sabato 7 febbraio 2009

[3di4] La finale degli Australian Open 2009

Federer vuole, può e deve vincere.
Tutti lo danno favorito, i bookmakers danno Federer vincitore a 1.30, Nadal a 2.25.
Tutto lo stadio tifa per lui. Infatti gioca contro la storia, contro per vincere il quattordicesimo Slam, e raggiungere il record di Pete. Nadal parte sfavorito: perchè è sul cemento, ma soprattutto perchè un giorno e mezzo prima aveva giocato più di 5 ore. Federer ha un giorno di riposo in più e una partita più comoda sulle spalle.
Nelle interviste appena prima dell’entrata in campo Federer appare rilassato, sicuro di sè.
Troppo sorridente per essere vero.
Nadal con una smorfia ammette di essere un po' affaticato.
Lui è vero: tanto lo sanno tutti che non mollerà comunque una palla.
Primi punti, serve Federer: accenna un attacco a rete poi, INDECISO INSICURO e IMPAURITO, torna indietro, sui suoi passi. Quando lo fa qualche ragazzino al tennis gli tiro una pallata tra i piedi.
Con un po' di scaramanzia, ma con triste realismo, siamo al terzo punto del match e scuoto la testa: è andata, mi dico, anche stavolta.
[La mia professoressa d'italiano una volta disse a mia madre che io partivo dal sette senza aprire libro: grazie alla parlantina, alla dialettica o chissà. Era un’iperbole, utile a spiegarle che se in pagella avevo sette, non significava che qualcosa avevo studiato o che avessi un merito.
Al liceo mi ci sarebbe voluto grandissimo impegno per essere bocciato.
Oppure, problemi psicologici. Quelli mischiano tutto.]
Federer é così in forma che nonostante tutto gioca bene: il rovescio, il colpo tra i suoi due meno efficace solitamente, va benissimo. Col dritto fa male. Il servizio non va come al solito, ma comunque nei suoi turni di servizio fa meno fatica del maiorchino. Peccato che quando si procura le palle break non le sfrutta. Perde occasioni, e a differenza di Wimbledon, non per meriti del suo avversario.
È proprio colpa sua e della sua nadalite.
Pensa di dover lottare contro la storia, contro le pressioni dei record, lo pensiamo tutti: quello di là pure. Secondo me pure Nadal tifa Federer, ne sono troppo sicuro. Lo svizzero però sembra che incredibilmente si sia dimenticato, di nuovo, di chi ha di fronte. Oppure invece lo sa troppo bene, e trema. Nadal vince il primo set, visto che Federer non lo vuole; Roger il secondo, però il terzo sembra non essere di suo gusto e perde un mare di occasioni che gli rimango in testa durante il tie break: Nadal ringrazia e va sopra due set a uno.
[Precisazione: non è che solo Federer fa e disfa, di là l’altro c’è, eccome! La partita, a tratti, è uno spettacolo! Però allo svizzero manca l’istinto del killer, la freddezza nei momenti fondamentali. Nulla toglie che i due stanno nel terzo e quarto set giocano un tennis spaziale, colpi vincenti vengono recuperati e ribattuti con altrettanta violenza. Insomma, OTHER PLANET MODE ON.
Il quarto set è di Federer e io sono lì, aspetto un quinto degno del 9-7 di Wimbledon (ricordo che negli slam al quinto set non è previsto tie break e si continua ad oltranza).
Sul punteggio di due game pari, Federer si fa brekkare facile, così senza lottare, perde il game dopo e via, lisci come l'olio, 6-2.
Partita finita.
Che desolazione, io sono sempre più nel divano. Nadal sembrava giocatore solo da terra rossa. Ah no, poi s'è visto, è anche da erba. Sul cemento ha vinto già l'olimpiade, ma agli Us Open ha faticato e Federer era tornato a vincere.
Con la partita di cinque ore sulle spalle e Federer in forma sembrava impossibile che ce la facesse, soprattutto per noi, tifosi speranzosi e ingenuotti, dimentichi di chi è ora il numero uno, e della ancora viva nadalite di Federer.

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