lunedì 19 dicembre 2011

L'aldiqua

Un mese e mezzo dopo la partenza ho scritto un post... di commiato.
Rileggendolo ora, trovo ancora curiosa l'assenza totale di esaltazione:
solo una nota romantica sul finire,
mentre forte l'accostamento spontaneo alla morte di fronte a un avventura che poi si è rivelata il più grande sì alla vita che io abbia mai detto. Del resto l'aldilà cristiano è la vita vera, e quindi forse non dovrei sorprendermi: non nego che sia stata una scelta di fede, nel prossimo in particolare, che spesso è stato in qualche modo il mio dio.
Ma andiamo oltre.
La mia predisposizione all'analisi e allo svisceramento rischia talvolta di trovare qualcosa che è presente solo in piccola parte, l'ingrediente ultimo, finendo per confondere un pizzico per una manciata. Forse il funereo inizio d'avventura era solo conseguente agli addii degli ultimi giorni.
Ma no, non era solo questo.
Nell'ultimo mese in Italia ho montato un video della mia vacanza in Sicilia 2009 e l'ho mostrato ai miei sventurati amici nella serate del saluto. Non era solo il gusto dell'insolito, o uno sterile e quanto di più da me odiato artisticismo: era un autentico segnale di chiusura di un periodo, o meglio, il mio tentativo di favorire la fine di una fase.
La mia priorità in questo viaggio è sempre stata, come ho spesso risposto ai più che mi hanno offerto la regina della domande, il perchè, "osservare la mia vita da un altro punto di vista". Questa posizione ha permesso di lasciarmi totalmente indifferente all'isolona lontana, alla sua natura, alle sue peculiarità. Non era mia priorità l'università, la lingua inglese, non lo era il turismo, nè tantomeno una postadolescenziale voglia della classica iperfestosità da exchange.
Volevo l'altro: quale altro fosse era indifferente, ma "il più altro, il meglio".

[Questo aldiqua è un'isolona grande e vuota, con una natura di primordiale memoria, ma un nuovo popolo d'infantile identità e, non troppo raramente, anche d'ingenua istintualità.]

In ogni parentesi ti senti al sicuro, come in un sogno o un videogioco, con l'idea che se muori hai la seconda vita, o che ti risvegli. Con lo stesso principio delle Vacanze, per i più e per LE più, le regole morali sono sospese, perchè ciò che accade qui è un gioco.
Non si fa mica sul serio.
Siamo tutti amici, ma anche non me ne curo e non mi aspetto nulla da te.
Ci amiamo, ma si fa per dire.
Si sia educati, ma con un livello di sfrontatezza incontrollato.
Se non cinici o stoici si può sempre essere passivi gaudenti, che tanto ciò che succede qui non importa, come quando sei in matrix: se muori in matrix non muori nella vita reale.
Ops.
Come automi ben programmati, moltissimi si sono rivelati capaci di cambiare modalità del vivere: o se ne sono obbligati, o si sono mostrati come tali. Innalzate sono state difese più o meno spontanee in una situazione in cui si cammina sul consueto filo del vivere ma senza una salda rete sociale a salvarci dalle cadute. E allora alcool e superficialità come piovesse. Pare che davvero si possa spegnere il cervello: però, "ogni tanto", cantava...

Ma se sei particolarmente dotato nel tesserla, perchè ami e ti doni e non ti proteggi, (dopotutto pochi sparano ad un uomo nudo), allora puoi permetterti anche IL LUSSO DI SOFFRIRE, e di evitare di dover ridurre le tue percezioni del vivere o di dover cadere e scadere in una triviale necessità di "girarti dall'altra parte", di di-vertere, finendo a percorrere il tunnel che Caparezza illuminò, e che passo dopo passo diventa sempre più buio.

La metafora, o meglio, l'espressione che in questo momento mi si offre alla mente per descrivere il momento della partenza da casa sarebbe la pausa: ho messo la mia vita in pausa per poi tornare, premere play e continuare da dove ero rimasto.
Temo del resto che stessi andando al rallentatore, e che quindi ora, a velocità normale, non ci vorrà molto prima di iniziare il capitolo successivo.