lunedì 28 luglio 2008

Sulle due classifiche del tennis e sulla fine del regno di Federer in vista.

Ho già parlato delle due classifiche vigenti nel tennis, ma quest'oggi entrerò nel dettaglio, cercando di rimanere il più chiaro possibile.
- L'ATP Race è la classifica più giovane, esiste solo dagli anni '90. È una classifica annuale, da Gennaio a Dicembre, che ha il fine ultimo di eleggere il campione dell'anno. Inoltre gli 8 giocatori che a fine stagione sono al vertice si qualificano per la Masters cup finale, in questi anni a Shangai, dove vengono suddivisi in due gironi all'italiana. Da questi due gironi usciranno i 4 giocatori che si scontreranno nelle semifinali per raggiungere la finalissima. Il campione della Race non è però il vincitore della Masters Cup, ma colui che dopo di essa si ritrova al numero 1.
- l'ATP Entry Ranking è la tradizionale classifica del tennis: aggiornata settimanalmente, essa tiene in considerazione per ogni giocatore i punti totalizzati nelle 52 settimane precedenti; questo fa sì che all'inizio di un torneo un giocatore non parta da zero ma abbia all'attivo i punti presi in quel torneo l'anno precedente. Dunque, per fare l'esempio più vicino e più illustre: Federer, che l'anno scorso vinse Wimbledon conquistando 1000 punti, quest'anno ha iniziato il torneo dovendoli difendere, spettando al finalista 750 punti, quest'anno il comunque grande risultato della finale ha avuto l'unico esito di togliergli 250 punti. Quei 250 che tra l'altro, nel dettaglio, sono andati al diretto inseguitore, Nadal, che così ne ha recuperati in classifica 500 sul capolista.
Quest'ultima è la classifica di cui normalmente si parla, diciamo l'effettiva classifica del tennis. Roger Federer è da 235 settimane consecutive numero 1, record di tutti i tempi, ancor più impressionante se si pensa che il precedente record era di 186 settimane -ma era di Steffi Graf, tennis femminile- e di 160 per il tennis maschile (Jimmy Connors). Perchè tutta questa premessa?
Perchè questa settimana, con il torneo di Cincinnati, potrebbe essere l'ultima, la fine del regno.
Come siamo arrivati a ciò che fino a due mesi fa appariva decisamente lontano?
Facciamo un passo indietro.
Dopo la splendida finale di Wimbledon che vi ho raccontato qui, Nadal ha accorciato le distanze: il tennis d'elite si è preso una piccolissima pausa per riprendere col Masters series canadese, quest'anno tenutosi a Toronto (si alterna a Montreal). L'anno scorso, a Montreal appunto, Federer raggiunse la finale, perdendo da quel Djokovic che avrebbe poi raggiunto la finale agli U.S.Open (perdendo da Federer, come "Mik" mi ha ricordato nel commento...) e che sempre sul cemento si sarebbe aggiudicato gli Australian Open all'inizio di quest'anno. Nadal perse in semifinale. Ieri si è concluso il torneo di Toronto, in cui Federer è uscito al primo turno perdendo altri punti, mentre Nadal ha vinto il torneo. La distanza tra i due è ora di soli 300 punti e oggi inizia il torneo di Cincinnati in cui Federer deve difendere i punti della vittoria del torneo dell'anno scorso, mentre Nadal, uscito al secondo turno, ha molto da guadagnare.
In particolare:
Nadal diventa il nuovo numero 1 dopo il torneo di Cincinnati se lo vince  e contemporaneamente Federer non raggiunge la semifinale.
Nadal a Wimbledon ha interrotto l'altro analogo record di Federer, quello delle vittorie consecutive sull'erba (65): ripeterà l'impresa? Lui è indubbiamente l'antifederer, questo è il suo anno e questo sembra proprio il momento giusto, tenendo in considerazione che un eventuale fallimento non farebbe altro che rimandare questa possibilità agli U.S. Open (e in mezzo ci stanno pure le Olimpiadi). Ora come ora i numeri di Nadal sono impressionanti: dopo Montecarlo, Barcellona, Amburgo e Parigi sulla terra rossa, il Queen's e Wimbledon sull'erba, ha vinto anche Toronto sul cemento, il tutto praticamente in successione (e senza l'infortunio a Roma, il "praticamente" sarebbe stato probabilmente superfluo). Già a Marzo si ritrovò a 350 punti di distanza da Federer ma aveva molti punti da difendere, ora è Roger che deve provare a difendere con le unghie il suo trono.
Staremo a vedere.

P.S. Per avere ancora più dettagli sulla possibilità del sorpasso, vi consiglio di leggere questo...

domenica 27 luglio 2008

Vincere Vigevano giocando al Tom Tom: una madeleine inodore

La nostra generazione è davvero a cavallo di una rivoluzione. Da piccoli i primi giochini di macchine in sala giochi e a casa: guardi la freccina sul tracciato, e se il videogioco è di rally il navigatore al tuo fianco ti prepara alle curve. Poi siamo cresciuti e ci troviamo a guidare, nella realtà, guardando la freccina che segue il tragitto e con la voce femminile del navigatore che ci prepara alle curve. Ieri per la prima volta mi è capitato di usare il tom tom in macchina, e c'è stato un momento in cui mi sono accorto che mi stavo dimenticando di essere DAVVERO la freccina colorata che vedevo nello schermo. DAVVERO, ma davanti a me avevo un vetro, non uno schermo. In realtà, non so se la mia mente ne fosse davvero certa, se capissi a pieno oppure pensassi che "anche sbandando un po' non importa". Non che abbia sbandato, certo, ma la sensazione era davvero curiosa. La generazione 2000, nascendo col navigatore, non avrà questa discrepanza tra realtà e mondo virtuale: ma forse non tutta la nostra generazione ce l'ha, forse solo io coi miei grilli per la testa perchè gli altri ricordano, ma solo quando vogliono. A me succede il contrario, mi ricordo soprattutto involontariamente: dietro richiesta, mia o dell'amico o del professore, spesso vacillo...
Io che della memoria ho fatto fondamento e nome di questo blog, pian piano sto approfondendo la mia situazione di menomato mnemonico: Proust viene in aiuto. Egli distingue tra memoria volontaria e memoria involontaria o spontanea: se la prima richiama alla mente il passato in termini logici, la seconda lo fa in maniera alogica; secondo lui la memoria involontaria cattura con un'impressione o una sensazione l'essenza preziosa della vita. Qui mi fermo, sperando di non aver passato limite tra semplificazione e banalizzazione, forse il culmine dell'ignoranza.
Ai videogiochi non fui un fenomeno, ma certamente me la cavai discretamente: e così anche ieri sono giunto a destinazione. La piazza ducale di Vigevano è bellissima, effettivamente, con la torre del castello visconteo sforzesco che non a caso è la copia di quella del Filarete a Milano. A questo proposito ho scoperto che Filarete è un soprannome, "colui che ama le virtù", per l'architetto il cui nome di battesimo fu Antonio di Pietro Averulino, omonimo del leader de "L'Italia dei valori":
quanto amo questi cortocircuiti temporali, questi folli collegamenti sinaptici nell'intelletto del tempo...

sabato 26 luglio 2008

Link utili per il tennis, internazionale, nazionale e regionale

Le istituzioni
ITF, il corpo dirigente del mondo del tennis:
organizza le 3 principali competizioni a squadre (Coppa Davis, Fed Cup e la semisconosciuta Hopman Cup per squadre miste);
è responsabile dei 4 tornei dello Slam;
organizza i tornei di più basso livello per professionisti (Futures);
mantiene un circuito internazionale junior under-18 sia maschile che femminile.
ATP, Association of Tennis Professionals: lo scopo principale dell'associazione è quello di tutelare gli interessi dei giocatori relativamente ai vari aspetti dell'attività nonché di gestire ed organizzare dei servizi quali ad esempio quello fondamentale della classifica mondiale;
controlla la maggior parte dei tornei professionistici di alto livello (Masters Series, International Series Gold, International Series, Challenger Series);
il suo corrispettivo al femminile è la
WTA, Women's Tennis Association.

Competizioni a squadre
COPPA DAVIS, la massima competizione mondiale a squadre del tennis maschile; l'eqivalente in campo femminile è la
FED CUP, Federation Cup.

Grande Slam
AUSTRALIAN OPEN
ROLAND GARROS
WIMBLEDON
US OPEN

Masters Series
Home del circuito con Master finale dei tornei più importanti dopo gli Slam.

In Italia
FIT, Federazione Italiana Tennis: l'organo che promuove e organizza il tennis in Italia; in particolare nella mia regione
CRL, Comitato Regionale Lombardo.

venerdì 25 luglio 2008

[Doppio post:2] "Il cavaliere oscuro", il film dell'anno

D'estate, fine luglio, non è che io muoia dalla voglia di andare al cinema: in altri momenti dell'anno sarei stato in fremente attesa per quello che viene presentato come il film dell'anno. Tuttavia, in quanto tale, vado a vederlo, e al più presto, ma quasi distratto, chissà, forse anche un po' disilluso verso l'arte nella stagione della vita.
SBAM.
Un capolavoro, divertente, emozionante, angosciante eppure ricco di quella serietà del docente fenomeno, sereno e sapiente, non serioso, ma nemmeno frizzantino: acqua pura, fredda, la più buona, che scende in disordinato corso direttamente dalla roccia ruvida, grezzamente ben lavorata dal vento. Niente zucchero, alcol, gas, nessuna bottiglia di plastica e certamente nessuna etichetta colorata nè moderata nè bellissima nè appariscente. Eccomi, sono qui,
cazzi tuoi.
Già in "Batman Begins" la tendenza al duro e puro si era vista, a ricordare che se l'ultimo decennio del secolo, gli anni '90, sono stati dominati dal Pop, il nuovo millennio inizia col decennio delle tenebre, dark, più cattivo e duro in generale, e al posto dei Take That ci sono i Good Charlotte. Per gli amanti del duro e cattivo, il duro e cattivo di ribellione rimane di più, ma se anche Spiderman diventa nero, il vento è cambiato. Anche 007 seppur perdendo di nero vestito e capelli, ha una cattiveria e una rocciosità nuova nel fisico e nei vitrei occhi di Daniel Craig.
Batman ha smesso i capezzoli della tuta di Clooney e la spider fighetta: adesso fa paura. Nessuna sogghigno ammiccante, nessun colorato Robin salterino o Batgirl (sigh) dall'altra: cattivo, duro, cavaliere sì, ma non damerino, l'ironia rimane al maggiordomo, elegante, la magnificenza e la vanità a Bruce Wayne, anch'egli uomo più che mai, virile, in risposta alla donnetta vanitosa in cui l'uomo si stava trasformando e si sta trasformando, come mostrano gli adolescenti da discoteca intervistati che hanno dichiarato di spendere 50 euro a settimana tra parrucchiere, estetista e cazzo ne so, piastrandosi i capelli: solo immaginare mi dà il voltastomaco.
Fuor da rigurgito d'orgoglio virile, eccessivo come piace e com'è bello, "The Dark Knight", mi è proprio piaciuto: e direi proprio che non sono solo. Questa è la classifica, stilata da... tutti, del sito che consiglio in home page, imdb, che è prettamente di carattere archivistico, ma presenta anche una classifica tratta dalla media di voto ricevuta dai film; essendo spesso decine di migliaia di voti, un significato glielo si può anche concedere, con le debite precauzioni. Se la media è 9.5 e il film balza al primo posto scalzando "Il Padrino", sarà pure l'euforia del momento, sarà pure una classifica dozzinale: male male il film non sarà.
Come fu anche per Sin City, se il buono è cattivo, il cattivo è diabolico, e lo è assolutamente se l'attore è morto recentemente in circostanze di possibile suicidio. È un film di uomini, l'unica donna, la ex fidanzata, non è sfruttata a dovere, una bambola, nulla più: chissà, forse è riflesso della virilità ritrovata, ma Maggie Gyllenhall meritava forse, con la sua sofisticatezza, qualche spazio in più.
Un film in apnea, e si esce dalla sala sazi ma senza grassi, un alimentazione robusta, decisamente, quanto sana.
Questo Batman ci piace, più di tutti gli altri, indubbiamente. Senza sconti, con fatica, lotta, bada al contenuto, al sodo, senza trascurare la forma, ma non dimenticando mai il fine e il mezzo,e che la forma non dev'essere altro che esaltazione del contenuto. Poi gli altri personaggi, ben definiti, gli effetti speciali, spettacolari ma mai fuori luogo, le battute giuste, la trama avvincente, il finale chiaro nell'oscurità.
Batman al cinema è stato preso dopo la resurrezione fumettistica targata Frank Miller, ma è questo il film che probabilmente a lui sarà più gradito, e i riferimenti alla sua graphic novel "Il ritorno del cavaliere oscuro" non mancano.
Adesso vado a farmi una doccia gelata,
solo dopo aver fatto qualche migliaio di addominali e piegamenti.

[Doppio post:1] Il fumetto: la mitologia del ventesimo secolo

Che il fumetto sia la contemporanea mitologia, è ormai pressochè fuori discussione.
Tipico dei miti dell'epoca classica, greca e romana, era infatti il rimaneggiamento continuo, la continua evoluzione che i personaggi mitologici subivano. Continue iniezioni di vita, alcune volte contrastanti e irrealistiche, ma nel mondo della fantasia, dell'arte, il realismo spesso non è che un freno: la creazione non soggiace alla forza di gravità... Così, per esempio, nel mio corso per l'esame di Latino, protagonista era òrfeo -così accentato e pronunciato perchè parola d'origine greca, poi latinizzato nel diffuso orféo- e il materiale era costituito da tutte i documenti caratterizzati da quella parola o che alludessero al personaggio in questione, dai più sottili frammenti fino alle opere complete, per tutta l'epoca classica e poi i riferimenti a tutte le opere da orfeo ispirate nell'epoca moderna. Chiedersi quale sia la sua vera storia, è una domanda miope: perchè ovviamente, per quanto qualsiasi mito possa poggiare sulla realtà, per quanto un personaggio possa essere ispirato ad una persona, qualora diviene personaggio è finzione, non realtà, e ogni scrittore si sente in diritto di aggiungere dettagli al personaggio, sempre nel rispetto dei tratti fondamentali. Il personaggio vive mille vite, le mille vite che mille autori gli regalano, variegato da caratteri, umori e tendenze differenti, eppure sempre più umano...
Ciò che fu Orfeo e come lui Eracle e altri, fu poi Orlando, in minor quantità ma alla stessa maniera, in epoca cortese, e poi nessuno... Nel Ventesimo secolo abbiamo i supereroi: prendetene uno a casa, leggetene la pagina di Wikipedia, la storia, e scoprirete le innumerevoli vite da ciascuno vissute, le discordanze - come pùò esistere Superboy se Clark Kent diviene direttamente Superman?- un universo parallelo incontrollabile dove spesso i tentativi di mettere in ordine non fanno altro che aggiungere materiale, sfaccettature, mondi...
I film sono molti meno, ma anche in essi si può facilmente scorgere discordanze irrealistiche, che fuor da comprensione non son altro che giochi di surrealtà dettati dal genio creatore in forma diversa a seconda della sensibilità dell'autore.
Un esempio cinematografico per i tantissimi fumettistici.
Bruce Wayne vede uccidere i suoi genitori da piccolo, rimane orfano, e questa ferita, questo shock farà di lui Batman. Nel primo lungometraggio del 1989, di Tim Burton, l'assassino è colui che poi diverrà Joker; in Batman Begin, 2005, di Christopher Nolan, è invece un balordo qualsiasi, Joe Chill, che muore e tra lui e il Joker presente ne "Il cavaliere oscuro" non v'è relazione alcuna.
Rispetto a Bob Kane e Bill Finger, creatori del personaggio di Batman, è la seconda ad essere più attinente, e se per i personaggi dei fumetti, a differenza di quelli mitologici nati in chissà quale chiaccherata, un creatore accertato esiste, è evidente che esista un Autorità da rispettare.
Molti aspetti non sono stati però chiariti, aggiunte sono sempre possibili, inevitabili e dopotutto anche ben accette, a seconda della qualità artistica dell'autore, e così i paradossi esistono, le contraddizioni pure.
Qual è la verità?
Tutte: anzi,
quella che ci piace di più.

domenica 20 luglio 2008

Seefeld, un lustro dopo.

Era il giorno dell'esposizione dei voti della maturità, scientifica nel mio caso, l'unica volta che l'84 accanto al mio nome non fosse riferito al mio anno di nascita. Era un venerdì, il mio maestro di tennis mi chiamò e mi chiese: vuoi venire in Austria a Seefeld alla settimana tennistica che mi serve una mano? Alle 6.30 della mattina successiva fui in via S.Caterina ad Agrate pronto a partire, destinazione qui. Per i miei lettori tradizionali e non addetti ai lavori, la settimana consta di
sveglia colazione allenamento pranzo riposino allenamento piscina cena passeggiata letto.
Nel viaggio di andata di 5 anni fa un ragazzino, che scoprii essere piuttosto benestante, teneva nelle manine un oggettino, un lettore mp3 con uno schermo con delizioso joypad touch circolare che m'incuriosì, e mi spiegò che il papino dall'America glielo aveva portato, e che si chiamava I-Pod...
Quell'anno fu il mio primo Seefeld, sarei ritornato l'anno dopo, poi nel 2006, indi quest'anno, nel 2008, con una decisione a sorpresa.
Nel mezzo c'è un lustro,
in cui ho ripreso a far tornei, sono tornato 3.5 come a 16 anni, giocato un anno nella mia ex-scuole e poi ho smesso di nuovo di giocare tornei,
da studente lineare ho cambiato 3 università tra dubbi e ripensamenti,
ho sostenuto 20 esami arrivando a meno uno dalla laurea,
mi sono fidanzato,
ho fatto le vacanze casinare cogli amici e una Grecia in coppia,
visitato qualche città europea,
imparato di cinema e informatica e musica e un po' di politica,
ho visto calciopoli e l'inter vincere 2 campionati,
è morto un papa e se n'è fatto un altro,
l'Italia di calcio è campione del mondo;
se quel primo anno andai in Austria dopo la prima vittoria di Federer a Wimbledon, Nadal ha vinto il suo primo quest'anno;
se l'ipod era la novità, oggi è l'iphone;
con alle spalle un percorso scolastico immacolato e distinto pur senza troppi sbattimenti, mi sentivo un genio seppur ignorante:
ora so di non essere un genio eppure so qualcosa in più;
se quell'anno c'era Berlusconi al governo adesso...pure;
se prima dicevo e facevo un sacco di cazzate adesso ne dico di più;
i miei amici sono ancora loro e se anche alcuni sono già dottori, non sono ancora riusciti a curarmi;
5 anni fa lottavo per ingrassare, quest'anno sono stato dichiarato atleticamente sovrappeso: una battaglia vinta insomma;
se lo scivolo della piscina di Seefeld era piccolo e non molto bello, adesso è uno spettacolo e ci si fa male di brutto;
5 anni fa una petrelli cadde scendendo col bob e si fece male, quest'anno pure;
e il pub di Seefeld poi è sempre lo stesso, ma il fumo nei locali dà più fastidio che mai.
Un lustro dura tutto il liceo, e nel suo avere ogni anno così diverso, quelle tappe d'età ravvicinate 14 16 18, si entra fanciulli e si esce ragazzi: dai 18 non si cambia poi così tanto, e dai venti ancor meno, e le distanze si assottigliano, perchè bambini si è un attimo, adolescenti un momento e adulti un sacco di tempo.

Quest'anno è stata una settimana particolare, decisamente più agonistica, una sorta di ritiro calcistico per tennisti, essendo anche come numero simili alla rosa di una squadra: a differenza degli altri anni, in cui il mio ruolo di palleggiatore o istruttore si mescolava al tuttofare, quest'anno non mi sono praticamente mosso dal campo da tennis, come d'accordo. Una settimana di ripresa atletica dopo un anno e mezzo senza allenamenti: posto che in Austria i protagonisti fossero i ragazzi, naturalmente, il loro impegno e la loro voglia, la loro passione e l'entusiasmo hanno risvegliato i miei colpi dal torpore e soprattutto riacceso la mia voglia di giocare, già da un annetto in nuova ascesa.
Così mi ritrovo con anni 24, il mio numero, del mio giorno di compleanno e così ricorrente, ed era il numero di mio padre anche, chissà che sia l'anno della mia prima Laurea, e chissà dove mi porterà il prossimo lustro.

Volevo infine ringraziare i ragazzi che pur con qualche eccesso, mi sono apparsi simbolo di quell'adolescenza sana che spesso è veicolata non a caso proprio dallo sport: avete fatto casino, dormito poco alle volte, ma in generale, a mio modestissimo parere, siete rimasti nei limiti dettati dall'educazione e dal rispetto, e per questo sono contento, perchè la demonizzazione della gioventù è attitudine frequente e fin troppo diffusa, ma errato è far di tutta l'erba un fascio.
Buona estate a tutti
buon tennis
buona scuola
buona vita.

Tenendo sempre le spine iliache ben allineate.

venerdì 11 luglio 2008

La mia lettura preferita, quella della realtà: la storiella del camp...

Il bambino sveglio, quello simpatico, il bambino cicciotto, la bambina piccolissima: il più grande, il più piccolo, quello addormentato, e le bambine che troppo presto scimmiottano le grandi. L'universo dei piccoli è ben definito, lo si riscontra in una classe, o ancora meglio in quei grupponi di facce e personaggi che si ritrovano in un oratorio feriale o in un centro estivo. È la mia terza esperienza in un centro estivo, anche se questa volta breve, di una sola settimana, come al solito vestendo i sempre più indelebili panni del tennista...
Ogni volta è incredibile quanto dopo un giorno, ci si ricordi di tutti i bambini -vale anche per deboli d'hard disk come me!- e ognuno ti colpisce per una battuta, per una caratteristica, ma anche per i modi, sebbene alle volte magari vieni sorpreso dalla scurrilità dei suddetti, per cui inorridisci ma fatichi a trattenere le risate. Il tuo mondo cambia di nuovo, diventa quel mondo, con le sue dinamiche, un romanzo scritto dalla Realtà che con cura maniacale ha dettagliatissimamente descritto i personaggi, esteticamente e psicologicamente con la fortuna di non doverli spiegare: te li mostra, e uno sguardo, una vocina, un gioco, una corsa, raccontano il personaggio più di mille parole. In questi momenti capisco lucidamente perchè io legga così poche opere di finzione, pochi romanzi, perchè la lettura non sia mai stato il mio svago: è una necessità per crescere e migliorare, per imparare e poi la chiave al godimento estetico, e quello in quanto godimento non si discute. Ma la lettura di piacere, quella del romanzetto, non ha attrattive per me, a differenza di un filmetto "chè dopotutto un'oretta spensierata me la regalo anche": non sono un lettore accanito di libri, perchè sono un amante viscerale della lettura del reale, amo la fantasia e il genio creatore umano solo quando si erge, si eleva, quando mette le ali al terreno, non quando è copia della realtà. L'arte deve continuamente balzellare sulla corda tesa del possibile, tentare la realtà verso il limite, accanirsi nella ricerca dello Spirito: quando è racconto realistico di una storia, allora concordo con Platone, nulla di interessante nella "copia di copia". Per quanto sia bravo il narratore, l'essere umano è troppo ben tratteggiato, nessun personaggio potrà mai esserlo: e da bambini, si è come si è, non c'è ancora niente che ci obbliga ad essere un po' diversi, più così e meno cosà,
si vive, forte e chiaro.
SPONTANEAMENTE, cioè al meglio, come ci ha insegnato Erich Fromm.
Sarà per questo che amo tanto anche nei grandi i difetti di pronuncia, quasi ricordi di una spontaneità perduta? Non controllabili e così personali, non standardizzati e belli belli...

Un saluto cieco, ai bimbi che non mi leggeranno, ed uno miope agli altri educatori che magari passano di qui, di quella specie degli "Scienze motorie" alle volte vituperata per una vita che è sempre in bilico tra volontariato e lavoro, missione e divertimento; loro che per una settimana, che dico tre giorni e mezzo, sono stati il mio mondo, pieni di sorriso e buonumore, sentitamente ringrazio: la faccio lunga, esagero per 3 giorni, ma lo sapete, come diffusamente raccontai qui, la malinconia del finito è la mia malattia e il mio vezzo...
Da domani mattina sono in Austria a Seefeld in una settimana tennistica, immerso in un gruppo più ristretto e meno variegato, quantomeno come età, ma chissà come, ho l'impressione che tra una settimana potrei ritrovarmi qui a scrivere contento un post dall'aroma malinconico...
Non so se ci sarà la possibilità di scrivere nel frattempo, se no, leggete e rileggete tutti i miei post vecchi.
...
So che lo farete.

martedì 8 luglio 2008

Il giorno dopo

Il giorno dopo
Wimbledon avevo un esame, passato, era ieri: ho concluso la mia sessione estiva. Oggi è
il giorno dopo
l'esame, sì, quello della liberazione, quello della leggerezza: perchè per quanto la si viva bene, per quanto non si cada nel panico, il peso dei libri diventa corporeo, è indubitabile, sebbene poco comprensibile per i non inziati. In una mezz'oretta ci si gioca due settimane o un mese di preparazione, ma molti di più di pensieri, lezioni e nozioni. Nel momento del trapasso dal pre al post, si perde di colpo un numero di chili proporzionali al sudore speso nello studio, tra fatica e paure, ma non si sta subito bene: come una cura dimagrante smodata, rimaniamo deboli, l'adrenalina che ci ha salvato piano piano se ne va, e al suo posto giunge la stanchezza, che controllata finora, è libera di essere sfogata...
Il giorno dopo,
si aprono gli occhi, l'alba di un nuovo giorno: la scrivania è vuota, i libri riposti tra gli altri, quelli assimilati, quelli passati, quelli amici, che se ci hanno fatto male era per il nostro bene, e adesso hanno pure una faccia simpatica. Quanto siano grossi non conta più, ora è solo la leggiadria del sapere che rimane, non più il numero delle pagine.
Il giorno dopo
si apre non solo con la scrivania vuota ma anche con un senso di vuoto, e di colpo tutte le cose che dovevi fare dopo l'esame, a cui pensavi mentre studiavi maledicendo l'impossibilità di farle, scompaiono: Wimbledon è finito e poi... Boh, cosa dovevo fare? Niente. Nel mio caso, lavoro in un camp estivo tutto il giorno,
il giorno dopo,
ma a testa alta, il groppone libero.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah.
Fatemi lavorare, massì, oggi di nuovo il tutto è limpido, dopo un tempo in cui era in ombra, offuscato dal pensiero dominante.
Non è che si riesca a studiare e basta, si gira, si esce, si vive: ma è nel fianco, lì, che punge, quella spina ben dentro la carne, che in ogni secondo ti ricorda che in quel momento
invece di mangiare,
invece di dormire,
invece di uscire
di scrivere
di messaggiare
di guardare la tv
di navigare in internet
di telefonare
di lavorare anche,
di pulire
di mettere in ordine
di litigare:
invece di perdere tempo in ogni tua azione, la tua unica azione dovrebbe essere studiare.

Ma il giorno dopo:
libertà, estate, leggerezza, limpidezza, soddisfazione, vacanze, spensieratezza, autocompiacimento.
Fino ai pensieri per il prossimo esame: but now

Summer 2008 Begins.

domenica 6 luglio 2008

Piove sulla finale di Wimbledon, ed è acqua benedetta

La partita inizia in ritardo per la pioggia e i due rivali, i due titani del tennis, giocano bene, ma non esprimono al meglio le potenzialità: sia un po'di tensione, di rispetto reciproco, sia il doversi abituare ad un altro tennis, quello che possono giocare solo tra loro due, quello semidivino, a cui gli altri non hanno accesso. Federer subisce un break, Nadal vince il set 6-4. Dei due quello che sta deludendo di più è il 5 volte campione di Wimbledon, ma nel secondo sembra sentirsi altra musica: Federer breakka Nadal, e sale 4-1. Il set sembra in archivio, tutt'altro: perchè Roger è malato, da tempo, checchè lui ne dica. È affetto da "nadalite": inizia a sbagliare tutto, ad entrare in una trance che gli offusca la mente e blocca gli arti. Gioca malissimo, perde 5 game di fila perdendo il secondo set. Nel terzo set il numero 1 del mondo ricomincia a giocare, l'altro non aveva mai smesso: sul 3-3 Federer al servizio, 0-40, 3 palle break per Nadal, che le gioca male, quasi impietosito dall'avversario malato. Si arriva al 5-4 Federer, senza break, e ritorna la pioggia: sospensione della partita.
Quando i due tornano in campo, si scorge immediatamente la novità: Roger Federer è guarito.
Abbiamo trovato la cura per la nadalite: l'acqua piovana!
Il livello di gioco si alza incredibilmente -finalmente- e si giunge al tie break in cui Federer mette a segno 4 ace e vince 7-5.
Abbiamo un quarto set, abbiamo la partita vera.
Lo scontro tra giganti è iniziato, dopo la pioggia, e adesso si riparte da zero. I due fenomeni giocano un set semplicemente stellare e raggiungono di nuovo il tie break: questa volta è Rafael che si issa 5-2 con due servizi avanti a sè, sembra fatta. Invece no, due punti di Federer ed è:
5-4 Nadal, 2 servizi per Federer;
6-5 Federer, 2 servizi per Nadal;
7-6 Nadal championship point ma con due servizi per Federer, che lo annulla ma perde il secondo punto, o meglio, Nadal se lo prende, sfoderando uno strepitoso passante lungolinea -"il colpo che vale il torneo", fu il mio commento al rovescio- che lo lancia verso un secondo championship point, ma da giocare col servizio:
87 Nadal, championship point: servizio esterno da sinistra, rovescio corto di Federer, attacco stretto arrotato sempre sul rovescio di Federer che tira un passante lungolinea forse ancora più bello di quello poco prima tirato da Nadal!
Pan per focaccia, 8-8, 2 punti di Federer, 10-8 e si va al quinto set, per la gioia degli spettatori presenti e dei telespettatori, altrettanto!
Il gioco continua a essere quello irraggiungibile per tutti tranne che per loro, uno spettacolo da lustrarsi gli occhi, il tennis perfetto, dove quando uno dei due sembra spacciato, gioca oltre ogni immaginazione. Una breve interruzione per pioggia non toglie concentrazione, e si arriva al 6-6: ma come molti sapranno, nei tornei dello slam, tranne agli U.S. Open, al quinto set non c'è tie break, e si va avanti ad oltranza.
La luce piano piano diminuisce, e fin dal 4-4, ma anche prima, ogni game è decisivo, ogni punto è decisivo, tutti coloro che stanno guardando la partita sanno che stanno guardando un nuovo pezzo di storia del tennis.
Federer nei suoi turni di servizio fa più fatica,e si salva tante volte col servizio: troppe volte.
7-7: break di Nadal.
8-7 si raggiunge un nuovo championship point sempre per il maiorchino: mette una gran prima, ma gli ritorna un rovescio incrociato strepitoso, assoluto, incredibile, e Federer si salva ancora. Ma il momento è giunto, e su un errore di dritto si chiude la partita, con Nadal in lacrime sdraiato per terra a guardare il cielo, a sentire l'erbetta sotto la sua schiena. Quando si alza non sente la terra rossa appesantire la sua maglietta, e si accorge di aver vinto Wimbledon. Contro tutti e contro tutto ha dimostrato che lui, non è soltanto un terraiolo, ma un vero e proprio fenomeno. Federer mantiene eleganza e classe nell'intervista finale, ma è deluso, e ha la faccia di chi teme l'inizio del declino, nonostante il bianco pantalone lungo e il delizioso cardigan.

Io non ho mai tifato per Rafa, fino all'ultimo colpo, ma da un po' di tempo, non gli tifo più contro: non perchè vince, ma perchè ha dimostrato di non essere solo lo stereotipo assoluto del terraiolo tutto gambe e cuore, quantità e solidità, ma decisamente qualcosa di più, migliorando ogni suo colpo, trovando soluzioni nuove, dimostrando di avere tocco, di poter giocare il back di rovescio, ecc.
Un bellissimo articolo su Nadal che racconta bene quelli che sono stati i miei pensieri e i miei errori di interpretazione su di lui, miei e di moltissimi è questo, che vi consiglio vivamente, scritto prima di oggi, e quindi privo di quell'esaltazione esagerata che caratterizzerà ogni scritto su di lui da domani.
Nadal non stava vincendo Wimbledon nel terzo set: era Federer che lo stava perdendo. Poi invece, se l'è vinto, anche quando Federer guarito con l'acqua piovana è tornato lui e ha giocato un tennis magnifico, sublime, che comunque amerò sempre più di quello di Nadal perchè più vario, più creativo, ma anche semplicemente per i gesti perfetti, da manuale che muovono ogni suo colpo, per l'eleganza di ogni sua movenza. Rimane il giocatore che gioca il tennis più bello e completo della storia del tennis: sarà anche il più vincente? Ciò che fino a sei mesi fa era una scontata certezza, ora è in frantumi: quest'anno Federer non ha ancora vinto nè uno slam, nè un Masters Series, solo il torneo di Halle, che tra l'altro non aveva Nadal in tabellone.
Appare invece all'orizzonte un certo ragazzo che vince il suo primo Wimbledon a 22 anni, come Federer 5 anni fa, con l'unica sottile differenza, che Nadal ha già vinto 4 Roland Garros, mentre a pari età Wimbledon 2003 era il primo torneo dello Slam per lo svizzero. Davanti a colui che sembrava essere destinato a rimanere eterno numero 2, e numero 1 solo sulla terra rossa, che 3 anni fa chiese a Federer di potersi allenare con lui sull'erba per imparare a giocare sulla superficie di Wimbledon, si apre una carriera dalla lunghissima prospettiva.
Il record di 5 vittorie consecutive di Borg uguagliato da Federer l'anno scorso non è stato superato; ma è stato uguagliato Borg nella doppietta Parigi-Londra.
Questa è la tabella dei vincitori del singolare di Wimbledon, e questa di quelli del Roland Garros, per capire meglio la straordinarietà dei due fenomeni che hanno acceso il campo centrale nella finale di oggi.
L'anno prossimo ci sarà il tetto mobile sul campo centrale di Wimbledon, ma la pioggia nella sua ultima apparizione in finale, è stata acqua benedetta: ci ha regalato il vero Federer, la vera partita, un autentico vincitore, uno spettacolo indimenticabile.

Risultato finale: Nadal batte Federer 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7.

sabato 5 luglio 2008

[Doppio post:2] Io, sul pianeta dello studente

Con la riforma del sapere a punti, la cultura è diventata roba per grandi. A me le robe da grandi fanno schifo, e solo quando li dimentico, quei numeri che tutti mi urlano, guardo col cuore e vedo l'essenziale, vedo dietro la Storia gli uomini che l'hanno fatta, nei saggi i Saggi che li hanno scritti: e allora sono interessato, e allora mi appassiono, perchè non vedo più soltanto il mero dato, il numero, gli ridò vita. Alle volte non è più tanto facile, sarà il crescere, sarà che sto diventando grande: ma quando ci riesco, quando riesco a dimenticare quanti esami mi mancano, quanti ne ho fatti e dunque che numero di esame è quello che sto preparando, quanto vale -come se il valore di un esame, del sapere, è dato dai CFU assegnatogli, assurdo, ma nell'uso comune si dice proprio così- allora, immerso nel contenuto, ritrovo la curiosità della scuola elementare, delle medie... Poi al liceo tanti bambini diventano grandi in fretta, e già iniziano a sommare e dividere, fare medie, calcolare i numeri della cultura, del sapere: già lì si comincia, perchè solo ai bambini delle elementari si chiede cos'hai imparato oggi, a quelli del liceo si chiede quantidebitihai, quantiesamihai, chemediahai, conquantoseiuscito. Però al liceo io ero ancora ingenuamente bambino, coglievo l'essenziale di ciò che imparavo, pur colla mia pigrizia e la mia distrazione, pur con un'altalenante passione. Ma i numeri, mi interessavano solo in matematica. Poi la vita ti cresce, le esperienze, e quando tutti parlano per numeri, poi sei tu che ti senti sbagliato, perchè un po' di razionalità in più ti ha fatto perdere la sfrontatezza con cui rifiutavi l'importanza dei numeri. Quando l'amore cede il passo alla relazione amorosa, la programmazione prende il posto all'improvvisazione, il futuro è l'argomento, e non più il presente, la vacanza un intervallo tra due numeri, ben calcolati: allora capisci che tutto è più equilibrato, più giusto, e pian piano l'accetti. Non è che sia tutto sbagliato, perchè è solo la purezza dei sogni che si scontra con la concretezza solida della realtà: l'amore non scompare mica nella relazione e la programmazione permette cose che l'improvvisazione impedisce. Tuttavia, alle volte, le dinamiche del vivere prendono il posto del vivere stesso, e ci si ritrova a parlare di sè davvero coi numeri, come se la carriera universitaria potesse essere compresa solo con quanti anni quanti crediti quanti esami, e mai quali! Quantità per qualità...
Comunque il mondo dei grandi non è poi così grigio, ma alle volte ricordarsi di esser stati bambini e magari far anche i bambini, è davvero importante!

"Ma i grandi non capiranno mai che questo ha importanza."

[Doppio post:1] Se il piccolo principe atterrasse sul pianeta dello studente...

"Se voi dite ai grandi: «Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre e dei colombi sul tetto», loro non arrivano ad immaginarsela. Bisogna dire: «Ho visto una casa da centomila euro», e allora esclamano: «Com'è bella»."


Antoine De Saint-Exupéry, ne "il Piccolo principe", col candore e l'eterea bellezza che ritroviamo in ogni pagina, riassume con questo semplice quanto efficace esempio il suo pensiero.
E conclude:
"Sono fatti così. Non c'è da prendersela. I bambini devono essere indulgenti coi grandi".
I grandi, che poi mica è una questione d'età: bè, un po' sì in realtà, e infatti a inizio libro l'autore non ci invita a essere bambini, ma a ricordarci di essere stati tali..
"Tutti i grandi sono stati bambini. (Ma solo pochi di essi se ne ricordano)"
Messaggi simbolici e semplici, a smascherare una realtà difficile e un po' falsa. Quante volte caschiamo anche noi nel'errore, e guardando cogli occhi non scorgiamo che il superfluo? Accade spesso anche sul pianeta degli studenti: e dire che non siamo poi così grandi...
Due ragazzi si incontrano: dopo la domanda cosastaifacendo introduttiva, si passa subito alla seconda acheannosei, alla terza quantiesamitimancano, all'ultima cosavuoifaredopo, che poi è la più divertente, perchè colei che sta studiando psicologia vorrà fare l'ingegnere ovviamente, e lo studente di biotecnologia non vede l'ora di diventare avvocato: oltre tutto parlando del futuro comunque incerto, con un pizzico di scaramanzia e un po' di sfiducia si otterrà un sempre vero e sempre vuoto vedremo.
Il peggio lo si raggiunge sull'argomento esame.
Alle volte, ma molto raramente, si incappa, quasi per sbaglio, a chiedere il nome dello stesso: ma poco importa; le domande sono quantohaipreso e daquanticrediti era. Così, dopo aver totalizzato le risposte che tranne quella iniziale sono solo numeri, ci si avvia verso altri lidi avendo constatato che Marco è un Ingegneria-terzo-5-ingegnere, e che ha appena dato l'esame 28-6.
Il ragazzo se ne va, ha inquadrato Marco.
Io me lo immagino il piccolo Principe, chiedere
che materia stai studiando,
di che cosa tratta,
qual è la cosa che ti ha colpito di più,
di che colore è il tuo libro,
alla ricerca di un dono,
"regalami, su, una briciola di quello tuo sapere lontano..."
E gli studenti un po' grandi, rimanere sbigottiti:
"cosa ti vengo a spiegare, l'esame?
L'argomento, il contenuto, una curiosità, la scoperta?
È un 30 da 5, non capisco cosa vuoi sapere..."

Lui però non se ne farebbe un grosso problema, e salterà su un altro pianeta, nel continuo viaggio delle miopie dei grandi, che pure da studenti, parlano di numeri, tranne forse quelli che i numeri li studiano, i matematici, perchè loro volano con la fantasia, usando i numeri come strumento di comprensione del mondo: loro i numeri li rispettano, sono entità, li venerano, mica li maltrattano...

venerdì 4 luglio 2008

La politica, tra moralità e pragmatismo

Il contesto storico era diverso.
I personaggi e il protagonista, pure.
Stesso Paese, il nostro, 1985. I risultati delle elezioni regionali confermarono il gradimento per Craxi e per il suo Partito Socialista. Il Pci iniziava -o continuava- la sua parabola discendente: la sua peculiare "diversità" e la "questione morale" non bastavano più. In un editoriale Scalfari, della Repubblica, commentò l'evidenza "che il tema della moralità non sia sufficiente e comunque non in grado di avere la meglio sul tema della stabilità politica".
Moralità.
L'elemento di discordanza è ancora questo: da una parte, prevale l'aspetto morale, Berlusconi tanto pulito non è, voto altro; dall'altra, un punto di vista pragmatico: sì, avrà rubacchiato, sì, è un furbone, ma chi non lo è e soprattutto l'importante è che governi bene.
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti q quando non stupidi e ciechi.
Tutti a parole auspicano un confronto, ma nei fatti, pochi sono coloro che riescono quantomeno a parlare con simpatizzanti della parte avversa: la classe politica non è che lo specchio del Paese.
La chiave moralistica e la chiave pragmatica sono due chiavi di lettura accettabili e apprezzabili: la priorità all'una o all'altra dipende poi dal carattere, dall'animo, dalle esperienze di vita, insomma da ogni singola persona che con il suo bagaglio di emozioni e la sua più o meno spiccata e più o meno addestrata capacità d'analisi si dirigerà alle urne a decidere chi lo governerà.
In effetti, una sola posizione non concepisco, che non trovo nemmeno di protesta: l'astensione. In effetti la scheda bianca è la più grande offesa ai Partiti: quando si contano, hanno tutt'altro effetto rispetto a chi, INDIFFERENTE o DISPERATO, non passa neanche dalle cabine elettorali; esse sono la percentuale del partito del dissenso, persone che si sono prese la briga di andare ai seggi per non votare, per lasciare la scheda bianca, per manifestare e urlare: io ci sono, sono attento e responsabile, ma lì, tutti, mi fate schifo, non mi rappresentate. Nella percentuale dei non votanti, invece, si confondono i ribelli al sistema con le persone in vacanza, quelle che non riescono a votare per lavoro con gli indifferenti.

Perchè questo post politico?

Perchè leggendo quella citazione, mi sono accorto che poteva essere usata a proposito della situazione politica degli ultimi 15 anni, in cui spesso il voto era un sì o un no a Berlusconi, e mi premeva sfatare l'illusione, diffusa tra i votanti di sinistra, che gran parte dei suoi sostenitori siano stupidi o male informati: io non lo credo. La gente non è stupida, e quando vede un personaggio come lui immerso in così tanti processi, solo le frange più oltranziste, i fanatici, riescono in conseguenza ad attaccare la Magistratura: i più, io credo, seppur consapevoli, scelgono "la stabilità di governo" alla "moralità". Son'io d'accordo? No, data l'intransigenza morale che mi contraddistingue, ma accetto che per milioni di persone, di lavoratori, il pragmatismo sia una luce guida. Non dubito del resto che se ci fosse un personaggio altrettanto persuasivo e pragmatico, eppure moralmente ineccepibile, vincerebbe senza grandi fatiche.
Nell'attesa, confermiamo l'attenzione alle vicende, continuiamo nell'analisi delle situazioni, informiamoci, e solo con grande parsimonia e prudenza, lanciamoci nel giudizio del nostro prossimo.

E andiamo in pace.

giovedì 3 luglio 2008

Wimbledon oggi.

La domanda potrebbe sorgere spontanea: com'è che dall'inizio della seconda settimana di Wimbledon, quella calda, non ho più parlato del torneo e di tennis? In realtà, il fatto è che il torneo maschile segue un copione, seppur con qualche sgradita sorpresa, non così affascinante, che porta verso la conclusione annunciata: la finale Federer-Nadal. Federer non ha perso neanche un set, Nadal uno, contro quel Gulbis che ha davvero incantato me come tutti coloro che l'hanno visto. Quindi tutto scritto?
Bè, Nadal invece ha già un piede in finale, che incontri Schuettler o Clement che devono finire la partita quest'oggi, essendo il programma in ritardo a causa della pioggia.
Federer invece si becca Safin, e proprio nel post d'elogio a lui ho citato quella che è probabilmente la partita più bella che io abbia mai visto: semifinale di uno slam, Australian Open 2005, Safin batte Federer 5-7 6-4 5-7 7-6 9-7 in più di quattro ore di gioco, per poi aggiudicarsi il torneo. Quella di domani è una partita imprevedibile: magari una vittoria facile dello svizzero, magari una partita all'ultimo sangue, certamente uno spettacolo.
Tra le donne si prospetta una finale tra le sorelle Williams.

mercoledì 2 luglio 2008

Si parlava di responsabilità: "Gomorra"

Poi capita che così, scelta e un po' coincidenza, lo stesso giorno che hai scritto sulla responsabilità tu vada a vedere Gomorra. D'altra parte, se hai tenuto un cineforum e progetti di tenerne un altro, se cerchi in qualche modo di essere un umile punto di riferimento cinematografico, una responsabilità vera è l'aggiornamento sui fenomeni cinematografici e culturali, oltre che la ricerca del bel film. Un fenomeno, "Gomorra", che in quanto tale, mantiene la sua forza espressiva e di denuncia qualunque sia il mezzo espressivo, la carta stampata o la pellicola.
Roberto Saviano una bella responsabilità se l'è presa:
"Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità."
E non importa se questo comporti vivere sotto scorta dall'ottobre 2006; una scelta difficile, un bivio: non tutte le scelte sono definitive, non tutte le azioni comportano conseguenze, ma alcune, sì, quelle più importanti.
Il fuoco l'arse finchè non riuscì più a tenerselo dentro e dovette scrivere pagine di fuoco.
Non farò l'elenco dei premi che ha ricevuto, nè darò un giudizio al libro o al film, ma riporto solo due dati, noti ai più:
"Gomorra è stato tradotto in 43 paesi. È presente nelle classifiche di Best Seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia, Lituania. Il New York Times ha inserito Gomorra nella classifica dei libri più importanti del 2007. Anche The Economist ha inserito Gomorra tra i cento libri dell'anno. Unico italiano inserito sia per il NYT che per l'Economist."
Gomorra senza Sodoma non la si era sentita mai:
da oggi la parola avrà un nuovo aroma, com insegna Bachtin, perchè non si dirà più Gomorra senza che ci venga in mente anche quest'opera d'arte.
Nessun titolo sarebbe stato più adatto: Gomorra rima con Camorra, di nome e di fatto.

Quando esco dalla sala rimango sempre perplesso dopo un film di denuncia perchè, d'accordo, mi sono informato, è una vergogna che sia così come raccontato: dunque?
Ci si sente così impotenti, ci si trova davanti a un'organizzazione così complessa, così ramificata, così intrisa nella società e nelle menti, nella cultura e nella vita, che si ha l'impressione che nulla possa cambiare. Poi razionalmente si sa che questo non deve impedire di combattere, perchè passi in avanti si fanno e sono stati fatti.
Subito dopo mi chiedo qual è stato il mio merito per avere in dono la possibilità di essere nato qui: e a quel punto il problema esistenziale torna. Nascendo fortunato nell'emisfero boreale piuttosto che in quello australe, e in particolare insomma in una buona situazione, con la possibilità di studiare e decidere liberamente della mia vita, due sono i punti di vista:
1- ho la responsabilità di mettermi in gioco cercando di cambiare le cose, devo prendermi cura di coloro che stanno male;
2- ho la responsabilità di vivere libero e felice, senza affanni, per rispetto a coloro i quali non hanno questa possibilità.
In effetti anche questo secondo aspetto, meno onorevole, che nel post precedente non ho sottolineato, anche godersi la vita se si può, è un atto di responsabilità della propria condizione agiata e un atto di rispetto verso chi non può.
Naturalmente, però, a differenza di quanto io mostri spesso nel mio dialettico peregrinare, non sono poi così tante le scelte definitive, nè quelle assolute.

Per noi, per me,
insomma
si fa quel che si può,
nel continuo tentativo di evidenziare gli aspetti più importanti della nostra personalità, di attuare le nostre potenze, di far fruttare i nostri talenti.

A questo proposito, rinnovo l'attestato di stima per Saviano, ricordando che spesso le scelte più difficili sono anche quelle indiscutibilmente più giuste.

martedì 1 luglio 2008

Responsabilità

Cercando nei dizionari etimologici e no, pochi sono stati gli aiuti, le ispirazioni, i suggerimenti per una comprensione più profonda di questa parola.
Tuttavia, tutti sappiamo cosa vuol dire, e io la definirei
giusta più che bella,
brava più che divertente,
intelligente più che geniale,
saggia più che viva.
Mi sa che con queste definizioni non scriverò mai un dizionario, d'altra parte immagino anche che sopravviverò senza di esso, che è un oggetto troppo utile, grosso e preciso: non fa per me.
Ecco qua, in men che non si dica, in una divagazione quantomeno azzardata mi sono scontrato con l'argomento: meglio scrivere uno splendido libro di frivoli aforismi, o faticare nella creazione di un utile dizionario? Vivere apoliticamente alla ricerca della propria felicità, disinteressata e disimpegnata, o l'intellettuale -di ruolo, nella società, non semplicemente il pensatore- ha il dovere di impegnarsi e mettere RESPONSABILMENTE il suo sapere, la sua cultura, il suo punto di vista, le sue idee, al servizio di coloro che non hanno avuto la possibilità di studiare, sapere e imparare? Non è forse un obbligo morale mettere a frutto gli strumenti di analisi e sintesi tipici della cultura umanistica e scientifica per chi ha avuto il privilegio d'imparare l'utilizzo di tali strumenti?
D'altra parte, non abbiamo anche il diritto di vivere la vita come più ci piace, come più ci va? Hanno tutti sbagliato quegli intellettuali che si sono rinchiusi nella celebre "torre d'avorio" dell'arte, o i decadentisti figli dell'arte fine a se stessa erano i veri detentori della bellezza?
Libertà è partecipazione?
Più si diventa grandi, più si allontana inevitabilmente la spensieratezza?
Quel padre che fugge, oberato dagli schemi, dalla famiglia, dal lavoro e se ne va, alla ricerca di una vita "Into the wild", è inevitabilmente un irresponsabile da criticare, un perfetto stereotipo di cattivo esempio, o invece ha preso in mano la sua vita, senza più fermarsi a subirla?
In quest'ultimo quesito in realtà c'è un vizio di forma, il nostro prossimo, e per il principio aureo
"la mia libertà finisce dove inizia la tua"
il padre in questione, seppur umanamente comprensibile, sbaglia.

Ora io ho una responsabilità però verso di voi, riprendere il filo del discorso.

Sono eternamente diviso tra il manifesto orgoglioso d'inutilità dell'arte di un affascinante scrittore quale Wilde, che fa del dettaglio e della arguzia un'arte sublime e la figura dell'intellettuale impegnato, politico o combattente e perchè no anche un po' ideologo, che spende la sua vita per gli altri, per cambiare le cose, senza accontentarsi del posto privilegiato in cui è capitato sulla Terra.
Forse tutti siamo divisi, anche tra il protagonista di "Into the wild" e Che Guevara: anche no, mi direte. Mi spiego meglio. Li intendo rispettivamente quali simbolo della spinta per la fuga dalla società, dalle istituzioni, alla ricerca del midollo della vita, l'uno; lotta per cambiare la società, per cambiare le cose sempre nel tentativo di far emergere il midollo della vita tra le vistose e pompose architetture della società contemporanea, l'altro.

Quanto è giusto essere responsabile.
Quanto è bello essere irresponsabile.