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giovedì 14 maggio 2009

L'inadeguatezza della sineddoche come strumento di interpretazione della realtà

Preambolo.
So bene che con un titolo così, perdo lettori.
So altrettanto bene che ogni testo va costruito a seconda del target e del mezzo tramite cui verrà diffuso.
In questo specifico caso, in un blog, è necessario un testo breve, essendo la lettura verticale e digitale ben più faticosa di quella orizzontale e cartacea.
Inoltre, questo processo di semplificazione e di velocizzazione dei testi è presente ormai in tutti i mezzi di comunicazione: ovunque la velocità, la concisione e la sensazionalizzazione dominano.
Ovunque lampi di notizie senza approfondimento, chè la capacità di concentrazione dei lettori è sempre più breve.
L'unica possibilità è l'adattamento servile ai bisogni del lettore?
Sì, quando è commercio.
Sì quando c'è lo share, insomma, quando ci sono i soldi in ballo.
Ma qui, in un blog sperduto nella incommensurabile quantità di dati presenti nella rete, qui sono libero.
Non solo voi siete liberi, di leggermi o meno: io sono libero di scrivere e no, di adeguarmi alle sacrosante legge della comunicazione oppure...no.
Il numero dei lettori, mi è indifferente. Un titolo più difficile e apparentemente più noioso potrebbe inoltre servire come sbarramento per gli indifferenti e invece operare una selezione di interessati.

Corpo del testo
La sineddoche è una delle innumerevoli figure retoriche dal nome ermetico che popolano l'analisi poetica, stilistica e appunto retorica della letteratura italiana.
"Dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme», consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso; la sostituzione può essere:
- la parte per il tutto ("l'Olanda " al posto di "Paesi Bassi");
- di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada")
- del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per "gli Italiani all'estero");
- del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")
[fonte: wikipedia. Non particolarmente autorevole, ma particolarmente comoda: e del resto qui non siamo mica in una rivista di letteratura].
La sineddoche che mi interessa è la prima, e cioè "la parte per il tutto".
Come artificio del discorso non si discute.
Il problema nasce quando invece viene utilizzata come strumento di analisi della realtà.
Leggendo queste parole, il senso potrebbe rimanere ancora oscuro: in verità vi dico, a tutti noi è capitato di cadere in questo errore.
Quando si pensa al tifoso come a un pazzo violento, quando si pensa all'uomo di sinistra come a un comunista, e a quello di destra come a un fascista; quando si pensa al leghista come ad un fanatico xenofobo; quando si pensa ad un cristiano come ad un convertitore bigotto;
in tutti questi casi, noi eleviamo la sineddoche della "parte per il tutto", un innocuo artificio retorico, a valido strumento di interpretazione della realtà, compromettendo l'obiettività del nostro giudizio.
I miei esempi non erano casualmente politici: siamo in vista di elezioni e essendo io candidato alle amministrative comunali, ho sentito la necessità di ripresentare la mia visione. Ripresentare in quanto proprio nel mio ultimo post politico, datato poco meno di un anno fa, scrivevo esattamente a riguardo di ciò che io ritengo davvero dannoso: non una parte politica o l'altra, ma la superficialità, la stupidità, il pregiudizio, e queste sono caratteristiche ritrovabili dietro ogni bandiera.[vai al post]
Scrivevo, per esempio:
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti quando non stupidi e ciechi"
proprio questo è l'aspetto che più mi importa sottolineare.
Esclusi gli estremi o le formazioni politiche territoriali, un po' demagoghe come la Lega, il paese è diviso in due grandi giganti moderatoni, che si è sottolineato più volte, sono simili anche nel nome: "il Pd e il Pd con la L" oppure "il PdL e il Pd senza L" (la prima definizione più corretta cronologicamente, la seconda migliore tenendo in considerazione l'attuale maggioranza).
L'anno scorso, alle politiche, alla Camera,
Il "Popolo della libertà" ha preso 13.629.464 voti
il "Partito Democratico" ha preso 12.095.306.
Come si può creare uno stereotipo dell'elettore dell'una o dell'altra parte?
Quanti saranno i fideisti, i credenti coi paraocchi così presenti nell'immaginario collettivo?
Quante saranno invece le persone normali?
Immensamente la maggioranza, che ritrova in entrambi i partitoni i valori fondamentali dell'uomo.
Come scegliere dunque?
Leggendo tutto il programma?
In entrambi ci sarà qualcosa con cui saremo in disaccordo:
e poi chi ce l'ha il tempo, e la voglia?
Le brave persone sanno però che votare è un dovere: e allora?
Si voterà secondo pragmatismo o idealismo, seguendo lo stomaco o la testa, per partito preso o a ragion veduta; qualcuno voterà i colori, i più voteranno la persona. La persona. Ci saranno gli egoisti, i machiavellici e i moralisti, ci sarà chi vuole votare per la lista che vincerà, per salire sul carro del vincitore, e a chi piace criticare e farà un voto di protesta. Anche se questo post diventasse un libro, non potrei ugualmente presentare tutti gli esempi, nè le motivazioni più o meno presenti, più o meno profonde, più o meno corrette che stanno dietro ad ogni singolo voto.
Scrivo per sostenere ciò che desidero, le premesse necessarie per una società pacifica. Tutti davanti ad una persona abbiano la curiosità e il desiderio di conoscerla, di amarla, di viverla. Oppure ne siano disinteressati, istintivamente lontani: ma quel punto,non trattino di questa persona. Informarsi, analizzare la situazione, comprendere le scelte, accettare il prossimo: queste sono pratiche importanti, necessarie ai fini di un'esistenza consapevole.
Ma il giudizio, diamine, il giudizio!
Una pratica così difficile, che è da lasciarsi ai giudici.
Neanche divertente.
Un onere alle volte necessario, ma non tutti siamo nati Salomone.
Il pregiudizio, poi, quello è un'autentica calamità.
Leggiamo le persone, viviamole, esploriamole, percorriamole.
A che pro giudicarle?
Ancora peggio: a che pro giudicarle per il colore della bandiera o della tifoseria: "gli interisti sono così, i milanisti invece..."
"I democratici sono in questo modo, e i repubblicani invece..."
Tracciare un orizzonte di riferimento ai fini di un'analisi approfondita è comprensibile e utile.
Ma incollare sopra una persona REALE una figurina IDEALE è fuorviante.
Abbiamo amici dell'altra sponda, amici tifosi di un'altra squadra, amici votanti altrimenti; e invece persone dalla nostra parte che non stimiamo, con cui andiamo meno d'accordo.
Se una sintesi infine può essere necessaria, non dovrebbe esistere senza un'analisi!
Quest'ultima invece sì che è necessaria e sufficiente, che può concludersi senza una sintesi, senza un giudizio, ma con la sola consapevolezza di aver indagato un campo che ora si conosce meglio.
Un campo, una cosa, una persona.
Non importa cosa si guarda, l'importante è come!
Educare gli occhi, ricordandosi che non esiste una sola Verità, ma neanche due o tre: esiste una verità per ogni occhio che guarda, e neanche questo basta! Una verità per ogni singolo momento in cui un occhio guarda!
Questo è il pensiero, questa è la situazione: e noi, che facciamo?
Giudichiamo?
Diamo una sintesi senza analizzare, adattandoci comodamente allo stereotipo precostituito, mollamente adagiati su una qualche certezza a cui cerchiamo e troviamo rapidamente conferma in qualche luogo comune, in qualche sentito dire?
No grazie.

Epilogo
Evviva la sospensione del giudizio,
evviva il giudizio se consapevole:
per un'apertura di visione,
per una profondità d'analisi,
contro la superficialità e l'ostinata chiusura.
Lasciamo la sineddoche alla retorica.

venerdì 4 luglio 2008

La politica, tra moralità e pragmatismo

Il contesto storico era diverso.
I personaggi e il protagonista, pure.
Stesso Paese, il nostro, 1985. I risultati delle elezioni regionali confermarono il gradimento per Craxi e per il suo Partito Socialista. Il Pci iniziava -o continuava- la sua parabola discendente: la sua peculiare "diversità" e la "questione morale" non bastavano più. In un editoriale Scalfari, della Repubblica, commentò l'evidenza "che il tema della moralità non sia sufficiente e comunque non in grado di avere la meglio sul tema della stabilità politica".
Moralità.
L'elemento di discordanza è ancora questo: da una parte, prevale l'aspetto morale, Berlusconi tanto pulito non è, voto altro; dall'altra, un punto di vista pragmatico: sì, avrà rubacchiato, sì, è un furbone, ma chi non lo è e soprattutto l'importante è che governi bene.
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti q quando non stupidi e ciechi.
Tutti a parole auspicano un confronto, ma nei fatti, pochi sono coloro che riescono quantomeno a parlare con simpatizzanti della parte avversa: la classe politica non è che lo specchio del Paese.
La chiave moralistica e la chiave pragmatica sono due chiavi di lettura accettabili e apprezzabili: la priorità all'una o all'altra dipende poi dal carattere, dall'animo, dalle esperienze di vita, insomma da ogni singola persona che con il suo bagaglio di emozioni e la sua più o meno spiccata e più o meno addestrata capacità d'analisi si dirigerà alle urne a decidere chi lo governerà.
In effetti, una sola posizione non concepisco, che non trovo nemmeno di protesta: l'astensione. In effetti la scheda bianca è la più grande offesa ai Partiti: quando si contano, hanno tutt'altro effetto rispetto a chi, INDIFFERENTE o DISPERATO, non passa neanche dalle cabine elettorali; esse sono la percentuale del partito del dissenso, persone che si sono prese la briga di andare ai seggi per non votare, per lasciare la scheda bianca, per manifestare e urlare: io ci sono, sono attento e responsabile, ma lì, tutti, mi fate schifo, non mi rappresentate. Nella percentuale dei non votanti, invece, si confondono i ribelli al sistema con le persone in vacanza, quelle che non riescono a votare per lavoro con gli indifferenti.

Perchè questo post politico?

Perchè leggendo quella citazione, mi sono accorto che poteva essere usata a proposito della situazione politica degli ultimi 15 anni, in cui spesso il voto era un sì o un no a Berlusconi, e mi premeva sfatare l'illusione, diffusa tra i votanti di sinistra, che gran parte dei suoi sostenitori siano stupidi o male informati: io non lo credo. La gente non è stupida, e quando vede un personaggio come lui immerso in così tanti processi, solo le frange più oltranziste, i fanatici, riescono in conseguenza ad attaccare la Magistratura: i più, io credo, seppur consapevoli, scelgono "la stabilità di governo" alla "moralità". Son'io d'accordo? No, data l'intransigenza morale che mi contraddistingue, ma accetto che per milioni di persone, di lavoratori, il pragmatismo sia una luce guida. Non dubito del resto che se ci fosse un personaggio altrettanto persuasivo e pragmatico, eppure moralmente ineccepibile, vincerebbe senza grandi fatiche.
Nell'attesa, confermiamo l'attenzione alle vicende, continuiamo nell'analisi delle situazioni, informiamoci, e solo con grande parsimonia e prudenza, lanciamoci nel giudizio del nostro prossimo.

E andiamo in pace.

lunedì 30 giugno 2008

Governo Berlusconi: la disillusione.

Se andaste a rileggere il mio post sul risultato delle elezioni, trovereste un elettore seppur sconfitto, pieno di fiducia, immerso in un analisi per quanto possibile priva di preconcetti e pregiudizi. Ora, in realtà, l'unica mia soddisfazione è non aver contribuito alla salita al potere dell'attuale governo, che ogni giorno svela le sue incoerenze.
1. Una campagna elettorale all'insegna della sicurezza e della certezza della pena
--> provvedimento che ferma i processi
2. Alitalia no ad Air France --> un sacco di soldi alla compagnia in fallimento e la nuova ricerca di un partner internazionale
3. La Lega Nord contro i rifiuti campani al nord --> la Lombardia accetta i rifiuti campani

COERENZA, grazie.

Così sembra proprio che si siano criticate tante manovre solo per gettar discredito gratuito sul governo Prodi; come l'anno scorso quando il centro-destra votò contro la permanenza delle truppe italiane in Afghanistan: una furbata moralmente indecorosa. Un altro esempio di fondo che mi suggerì un amico riguarda l'abolizione dell'ICI. Un provvedimento che in effetti sembra aiutare le classi meno abbienti, andando incontro al senso comune che sia assurdo pagare una tassa sulla prima casa dove si abita. Un principio largamente condiviso dalle masse, istintivamente: ragionando invece in maniera di dottrina politica, come può convivere l'idea del federalismo fiscale e l'abolizione dell'unica tassa vigente effettivamente federalista? Una tassa che direttamente portava il denaro dalla casa al municipio, senza passaggi strani e senza andate e ritorni in cui un po' di denaro casca sempre per strada; una tassa tra l'altro praticamente inevitabile, anche per gli evasori più incalliti, almeno dove i comuni funzionano, e una tassa che aiutava proprio gli enti, i comuni, che in Italia funzionano meglio. Anche questo pare un intervento di copertina,u n po' incoerente, anche se sono d'accordo sul modo in cui è stato fatto, una volta deciso di farlo.
Ritornando alla legge ferma-processi ho evitato di annotare la questione più nota, la comodità di questa legge per il Premier, e volutamente: non che essa non ci sia o non sia importante, ma la domanda che mi pongo è quella con cui termina un esame della situazione firmato Di Pietro, e che sta a fondamento della legge stessa:
"Tra l'altro, vorremmo capire, cosa c'entrano queste proposte con la sicurezza dei cittadini?"

Concludendo,le mie illusioni finora si rivelano infondate e fin troppo ottimistiche; i principi di fondo che mi hanno portato a votare altro si rafforzano grazie alle manovre del governo. Certo le impronte digitali ai bambini rom non mi infondono ottimismo, e il nucleare, mentre ovunque si sente parlare di energie alternative e sviluppo sostenibile, neanche,
ma si va avanti, che dire:
sperem...

mercoledì 7 maggio 2008

La Lega Nord non è di Destra.

Tempo addietro, diciamo poco prima che aprissi questo blog, verso metà febbraio, ma già in aria di elezioni, mi trovai tra amici e birre a discutere sulla Lega: in particolare si discusse se si può definire o meno partito di Destra.
Io parteggiavo per il no.
La Lega Nord appariva e appare ai miei occhi un partito di ribellione, senza precise coordinate politiche, mentre altri sostenevano fosse "di Destra".
I miei argomenti, molto più di sensazione che fondati su dati storici, andavano a sottolineare alcuni elementi interni alla Lega non di Destra: per esempio l'assenza di nazionalismo in un partito che voleva la secessione; in tutta risposta questo aspetto veniva sottolineato dalla mia parte avversa come nuovo nazionalismo, non più italiano ma padano: e in effetti era un buon punto di vista.
Però l'andare sopra le righe, il non rispetto per le regole e per lo stato italiano, la base nel popolo più che nella classe dirigente, tutte queste caratteristiche allontanavano il partito di Bossi dalla Destra canonica; in tutta risposta mi fu presentato però un dato, che insieme all'ora tarda, chiuse la vertenza: la Lega si è sempre presentata alle elezioni con la Destra e non con la Sinistra; un'interpretazione pragmatica ed efficace.
Ognuno colle sue riflessioni e i suoi punti di vista, ce ne andammo maltosi e felici verso casa, comunque più ricchi dopo il confronto.
Ora il discorso mi è tornato alla mente perchè, preparando l'esame di Storia conmtemporanea mi sono imbattuto nella breve storia della Lega: e quel dato risulta essere falso, come molti sapranno.
Spero di non annoiare coloro che questa storia la sanno o la ricordano bene: ecco un breve riassunto del percorso della Lega dalla sua nascita a oggi.
Citazioni e fatti hanno come fonte "Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi", G. Sabbatucci, V.Vidotto, manuale che mi è stato consigliato dal professore di Storia Contemporanea del CdL di Scienze storiche della Statale di Milano per preparare la parte generale del suo corso.

Verso la fine del 1989 e in particolare nel 1990 "si consolidarono, nel Settentrione, i movimenti regionalisti: in particolare la Lega Lombarda [...] sull'onda di una violenta polemica nordista contro la Stato centralizzatore, il fisco e l'intero sistema dei partiti; nelle elezioni del 1992 la Lega Nord, nata dalla fusione della Lega lombarda con analoghe formazioni regionali, risultò la vera vincitrice affermandosi come quarto partito italiano con l'8,6% dei voti (ovviamente si presentava da sola).
Poi ci fu Tangentopoli e la nascita di Forza Italia.
Alle elezioni del 1994 vinse Berlusconi che formò il governo con la Lega e Alleanza nazionale ma "in tempi molto rapidi i contrasti tra Forza Italia, Alleanza nazionale, Ccd da un lato e Lega dall'altro divenivano insanabili. [...]
A dicembre, dopo una fase altamente conflittuale, Berlusconi fu costretto a dimettersi e, nel Gennaio 1995, Lamberto Dini formava un ministero di tecnici [...] Otteneva la fiducia del Parlamento con il voto favorevole della Lega, del Pds, del Ppi e l'astensione di Forza Italia, Alleanza nazionale e Ccd."
Ci si dirigeva verso nuove elezioni e "la Lega staccatasi dal Polo e schieratasi con il centro-sinitra nella maggioranza che sosteneva Dini, appariva sempre più come un elemento antisistema". Si presenta da sola alle elezioni del 1996 e, smentendo le previsioni negative, supera il 10% nazionale: forte di questo successo, dall'originaria linea federalista Bossi conduce il partito a una linea apertamente separatista.
Il riavvicinamento al centro-destra avvenne nel 2000 e in particolare nelle elezioni del 2001 la Lega si presentò nella Casa della libertà e lì è rimasta.

Dati storici alla mano, è evidente che nei suoi primi dieci anni di vita, la Lega non può assolutamente definirsi partito di Destra, essendo l'esperienza di alleanza con Berlusconi durata all'incirca un anno (tra l'altro tenendo sempre presente che un'alleanza non è un'assimilazione).
Da 8 anni, e sembrano esserci i presupposti anche per il prossimo lustro, la Lega è associata al centro-destra: si può dunque definire di Destra? Io direi proprio di no.
Su wikipedia questa discussione è implicitamente trattata: si parla di origini di Sinistra, linguaggio di Destra ed elettorato di Centro (perchè "Secondo un sondaggio pubblicato sul Corriere della Sera relativo alla popolazione italiana, la Lega Nord viene percepita ideologicamente più al centro del Popolo della Libertà e, tra l'altro, siede al centro dell'emiciclo in Parlamento").
Vengono poi prese in considerazione le diverse correnti all'interno del partito; dunque, un altro aspetto: la provenienza (politica) dei politici appartenenti alla Lega, che nel dettaglio trovate qui.
Questo aspetto mi pare determinante, perchè mostra come le origini siano le più disparate, rendendo difficile definire la Lega partito di Destra.
Pur essendo ben consapevole degli eccessi che il partito porta con sè (ma trovatemi la parte politica senza fanatici: ci sono le brigate rosse a sinistra, i neo-nazisti a destra, gli intransigenti bigotti di centro), io mi sento di condividere questa definizione, tratta anch'essa da wikipedia: "la Lega Nord vuole unire tutti quei cittadini delle regioni settentrionali italiane i quali domandano l'autonomia e il federalismo per la loro terra".

giovedì 17 aprile 2008

Scrutando i risultati e sul federalismo

La prima reazione dopo i risultati delle elezioni, escluse le dichiarazioni politiche che devono sempre sottostare al gioco della diplomazia e della politica, da parte di noi comuni mortali, votanti vincenti o perdenti è stata: non pensavo tanta distanza.
In realtà, tanta distanza era molto probabile, ripensandoci:
nella storia d'Italia ha sempre vinto il partito che era all'opposizione; che ci piaccia o meno, l'unico governo che è rimasto in piedi per tutta la durata del suo mandato è stato lo scorso governo Berlusconi, che tra l'altro è quello che è andato più vicino alla riconferma, se pensiamo alla vittoria risicata della Sinistra di due anni fa; Berlusconi gode dello stesso consenso, anche perchè se non ci si scandalizza per le sue stronzate all'inizio, non si cambia certo in corsa.
La novità di queste elezioni è stato e rimane il Partito Democratico. Certamente è stato sconfitto, ma la scelta, forte, di correre da solo, ha ridisegnato gli equilibri politici italiani e trovo il panorama attuale migliore del precedente, tutto è decisamente più chiaro:
- il PD, sinistra moderata, sfrondato dei nomi di ideologie più o meno apprezzabili in quanto tali, ideologie, ma ormai sempre più sconfitte, (comunismo e socialismo) è un movimento compatto, nuovo, lanciato verso il futuro: creato per le prossime elezioni;
- L'Italia dei valori (che raddoppia i suoi consensi, grazie a politiche inflessibili per esempio contro l'indulto, e all'impressione che ha dato di accorgersi di essere nel 21esimo secolo: quindi internet, interventi su youtube, sul blog di Grillo, ecc), ala più intransigente del PD;
- l'UdC, centro, con il suo ruolo, lì dove deve stare;
- il Pdl, Destra moderata (anche se u po' meno della Sinistra);
- la Lega Nord.
Grazie dunque al PD, abbiamo fatto un po' di pulizia.
Io votante Idv ho perso, ma il mio inguaribile ottimismo mi evita di gridare alla catastrofe: dopotutto la larga maggioranza darà la possibilità di governare, e tra qualche cazzata, credo che uscirà anche qualcosa di buono (spero di non dovermi accontentare come la scorsa volta del divieto di fumo nei locali a fronte di una minore libertà d'informazione, o di una concezione della società e dell'istruzione schiava del profitta e cieca di fronte ad arte e cultura ecc). Vista la situazione, sono contento del successo della Lega, che non lascia io Berlusca libero di agire senza vincoli e verso cui ho sicuramente ho più simpatia che per l'astuto Silvio: infatti il partito di Bossi, chiudendo due o tre occhi sui vari eccessi o su manifesti degni di una battuta di Zelig, ha le idee chiare, e in particolare punta al federalismo fiscale, verso il quale non sono decisamente contrario, ma combattuto. A riguardo mi interrogo e rifletto: lasciare il Sud a se stesso suona come abbandonare il lato debole del Paese, certo, e ciò è male; d'altra parte, nel 1861, Unità d'Italia, si è aperta la questione meridionale, e dopo 160 anni la situazione è sì un po' migliorata, ma è ancora uno dei principaili problemi per il nostro Stato: che sia il momento di dare una possibilità al federalismo? Inoltre esclusi gli evidenti squilibri economici, idealmente io sono fautore di un maggiore potere alle regioni che da nessuna parte come in Italia presentano tra loro differenze assolute: ogni regione ha una sua splendida identità, risorse, qualità e difficoltà diverse, e popolazioni distantissime tra loro, dal siciliano quasi africano al trentino praticamente austriaco.
Vedremo.
Credo riguardo ai risultati che la Sinistra sia crolata perchè apparsa lenta, assente, vecchia, e i suoi voti si siano riversati nell'Italia dei Valori, nella Lega, e negli astenuti (a questo proposito Grillo ha aiutato non poco la coalizione di Berlusconi continuando nel suo demagogico e impulsivo insulto a tutto e tutti, perchè tanto tutti sono ladri e tutti sbagliano, e tutti sono uguali, Veltroni e Berlusconi. E allora via i partiti via tutto perchè tanto tutto fa schifo: continuo a credere che se Al Gore avesse vinto contro Bush, la Storia non sarebbe stata la medesima, ma certo, io non sono Grillo, dunque sbaglio). Riguardo ai progressi dell'IdV mi sono già espresso; riguardo al trionfo della Lega, che dire, io lo comprendo, e comprendo le ragione dei votanti. Quando si divide l'umido dal secco dalla plastica dal vetro dalla latta dal Tetrapack e poi come italiani si fa la figura nel mondo di quelli coi sacchetti dell'immondizia per le strade, girano i coglioni; quando in giro per il mondo sei italiano dunque mafioso, girano i coglioni; quando mandi più soldi di tutte le regioni a Roma e ne tornano meno che a tutti, quando per ogni spazzino milanese ce ne sono 25 a Napoli, e la situazione è quella che é; gli anni passano, la Lega nasce, la rabbia cresce, la Lega trionfa. Ci vogliono anni, ma accade, ed è normale. Io so che non è colpa del meridionale singolo, che abbiamo una storia diversa alle spalle, che abbiamo una cultura diversa, che non dobbiamo lamentarci perché in fondo noi viviamo tra strade pulite e loro nella merda, e non credo gradiscano, che noi abbiamo un milione di servizi più efficienti (sebbene il lamento è proprio di tutti gli italiani); però un altro dato forte è che conosco molti "terroni" (termine che non trovo offensivo come non trovo negri dispregiativo, è il modo che conta) stabiliti al Nord che hanno votato Lega.
Inoltre da segnalere la vittoria schiaccciante di Lombardo in Sicilia col suo Movimento per l'Autonomia del Sud.
Forse i tempi sono maturi, forse sarà un bene, forse un disastro, ma la decisione finale, comunque non dipende dalle mie riflessioni ne tantomeno da me: dunque, vedremo...

mercoledì 16 aprile 2008

Scrutando gli elettori.

Quando ci si trova in un seggio ci si imbatte nella burocrazia, e dopo gli inevitabili perchè, si capisce che è inutile farsi domande, la macchina dello Stato funziona così.
Ci si guarda intorno e ci si ritrova in una classe delle medie tra timbri, biro, matite, scotch, pastelli colorati bicolori, elenchi di nomi dalle mille pagine, buste bustine bustone ,lavagna e gesso; fortunatamente vibra un cellulare, tranquillità: non siamo tornati indietro di 15 anni.
Bene, o forse male: comunque, non siamo impazziti.
Elezioni politiche 2008.
Allora però, qualche pazzo c'è, da qualche parte: perchè non sto usando un pc?
Perchè la tessera elettorale non ha un chip per collegarla alla banca dati del Comune? Perchè ci sono ancora le schede elettorali da piegare mille volte? Non esiste altra soluzione? La tecnologia è rimasta fuori dal sistema delle elezioni con un enorme spreco di denaro e tempo per lo Stato.
Pazienza.
E via, timbri e sigle e annotazioni e conteggi e riconteggi e la ricerca manuale del nome del votante sull'elenco, in un oggi in cui neanche i dizionari usiamo più cartacei.
Un aspetto positivo c'é: le schede nulle e le X dei votanti sulle schede. Dalla X sulla scheda ti dirò chi sei.
Già.
Gran parte sono X normali, naturalmente, ma in molti casi sono uno speechio del votante; e allora se la scheda con scritto "C'HAVETE ROTTO I COGLIONI" parla da sola, anche le X dicono molto: c'è quella piccola piccola che non osa turbare le parole e le figure del simbolo in questione, educata e quasi timorosa, e c'è quella invece calcata mille volte, che diventa spessa spessa, mica che non si veda bene (95% Lega, non so se interpretarlo come voto senza dubbi, voto di rabbia o voto di protesta...)che ha risposto alle nostre perplessità nate dalla continua necessità di temperare le matite copiative per il voto; poi ci sono i geniacci che votano 4 o 5 partiti, chissà se consapevoli e con volontà d'irridere oppure no, e quello che invece, astuto o astuta, ha messo il segno colla biro per essere sicuro/a: infatti non ci sono stati dubbi, nell'annullarla (magari pensava che la penna non si cancella mentre la matita sì, mentre si usa la matita copiativa proprio perchè non può essere cancellata da nessuna sostanza mentre esistono in commercio dei solventi per gli inchiostri delle penne).
Poi si trova qualche insulto, qualche segnaccio e messaggi per la classe politica che però non arriveranno che a noi scrutatori in cui la rabbia del messaggio si risolverà in una fragorosa risata, in un grazie implicito per aver movimentato un lavoro che fa della ripetitività e della noia le sue principali caratteristiche, e infine scomparirà, lasciando segno della sua presenza solo nel numero delle schede nulle.
Sono esperienze che ho vissuto io in prima persona, ma un mio amico ha trovato anche uno splendido messaggino sgrammaticato all'interno di una scheda, che riporterei volentieri se solo me lo ricordassi bene (ritrovarlo in un commento a questo post sarebbe un'ottima sorpresa...).
Dietro a X normali, piccole o clacate, dietro schede nulle e schede bianche, ci siete voi, ci siamo noi, cittadini, popolo, laureati e semianalfabeti, dottori e contadini, vecchi e giovani, informatissimi che esercitano il diritto e disinformati disinteressati che svolgono un dovere, con dignità o con fatica.
Quello con la battuta pronta, quello che riferendosi a una ragazza prosperosa mi suggerisce ridacchiante: "ghem un bel senato a belusc!"; e quello invece che impazzisce e urla e s'incazza perché gli è stato messo un timbro in più sulla tessera elettorale per errore, finchè all'arrivo del carabiniere si ammansisce, capisce che basta una firmetta del presidente di seggio che annulla un timbro e non c'è problema, e smette di attaccare il diciottenne colpevole, urlandogli di sentirsi in colpa, di chiedere perdono, e accetta le scuse.
Del resto, l'umanità è varia, e non tutta civilizzata.
Ogni ora, ogni minuto passato nel seggio, permettendo di votare, mi chiedo in continuazione: è giusta la democrazia? È normale che il voto del docente di Scienze politiche valga quanto quello del votante che no riesce a capire in che sezione deve andare a votare? Non sarebbe possibile e mettere qualche limitazione, qualche mini-test d'ingresso? Alla fine, mi ritrovo umile, nell'impossibilità di trovare una soluzione adeguata, un'alternativa valida.
Troopo spesso ci si trova in questa condizione emotiva dopo gli esiti: "se la maggioranza della popolazione vota come ho votato io, la verità sta nella natura, nelle persone semplici, nella non-cultura; altrimenti me la prendo con la democrazia perchè votano in troppi che non sanno nulla, e invece dovrebbe votare un elite intellettuale".
Nel frattempo, io rimango incantato dalla varietà degli esseri umani, dei miei concittadini, che in questa situazione ho visto al 90%, perchè c'è più varietà umana che ad uno stadio di calcio, più che alla festa del paese, più che a messa: perchè a votare sono venuti quasi tutti.
E io, mi diverto a guardarci.

martedì 15 aprile 2008

Sull'amore per il mondo dello scrutatore e sulla malinconia del finito

Sei, sette di sera, un saluto, si torna a casa.
Non si vedeva l'ora, si è cercato di fare più in fretta possibile.
Quindi è finita, bene!
Bene...
Bene?
Perchè allora io sento questa sensazione di vuoto, questa malinconia...

"Melanconia,
ninfa gentile,
la vita mia
consegno a te.
I tuoi piaceri
chi tiene a vile,
ai piacer veri
nato non è."

(da "La melanconia", Ippolito Pindemonte).

Spesse volte riesco a gustarla, quando è intrisa di nostalgia, quando è agrodolce retrogusto di vita.
Ieri sera però, no: è la terza o la quarta volta che lavoro come scrutatore, ogni volta la stessa storia.
Ogni volta, seppur faticando, lo faccio con grandissimo piacere: non per i soldi (145 euro per: 3 ore il sabato pomeriggio, 14 domenica, 8+3 il lunedì; 28 totali circa essendo i preparativi di sabato e gli scrutinii di lunedì variabili in termini di tempo a seconda di numerosi fattori) ma per il contatto con le persone, il rapporto interpersonale, perchè ritrovo persone che mi stanno a cuore, che mi divertono o mi affascinano e che non vedo mai, e conosco nuove persone che nella loro unicià hanno sempre qualcosa da darmi, un sorriso diverso, un modo di fare nuovo.
La vita, è la vita.
Ne sono dipendente perchè da solo, quando sono solo, la vita non la sento: col mio prossimo, grazie al mio prossimo, tramite il mio prossimo mi sento vivo vivo VIVO.
Non è però solo lo stare in compagnia: la vita diventa passione per la vita in me quando incontro una persona nuova e la conosco. La novità mi stimola, mi cattura e mi rende euforico e mi affeziono agli scrutatori al mio fianco e mi affeziono anche a quella specie di paesino che diventa il piano-terra della scuola media di Bellusco, con le sue sezioni come rioni, e i personaggi famosi, come il segretario che sa tutto, e gli avvenimenti che passano di bocca in bocca: la sezione in cui è è andato il militare, quella in cui hanno litigato...
Ritrovo una componente rurale che non trovo altrove. Perchè il mio seggio diventa la mia casa per 14 ore filate + 10 ore filate in due giorni, più una cascina cha casa, più cortile. Con le sue simmetrie, le sue alchimie, l'esultanza per un conteggio giusto, la disperazione per un conto che non torna, il problema, la sua soluzione, le battute e poi i cittadini, vecchi giovani dottori tamarri uomini donne conoscenti amici familiari, ognuno con il suo sguardo, il suo silenzio o la sua battuta. E quelli che non sanno in che sezione devono andare, quelli che "perchè non mettere entrambe le schede nella stessa urna?" e quelli che impazziscono per un timbro in più, quelli che fuggono con la carta d'identità sbagliata e quelli che come me votano solo alla camera e allora sono ancora giovani.
Alla sera, la domenica, un'affettuosa buonanotte a una dozzina di persone che fino al giorno prima, per te non esistevano. Un buon caffè e un buongiorno la mattina dopo e si ricomincia...
Forse si chiama lavoro, forse quotidianità, quell'equilibrio che mi faceva sentire felice quand'ero al liceo, con la mia classe, la mia scuola e che ora mia manca perchè all'università non l'ho più ritrovato. Giocando da sempre a tennis, non ho neppure una mia squadra ora, anche se al tennis per me è un po' così, tanto che sebbene sia un lavoro, io sono sempre contento di vedere le persone, e sono certo che loro se ne accorgono.
Forse è proprio l'aria della scuola, visto che il seggio altro non è che una classe!
Tant'è, quando torno a casa dopo le elezioni sono malinconico. Perchè si muore solamente se si vive...
Così quando è finito il liceo, persone che ogni giorno erano i tuoi compagni di vita, 5 anni, scompaiono: così, con qualche addio ma senza crederci troppo si saluta, e non ci si accorge che è davvero per sempre.
Quando andavamo in campeggio con l'oratorio, poi tutti si tornava, e io in casa ero intrattabile per delle buone 24 ore, me la prendevo con chi c'era perchè non era "tutti quelli che non c'erano più".
Così qualsiasi altro evvenimento terreno: spesso dunque la mia pigrizia, con le mie giornate in casa, un po' grigie, è una fuga dalla morte che deriva dalla vita.
Tutto il contrario di quanto credo giusto, di ciò che teoricamante credo il modo migliore di vivere la vita: eppure durante l'università mi sono invischiato in questo mondo, in questo modo, in questo mood.
Se razionalizzo sono felice di aver conosciuto persone nuove, di aver riso e fatto ridere per 2 giorni e mi accorgo che da rivedere è la mia vita di tutti i giorni: questo del resto, lo ben sapevo...
Un sincero grazie dunque a Giorgio, Lara, e Veronica, miei
co-scrutatori, ma anche un saluto affettuoso a presidente con figlio segretario alla prima elezione: la loro inesperienza non è stata del tutto un male, infatti da oggi posso candidarmi per il futuro come segretario e presidente.
Un saluto a tutti quelli che sono rimasti nella mia testa, con le loro espressioni gergali o facciali, e uno sguardo curioso a me, perchè ancora mi sorprendo di quanto io mi possa innamorare di tutto, quando è vita.

Per concludere, un ricordo...

Una suora un giorno chiese a noi tutti, adolescenti: che cosa vi piace nella vita?
Un po' per battuta, un po' per scherno, un po' per sincerità io risposi: mangiare!
Invece che ridere e passare oltre, lei mi fece due o tre domandine per capire, e poi sentenziò:
non è il cibo che ami, ma la convivialità.
Le diedi ragione, le dò ragione.