ermetico che popolano l'analisi poetica, stilistica e appunto retorica della letteratura italiana.
"Dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme», consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso; la sostituzione può essere:
- la parte per il tutto ("l'Olanda " al posto di "Paesi Bassi");
- di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada")
- del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per "gli Italiani all'estero");
- del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")
[fonte: wikipedia. Non particolarmente autorevole, ma particolarmente comoda: e del resto qui non siamo mica in una rivista di letteratura].
La sineddoche che mi interessa è la prima, e cioè "la parte per il tutto".
Come artificio del discorso non si discute.
Il problema nasce quando invece viene utilizzata come strumento di analisi della realtà.
Leggendo queste parole, il senso potrebbe rimanere ancora oscuro: in verità vi dico, a tutti noi è capitato di cadere in questo errore.
Quando si pensa al tifoso come a un pazzo violento, quando si pensa all'uomo di sinistra come a un comunista, e a quello di destra come a un fascista; quando si pensa al leghista come ad un fanatico xenofobo; quando si pensa ad un cristiano come ad un convertitore bigotto;
in tutti questi casi, noi eleviamo la sineddoche della "parte per il tutto", un innocuo artificio retorico, a valido strumento di interpretazione della realtà, compromettendo l'obiettività del nostro giudizio.
I miei esempi non erano casualmente politici: siamo in vista di elezioni e essendo io candidato alle amministrative comunali, ho sentito la necessità di ripresentare la mia visione. Ripresentare in quanto proprio nel mio ultimo post politico, datato poco meno di un anno fa, scrivevo esattamente a riguardo di ciò che io ritengo davvero dannoso: non una parte politica o l'altra, ma la superficialità, la stupidità, il pregiudizio, e queste sono caratteristiche ritrovabili dietro ogni bandiera.[vai al post]
Scrivevo, per esempio:
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti quando non stupidi e ciechi"
proprio questo è l'aspetto che più mi importa sottolineare.
Esclusi gli estremi o le formazioni politiche territoriali, un po' demagoghe come la Lega, il paese è diviso in due grandi giganti moderatoni, che si è sottolineato più volte, sono simili anche nel nome: "il Pd e il Pd con la L" oppure "il PdL e il Pd senza L" (la prima definizione più corretta cronologicamente, la seconda migliore tenendo in considerazione l'attuale maggioranza).
L'anno scorso, alle politiche, alla Camera,
Il "Popolo della libertà" ha preso 13.629.464 voti
il "Partito Democratico" ha preso 12.095.306.
Come si può creare uno stereotipo dell'elettore dell'una o dell'altra parte?
Quanti saranno i fideisti, i credenti coi paraocchi così presenti nell'immaginario collettivo?
Quante saranno invece le persone normali?
Immensamente la maggioranza, che ritrova in entrambi i partitoni i valori fondamentali dell'uomo.
Come scegliere dunque?
Leggendo tutto il programma?
In entrambi ci sarà qualcosa con cui saremo in disaccordo:
e poi chi ce l'ha il tempo, e la voglia?
Le brave persone sanno però che votare è un dovere: e allora?
Si voterà secondo pragmatismo o idealismo, seguendo lo stomaco o la testa, per partito preso o a ragion veduta; qualcuno voterà i colori, i più voteranno la persona. La persona. Ci saranno gli egoisti, i machiavellici e i moralisti, ci sarà chi vuole votare per la lista che vincerà, per salire sul carro del vincitore, e a chi piace criticare e farà un voto di protesta. Anche se questo post diventasse un libro, non potrei ugualmente presentare tutti gli esempi, nè le motivazioni più o meno presenti, più o meno profonde, più o meno corrette che stanno dietro ad ogni singolo voto.
Scrivo per sostenere ciò che desidero, le premesse necessarie per una società pacifica. Tutti davanti ad una persona abbiano la curiosità e il desiderio di conoscerla, di amarla, di viverla. Oppure ne siano disinteressati, istintivamente lontani: ma quel punto,non trattino di questa persona. Informarsi, analizzare la situazione, comprendere le scelte, accettare il prossimo: queste sono pratiche importanti, necessarie ai fini di un'esistenza consapevole.
Ma il giudizio, diamine, il giudizio!
Una pratica così difficile, che è da lasciarsi ai giudici.
Neanche divertente.
Un onere alle volte necessario, ma non tutti siamo nati Salomone.
Il pregiudizio, poi, quello è un'autentica calamità.
Leggiamo le persone, viviamole, esploriamole, percorriamole.
A che pro giudicarle?
Ancora peggio: a che pro giudicarle per il colore della bandiera o della tifoseria: "gli interisti sono così, i milanisti invece..."
"I democratici sono in questo modo, e i repubblicani invece..."
Tracciare un orizzonte di riferimento ai fini di un'analisi approfondita è comprensibile e utile.
Ma incollare sopra una persona REALE una figurina IDEALE è fuorviante.
Abbiamo amici dell'altra sponda, amici tifosi di un'altra squadra, amici votanti altrimenti; e invece persone dalla nostra parte che non stimiamo, con cui andiamo meno d'accordo.
Se una sintesi infine può essere necessaria, non dovrebbe esistere senza un'analisi!
Quest'ultima invece sì che è necessaria e sufficiente, che può concludersi senza una sintesi, senza un giudizio, ma con la sola consapevolezza di aver indagato un campo che ora si conosce meglio.
Un campo, una cosa, una persona.
Non importa cosa si guarda, l'importante è come!
Educare gli occhi, ricordandosi che non esiste una sola Verità, ma neanche due o tre: esiste una verità per ogni occhio che guarda, e neanche questo basta! Una verità per ogni singolo momento in cui un occhio guarda!
Questo è il pensiero, questa è la situazione: e noi, che facciamo?
Giudichiamo?
Diamo una sintesi senza analizzare, adattandoci comodamente allo stereotipo precostituito, mollamente adagiati su una qualche certezza a cui cerchiamo e troviamo rapidamente conferma in qualche luogo comune, in qualche sentito dire?
No grazie.

Epilogo
Evviva la sospensione del giudizio,
evviva il giudizio se consapevole:
per un'apertura di visione,
per una profondità d'analisi,
contro la superficialità e l'ostinata chiusura.
Lasciamo la sineddoche alla retorica.

martedì 21 aprile 2009

Mai stato un garista.

Al solito.
Punto, non posto.
Qui, così, in una giornata tipo come da cinque anni.
Sei.
Bè, adesso, SEI
[MILLE!]...
Cinque e mezzo.
Insufficiente, ma quasi quasi...
Un momento, stop.
un passo indietro...
Allora...
Solito punto, giornata tipo.
[Oggi niente verbi?]
Oggi niente verbi.
È che succede che vieni qui che hai tante cose da dire e...
[bravo, bravissimo.
Come al solito,
costante
preciso
determinato.
"niente verbi"
frase dopo,
12 parole, 5 verbi.
sì, d'accordo, quattro in funzione verbale ma...]
Dicevo.
Cosa dicevo?
Bah.
Ah sì.
Che uno viene qui con tanti bei propositi,
chè di idee ne ha a bizzeffe...
Libri su libri potrebbe scrivere
monologhi sceneggiature
qualche poesia
opinioni
riflessioni...
Potrebbe.
Saprebbe?
Forse.
Comunque.
Una volta qui,
il vuoto.
Mai stato un garista.

[Che sarebbe colui o colei che riesce a ottenere in gara risultati migliori rispetto all'allenamento]

venerdì 10 aprile 2009

Ivan took the QUANTO ABORRI I TEST DI FACEBOOK? quiz and the result is TOTALMENTE

Sei consapevole della tua persona e personalità, o comunque sei certo che i quiz e i test di Facebook non ti aiuteranno a capire meglio chi sei, e infatti li fuggi senza remore;
non hai alcun bisogno di fare un -pressapochista- test dell'IQ creato da un qualsiasi buontempone per accrescere la tua autostima, nè hai bisogno che un ente imprecisato verifichi la tua conoscenza dell'italiano;
non credi che il tifo calcistico sia impresso nell'acido deossiribonucleico e quindi non capisci neppure come possa venire in mente di scoprire la squadra a cui avresti tifato privo dai condizionamenti esterni;
forse puoi essere considerato superficiale, ma non vuoi sapere quale ninfa greca saresti;
sei totalmente convinto che sia totalmente assurdo cercare di scoprire "Quale valore più importante dai alla vita" tramite un simpatico quizzettino, e non capisci perchè qualcuno voglia scoprire a "Quale cavaliere dello Zodiaco" è più affine;
non credi affatto, illuminista instupidito, che FB possa dirti "Quale inconscio hai", e ti piacerebbe invece sapere cosa ne pensano gli psicologi di questa domanda;
la tua totale convinzione che la follia non sia una quantità contraddistinguibile da numeri, ti porta ad evitare il test "Quanto sei pazzo": analogamente, non credi sia possibile sapere il tuo livello di stress e, inoltre, non capisci a che fine cercare di scoprirlo;
non sei un attore, e non capisci perchè chiederti "Di quale film saresti stato buon protagonista", pur amando la fantasia e essendo un immedesimatore naturale;
pur essendo un tipo curioso, stai scoprendo un elenco molto lungo di cose che non ti interessa scoprire semplicemente imbattendoti nei test o quiz di Facebook;
e anche nei casi in cui la domanda potrebbe avere un senso per te, hai la totale e assoluta certezza che la risposta sarà data per mezzo di criteri inattendibili quando non autenticamente casuali.

Questo assolutismo verso di te non è però la prospettiva che adotti verso il tuo prossimo, perchè, senza che alcun test te l'abbia mai detto, credi nel relativismo e nella libertà di ognuno, che finisce solo dove inizia quella di un altro uomo: ciò ti porta a non denigrare se non con benevolenza gli innumerevoli conoscenti che si barcamenano alla ricerca di se stessi nella duplice illusione di essere semplice somma di risultati da quiz, e che questi stessi risultati abbiano la benchè minima attendibilità.
Inoltre prendi anche in considerazione l'idea che per la maggior parte di loro fare test sia un semplice svago, anzi credi proprio che sia così: eppure non capisci dove sia il divertimento nel rispondere a domande random per avere un profilo approssimativo di sè col quale concordare o dissentire a seconda di una preconcetta idea di se stessi.
Sei solito dire "almeno una volta 'sti test li trovavi su Cioè, credo, e li facevano individui nell'età della stupidera: con FB si scopre quanto tempo da perdere abbiano individui adulti!"
Tu sei il tipo che non odia niente e nessuno, e anche l'aborrare non è pratica congeniale: infatti finchè FB si teneva nei meandri delle sue infinite cose i risultati dei test, manco ci pensavi a 'ste stronzate. Da quando invece te li spara in Home Page tutti i giorni, ha iniziato ad infastidirti, anche perchè se i tuoi stessi risultati non ti sono mai interessati, figurarsi quelli altrui!
Sei il tipo che quindi per sfinimento arriva ad esprimere le sue considerazioni contro questi
INUTILI
SCIOCCHI
ASSURDI
passatempi,
il tutto con una certa dose d'ironia:
non per niente nel "Quanta ironia possiedi?" quiz avevi raggiunto il punteggio MASSIMO!

Comment-Like-Take this quiz!

martedì 24 marzo 2009

Modulo compilato

Un mese fa ho scritto l'ultimo post, nel giorno del mio compleanno: nient'altro che un aggiornamento. In questo mese, cosa ho fatto? Ho letto, ho visto film, ho sciato, ho giocato a tennis, ho visto una mostra, ho chiaccherato, ho seguito l'inter, ho completato la mia stazione pc...
Poi ho avuto molte idee
e le ho cambiate.
Come al solito.
Leggendo "Il mondo di Sofia" ho risistemato la mia griglia mentale della storia della filosofia.
Naturalmente immerso nel libro sono stato convinto che avrei dovuto fare Filosofia.
Il film Live ha aperto un dibattito interessante in particolare con un amico, di libertà, morale, responsabilità, limiti.
Era ormai dicembre quando mi scrivevo "fan di facebook", pur specificando che la parola "fan" era utilizzata con il significato che ha proprio nel Social Network, molto più "mi piace" rispetto a "ne vado pazzo".
Naturalmente mi sono rotto di FB, o meglio, rimane uno strumento valido ma io ho perso tutto o quasi l'interesse per il fenomeno.
Sto scrivendo un altro noioso e inutile aggiornamento, almeno per voi, perchè per me è importante sapere quale itinerario ho al contempo tracciato e seguito.
In generale mi sto divertendo, e son contento che arrivi primavera, senza per questo ritenermi o sentirmi frivolo.
Federer continua a perdere e soprattutto Nadal continua a vincere: e chi lo ferma quest'anno?
Mi sa che mi farò un giretto in Danimarca, ma con la bella stagione, anche nel Rio Vallone.
Volevo ringraziare coloro che si sono lamentati per il mio smettere di scrivere.
Non che oggi abbia scritto, ho più compliato un modulo di aggiornamento Fatti e Pensieri.
Ho anche scannerizzato delle foto e creato un filmato con dei video.
Così, per dovere di completezza.

Per ispirazione o bellezza o tentativo d'opera d'arte,
cercare altrove.
nello spazio,
o nel tempo.

martedì 24 febbraio 2009

Un quarto

Un anno fa presentavo il nome del mio blog in questo giorno di compleanno.
Anche se in quel momento sonosoloram era solo l'url del sito, non ancora il titolo del blog stesso.
Titolo che poi si è arricchito di un sottotitolo...
raggiunti i 25, sono riuscito a prendere la laurea, qualcosa nella testa devo avercelo pure messo.
Ma non è così detto, non illudetevi.
Sono ben lungi dall'avere un hard disk, e del resto, perchè comprarmelo?
Ce l'ho già a disposizione, anche se non nella mia testa.
Nella testa mondiale.
Google può darmi risposte e trovarmi un'immensa mole d'informazioni: quindi, concepisco la necessità di imparare i dati scientifici, senza i quali non si può andare avanti; l'utilità di quelli tecnici o strumentali, senza i quali non si può agire; ma culturalmente, posso cercare di avere un'infarinatura generale, la più varia ed aperta per addestrare sempre più la mia disponibilità di gusto davanti a qualsivoglia esperienza artistica, culturale, sociale.
D'accordo.
Che poi sto solo cercando di trovare un po' di giustezza in una non scelta: perchè senza hd, c'è poco da immagazzinare...
Sonosoloram, poco da fare.
Mettiamola così: con meno ingombro di dati il cervello si muove più liberamente, e velocemente.
Snello.
Sì.
Mettiamola così.

Vostro,
Ivan e un quarto.

domenica 22 febbraio 2009

Sanremo 09: panoramica finale e sull'alchimia della bellezza

Partiamo dalla fine.
3 premi: vincitore, premio della sala stampa, premio della critica.
Sia per gli Artisti che per le Proposte.
Nelle Proposte ha fatto man bassa Arisa: in effetti prevedibile, già a metà della prima esibizione ha conquistato tutti, di ogni strato sociale e culturale.
Tra gli Artisti ha vinto Marco Carta; il premio della critica è andato agli Afterhours e quello della sala stampa a Povia.

Facciamo un passo indietro.
La quarta serata è stata sotto le aspettative: le reinterpretazioni degli artisti sono state poco originali, sorprendenti nè interessanti, tanto quanto le canzoni e i cantanti stessi, del resto.
L'ultima serata è l'ultima serata: necessariamente più sobria, più classica, più usuale.

Panoramica del Festival di Sanremo 2009.
Pregi.
Il presentatore e la sua spalla: allegramente dinamici; sembra poco, avercene.
Le proposte: ognuna con un suo carattere e con un suo timbro, con un suo modo. Certo, tre o quattro hanno puntato tutto sull'esibizione della capacità di canto, con troppi urli e poca personalità. Bravissime a cantare, poco cantanti: manca a prima vista il fattore x. Ma almeno la metà aveva da dire e l'ha detto bene.
I modelli: una buona idea.
Difetti.
Gli Artisti: su 16 sì e no 6 erano buone canzoni, ma i tre che hanno provato davvero a fare dell'arte sono stati eliminati immediatamente.
Ieri in finale di accettabile c'era Patty Pravo, lei più che la canzone, Alexia, forse Masini, ma insomma: tre giornate a capire chi fosse il meno peggio, nessuno che mi sia piaciuto davvero.
Le ospitate di attori e simili: non un granchè. Punto più basso toccato da Bonolis che canta Imagine a Kevin Spacey, di quest'ultimo canzone preferita, il quale non aveva voluto cantarla per il troppo rispetto per John Lennon. In tutta risposta s'è visto il canappione di Bonolis che gliela cantava, malino, tutta, a dieci cm di distanza.

Il format, alcune idee, i giovani e i presentatori l'hanno reso un festival molto bello, ma la sostanza, le canzoni degli Artisti, erano e rimangono brutte. Normale dunque che da molte parti si senta la proposta, inattuabile ma significativa, di trasformare Sanremo in un festival totalmente al servizio dei nuovi cantanti. Arisa, Simona Molinari, Malika Ayane, Irene Fornaciari, Iskra Menarini mi sono proprio piaciute, e anche gli altri 5 non erano male.

In definitiva, dunque, posso dire che Sanremo mi piace sempre come evento in quanto rito, e i riti mi piacciono.
"...Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".


Questo Sanremo non è stato particolarmente entusiasmante, ma molto godibile; e soprattutto, ha avuto la sua stella: Arisa.
Quando assisto ad un'esibizione come la sua, mi si infonde nuova fiducia nell'arte.
Come davanti a un film bellissimo, che mette d'accordo tutti.
Prende nuova forza l'idea, magnifica, che esistano cose BELLE, direi oggettivamente: che toccano tutti, più o meno addestrati esteticamente, dai gusti più diversi, più o meno profondi, più o meno pazienti.
Non è detto che lei sarà questo fenomeno sempre: ma in quel momento, su quel palco, così vestita e con quella canzone, ha trovato l'alchimia giusta per accendere il fuoco dell'arte e far splendere la Bellezza.
Esistono opere riflessive e profonde e pesanti.
Anche quelle frivole e stupide.
Parafrasando Oscar Wilde, in tutti i casi, l'arte si divide in opere ben fatte e opere fatte male.
Evviva quei casi in cui non c'è spazio per il genio incompreso, ma spontaneamente la bellezza è da tutti riconosciuta e apprezzata: quando il televoto e la critica decretano lo stesso vincitore. Quella è la massima, più completa e tonda espressione artistica. La bellezza per tutti: non stupida, nè superficiale, anzi intelligente e squisita.
È così difficile riprodurre la bellezza oggettiva, che averne anche un solo esempio in un festival lo rende unisco, speciale, lo impreziosisce, anzi, lo illumina della sua luce.
Ci sono tantissime declinazioni dell Bellezza: eppure è difficilissimo ricreare l'opera bella a tutto tondo. Di canzoni ben cantate, di disegni ben fatti, di articoli o libri ben scritti ce n'è un mare: lavori fatti con cura. Il capolavoro è qualcosa di più.
Tanti aspetti che si fondono per realizzare qualcosa allo stesso tempo nuovo eppure classico, in cui tutto è montato ad arte tanto da apparire spontaneo, leggero ma non inutile.
Fattezze e movenze della cantante, la sua voce, il testo della canzone e la musica devono fondersi, essere tutti fatti l'uno per l'altro in un vortice d'amore unico, in cui gli spicchi riformino la mela perfetta a cui tendere...
La misteriosa alchimia della bellezza.

venerdì 20 febbraio 2009

Sanremo 2009: l'idea più bella, quella dei mentori

Sanremo risulta per moltissimi sinonimo di vecchiume, di noia, strascico di un'Italia che non c'è più, triste e mera riproposizione della facciate del Bel Paese, fatta di fiori begli abiti musica e sorrisi, da presentare all'Italia stessa e al mondo per nascondere le nefandezze in cui il nostro Paese giace.
In verità, Sanremo non è un monolite.
Ma un format, una scatola, da riempire, da colorare, da agghindare. Ogni anno la sostanza è diversa, la carta con cui è impacchettato è diversa, e la scatola seppur sempre rettangolare, ha dimensioni e proporzioni differenti.
Rifiutare acriticamente qualsiasi cosa è limitato e sbagliato esattamente quanto accettare acriticamente qualsiasi cosa.
Ci sono stati anni, in cui bisognava impegnarsi a salvare qualcosa della manifestazione.
Il problema principale è stata spesso la lunghezza e la ripetitività dell'impostazione stessa: cinque serate a presentare una trentina di canzoni, una interpretazione dopo l'altra con qualche intermezzo divertente e qualche ospitata. Facile essere noioso, facilissimo.
Cosa fa la differenza? Le canzoni e la varietà degli artisti in gara.
Poi? L'invenzione di qualche anno fa di fare una serata in cui glia Artisti già famosi reinventassero la loro canzone con scenografie, inserti di parlato, nuovi strumenti, balli o performance. Salendo il numero di personaggi e la varietà delle interpretazioni è salito lo spettacolo. Quest'anno un'altra innovazione. Le proposte sono state "avanzate" da altri grandissimi nomi della musica: così la serata di ieri, la terza, si è trasformata in occasione di rinnovamento artistico.
Riassumendo: prima e seconda serata di presentazione dei cantanti in gara, Artisti e Proposte;
terza serata con performance delle Proposte con i grandissimi che li hanno presentati; Quarta serata con gli Artisti che presentano le loro canzoni reinterpretate e premiazione delle Proposte; quinta serata, l'ultima, con premiazione degli Artisti.
Direi che per gli anni a venire, ci siamo: trovata la quadratura del cerchio.

Ieri è stato un autentico spettacolo e altrettanto lo sarà oggi.
Per spiegare a chi pensa che il festival sia sempre e comunque Al Bano e Gigi D'Alessio, ecco i nomi che sono stati sul palco ieri insieme ai 10 cantanti della categoria Proposte.
- Pino Daniele
- Lelio Luttazzi
- Gino Paoli
- Roberto Vecchioni
- Massimo Ranieri
- I Sorapis: cioè Zucchero, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia & Fio Zanotti
- Lucio Dalla
- Burt Bacharach e Mario Biondi
- Ornella Vanoni
- Riccardo Cocciante

Anche nelle altre serate ospiti di altissimo livello musicale: PFM con Stefano Accorsi e Claudio Santamaria che cantano "Bocca di rosa", gli Easy Star All Stars che presentano una versione reggae di "Time" dei Pink Floyd (da "Dark side of the moon")e l'interpretazione del coro di "Another brick in the Wall".
Pensando infine, che tra gli ospiti c'è stato Allevi e Benigni e l'interpretazione di Mina ma anche Katy Perry e che sabato nella serata finale, ci sarà Maria De Filippi e... Checco Zalone; pensando alle lettere d'auotre, di scrittori, lette ogni sera da un attore: chi può dire che questo sia uno spettacolo vecchio obsoleto e che non può piacere?
Io dico che chi ama la musica italiana non può non gradirlo.
Quest'anno è dinamico, energico e soprattutto variegato.
Peccato che i tre artisti più estranei al classico siano stati eliminati dal televoto: Tricarico, Nicki Nicolai e Stefano Di Battista Jazz Quartet, gli Afterhours.
Qualcuno mi ha detto: "puoi cambiare Sanremo, ma non l'Italia e gli italiani": o non così in fretta, aggiungo io...
Evviva Sanremo, dunque, e un bravo a Bonolis, bravissimo!
Un solo appunto: non cantare più.
A tutti i detrattori: dovevate guardare ieri sera, oppure guardate stasera. o meglio ancora, andate qui e guardate qualcosa. Vi convincerete che non è tutto schifo, anzi. Sempre che voi amiate la musica italiana. Altrimenti il Festival della musica italiana non fa per voi, e non c'è motivo per criticare qualcosa che non rientra nei vostri gusti.

giovedì 19 febbraio 2009

Sanremo: sugli Artisti in ballottaggio e sulle (interessanti) Proposte

Gli autori del programma Sanremo si sono impegnati anche nei nomi. Quest'anno le categorie sono Artisti e Proposte. Niente Big o Campioni, dal sapore sportivo o americano. e abolito l'inutile aggettivo Nuove a Proposte. Naturalmente poi scrivere è facile: quando si è sul palco invece i sinonimi sono la manna del presentatore, ed è normale che Bonolis usi tutti i termini che gli capitino, chè l'importante è comunicare. Un'altra interessante invenzione di Bonolis è la lettera di grandi firme che ogni giorno viene letta da un attore. La prima sera Bonolis stesso ha letto una poesia di Alda Merini, ieri sera Haber ha letto un raccontino di Paolo Giordano. Si sente la voglia d'arte, di cultura, di ricerca della bellezza.
Tornando ai fatti.
Tre dei quattro cantanti che ho detto di mio gusto tra gli Artisti sono in ballottaggio per l'eliminazione, insieme a Sal da Vinci(uno pseudo D'Alessio) e Al Bano. Quindi: un progresso nel tentativo di eliminazione del vecchio ma anche un rifiuto del nuovo e del diverso, cioè il rock degli Afterhours, il jazz di Stefano di Battista, la poesia dello stonato vate Tricarico e va bè, Iva Zanicchi, che suo malgrado è riuscita volgare mentre Patty Pravo nuda è apparsa ugualmente elegante.
Di queste sei canzoni in procinto di eliminazione stasera due verranno salvate.
Parliamo delle Proposte.
Divertenti e originali, di forte impatto. Interessante il meccanismo per il quale ogni nuovo cantante sia presentato da un grande della musica, e stasera questo sistema darà i suoi frutti migliori: infatti sarà una splendida serata con esibizioni delle Proposte con i mentori, un palco pieno di cantanti musicisti e di musica, rigorosamente italiana.
I miei vincitori nella categoria proposte...
In realtà ho una vincitrice assoluta: Arisa.
Appare nella sua singolarità, e stupisce, bravissima.
Mi ha fatto un effetto istantaneo e bellissimo, un misto di stupore e ammirazione, sublime: come quello che mi aveva fatto Giusy Ferreri appena sentita nella sua prima esibizione in non so che cover.
Poi lo so che ora come ora di Giusy ne avete, e ne abbiamo tutti piene le tasche, ma anche se mangiate una scatola intera di bignè poi la crema pasticciera vi dà la nausea.
Almeno per qualche tempo....
Questo non significa che i bignè facciano schifo.
Oltrea ad Arisa, interessante anche Simona Molinari, anche lei come Arisa uscita da Sanremo Lab, e poi Irene (figlia di Zucchero), Malika Ayane, Iskra (la storica vocalist Lucio Dalla).
Quest'anno nello scarabeo dei nomi d'arte c'erano un sacco di tesserine I, A e K e R. Portate pazienza....

mercoledì 18 febbraio 2009

Sulla prima serata di Sanremo; analisi testuale della canzone omofobica di Povia

Come ogni anno, io guardo Sanremo.
Una sola serata dietro le spalle, ma gli Artisti, i cantanti affermati, si sono esibiti. Sfrondiamo immediatamente il gruppo da diversi cantanti che artisti non sono, al massimo fabbricanti di canzonette. Inutile elencarveli, no li nominerò nemmeno: al mio festival, è come se non partecipassero: senza rabbia, ma con al massimo annoiato disgusto, alla loro apparizione cambio canale. Sono coloro i quali presentano le classiche canzoni sanremesi: l'esempio più eclatante è naturalmente Al Al Bano con "L'amore è sempre amore", che insomma è un messaggino ben confezionato, innovativo, interessante, uno sguardo inesplorato.
Mamma mia, che tristezza.
Il mio Sanremo è quello di coloro che in quanto autori hanno intenzione di dare qualcosa, o meglio, di dire qualcosa.
Pretendo poi dal presupposto che lo sappiano dire.
Il mio plauso va agli Afterhours che non si sono traditi, ma hanno portato la loro musica; a Tricarico, che forse un genio forse un deficiente, intanto, ogni volta, colpisce con la sua unicità; a Stefano di Battista e Nicky Nicolai con il loro quasi jazz; a Patty Pravo con la sua classe ed eleganza.
Si può certo concedere qualche altra sufficienza qua e là, a cantanti che sono bravi con la voce: ma evidentemente non è questo che fa la differenza.
Quanti ne ho nominati? 4, su 16.
Tra l'altro nominati in quanto Artisti che semplicemente meritano la qualifica di creatori d'arte, ma nessuno di loro mi ha particolarmente colpito: intendo dire, bravi, ma personalmente li riterrei la base da cui partire.
Discorso a parte per Povia.
Egli si è dimostrato molto astuto.
Ha portato una canzone di cui non se ne sentiva il bisogno.
Ecco il testo, con l'analisi testuale volta a smascherare i trucchi del mestiere.

Luca era gay
e adesso sta con lei Luca
parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice:
prima di raccontare il mio cambiamento sessuale
volevo chiarire che se credo in Dio
non mi riconosco nel pensiero dell’uomo
che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati

[essendo nell'uomo presenti diversi pareri a riguardo dell'omosessualità, l'unica verità sta in Dio, letto anche come Natura: il classico argomento omofobo, "se siamo stati creati uomo e donna, questa è la normalità"]
sono andato nel mio passato
ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene
un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni
ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni
ed io non ci riuscivo mai a parlare
stava fuori tutto il giorno per lavoro
io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione
avevo 12 anni non capivo bene
mio padre disse è la giusta soluzione
e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà
mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa
e la mia identità era sempre più confusa

[il proseguimento della strofa presenta le cause della "malattia" omosessualità: figura femminile forte e possessiva, figura maschile più debole e mancanza di un modello sano di adulto maschio]

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale

[altro facile strumento retorico: "chi", usato come qualcuno, è un soggetto generico privo di una qualsivoglia autorità: proprio questa entità generica è portatrice dell'idea della normalità dell'omosessualità; invece, Freud, un'autorità ben precisa e degna di rispetto, "non la pensava uguale", cioè ritiene l'omosessualità una patologia]
poi arrivò la maturità
ma non sapevo che cos’era la felicità
un uomo grande mi fece tremare il cuore
ed è lì che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione
il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore
con lui riuscivo ad essere me stesso
poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso

[l'amore omosessuale in realtà è cercato come un rifugio, tanto che presto viene presentato come una faccenda sessuale, priva di sentimento alcuno]
e mi sentivo un colpevole
prima o poi lo prendono
ma se spariscono le prove poi lo assolvono
cercavo negli uomini chi era mio padre
andavo con gli uomini per non tradire mia madre

[esplicitamente Luca spiega quanto la sua omosessualità non fosse sana]

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni
spesso ci tradivamo
io cercavo ancora la mia verità
quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei
che non c’entrava niente
lei mi ascoltava
lei mi spogliava
lei mi capiva
ricordo solo che il giorno dopo mi mancava

[l'amore eterosessuale è invece pregno di sentimento, comprensione, sensualità]
questa è la mia storia
solo la mia storia

nessuna malattia nessuna guarigione

[questo è il capolavoro dell'ipocrisia: sul discorso "questa è solo una storia" ci torno a fine testo. Ma "nessuna malattia nessuna guarigione" de che? Dopo una dimostrazione accurata di cause e sintomi...]
caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene
e a volte ho ancora il tuo riflesso
ma adesso sono padre
e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo


La difesa di Povia supportata anche da Bonolis è che la canzone racconti semplicemente una storia. Esatto. Come l'Otello, parlando di gelosia. Come tutte le opere d'arte! Le quali, a differenza della filosofia, la quale spiega e tratta esplicitamente alcuni temi (così fa anche la psicologia, che nasce come branca della filosofia), raccontano exempla portatori di messaggi. Perchè, Povia, hai scelto proprio questa storia da raccontare e non una inversa? Perchè invece non la storia di un bisessuale? Perchè non la storia di un omosessuale che si riscopre etero ma senza rinnegare un tentativo sano di trovare la felicità? Era proprio necessario un pezzo che raccontasse come l'omosessualità possa anche essere una malattia?
Infine, se proprio tu sentissi forte questo bisogno di denuncia, perchè mascherarlo invece di presentare la tua idea, magari bigotta o poco condivisibile, dell'omosessualità come male, invece di nasconderti dietro una frasetta paraculo?

Avrei voluto una canzone che criticasse il fenomeno dilagante dell'omosessualità come moda. Avrei voluto parlare di effemminati forzati, non naturali, oppure dei nuovi uomini sempre più narcisi.
Invece questa.
Quando ai bambini racconti una favola, la morale passa.
È inevitabile.
Nello stesso periodo in cui ogni giorno si sentono extracomunitari stupratori, e si avverte il diverso come un pericolo: mentre i numeri sono noti, e la stragrande maggioranza di stupri avviene per opera di italiani; in questo stesso periodo, è interessante raccontare una storiella a risvegliare i timori sui gay come ninfomani malati appoggiandosi ad una psicologia spiccia?
Fa bene alla gente, alla morale comune, è eticamente corretto?
Il messaggio sui bambini che fanno oooh, a risvegliare e ricordare lo stupore del fanciullino, aveva un fine più nobile.
Dì quello che vuoi, ma non nascondere la mano.
Non prendere in giro nessuno.

Menzione speciale a Benigni, ottimo negli argomenti riguardo a canzoni e temi del festival(in particolare nella recita, a favore dell'amore omosessuale, di una lettera di Oscar Wilde) mentre ripetitivo nella satira politica; grandissima Katy Perry, che con la febbre canta dal vico e si dimostra simpatica, maliziosa, deliziosa, e...vestita di nerazzurro.

domenica 15 febbraio 2009

Un anno e un giorno di blog

Quante volte si guarda dietro e si pensa
il tempo è volato
Ma poco dopo si ripensa
alle tante cose fatte
a quelle cambiate
e ci si accorge
che dopo tutto
di tempo ne è passato.

Tutto è cominciato per amore,
e per la propensione al racconto riportato o, più avanti, inventato. Dopo un'educata presentazione, ho iniziato a combattere le mie battaglie, contro la superficialità e contro titoli cinematografici tradotti malamente oppure sottolineando l'assurda prolissità dei trailer.
Il cinema è stato uno dei temi che ho più trattato, ed è stato soprattutto l'anno dell'esperienza Cineforum, in primavera, in autunno , fino ad oggi, d'inverno.
Ci sono stati anche post più personali, riflessivi e introspettivi, sempre con l'obiettivo di conoscere meglio me stesso, magari anche presentando le mie riflessioni ad altri, nella speranza di ricevere punti di vista inesplorati...
Tra una citazione e l'altra, sono poi giunto a parlare anche di politica, elezioni ed elettori.
Ho poi indovinato -non era difficile- quella che si può definire la rivelazione musicale dell'anno, Giusy Ferreri, e commentato Sanremo o l'esperienza del Blue Note.
Spazio anche al tennis e al campionato di calcio, e al racconto di esperienze, e alle riflessioni più disparate... 
Oggi ho ceduto alla nostalgia, con l'idea di fare una panoramica dei post che ho scritto, ma la verità è che belli o brutti, intelligenti o meno, iracondi, cazzari oppure ovvi, sono tutti come figli e provo affetto per tutti. Ve li linkerei tutti, col risultato di non farvi andare su nessuno. Ne ho messi un po', non i più belli ne i più significativi, solo una manciata presa un po' a caso, con la sola attenzione del dituttounpo'. È stato anche l'anno di Facebook, e del conseguente sì  appassionato o  testardo no al social network che, vai a capire come e perchè proprio lui, ha riavvicinato amici lontani e conoscenti vicini.
È stato un anno come gli altri, chè ognuno aveva momenti di riflessione, di gioia, di genio o di noia. ognuno con le sue passioni e i suoi eventi, con colpi di scena ed esperienze. Come tutti gli altri un anno unico.
In più degli altri, gli scritti che sopperiscono alla mia memoria. Con il peso di anni senza scrivere, ha dovuto inizialmente sopperire a trattati già nella mia testa ma mai scritti.
Si dice che chi pensa al passato, non vede futuro davanti a sè.
Ma anche che "La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell'antichità".
In effetti si dice di tutto.
Con internet potrei trovare aforismi famosi a sostegno di qualsiasi mia tesi.
Con google onnisciente, cosa mi riempio a fare la testa di "cultura"? Secondo me, se la lascio un po' vuota, la testa, ci guadagno in velocità di ragionamento.
Comoda questa idea, mi piace.
Vorrei lasciarvi un ultimo link, verso il post più significativo dell'anno.

ciaociao

sabato 7 febbraio 2009

[4di4] Nadal eroe, ma quanto mi piacciono gli antieroi

Come un altro amico mi disse, "le grandi storie di sempre hanno come protagonisti le donne e gli eroi: Nadal è l'eroe del nostro tempo".
Si parla di tennis, è chiaro.
Lui sa che non ha i colpi di altri. Conosce la fatica e la ama, perchè è sua amica, è ciò che più lo rende forte, che lo rende vincitore, che gli regala la gloria. Ama la bellezza, come tutti, si diverte a vedere il tennis sicuramente, e sa di non nessere divertente, spettacolare come altri.
Però attenzione: a differenza di un David Ferrer che raggiunge i Top Ten in carriera per poi tornare nelle seconde linee, questo è numero 1 nell'era di Federer, ancora da tutti considerato il giocatore di tennis più bravo, più capace e completo di tutti i tempi.
Qualcosa di più c'è.
Nadal non è mancino.
È destro.
Molto probabilmente, con la sua mano dominante avrebbe giocato stilisticamente meglio, magari sarebbe diventato un talentuosissimo genietto incompreso. Invece scelse la fatica, e il risultato. Non la bellezza lo guida, nè la creatività: ma la vittoria. Per chi crede alla teoria degli emisferi, non poteva essere mancino, effettivamente. Peraltro è un ragazzo simpatico davvero, guardate questo video Nike in cui si parla del suo passaggio da destro a mancino.
Rafael Nadal - From Right to Left
Si deve sacrificare qualche colpo memorabile per diventare da genio a campione. Come Federer insegna.
Si deve tenere a freno i tentativi di colpi mirabili e memorabili a favore dei colpi normali, perchè nel tennis la quantità vince, ci insegna Nadal: a pari quantità, allora, la qualità può dire la sua (si parla tra giocatori di una stessa macrocategoria).

L'anno che ho capito come si vince, ho vinto. Ho ottenuto diversi risultati, ho vinto il mio primo torneo. Quando ho alzato la coppa, non ho sentito molto però. I giorni dopo, adesso se ci ripenso, sono SODDISFATTO. La soddisfazione però non mi accende il cuore, non mi fa sentire vivo, non mi emoziona: il godimento di una creazione, di un colpo di classe, di un tocco di magia, quello mi riempie! Ovviamente, la magia ha molti costi, e per un colpo fenomenale, se ne perdono 10. Hai voglia a vincere.
Da piccolo mi dissero, forse anche un po' per ridere: gioca per lo spettacolo. Un po' questa cosa mi è rimasta dentro: per questo pur con simpatia e stima fatico a tifare per lui.
Ha scelto la vittoria ad ogni costo, ha scelto la fatica, ha scelto la lotta: io sono per l'arte, per il gioco del tennis e la sua creazione, per disegnare il campo con traiettorie sempre più imprevedibili: amo il colpo di scena, il fronzolo, il dettaglio, lo spettacolo. Non quello fisico, se no guardo le olimpiadi. Se giocare come mi piace mi porta a perdere, pazienza: quando invece vorròe vincere, seguirò un'altra strada. Pur consapevole, ormai cresciuto, che tra l'una e l'altra scelta ci sono infinite gradazioni.
Per concludere: onore al tennis, che troppo spesso nella vita ho vituperato e che invece mi tiene incollato al video 3, 4, 5 ore regalandomi emozioni fortissime; onore a Nadal che ha vinto; una pacca sulla spalla a Federer.
Nella speranza che non entrando più come favorito contro Nadal possa giocare al meglio, come dopo l'interruzione della pioggia a Wimbledon, e a quel punto:
fate il vostro gioco, vinca il... migliore. (?)

[3di4] La finale degli Australian Open 2009

Federer vuole, può e deve vincere.
Tutti lo danno favorito, i bookmakers danno Federer vincitore a 1.30, Nadal a 2.25.
Tutto lo stadio tifa per lui. Infatti gioca contro la storia, contro per vincere il quattordicesimo Slam, e raggiungere il record di Pete. Nadal parte sfavorito: perchè è sul cemento, ma soprattutto perchè un giorno e mezzo prima aveva giocato più di 5 ore. Federer ha un giorno di riposo in più e una partita più comoda sulle spalle.
Nelle interviste appena prima dell’entrata in campo Federer appare rilassato, sicuro di sè.
Troppo sorridente per essere vero.
Nadal con una smorfia ammette di essere un po' affaticato.
Lui è vero: tanto lo sanno tutti che non mollerà comunque una palla.
Primi punti, serve Federer: accenna un attacco a rete poi, INDECISO INSICURO e IMPAURITO, torna indietro, sui suoi passi. Quando lo fa qualche ragazzino al tennis gli tiro una pallata tra i piedi.
Con un po' di scaramanzia, ma con triste realismo, siamo al terzo punto del match e scuoto la testa: è andata, mi dico, anche stavolta.
[La mia professoressa d'italiano una volta disse a mia madre che io partivo dal sette senza aprire libro: grazie alla parlantina, alla dialettica o chissà. Era un’iperbole, utile a spiegarle che se in pagella avevo sette, non significava che qualcosa avevo studiato o che avessi un merito.
Al liceo mi ci sarebbe voluto grandissimo impegno per essere bocciato.
Oppure, problemi psicologici. Quelli mischiano tutto.]
Federer é così in forma che nonostante tutto gioca bene: il rovescio, il colpo tra i suoi due meno efficace solitamente, va benissimo. Col dritto fa male. Il servizio non va come al solito, ma comunque nei suoi turni di servizio fa meno fatica del maiorchino. Peccato che quando si procura le palle break non le sfrutta. Perde occasioni, e a differenza di Wimbledon, non per meriti del suo avversario.
È proprio colpa sua e della sua nadalite.
Pensa di dover lottare contro la storia, contro le pressioni dei record, lo pensiamo tutti: quello di là pure. Secondo me pure Nadal tifa Federer, ne sono troppo sicuro. Lo svizzero però sembra che incredibilmente si sia dimenticato, di nuovo, di chi ha di fronte. Oppure invece lo sa troppo bene, e trema. Nadal vince il primo set, visto che Federer non lo vuole; Roger il secondo, però il terzo sembra non essere di suo gusto e perde un mare di occasioni che gli rimango in testa durante il tie break: Nadal ringrazia e va sopra due set a uno.
[Precisazione: non è che solo Federer fa e disfa, di là l’altro c’è, eccome! La partita, a tratti, è uno spettacolo! Però allo svizzero manca l’istinto del killer, la freddezza nei momenti fondamentali. Nulla toglie che i due stanno nel terzo e quarto set giocano un tennis spaziale, colpi vincenti vengono recuperati e ribattuti con altrettanta violenza. Insomma, OTHER PLANET MODE ON.
Il quarto set è di Federer e io sono lì, aspetto un quinto degno del 9-7 di Wimbledon (ricordo che negli slam al quinto set non è previsto tie break e si continua ad oltranza).
Sul punteggio di due game pari, Federer si fa brekkare facile, così senza lottare, perde il game dopo e via, lisci come l'olio, 6-2.
Partita finita.
Che desolazione, io sono sempre più nel divano. Nadal sembrava giocatore solo da terra rossa. Ah no, poi s'è visto, è anche da erba. Sul cemento ha vinto già l'olimpiade, ma agli Us Open ha faticato e Federer era tornato a vincere.
Con la partita di cinque ore sulle spalle e Federer in forma sembrava impossibile che ce la facesse, soprattutto per noi, tifosi speranzosi e ingenuotti, dimentichi di chi è ora il numero uno, e della ancora viva nadalite di Federer.

[2di4] Tra genio e bellezza, intanto vince la sostanza.

In tutto ciò, esistono però due variabili incontrollabili, tra loro vicine ma comunque distinte: la bellezza e il genio creativo.
Quanto alla bellezza in ambito sportivo, la si ritrova nel gesto atletico coordinato e spontaneo, sinuoso e senza strappi, fluido ma allo stesso tempo forte e vigoroso, non goffo, FACILE.
Il genio creativo si mostra invece in quei colpi, quelle invenzioni che vanno oltre la bellezza: infatti, pur avendo le caratteristiche sopra elencate, esso si materializza in quelle cose che, parafrasando un mio buon amico, "non solo non riusciresti a fare, ma nemmeno ti passerebbe mai per la mente di provare", riguardo alle quali rimani a bocca aperta a chiederti: "amico, ma questa, da dove l'hai tirata fuori?"
Dallo sport si può partire per analizzare la realtà tutta, in cui la sfida è sempre la stessa: idea contro fatto, qualità contro quantità, colpo di genio contro sostanza, potenziale contro risultato, talento contro fatica, lo scavino su rigore all'europeo di Totti contro i gol di Inzaghi capocannoniere di Champions....
Federer contro Nadal.
Partiamo da quello che ormai nel mondo del tennis è un postulato: Federer è il tennista perfetto.
[Piccola precisazione: la perfezione non va a passeggio con la genialità, ma i confini tra le due Virtù non sono ben definiti. Anche perchè la genialità si manifesta a corrente alternata, mentre la perfezione, la bellezza è decisamente continua.]
In questi anni avrei voluto esser qui a descrivere i fuochi d'artificio nati dal cozzare tra la bellezza di Federer e la genialità di un Safin, di un Gasquet: eppure la loro sregolatezza impedisce loro di competere ai massimi livelli. Federer da genio si è fatto bellezza: questo accade nel rarissimo caso in cui un talento puro ha anche la capacità di far fatica. È così che nasce la bellezza, è così che si fa quadrare il cerchio. Quello che ne esce, sono i campioni memorabili, sono le opere d’arte purissime. Nel farsi bellezza tuttavia, il genio deve accettare il compromesso della quantità e della ripetitività -che istintivamente lo ripugna- e allora è chiaro che nel passaggio non solo si guadagna, ma anche si perde: in follia, in furore, in magia.
Di questo avrei voluto parlare.
Peccato.
Perchè invece i fatti sono che il numero 1 del mondo è un ragazzo che non pare nato con la racchetta in mano. Nadal ha dei gesti tennistici che io non insegnerò neppure al mio peggior nemico. Ha un dritto PESANTE, un rovescio SOLIDO, una volée in giudicabile perchè vicino alla rete forse ci sta solo quando va a pescare in quel della nativa Maiorca, un servizio per nulla speciale. Però ha una testa e un fisico ECCEZIONALE, IMPRESSIONANTE, DISUMANO. Bellezza? Genio? Idee? No, sostanza.
Ora è il numero 1 delle classifiche e vince tantissimo e potrebbe vincere in quantità da record: ma io mi chiedo, non avrebbe avuto altrettanto successo in qualsiasi altro sport? Queste due qualità, importantissime per un tennista, non sono prettamente tennistiche, sono sportive, umane, ma riguardo al Gioco del tennis?
Al Roland Garros è il re, gioca bene il tennis su terra rossa, che favorisce la quantità, appunto: basti pensare che Pete Sampras, attuale detentore del record di Slam vinti, non solo non ha mai vinto a Parigi, ma ogni anno si faceva due buone settimane di vacanza durante lo Slam su terra rossa, uscendo sempre nei primi turni. Stiamo parlando di colui che detiene anche il record di settimane al numero 1 della classifica.
A Wimbledon Nadal ha invece stupito: ha inventato un suo gioco da erba, un nuovo rovescio, utilizzando un servizio tagliato. Sempre lontano dalla tradizione, ha portato qualcosa di nuovo, un tennis spagnolo, dai colpi arrotati, ma sull’erba: non corrisponde ai canoni classici, ma ha vinto la finale.
Sul cemento, almeno per quanto ho visto a Melbourne, gioca male, anzi, non gioca proprio. Partiamo dal presupposto che questa affermazione detta del vincitore del torneo è volutamente esagerata. Eppure in semifinale ha stabilito il record di lunghezza di sempre -5h 14m- del singolare maschile di Melbourne, ed ha passato la partita a parare i tiri di uno sfavillante Verdasco. Se un profano si avvicinasse al tennis dubbioso e guardasse Nadal, troverebbe confermata la sua idea superficiale di tennis come noiosa rincorsa della palla. Ovviamente, a differenza di un pallettaro di quarta categoria, la palla la rimanda di là forte e profonda, ecc: ma il gioco non lo fa, lo subisce; non attacca, si difende; non crea, distrugge. Per i calcio fili si pensi a Brasile-Italia stereotipata, insomma. La finale, più che vincerla, l’ha persa il suo avversario.
Ecco come.

[1di4] Della relatività ristrettissima

Tutto è relativo.
È una bella frase, e per spiegarla il buon Albert prendeva il tempo come esempio. Proprio l'esempio più semplice:
un'ora, quando ti diverti, vola,
ma la stessa ora, se ti stai annoiando, dura, terribilmente, dura.
Tutto è relativo anche nello spazio, tutto dipende dal sistema di riferimento. Così, a prima vista, se siamo sul treno il paesaggio si muove davanti ai nostri occhi, allo stesso modo diciamo che il sole sorga e tramonti mentre siamo noi che sorgiamo e tramontiamo.
Crescendo si cambia: e cambiando noi cambiano le nostre percezioni sulla realtà. Così, quello che appariva enorme da piccoli, rivisto da grandi appare decisamente ridimensionato: e a rivederlo si pensa "Toh!".
Non solo la percezione dello spazio ma anche quella del tempo cambia notevolmente: quanto erano lunghi i film della Disney, quanti accadimenti, quante emozioni! Quando da grandi li si riguarda, con le membra adagiate nelle terme della nostalgia, ci si accorge che durano poco più di un'ora. Eppure sembravano due almeno, al ricordo.
Conseguentemente le percezioni delle giornate, delle settimane e dei mesi sono di conseguenza differenti: così, un mese passa come passava una settimana, e un anno come una stagione.
Questa introduzione perchè?
Per motivare il fatto che è arrivato venerdì, e non ho ancora scritto della finale degli Australian Open di domenica.
NO, NO un momento non andate via!!!!
Troppo tardi?
Volevo solo confortarvi:
la mera cronaca non mi interessa, e questo non sarà uno di quei post informativi sulla punteggistica del tennis che scrivo io e legge...io.
Fidatevi.

Quella che si sta consumando nel tennis negli ultimi anni è una di quelle rivalità che lo rendono unico. Gli sport che mettono di fronte due individui non sono poi così tanti: a parte le varie lotte, che appunto tali sono, più che giochi o sport, ed oltre ai vari derivati tennistici (tennis-tavolo, squash, badminton) non me ne vengono in mente altri. Gli scacchi forse. Ecco. Il tennis è una sfida mentale tra due individui: è una lotta in cui ognuno cerca di mettersi in condizione di sferrare i colpi migliori, ma il tutto, in modo squisitamente umano, senza contatto fisico, mentalmente. La scherma è associabile, ecco un altro esempio.
Come in tutte le lotte e le sfide, gli aspetti che portano alla vittoria e alla sconfitta sono i più diversi: certo la capacità tecnica, ovviamente la capacità fisica, ma più di ogni altra cosa, la forza mentale. Questa vale ovviamente negli scacchi, ma anche quando si calcia un rigore: la capacità tecnica conta, ma se Baggio ne ha sbagliato uno decisivo, si capisce chiaramente quanto questa non basti.
Il sangue freddo, la lucidità, poi la grinta e soprattutto la voglia di vincere.
Che però dev'essere tantissima ma controllata: bisogna raggiungere il livello di tensione ideale che sia massima concentrazione ma non giunga a sfinire i nervi. [Evidentemente lo sport, che sia una sfida contro l'altro, contro il tempo o contro lo spazio, è l'invenzione umana per sfogare l'istinto senza versare del sangue.]

Qui finiscono le premesse, perdonate le ovvietà disseminate.

domenica 18 gennaio 2009

Il Filmone

Incute timore, merita rispetto.
Aggiungendo la desinenza accrescitiva più comune, effettivamente tutto cambia.
Tanti minuti,
numerosi personaggi,
spazi sconfinati
svariati svolgimenti della storia.
Negli anglofoni troviamo come corrispettivo il meno casereccio Kolossal, eppure il concetto rimane lo stesso, quello impressoci nella mente dalla zampona di Godzilla:
le dimensioni contano.
Allora, questi filmoni, possono essere paragonati solo tra loro: l'unico rischio è cadere nel classico rito del +.

[Aperta parentesi. Il rito del + prevede una sfida tra due individui o gruppi di individui o cose in cui il vincitore è o ha di più: questo rito, presente in natura, è una delle dimostrazioni più importanti della selezione naturale. Chi è più colorato, feroce, forte si accoppia e sopravvive. Invece nell'homo sapiens - che per inciso, sapiens se l'è detto da solo, quindi sai che valore!- la selezione naturale è stata superata, e di naturale rimane ben poco, ma sulla non naturalità dell'uomo ne parlerò a tempo debito. Dicevamo...ah sì! Non c'è più la selezione naturale, c'è ancora il rito del +, ma che ha perso la ragione della sua esistenza: e allora? Semplice vanagloria: si vuole essere più, anche quando la caratteristica non è una virtù; solo l'uomo sapiente poteva apportare una simile degenerazione. Quanti amiconi mangiavano le cose più schifose per risultare + disgustosi? Oppure le più disgraziate volgarità per essere i + sboccati, i + irrispettosi? Ma anche, che bello fare una cosa insolita per risultare i + scemi... Il tutto è ridicolo, naturalmente: l'unica salvezza sta nel prenderlo come tale, cioè per ridere, e non come unica possibilità di avere posto nel mondo -anche se in quel caso sopraggiugerebbe la compassione per lo sventurato in questione e non me la sentirei di sparare sulla croce rossa. Dopo questa frase, chiusa parentesi.]

Appunto: se prendiamo i filmoni e cadiamo nel metterli a confronto sulle cifre, come se quelle fossero il vanto, il valore aggiunto, evidentemente sbagliamo, confondendo quantità e qualità. Dall'altra parte, disinteressarsi completamente della quantità, far finta che un gigante non lo sia, sarebbe un altro punto di vista miope. Come nella boxe e nella varie arti marziali, i film sono divisi in categorie di dimensione, (oltre che naturalmente in genere): a quel punto si valuta. Mettiamo a paragone Il signore degli anelli( che peraltro io non amo particolarmente) e Juno: qual è più bello? Quale il migliore?Certi paragoni non vanno fatti e basta, non portano a niente di buono. Se si è costretti, come nelle cerimonie dei premi cinematografici, ogni festival seguirà le sue priorità: la novità dell'argomento, della forma, oppure l'impatto del film sulla società, per non parlare degli interessi economici o nazionalistici. Ma noi, che si parla di film e di arte per goderne e capirne, possiamo rimanere nella giusta e comoda prospettiva dell'analisi singola.

Cerchiamo di raggiungere la conclusione cominciando dalla premessa per la quale sento il bisogno di chiarire questi aspetti: se da un lato è sbagliato considerare migliore un filmone rispetto ad un film, è altrettanto sbagliato considerarlo peggiore pensando che l'attenzione per la quantità comprometta inevitabilmente la sostanza qualitativa. Un errore simile che si rischia di fare con i blockbuster: da una parte i profani con il loro -almeno incolpevole e inevitabile- "vende tanto= sarà bello" (anche in un saggio universitario veniva sottolineato, a proposito dei libri, come le classifiche siano gli strumenti più semplici e immediati e alle volte gli unici che l'acquirente incontri sulla sua strada); dall'altra parte ci sono i ben informati, gli snobisti intellettuali, per i quali la classifica va usata al rovescio: "vende poco=sarà qualitativamente migliore". Entrambe le posizioni sono mentalmente limitate: una in modo innocente una in maniera più colpevole. In medio stat virtus, dunque: ma anche questa locuzione è da prendere con le pinze, perchè dipendente dagli estremi che si prendono in considerazione.

Australia è un filmone, è un viaggio, di emozioni, culture e spazi spazi spazi. È un'avventura da vivere magari in un sabato sera d'inverno, per fuggire la vita piccola normale e tranquilla -serena anche, e non ho certo detto brutta- che si sta vivendo. La magia del cinema non finirà, almeno fino alla creazione del teletrasporto, ma anche dopo, perchè già oggi i voli costano poco e girare è molto più alla portata di tutti, ma in Australia oppure nel tempo, avanti e indietro, non si può mica andare con una decina di euro pepsi compresa...
Il filmone difficilmente sarà una prelibatezza, perchè non è un piatto: ma un pasto intero. Chiedergli di farci raggiungere le vette della sublimazione del gusto, è improprio: quindi se non abbiamo proprio fame, ma "solo voglia di qualcosa di buono", meglio dirigerci altrove. Altrimenti, il filmone è un'esperienza, se vissuto come merita. Non è una perla nè una chicca, ma se ci sediamo comodi, il pasto non sarà sempre indimenticabile, ma molto spesso risulterà soddisfacente. E con la pancia piena, potremo uscire, satolli ma non nauseati, dalla sala.

domenica 11 gennaio 2009

Tra nostalgia e amore

"alle volte fai versi da bambino"

"mi diverto..."

"ormai però hai una vita stabile, da vecchio"

"siamo tutti tutto
io sono il quattordicenne il diciottenne il ventenne
sono il bambino
ma anche il ventiquattrenne
e addririttura in potenza sono
già, un po', il cinquantenne...

...comunque tu sei ancora un'anima libera,
ed è la cosa più bella
vedere il futuro
aperto a tutto:
potrei piangere ora."


"ma smettila!"

"Alcune persone necessitano di un appoggio, di un futuro tranquillo, del terreno sotto i piedi"


"e sei una di quelle?"

"la loro vertigine è paura di cadere,
la mia sempre stata voglia di volare
-parafrasando jovanotti-
ma la vita ti cambia pian piano
e tu libero da vincoli, di lavoro e amorosi
e dalla società, ti ci ritrovi invischiato
diventi pauroso anche tu
ti adagi per terra e godi della solidità:
ogni tanto soffri ancora,
perchè anche quando salti senti la gravità,
quella che non sentivi una volta...
ma generalmente rimani giù,
perchè quando ti abbracci con la persona amata,
e chiudi gli occhi,
non sei più nè in cielo nè in terra, ma
ALTROVE:
ed è bellissimo."

Modelli e virtù, uno spunto in un post di transizione che sarebbe stato meglio non pubblicare ma ormai l'ho scritto e poi la metafora della carrozza

Riflettevo sui modelli.
Naturalmente intendo quelli vestiti Armani, belli.
Anche quelli come Buddha o Gesù però, divini,
ma anche Gandhi: spirituali.
Pure Sgarbi e Rita Levi Montalcini,
Napoleone e Achille
e poi Fellini e De Andrè,
intellettuali, comandanti, guerrieri, artisti.
Anche il mio prete però,
e quella maestra che ci mette il cuore nell'insegnamento.
Altro che sacro e profano, questa è un'accozzaglia bella e buona: eppure sono tutti modelli.
Ognuno è libero di rispettare chi desidera e assurgere a modello chicchessia. (Che poi "liberi", anche una piuma nell'aria è soggetta alla gravità e ai venti, un uccello ai suoi polmoni, un pesce nel mare alle correnti e al cibo che deve inseguire, quindi la libertà assoluta appare più che altro un'illusione: ma lasciamo alla filosofia quella per Kant era un'antinomia, un dilemma irrisolvibile.) Il problema è se ci convincono tanti modelli, e ad un certo punto, non sappiamo quale stella seguire: perchè siamo costretti a scegliere tra le virtù? sarebbe così bello perseguirle tutte.
La scelta.
In realtà qualsiasi argomento mi porta sempre davanti a un problema di per sè irrisolvibile: non si possono vivere tutte le vite che si desidererebbero, vivere a pieno l'amore la famiglia e la solitudine con l'avventura. Anche se qualcuno... il motto di Asia Argento è live fast, die old : perchè accontentarsi? 
[Quando scrivo in maniera così poco chiara e consequenziale, eppure mantenendo l'apparenza e il dire di un percorso raziocinante, mi vien da ridere.
"Il tuo compito è come un cavallo imbizzarrito, ecc. La velocità è un'ebbrezza, ma..." In questo modo, ma con molta più eleganza, giudicò uno dei miei primi temi liceali la professoressa del biennio: a quanto pare ispiravo i suoi giudizi più insoliti.. Cosa darei per avere i miei temi, ma dopo poco tempo dall'uscita del liceo pare vadano distrutti: peccato.
Mi sto finalmente ritrovando, comprendendo che la chiarezza è un dovere verso i lettori ma anche una scelta, e qualcuno potrebbe trar giovamento più dalla confusione, a qualcuno potrebbe mancare una cavalcata tra le parole: ma anche no. Chissà comunque se riesco a dre l'idea di ciò che significa una conversazione con me: un viaggio, mi viene in mente una carrozza traballante, con le ruote in legno, tutto un sussulto, e capitano le volte che io mi dimentichi di guidarla e venga dietro, bello comodo con te e sai mai come la conversazione potrebbe ruzzolare giù giù per il dirupo, e alle volte però non si capovolge, altre sì e si schianta a terra, un urlo e poi il silenzio; e si esce malconci tutti e due, con le mie scuse, la prossima volta starò più attento, e tornare sulla carrozza poi non dev'essere facile, e invece ci torni, grazie, lo prendo come un atto di amicizia ma un po', anche, m'illudo che il viaggio, magari non la fine, ti sia piaciuto].

Anni per laurearmi in Lettere spendendo troppo tempo a filosofare, l'ennesimo paradosso...

giovedì 8 gennaio 2009

ATP World Tour 2009

Di tennis scrivo sempre meno spesso. Vero è che in generale scrivo sempre meno spesso... Comunque, il motivo è semplice: notizie e informazioni si trovano facilmente su intenet per chiunque interessato, e non vedo motivi per aggiornare o informare quando siti più accreditati lo fanno meglio di me (come quello segnalato tra i link utili). Quindi, scrivo di tennis solo in onore di qualche evento, come tributo a qualcuno; ogni tanto poi, mi diletto in qualche vademecum per profani oppure in qualche aggiornamento per appassionati pigri, e questo soprattutto come dovere verso i miei amici tennisti.
In questo mio vecchio post, presi spunto per chiarire la stagione tennistica: in particolare, sul finire dello scritto, misi lo schema delle diverse categorie di tornei tennistici, con indicazione di montepremi e punti. Fin da piccolo volevo far chiarezza nel sistema del tennis, non capivo mai del tutto, e ho appena scoperto perchè: cambiamenti frequenti.
Infatti ora come ora, quell'elenco è già vecchio, poichè quest'anno, all'insegna della semplificazione, ma non solo, la situazione è la seguente:

[Categoria torneo: n. tornei; punti ATP al vincitore]

Grand Slams: 4; 2000.
ATP World Tour Finals: 1; 1100-1500.
ATP World Tour Masters 1000: 9; 1000.
ATP 500: 9; 500.
ATP 250: 43; 250.
ATP Challenger Series: 115; 75-125.
Futures: 420; 17-33.

Affiancando l'elenco del post dell'anno scorso ci accorgiamo innanzi tutto della modifica dei nomi. I Masters Series diventano World Tour Masters 1000, o più semplicemente Master 1000: quelli inferiori semplicemente ATP 500 e 250. Le ultime categorie, cioè i primi gradini per la scalata al tennis internazionale, Challenger e Futures, rimangono invariati. Nei nomi nuovi sono apparsi i numeri, che sono i punti che i tornei in questione concedono al vincitore. Sostanzialmente si tratta di un raddoppio per tutti, con una omogeneizzazione dei punti in palio nei vecchi International Series, sia Gold che semplici.
Adesso il logo del torneo avrà il numerino che lo classifica.
Altre novità:
le partite di Coppa Davis varranno punti ATP, non molti, ma è un incentivo per dare lustro alla Coppa a squadre;
la vecchia Masters Cup, da quest'anno World Tour Finals, non si terrà più a Shangai bensì a Londra (diventando evento appetibile per noi europei);
Shangai diventa un Master 1000, con la conseguente retrocessione di Amburgo ad ATP 500; Shangai prende il posto nel calendario di Madrid, in autunno, che invece cambia data, sito e superficie: sarà in primavera, al posto di Amburgo, all'aperto e sulla terra rossa;
i tornei del Grande Slam e i Master 1000 sono obbligatori per i primi 30 del ranking, tranne Montecarlo, che mantiene punti e montepremi da Master 1000, ma non è obbligatorio;
Madrid è stato spostato in Primavera;
per adeguare i punteggi dei giocatori, essi sono stati presi e raddoppiati;
la distribuzione dei punti nei vari turni è differente, per esempio in uno Slam vincitore-finalista-semifinalisti-quartidifinalista... era: 100%-70%-45%-25%-15% etc, con la nuova tabella sarà 100%-60%-36%-18%-9%;
il sito web e i loghi sono nuovi.

videntemente ci saranno molte dissonanze in classifica in quest'anno di cambiamenti: il paradosso più grande è che un giocatore che ripete lo stesso risultato dell'anno precedente invece di rimanere in pari, perde punti ( tranne nel caso di vittoria del torneo). 
Esempio: Federer e Nadal agli Open di Australia del 2008 giunsero in semifinale, raggranellando 450 punti che a partire dal 1° gennaio 2009 diventeranno in automatico 900. Confermando la semifinale nell’edizione 2009 dello stesso slam, i due avranno diritto a 720. Saldo negativo di 180 punti.
D'altra parte è normale che, cambiando, qualcosa non quadri.
Ecco due schemi riassuntivi:
qui
e
qui.
La mia delusione è stata per i tornei sull'erba, che, tranne Wimbledon, non sono nè Master 1000 nè Master 500! Lo storico Queen's e Halle sono ATP 250, mentre Parigi-Bercy rimane Master 1000! Pensare che io invece avrei desiderato che si risolvesse la contemporaneità dei due tornei minori, per avere almeno un mese di stagione sull'erba...Le altre ovvie conseguenze della riforma sono la maggiore importanza della vittoria, vista la redistribuzione dei punti, e alcune dissonanze che avranno esiti un po' imprevisti: quello che conta d'altronde, sarà sempre vincere.
I grandi sono già in campo, Roger e Rafa a Doha, mentre il predestinato Gulbis ha cominciato battendo Djokovic, e non dite che non vi avevo avvertito.
Infine, Rafael Nadal ha abbandonato la canotta per una polo a righe, e questa è forse la novità più bella.