mercoledì 31 dicembre 2008

Godetevi la festa!

L'ultimo giorno dell'anno, come il primo, non è un giorno come un altro. I giorni come gli altri passano senza che nessuno se ne accorga. E nessuno sente mai il bisogno di dire che il 27 Luglio sia un giorno come un altro, perchè -escludendo compleanni- effettivamente lo è. Proprio i giorni che molti si affrettano con affettato cinismo a dichiarare qualsiasi, non lo sono, e il tentativo di definirli normali conferma il loro stato di giorni speciali. Che poi noi possiamo viverli come vogliamo, d'accordo: possiamo anche stare a casa la notte di capodanno a vedere uno speciale sull'evoluzione della musica elettronica del Novecento, o cenare e andare a dormire, semplicemente, come SE fosse un giorno qualsiasi, cosa che comunque non è e non sarà mai.
Quando si compiono 20 anni non è come quando se ne compie 19, e 30 fa un altro effetto che 29: eppure è sempre un anno in più, è solo una questione formale, verissimo. Ma se viviamo nel sistema decimale non possiamo rifiutarlo e seppur razionalmente un ventinovenne e un trentenne siano praticamente coetanei, effettivamente non lo sono ma soprattutto appaiono lontanissimi. Se anche razionalmente sveliamo l'illusione -tra 28 e 29 c'è la stessa distanza che c'è tra 29 e 30- non è lo stesso, altrimenti non ci verrebbe neppure il dubbio. La legge del decimale è così vera che coloro che in questo momento muovono il mondo, cioè i soldi, la conoscono e la applicano con precisione chirurgica: e le cose continuano a costare € 99, € 199, € 599,90. E non che ci considerino, noi acquirenti, stupidi ingenui e totalmente manovrabili: anche quando consapevoli e addestrati al linguaggio pubblicitario e ai mezzucci dei venditori, L'IMPRESSIONE CONTA.
Dicevo,
non si può dimenticare il sistema decimale.
E neppure si può fingere di non girare intorno al sole: cambiamo il calendario? Ma certo, quello è arbitrario: ma capodanno anche se lo spostassimo di un centinaio di giorni, così, per il gusto dell'anticonformismo, rimarrebbe sempre la testa di un anno, e il giorno prima rimarrebbe la fine di quello precedente.
Non si può dimenticare il sistema solare.
E neppure il sistema sociale.
Quando io tentai di rifiutare in toto la mia cristianità, mi scontrai con la struttura della società pregna di cultura cristiana: la mia settimana di 7 giorni con l'ultimo di festa (w la domenica = w il giorno del Signore); anche se i nomi dei giorni sono evidentemente rimasti da una cultura pagana. Le feste poi, quelle per cui si sta a casa da scuola, quelle in cui si festeggia davvero, sono inevitabilmente cristiane. Questo processo non porta evidentemente all'impossibilità di rifiutare una fede, ma alla consapevolezza che è impossibile per un italiano abbandonare la sua cultura cristiana, fondamenta della struttura della sua esistenza. Che poi le feste abbiano pian piano perso il loro autentico significato religioso, e che a Natale pensiamo all'albero e a Pasqua alle uova, questo è un altro discorso, che per quanto interessante se trattato con intelligenza, non è il punto di oggi.
Invece di continuare a cercare di rendere normali i giorni speciali, non sarebbe più importante impegnarsi affinchè i giorni normali diventino, a loro modo, speciali?
Non dimentichiamoci quando siamo, dove siamo e chi siamo. Sul perchè, possiamo continuare a pensarci su...

GODETEVI LA FESTA,
i miei più sinceri auguri
per un buon 2009
(che per concludere in tema, non fa l'effetto che ci farà l'anno prossimo sbarcare nel 2010...)

Un abbraccio.

domenica 28 dicembre 2008

Un timido riaffacciarsi

Spero stiate trascorrendo nel migliore dei modi le più lunghe feste invernali, e vi auguro che i prossimi giorni siano ancora più sereni o più divertenti o più rilassanti: insomma, che possiate ricevere tutto ciò che desiderate dai vostri meritati giorni di vacanza. Si avvicina la fine dell'anno e viene naturale tirare le somme. Io sono piuttosto soddisfatto di un 2008 in cui ho iniziato a dare, un blog e due cineforum,e ho chiuso un ciclo di un lustro che sembrava non finire mai. Il vero problema saranno i propositi per il 2009, perchè nella lista non ci sarà più il primissimo di questi anni, la laurea appunto!
Un po' di sogni, desideri o lontane possibilità ronzano per la testa, si scontrano, crescono e si spengono: vedremo.
Ho parlato di me: perdonate, sono soggetto naturalmente alle cadute nell'autobiografismo, ed è solo la ferrea convinzione che qui è fuori luogo, a impedire che il mio blog diventi un diario. Qualche riga ogni tanto me la si conceda con pazienza, ringrazio, è come un vaccino...

Scrivo poco, quasi mai, proprio nel momento in cui avrei pensato di sommergere di parole lo schermo e di dita la mia tastiera. Il fatto è che, come spiegava un famoso romanziere di cui naturalmente non ricordo lineamenti nè tantomeno dati anagrafici, scrivere un romanzo è questione di allenamento molto più che di genio creativo: la determinazione e la costanza di scrivere ogni giorno qualche pagina, anche quando non si ha ispirazione, anche quando proprio non si ha voglia sono le caratteristiche indispensabili. Nel momento in cui diventa una professione, un lavoro, inevitabilmente assume i connotati del dovere: farlo piacevolmente è solo una mossa intelligente per vivere meglio. Sono forse io un romanziere o un professionista? No, eppure sento il bisogno di giustificarmi a voi lettori che passate ogni giorno senza trovare nulla di nuovo, come a una moglie che ogni giorno lava stira e prepara la cena al suo squattrinato marito poetucolo. Non essendo io remunerato in denaro, sono un dilettante e come tale il guadagno è quantificato in sensazioni, quelle che provo io scrivendo, e quelle che provate voi leggendo. Questo mi basta naturalmente, e allora? Allora, basta poco per andare fuori allenamento quando non ti manca da mangiare e di che vivere. Basta non scrivere per dimenticarsi di farlo, per non ritrovare più nella giornata quel momento, peraltro delizioso, in cui mi concedo anima e corpo ai pensieri, alle parole, immerso nell'inesplicabile godimento della creazione ex nihilo. La cosa curiosa è che non c'è stata volta che mi sono ritrovato a scrivere senza goderne: anche leggere studiare e guardare un film mi allettano al 90% delle volte, ma ci sono inevitabilmente occasioni che il libro annoia, lo studio appare insensato, il film mal creato o semplicemente lontano dal mio mood temporaneo o dai miei gusti generali. Lo scrivere no, perchè va dove piace a me, quando piace me, se piace a me. Il problema, o meglio, l'ostacolo, sta solo nel andare sul mio blog, fare il log in, e cominciare a scrivere. Il resto va da sè, e comunque sarà il risultato sarà un successo, almeno per me, perchè avrò goduto di un momento piacevole, avrò fatto, creato e mi sarò divertito. Altra storia per voi, naturalmente, che ne sarete più o meno appagati secondo il prisma della vostre aspettative e del vostro stato emotivo mentale fisico ma anche dall'oggettiva buona o cattiva qualità dello scritto.

Questo scritto sarebbe a dire:
Ciao!
Sono tornato!

sperem...

giovedì 11 dicembre 2008

Sono fan di Facebook

Io nella vita non sono mai stato fan. Ho faticato anzi spesso a comprendere come si possa divenire fan di qualcuno, come si possa avere un idolo, venerare qualcuno. Ho sempre pensato che questo sia possibile solo in conseguenza di un insoddisfazione di sè, che si sfoga nell'idolatrare colui e colei che hanno la forza, la bellezza, il successo o qualsivoglia caratteristica che noi tanto bramiamo e non possediamo.
Qualcuno potrebbe dire che sono fan di me stesso.
Ma neppure quello è vero: non mi amo incondizionatamente, anzi alle volte mi sopporto. Ho fatto pace con me stesso.
Generalizzando trovo molto più utile e equilibrato avere dei modelli, persone degne di stima.
Eppure fan di qualcuno...
basti pensare all'etimologia del temine: fanatico.
Anche se, bisogna ammettere, nel passaggio molto cambia: fanatico è una parola molto più seria, dispregiativa in senso forte, in cui aleggiano arie di setta, follia, e soprattutto eccesso, estremismo. Fan invece è americanamente più leggero, colorato, un po'sciocco, e le urla delle ragazzine si sommano a incontri di persone con uno stesso amore.
Divenire fan di qualcosa o qualcuno in Facebook è ancora meno impegnativo e forte. Assomiglia più ad un gusto: mi piace il cioccolato, mi piace Faber, mi piace Opera Browser. Non sto prendendo alcun impegno però nel trovarmi con altre persone a parlare di quanto è buono il cioccolato. Non che ci sarebbe nulla di male, potrebbe anche essere interessante. Eppure un clic è lontano da un modulo compilato: siamo d'accordo.
Tra le svariate cose di cui in una notte insonne sono divenuto fan c'è anche lo stesso Facebook.
Finito il preambolo, ecco il succo della questione.

Se il fanatismo è qualcosa che non mi appartiene e che temo, il catastrofismo altrettanto. Negli ultimi tempi Facebook ha preso molto piede anche in Italia ma generalmente in tutto il mondo.
Mondo che per molti è dunque sull'orlo della fine, per questo.
Perchè non usciremo più di casa, perchè ci facciamo le serate a mandarci birrette telematiche o a ignorare le troppe richieste di cui siamo sommersi...
CHE STRAZIO.
Ogni volta che c'è del nuovo temiamo che il vecchio si perda: mi sa che abbiamo nel DNA la rivoluzione industriale come perdita del locus amoenus: che poi sia un'illusione perche nelle campagne congelavano e morivano di fame e peste tra i ratti ce lo dimentichiamo, ricordiamo solo alla Celentano i verdi prati dove poi hanno costruito le grigie mura dei palazzi.
Ma di questo ne parlerò una prossima volta.
Sta di fatto che si oscilla sempre tra la divinizzazione e le demonizzazione del nuovo.
IN MEDIO STAT VIRTUS!
Dovevano sparire i libri per gli e-book. Con Messenger ormai non si usciva più di casa. Tutti obesi senza nessuno sport. Poi squadre di calcio piene, corsi di tennis pieni, palestre piene, piste di sci piene.
Allora forse è il caso di rallentare con le sentenzine da quattro soldi che invadono il web, dove tutti sono sociologi e psicologi di massa.
Poi c'è il lamento su facebook.
Perchè "mi mandano troppi inviti" che "richieste assurde" e "che gruppi inutili".
Ed "è tutta una gara ad avere più amici"
e "la mia privacy è invasa".

EHI, CICCIO.

Scegli con più cura i tuoi amici.
Rimuovi qualcuno se ti turba con troppi inviti.
Sistema per bene la pagina di privacy su facebook.

"Eh ma anche così poi loro tengono in backup le mie foto e anche rimuovendomi dal sito potrei rimarranno tracce del mio passaggio"

Guarda che sei tu che hai messo IN RETE informazioni e foto e stato ecc: non vorrai farmi credere tu sia così ingenuo da credere che in Internet e nell'informatica certe cose non sono ben sotto controllo?

"Un'altra cosa però. Dietro Facebook ci sono grandi magnati che lo usano per carpire i miei gusti e mandare pubblicità. Inoltre sono dei cattivoni con filosofie neopositiviste che vogliono distruggere tutto ciò che c'è ora, la natura l'amore gli affetti per trasformare l'umanità. (vedi qui,articolo di giornale interessantissimo e ben fatto, come in Italia abbiamo Report e Travaglio, ma che a mio modestissimo parere pecca appunto di catastrofismo e anche di sfiducia nelle persone, che anche quando ignoranti o sprovvedute sono ben consapevoli che "nessuno ti regala niente").

Una cosa per volta: se diventi fan di coca cola, poi sulla tua home a fianco arriva la pagina di coca cola, oppure ti arrivano altre possibili cose di cui è probabile ti potrebbe interessare diventare fan. Da qui all'obbligo di comprare la vedo lunga. Inoltre, anche se influenzassero inconsciamente i miei gusti, non sono forse bombardato dalla nascita da pubblicità ovunque? Tipo dalla televisione che mi teneva sulla poltrona mettendole nei momenti più belli di un film? Non era forse peggio? Inoltre, io da Facebook ho un servizio COMODO e GRATUITO di posta e di chat, di mostrare delle foto ad altri, di creare un evento senza spendere i soldi degli sms!
Sono SERVIZI!
Se poi uno perde troppo tempo su Facebook,
se diviene schiavo di quella vita telematica perchè incapace di mantenere dei rapporti nella vita reale,
è colpa di FACEBOOK?
O forse è nato in una famiglia disagiata, non ha avito un istruzione importante, non ha raggiunto una maturità intellettuale e psichica: problemi ben più gravi, ma Facebook è una componente marginale, un elemento qualsiasi che può migliorare o peggiorare la sua condizione, già però non buona.

Concludendo.
Finchè ridiamo sbertucciando i vizi dell'italiano medio, e le nostre debolezze, ottimo. Facciamoce 'sta risata. 
Quando la satire diviene critica seria e polemica, mi pare esagerato.
Non sono gli strumenti a essere buoni o cattivi:
è chi li adopera che può farne buono o cattivo uso.

sabato 6 dicembre 2008

Post zero.

"L'alloro cinge la mia fronte:
ora, solo ora, posso avvicinarmi allo scrittoio,
concedermi la libertà di dire,
l'impudenza di sostenere,
l'azzardo di pronunciarmi.
Immersi ormai in un
accozzaglia
di parole immagini suoni:
troppi
parlano
senza aver nulla da dire
e dimenticano di ascoltare.
Troppi prendendosi sul serio,
spiegando la loro verità.
Loro
chi?
Prima di Internet chi scriveva era autore
etimologicamente auctoritas.
Ma se tutti sono autori,
a chi concedere l'autorità intellettuale?
Allora ho atteso,
d'esser laureato,
sia così più perdonabile
l'ardire.
Con l'obiettivo di costruire fiducia
anche nelle divergenze,
nella speranza
di creare scritti
d'opinione ponderata,
o d'appassionato furore,
o d'ispirato lirismo.
Gratuiti,
sempre con la convinzione che
valore
e
prezzo
siano grandezze distinte
in ambito culturale
e artistico.

I diari diventano opere d'arti interessanti solo quando pubblicati postumi, solo se di personaggi che raggiungono per strade diverse la fama. Questo blog non sarà mai un diario. Sebbene spesso riflessioni nascano da piccoli grandi eventi vissuti in prima persona, il generale sarà sempre la guida, seppur ispirato dal particolare, che ne esprimerà la bellezza. Quand'anche scaderò nel nostalgico rimembrare, sarà solo per utilità al prossimo, per mettere a disposizione insegnamenti a me cari, o sarà un tentativo di raggiungere il bello. L'unico egoismo sarà quello di usare il blog come memoria di idee e insegnamenti, moniti da tenere presenti, ma non sempre impressi nella mia mente scivolosa.
Benvenuti,
e buon divertimento.
Andiamo a cominciare."

Questo è stato il primo post nella mia mente per molto tempo.
All'incirca, perchè così com'è l'ho scritto ora.
La storia è andata diversamente -pian piano sto smussando la mia granitica morale, testarda nelle assurdità- così sonosoloram non è stato il premio per la fatica, ma un aiuto a portarla a termine.

Bella lì.

venerdì 28 novembre 2008

"Autunno al cinema" conclude in bellezza: INTO THE WILD

Da una stroncatura, quella dell'ultimo post, ad una glorificazione, quella di oggi. Non che i due film possano essere paragonati: premesse diverse, target diversi. In comune solo l'interprete femminile, Kristen Stewart, che il film di Sean Penn ha portato alla ribalta, lanciandola verso la parte e l'ingaggio di Twilight.

Una glorificazione, perchè io ritengo questo film essere il più bello del 2007 (sebbene da noi uscito nel gennaio 2008), ingiustamente rimasto senza alcun Oscar, nonostante due nomination (peraltro non di prestigio: attore non protagonista e montaggio). Quest'anno le statuette principali sono andate ai due colossi, There Will Be Blood, e No Country For Old Men, che però pur ben fatti, non mi entusiasmarono, ma forse fu questione di genere e gusti: ne parlai qui.

Tratto da un libro omonimo, che racconta una storia vera basandosi sul diario e le esperienze del protagonista, Into the Wild è l'emblema del sogno americano: l'avventura on the road, oltre la frontiera, contro il limite, rigorosamente soli, come era nel Far West, come nel Klondike. Il protagonista non è però l'uomo ruvido dalla battuta salace ma un ragazzo fresco di laurea, che si sente il mondo attorno stretto, stupido, gretto. E allora
via,
via,
da qui,
da tutto,
da tutti.
Il racconto è accompagnato da una colonna sonora composta ad hoc da Eddie Vedder, cantante e leader dei Pearl Jam. Le canzoni, lungi da essere accompagnamento, sono parte integrante del film, e questo giustifica i sottotitoli in italiano che traducono il testo delle canzoni, che raccontano e riflettono durante l'intreccio. Questo è il colpo in più del film, quello che permette il salto da bel film a capolavoro. Non a caso l'ultima canzone del film ha preso il Golden Globe.

Oggi nevica, tanto. Siamo nel 2008, eppure quando nevica, una cosa che succede da sempre, è difficile muoversi: e un mondo che non è più tanto capace di stare fermi è obbligato a rallentare, quantomeno.
Per andare a vedere questo film, stasera uscirò di caso imbacuccato, camminerò nel freddo e con la neve, e niente più di questo mi permetterà di entrare nel mood più adatto per rigodermi il film. Non ne scrissi, quando lo vidi, perchè lo trovai bellissimo, e basta: quando una cosa è bella, si può descrivere o omaggiare, ma troppa la paura di graffiarla, di turbarla.
Oggi è però mio dovere.
Le musiche, gli spazi e i dialoghi si amalgano squisitamente, insieme con le facce.
Questo film soffia sul fuoco, ardente nei giovani, di libertà e istinto e azione, ma riesce a toccare anche i palati più esigenti, i critici dal cuore più arido.

Ho proprio voglia di lasciarmi trasportare in questo viaggio indimenticabile:
a stasera.
Per chi è abbastanza wild per uscire di casa.

mercoledì 26 novembre 2008

Twilight, un film pessimo.

[In questo articolo tratto del film, non dei libri]
Twilight significa crepuscolo, non è il nome del protagonista.
Così, per dire.
La consolazione che almeno una cosa questo film me l'ha data.
Una parola in più nel mio vocabolario inglese.
Certo, voi mi direte: aprendo a caso il dictionary, ne pigliavi anche due o tre, e gratis. Inoltre, aggiungerete, non passavi due ore nella noia con lampi di sorpresa per quanto infima possa essere l'arte cinematografica, o lo stupore per l'esistenza di un prodotto privo della benchè minima storia, ma anche di un senso, di un messaggio, di un coinvolgimento: effetti speciali super? Neppure. A questo punto l'obiezione potrebbe essere: ma non dirmi che non lo sapevi prima! Allora: mi ci hanno portato, ma sarei andato lo stesso, perchè intorno al film si sentiva l'eco di Harry Potter, per l'attore protagonista, per la derivazione da libri teen. Mai associazione fu più fuorviante.
Ora che mi sono sgranchito le dita posso cominciare la distruzione di quell'attentato al cinema e ai vampiri che è il film.

SPOILER:DA QUI VENGONO SVELATE SCENE DEL FILM
(non avvenimenti, perchè non succede niente)

Si inizia con un frase banale. ma chiessenefrega. Poi ci si trova in una ridente scuola americana, in una cittadina qualsiasi, e la protagonista nuova arrivata trova solo amici affettuosi. In mensa, ad un certo punto, entrano degli individui di pelle BIANCA; non pallidi, WHITE proprio, labbra viola. "Sono un gruppo strano, stanno sempre tra di loro", dicono gli amici della protagonista (che dopo Into the wild trattiene a stento il vomito per recitare in questa immondizia).
Sono un gruppo strano.
Stanno sempre tra di loro.
Lo dicono così,indifferenti.
MA CAZZO SONO BIANCHI!
Va bè.
Quattro secondi di film: lei è innamorata di lui che nella quarta scena la salva sotto i suoi occhi.
Lei gli dice: "sei super forte e super veloce".
Lui risponde quasi fischiettando: "no ti sbagli".
E lei: "no non mi sbaglio".
E lui: "è vero, hai ragione. Sono un vampiro, sono super veloce, super forte e leggo pure nel pensiero.Tu devi aver paura di me".
E lei: "non ne ho".
E lui: "ok, stiamo insieme, ti presento la mia famiglia".
Siamo a mezz'ora del film e uno si chiede: perchè supereroi su supereroi non svelano l'identità, si fanno mille problemi per non mettere in pericolo lei, e lui se ne fotte? Risposta. perchè è scemo. Infatti ovviamente il nemichino di turno attaccherà lei: non mi dire. Tutto questo però dopo un'altra mezz'oretta, perchè prima i due amorini devono guardarsi sdraiati nei prati tra i fiorellini. L'oscurità? Il vampiro? Un film sentimentale senza la minima introspezione psicologica.
Non ci sto credendo.
Ma attenzione, colpo di scena: "tu non sai come appaio veramente alla luce del sole!" E tu che pensi: certo che non lo sa, da sempre i vampiri s'inceneriscono alla luce del sole, esseri della notte; alla luce scompaiono, come si fa a sapere come appaiano? Va bè, variazione sul tema: vediamo. Lui corre corre, la porta con sè, vede della luce e gli dice: "adesso ti piaccio, ma guarda come sono veramente". [Capiamoci: l'obiettivo di lui, malamente perseguito, direi quasi una fintona, è allontanare l'amata da lui, per evitarle una vita sempre al pericolo.]
Ecco che si mostra sotto la luce: io mi aspetto diventi un mostro squamoso o uno scheletro dagli occhi rosi o che ne so. Invece:
brilla,
si apre la maglia e si mostra com madido di sudore, in una delle più stereotipate pose arrapa-femmine. La sua mossa per allontanarla da lui: un genio.
Lei lo guarda e dice l'unica battuta sensata del film: "ma così sei bellissimo". E lui cerca pure le coccole, mormorando "non è vero, sono un mostro" (ma per piacere!).
[Appare nella mia mente Nosferatu che al cospetto di tale sdolcinato sfigatello si sta picchettando nel cuore ogni sorta di legname mentre sniffa corone d'aglio nella basilica di San Pietro.]
Svolgimento del resto del film: il cattivo quasi vince, ma perde, in scene di sbadiglio puro. Almeno il cattivo pensavo, quello sì che farà paura! Peccato, è ridicolo. [ancora la mia mente. vedo Voldemort scuotere la testa indignato...].

FINE SPOILER

I personaggi teen sono un'offesa all'intera classe adolescenziale mondiale. Nulla da dire, niente da fare, i-pod, quello è figo, punto. Gli adulti sono stra aggiornati, e intelligenti, mai rompicoglioni e mai retrogradi: sa il cazzo sto teen movie chi l'ha pensato. Hanno creato un film per ragazzine, d'anagrafe o d'animo, tutto su di lui: le inquadrature dei suoi occhi neri sono mille, lunghissime, ma lui è così creato ad hoc da non funzionare: quando l'artifico è troppo evidente e si svela, il giocattolo si rompe. Era molto più figo il iuo personaggio in Harry Potter, eroe tragico.  
Sono certo che i libri abbiano qualcosa in più, fermo sulla mia idea che un grandissimo successo a qualcosa sarà pur dovuto.
Il film è nella top five dei peggiori che abbia mai visto.
ridateci Harry Potter col mondo incredibile in cui vive, e le innumerevoli idee che lo abitano. Non è un caso se è sulla cresta dell'onda da più di 10 anni, mentre questa nuova saga è stata creata per sfruttare al massimo il successo del primo libro, godendo della nostalgica voglia di saga degli orfani di Harry Potter.

La differenza dei due è infinita ma si può spiegare con un dettaglio:
la saga del maghetto con gli occhiali è stata inventata è scritta da
Joanne Kathleen Rowling, BRITANNICA;
quella del vampiretto vegetariano da
Stephenie Morgan Meyer, STATUNITENSE.

È presto detto.

venerdì 21 novembre 2008

"Autunno al cinema" presenta: My Blueberry Nights (Un bacio romantico)

Un film lirico:
chi racconta è un poeta.

Io la penso così:
e così la pensavo.

venerdì 14 novembre 2008

Dalla Primavera all'Autunno, sempre "al cinema": JUNO

Era aprile: avevamo iniziato la nostra prima esperienza di cineforum, proiettato il primo film, Centochiodi, e ci accingevamo a proiettare il secondo, Le vite degli altri: nel frattempo, però, io continuavo a seguire le nuove uscite. Grande attesa per Juno, il film che sembrava aver ricevuto il testimone dalla mano di Little Miss Sunshine: quello della commedia intelligente e divertente, bella perchè ben fatta, premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Nonostante l'aspettativa, il film mi convinse a pieno: dico nonostante, perchè un aspettativa alta è spesso anticamera della delusione.
Prima di rimandarvi al post in questione, l'unica precisazione che mi sento di fare è riguardo al titolo: Juno, onis. Era una sottolineatura dell'ovvio rimando latino del titolo del film nonchè nome della protagonista; Juno è in latino Giunone: la divinità romana del parto moglie di Giove, che fu gradualmente sovrapposta alla greca Era (moglie di Zeus). Il riferimento è obbligato, direi anche ovvio: ma capita spesso che non ci si fermi neppure un attimo a riflettere sui nomi, che invece, nelle opere d'arti, non sono mai casuali.
Oggi venerdì 14 novembre questo film viene proiettato a Bellusco: in un altro venerdì di 7 mesi fa lo commentai così.

domenica 9 novembre 2008

CASTORONI PIAGNUCOLOSI: sulla disillusione

Giocando a tennis, mi è capitato di vincere delle coppe: non così tante nè importanti quanto avrei voluto e forse potuto, ma qualcheduna sì. Un giorno, giocherellando con una di queste tra le mani, mi sono imbattuto nella vite e nel bullone sotto la base che tengono saldo il tutto. A quel punto, inevitabilmente, l'ho smollato e l'ho smontata.
Quanta desolazione a vedere i pezzi sulla scrivania!
Cioè, non è che proprio mi struggessi.
Però avevo distrutto la sacralità dell'oggetto, che si era mostrato in tutta la sua cosezza, il suo essere cosa.
In quel momento ho compreso che quando capisco com'è fatta una cosa, quella mi diventa più brutta, e insignificante; non è una legge universale, è una legge per me. Quando gli astronauti sono andati sulla luna, a confermare quant'essa sia un sasso rotondo bucherellato e nemmeno luminoso, essa ha perso definitivamente la sua aura di occhiodiddio. Spiegando la natura, come è fatta, come è costruita, ogni cosa diviene una somma di ingranaggi ben oliati, anzi perfettamente oliati, atti al miglior funzionamento possibile.
L'anima non è certamente nel cuore, eventualmente nel cervello;
le emozioni sono una risposta ad uno stimolo;
i sogni: manifestazioni, sfoghi oppure soddisfazione di bisogni inconsci.
(Perdonatemi o correggetemi riguardo a queste banalizzate pillole di scienza o psicologia: sono solo esempi esplicativi del concetto).
L'amore poi non è certo un ritrovamento dell'altra metà della mela: andava bene nei paesucoli, ma ormai siamo cittadini del mondo, se da ogni parte del globo è raggiungibile un'altra in un giorno (almeno teoricamente). Finchè la metà mela era una su cento, con un po' di fede, ci si poteva anche credere: quando è una su sei miliardi (non su tre, perchè anche l'omosessualità non è altro che un ulteriore possibilità) inizia a essere difficile. Così, anche l'ultima dolce magia infantile svanisce in un razionale adattamento ad un'altra persona che è un pezzo di puzzle che va bene con me, o almeno con un mio lato (e noi di lati mica ne abbiamo solo tre o quattro): già lì uno è soddisfatto.
Con queste sensazioni, dopo il liceo scientifico ho scansato ogni ipotesi di studiare il sapere scientifico, che mi appariva inevitabilmente parziale, e mi sono lanciato nell'ambito umanistico. Quello tecnico non l'ho neppure preso in considerazione, perchè l'obiettivo era la realizzazione piena della mia natura umana, e l'uomo si distingue dall'animale quantitativamente nella tecnica, molto più complessa, e qualitativamente nella scienza e nell'arte. Gli ingegneri mi sono sempre parsi dei castori cogli occhiali alle prese con dighe sempre più funzionali.
Quindi sono andato nell'ambito umanistico e artistico ma che cosa ho trovato? Molte discipline sono trattate scientificamente: la stessa filosofia sempre più specializzata e settoriale non è altro che una scienza del pensiero, scienza del linguaggio, scienza dell'arte, scienza della scienza; la letteratura una summa di opinioni autorevoli riguardanti la letteratura stessa o l'oggetto artistico: il quale, ben lungi dall'essere libera espressione istintiva e un po' folle di un proprio io nascosto, magico e un po' divino, è il più delle volte costruzione scientifica della cosa artistica, in cui i colori e le forme sono gli ingranaggi che la fanno funzionare.
Ecco l'ultima disillusione: la magia dell'arte, null'altro che montare i lego e guardare cosa ne viene fuori; almeno da bambini avevamo il buon senso di distruggerlo poi.
Quella scintilla d'eternità (Benigni ricordava...) insita nell'uomo, che lo rende anello tra animale e Dio, anche quella, s'è spenta: non possiamo più crederci.
Scusate ingegneri, mi sbagliavo, non siete dei castori SOLO VOI: lo siamo tutti, voi che costruite nidi dove abitare, quelli di scienza che montano medicine per curarsi, e infine gli umanisti, a metter insieme pezzi per stimolare le emozioni.
Solo che mentre i costruttori tecnici hanno l'orgoglio dell'utilità, e quelli scientifici lo slancio della curiosità e della scoperta, gli artisti, pittori scultori scrittori
subiscono il bisogno del lamento e sentono il diritto da dar voce alle miserie umane:
non siamo altro che
CASTORONI INERMI E PIAGNUCOLOSI, e guardiamo gli altri dall'alto
alimentando le acque del torrente con le nostre lacrime, così almeno serviranno le dighe.

EPPURE!

Capire la coppa ne toglie la sacralità ma non il valore di un obiettivo conquistato,
l'amore universale è ciò a cui tendere e una compagna per la vita è una simbiosi bellissima;
qualcosa in alcune opere artistiche rimane difficilmente catalogabile nell'umano, e la musica, quella pare proprio toccare le corde dell'infinito...
Poi c'è il sorriso: e quello me lo possono spiegare in mille modi, sia che muscoli si utilizzano e che stimoli sono ricevuti dal cervello per produrlo, eppure si sente qualcosa in più...
Le nostre spiegazioni sono sempre così incomplete, che alle volte L'urlo di Munch mostra l'angoscia molto più che un trattato esplicativo.
Rimontata la coppa, l'ho rimessa lì: non sarà mai più un'inarrivabile miraggio luccicante, ma rimane un semplice ricordo che si può anche vincere, che una meta è raggiungibile;
è qualcosa,
meglio di niente.

venerdì 7 novembre 2008

"Autunno al cinema" al via: Little Miss Sunshine

Avrei potuto scrivere una nuova introduzione, forse avrei dovuto. Eppure l'altra volta mi sono reso conto di ripetere a voce le stesse cose scritte: e questo non aiutava la mia già emozionata presentazione. Stesso discorso riguardo alla scheda del film. La prossima volta potrei astenermi dal parlare e lasciare il tutto allo scritto: vedremo.
Ho invece ripubblicato l'introduzione al cineforum di Aprile, depurata da ogni riferimento contingente (cioè una strofa o paragrafo): presenta per bene l'idea di cinema d'autore e di arte figlia dell'artista (la trovate qui).

Detto questo, qui sul blog tuttavia qualcosa posso anticiparla:
per invogliare qualcuno a venire,
per risarcire chi non potrà presenziare.

Oggi si ricomincia:
l'idea è sempre quella di dare visibilità a film molto recenti che seppur ben fatti non hanno avuto la dovuta sponsorizzazione o lo spazio che avrebbero meritato; guidare intelletti alla ricerca di stimoli nei meandri della produzione cinematografica, senza cadere nella scelta di prodotti troppo sofisticati poco fruibili dai meno esteticamente addestrati.

A favore di ciò, questa volta sfatiamo il luogo comune della bellezza gemellata con la tragicità: se per gli studiosi è una divisione dimenticata, nel pensare e credere comune resti della categorica giustezza del pensiero greco sono presenti, eccome.
Mi spiego meglio.
Tre dei quattro film proposti sono commedie:
è mio desiderio mostrare che è possibile creare ottimi film, con sceneggiature interessanti e spunti di riflessione, senza per forza cadere nella lentezza, nella tristezza, nella depressione, nel grigiore, nel fermo immagine interminabile; perché quello che il cinefilo riesce ad apprezzare dopo anni di addestramento estetico, rimane illeggibile e non godibile dal profano, che al cinema chiede innanzitutto divertimento: ricco e intelligente si può.

Il film di oggi:
LITTLE MISS SUNSHINE

Non ha un cast d'eccezione
non ha effetti speciali sorprendenti
non ha una storia inimmaginabile
non ha una regia visionaria.

È un storia ben raccontata, con dei personaggi ben caratterizzati, che porta un bel messaggio con intelligenza ed ironia. L'altra faccia dell'America, quella piccola, che sa ridere del proprio mito. Ogni volta che penso a questo film mi viene spontaneo definirlo una
PERLA.

In questa pagina,
http://www.mymovies.it/recensioni/?id=44535
nella sezione "critica" trovate le recensioni dei quotidiani nazionali e internazionali, in quella "dizionari" le voci dei dizionari di cinema.

Sul cinema d'autore

"Ci sono moltissimi film,
gran parte di essi sono opere d’intrattenimento:
ci regalano una splendida serata,
risate o pianti,
attimi di paura,
oppure ci trasportano nella storia del protagonista
con la sua avventura,
i suoi obiettivi,
gli ostacoli sulla sua strada e…
il raggiungimento o meno del suo obiettivo.
Si riaccendono le luci, si esce dalla sala:
il film è finito, anche nella nostra testa.

Poi ci sono loro, le opere d’arte:
non che il confine sia sempre nettissimo,
ma in molti casi non ci sono dubbi.
Per riconoscerle, basta guardare dietro:
c’è sempre un’artista
che ha qualcosa da dirci,
che ha qualcosa da darci,
che ci propone temi su cui riflettere,
immagini che rimarranno imperiture nella nostra testa,
battute memorabili,
momenti di vera poesia.

Dacchè c’è l’uomo ci sono le storie,
e ci sono gli uomini che le sanno raccontare:
a noi
non rimane che ascoltare…"

[Tratto dalla mia introduzione al primo cineforum da me curato]

venerdì 31 ottobre 2008

WALL-E, Tropic Thunder, Vicky Cristina Barcelona: come li ho visti io

WALL-E
Ogni film della Pixar è una festa per gli occhi, per l'animo: pieni di colori, di speranza, di virtù, di bene. Wall-E rispetta le attese, bellissimo.
Gli ultimi 5 film Pixar, Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Cars, Ratatouille e Wall-E, hanno definitivamente preso il posto dei Classici Disney, che, in calando da Tarzan in poi, hanno avuto un ultimo sussulto con Il pianeta del tesoro; era il 2002, nel 2001 era uscito il bel Monster's & Co. che aveva lasciato presagire come la Pixar -sempre in collaborazione con La Walt Disney, si rimane in famiglia- fosse la casa destinata ad avere nel 2000 il ruolo della casa dei sogni: dal castello (di Neuschwanstein) alla lampada (Luxo).
[Non è un caso che la Pixar sia di un grandissimo, Steve Jobs, il boss della Apple, nonchè colui che ha inventato l'interfaccia grafica: per capirci, le icone e il mouse e ciò che ha reso il computer "user friendly". Il direttore creativo è invece John Lasseter, e sulla sua genialità rimangono pochi dubbi].
Questi film mantengono il cuore della Disney, ma l'arguzia e la tecnica della Pixar.
Il film tratta anche la problematica dell'ambiente e quella dell'obesità: questo inganna qualche spettatore che ho sentito dire "i bambini non capiranno".
Questa reazione più che comprensibile -anche negli Incredibili ci sono frasi come "finchè non sono diventato una minaccia non vi siete interessati a me" e in un momento di guerra in Afghanistan e in Iraq per "portare la democrazia" era una strizzata d'occhio all'adulto- trova le sue radici nella cultura occidentale, dove "cartone animato" è sempre stato gemellato con "bambini": in Oriente non è così, per esempio. Così, quando un cartoon parla anche agli adulti, la reazione è: i bambini non capiranno. In verità il progresso della Pixar è stato creare dei prodotti che pur continuando a far sognare i bambini, che le cose essenziali capiscono eccome e le vivono anche con più forza di noi (l'amore le gag i colori gli atti d'eroismo e le emozioni), parlino anche ad un pubblico adulto: attenzione a non ingannarsi.
Buona visione!

TROPIC THUNDER
Ogni film di Ben Stiller festa per le mascelle: almeno finchè non fanno troppo male. In particolare due film sono completamente suoi, in cui oltre ad essere protagonista, è anche sceneggiatore e regista, e sono vere perle comiche: Zoolander del 2001 e Tropic Thunder, ora nelle sale. Quest'ultimo è un catalogo di sfottò verso i film di guerra amerra americani, ma anche sulla categoria attoriale; inoltre, e ne sono moto felice, non manca di mettere in ridicolo anche i trailer...
N.B. Il cosceneggiatore è Etan Cohen: da non confondere col più celebre Ethan Coen che col fratello Joel ha conquistato diversi Oscar.

VICKY CRISTINA BARCELONA
Le aspettative alte per il Woody Allen regista che ci ha regalato Match Point non bastano a giustificare la mia delusione. Diversi difetti mi portano addirittura a sconsigliarlo:
la trama è esile e banale (dopo l'introduzione della voce narrante avrei potuto scrivere la sceneggiatura);
Scarlett Johansson (Cristina) sembra lo stesso personaggio di Match Point, e in tutto il film il suo pregio più grande viene mostrato fino alla nausea: che poi è uno e doppio, cioè il suo florido seno;
Rebecca Hall (Vicky) è l'altra protagonista: in un personaggio spaventosamente stereotipato, poteva comunque fare di meglio, aggiungere qualche espresione, qualche vezzo, come ha fatto l'altra (grandissima) attrice mora del film, cioè:
Penelope Cruz che in un ruolo certo più vivace, che non significa originale naturalmente, ha degli sguardi e delle movenze che danno qualcosa in più;
Javier Bardem non è male, sebbene chiuso nell'angustissimo clichè del pittore latino libertino e un po' malinconico (ma basta!);
come se la trama piatta e i personaggi "soliti" non bastassero, il film è torturato da una voce narrante onnipresente, che spezza il ritmo del film: l'unica sua qualità è di evitarci la canzone che accompagna il tutto.
Conclusione: se volete vedere un filmetto carino con un uomo affascinante e due o tre - a seconda dei gusti- belle ragazze, andate pure a vederlo, non è mica dannoso; se cercate del godimento estetico, o un film tecnicamente ben fatto, o degli stimoli mentali, meglio lasciar perdere.

Ci vediamo venerdì prossimo alla rassegna belluschese:
non resterete delusi!

domenica 26 ottobre 2008

Scrivere e no.

Ho iniziato a scrivere qui quando proprio non ce la facevo più a resistere.
Perchè quando su ogni cosa rifletti,
quando per ogni domanda rispondi con la serietà e l'impegno di uno scienziato,
con la lunghezza e le delicate conclusioni di un saggio,
- perchè ormai hai capito quanto è facile contraddirsi,
e per la testa ronza anche quel dubbio di incomunicabilità cronica tra vari esseri umani, tra anime distinte-
quando il telefono si fa rovente dopo le tre chiamate consecutive
per esprimere la tua nuova idea
il tuo originale punto di vista
la tua ultima scoperta
e pesi sul prossimo che magari in quel momento non ha
la testa la voglia l'umore
di ascoltarti -ma perchè ti è amico o qualcosa di più, ti ascolta comunque-
quando poi hai ripetuto il concetto più volte così da averlo appreso, assimilato
e di colpo perde il tuo interesse
eppure
pensi che avrebbe potuto dare di più
e che meritava di rimanere:
allora,
SCRIVI.

Ho dunque scoperto che tutto quello che perde lo scritto:
le tue espressioni
il tuo gesticolare
ma soprattutto i tuoi occhi
e la passione che sprizza furiosa;
tutto quello per cui non lo usavo,
lo scritto ti sorprende.
Con il suo ordine e i suoi "a capo",
con le parole
proprio quelle
che tu vuoi e puoi usare per esprimere al meglio il concetto,
che riscopri diverso,
e sorprendentemente
agli occhi degli altri
anche più bello:
o almeno questo ti passa.
E scopri che scrivi perchè solo quello ti dà la sensazione di completarti e di realizzarti e di attuarti
-quello e l'abbraccio caldo dell'amata-
e scrivi perchè ti piace,
che poi piaccia agli altri,
è bene fa piacere
ma non basterebbe.

Il blog diventa la memoria e la lavagna
un luogo per ricordare e prevedere
dove la mente vive
si rapporta
con te stesso tra passato e futuro,
innanzitutto.

Poi sul più bello smetti di scrivere
perchè non scrivere è così facile:
se la stima di te stesso è equilibrata
tra autostima e autodisprezzo
non hai bisogno di dimostrare alcunchè;
e allora è facile,
perchè non scrivere
è come non fare
non parlare
non costruire
non distruggere
non vivere:
basta lasciarsi vivere
senza affanni
nè scopi
nè obiettivi,
tranquilli.

Solo il rispetto
mi riporta qui,
miei più o meno casuali lettori
cresciuti con me:
venti giorni
così
mi paiono un abbandono
e allora eccomi
col mio perchè teorico
e poi
col mio perchè contingente:

tanto tennis e una tesi
colla sua noiosa scrittura compilativa
hanno aiutato.
Se poi la tesi del libro su cui stai lavorando
è che in fondo
c'è ben poco da dire
e tu sei malleabile come la plastilina
e condizionabile come l'aria in ambiente chiuso
il gioco è fatto.
O quasi,
serve anche l'eco di Wilde:

Everyone who is incapable of learning has taken to teaching.
Tutti coloro che sono incapaci di imparare si sono messi ad insegnare.


Poi ti ricordi che tu non insegni, anzi,
rifletti per imparare e se

Fatti non fummo a viver come bruti,
ma per seguire virtude e conoscenza.

Dante, Inferno, XXVI.

..allora ben ritrovati!

Mi dimentico spesso come rendermi felice,
e scrivere è sicuramente un modo,
anche quando serve a giustificare la mia innata
PIGRIZIA.

mercoledì 15 ottobre 2008

Guida

Ben arrivati,
e buona navigazione:
libera esplorazione mentale,
la forza di internet.
La totale libertà provoca d'altronde anche spaesamento, e se siete qui, significa che vi interessa una guida autorevole: ed essendo io l'autore del blog, posso donarvela.
A fianco all'url c'è un quadratino arancione, i FEED: utile strumento presente nei blog e nei siti frequentemente aggiornati; iscrivendosi, il nostro browser ci avviserà ogni volta che il blog in questione è stato aggiornato, evitando inutili controlli e perdite di tempo;
Sulla sinistra trovate i post, e lì non si deve far altro che leggere...
Sulla destra trovate, sotto il mio profilo:
ABOUT SONOSOLORAM: il perchè del titolo, il perchè del sottotitolo, e questa stessa guida;
COMMENTI RECENTI: gli ultimi commenti lasciati ai post;
IN CONTINUO AGGIORNAMENTO: 4 elenchi: di romanzi, di film, dei titoli malamente tradotti o originalmente interpretati in italiano dall'inglese (offese artistiche che tengo a rendere pubbliche, per suscitare incredulità e risata) e delle parodie di trailer interpretati da Maccio Capatonda & Company;
ETICHETTE: sono gli argomenti trattati nei post; cliccando sull'etichetta, verranno visualizzati tutti i post che trattano in maniera totale o parziale l'argomento in questione: ciambelle col buco è un'etichetta qualitativa, appiccicata ai post più riusciti;
LINKS: autorevoli e affidabili collegamenti in rete;
ARCHIVIO BLOG: l'elenco in ordine cronologico di tutti i post pubblicati su sonosoloram.

Sulla moderazione dei commenti attivata su questo blog.

Buon viaggio.

lunedì 6 ottobre 2008

Un bello spettacolo tributato ad una persona importante

Ieri sera ho avuto la fortuna di assistere ad un bello spettacolo.
Un tributo ad una persona che per una dozzina d'anni è stata molto importante per la crescita di una generazione: un prete. Giunse giovane, tra i dubbi dei monoliti della fede, a mostrare come l'età della pietra fosse finita. Ragazzo tra i ragazzi e uomo tra gli uomini, senza un comportamento autorevole, divenne per noi una guida ed ebbe il nostro rispetto: e non c'è autorità più autentica di quella conferita dal basso, da noi, e non ho dubbi continuerà per la sua strada allo stesso modo nella parrocchia di Pagnano in quel di Merate che lo aspetta. Gli augurerei "buona fortuna", o "in bocca al lupo", ma non lo faccio, mica perchè non sia un tipo alla mano, tutt'altro, ma perchè sarebbe inutile, non crede alla fortuna, ma alla Provvidenza. Quanti hanno ricevuto il dono di "una vita piena di gioia piena", chè grazie a lui hanno trovato la vera fede, erano ieri sul palco a ringraziarlo, ogni gruppo con il suo stile, a suo modo, e ogni individuo nella massima espressione di sè che può nascere solo in un ambiente LIBERO. Tanti altri però, che pure alla fede non sono giunti, e tra questi il sottoscritto, hanno tratto giovamento dai suoi insegnamenti, e ancor più dalla sua disponibilità, dal suo ascolto, dai suoi abbracci e dai suoi sorrisi. Infine la fede è un fatto personale, alcuni dicono sia un dono, ma non credo sia questa l'ottica più genuinamente cristiana, che prevede l'impegno e e la fatica per raggiungere un obiettivo, e la fiducia di poterlo raggiungere: la fiducia altresì chiamata fede.
Lo spettacolo di ieri è il frutto maturo del suo lavoro, che spero abbia già messo radici per non finire con il suo addio. Se i preti, pian piano, assomigliassero sempre più a lui, il cristianesimo avrebbe nuova forza; ma soprattutto, l'ANTICRISTIANESIMO imperante avrebbe sempre meno armi e sempre meno voglia di combattere, perchè si accorgerebbero tutti che non c'è motivo di combattere una cosa buona. Io abbandonai un ambiente a me caro per coerenza con le mie idee: pensai di non avere altra scelta, moralmente inflessibile con me stesso come sempre sono stato; in verità, a distanza di anni, mi ritrovo pragmaticamente a constatare che con questa scelta ho perso molto, e guadagnato pochissimo; quantomeno son fiero di non essere mai caduto nell'odio tanto facile nei momenti di un rifiuto o di un tradimento, perchè questa è la posizione di quanti amano odiare preti, oratori e affini.
Ieri sera ho avuto la fortuna di assistere ad un bello spettacolo.
Canti, video, foto, gag, balletti: un varietà nel vero senso della parola.
Amatoriale, coi suoi video scomparsi e qualche filo da rimuovere, l'ho amato innanzitutto per la gratuità di un gruppo di persone che si mettono insieme per fare qualcosa di bello, senza secondi fini, senza utili. Che poi a dirlo così sembra come quando presenti una ragazza ad un amico dicendogli che non è bella, ma davvero simpatica, e poi lei risulta bruttissima. Non è così. Chi cantava sapeva cantare, chi ballava sapeva ballare (o se maschio era molto divertente), chi presentava sapeva presentare e alcuni video-gag preparati erano ben ponderati, con momenti di genio. Forse un po' troppe canzoni, ma questo parere è sicuramente condizionato dalla brillante performance del presentatore senza copione che improvvisando stimolava risate senza far fatica, completamente a suo agio sul palco come ci fosse da sempre, mentre non ci sta mai; per esempio quando il prete è stato chiamato a suonare "Serafino", canzone dialettale che è divenuta leit motiv dei suoi anni qui da noi...

"Per fare Serafino serve la chitarra,
per suonare la chitarra serve il plettro,
per fare il plettro serve il fiore".

Oppure alla fine, tra i ringraziamenti -in cui è stato dimenticato solo colui che ha ripreso lo spettacolo e che quindi per ripicca non lo farà avere a nessuno- ha pensato proprio a tutti:

"Ringraziamo Nelson Mandela e Bono degli U2 per il messaggio di saluto al don".

Poi d'accordo, io sono anche di parte, essendo lui tra i miei amici più cari, ma spero vi fidiate della mia integrità critica: un FENOMENO, che certo queste due citazioni senza il suo camminare e la sua espressività non rendono a pieno. Tanto che alla fine del spettacolo c'erano due colonne di persone: una per salutare il don e l'altra per complimentarsi con la star, a cui tutti hanno consigliato di "fare qualcosa", di non sprecare il suo talento: a questo proposito permettetemi una personale considerazione. Se fosse stato a casa a vedere il milan, avrebbe sprecato il suo talento: stando lì, l'ha fatto fruttare. Perchè invece tutti quanti a chiedergli di farlo fruttare veramente, dove veramente è sinonimo di economicamente?
Perchè di colpo tutti a parlargli come se stesse buttando la sua vita, lui che è dottore in biotecnologia e studente magistrale perfettamente in corso, chè invece avrebbe potuto fare il vee-jay?
...
Il vee-jay.
...
Che nessuno si offenda, io mi diverto a rilevare l'istintività delle persone, che prese dal momento perdono la visione d'inseime, e chissà quante volte è capitato a me ma...
il vee-jay.
"forza ragazzi eccoci qua con la Santarelli e leggere i vostri cartelli e a presentare i Finley!"
cioè, parliamone.
Sì, parliamone un momento, in generale.
Dal particolare al generale, come sono solito pensare io.
Va così, più o meno.
Ti fai un culo quadro per studiare, con gli amici che ti dicono che non esci mai, con la ragazza che ti dice che non ci sei mai, con i genitori che faticano a dirti bravo perchè stai semplicemente facendo il tuo dovere: una stretta di mano il giorno della laurea, un mazzo di fiori e qualche "Congratulazioni!" di rito.
Poi vai sul palco per uno spettacolo amatoriale, senza aver preparato nulla, scherzi e ridi così ad istinto, e ti viene bene perchè è una cosa, parlare in pubblico, che ti è sempre venuta bene. Ti diverti, esci e le persone s'arrampicano per arrivare a te a dirti che sei un fenomeno.
Fin qui, la vita è strana, bene così.
Poi non si accontentano, e ci tengono a dirti che avresti potuto fare dello spettacolo.
Grazie gentilissimi...
Solo che poi si accorgono che non hai capito: avresti DOVUTO fare dello spettacolo!
Un momento storico strano:
dalla televisione in poi, ma anche prima col cinema, questa follia collettiva sulla star come più importante obiettivo raggiungibile è insita più di quanto crediamo, quindi piano a sfottere i ragazzini che vogliono fare i calciatori, che vedono dei GIOCATORI, gente che gioca, come massima aspirazione possibile; ci sono convinzioni da sradicare ben più profonde: che poi quando qualcuno sogna invece di prendere il nobel, non è mica capito.
Potrebbe fare il vee-jay...
Ieri sera ho avuto la fortuna di assistere ad un bello spettacolo,
e vi ringrazio per averlo allestito, per aver dato voce ai più disparati modi della gratitudine: e personalmente il timbro dello spettacolo mi era congeniale, tanto che l'espressione "dar voce" può splendere con tutto il suo significato, come se sul palco ci fossi anch'io, a guardare il festeggiato con occhi onesti per dirgli, grazie
grazie,
per tutto quello che mi hai dato.


P.S. Mi sono sentito in dovere di una precisazione post post,
cioè dopo il post,
che trovate nei commenti al post.
Ades sem a post.

venerdì 3 ottobre 2008

venerdì 26 settembre 2008

Le ciambelle col buco

Non tutte le ciambelle escono col buco.
Non tutte le ciambelle vengono col buco.
Non tutte le ciambelle riescono col buco.

Queste le tre principali varianti che si trovano su google:

qual è quella giusta
quale l'originale
quale invece la più bella...

Bè, decidete voi, a me interessa il significato di questo simpatico proverbio metaforico:

non tutto esce/viene/riesce alla perfezione.

Ancor più mi interessa la sua conseguenza:
che qualcosa...

sì.

Qualche ciambella es..v...ries...
HA il buco.

Ho creato una nuova etichetta -a new tag guys for you oh yeah- che ho appiccicato ai post che ritengo migliori tra quelli scritti finora: come sempre ogni scelta è opinabile, ma almeno in questo caso è sicuramente autorevole,
essendo io l'autore.
I "post d'arte" potrei definirli, con una buona dose di approssimazione.
Quelli in cui

racconto

Scrivo

i più ispirati

con un'idea particolarmente brillante...

Un attimo, mi fermo:
stavolta l'etichetta dice più di questo mio tentativo di spiegazione.

Sono semplicemente i post che considero

riusciti:

le ciambelle col buco.

lunedì 22 settembre 2008

Leggere poco

Con la lettura ho sempre avuto un rapporto contrastato: seppur ne tragga grand soddisfazione, non riesco a lasciarmi assorbire da essa; così ho letto finora, oltre ai romanzi "obbligati" dalla scuola o dall'università, non più di una dozzina massima di altri. Eppure, ogni volta che mi tocca leggere di nuovo mi sorprendo di quanto mi piaccia e mi riprometto di regalarmi volontariamente momenti così piacevoli.
Alle origini di questa mia condizione, che dico mia ma ritengo essere di molti altri -altrimenti non ne scriverei- trovo esserci innanzitutto il piacere -quasi un bisogno- per il rapporto sociale. Infatti è innegabile che la lettura sia solitaria e se c'è una condizione che non amo, è la solitudine; d'altro canto è altrettanto innegabile che la lettura, a differenza del pensiero, è tutt'altro che solitaria, essendo un dialogo tra autore e lettore in cui s'innestano parlanti d'ogni specie, dalle più disparate voci: un mondo intero, ma finito, che ci si presenta con le sue storie e le sue vite. Come possiamo definirla dunque? Fuori dal flusso vitale, e "al posto di leggere preferisco vivere", è il motto semplicistico di qualcuno; Ermanno Olmi nel suo "Centochiodi" conclude con più classe:
“Tutti i libri di questo mondo non valgono un caffé con un amico”. Su questo credo io ho fondato il mio vivere, eppure mi sento ad un punto di svolta. È così vero che l'esperienza reale, una conversazione, un dialogo con una persona viva sia necessariamente più vivo? Oppure il dialogo è più stimolante quanto più profondo è il pensiero del dialogante, che sia orale o scritto? Di solito tendo a proporre domande, questa volta mi sento di rispondere: la seconda che ho detto, ma rimango sospeso.
Mi viene un mente un esempio:
sei in metropolitana e vedi una persona che conosci. Sei seduto e stai leggendo un libro. Tu sai che quel quarto d'ora di libro ti darà molto di più delle quattro chiacchiere banali con quella persona che a tuo modo di vedere ha ben poco da darti, non la trovi stimolante nè brillante nè particolarmente divertente. Cosa fai:
1) continui a leggere, tanto non si è accorta che la stai guardando;
2) ti alzi e vai a parlare con lei, perchè quando parli con una persona senti la vita scorrerti dentro le vene, guardando nei suoi occhi, rapportandoti con lei ti senti parte del mondo e non più solo.
Da sempre porto questo esempio con la mia scelta, la seconda; adesso non è ancora diventata la prima, ma il dubbio c'è.
Nella vita, d'altra parte, c'è spazio per entrambi i momenti: e allora quale può essere un'altra motivazione che non mi (ci?) avvicina al libro?
L'assenza del momento della lettura, magari perchè c'è sempre l'invasiva televisione a prendere il sopravvento: il libro è discreto, aspetta in silenzio che qualcuno si interessi a lui, lo prenda dallo scaffale e lo apra, e quindi che inizi a leggere; solo allora si aprirà al lettore colle più diverse storie, solo allora. Non accadrà mai che passando qualcuno chiami: ehi, tu, leggi questa storia d'azione magistralmente raccontata, con una bellissima donna e un nomo virile che..." no. Mentre la televisione, quella sì, parte con il suo programma che tu sia pronto o no, ma grazie alla forza delle immagini, invece che offendersi, il fruitore ne viene accalappiato, sia il più ingenuo che, sebbene più raramente, quello meglio addestrato ai meccanismi estetici. Infine, è giunto il pc, con la sua lettura verticale rapida, poco impegnativa e soprattutto GRATUITA, che arriva a casa senza fatica ne patemi.
Tutto questo per dire cosa? Niente, se non per giustificare la pochezza dell'elenco dei romanzi "letterari" che ho letto, ancor più colpevole in quanto laureando in Lettere...
Giuro che migliorerò, perchè sebbene la mia lettura preferita rimanga quella della realtà, leggere altri lettori della realtà continuerà a essere un'esperienza importantissima.

venerdì 19 settembre 2008

Romanzi

Italiani 

1840. "I promessi sposi", Alesssandro Manzoni 
1881. "I Malavoglia", Giovanni Verga 
1904. "Il fu Mattia Pascal", Luigi Pirandello 
1923. "La coscienza di Zeno", Italo Svevo 
1940. "Essi pensano ad altro", Silvio D'Arzo (pubblicato postumo nel 1976) 
1944. "Uomini e no", Elio Vittorini 
1947. "Se questo è un uomo", Primo Levi 
1949. "Il bell'Antonio", Vitaliano Brancati 
1952. "Il visconte dimezzato", Italo Calvino 
1955. "Ragazzi di vita", Pier Paolo Pasolini 
1959. "Una vita violenta", Pier Paolo Pasolini 
1963. "Una questione privata", Beppe Fenoglio 
1969. "Il castello dei destini incrociati", Italo Calvino 
1975. "La scomparsa di Majorana", Leonardo Sciascia 
1975. "Lettera a un bambino mai nato", Oriana Fallaci
1979. "Se una notte d'inverno un viaggiatore", Italo Calvino 
1980. "Il nome dela rosa", Umberto Eco 
1989. "Due di due", Andrea di Carlo 
1991. "Castelli di rabbia", Alessandro Baricco 
1996. "Seta", Alessandro Baricco 
2004. "Omero, Iliade", Alessandro Baricco 
2006. "Questa storia", Alessandro Baricco 
2006. "La fine è il mio inizio", Tiziano Terzani
2008. "La solitudine dei numeri primi", Paolo Giordano 

Stranieri 

1819. "Ivanhoe", Walter Scott 
1836. "La figlia del capitano", Aleksàndr Sergéevič Puškin 
1838. "The Narrative of Arthur Gordon Pym", Edgar Allan Poe 
1856. "Madame Bovary", Gustave Flaubert 
1890. "Il ritratto di Dorian Gray", Oscar Wilde 
1903. "Tonio Kröger", Thomas Mann 
1914. "Dubliners", James Joyce 
1915. "La Metamorfosi", Franz Kafka 
1928. "L'amante di Lady Chatterly", David Herbert Lawrence 
1930. "Narciso e Boccadoro", Herman Hesse 
1932. "Il mondo nuovo" (Brave New World), Aldous Huxley 
1945. "La fattoria degli animali", George Orwell 
1946. "Per chi suona la campana", Ernest Hemingway 
1951. "Il giovane Holden" (The catcher in the rye), Jerome David Salinger 
1952. "Il vecchio e il mare", Ernest Hemingway 
1953. "Fahrenheit 451", Ray Bradbury 
1954. "Il signore delle mosche", William Golding 
1967. "Cent'anni di solitudine", Gabriel Garcìa Màrquez 
1991. "Il mondo di Sofia", Jostein Gaarder

Riguardo l'elenco, il post di riferimento è questo.

mercoledì 17 settembre 2008

Gli esami qualche volta finiscono

...checchè se ne dica.
Per poi ricominciare, effettivamente o metaforicamente, con la vita che va avanti; però, la contingenza non è indifferente, il presente è ciò che viviamo, in cui posso dire: ho finito gli esami. Il commento più razionale, pragmatico e concreto sta in due parole allitteranti:
era ora.
Con un pizzico del "tutto-dovuto" in meno, potrebbe stare anche in una parola sola:
finalmente.
Questo post, che ora sto scrivendo, è stato nella mia mente il Post per eccellenza, lo sfogo scritto di tutto ciò che sono stati questi 5 anni, il manifesto del mio travaglio morale e intellettuale, che i passanti inconsapevoli per la mia strada, assorbiti nell'ottica del fare, e in fretta, non potevano vedere.
I fatti in questa storia sono pochi, eppure chi mi conosce li ha sentiti davvero in continuazione: e me ne scuso, perchè "lamentoso" non era certo un aggettivo che mi si poteva accostare prima dell'esperienza universitaria, e non solo perchè avevo ben poco da lamentare.
Arrivato alla maturità scientifica immacolato e distinto, troppo pigro per cercare l'eccellenza, mi ritrovai davanti alla Scelta, ma io non ero ottimo in niente, e buono in tante cose, incuriosito da tutto e appassionato di niente, e davanti mi si apriva l'intero universo delle vite possibili: mi persi... Mi sentivo come Novecento, quello del monologo di Baricco e del film di Tornatore, pianista straordinario nato e vissuto su una nave, che quando cercò di scendere nel mondo, si fermò sullo scalino della nave, perchè...

C'era tutto.
Ma non c'era una fine
Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita
Se quella tastiera è infinita, allora
Su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n'era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una
A scegliere una donna
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire
Tutto quel mondo
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce
E quanto ce n'è
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla.. .
lo sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.

[Novecento, Alessandro Baricco]

Io ero sulla scaletta, ma non potevo tornare indietro, la nave era ripartita, eppure non so come, la scaletta era rimasta, attaccata alla terra e sospesa sul mare: potevo solo scendere, non avevo altra scelta se non... rimanere sulla scaletta, a guardare l'immensità, a sognare ogni giorno una vita ogni volta diversa, a vivere tutte le vite dell'umanità per accontentare l'infinito spirito vitale che è in noi, che afferra l'idea del tutto e deve accontentarsi di qualcosa. E voi, non tutti, certo, che eravate lì intorno a me, preoccupati, a urlarmi "Forza! Forza, scendi quella corta scaletta!" e mi mostravate com'era facile fare due gradini, "sposta il piede in avanti e poi lasciati andare" dicevate, e mi mostravate la strada scendendo di corsa guardando in basso gli scalini, mentre io non riuscivo ad abbandonare l'estasi dell'indefinito, fermo, ammirato dai colori variopin...
"Ti sei laureato? Non ancora? Quanto ti manca? Dai eh, dai dai...":
chi si ammazza per correre non capisce perchè qualcuno cammini, non capirà mai che il paesaggio è più bello del cronometro...
La cosa curiosa è che queste domande hanno convissuto con: "ti laurei in Lettere? E (con tono dispregiativo o , di sufficienza, o alle volte addirittura illuminato vòlto a disilludere) cosa farai DOPO?"
Gli stessi che insistono perchè mi laurei sono i primi a non credere alla mia laurea? Esatto.
Ma sulla scaletta io non potevo rimanere, mica per altro, ma perchè l'uomo rimane schiavo dei suoi bisogni fisici: dovevo mangiare, dovrò mangiare, ma la nave se n'era andata, ve l'ho detto.
Un gradino per volta,
aggrappato a papà, mamma,
all'amico, al fratello,
alla ragazza, allo sconosciuto,
aggrappato ad un'idea e ad un sogno,
senza guardare in basso:
quasi una vertigine al contrario,
non volevo lasciare il tutto che avevo davanti...
Adesso sono a terra. Mi devo certo ripulire, cambiare il vestito, guardarmi intorno, pensare ad un bel discorso per festeggiare con voi, che iniziate a sorridere, qualcuno con uno spazientito sorriso di sollievo... In tanti ci credevano, i miei più stretti amici sapevano per certo...
Ho intravisto una strada, non che la veda più bella delle altre, è che quando sono sceso, ero girato verso quella e allora, così, perchè cambiare?
La strada sarà accidentata, in salita, magari invece, liscia e comoda, ci saranno altri dubbie, altre scelte, ma quel gradino, su quel gradino ci sono stato una vita, e le notti in cui guardavo il cielo sereno e mi sentivo parte del tutto si sono alternate alle notti di pianto, mica per la mia condizione, sul gradino, ma perchè su quel gradino tante volte mi sentivo solo, e quando cercavo di mostrare quello che vedevo da lassù, i più non salivano nemmeno, qualcuno per amore saliva, e provava a vedere, e poi c'era quello che vedeva quello che vedevo io, capiva se stavo fermo, capiva se mi muovevo, capiva me perchè sentiva e sente come me, ma lui mica poteva stare lì sempre, anche se gli sarebbe piaciuto, perchè lui vedeva lo stesso in una goccia d'acqua.
L'equilibrio precario,
i pensieri, su qualche foglietto di carta,
(li lasciavo volare sopra le onde, e bagnarsi, sciogliersi o magari rimanere seguendo la marea oppure svolazzando, tornarmi davanti agli occhi)
il convincersi di scendere
o invece girarsi e farsi una nuotata
stare in piedi con coraggio
seduti sconsolati
sempre tentennando
tremolante
sul gradino.
La storia di Novecento, ve la racconta Baricco, la mia invece è finita così...

Aveva preparato la frase, quando sarebbe sceso, l'avrebbe urlata
No no, l'avrebbe detta, ad alta voce
Pronunciata, ecco, pronunciata
con maestosità ai quattro venti
Sarebbe parso divino in quell'atto teatrale
E tutti, tutti quelli che erano lì ad aspettare
avrebbero sentito la sua voce
e pianto dei suoi occhi scuri
riso del suo esagerare
"Non cambierà mai"... dicevano da un lato
"Speriamo!" rispondevano dall'altro
"Troppo tardi, è già cambiato" pensava un disilluso
"Di bene in meglio" quelli che lo avevano sempre amato..

Aveva preparato la frase, aveva immaginato la scena
aveva pianto immaginando, quand'era sulla scaletta,
per poi ridere del suo commuoversi per niente
e se qualcuno l'avesse visto, sulla scaletta
avrebbe pensato che fosse a ritmo con le maree
influenzato dalla luna
e avrebbe riso anch'egli
fino alle lacrime,
e insieme avrebbero ingrossato il mare,
(che di lacrime è fatto, per questo è salato)

Tutto era calcolato
aveva visto
le teste annuire in coro
soddisfatte
aveva sentito il calore degli abbracci.
Era pronto,
e scese.

Aspettavano, tutti.
...
Si grattò la testa, reclinandola un poco
poi arricciò il naso
e si grattò con l'indice anche quello

"Ehm
è che...
avevo una frasetta, no...
uno spettacolo...
no davvero era bellissima,
cosa inizi a ridere tu,
va che era la frase delle frasi!"
Si ridacchiava, distesi, ma lui no
che quella frase l'aveva preparata da una vita!
Finchè
si distese anche lui
e anche il suo viso

Ormai si conosceva bene

"Va bè.."
disse
"Vi saluto,
vado
a sgranchirmi le gambe..."
Potrei raccontare che le risate furono tante
che tutti si sbellicarono a quella battuta:
in verità no,

ma erano tutti contenti

e la sera avrebbero festeggiato insieme
ascoltando il racconto
della scaletta sospesa
tra il mare e la luna.

martedì 9 settembre 2008

Roger fa 13

Il titolo sarà fin troppo usato quest'oggi, e "originale" non sarà suo attributo: ma richiama immediatamente la vittoria, una vittoria importante, e certamente quella di ieri lo è. Ieri sono finiti gli U.S. Open, l'ultimo Slam dell'anno, e Federer ha vinto, stravinto, per il quinto anno di seguito. Conquista il tredicesimo Slam in carriera, e si trova a meno uno dal record di 14 di Pete Sampras.
La classifica non cambia, no di certo, anzi, Nadal allunga! Federer ieri non ha fatto altro che confermare i punti dell'anno scorso, mentre Nadal perdendo in semifinale dal britannico Murray, ha migliorato il risultato dell'anno scorso, quando perse al quarto turno. I calcoli del resto, non sono tutto. Infatti questo torneo ha dato diverse indicazioni in previsione del 2009, com'era stato l'anno scorso. Infatti il 2007 aveva sancito sul finire l'avvento di Djokovic: la previsione per il 2008 di una corsa a 3, e non più un "uno contro uno". In effetti è stato così, seppur in maniera inferiore alle aspettative.
Quest'anno Murray battendo Nadal e raggiungendo la sua prima finale in uno Slam sale prepotentemente in quarta posizione: il 2009 sarà un quadrangolare.
Ci sono altre indicazioni, però: dopo la finale di Wimbledon, Nadal era numericamente ancora lontano dalla prima posizione, ma tutti, nel mondo del tennis, sapevano che il re stava per cadere, sentivano Nadal come il più forte. Col tempo, come direbbe Tommasi, "se n'è accorto anche il computer". La vittoria di ieri e le vittorie maturate nel torneo, hanno mostrato per lunghi tratti il Federer elegantemente potentissimo da tutti considerato come il più grande giocatore di tennis della storia. Quindi se i nuumeri danno ancora più ragione al maiorchino smanicato (ma forse dalla prossima partita cambierà stile..) il gioco espresso dallo svizzero e questa vittoria lo rilanciano ampiamente per un ritorno in testa. Come ha detto Roddick ancora prima del trionfo, "la stagione di Federer è invidiabile" da tutti i tennisti del mondo, tranne che per Nadal, naturalmente, che ha fatto qualcosa di straordinario (citazione necessaria cisto che spesso mi sento la domanda: "ma cosa è successo a Federer?"). Ma un titolo, due finali e una semifinale nei quattro principali tornei dell'anno danno l'idea della "crisi" di Federer: tutti pagherebbero per avere alle spalle una stagione così; ma Roger gioca con la storia, e noi con lui, nel vedere sogni realizzarsi, nel vivere il racconto di una leggenda, che tanti come me vorrebbero il più epica possibile. Oltre al record di Slam, raggiugibile, gli mancherebbe almeno un successo nel Roland Garros, ma con Nadal più giovane di 5 anni in giro, ogni anno l'ipotesi si allontana. Sempre al Rolandd Garros e al maiorchino è collegato il massimo traguardo raggiungibile da un tennista, il Grande Slam, la vittoria di tutti e quattro gli Slam in un solo anno: ci è arrivato incredibilmente vicino, Federer, nel 2006 e nel 2007, quando ne ha vinti 3 raggiungendo la finale a Parigi, ma in entrambe le occasioni si è trovato di fronte forse il più forte giocatore di sempre sulla terra rossa, appunto l'attuale numero 1 Rafael Nadal.
Vedremo, sempre senza dimenticare che la posizione numero 5 nel 2009 io l'ho già assegnata, e sarà di Gulbis. La stagione non è finita, ci sono ancora due Masters Series, Madrid e Parigi-Bercy, e la Masters Cup finale in Novembre.
Buon tennis a tutti!

lunedì 8 settembre 2008

Viaggio semantico in due episodi: il compleanno e l'aggettivo imprigionato

Avete mai sentito quanto è denso il significato di alcune nostre espressioni? Pensiamo a "compiere gli anni": compiere, cioè portare a termine, concludere. In effetti il giorno del nostro compleanno chiudiamo un cerchio, anche se a dirla tutta è la Terra che lo conclude, che si riporta nella stessa posizione del giorno in cui siamo nati (gli astronomi perdoneranno la mia approssimazione...). Così la Terra compie i giri e noi gli anni: eppure in alcune esressioni sembriamo non avere l'esatta percezione del tempo. Quando compio 24 anni per un anno risponderò "24" alla domanda "quanti anni hai". Così quei dodici mesi si associano al 24, sebbene è chiaro che siano i mesi del mio venticinquesimo anno. Più precisamente quindi, sarebbe da chiedersi "in quale anno sei?". Alcune lingue avranno formule più simili a questa, ma anche nella nostra qualche scappatoia c'è: "vado per i 25" è già più congruo.
Questo era un esempio di quanto precisa possa essere un'espressione comune, molto più di quanto si sia mai avvertito utilizzandola abitualmente. Le parole sono uno strumento necessario a tutti, ai fini del rapporto col prossimo, e se naturalmente si diventa più abili nel maneggiare ogni strumento con l'allenamento, altrettanto importante è lo sviluppo della CONSAPEVOLEZZA nell'utilizzo della singola parola. Alcune, chissà poi seguendo quali improbabili strade, assumono significati e associazioni impondeabili.
Ecco un esempio.
Parliamo di escrementi, anzi, più precisamente, di puzza di merda. Ero a Santorini, sulla stradina a zig-zag che porta da Fira al porto, scendendo la scogliera. Quant'è caratteristico farla a dorso di mulo! Così, decine e decine di muli salgono e scendono la strada ininterrottamente, giorno dopo giorno, per la lunga estate greca. Sarà che a Bellusco siamo tutti muli, come il dialetto ricorda divertito, sarà stata la coda di turisti in attesa del mulo, ma io e la sventurata in vacanza con me l'abbiam fatta a piedi, a scendere, ma soprattutto a salire. Posso assicurare che SCENDE e soprattutto che SALE. Passeggiata accompagnata da un bel paesaggio è da un odore molto forte di escrementi di mulo. Non mi si venga a dire che è tutta natura, perchè la densità di cagate di 50 muli che fanno la stessa strada tutti i giorni tutto il giorno, produce un odore ben diverso dalle caccone di mucca sparse per i pendii di montagna; e certo il leggero sole di Santorini non rendeva la situazione migliore. Dalla grammatica alla cacca, dalla cacca alla grammatica. Mi trovai a definirlo acre, molto acre, molto molto acre, insomma, acerrimo. In un secondo la mia mente fu portata verso "nemico", come forse sarà accaduto anche a voi leggendomi, perchè questo superlativo latino ce lo siamo beccati sempre e solo come attributo dela suddetta parola. Ma perchè? Semplicemente perchè il significato originario, figurato, ha portato da aspro a malevole, ma in particolare per il superlativo è stato un viaggio di sola andata. E io posso forse permetterlo? A me che tanto piace restituire alle parole il significato originario, pur consapevole dell'inevitabile universo semantico in cui galleggiano e dal'eveoluzione che subiscono? Posso davvero esimermi dall'invitare il mio prossimo ad evitare le formule trite? No. Quindi ricordate: se avete appena compiuto l'anno, quale che sia, e volete farvi un regalo, andate a pure a Santorini (Phira): ma attenzione, perchè la stradina dei muli ha un odore acerrimo.

martedì 2 settembre 2008

100 di questi post

Solitamente questa è la forma di un augurio: questa volta no, è una considerazione. E la frase andrebbe completata: "100 di questi post ho scritto finora!". Questo che sto scrivendo, anzi che stai leggendo, è il mio centesimo post. Un titolo come questo li accorpa tutti, più riusciti o meno riusciti, seri o folli, riflessivi o cronachistici, di sport di cinema di tuttunpo'.
100 di questi post: "di questi" come, in che senso, allora?
Di miei post, scritti da me, e la mia ispirazione e la mia voglia e l'argomento scelto li hanno resi migliori, oppure più noiosi: bè, anche il tuo gusto, lettore, ha contato e non poco, il tuo stato d'animo, la tua voglia e l'umore più o meno adatto al post; tuttavia, una certa dose d'oggettività in fondo permane, e io credo che in verità sia bello ciò che è bello, nonostante naturalmente piaccia ciò che piace.
Cosa hai gradito particolarmente?
Quale momento del mio scribacchiare?
E perchè?
Ma no, non rispondermi, infine non importa troppo, perchè come tu mi leggi gratis, altrettanto io ti scrivo: e in fondo allora, ch'io scriva come quando e perchè mi paia va anche bene, non credi?
Quanto ho scritto?
Tanto, poco o forse troppo?
In 200 giorni circa, 100 post: forse meglio un rapporto di 1/3 in futuro, o forse no, perchè il sito che sta fermo appare abbandonato e nel web 1/1 è l'unico rapporto possibile.
AHAHAHAHAH,
quanti problemi toccano un professionista, invece io scriverò quando mi andrà, tu leggerai quando e se ti andrà e il nostro rapporto continuerà sereno e affettuoso perchè libero.
E se 100 sono i post e 200 i giorni, quasi 300 sono i "visitatori unici assoluti" al mese che passano di qua: non sei tu il visitatore unico assoluto, è la macchina che usi per leggermi, così tu puoi essere tanti ma anche una frazione di uno, se in due giungete dallo stesso pc; di queste 300 macchine dunque, se tu vali 1, 5, o 1/2 lo sai solo tu, anzi forse a pensarci bene non lo sai con certezza, come potresti ricordare? Quindi quale frazione della mia utenza sei, rimane un mistero: immagino d'altro canto che non patirai problemi d'identità per questo.
Una cosa invece che sai e con certezza è che quando mi incarto in questi astrusi, assurdi e inauditi ragionamenti, un po' sorridi, ma presto t'innervosisci.
Allora la smetto, ti ringrazio per la pazienza, per aver dato senso all'esistenza del mio blog, significato ai suoi post e gratificazione alle mie riflessioni.
Il prossimo appuntamento è il millesimo post, tra due annetti circa, ma non faccio promesse.
Nel frattempo,
riguardati
e
buona vita!

lunedì 1 settembre 2008

Sul medagliere olimpico e due chiacchere sul calciomercato

Ero a casa durante l'Europeo e durante Wimbledon, e così anche per la fine del campionato: e infatti in tutte queste situazioni ho avuto modo di esprimere il mio punto di vista, di sottolineare un aspetto a me caro, di esultare o più mestamente accettare gli esiti.
Non così per
l'OLIMPIADE.
Esaltare Phelps la leggenda, o Bolt due in uno (l'ultimo eclatante caso di nomen omen), sarebbe doveroso: d'altro canto anche fin troppo ovvio.
E io non tratto le ovvietà.
Guardando i risultati dell'Italia cosa ci scopro? Che il Bel Paese, da sempre terreno d'artisti e bellezza, mi si riscopre guerriero!
17 delle 28 medaglie totali conquistate a Pechino e in particolare 6 degli 8 ori provengono da botte, schermaglie e spari. Ed è sintomatico il fatto che delle 11 rimanenti, di cui un oro, le uniche due provenienti dall'atletica siano state conquistate nella marcia, appunto la più marziale delle discipline e delle corse.
Curioso.
Guardando il mondo, oltre alla considerazione che la Cina in continua ascesa da 4-5 olimpiadi ha raggiunto la prima posizione nell'olimpiade casalinga, un'altra riflessione mi è nata riguardo il medagliere ufficiale :
la classifica dipende dal numero di medaglie d'oro conquistate; solo quello statunitense viene stilato a seconda del numero di medaglie complessive (che guarda il caso, vedrebbe proprio gli Usa anche stavolta al primo posto).
Io sono dell'idea che sarebbe più giusta una terza classifica a punti, con:
5 punti per la medaglia d'oro,
3 per la medaglia d'argento,
1 per la medaglia di bronzo.
Poi in realtà non credo ci sarebbero grandissimi cambiamenti, ma in via di principio sarebbe l'unico modo per premiare qualità e quantità.
Risolto questo grosso problema, d'importanza rara nell'olimpo (...) delle controversie globali, passerò a fare il mio personale, incompleto, parziale, inesperto e dilettantistico punto sul
CALCIOMERCATO ITALIANO ESTIVO.
Sono contento:
per Gilardino e Shevchenko, che hanno cambiato aria;
per Ronaldinho, che ha cambiato aria venendo qui in Italia, ed è un bene per il nostro calcio, soprattutto per chi, come me, lo vive come uno spettacolo di 90 minuti, senza i lunghissimi, inutili e stupidi "commentarii" tecnico-tattico-psicologico-fisico vacui e futili,  portati avanti con la solita spiccata seriosità fuori luogo.
In particolare, per l'Inter, desideravo andassero via: Suazo, Stankovic e Burdisso; il primo se n'è andato, il secondo no, il terzo neppure, ma pazienza. Con la Mourinho-mania, è arrivato Mancini dalla Roma, che mi diverte, Muntari che non conoscevo ma mi ha fatto un'ottima impressione nel primo trofeo dell'anno che l'Inter ha vinto in una sfida tra capitani all'ultimo rigore, e in ultima istanza pure Quaresma, per cui nutro grandi speranze. Anche se quest'ultimo acquisto ha messo in crisi i giornalisti che per tutta estate hanno tacciato Mourinho e ancor più Moratti di Megalomania avendo i giocatori comprati tutti cognomi inizianti con M, quasi un mmmmmmmmmm di godimento dopo le vittorie ingerite.
Invece Quaresma:
quindi mmq, millimetri quadrati, forse uno sfottò alla piccolezza delle abitazioni dei presidenti rivali, o degli allenatori rivali? Lasciamo ai più arguti giornalisti la scoperta dell'inquietante mistero, l'interpretazione del codice segreto...
Certo è che con l'ultimo colpo, Mourinho ha a disposizione chi voleva:
now, no excuses.
Con la speranza
che si mostrino sempre più le giocate
e sempre meno i falli,
che lo spettacolo vinca
e perda la violenza
e soprattutto che tutti in quel mondo
ci si prenda un po' meno sul serio:
buon campionato a tutti!
E sempre e comunque
forza Inter
alè alè.

mercoledì 27 agosto 2008

L'isola col dito

Era il 1755: Paquale Paoli la rese indipendente, e loro non l'hanno più dimenticato. Anche se già nel 1769 quell'indipendenza la persero, e ancora oggi non sono riusciti a riconquistarsela, loro, i còrsi, continuano a sperare, sopportando con fastidio "gli invasori francesi". Nazione strana la Corsica... volevo dire, regione strana... ah no, perchè in realtà di regioni ce ne sono due nell'isola: l'Haut-Corse e la Corse-du-Sud: bè, isola strana, di mare e montagna, di pesce e cinghiale, e di Napoleone, anche. Per i còrsi, è loro e di nessun altro, loro che in effetti non sono nè carne nè pesce, o forse entrambi. Sui cartelli i nomi dei paesi e delle zone vengono scritti in entrambe le lingue, il francese (o l'italiano nei nomi italiani) e il còrso, e non capita raramente di trovare cancellato il nome ufficiale, sia esso transalpineggiante come Saint Florent (San Fiurenzu) o stivaloso come Bonifacio (Bunifaziu).
Tra stradine e stradicciole dai continui tornanti, un sssssssssss sostenuto a pregarci di godere il tutto in silenzio, l'abbiamo girata in lungo e in largo, dal sud-est al sud-ovest e poi su, passando per le montagne centrali fino al nord, tra foreste, cascate, isolotti, bagni caldi, torrenti ghiacciati, un deserto, per paesucoli e cittadine e per caratteristici ristoranti, un po' con la tenda, un po' in più comode camere, guidati da cartina e navigatore, ma anche con la guida e soprattutto alla guida della mia povera autovettura che è tornata del colore della terra: e vi assicuro che prima era nera.
Filmando e fotografando qua e là, ma anche qui e laggiù, mi sono ritrovato a rivivere il tutto montandolo e questa volta l'italiano ci azzecca col bisticcio verbale, perchè fare del video editing è un po' domare un cavallo imbizzarrito, e dopo il montaggio ci si ritrova stremati come immagino accada dopo la monta.
Quindi la vacanza, intesa nel caso specifico come mia assenza, si è protratta finora, ed è un piacere tornare a scrivere, ancor più dopo che insieme ad alcuni inviti verbali ne è arrivato addirittura uno scritto: non era proprio più il caso di attendere oltre.
Che poi se fossi un blogger professionista, avrei scritto anche da là, da un internet point, o col portatile (che in realtà mi sono ben guardato dal portare), ma sono un dilettante e come nella boxe la differenza è molto semplice: il professionista combatte, ehm, scrive, per denaro, il dilettante per diletto e con diletto. Ecco tornata, dunque, anche la mia proiezione digitale, il viaggio è stato semplicemente splendido e certamente il merito non va solo alla magnifica isola, ma anche e soprattutto alla mia infaticabile, bellissima, inseparabile compagna di viaggio:
la Clio.

Ah sì,
un grazie e un bacio anche a quella che si sedeva sul sedile anteriore...

martedì 5 agosto 2008

Vacanza come assenza da qui, ma altrove presenza!

Un anno fa quest'oggi partii per Atene, senza avere in mano null'altro che il biglietto aereo e a fianco la mia ragazza.
Girammo un po' per volontà un po' per caso,
Mikonos dei localini e dei mulini
(con gita a Delos isola della storia),
Santorini dalle case come neve e la caldera infinita,
Milos paesaggio lunare
per tornare ad Atene e alla sua
Acropoli grandezza dei Greci.

Il tutto senza cercare le case, ma attendendo che scesi dal traghetto fossero loro a trovare noi.
Domani, un anno e un giorno dopo si riparte, con null'altro che il biglietto della nave per la Corsica, io e la mia ragazza, che è rimasta la stessa, ma stavolta colla mia fedele automobile e attrezzatura da campeggio.
L'anno scorso tornai la sera di Ferragosto, quest'anno tornerò il 18.
A rivederci, tanti saluti e baci!

domenica 3 agosto 2008

I quattro moschettieri di Cincinnati

È appena finito il Masters Series di Cincinnati: in una finale tutta classe '87 ha vinto Andy Murray su Novak Djokovic 7-6 7-6.
Come dite?
Ebbene sì, nel tennis mondiale non giocano soltanto in due, ce ne sono anche altri. Dove sono finiti i Due?
Federer ha perso al terzo turno, sua seconda partita del torneo, contro Ivo Karlovic, lo spilungone dal circuito tutto servizio e...basta;
Nadal ha perso da un Djokovic parso inarrestabile giusto ieri, in semifinale. Oggi il caldo o forse un calo nervoso dopo l'adrenalina che ha permesso la straordinaria prestazione di ieri gli hanno giocato un brutto scherzo. Buon per Murray, talento scozzese (o forse da domani britannico, perchè gli inglesi lo chiamano in un modo o nell'altro a seconda dei risultati) che si è aggiudicato il primo Masters Series della carriera. Nonostante loro siano stati i protagonisti della finale, i protagonisti della settimana sono stati i soliti di sempre, le 2 R, Roger e Rafa, a contendersi una terza R, quella di Re: infatti, con i risultati di questo torneo, Federer perderà abbastanza punti da perdere la prima posizione della classifica. Il computer ufficializzerà il tutto il 18 Agosto: non perchè scarso in matematica, ma perchè quest'anno il torneo dell'Olimpiade ha spostato i calendari, e i punti conquistati a Cincinnati l'anno scorso scadranno 52 settimane dopo, appunto il 17 Agosto. Qualsiasi sarà il risultato all'Olimpiade, i punti in ballo non sono sufficienti a ribaltare il risultato. Il più lungo regno della storia del tennis finirà tra 14 giorni: io spero sarà una pausa, un arrivederci di Federer al numero 1, ma ora come ora, non si può proprio dire. Personalmente gradirei che Federer riuscisse a stare altre 50 settimane, anche non consecutive, al numero 1 per superare il record del maggior numero di settimane da numero 1 in carriera; sarebbe bello anche che vincesse altri due slam, così da eguagliare il record di Slam totali; in effetti mi piacerebbe anche che uno dei due fosse il Roland Garros, ma qui si entra nel regno di Utopia. Non so perchè, ma in generale amo le leggende viventi, e così tifo per loro, affinchè raggiungano i più irraggiungibili record di sempre: poi c'è anche una dose di innata simpatia e di gusto.. Io tiferò sempre e comunque per i tennisti che creano gioco, che divertono con un gioco vario e dinamico, e per i gesti tecnici tradizionali e stilisticamente eleganti: Federer è l'emblema di tutto questo. Complimenti a Nadal, che non poteva vincere di più quest'anno e che merita completamente il numero 1: lo aspetterò al varco l'anno prossimo, a difendere la valanga di punti conquistati quest'anno. Sono contento nel frattempo che Federer si presenti da numero 1 al'Olimpiade: essendo ogni 4 anni, visti quelli passati, sarebbe stata un'ingiustizia il contrario.
Cambio in vetta, ritrovato Djokovic, affermatosi Murray, il 2009 sarà una stagione avvincente: ma prima si apre la corsa alla medaglia d'oro, allo U.S. Open e alla Masters Cup.

Forse ultimamente ho parlato troppo di tennis, per i meno interessati mi spiace, ma la fine del regno di Federer dopo quasi 5 anni non poteva proprio passare sotto silenzio...

sabato 2 agosto 2008

My way REDACTED

Pian piano si cresce, si matura, ci si conosce, ci si trova, il cerchio si stringe sempre più adeso alla nostra essenza.
È la nostra vita, siamo noi, e il dovere più grande è la ricerca di chi siamo, come siamo e il tentativo di rendere sempre più vicini
ciò che siamo e
ciò che vorremmo essere.
Così anche il proprio blog, soprattutto se visto come proiezione digitale d'io mentale...

Dopo quasi sei mesi dall'apertura di questo blog, assesto la direzione intrapresa: scrivere, almeno per ora, non è il mio lavoro, ma un piacere, e questo blog una palestra cogli specchi sulle pareti. Le mie riflessioni, ex nihilo o da qualche evento ispirate, sono la base e l'essenza del tutto: e di queste continuerò a cibarvi. sonosoloram è nato appunto con lo scopo di salvare dalla nebulosa fabbrica di un cervello in continuo e incessante movimento, le idee più interessanti, le coincidenze più assurde, le sinapsi più brillanti, perchè da troppo tempo andavano perdute nell'oralità che vola. Questo il fine, all'inizio, questo rimane. Di contorno, qualche immagine, qualche foto, i miei film, sempre nel continuo tentativo di sovrapporre per bene me al mio blog, come quando si prestava attenzione millimetrica nell'attaccare la figurina sull'apposito spazio dell'album. (Che tra l'altro nel 90% dei casi era mal stampato oppure era la figurina ad essere mal tagliata: e in effetti nessuno è perfettamente definibile...).
C'è però un aspetto in cui dubito del dispendio d'energie profuso: fare informazione d'attualità. Non che sia sbagliato o poco utile: semplicemente siamo pieni di informazioni, quotidiani telegiornali beppegrillo che fanno informazione di professione e blog di protesta che ci chiamano alle armi, ricordandoci che internet è la nostra unica salvezza. (Dimenticando che dietro alla pagine web, ci sono sempre gli uomini: colle loro avidità, con i loro egoismi, con la loro corruzione, e sono loro che devono cambiare, non semplicemente il mezzo. Sebbene la rivoluzione informatica che stiamo vivendo è straordinariamente positiva, non sono blog e blogger ad essere bravi giovani e rivoluzionari in quanto tali: non è l'avere un blog che identifica un gruppo del futuro, gli eletti che cambieranno il mondo, ma ciò che si pensa o si scrive, e i valori che si hanno). In questo universo ogni giorno più vasto di informazioni, chi stare a sentire? Quale la fonte più autorevole? Nel web, come tra i quotidiani, si sceglierà in completa libertà. Ma se avessi voluto fare il giornalista, e se lo vorrò fare, cercherò di farlo, non aprirò un blog perchè nessuno me lo fa fare. Poi non è neanche questo il problema, perchè va benissimo che ognuno parli, che dica la sua: "il modo pur m'offende", fastidioso è il fare profetico dell'oracolo detentore della Verità, quella Verità che giornali non dicono perchè corrotti, la televisione neppure, ma solo il tal blog ha. Io non capisco come si possa dare totale fiducia a qualcuno solo perchè proclama continuamente la sfiducia verso tutti gli altri. Non lo capisco, e per questo, lungi da me raccontarvi le Verità Nascoste, indagare, svelarvi gli aspetti reconditi "perchè c'è sempre qualcosa sotto". A meno di avere documenti inconfutabili -ammesso che esistano- ma no, neppure in quel caso: in tal caso mi sarei iscritto a Giurisprudenza. Mi informerò, da più punti di vista possibili, come tutti coloro che hanno tempo e desiderio d'informarsi, e trarrò le mie conclusioni. Mi rimane il dubbio se giusto informare o meno, qui e ora.
Per esempio avrei dovuto/voluto scrivere un post su Nadal nuovo numero 1.
Per quale motivo scrivere doppioni di miliardi di articoli nel web che parlano di questo argomento? Forse per evidenziare aspetti sempre diversi, per presentare un punto di vista nuovo: d'accordo, ma allora dovrei essere in un blog decisamente tennistico e avere un target di specialisti; mentre sonosoloram è per tutti. Ben vengano dunque i post "iniziatici" per non addetti ai lavori, per gli appassionati segnalo in home page un ottimo e autorevole blog/sito sul tennis. Giusto dunque che io taccia totalmente? In effetti no: semplicemente cercherò di sottolineare solo i momenti topici della stagione tennistica, e il cambio al vertice della classifica tennistica dopo il più lungo regno della storia del tennis dell'era Open è momento topico, domani ne parlerò.
Peccato che le mie decisioni siano sempre e solo mie, o meglio, che non abbia indicazioni dai miei lettori che so esistere e anche essere piuttosto fedeli.
Sarebbe utile ai fini dello scrivere i pareri di chi legge, i vostri FEEDBACK per sapere quali siano gli argomenti più graditi e la considerazione di ogni post: interessante, piacevole, fastidiosamente dettagliato, troppo prolisso. Lo spazio dei commenti è il vostro spazio, ma è altrettanto il mio, utile per migliorare la comunicazione tra di noi: se non ho commenti, se non ho risposte, vado avanti per la mia strada: significa che tutto va bene. Visto che però a me pare un po' strano, ogni tanto mi guardo indietro e mi perdo nelle possibili critiche, e cado in questo genere di post, fumoso e traballante, dall'incedere insicuro e dell'oscura conclusione.

Il problema non è fare informazione, ora ho focalizzato: è che mi sono sentito in colpa per alcune cadute nel tecnicismo tennistico in un blog che ha il tennis come uno dei possibili argomenti, non certo come fondamento.

Forse quest'oggi mi sono perso nelle più inutili e stanche seghe mentali, in assurde paranoie. Vi assicuro, d'altra parte, che scrivere senza mai avere commenti, pur avendo la certezza di essere letto, non è affatto facile. È come parlare in un'interrogazione ad un professore impassibile, che non fa un cenno d'assenso nè uno di dissenso, come parlare davanti ad un vetro oscuro, dove chi ti ascolta ti vede, che dico, ti scruta mentre tu non hai riferimenti, brancoli nel buio. Magari stai annoiando, magari divertendo, forse catturi l'attenzione, forse invece le tue parole cadono nella più totale indifferenza.
Infine ti ricordi, che il tuo blog come la tua vita valgono immensamente più per te che per gli altri, non per cattiveria o egoismo: e il tuo blog sarà probabilmente un momento di svago, più o meno piacevole, ma le cose importanti sono altre, e in effetti non ti senti proprio di dar loro torto, di darvi torto.

Allora sghignazzo del mio inutile peregrinare nei meandri dei problemi possibili.
E sottolineo le mie volontà.

Lascio agli altri ben pagati o più ligi,
calcoli, date e numeri:
io darò tutto per la bellezza,
per l'idea,
per il pensiero,
per la parola.
Perchè quando si cerca di fare tutto si rischia di non fare bene niente
perchè è importante focalizzare le energie verso ciò che ci piace di più e in cui sentiamo di poter dare il contributo più importante,
perchè la scelta umanistica è una scelta di vita.