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domenica 22 febbraio 2009

Sanremo 09: panoramica finale e sull'alchimia della bellezza

Partiamo dalla fine.
3 premi: vincitore, premio della sala stampa, premio della critica.
Sia per gli Artisti che per le Proposte.
Nelle Proposte ha fatto man bassa Arisa: in effetti prevedibile, già a metà della prima esibizione ha conquistato tutti, di ogni strato sociale e culturale.
Tra gli Artisti ha vinto Marco Carta; il premio della critica è andato agli Afterhours e quello della sala stampa a Povia.

Facciamo un passo indietro.
La quarta serata è stata sotto le aspettative: le reinterpretazioni degli artisti sono state poco originali, sorprendenti nè interessanti, tanto quanto le canzoni e i cantanti stessi, del resto.
L'ultima serata è l'ultima serata: necessariamente più sobria, più classica, più usuale.

Panoramica del Festival di Sanremo 2009.
Pregi.
Il presentatore e la sua spalla: allegramente dinamici; sembra poco, avercene.
Le proposte: ognuna con un suo carattere e con un suo timbro, con un suo modo. Certo, tre o quattro hanno puntato tutto sull'esibizione della capacità di canto, con troppi urli e poca personalità. Bravissime a cantare, poco cantanti: manca a prima vista il fattore x. Ma almeno la metà aveva da dire e l'ha detto bene.
I modelli: una buona idea.
Difetti.
Gli Artisti: su 16 sì e no 6 erano buone canzoni, ma i tre che hanno provato davvero a fare dell'arte sono stati eliminati immediatamente.
Ieri in finale di accettabile c'era Patty Pravo, lei più che la canzone, Alexia, forse Masini, ma insomma: tre giornate a capire chi fosse il meno peggio, nessuno che mi sia piaciuto davvero.
Le ospitate di attori e simili: non un granchè. Punto più basso toccato da Bonolis che canta Imagine a Kevin Spacey, di quest'ultimo canzone preferita, il quale non aveva voluto cantarla per il troppo rispetto per John Lennon. In tutta risposta s'è visto il canappione di Bonolis che gliela cantava, malino, tutta, a dieci cm di distanza.

Il format, alcune idee, i giovani e i presentatori l'hanno reso un festival molto bello, ma la sostanza, le canzoni degli Artisti, erano e rimangono brutte. Normale dunque che da molte parti si senta la proposta, inattuabile ma significativa, di trasformare Sanremo in un festival totalmente al servizio dei nuovi cantanti. Arisa, Simona Molinari, Malika Ayane, Irene Fornaciari, Iskra Menarini mi sono proprio piaciute, e anche gli altri 5 non erano male.

In definitiva, dunque, posso dire che Sanremo mi piace sempre come evento in quanto rito, e i riti mi piacciono.
"...Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".


Questo Sanremo non è stato particolarmente entusiasmante, ma molto godibile; e soprattutto, ha avuto la sua stella: Arisa.
Quando assisto ad un'esibizione come la sua, mi si infonde nuova fiducia nell'arte.
Come davanti a un film bellissimo, che mette d'accordo tutti.
Prende nuova forza l'idea, magnifica, che esistano cose BELLE, direi oggettivamente: che toccano tutti, più o meno addestrati esteticamente, dai gusti più diversi, più o meno profondi, più o meno pazienti.
Non è detto che lei sarà questo fenomeno sempre: ma in quel momento, su quel palco, così vestita e con quella canzone, ha trovato l'alchimia giusta per accendere il fuoco dell'arte e far splendere la Bellezza.
Esistono opere riflessive e profonde e pesanti.
Anche quelle frivole e stupide.
Parafrasando Oscar Wilde, in tutti i casi, l'arte si divide in opere ben fatte e opere fatte male.
Evviva quei casi in cui non c'è spazio per il genio incompreso, ma spontaneamente la bellezza è da tutti riconosciuta e apprezzata: quando il televoto e la critica decretano lo stesso vincitore. Quella è la massima, più completa e tonda espressione artistica. La bellezza per tutti: non stupida, nè superficiale, anzi intelligente e squisita.
È così difficile riprodurre la bellezza oggettiva, che averne anche un solo esempio in un festival lo rende unisco, speciale, lo impreziosisce, anzi, lo illumina della sua luce.
Ci sono tantissime declinazioni dell Bellezza: eppure è difficilissimo ricreare l'opera bella a tutto tondo. Di canzoni ben cantate, di disegni ben fatti, di articoli o libri ben scritti ce n'è un mare: lavori fatti con cura. Il capolavoro è qualcosa di più.
Tanti aspetti che si fondono per realizzare qualcosa allo stesso tempo nuovo eppure classico, in cui tutto è montato ad arte tanto da apparire spontaneo, leggero ma non inutile.
Fattezze e movenze della cantante, la sua voce, il testo della canzone e la musica devono fondersi, essere tutti fatti l'uno per l'altro in un vortice d'amore unico, in cui gli spicchi riformino la mela perfetta a cui tendere...
La misteriosa alchimia della bellezza.

venerdì 20 febbraio 2009

Sanremo 2009: l'idea più bella, quella dei mentori

Sanremo risulta per moltissimi sinonimo di vecchiume, di noia, strascico di un'Italia che non c'è più, triste e mera riproposizione della facciate del Bel Paese, fatta di fiori begli abiti musica e sorrisi, da presentare all'Italia stessa e al mondo per nascondere le nefandezze in cui il nostro Paese giace.
In verità, Sanremo non è un monolite.
Ma un format, una scatola, da riempire, da colorare, da agghindare. Ogni anno la sostanza è diversa, la carta con cui è impacchettato è diversa, e la scatola seppur sempre rettangolare, ha dimensioni e proporzioni differenti.
Rifiutare acriticamente qualsiasi cosa è limitato e sbagliato esattamente quanto accettare acriticamente qualsiasi cosa.
Ci sono stati anni, in cui bisognava impegnarsi a salvare qualcosa della manifestazione.
Il problema principale è stata spesso la lunghezza e la ripetitività dell'impostazione stessa: cinque serate a presentare una trentina di canzoni, una interpretazione dopo l'altra con qualche intermezzo divertente e qualche ospitata. Facile essere noioso, facilissimo.
Cosa fa la differenza? Le canzoni e la varietà degli artisti in gara.
Poi? L'invenzione di qualche anno fa di fare una serata in cui glia Artisti già famosi reinventassero la loro canzone con scenografie, inserti di parlato, nuovi strumenti, balli o performance. Salendo il numero di personaggi e la varietà delle interpretazioni è salito lo spettacolo. Quest'anno un'altra innovazione. Le proposte sono state "avanzate" da altri grandissimi nomi della musica: così la serata di ieri, la terza, si è trasformata in occasione di rinnovamento artistico.
Riassumendo: prima e seconda serata di presentazione dei cantanti in gara, Artisti e Proposte;
terza serata con performance delle Proposte con i grandissimi che li hanno presentati; Quarta serata con gli Artisti che presentano le loro canzoni reinterpretate e premiazione delle Proposte; quinta serata, l'ultima, con premiazione degli Artisti.
Direi che per gli anni a venire, ci siamo: trovata la quadratura del cerchio.

Ieri è stato un autentico spettacolo e altrettanto lo sarà oggi.
Per spiegare a chi pensa che il festival sia sempre e comunque Al Bano e Gigi D'Alessio, ecco i nomi che sono stati sul palco ieri insieme ai 10 cantanti della categoria Proposte.
- Pino Daniele
- Lelio Luttazzi
- Gino Paoli
- Roberto Vecchioni
- Massimo Ranieri
- I Sorapis: cioè Zucchero, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia & Fio Zanotti
- Lucio Dalla
- Burt Bacharach e Mario Biondi
- Ornella Vanoni
- Riccardo Cocciante

Anche nelle altre serate ospiti di altissimo livello musicale: PFM con Stefano Accorsi e Claudio Santamaria che cantano "Bocca di rosa", gli Easy Star All Stars che presentano una versione reggae di "Time" dei Pink Floyd (da "Dark side of the moon")e l'interpretazione del coro di "Another brick in the Wall".
Pensando infine, che tra gli ospiti c'è stato Allevi e Benigni e l'interpretazione di Mina ma anche Katy Perry e che sabato nella serata finale, ci sarà Maria De Filippi e... Checco Zalone; pensando alle lettere d'auotre, di scrittori, lette ogni sera da un attore: chi può dire che questo sia uno spettacolo vecchio obsoleto e che non può piacere?
Io dico che chi ama la musica italiana non può non gradirlo.
Quest'anno è dinamico, energico e soprattutto variegato.
Peccato che i tre artisti più estranei al classico siano stati eliminati dal televoto: Tricarico, Nicki Nicolai e Stefano Di Battista Jazz Quartet, gli Afterhours.
Qualcuno mi ha detto: "puoi cambiare Sanremo, ma non l'Italia e gli italiani": o non così in fretta, aggiungo io...
Evviva Sanremo, dunque, e un bravo a Bonolis, bravissimo!
Un solo appunto: non cantare più.
A tutti i detrattori: dovevate guardare ieri sera, oppure guardate stasera. o meglio ancora, andate qui e guardate qualcosa. Vi convincerete che non è tutto schifo, anzi. Sempre che voi amiate la musica italiana. Altrimenti il Festival della musica italiana non fa per voi, e non c'è motivo per criticare qualcosa che non rientra nei vostri gusti.

giovedì 19 febbraio 2009

Sanremo: sugli Artisti in ballottaggio e sulle (interessanti) Proposte

Gli autori del programma Sanremo si sono impegnati anche nei nomi. Quest'anno le categorie sono Artisti e Proposte. Niente Big o Campioni, dal sapore sportivo o americano. e abolito l'inutile aggettivo Nuove a Proposte. Naturalmente poi scrivere è facile: quando si è sul palco invece i sinonimi sono la manna del presentatore, ed è normale che Bonolis usi tutti i termini che gli capitino, chè l'importante è comunicare. Un'altra interessante invenzione di Bonolis è la lettera di grandi firme che ogni giorno viene letta da un attore. La prima sera Bonolis stesso ha letto una poesia di Alda Merini, ieri sera Haber ha letto un raccontino di Paolo Giordano. Si sente la voglia d'arte, di cultura, di ricerca della bellezza.
Tornando ai fatti.
Tre dei quattro cantanti che ho detto di mio gusto tra gli Artisti sono in ballottaggio per l'eliminazione, insieme a Sal da Vinci(uno pseudo D'Alessio) e Al Bano. Quindi: un progresso nel tentativo di eliminazione del vecchio ma anche un rifiuto del nuovo e del diverso, cioè il rock degli Afterhours, il jazz di Stefano di Battista, la poesia dello stonato vate Tricarico e va bè, Iva Zanicchi, che suo malgrado è riuscita volgare mentre Patty Pravo nuda è apparsa ugualmente elegante.
Di queste sei canzoni in procinto di eliminazione stasera due verranno salvate.
Parliamo delle Proposte.
Divertenti e originali, di forte impatto. Interessante il meccanismo per il quale ogni nuovo cantante sia presentato da un grande della musica, e stasera questo sistema darà i suoi frutti migliori: infatti sarà una splendida serata con esibizioni delle Proposte con i mentori, un palco pieno di cantanti musicisti e di musica, rigorosamente italiana.
I miei vincitori nella categoria proposte...
In realtà ho una vincitrice assoluta: Arisa.
Appare nella sua singolarità, e stupisce, bravissima.
Mi ha fatto un effetto istantaneo e bellissimo, un misto di stupore e ammirazione, sublime: come quello che mi aveva fatto Giusy Ferreri appena sentita nella sua prima esibizione in non so che cover.
Poi lo so che ora come ora di Giusy ne avete, e ne abbiamo tutti piene le tasche, ma anche se mangiate una scatola intera di bignè poi la crema pasticciera vi dà la nausea.
Almeno per qualche tempo....
Questo non significa che i bignè facciano schifo.
Oltrea ad Arisa, interessante anche Simona Molinari, anche lei come Arisa uscita da Sanremo Lab, e poi Irene (figlia di Zucchero), Malika Ayane, Iskra (la storica vocalist Lucio Dalla).
Quest'anno nello scarabeo dei nomi d'arte c'erano un sacco di tesserine I, A e K e R. Portate pazienza....

mercoledì 18 febbraio 2009

Sulla prima serata di Sanremo; analisi testuale della canzone omofobica di Povia

Come ogni anno, io guardo Sanremo.
Una sola serata dietro le spalle, ma gli Artisti, i cantanti affermati, si sono esibiti. Sfrondiamo immediatamente il gruppo da diversi cantanti che artisti non sono, al massimo fabbricanti di canzonette. Inutile elencarveli, no li nominerò nemmeno: al mio festival, è come se non partecipassero: senza rabbia, ma con al massimo annoiato disgusto, alla loro apparizione cambio canale. Sono coloro i quali presentano le classiche canzoni sanremesi: l'esempio più eclatante è naturalmente Al Al Bano con "L'amore è sempre amore", che insomma è un messaggino ben confezionato, innovativo, interessante, uno sguardo inesplorato.
Mamma mia, che tristezza.
Il mio Sanremo è quello di coloro che in quanto autori hanno intenzione di dare qualcosa, o meglio, di dire qualcosa.
Pretendo poi dal presupposto che lo sappiano dire.
Il mio plauso va agli Afterhours che non si sono traditi, ma hanno portato la loro musica; a Tricarico, che forse un genio forse un deficiente, intanto, ogni volta, colpisce con la sua unicità; a Stefano di Battista e Nicky Nicolai con il loro quasi jazz; a Patty Pravo con la sua classe ed eleganza.
Si può certo concedere qualche altra sufficienza qua e là, a cantanti che sono bravi con la voce: ma evidentemente non è questo che fa la differenza.
Quanti ne ho nominati? 4, su 16.
Tra l'altro nominati in quanto Artisti che semplicemente meritano la qualifica di creatori d'arte, ma nessuno di loro mi ha particolarmente colpito: intendo dire, bravi, ma personalmente li riterrei la base da cui partire.
Discorso a parte per Povia.
Egli si è dimostrato molto astuto.
Ha portato una canzone di cui non se ne sentiva il bisogno.
Ecco il testo, con l'analisi testuale volta a smascherare i trucchi del mestiere.

Luca era gay
e adesso sta con lei Luca
parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice:
prima di raccontare il mio cambiamento sessuale
volevo chiarire che se credo in Dio
non mi riconosco nel pensiero dell’uomo
che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati

[essendo nell'uomo presenti diversi pareri a riguardo dell'omosessualità, l'unica verità sta in Dio, letto anche come Natura: il classico argomento omofobo, "se siamo stati creati uomo e donna, questa è la normalità"]
sono andato nel mio passato
ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene
un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni
ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni
ed io non ci riuscivo mai a parlare
stava fuori tutto il giorno per lavoro
io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione
avevo 12 anni non capivo bene
mio padre disse è la giusta soluzione
e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà
mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa
e la mia identità era sempre più confusa

[il proseguimento della strofa presenta le cause della "malattia" omosessualità: figura femminile forte e possessiva, figura maschile più debole e mancanza di un modello sano di adulto maschio]

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale

[altro facile strumento retorico: "chi", usato come qualcuno, è un soggetto generico privo di una qualsivoglia autorità: proprio questa entità generica è portatrice dell'idea della normalità dell'omosessualità; invece, Freud, un'autorità ben precisa e degna di rispetto, "non la pensava uguale", cioè ritiene l'omosessualità una patologia]
poi arrivò la maturità
ma non sapevo che cos’era la felicità
un uomo grande mi fece tremare il cuore
ed è lì che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione
il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore
con lui riuscivo ad essere me stesso
poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso

[l'amore omosessuale in realtà è cercato come un rifugio, tanto che presto viene presentato come una faccenda sessuale, priva di sentimento alcuno]
e mi sentivo un colpevole
prima o poi lo prendono
ma se spariscono le prove poi lo assolvono
cercavo negli uomini chi era mio padre
andavo con gli uomini per non tradire mia madre

[esplicitamente Luca spiega quanto la sua omosessualità non fosse sana]

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni
spesso ci tradivamo
io cercavo ancora la mia verità
quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei
che non c’entrava niente
lei mi ascoltava
lei mi spogliava
lei mi capiva
ricordo solo che il giorno dopo mi mancava

[l'amore eterosessuale è invece pregno di sentimento, comprensione, sensualità]
questa è la mia storia
solo la mia storia

nessuna malattia nessuna guarigione

[questo è il capolavoro dell'ipocrisia: sul discorso "questa è solo una storia" ci torno a fine testo. Ma "nessuna malattia nessuna guarigione" de che? Dopo una dimostrazione accurata di cause e sintomi...]
caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene
e a volte ho ancora il tuo riflesso
ma adesso sono padre
e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

Luca era gay
e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo


La difesa di Povia supportata anche da Bonolis è che la canzone racconti semplicemente una storia. Esatto. Come l'Otello, parlando di gelosia. Come tutte le opere d'arte! Le quali, a differenza della filosofia, la quale spiega e tratta esplicitamente alcuni temi (così fa anche la psicologia, che nasce come branca della filosofia), raccontano exempla portatori di messaggi. Perchè, Povia, hai scelto proprio questa storia da raccontare e non una inversa? Perchè invece non la storia di un bisessuale? Perchè non la storia di un omosessuale che si riscopre etero ma senza rinnegare un tentativo sano di trovare la felicità? Era proprio necessario un pezzo che raccontasse come l'omosessualità possa anche essere una malattia?
Infine, se proprio tu sentissi forte questo bisogno di denuncia, perchè mascherarlo invece di presentare la tua idea, magari bigotta o poco condivisibile, dell'omosessualità come male, invece di nasconderti dietro una frasetta paraculo?

Avrei voluto una canzone che criticasse il fenomeno dilagante dell'omosessualità come moda. Avrei voluto parlare di effemminati forzati, non naturali, oppure dei nuovi uomini sempre più narcisi.
Invece questa.
Quando ai bambini racconti una favola, la morale passa.
È inevitabile.
Nello stesso periodo in cui ogni giorno si sentono extracomunitari stupratori, e si avverte il diverso come un pericolo: mentre i numeri sono noti, e la stragrande maggioranza di stupri avviene per opera di italiani; in questo stesso periodo, è interessante raccontare una storiella a risvegliare i timori sui gay come ninfomani malati appoggiandosi ad una psicologia spiccia?
Fa bene alla gente, alla morale comune, è eticamente corretto?
Il messaggio sui bambini che fanno oooh, a risvegliare e ricordare lo stupore del fanciullino, aveva un fine più nobile.
Dì quello che vuoi, ma non nascondere la mano.
Non prendere in giro nessuno.

Menzione speciale a Benigni, ottimo negli argomenti riguardo a canzoni e temi del festival(in particolare nella recita, a favore dell'amore omosessuale, di una lettera di Oscar Wilde) mentre ripetitivo nella satira politica; grandissima Katy Perry, che con la febbre canta dal vico e si dimostra simpatica, maliziosa, deliziosa, e...vestita di nerazzurro.

mercoledì 28 maggio 2008

Contro lo snobismo intellettuale e il pregiudizio; pro Giusy Ferreri, la rivelazione di X-Factor.

Tra i vari reality o programmi popolari, tanti tendono ad avere un ribrezzo spesso assoluto: snobistico. Così, da schiere d'intellettualoidi o più spesso d'intellettuali ma arroganti e presuntuosi, questi programmi, nessuno escluso e senza distinzioni, vengono considerati uno dei mali d'Italia, essendo questi tali privi della capacità di comprensione e dell'ampiezza di visione che impedirebbe loro di colpevolizzare programmi, artefici e spettatori. Troppe persone hanno necessità di ergersi al di sopra degli altri, di sentirsi parte di un elite: seppure questo sentire, alle volte, è inevitabile, se il proprio grado di cultura o educazione o denaro è superiore alla media, e in un certo modo anche accettabile, ciò che proprio in pochi riescono a fare, è disporre della propria cultura, ricevuta in dono grazie a una condizione natale fortunata, non da innati meriti, in modo da rapportarsi con ogni altro individuo comprendendo le diverse necessità di ogni classe sociale, accettando gusti magari meno educati senza sentirsi in diritto e dovere di condannare.
Questo atteggiamento è riscontrabile in potenza in molti liceali, che tendono ad assumere una posizione di arrogante superiorità coi coetanei che fanno altre scuole: a tutti noi è capitato, più o meno, stupendosi per esempio che Paolo Meneguzzi venda i dischi, di sentirsi in una società arretrata e a noi aliena, e che questa ci provocasse reazioni di rivolta e bisogno di prendere le distanze; ancor di più nei confronti di ignoranze violente che nei gusti...
(Rimanendo nell'estetica, altro punto di vista comune e sbagliato, è quello che si pone contro la televisione tutta a favore dei teatri, come se la bellezza dipendesse dal mezzo e non dal messaggio: come quelli che stimano comunque di più un libro di un film, senza accorgersi che forse, forse, è più culturale Ingmar Bergman di Clive Cussler, ma anche "Il senso della vita" di Bonolis rispetto a uno spettacolo teatrale mal riuscito).
Due sono i gradini importanti per una completa maturazione etica e civile.
Il primo passaggio sarebbe quello di comprendere e accettare che vedere "Uomini e donne" non è una colpa, e chi lo vede non è da condannare: va da sè che questo non implica un approvazione del programma o un giudizio positivo nei suoi confronti, ma il mondo e la vita non ha bisogno solo di Dostoevskij e Kubrick, ma anche di leggerezza (e niente è difficile come creare una leggerezza intelligente, dunque spesso ci si accontenta...).
Il secondo passaggio è riuscire a discernere tra programmi trash e no, non secondo il format ma confrontando i risultati: e anche nello stesso programma, tra momenti e caratteristiche positive e meno, senza pregiudizi, senza confondere GUSTO e ESTETICA.
Un esempio: i tanti reality pieni di sconosciuti o di ex famosi, sono figli di un gusto voyeuristico ma privi di una qualsiasi forma d'arte; ma "Amici", per esempio, seppur presentati da Maria De Filippi, è luogo dell'arte dello spettacolo, spazio per ballo, canto e recitazione. In particolare il ballo non ha spazio in tv e lì è stato trovato: è questo deprorevole? Piuttosto lo sono le parti del programma che lo rendono reality, le lettere strappalacrime, i litigi più o meno combinati, ma l'idea di porre una scuola di spettacolo, d'intrattenimento artistico in televisione non è male.
Tuttavia, personalmente, non riesco ad apprezzare il ballo, per la recitazione preferisco andare a teatro mentre per il bel canto, che amo molto, "Amici" presenta, per quanto poco l'ho visto, sempre le stesse canzoni, e un pubblico -un target- in effetti molto molto teen.
Non lo seguo, non lo amo, lo apprezzo a tratti ma non lo condanno di certo.

Ieri, invece è finito X- Factor, su Raidue.
[Per chi non ne ha mai sentito parlare: gara di cantanti che propongono cover ogni settimana. Divisi in 3 gruppi - non squadre!- uno composto da ragazzi/e da 16 a 24 anni seguito dalla famosa discografica Mara Maionchi, un secondo di cantanti sopra i 25 capitanata da Simona Ventura e una terza di gruppi vocali con a capo, udite udite, Marco Castoldi in arte Morgan. Ogni settimana il pubblico votava e tra gli ultimi due classificati, spettava ai tre capitani-giudici eliminarne uno].
Il programma è stato teatro dell'atavico scontro di cui sopra, tra la popolana Ventura con i suoi giudizi e gusti facili e naturali, e un Morgan musicologo dai gusti fin troppo ricercati con una disperata voglia di mostrarsi, ancor più di quanto lo sia, come elemento fuori dagli schemi. La sua preparazione e la sua personalità gli ha permesso di proporre ai suoi gruppi brani spaziando da De Andrè agli Who, da Lou Reed ai Pink Floyd: ciò ha indubbiamente elevato il livello artistico, musicale e culturale del programma, ma il suo comportamento è spesso caduto in "ribelli" insulti alla omologazione del gusto del pubblico e dunque alla Ventura (che effettivamente ha dato spesso mostra di essere incompetente in musica) dando mostra di quello snobismo tanto diffuso quanto espressione di poca maturità; la Simona nazionale, dal canto suo, non è stata per niente fuori luogo e ha avuto il merito di buttarsi anche in un ruolo più adatto ad addetti ai lavori, impersonando al meglio il senso comune e un'ingenuità di giudizio comune a moltissimi che amano la musica sebbene ne conoscano poco strumenti, mezzi, storia e possibilità.
Morgan ha avuto dunque gioco facile nel risaltare come intellettuale, come genio artistico: l'unica sua sfortuna è stata la partecipazione di Elio nelle ultime due puntate, che tra parrucche magnifiche, è stato giudice super partes incommensurabile, preparato (è diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nel flauto traverso, e la sua band "Elio e le Storie tese" in attività da 30 anni) dai giudizi seri, intelligenti, rispettosi, sempre estetici e mai di gusto, insomma culturalmente maturi (mentre il buon Morgan nelle sue vibranti e passionali elucubrazioni tende spesso a manifestare un certo disgusto, appunto snobistico, per il pop, scordandosi di essere su Raidue e non al Blue Note).
Ieri sera la finale, per premiare chi ha il Fattore X che distingue una persona che canta bene da un cantante; i quattro finalisti hanno avuto il privilegio di cantare un inedito a testa, dagli autori celebri tra cui spicca Morgan, che ha scritto per il gruppo Aram Quartet, che infine ha vinto sulla seconda classificata Giusy, con una canzone scritta da Tiziano Ferro.
Quest'ultima è risultata tuttavia la vera rivelazione del programma: è a mio -ma non solo mio- parere veramente veramente brava, originale con una capacità e una spontaneità sul palco da lasciare senza fiato, l'ennesima dimostrazione che quando qualcosa viene facile e bene si vede, eccome, da occhi esperti come da occhi ingenui.
A me il suo stile fa impazzire, un po' Amy Winehouse ma con un sorriso italiano, più pulita e sbarazzina, protagonista della sua favola, da commessa a Raidue.
Giudicate voi, "Non ti scordar mai di me" è il titolo dell'inedito: io attendo il suo cd, perchè anche se non ha vinto il contratto-premio del vincitore, credo proprio che ne sentiremo parlare ancora, avendo Tiziano Ferro sulla sua pagina di Myspace dichiarato che produrrà il suo disco...

giovedì 6 marzo 2008

Il mio 58° Festival della canzone italiana

I miei vincitori di Sanremo 2008 sono:
Eugenio Bennato
con "Grande Sud", canzone poliedrica musicalmente con un testo di cuore, brani in vari dialetti meridionali, decisamente folkloristica; 
Max Gazzè con "Il solito sesso", telefonata d'amore; 
Tricarico con "Vita tranquilla", grido disperato di un ragazzo stonato e stordito, ma puro e feroce. 
Nomino anche L'aura con "Basta!", alle guerre alla fame alle bombe; 
Fabrizio Moro con "Eppure mi hai cambiato la vita", 
alla ragazza che lo ha lasciato; 
Frankie Hi-Nrg Mc con "Rivoluzione" 
per aver portato il suo genere al Festival, 
per l'Intro tratta dal cd "Storia di un impiegato" di Fabrizio De Andrè 
di cui ha portato il vinile l'ultima serata, 
per lo splendido duetto con Cristicchi nella serata di giovedì
(serata in cui tutti i campioni presentavano il proprio pezzo
riarrangiato con duetti collaborazioni corpi di ballo ecc);
Sergio Cammariere che non  so apprezzare fino in fondo.
Anche quest'anno l'ho seguito, visto per quanto ho potuto, mi sono appassionato e selettivamente l'ho amato.
Forse perchè Sanremo è Sanremo,
ma forse anche perchè io sono io...
Grazie della cortese attenzione,
arrivederci all'anno venturo!

domenica 2 marzo 2008

Il 58° Festival della canzone italiana

Anche quest'anno il Festival della canzone italiana è finito, anche quest'anno mi ha incuriosito, interessato e divertito. A tratti, evidentemente, ma a me Sanremo piace. Forse perchè amo le tradizioni, forse perchè amo la canzone italiana e le canzoni tutte quando diventano connubio armonioso di parole e musica:
parole in musica.
Non così diversamente dai cantori trobadorici medievali, i cantautori odierni sono poeti in musica e sebbene un mio docente universitario disse che "per quanto io ami Fabrizio De Andrè, grandissimo artista... chiamarlo poeta, bè... Montale dà qualcosa di più" in questo momento storico in cui la poesia occupa uno spazio in terzo piano, anche in quarto, sono gli unici che riportano alle persone, alla gente, il piacere della parola, il linguaggio come strumento delle emozioni.
Mentre durante tutto l'anno tanti brani che incontriamo subiscono la necessità delle vendite e dell'immediato successo, qualcuno qui a Sanremo si presenta ancora come artista, presentando grandi temi, musiche azzardate e interpretazioni spettacolari.
Baudo e Chiambretti, insieme, complementari d'altezza e modi, hanno presentato in modo frizzante una trasmissione che ha nel suo nascere la noia, essendo un elenco di canzoni in gara.
Le vallette sono state molto scarse: non ballerine, non cantanti, si sono cimentate in performances di certo non memorabili, e non se la sono certo cavate meglio in stacchetti e battute IMBARAZZANTI per loro che le dicevano e per chi le sentiva.
Meglio scegliere ballerine se si vogliono far ballare, delle cantanti per cantare -io evidentemente a Sanremo eviterei-  entità pensanti, belle ragazze brillanti se le si vuole far partecipare alla conduzione. Nel 2008 vallette così sono un'offesa alle conquiste femministe: allora mille volte meglio le veline a striscia che fanno il loro onesto stacchetto mostrandosi entusiate delle loro floride forme e poi sorridenti si tolgono dalle palle.
Elio e le storie tese e Lucilla hanno presentato un Dopofestival educato all'insegna del divertimento: inutile dire che iniziando alla una e mezza di notte in settimana immagino che solo io e qualche altro nullafacente siamo riusciti ad apprezzarlo...
LE CANZONI.
Mea culpa, ho sentito poco i Giovani. Ho presente il bongo de La scelta, il ritmo rivoluzionario già sentito migliaia di volte -ma effettivamente non a Sanremo- dei Frank Head con "Para parà ra rara" e la classica sanremese canzone vincitrice "L'amore" (...) dei Sonhora, vincitori anche della gara di sfottò subiti: Elio e Chiambretti hanno fatto a gara nell'interrogarsi sull'origine della posizione del'H nel nome.
I Campioni li ho sentiti tutti e ascoltati di nuovo quelli che avevano qualcosa da dire. Sulla classifica finale influiva per il 20% la Giuria di qualità, per l'80% la Giuria popolare (sms, telefonate, ecc). 
Io mi trovo in completo disaccordo in quanto il popolo, la gente, 
stilerà la sua classifica comprando i dischi: 
in una competizione "Festival della canzone italiana", 
almeno qui, preferirei che giudicassero personaggi  competenti. Almeno Anna Tatangelo non arriverebbe seconda. Superfluo d'altronde inveire su una ragazza che giovane brava e carina è riuscita coi suoi modi affettati nel difficile compito di attirarsi le antipatie di tutta l'italia del Festival giungendo a farsi fischiare col premio in mano dopo il suo "volevo proprio dirlo in tv, non l'ho mai fatto: Giggi ti amo" e raggiungendo l'apice del ridicolo rispondendo al pubblico fischiante "cos'è, siete invidiosi?".
Vincitori per la categoria Campioni sono stati Giò Di Tonno e Lola Ponce con la canzone "Colpo di fulmine", già protagonisti dell'opera teatrale Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante e forse per questo la pur bella canzone mi è parsa proprio da musical, e non l'ho amata particolarmente.
Era anche il Sanremo di Meneguzzi, Little Tony, Mietta, Finley, Cutugno:
ma non per me.