Un mese e mezzo dopo la partenza ho scritto un post... di commiato.
Rileggendolo ora, trovo ancora curiosa l'assenza totale di esaltazione:
solo una nota romantica sul finire,
mentre forte l'accostamento spontaneo alla morte di fronte a un avventura che poi si è rivelata il più grande sì alla vita che io abbia mai detto. Del resto l'aldilà cristiano è la vita vera, e quindi forse non dovrei sorprendermi: è non nego che sia stata una scelta di fede, nel prossimo in particolare, che spesso è stato in qualche modo il mio dio.
Ma andiamo oltre.
La mia predisposizione all'analisi e allo svisceramento rischia talvolta di trovare qualcosa che è presente solo in piccola parte, l'ingrediente ultimo, finendo per confondere un pizzico per una manciata. Forse il funereo inizio d'avventura era solo conseguente agli addii degli ultimi giorni.
Ma no, non era solo questo.
Nell'ultimo mese in Italia ho montato un video della mia vacanza in Sicilia 2009 e l'ho mostrato ai miei sventurati amici nella serate del saluto. Non era solo il gusto dell'insolito, o uno sterile e quanto di più da me odiato artisticismo: era un autentico segnale di chiusura di un periodo, o meglio, il mio tentativo di favorire la fine di una fase.
La mia priorità in questo viaggio è sempre stata, come ho spesso risposto ai più che mi hanno offerto la regina della domande, il perchè, "osservare la mia vita da un altro punto di vista". Questa posizione ha permesso di lasciarmi totalmente indifferente all'isolona lontana, alla sua natura, alle sue peculiarità. Non era mia priorità l'università, la lingua inglese, non lo era il turismo, nè tantomeno una postadolescenziale voglia della classica iperfestosità da exchange.
Volevo l'altro: quale altro fosse era indifferente, ma "il più altro, il meglio".
[Questo aldiqua è un'isolona grande e vuota, con una natura di primordiale memoria, ma un nuovo popolo d'infantile identità e, non troppo raramente, anche d'ingenua istintualità.]
In ogni parentesi ti senti al sicuro, come in un sogno o un videogioco, con l'idea che se muori hai la seconda vita, o che ti risvegli. Con lo stesso principio delle Vacanze, per i più e per LE più, le regole morali sono sospese, perchè ciò che accade qui è un gioco.
Non si fa mica sul serio.
Siamo tutti amici, ma anche non me ne curo e non mi aspetto nulla da te.
Ci amiamo, ma si fa per dire.
Si sia educati, ma con un livello di sfrontatezza incontrollato.
Se non cinici o stoici si può sempre essere passivi gaudenti, che tanto ciò che succede qui non importa, come quando sei in matrix: se muori in matrix non muori nella vita reale.
OPS.
Come automi ben programmati, moltissimi si sono rivelati capaci di cambiare modalità del vivere: o se ne sono obbligati, o si sono mostrati come tali. Innalzate sono state difese più o meno spontanee in una situazione in cui si cammina sul consueto filo del vivere ma senza una salda rete sociale a salvarci dalle cadute. E allora alcool e superficialità come piovesse. Pare che davvero si possa spegnere il cervello: però, "ogni tanto", cantava...
Ma se sei particolarmente dotato nel tesserla, perchè ami e ti doni e non ti proteggi, (dopotutto pochi sparano ad un uomo nudo), allora puoi permetterti anche IL LUSSO DI SOFFRIRE, e di evitare di dover ridurre le tue percezioni del vivere o di dover cadere e scadere in una triviale necessità di "girarti dall'altra parte", di di-vertere, finendo a percorrere il tunnel che caparezza illumina, e che passo dopo passo diventa sempre più buio.
La metafora, o meglio, l'espressione che in questo momento mi si offre alla mente per descrivere il momento della partenza da casa sarebbe la pausa: ho messo la mia vita in pausa per poi tornare, premere play e continuare da dove ero rimasto.
Temo del resto che stessi andando al rallentatore, e che quindi ora, a velocità normale, non ci vorrà molto prima di iniziare il capitolo successivo.
lunedì 19 dicembre 2011
domenica 21 agosto 2011
L'aldilà
Passano tutti quanti a casa tua per salutarti.
“mi raccomando…”
Tu sistemi tutto, cosicchè chi rimane non avrà problemi:
chi rimane in vita, s’intende.
Ho salutato anche il mio adorato presbitero,
che non vedevo da tempo,
perchè sai mai,
l’estrema unzione può sempre venire utile.
Il viaggiatore guarda avanti a sè:
le meraviglie che lo attendono,
gli incanti che già s’inghingherano.
Io, invecchiatomi sul divano, guardo dietro, alla vita che lascio:
non è forse quel morire, che è poi dormire, anche, come Guglielmo ci insegnò?
Un mezzo sorriso, alla vecchia amica che non cambierà mai, la vita:
vado un attimo di là,
dove i cigni sono neri e gli anatroccoli belli...
“mi raccomando…”
Tu sistemi tutto, cosicchè chi rimane non avrà problemi:
chi rimane in vita, s’intende.
Ho salutato anche il mio adorato presbitero,
che non vedevo da tempo,
perchè sai mai,
l’estrema unzione può sempre venire utile.
Il viaggiatore guarda avanti a sè:
le meraviglie che lo attendono,
gli incanti che già s’inghingherano.
Io, invecchiatomi sul divano, guardo dietro, alla vita che lascio:
non è forse quel morire, che è poi dormire, anche, come Guglielmo ci insegnò?
Un mezzo sorriso, alla vecchia amica che non cambierà mai, la vita:
vado un attimo di là,
dove i cigni sono neri e gli anatroccoli belli...
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mercoledì 25 novembre 2009
SLUMDOG Millionaire
Per ogni proiezione viene consegnata una scheda allo spettatore curioso, con i dati principali e una mia breva annotazione. Pubblicherò di volta in volta quest'ultima.
Ecco cosa hanno letto di mio i 78 spettatori paganti.
UN APPROFONDIMENTO: IL TITOLO ORIGINALE
Il titolo originale porta con sé le origini del protagonista, appunto uno “slumdog”, espressione gergale (cane dello slum) dove l’accostamento all’animale ha un uso svilente che in italiano possiamo ritrovare in espressioni tipo “solo come un cane”. Il titolo è fortemente ossimorico, accosta cioè due termini in antitesi tra loro: lo slumdog è l’ultimo degli ultimi, uno sventurato, mentre il milionario è un eletto. Ancora più forte è da considerare l’espressione perché ambientata in India, società caratterizzata per millenni –per molti versi ancora oggi– dalla divisione in caste, in cui la nascita decide il proprio stato sociale di tutta la vita, senza possibilità di cambiamenti: un “cane della baraccopoli milionario” è fatto più unico che raro,
addirittura destabilizzante.
Ecco cosa hanno letto di mio i 78 spettatori paganti.
UN APPROFONDIMENTO: IL TITOLO ORIGINALE
Il titolo originale porta con sé le origini del protagonista, appunto uno “slumdog”, espressione gergale (cane dello slum) dove l’accostamento all’animale ha un uso svilente che in italiano possiamo ritrovare in espressioni tipo “solo come un cane”. Il titolo è fortemente ossimorico, accosta cioè due termini in antitesi tra loro: lo slumdog è l’ultimo degli ultimi, uno sventurato, mentre il milionario è un eletto. Ancora più forte è da considerare l’espressione perché ambientata in India, società caratterizzata per millenni –per molti versi ancora oggi– dalla divisione in caste, in cui la nascita decide il proprio stato sociale di tutta la vita, senza possibilità di cambiamenti: un “cane della baraccopoli milionario” è fatto più unico che raro,
addirittura destabilizzante.
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giovedì 12 novembre 2009
giovedì 9 luglio 2009
Federer è il più grande di sempre: o almeno della sua epoca!
Commento ad un articolo di Tommasi su Ubitennis che dice il contrario, creando centinaia di commenti di protesta per la poca professionalità con cui è stata portata avanti una tesi quantomeno difficile se non assurda. Quella per la quale Federer non solo non sarebbe il tennista più forte di tutti i tempi (tesi opinabile ma sensata) ma addirittura non merita di essere considerato nemmeno il più grande della sua (non ben definita) epoca. Questo è stato il mio commento, e visto che ogni volta che mi trovo a scrivere fatico a non metterci impegno, ho deciso di pubblicarla anche qui.
Prima però dico ciò che credo io: Federer ha battuto quasi tutti record. I record sono l'unica nostra arma per rapportare epoche diverse, esistono per questo. Sulla base dei numeri, grazie inoltre alla completezza tecnica che lo contraddistingue e all'eleganza dei gesti, lo ritengo il più bravo e più forte tennista di sempre, in attesa di vedere i risultati che farà Nadal (di 5 anni più giovane). Eppure sono consapevole che epoche diverse sono rapportabili solo con grande prudenza: basti pensare alla diversa lunghezza delle carriere dei giocatori. Tuttavia, se mi dovessero obbligare a fare un nome, su cosa potrei basarmi se non sui record? Sono d'accordo che la questione sia di dubbio interesse, e di dubbio profitto, e siamo in moltissimi a comprenderlo. Però "non il più grande della sua epoca", è davvero un affermazione tirata per i capelli.
Ecco il mio commento alll'articolo, che ho poi postato per questione di lunghezza sul blog di Scanagatta, in particolare qui.
"Non si possono e non si devono confondere il rispetto per un uomo e per la sua carriera con il rispetto per un articolo e per la sua tesi. Lapalissiana è la stima dovuta al giornalista sportivo Rino Tommasi e alla sua carriera; il suo articolo, tuttavia, è evidentemente mal costruito e la sua tesi portata avanti senza i necessari argomenti a favore.
Vorrei far riflettere che l'insolita mole di commenti è dovuta non ad una tesi poco popolare e poco condivisa, ma contro una tesi INSOSTENIBILE, almeno così com'è stata presentata: una tesi buttata lì, senza definire i contorni dell'epoca accennata e con un solo dato a fondamento, cioè "il numero degli slam vinti da Nadal negli ultimi 5 disputati da entrambi i fenomeni", che già dalla formulazione è chiaramente dettaglio e non fondamento.
Comprendo e condivido il fastidio di un serio professionista davanti al sensazionalismo e alla superficialità dei giornalisti divinizzatori, che ha portato Tommasi a scrivere un pezzo contro: eppure, non è forse altrettanto sensazionalismo intitolare un articolo "Federer: non il più grande", il giorno in cui quest'ultimo ha raggiunto uno dei record più importanti tra le statistiche del tennis?
Voglio anch'io lanciare una provocazione allora, da tennista e scrittore quale sono (di cuore, anche se non ancora di professione): ecco qua un bell'articolo contro.
FEDERER OGGI PIÙ FORTE DI NADAL SULLA TERRA ROSSA
Roger Federer è nel 2009 il più forte giocatore del mondo sulla terra rossa. Infatti, pur avendo Nadal vinto 3 tornei aulla sua amata superficie(Monte Carlo, Barcellona e Roma) e lo svizzero 2 (Madrid, Roland Garros), è indiscutibile che la vittoria del Master 1000 di Madrid contro Rafa in casa sua e del Roland Garros proprio contro quell'avversario che aveva pochi giorni eliminato il maiorchino, spostino l'ago della bilancia a favore di Roger, anche a livello di punti: due Master 1000 e un Master 500 valgono meno di un Master 1000 e uno Slam da 2000 punti (2500<3000).
Non è così difficile lanciare tesi capziose e generare una protesta.
Almeno in queste quattro righe ci sono dei dati a favore di una tesi che inoltre ha un arco di tempo ben definito.
Insomma: sarà stato il poco tempo, sarà stato il fastidio per manovre giornalistiche particolarmente odiose, ma l'articolo di Tommasi così com'è non è semplicemente poco riuscito, ma manca davvero dei requisiti fondamentali necessari per far parte di una testata specialistica seria, importante e in ascesa come Ubitennis è.
Insomma, un articolo fuori luogo, nello spazio e nel tempo, con buona pace della stima intoccabile per l'autorevole firma.
Sperò si rifarà presto.
P.S. Durante la finale, ho tifato Roddick."
Prima però dico ciò che credo io: Federer ha battuto quasi tutti record. I record sono l'unica nostra arma per rapportare epoche diverse, esistono per questo. Sulla base dei numeri, grazie inoltre alla completezza tecnica che lo contraddistingue e all'eleganza dei gesti, lo ritengo il più bravo e più forte tennista di sempre, in attesa di vedere i risultati che farà Nadal (di 5 anni più giovane). Eppure sono consapevole che epoche diverse sono rapportabili solo con grande prudenza: basti pensare alla diversa lunghezza delle carriere dei giocatori. Tuttavia, se mi dovessero obbligare a fare un nome, su cosa potrei basarmi se non sui record? Sono d'accordo che la questione sia di dubbio interesse, e di dubbio profitto, e siamo in moltissimi a comprenderlo. Però "non il più grande della sua epoca", è davvero un affermazione tirata per i capelli.
Ecco il mio commento alll'articolo, che ho poi postato per questione di lunghezza sul blog di Scanagatta, in particolare qui.
"Non si possono e non si devono confondere il rispetto per un uomo e per la sua carriera con il rispetto per un articolo e per la sua tesi. Lapalissiana è la stima dovuta al giornalista sportivo Rino Tommasi e alla sua carriera; il suo articolo, tuttavia, è evidentemente mal costruito e la sua tesi portata avanti senza i necessari argomenti a favore.
Vorrei far riflettere che l'insolita mole di commenti è dovuta non ad una tesi poco popolare e poco condivisa, ma contro una tesi INSOSTENIBILE, almeno così com'è stata presentata: una tesi buttata lì, senza definire i contorni dell'epoca accennata e con un solo dato a fondamento, cioè "il numero degli slam vinti da Nadal negli ultimi 5 disputati da entrambi i fenomeni", che già dalla formulazione è chiaramente dettaglio e non fondamento.
Comprendo e condivido il fastidio di un serio professionista davanti al sensazionalismo e alla superficialità dei giornalisti divinizzatori, che ha portato Tommasi a scrivere un pezzo contro: eppure, non è forse altrettanto sensazionalismo intitolare un articolo "Federer: non il più grande", il giorno in cui quest'ultimo ha raggiunto uno dei record più importanti tra le statistiche del tennis?
Voglio anch'io lanciare una provocazione allora, da tennista e scrittore quale sono (di cuore, anche se non ancora di professione): ecco qua un bell'articolo contro.
FEDERER OGGI PIÙ FORTE DI NADAL SULLA TERRA ROSSA
Roger Federer è nel 2009 il più forte giocatore del mondo sulla terra rossa. Infatti, pur avendo Nadal vinto 3 tornei aulla sua amata superficie(Monte Carlo, Barcellona e Roma) e lo svizzero 2 (Madrid, Roland Garros), è indiscutibile che la vittoria del Master 1000 di Madrid contro Rafa in casa sua e del Roland Garros proprio contro quell'avversario che aveva pochi giorni eliminato il maiorchino, spostino l'ago della bilancia a favore di Roger, anche a livello di punti: due Master 1000 e un Master 500 valgono meno di un Master 1000 e uno Slam da 2000 punti (2500<3000).
Non è così difficile lanciare tesi capziose e generare una protesta.
Almeno in queste quattro righe ci sono dei dati a favore di una tesi che inoltre ha un arco di tempo ben definito.
Insomma: sarà stato il poco tempo, sarà stato il fastidio per manovre giornalistiche particolarmente odiose, ma l'articolo di Tommasi così com'è non è semplicemente poco riuscito, ma manca davvero dei requisiti fondamentali necessari per far parte di una testata specialistica seria, importante e in ascesa come Ubitennis è.
Insomma, un articolo fuori luogo, nello spazio e nel tempo, con buona pace della stima intoccabile per l'autorevole firma.
Sperò si rifarà presto.
P.S. Durante la finale, ho tifato Roddick."
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tennis
domenica 7 giugno 2009
Roger XIV
Oggi è di nuovo re, il re del tennis mondiale.
Oggi tutti coloro che amano i cerchi e le opere ben definite
oggi tutti coloro che cercano nella realtà
conferme alle idee
numeri e nomi che accertino le sensazioni:
tutti noi oggi possiamo gioire, perchè Federer ha ottenuto ciò che gli spettava per diritto naturale.
Un posto nella storia.
Il posto nella storia.
Eguagliato il record di Slam vinti ma a differenza di Sampras, l'altro dai 14 Slam in carriera, con il Roland Garros nel palmares.
Vincitore più di tutti, vincitore dappertutto.
A ricordare a tutti noi giocatorini che non c'è terra o cemento o erba che tenga; se sei il più forte a giocare a tennis, e sei al contempo sostenuto da un fisico allenato e da una mente esperta:
vinci.
"Se ci fosse arrivato Nadal in finale Federer non avrebbe vinto". Non solo probabile, quasi certo direi. Ma con i se non si fa la storia nè alcun progresso dialettico interessante.
Nadal ha perso prematuramente, come Djokovic: è un dato. Possiamo solo chiederci perchè. Una causa possiamo trovarla nel ridondante Master Series di Madrid, nella loro semifinale interminabile che ha tanto provato il maiorchino da fargli perdere, sulla terra di casa sua, la finale proprio contro Federer.
Eppure in questa novella rivoluzione francese, permane una costante: il vincitore del Roland Garros è il numero 2 del ranking. Curioso: da n.1 Federer non è riuscito a vincere, da n.2 sì; e Nadal che da 2 sempre dominò, da 1 ha fallito: una coincidenza, naturalmente, ma è andata così.
Ora siamo tutti più tranquilli: Federer ha il suo posticino in testa al record più importante, quello degli Slam, ed è uno dei due o tre giocatori dell'era open che li ha vinti tutti e 4: rispettivamente, ha raggiunto in una volta Sampras e Agassi.
Rimane da sottolineare come ora tocchi all'altro fenomeno, Rafa, vincere lo U.S. Open rispondendo per le rime allo svizzero con un altro Career Grand Slam ma raggiunto a soli 23 anni.
Prima però, il periodo dell'erba, del tennis che sballa: Wimbledon. Con un Federer più leggero, un Nadal più affamato e un Soderling in gran fiducia; e Murray e Djokovic, e Safin all'addio ai prati, e Gulbis? E qualche sorpresa, speriamo...
Tanti cari saluti alla terra rossa, quest'anno con più affetto che mai.
Oggi tutti coloro che amano i cerchi e le opere ben definite
oggi tutti coloro che cercano nella realtà
conferme alle idee
numeri e nomi che accertino le sensazioni:
tutti noi oggi possiamo gioire, perchè Federer ha ottenuto ciò che gli spettava per diritto naturale.
Un posto nella storia.
Il posto nella storia.
Eguagliato il record di Slam vinti ma a differenza di Sampras, l'altro dai 14 Slam in carriera, con il Roland Garros nel palmares.
Vincitore più di tutti, vincitore dappertutto.
A ricordare a tutti noi giocatorini che non c'è terra o cemento o erba che tenga; se sei il più forte a giocare a tennis, e sei al contempo sostenuto da un fisico allenato e da una mente esperta:
vinci.
"Se ci fosse arrivato Nadal in finale Federer non avrebbe vinto". Non solo probabile, quasi certo direi. Ma con i se non si fa la storia nè alcun progresso dialettico interessante.
Nadal ha perso prematuramente, come Djokovic: è un dato. Possiamo solo chiederci perchè. Una causa possiamo trovarla nel ridondante Master Series di Madrid, nella loro semifinale interminabile che ha tanto provato il maiorchino da fargli perdere, sulla terra di casa sua, la finale proprio contro Federer.
Eppure in questa novella rivoluzione francese, permane una costante: il vincitore del Roland Garros è il numero 2 del ranking. Curioso: da n.1 Federer non è riuscito a vincere, da n.2 sì; e Nadal che da 2 sempre dominò, da 1 ha fallito: una coincidenza, naturalmente, ma è andata così.
Ora siamo tutti più tranquilli: Federer ha il suo posticino in testa al record più importante, quello degli Slam, ed è uno dei due o tre giocatori dell'era open che li ha vinti tutti e 4: rispettivamente, ha raggiunto in una volta Sampras e Agassi.
Rimane da sottolineare come ora tocchi all'altro fenomeno, Rafa, vincere lo U.S. Open rispondendo per le rime allo svizzero con un altro Career Grand Slam ma raggiunto a soli 23 anni.
Prima però, il periodo dell'erba, del tennis che sballa: Wimbledon. Con un Federer più leggero, un Nadal più affamato e un Soderling in gran fiducia; e Murray e Djokovic, e Safin all'addio ai prati, e Gulbis? E qualche sorpresa, speriamo...
Tanti cari saluti alla terra rossa, quest'anno con più affetto che mai.
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tennis
giovedì 14 maggio 2009
L'inadeguatezza della sineddoche come strumento di interpretazione della realtà
Preambolo.
So bene che con un titolo così, perdo lettori.
So altrettanto bene che ogni testo va costruito a seconda del target e del mezzo tramite cui verrà diffuso.
In questo specifico caso, in un blog, è necessario un testo breve, essendo la lettura verticale e digitale ben più faticosa di quella orizzontale e cartacea.
Inoltre, questo processo di semplificazione e di velocizzazione dei testi è presente ormai in tutti i mezzi di comunicazione: ovunque la velocità, la concisione e la sensazionalizzazione dominano.
Ovunque lampi di notizie senza approfondimento, chè la capacità di concentrazione dei lettori è sempre più breve.
L'unica possibilità è l'adattamento servile ai bisogni del lettore?
Sì, quando è commercio.
Sì quando c'è lo share, insomma, quando ci sono i soldi in ballo.
Ma qui, in un blog sperduto nella incommensurabile quantità di dati presenti nella rete, qui sono libero.
Non solo voi siete liberi, di leggermi o meno: io sono libero di scrivere e no, di adeguarmi alle sacrosante legge della comunicazione oppure...no.
Il numero dei lettori, mi è indifferente. Un titolo più difficile e apparentemente più noioso potrebbe inoltre servire come sbarramento per gli indifferenti e invece operare una selezione di interessati.
Corpo del testo
La sineddoche è una delle innumerevoli figure retoriche dal nome ermetico che popolano l'analisi poetica, stilistica e appunto retorica della letteratura italiana.
"Dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme», consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso; la sostituzione può essere:
- la parte per il tutto ("l'Olanda " al posto di "Paesi Bassi");
- di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada")
- del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per "gli Italiani all'estero");
- del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")
[fonte: wikipedia. Non particolarmente autorevole, ma particolarmente comoda: e del resto qui non siamo mica in una rivista di letteratura].
La sineddoche che mi interessa è la prima, e cioè "la parte per il tutto".
Come artificio del discorso non si discute.
Il problema nasce quando invece viene utilizzata come strumento di analisi della realtà.
Leggendo queste parole, il senso potrebbe rimanere ancora oscuro: in verità vi dico, a tutti noi è capitato di cadere in questo errore.
Quando si pensa al tifoso come a un pazzo violento, quando si pensa all'uomo di sinistra come a un comunista, e a quello di destra come a un fascista; quando si pensa al leghista come ad un fanatico xenofobo; quando si pensa ad un cristiano come ad un convertitore bigotto;
in tutti questi casi, noi eleviamo la sineddoche della "parte per il tutto", un innocuo artificio retorico, a valido strumento di interpretazione della realtà, compromettendo l'obiettività del nostro giudizio.
I miei esempi non erano casualmente politici: siamo in vista di elezioni e essendo io candidato alle amministrative comunali, ho sentito la necessità di ripresentare la mia visione. Ripresentare in quanto proprio nel mio ultimo post politico, datato poco meno di un anno fa, scrivevo esattamente a riguardo di ciò che io ritengo davvero dannoso: non una parte politica o l'altra, ma la superficialità, la stupidità, il pregiudizio, e queste sono caratteristiche ritrovabili dietro ogni bandiera.[vai al post]
Scrivevo, per esempio:
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti quando non stupidi e ciechi"
proprio questo è l'aspetto che più mi importa sottolineare.
Esclusi gli estremi o le formazioni politiche territoriali, un po' demagoghe come la Lega, il paese è diviso in due grandi giganti moderatoni, che si è sottolineato più volte, sono simili anche nel nome: "il Pd e il Pd con la L" oppure "il PdL e il Pd senza L" (la prima definizione più corretta cronologicamente, la seconda migliore tenendo in considerazione l'attuale maggioranza).
L'anno scorso, alle politiche, alla Camera,
Il "Popolo della libertà" ha preso 13.629.464 voti
il "Partito Democratico" ha preso 12.095.306.
Come si può creare uno stereotipo dell'elettore dell'una o dell'altra parte?
Quanti saranno i fideisti, i credenti coi paraocchi così presenti nell'immaginario collettivo?
Quante saranno invece le persone normali?
Immensamente la maggioranza, che ritrova in entrambi i partitoni i valori fondamentali dell'uomo.
Come scegliere dunque?
Leggendo tutto il programma?
In entrambi ci sarà qualcosa con cui saremo in disaccordo:
e poi chi ce l'ha il tempo, e la voglia?
Le brave persone sanno però che votare è un dovere: e allora?
Si voterà secondo pragmatismo o idealismo, seguendo lo stomaco o la testa, per partito preso o a ragion veduta; qualcuno voterà i colori, i più voteranno la persona. La persona. Ci saranno gli egoisti, i machiavellici e i moralisti, ci sarà chi vuole votare per la lista che vincerà, per salire sul carro del vincitore, e a chi piace criticare e farà un voto di protesta. Anche se questo post diventasse un libro, non potrei ugualmente presentare tutti gli esempi, nè le motivazioni più o meno presenti, più o meno profonde, più o meno corrette che stanno dietro ad ogni singolo voto.
Scrivo per sostenere ciò che desidero, le premesse necessarie per una società pacifica. Tutti davanti ad una persona abbiano la curiosità e il desiderio di conoscerla, di amarla, di viverla. Oppure ne siano disinteressati, istintivamente lontani: ma quel punto,non trattino di questa persona. Informarsi, analizzare la situazione, comprendere le scelte, accettare il prossimo: queste sono pratiche importanti, necessarie ai fini di un'esistenza consapevole.
Ma il giudizio, diamine, il giudizio!
Una pratica così difficile, che è da lasciarsi ai giudici.
Neanche divertente.
Un onere alle volte necessario, ma non tutti siamo nati Salomone.
Il pregiudizio, poi, quello è un'autentica calamità.
Leggiamo le persone, viviamole, esploriamole, percorriamole.
A che pro giudicarle?
Ancora peggio: a che pro giudicarle per il colore della bandiera o della tifoseria: "gli interisti sono così, i milanisti invece..."
"I democratici sono in questo modo, e i repubblicani invece..."
Tracciare un orizzonte di riferimento ai fini di un'analisi approfondita è comprensibile e utile.
Ma incollare sopra una persona REALE una figurina IDEALE è fuorviante.
Abbiamo amici dell'altra sponda, amici tifosi di un'altra squadra, amici votanti altrimenti; e invece persone dalla nostra parte che non stimiamo, con cui andiamo meno d'accordo.
Se una sintesi infine può essere necessaria, non dovrebbe esistere senza un'analisi!
Quest'ultima invece sì che è necessaria e sufficiente, che può concludersi senza una sintesi, senza un giudizio, ma con la sola consapevolezza di aver indagato un campo che ora si conosce meglio.
Un campo, una cosa, una persona.
Non importa cosa si guarda, l'importante è come!
Educare gli occhi, ricordandosi che non esiste una sola Verità, ma neanche due o tre: esiste una verità per ogni occhio che guarda, e neanche questo basta! Una verità per ogni singolo momento in cui un occhio guarda!
Questo è il pensiero, questa è la situazione: e noi, che facciamo?
Giudichiamo?
Diamo una sintesi senza analizzare, adattandoci comodamente allo stereotipo precostituito, mollamente adagiati su una qualche certezza a cui cerchiamo e troviamo rapidamente conferma in qualche luogo comune, in qualche sentito dire?
No grazie.
Epilogo
Evviva la sospensione del giudizio,
evviva il giudizio se consapevole:
per un'apertura di visione,
per una profondità d'analisi,
contro la superficialità e l'ostinata chiusura.
Lasciamo la sineddoche alla retorica.
So bene che con un titolo così, perdo lettori.
So altrettanto bene che ogni testo va costruito a seconda del target e del mezzo tramite cui verrà diffuso.
In questo specifico caso, in un blog, è necessario un testo breve, essendo la lettura verticale e digitale ben più faticosa di quella orizzontale e cartacea.
Inoltre, questo processo di semplificazione e di velocizzazione dei testi è presente ormai in tutti i mezzi di comunicazione: ovunque la velocità, la concisione e la sensazionalizzazione dominano.
Ovunque lampi di notizie senza approfondimento, chè la capacità di concentrazione dei lettori è sempre più breve.
L'unica possibilità è l'adattamento servile ai bisogni del lettore?
Sì, quando è commercio.
Sì quando c'è lo share, insomma, quando ci sono i soldi in ballo.
Ma qui, in un blog sperduto nella incommensurabile quantità di dati presenti nella rete, qui sono libero.
Non solo voi siete liberi, di leggermi o meno: io sono libero di scrivere e no, di adeguarmi alle sacrosante legge della comunicazione oppure...no.
Il numero dei lettori, mi è indifferente. Un titolo più difficile e apparentemente più noioso potrebbe inoltre servire come sbarramento per gli indifferenti e invece operare una selezione di interessati.
Corpo del testo
La sineddoche è una delle innumerevoli figure retoriche dal nome ermetico che popolano l'analisi poetica, stilistica e appunto retorica della letteratura italiana.
"Dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme», consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso; la sostituzione può essere:
- la parte per il tutto ("l'Olanda " al posto di "Paesi Bassi");
- di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada")
- del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per "gli Italiani all'estero");
- del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")
[fonte: wikipedia. Non particolarmente autorevole, ma particolarmente comoda: e del resto qui non siamo mica in una rivista di letteratura].
La sineddoche che mi interessa è la prima, e cioè "la parte per il tutto".
Come artificio del discorso non si discute.
Il problema nasce quando invece viene utilizzata come strumento di analisi della realtà.
Leggendo queste parole, il senso potrebbe rimanere ancora oscuro: in verità vi dico, a tutti noi è capitato di cadere in questo errore.
Quando si pensa al tifoso come a un pazzo violento, quando si pensa all'uomo di sinistra come a un comunista, e a quello di destra come a un fascista; quando si pensa al leghista come ad un fanatico xenofobo; quando si pensa ad un cristiano come ad un convertitore bigotto;
in tutti questi casi, noi eleviamo la sineddoche della "parte per il tutto", un innocuo artificio retorico, a valido strumento di interpretazione della realtà, compromettendo l'obiettività del nostro giudizio.
I miei esempi non erano casualmente politici: siamo in vista di elezioni e essendo io candidato alle amministrative comunali, ho sentito la necessità di ripresentare la mia visione. Ripresentare in quanto proprio nel mio ultimo post politico, datato poco meno di un anno fa, scrivevo esattamente a riguardo di ciò che io ritengo davvero dannoso: non una parte politica o l'altra, ma la superficialità, la stupidità, il pregiudizio, e queste sono caratteristiche ritrovabili dietro ogni bandiera.[vai al post]
Scrivevo, per esempio:
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti quando non stupidi e ciechi"
proprio questo è l'aspetto che più mi importa sottolineare.
Esclusi gli estremi o le formazioni politiche territoriali, un po' demagoghe come la Lega, il paese è diviso in due grandi giganti moderatoni, che si è sottolineato più volte, sono simili anche nel nome: "il Pd e il Pd con la L" oppure "il PdL e il Pd senza L" (la prima definizione più corretta cronologicamente, la seconda migliore tenendo in considerazione l'attuale maggioranza).
L'anno scorso, alle politiche, alla Camera,
Il "Popolo della libertà" ha preso 13.629.464 voti
il "Partito Democratico" ha preso 12.095.306.
Come si può creare uno stereotipo dell'elettore dell'una o dell'altra parte?
Quanti saranno i fideisti, i credenti coi paraocchi così presenti nell'immaginario collettivo?
Quante saranno invece le persone normali?
Immensamente la maggioranza, che ritrova in entrambi i partitoni i valori fondamentali dell'uomo.
Come scegliere dunque?
Leggendo tutto il programma?
In entrambi ci sarà qualcosa con cui saremo in disaccordo:
e poi chi ce l'ha il tempo, e la voglia?
Le brave persone sanno però che votare è un dovere: e allora?
Si voterà secondo pragmatismo o idealismo, seguendo lo stomaco o la testa, per partito preso o a ragion veduta; qualcuno voterà i colori, i più voteranno la persona. La persona. Ci saranno gli egoisti, i machiavellici e i moralisti, ci sarà chi vuole votare per la lista che vincerà, per salire sul carro del vincitore, e a chi piace criticare e farà un voto di protesta. Anche se questo post diventasse un libro, non potrei ugualmente presentare tutti gli esempi, nè le motivazioni più o meno presenti, più o meno profonde, più o meno corrette che stanno dietro ad ogni singolo voto.
Scrivo per sostenere ciò che desidero, le premesse necessarie per una società pacifica. Tutti davanti ad una persona abbiano la curiosità e il desiderio di conoscerla, di amarla, di viverla. Oppure ne siano disinteressati, istintivamente lontani: ma quel punto,non trattino di questa persona. Informarsi, analizzare la situazione, comprendere le scelte, accettare il prossimo: queste sono pratiche importanti, necessarie ai fini di un'esistenza consapevole.
Ma il giudizio, diamine, il giudizio!
Una pratica così difficile, che è da lasciarsi ai giudici.
Neanche divertente.
Un onere alle volte necessario, ma non tutti siamo nati Salomone.
Il pregiudizio, poi, quello è un'autentica calamità.
Leggiamo le persone, viviamole, esploriamole, percorriamole.
A che pro giudicarle?
Ancora peggio: a che pro giudicarle per il colore della bandiera o della tifoseria: "gli interisti sono così, i milanisti invece..."
"I democratici sono in questo modo, e i repubblicani invece..."
Tracciare un orizzonte di riferimento ai fini di un'analisi approfondita è comprensibile e utile.
Ma incollare sopra una persona REALE una figurina IDEALE è fuorviante.
Abbiamo amici dell'altra sponda, amici tifosi di un'altra squadra, amici votanti altrimenti; e invece persone dalla nostra parte che non stimiamo, con cui andiamo meno d'accordo.
Se una sintesi infine può essere necessaria, non dovrebbe esistere senza un'analisi!
Quest'ultima invece sì che è necessaria e sufficiente, che può concludersi senza una sintesi, senza un giudizio, ma con la sola consapevolezza di aver indagato un campo che ora si conosce meglio.
Un campo, una cosa, una persona.
Non importa cosa si guarda, l'importante è come!
Educare gli occhi, ricordandosi che non esiste una sola Verità, ma neanche due o tre: esiste una verità per ogni occhio che guarda, e neanche questo basta! Una verità per ogni singolo momento in cui un occhio guarda!
Questo è il pensiero, questa è la situazione: e noi, che facciamo?
Giudichiamo?
Diamo una sintesi senza analizzare, adattandoci comodamente allo stereotipo precostituito, mollamente adagiati su una qualche certezza a cui cerchiamo e troviamo rapidamente conferma in qualche luogo comune, in qualche sentito dire?
No grazie.
Epilogo
Evviva la sospensione del giudizio,
evviva il giudizio se consapevole:
per un'apertura di visione,
per una profondità d'analisi,
contro la superficialità e l'ostinata chiusura.
Lasciamo la sineddoche alla retorica.
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