lunedì 30 giugno 2008

Governo Berlusconi: la disillusione.

Se andaste a rileggere il mio post sul risultato delle elezioni, trovereste un elettore seppur sconfitto, pieno di fiducia, immerso in un analisi per quanto possibile priva di preconcetti e pregiudizi. Ora, in realtà, l'unica mia soddisfazione è non aver contribuito alla salita al potere dell'attuale governo, che ogni giorno svela le sue incoerenze.
1. Una campagna elettorale all'insegna della sicurezza e della certezza della pena
--> provvedimento che ferma i processi
2. Alitalia no ad Air France --> un sacco di soldi alla compagnia in fallimento e la nuova ricerca di un partner internazionale
3. La Lega Nord contro i rifiuti campani al nord --> la Lombardia accetta i rifiuti campani

COERENZA, grazie.

Così sembra proprio che si siano criticate tante manovre solo per gettar discredito gratuito sul governo Prodi; come l'anno scorso quando il centro-destra votò contro la permanenza delle truppe italiane in Afghanistan: una furbata moralmente indecorosa. Un altro esempio di fondo che mi suggerì un amico riguarda l'abolizione dell'ICI. Un provvedimento che in effetti sembra aiutare le classi meno abbienti, andando incontro al senso comune che sia assurdo pagare una tassa sulla prima casa dove si abita. Un principio largamente condiviso dalle masse, istintivamente: ragionando invece in maniera di dottrina politica, come può convivere l'idea del federalismo fiscale e l'abolizione dell'unica tassa vigente effettivamente federalista? Una tassa che direttamente portava il denaro dalla casa al municipio, senza passaggi strani e senza andate e ritorni in cui un po' di denaro casca sempre per strada; una tassa tra l'altro praticamente inevitabile, anche per gli evasori più incalliti, almeno dove i comuni funzionano, e una tassa che aiutava proprio gli enti, i comuni, che in Italia funzionano meglio. Anche questo pare un intervento di copertina,u n po' incoerente, anche se sono d'accordo sul modo in cui è stato fatto, una volta deciso di farlo.
Ritornando alla legge ferma-processi ho evitato di annotare la questione più nota, la comodità di questa legge per il Premier, e volutamente: non che essa non ci sia o non sia importante, ma la domanda che mi pongo è quella con cui termina un esame della situazione firmato Di Pietro, e che sta a fondamento della legge stessa:
"Tra l'altro, vorremmo capire, cosa c'entrano queste proposte con la sicurezza dei cittadini?"

Concludendo,le mie illusioni finora si rivelano infondate e fin troppo ottimistiche; i principi di fondo che mi hanno portato a votare altro si rafforzano grazie alle manovre del governo. Certo le impronte digitali ai bambini rom non mi infondono ottimismo, e il nucleare, mentre ovunque si sente parlare di energie alternative e sviluppo sostenibile, neanche,
ma si va avanti, che dire:
sperem...

domenica 29 giugno 2008

"La bellezza sta nelle finiture" disse la commessa al filosofo

Così versificavo incidentalmente e sornione in un vecchio scritto, omaggio a Parigi.
Io credo fermamente nel dettaglio, che è anche motivo della mia propensione per le Lettere, per i racconti di vicissitudini personali, delle emozioni, delle piccole cose: sono per le storie e storielle più che per la Storia, quella grande e ufficiale che ci racconta la struttura e l'organizzazione della vita umana sulla Terra, ma che non riesce spesso a toccare la Vita stessa. Nelle foto mi diletto alle volte a cercare il momento, lo scorcio, nella ricerca del vero, di ciò che è invisibile agli occhi: l'essenziale, dicono... Fu una mostra di Fontana, il fotografo, a Milano che mi mostrò come un angolo di casa potesse dare di più della foto alla casa intera, di quanto un dettaglio ben trovato potesse aprire il mondo dei ricordi: le foto che creai nel tentativo, non furono ben accolte, ma appena tornati i ricordi sono lucidi e i dettagli non sono che superflui manierismi; però chissà che un giorno, a riguardarle, si possano sentire echi di un estate lontana, in quella Sicilia del 2004. Le foto in questione non sono state digitalizzate (accadrà presto...) ma in compenso l'avvento della fotocamera digitale ha dilatato le possibilità di avventurarsi nella fotografia senza danni economici nè sensi di colpa: così ho perdurato nella ricerca, non troppo affannosa nè troppo impegnata in effetti, ma incuriosita e divertita, di immortalare qualche istante simbolo, qualche "madeleine" fotografica che risvegli sapori, odori e sogni di un recente passato.
Si possono trovare su facebook...
Chiedo venia a quel fotografo o fotografa che avventurandosi per il blog, incappi in questi dilettantistici tentativi d'arte fotografica: siate comprensivi, non son altro che ispirate frivolezze...

sabato 28 giugno 2008

Perchè non ci sono italiani forti nel tennis?

Quante volte mi è stata posta questa domanda...
Desidero quest'oggi puntualizzare alcune premesse che rendono mal posta la questione.
In un post precedente ho avuto il piacere di raccontare l'ascesa ideale di un tennista fino ai vertici: una delle conseguenze del discorso potrebbe essere che nel tennis basta semplicemente vincere. Non ci sono questioni di mercato, osservatori che ti debbano notare o allenatori che ti debbano "vedere": tu vai in campo e vinci, e se non perdi più, diventi il numero 1 al mondo.
Ovviamente questa idea, pur nel suo fascino, è miope nella realtà, perchè il tennista già forte a livello nazionale deve darsi completamente al tennis, allenamenti tutti i giorni e viaggi per il mondo, e il tutto a spese sue, essendo i finanziamenti della FIT, Federazione Italiana Tennis, insufficienti quando non ridicoli. Quindi in effetti non basta vincere, bisogna aver anche il denaro per poter giocare in giro per il mondo, almeno finchè si riesca non a guadagnare, ma almeno a rimanere in pari: ho conosciuto un ragazzo e una ragazza che sono stati 380 al mondo che hanno lasciato perchè non ci stavano più dentro con i soldi; chissà, magari, avevano raggiunto anche il loro limite massimo, certo è che pensare che il 380esimo giocatore al mondo non guadagni abbastanza per continuare a giocare, in un'Italia in cui in serie D di calcio è possibile -non è certo la norma, ma accade- guadagnare 70.000 euro l'anno, fa mangiare le mani al tennista.
D'altra parte, inutile lamentarsi, il calcio è stato eletto sport più bello del mondo, in Italia ancor più, e così sia, sebbene accade a tutti, dall'operaio all'imprenditore, di sorprendersi di quanti soldi guadagnino coloro che fanno anche il lavoro più divertente: ed è normale appaia ingiusto, e anche un po' folle. Ma questo è un altro discorso. Per quanto ne so, nel tennis, invece, dai 200 in su si inizia a sopravvivere, nei top 100 a guadagnare, nei top 20 si diventa ricchi, nei top 5, ricchissimi: questo vale per tutti i giocatori del mondo, ma altre federazioni sostengono i propri giocatori in tutt'altra maniera.
Fuor di polemica, questo discorso fa immediatamente emergere che "quelli forti" nel tennis sono 100 in tutto il mondo, e, inoltre, quelli conosciuti dai più sono molti meno: una decina, di media, da coloro i quali mi pongono questa domanda.
Evidentemente allora la domanda è: perchè da un po' di tempo non vediamo un giocatore italiano nei top ten?
Evidentemente non è molto facile arrivare nei primi 10 del mondo in qualsiasi cosa, che sia in capacità di cucire, giocare a PES o vendere un libro.
Di italiani forti ce ne sono, e molti, ma i top ten non si creano, capitano; basti pensare a Federer che è svizzero, a Nadal che è maiorchino, Djokovic serbo, Davydenko russo: insomma non è dai top ten che si giudica una nazione nel tennis, ma, per esempio dal numero di giocatori che ha nei primi 100.
Non bisogna mai dimenticare che abbiamo sempre il mondo come riferimento...
Questo è un momento piuttosto positivo per il tennis italiano: in particolare grazie a due giocatori, Seppi e Bolelli, rispettivamente classe '84 e '85 che stanno salendo in classifica e sono reduci da un ottimo Wimbledon: entrambi sono usciti al terzo turno, ma il primo sconfitto da Marat Safin (di cui ho parlato due post fa), in quattro set combattutissimi (7-6 3-6 7-6 6-4); il secondo battuto da Lleyton Hewitt, australiano ex numero 1 ed ex vincitore di Wimbledon, ma dopo aver battuto nel secondo turno Fernando Gonzales, numero 15 del mondo.
Nei primi 100 della classifica pre-Wimbledon, oltre a Seppi (n.30) e a Bolelli (n.46) troviamo anche Starace (n.57) e Fognini (n.86, ma classe '87!).
Subito fuori dai top 100 Volandri e Cipolla, rispettivamente al n.120 e n.130.

Quindi, seppur senza lesinare critiche alla federazione e al sistema sociale Italia, dove scuola e sport sono considerati nemici invece che alleati nella crescita personale di un individuo, la situazione non è così male: gli italiani forti ci sono, da qualche tempo non c'è un fenomeno, ma quelli mica si possono creare, fenomeni si nasce...

venerdì 27 giugno 2008

Ernests Gulbis: tra i top ten nel 2009

Oggi una breve segnalazione.
Il lettone Ernests Gulbis, classe 88, ha giocato ieri a Wimbledon una splendida partita contro il favorito Rafael Nadal, strappandogli il primo set e portandolo al tie break nel terzo.
Fondamentali molto forti, gesti eleganti, tocco di palla: grandissimo talento.
Giocatore davvero notevole, impressionante.
Dall'anno prossimo credo proprio che lo vedremo protagonista nel tennis che conta, ed è uno delle probabili prossime entrate nei top ten: e non mi stupirei se si rivelasse qualcosa di più...

mercoledì 25 giugno 2008

Marat Safin, il genio del tennis

A Wimbledon abbiamo avuto le prime sorprese: Davydenko, numero 4 al mondo, eliminato in 3 set da Becker, fuori dai primi 100 in classifica (omonimo del celebre campione tedesco che detiene il record di più giovane vincitore di Wimbledon nella storia): d'altra parte, il russo è arrivato sull'erba senza essersi allenato su questa superficie, giocando anche settimana scorsa sulla terra rossa. Oggi la più grande e a me graditissima sorpresa è arrivata da un altro russo: Marat Safin ha eliminato il numero 3 del mondo Novak Djokovic. Sono entusiasta non certo per la disfatta in 3 set del buon "Nole", classe 87 e ancora molto da dare: ma per la vittoria di colui che è indubbiamente il più grande idolo tennistico della mia vita.
Classe '80, ex numero 1 del mondo e vincitore di 2 grandi slam, il russo è l'emblema del "genio e seregolatezza"; ecco un piccolo riassuntino dei momenti cardine della sua carriera by wikipedia.
"Ottiene il suo primo titolo del Grande Slam nel 2000 allo US Open a soli vent'anni, sconfiggendo nettamente il quattro volte vincitore Pete Sampras. Nello stesso anno Marat è numero 1 al mondo per 9 settimane. A tutti gli esperti questo sembra il momento della consacrazione definitiva: si prevede che il ragazzo russo dominerà il tennis per molti anni a venire. Queste previsioni si rivelano però troppo rosee: nonostante il suo grandissimo talento, la mancanza di concentrazione in partita e il poco impegno profuso negli allenamenti fanno sì che i risultati successivi di Safin siano piuttosto deludenti. A questo si aggiunge un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dai campi di gioco per la quasi totalità della stagione 2003 e che comunque gli rende difficile trovare una condizione fisica ottimale. Marat deve attendere il 2005, in Australia, per vincere di nuovo un torneo del Grande Slam: sconfigge in finale il beniamino di casa Lleyton Hewitt.
La partita di quel torneo che viene maggiormente ricordata non è però la finale, ma l'epica semifinale che Safin gioca contro Roger Federer. Il russo vince al quinto set, dopo aver annullato una palla del match, e pone così fine alla striscia di 26 vittorie consecutive contro giocatori classificati fra i primi 10 del mondo del campione svizzero".
Quella partita è tra l'altro indiscutibilmente la partita più bella che io abbia mai visto: come accade adesso nella partite tra Federer e Nadal, è stata una partita in cui il livello di gioco si è alzato a tal punto che nessun altro avrebbe potuto reggere: il più classico degli scontri tra titani.
Se Federer è la bellezza, equilibrata e indiscutibile, Safin è il genio romantico, dai momenti assoluti ma dalla inevitabile discontinuità.
Anche nella vita, l'uno con la fidanzata fissa e senza mai momenti di ira fuori dalle righe, l'altro dalle innumerevoli ragazze strafighe (tanto da arrivare a coniare il termine "safinette") e che una partita sì e l'altra pure spacca racchette distruggendole per terra.
A proposito di racchetta: entrambe usata dai due fenomeni sono molto vicine all'inutilizzabilità, sebbene numerosissimi amatori o piccoli agonisti si cimentino nell'impresa di usarle. Parlo naturalmente della pesantissima Wilson di Roger e della rigidissima Head Prestige di Marat.
Federer sta facendo il conto con la storia, entrando nell'olimpo del tennis: Safin è troppo umano, ma se per uno c'è il più grande rispetto, la stima e l'inchino, l'amore e l'empatia sono tutti per il pazzo russo, che nei grandi scontri torna dare il massimo raggiungendo exploit impossibili ai più.
Magari al prossimo turno per de con Seppi, '84 italino numero 30 in grande ascesa: vedremo, mArat può vincere e perdere da chiunque.
Piuttosto che Federer-Nadal, sfida qualità-quantità, mi sarebbe piaciuto che il leit motiv di questi anni fosse stato Federer-Safin, razionalità-irrazionalità, scienza-arte. Chissà che non si incontrino in semifinale: nel tempio del tennis sarebbe uno spettacolo semplicemente straordinario.

lunedì 23 giugno 2008

I campioni del mondo non saranno campioni d'Europa

Grazie lo stesso: Italia fuori dall'europeo, ma con onore, combattendo.
Ci riproveremo nel 2012, in Polonia e Ucraina (la candidatura dell'Italia inizialmente favorita è stata poi superata).
Ieri sera la Spagna ha giocato di più, noi ci siamo difesi molto bene.
La novità sta nel fatto che la Spagna ha sempre il suo gioco pieno di passaggi, ma non ha una difesa scarsa. La partita è combattuta, si va ai supplementari e poi ai rigori a reti inviolate.
Ai rigori si sa, è una lotteria, ma mi preme sottolineare un errore evitabile:il rigore di Di Natale. Fin da quando è stato a terra per fermare l'azione della Spagna ha dimostrato la sua paura, con quell'atto diffuso quanto fastidioso, sleale e disonorevole malcostume. Da quel momento è stato fischiato ad ogni palla che toccava, e non si è "caricato" coi fischi, come un Materazzi qualsiasi per esempio: si è fatto condizionare, cercando tiri velleitari tipo "adesso vi faccio vedere io", ma senza determinazione, da animale ferito.
In questa condizione emotiva facilmente ravvisabile al televisore, dunque ancor più dalla panchina, era chiaro non dovesse tirare il rigore: questo non è un commento postumo, o meglio, non solo, è una conferma di ciò che ho dichiarato prima del rigore stesso. Anche su quello di De Rossi ho avuto molta paura, memore di Manchester: in verità però ha tirato un bel rigore, ben parato.
Non quella ciofeca lenta e centrale che il buon Antonio ha passato al portiere, nel momento in cui davvero poteva esserci una svolta a nostro favore dopo la parata di Buffon.
Marcello Lippi, interrogato sui calci di rigore prima dell'Europeo raccontò di aver giocato nella sua carriera di allenatore 3 finali ai calci di rigore: 2 vittorie e una sconfitta. Fece due considerazioni: la prima, che le volte che ha vinto tutti i giocatori volevano tirare, mentre in quella persa non voleva tirare nessuno; la seconda, che dopo l'esperienza maturate, considerava importante non lasciare per ultimi i rigoristi più bravi, perchè troppo spesso rischiano di non tirare neanche: Alex Del Piero, infatti non tirò l'ultimo rigore ormai inutile nella finale che Lippi ha perso col Milan, e lo mise, dunque, terzo nel mondiale che abbiamo vinto 2 anni fa.
Ieri non so com'era l'umore generale prima dei calci di rigore, ma certo la scelta di Del Piero ultimo rigorista si è rivelata sbagliata.

Il mio pensiero, quindi, lo sottolineo va all'errore evitabile: perchè quando la Francia perde la finale mondiale con un rigore che colpisce la traversa e rimbalza in verticale ma fuori dalla linea della porta, è stata sfiga, pazienza, sarà stato il segno zodiacale di Trezeguet (a conferma delle idee di Domeneck che ha avuto così buon gioco a lasciarlo a casa, uscendo fresco fresco dal girone con 2 sconfitte e una pareggio); ma quando si manda al macello un giocatore emotivamente instabile a tirare e questo tira quello schifo di rigore, l'allenatore ha sbagliato.
A meno che, per troppa bontà, non si volesse far vincere la Spagna, e allora regalargli la semifinale con quel rigore:
ce lo si può anche aspettare,
dalla coppia "DonaDoni-Di Natale"...

venerdì 20 giugno 2008

Fratello

Alter ego:
un altro me,
ma diverso,
un risultato nuovo della stessa somma:
perché la vita
non è semplice matematica,
e se non cambi gli addendi,
eppure,
cambia il risultato.
L'amore fraterno è preso ad esempio
come amore verso il prossimo:
"sei come un fratello"
ad un amico,
niente di più
dire si può.
L'amore tra genitori e figli
è nettamente verticale;
l'amore
per la persona amata
è venato di sessualità:
diagonale;
l'amore per l'amico
ha in sè
interessi
esperienze
idee
comuni:
orizzontale tratteggiato;
l'amore fraterno è
puro
innato
orizzontale.

"Siate tutti fratelli"

L'acqua più limpida
pura e miracolosa
non ha effetti
se non bevuta:
amate.

giovedì 19 giugno 2008

Euro 2008: sul tabellone e sull'olandese contro l'Olanda

Siamo ai quarti di finale.
Qui, nella fase ad eliminazione diretta, questo europeo è caratterizzato da un tabellone molto particolare: le semifinali possono essere delle ripetizioni di partite giocate nei gironi. Questo di solito non succede mai essendo gli incroci congegnati in modo che l'unica possibilità che una partita si ripeta nello stesso torneo sia in finale, con percentuali evidentemente bassissime. Quest'anno invece i gironi A e B si confrontano nella parte alta del tabellone, C e D nella parte bassa. Questo sistema ha immediatamente mostrato i suoi difetti: gran numero di finali impossibili (per dirne una, l'ultima finale dei mondiali Italia-Francia) e in semifinale il 75% di possibilità di avere almeno una partita giocata 10 giorni prima.
La domanda vine spontanea: perchè?
"Gli organizzatori vogliono far viaggiare su binari paralleli i gironi A-B e C-D dal debutto alle semifinali comprese per dare a tutti tempi di recupero uguali fra una partita e l’altra, con una differenza massima di 24 ore": ci spiegano in quest'articolo, in cui è chiaro il disaccordo del giornalista, disaccordo che anch'io condivido.
Nonostante il "proposito lodevole" il gioco non vale la candela.

Voglio sollevare una seconda questione riguardo la quale sarebbe interessante ascoltare il vostro parere: Hiddink ha portato la Russia ai quarti, dove incontrerà l'Olanda. Il pensiero va immediatamente al fatto che un allenatore olandese si scontrerà con l'Olanda, la sua nazionale: è giusto che ci sia questa possibilità? L'allenatore non è parte della squadra? Se ai mondiali in Sudafrica ci scontrassimo con l'Inghilterra di Capello, non ci verrebbe spontaneo ritenerlo un traditore? Ma al di là delle scelte personali dei professionisti -comprensibili in un mondo in cui il patriottismo lascia il tempo che trova soprattutto di fronte al dio-denaro- voi vedreste di buon occhio un allenatore straniero sulla panchina degli azzurri?
Evidentemente io toglierei questa possibilità: mi sembra assurdo che voci si alzino in coro a criticare una squadra di club che si chiama "Internazionale" perchè ha pochi giocatori della nazione in cui gioca il campionato, e poi un olandese possa allenare la Russia e magari sconfiggere la propria nazione.
Seppure comprensibile che molte nazioni necessitino allenatori stranieri alla ricerca di risultati migliori, io lo trovo sbagliato, non valido.

Mi si potrebbe criticare a questo punto: ma come, parli ancora di calcio?
Per di più, in un momento in cui il presidente del consiglio fa approvare leggi a suo scopo personale! Non sarebbe il caso di discutere di quella notizia, più importante?
Tutto vero, solo che le notizie in inglese le chiamano news:
e io di nuovo in questi trucchetti berlusconiani non ci vedo proprio niente.

martedì 17 giugno 2008

Il monolite nero

Scimmioni, ominidi in una Terra primitiva. Un gruppo viene scacciato da un altro con botte e pestoni. Vige la legge del più forte. Poi, di colpo, appare un monolite nero.

Lo incontra il gruppo appena scacciato, lo toccano.

Da quel momento tutto cambia, diventano consapevoli di poter usare la Natura per i propri fini, di poter usare un osso come clava e quindi divenire più forti.

Tornano e a suon di bastonate cacciano il gruppo rivale, nasce una nuova era: da quel giorno vige la legge del più intelligente.

Stanley Kubrick, in "2001: Odissea nello spazio" raffigurò così nei primi silenziosi 40 minuti del film, con un monolite nero, il "salto ontologico", il "balzo in avanti" che l'uomo ha fatto rispetto all'animale. Uno degli enigmi fondamentali della vita, insieme all'origine della vita stessa. Perchè è evidente che l'uomo è altro dall'animale, non soggiace all'istinto e alle normali leggi della Natura, o meglio, non a tutte. Anello di congiunzione tra animale e Dio, con la consapevolezza della propria condizione, con la capacità di cambiare la Natura e non solo adattarsi ad essa.
"Di certo ai nostri antenati, in una fase collocabile tra 150 e 45 mila anni fa, succede qualcosa di sbalorditivo: gli ominidi appartenenti alla specie Homo sapiens cominciano a realizzare pitture rupestri, a seppellire i cadaveri secondo un rituale, ad abbellire i propri corpi, a fabbricare oggetti ornamentali. In breve, producono cultura" così inizia un interessante articolo del "Corriere della sera" che vi consiglio: lo potete trovare su Corriere.it, in particolare qui.
In esso è citato anche un altro articolo, molto biochimico (é tutto tuo Uncle H) sulla vita: la sua origine, la via percorsa e da percorrere...

domenica 15 giugno 2008

Vademecum all'anno tennistico, all'attuale situazione e ai suoi protagonisti

(in effetti è naturale che dalla terra nasca l'erba...)



L'anno tennistico può essere suddiviso in 4 grandi periodi, caratterizzati dalla superficie e dalla geografia dei principali tornei del periodo:
l'inizio dell'anno sul cemento australiano fino all'Australian Open subito a metà Gennaio;
la primavera sulla terra rossa europea fino al Roland Garros, che si tiene a cavallo di Maggio e Giugno);
l'affascinante quanto troppo breve stagione sull'erba (sempre europea) fino a Wimbledon (tra Giugno e Luglio);
la lunga stagione del cemento americano fino agli U.S.Open (tra Agosto e Settembre). Fa da fanalino di coda la Masters Cup a Shangai in Novembre, e la finale della Coppa Davis, il torneo annuale a squadre nazionali (4 singoli e un doppio) che si gioca durante l'anno.
In effetti la stagione non è poi così schematica, essendoci tornei anche qua e là per il mondo, però è utile avere un quadro riassuntivo per avere un'idea complessiva dei principali appuntamenti.
Per noi europei evidentemente è la primavera e l'inizio dell'estate il periodo più entusiasmante anche per la possibilità di seguire in diretta le partite agli orari più favorevoli, praticamente senza fuso orario.
Cerchiamo di fare un riassuntino della stagione in corso, contestualizzando la situazione.
Il numero 1 al mondo è Roger Federer, classe 81, svizzero, da 228 settimane consecutive, record di tutti i tempi.
Numero 2, Rafael Nadal, classe '86, spagnolo, e probabile prossimo numero 1: sempre Federer permettendo.
Numero 3, Novak Djokovic, classe 87, serbo, altro candidato a numero 1 futuro, esploso l'anno scorso e vincitore degli Australian Open di quest'anno.
Poi, tutti gli altri, la distanza ai punti dice questo:
6675, 5585, 5225;
il quarto ne ha 3050...
Quest'anno Djokovic ha vinto il primo Slam, l'Australian Open, battendo a sorpresa Roger Federer in semifinale; Nadal ha vinto per la quarta volta consecutiva il Roland Garros incontrando in finale di nuovo il numero 1 del mondo; ci si appresta a Wimbledon dove Roger cercherà il sesto successo consecutivo, record mai raggiunto da nessuno.
Si sono giocati 5 dei 9 Masters Series: Djokovic ha vinto Indian Wells, e Davydenko (numero 4 del mondo) ha vinto Miami, entrambi sul "veloce" (superficie sintetica, "carpet", o cemento, "hard"); nella stagione sulla terra Nadal la fa da padrone, vincendo Montecarlo e Amburgo e perdendo a Roma al primo turno causa vesciche ai piedi.
Come si sono presentati i primi 3 giocatori del mondo sull'erba? Al meglio:
Federer ha vinto il quinto titolo ad Halle (per lui consecutivo, non avendo partecipato l'anno scorso; è stato anche il primo titolo della stagione, viziata dalla mononucleosi che l'ha colpito all'inizio del'anno), Nadal ha vinto il primo torneo sull'erba della sua carriera al Queen's battendo in finale, naturalmente, Novak Djokovic. Entrambi i tornei non sono Masters Series, ma necessitano attenzione essendo gli unici tornei sull'erba degni di nota oltre a Wimbledon.
Nel tennis ci sono tanti tennisti specialisti della terra rossa, e altri specialisti del "veloce": per fare un esempio di quanto grande sia la differenza tra le due superfici, Pete Sampras, grande numero 1 prima di Federer e attuale detentore del record di tornei dello slam vinti in carriera (14: ma Federer è a 12 ed ha solo 27 anni) con 7 Wimbledon, 5 U.S. Open e 2 Australian Open, faticava al Roland Garros, dove non ha mai superato la semifinale. Federer invece ha già raggiunto 3 finali nello Slam di Francia, convincendo sempre più d'essere il giocatore più forte d'ogni tempo, ma, forse ancor più sorprendente, Nadal ha raggiunto 2 finali a Wimbledon costringendo l'anno scorso Federer ad una vittoria sofferta solo al quinto set.
Oggi ha vinto il primo torneo sull'erba, battendo anche Andy Roddick, 4 volte vincitore al Queen's.
Vincerà anche Wimbledon? Difficile a dirsi, ma molto più difficile sarà vedere una finale diversa da Federer-Nadal.
Nadal è esploso al Roland Garros 2004, alla tenera età di 18 anni: un fenomeno, certo, sulla terra rossa; l'ennesimo spagnolo(insieme ai sud americani i massimi esperti per tradizione della terra battuta o terra rossa) che "rema", cioè gioca un tennis difensivo, correndo come un matto e sbagliando pochissimo. Questi giocatori, degni di stima per la grinta e la fatica e la determinazione, creano però poco gioco e poco spettacolo, hanno meno talento rispetto ad altri ed è proprio la terra rossa, coi suoi ampi rimbalzi, che permette loro grandi recuperi e scambi lunghissimi. Giocatori di quantità, insomma, non di qualità. I giocatori di maggior talento, escono generalmente meglio su terreni più veloci, sull'erba in primis (Federer detiene il record di vittorie consecutive sull'erba, ancora in corso:con oggi 59; il record precedente di Borg era di 41).
Nadal è un terraiolo? Sì, ma probabilmente il migliore di tuttti i tempi (di Nadal il record di vittorie consecutive sulla terra rossa, 81, interrotto naturalmente da Federer ad Amburgo l'anno scorso; per capire la dimensione del numero, il record precedente era di Vilas, 53) e non solo: due anni fa ha dimostrato di saper giocare anche sull'erba, l'anno scorso ha dimostrato di poter vincere Wimbledon, quest'oggi ha vinto il primo torneo sull'erba: evidentemente è un numero 1, al secondo posto solo a causa di Roger.
Lo spettacolo sull'erba è dunque sempre migliore? In realtà: no, perchè, rovescio della medaglia, la grande velocità della superficie permette a giocatori molto alti dotati di un servizio fortissimo la realizzazioni di molti ace (servizi vincenti in cui l'avversario non riesce neppure a toccare la palla) togliendo vivacità alle partite in cui molti punti non iniziano neppure. Tuttavia la preferisco ad ogni altra superficie: sarà la sua rarità, sarà lo spirito britannico e la tradizione (a Wimbledon si gioca tutti vestiti di bianco), sarà la propensione al gioco al volo tanto divertente quanto sempre più in via d'estinzione a causa della velocità della palla: saranno anche gli 8 campi in diretta gestiti da Sky Sport...


sabato 14 giugno 2008

Verso l'ultima giornata del girone C dell'Europeo di calcio 2008: tutti i possibili scenari

"Tutto o quasi si deciderà all'ultima giornata": così iniziava il post sui possibili scenari dell'ultima giornata del campionato di calcio 2007/2008. Mi divertii ad analizzare tutti i possibili scenari e a sciorinare percentuali.
Evidentemente è un'attività leziosa: la premessa, infatti, è che in ogni partita ci si il 33% che si vinca, si perda e si pareggi. Questo anche se la prima squadra dell'Inter giocasse coi pulcini del Bellusco: evidentemente ciò che sarebbe congruo per lancio di monete è miope in una realtà più complessa, non tenendo in considerazione i diversi valori in campo.
Detto questo...
Ecco tutti i risultati possibili con la squadra che in ogni occasione passerebbe al tabellone finale, essendo l'Olanda già certa della qualificazione come prima:

Italia-Francia: 1; Olanda-Romania: 1 --> Italia
Italia-Francia: 1; Olanda-Romania: X --> Italia
Italia-Francia: 1; Olanda-Romania: 2 --> Romania
Italia-Francia: X; Olanda-Romania: 1 --> ?
Italia-Francia: X; Olanda-Romania: X --> Romania
Italia-Francia: X; Olanda-Romania: 2 --> Romania
Italia-Francia: 2; Olanda-Romania: 1 --> Francia
Italia-Francia: 2; Olanda-Romania: X --> Francia
Italia-Francia: 2; Olanda-Romania: 2 --> Romania

Italia: 22%
Francia: 22%
Romania: 44%
Lasciando perder l'1% di approssimazione, dov'è restante 11%?
In quella possibilità su 9 (vedi corsivo nella tabella) in cui Italia, Francia e Romania si troverebbero tutte a 2 punti.
Essendo questi i criteri se c'è parità:
1) punti negli scontri diretti;
2) differenza reti negli scontri diretti;
3) gol negli scontri diretti;
4) differenza reti generale;
5) gol segnati nel girone;
6) coefficiente qualificazione;
7) fair play;
8) sorteggio.
L'Italia passa se:
-pareggia con gol contro la Francia, passa per il maggior numero di gol nella classifica avulsa.
-pareggia 0-0 con la Francia e la Romania perde 3-0 con l'Olanda. Passa grazie al miglior coefficiente Uefa (rispetto alla Romania).

Troppi credono sia davvero goloso eliminare 2 possibili e pericolose avversarie per la conquista del titolo giocando morbidi contro la Romania: sono scettico, ma lo ero anche allo scorso europeo quando accadde proprio quello che le due squadre in campo desideravano.
Una sola fortuna abbiamo: che la partita Italia-Francia è derby, che si giocherà dando tutto per vincere perchè la Francia è sempre la Francia. Uscire poi per l'altrui bravura o calcolo, per la scelleratezza della prima partita e la sfortuna della seconda va bene, ma col piacere che ben ricordiamo di aver battuto i francesi:

ça va sans dire...

venerdì 13 giugno 2008

L'ascesa del tennista ideale tra i diversi livelli dei tornei internazionali

La stagione tennistica corrisponde all'anno solare: questo fa sì che tra una stagione e l'altra non ci sia una vera e propria tregua. Ogni professionista sceglie secondo le proprie potenzialità e le proprie attitudini le tappe della sua stagione, i periodi di riposo, ecc. Evidentemente, essendo il tennis uno sport di tornei, che non prevede un campionato, le scelte possono cambiare anche in itinere a seconda dei risultati. Il potere di scelta, non è libero volere dei giocatori, anzi: vengono infatti accettati nei tabelloni dei tornei sulla base della loro classifica mondiale. Evidentemente il numero 1 del mondo non sarà rifiutato da nessuna parte: ma altrettanto evidentemente, dall'alto della sua posizione, sceglierà i tornei più importanti,che sono poi gli stessi che, generalmente, hanno un montepremi maggiore, in denaro e in punti.
E gli altri?
Gli altri si fanno, se non ci sono contemporaneamente tornei più importanti a cui riescano a partecipare direttamente dal tabellone finale, le qualificazioni: un tabellone che permette ai 4 semifinalisti di entrare nel tabellone principale. Naturalmente, anche per entrare in questo tabellone di qualificazione è necessaria una certa classifica, possono esistere quindi tabelloni preliminari, fino ad una selezione che esclude i meno quotati. Unica altra possibilità, le wild cards, che sono inviti che i gestori del torneo possono regalare a giocatori che non avrebbero la classifica per partecipare: vengono di solito favoriti giovani promettenti, giocatori autoctoni o vecchie glorie.
Faccio un esempio, l'iter di un giocatore italiano, mettiamo..
Io, se da domani giocassi come Federer. Potrei direttamente iscrivermi ai principali tornei nazionali, Open appunto, e vincerli tutti, acquisendo punti ad ogni vittoria, così da entrare nei primi 500 circa in Italia (il sistema delle classifiche italiane lo spiegherò in un altro post)e iniziare a partecipare ai tornei internazionali meno importanti, naturalmente dalle qualificazioni. Vincendoli o comunque ottenendo buoni risultati conquisterei i miei primi punti internazionali (chiamati anche punti ATP, "Association of Tennis Professionals", che è l'associazione che riunisce i giocatori professionisti di tennis di tutto il mondo) validi per la classifica mondiale. A questo punto potrei entrare in tornei più importanti che valgono più punti, e così via.
La classifica mondiale di riferimento è la ATP Entry Ranking. Da qualche anno è stata istituita anche una seconda classifica, la ATP Race: questa classifica tiene in considerazioni solo i risultati della stagione. Ad inizio anno si parte tutti da zero e alla fine dell'anno gli 8 giocatori che hanno conquistato più punti competono per la Masters Cup. Tuttavia, essendo il tennis uno sport di tradizione, continua a prevalere l'interesse, il prestigio e l'importanza dei 4 tornei del Grande Slam rispetto alla coppa di miglior giocatore dell'anno, e la permanenza come numero 1 nella classifica tradizionale rispetto all'apparizione nella nuova (evidentemente comunque a fine anno le due classifiche finiscono per assomigliarsi molto...).
Dopo il viaggio del tennista dal basso verso l'alto, ecco il viaggio dello spettatore, dall'alto verso il basso: i tornei per tipo, dai più importanti ai meno importanti.  

[GENERE TORNEO: numero tornei del genere, montepremi, punti ATP al vincitore]

1) GRAND SLAMS: 4, 6.784.000-19.000.000, 1000.
Autralian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.
(Prendendo in prestito un termine del bridge indicante il miglior punteggio che si può realizzare, chi vince tutti e 4 questi tornei in un asola stagione si dice abbia vinto o fatto il "grande Slam", e questi tornei vengono comunenemente chiamati "slam").
2) ATP MASTERS CUP: 1, 4.450.000, 550-750. (Torneo anomalo, con ue gironi da quattro all'italiana, semifinali e finali: partecipano i primi 8 gioctori dell'anno).
3) ATP MASTERS SERIES: 9, 2.450.000-3.450.000, 500.
(Il torneo di Roma, quello di Montecarlo per esempio. In realtà di anno in anno possono subire leggere modifiche, di numero e locazione).
4) ATP INTERNATIONAL SERIES GOLD: 9, 755.000-1.426.250, 250-300.
5) ATP INTERNATIONAL SERIES: 43, 416.000-1.000.000, 175-250.
6) ATP CHALLENGER SERIES: 115, 25.000-150.000, 50-100.
7) FUTURES: 420, 10.000 e 15.000, 12-24. 

mercoledì 11 giugno 2008

Avevo dimenticato il tennis...

Riprendendo con variatio la celebre frase di Morpheus in Matrix, pronunciata a Neo, mentre sono all'interno di "Struttura", programma di caricamento e allenamento:

Il tuo aspetto attuale è quello che noi chiamiamo "immagine residua di sé", la proiezione mentale del tuo io digitale.


definirei il mio blog

la proiezione digitale del mio io mentale.

Per farlo, però, devo iniziare a trattare un altro argomento pregnante nella mia esistenza: il tennis.
Strano non mi sia ancora espresso a proposito, perchè il tennis è parte di me molto più del cinema, che ora è al primo posto tra gli argomenti più trattati; strano perchè è con me da ormai più di 18 anni.
Un amore lungo, ma travagliato e con continui sbalzi d'umore, e per rimaner in amor di citazione:

Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior

[Catullo]

"Odio e amo. Perchè io faccia questo, forse domandi.
Non so, ma sento che accade e soffro"

["excrucior" è più forte di "soffro" ma "mi tormento" dà un tono riflessivo assente nell'originale]

Perdonate il pastiche di sacro e profano.

E torniamo al tennis.
In effetti ho alternato periodi di passione dal gioco continuo e voglia di risultati -anche ottenuti, nella mia modestia- a periodi senza un match e malavoglia, fino a tornare a guardare tutte le partite di Wimbledon senza perdere di vista i campi neanche sotto i teloni per la pioggia.

Avevo intenzione, e la mantengo, di spiegare il "tennis da vedere" ai non addetti ai lavori: per quello da giocare vi aspetto in campo.
Nel frattempo, uno spunto per la contemporaneità: cosa c'è adesso da vedere.
Contestualizzando, sappiate che è appena finita la stagione dei tornei su terra rossa, e comincia la tanto breve quanto affascinante stagione sull'erba.
The Artois Championship al Queen's Club di Londra e il Gerry Weber Open di Halle si dividono i campioni questa settimana, gustosi antipasti al lauto Wimbledon, il torneo dei tornei.
Il Queen's è trasmesso da Eurosport, mentre il torneo di Halle non è trasmesso da SKY SPORT; essendo però proprio qui Roger Federer, numero 1 al mondo, e magico proprio sull'erbetta, sono lieto di comunicarvi che le semifinali e le finali potrete vederle sul tedesco ZDF, canale 546 del decoder Sky.

Sabato 14: Una semifinale in diretta dalle 14 alle 16
Domenica 15: Finale in DIRETTA alle 15

Certo la telecronaca non è quel capolavoro misto d'intrattenimento, consapevolezza e ironia che è proprio della coppia Tommasi-Clerici, e non è neppure in italiano.
Il bel gioco, del resto, non ha bisogno di sottotitoli....

martedì 10 giugno 2008

Una pallonata per ridere dopo che l'Olanda ci ha preso a pallate

Era tempo di rivoluzioni?
Non saprei, ma come forse noterete ho cambiato un po' il layout del blog.
In particolare dando rilievo alla possibilità di esplorarlo orizzontalmente per argomenti e non solo verticalmente per cronologia. Poi ho aggiunto a grande richiesta uno spazio per i video che rimanda direttamente al mio canale su youtube: nessun entusiasmo eccessivo comunque, finora ho caricato un solo video e per di più è quello che vi ho già presentato (qui); ora potete commentarlo, e poi... ho caricato un video su youtube, ed è un bel dire.
Uuuuuh.
D'altra parte, avrei potuto commentare la debacle della nazionale di calcio italiana contro l'Olanda all'esordio dell'Europeo di ieri, ma per dire cosa?
Che è assurdo che De Rossi -miglior centrocampista italiano del campionato- non giochi e che ci si affidi ad un centrocampo per la quasi totalità equivalente a quello della squadra meno in forma dell'anno?
Che la difesa non sta in piedi perchè mancando Cannavaro si è costretti a schierare l'unico giocatore dell'Inter -l'italiano, non criticate se poi preferiamo gli stranieri- che quest'anno ha fatto cagare?
Che pure Buffon ci si mette con una respintina in area di una palla da buttare quantomeno in angolo?
Che Camoranesi non lo sentiamo italiano e preferiamo Del Piero e Cassano e che in effetti quando sono entrati è andata meglio?
Che pure Grosso gioca bene nella nazionale?
Che a fine primo tempo i cambi necessari erano almeno 5, metà squadra?
Dovrei stare qui a chiedermi cosa ha visto Donadoni in settimana per scegliere la formazione iniziale e mettermi a sperare che questa partita sia il primo e ultimo regalo agli avversari, senza preoccuparmi del cognome del mister?
Ho preferito smanettare su sonosoloram, e togliermi qualche soddisfazione, divertendomi e magari divertendovi.
In attesa di iniziare a parlare di tennis, e di giustizia anche...

lunedì 9 giugno 2008

Ognuno è i suoi amici

L'era delle immagini e delle foto digitali:
così ho deciso di condividere qualche mia foto coi miei lettori, cominciando da quelle con soggetto "Amici in gruppo". Questo blog è una continua sfida a fotografarmi nel mio divenire, a fotografare come sono in tutte le sfaccettature, e io sono anche i miei amici.
Noi siamo tutte le nostre esperienze, le persone che incontriamo, ma alcune cose e influiscono meno; altre ci piacciono, le reiteriamo è diventano sempre più parte di noi.

Riconoscerete nelle foto facilmente Uncle H, Starri, Tetralfa, Corriere cosmico, il Grosso e me:

io sono quello coi capelli a caschetto neri,
poi divenuti lunghi,
dunque rapato a zero,
indi coi capelli corti gellati in piedi,
che dopo ho tenuto nella più classica e terribile delle vie di mezzo
e infine il giro è ricominciato;
anche se credo salterò lo step "pelatone"...

N.B. Ho tolto in seguito la cartella di foto in questione: le vedrete su facebook...

Liberalizzazione dei commenti

Sarà un colpo di coda dello slancio del penultimo "Doppio post",
sarà la noia dell'inutile e oneroso passaggio del pubblicare ogni commento, 
sarà la volontà di permettere al commentatore di vedere immediatamente pubblicato il suo scritto,
sarà l'aver trovato un widget per mostrare i commenti recenti:
da oggi i commenti sono liberi, non moderati, nella speranza che i rischi paventati nel post che motivava la scelta della moderazione dei commenti non si realizzino, con la fiducia che ci si attenga per quanto possibile, e per quanto in disaccordo, ad un comportamento rispettoso e adeguato alle regole della Netiquette.

Commentate gente,
commentate...

EDIT: Dopo 7 mesi, la liberalizzazione non ha portato più commenti intelligenti: quelli sono rimasti invariati nel numero, e ringrazio gl autori; sono invece aumentati commenti volgari e stupidi: la moderazione è ri-attivata...

domenica 8 giugno 2008

Al Blue Note di Milano



Il locale è blu, bluette.
L'atmosfera è...
C'è.
Quell'atmosfera dalle luce soffuse ma non volgare, tutt'altro:
d'elite, e all'inizio sento un po' d'ossequioso disagio.
Ci sediamo, un po' spaesati, il concerto è inizato da poco: sul palchetto del locale, questa sera, Jonas Kullhammar Kvartett.
Un quartetto degli strumenti tipici del jazz: pianoforte a coda, contrabbasso, batteria e poi lui, Jonas (nella foto), col sassofono.
Un gruppo svedese per la prima volta in Italia, e io lì, per la prima volta al Blue Note di Milano, un po' per caso, un po' finalmente.
Giudicare musicalmente loro, non mi compete: di certo mi sono divertito, e come supponevo, sentire musica dal vivo, seduto e sorseggiante, fa proprio per me. Avevo un'idea dal jazz che a avuto conferma: improvvisazione tra note corte e un po' pazze, musica dell'anima umana, coi suoi sussulti e le sue inspiegabili variazioni, lunatica e continuamente imprevedibile. Effettivamente sembra vestirmi addosso bene, ma chissà, io mi lascio sempre passionalmnte prendere da ciò che accade, e musicalmente ho un gran desiderio di esplorare i vari generi: solo allore, forse, ne designerò il preferito; molto più probabilmente li amerò tutti, in ognuno qualcosa...

La musica trasportava, da una parte all'altra dell'anima, dalle sfiatate ironiche e pernacchiose al suono profondo, caldo e denso del sassofono che malinconicamente spiega più di qualsiasi parola il significato di BLUE, in inglese, quella commistione di colore e sensazione e tempo, che sfiora corde sempre in noi, raramente suonate.

La fisicità della musica mi ha impressionato, la fatica, di fiato, di braccia o di dita, ma insomma di corpo, che la differenzia da una poesia, in cui la fatica è mentale e magari la sofferenza è fisica. Il giovane ragazzo con il contrabbasso tirava le corde dure quasi a staccarle dallo strumento, in un rapporto d'amore tenero e poi subito sessuale, vigoroso, cogli occhi chiusi in una danza impetuosa, in una trance incontrollabile.
Il sassofonista alternava, in un international Englkish -che mi ha fatto molto piacere capire totalmente, ci si sente così cittadini del mondo!- alle canzoni qualche battutina ironica, ripetendo forse a esaltare ancor più il proprio essere nicchia, le formule tipiche dei cantanti -thank you Milan, the best city of the world- con un sorriso ironico, col piacere di mostrarsi al di sopra: simpatico tuttavia.
Poi, poi riprendeva con quelle sonorità gravi che non danno però il tempo ad una lacrima, perchè subito infartate da un frenetico alternarsi di suoni.

Trasportato nell'iperuranio della musica, altro da me e dal terreno,
un'esperienza mistica.

sabato 7 giugno 2008

[Doppio post: 2] La parabola della Terra piatta

Riferito al post precedente.

Si potrebbe commentare:
cambia i tuoi toni, altrimenti "passi dalla parte del torto".
L'ora è giunta, di fare chiarezza anche su questa idiozia.

Alcuni saggi dicevano che la Terra era piatta, lui no, per lui era rotonda.
Iniziò a spiegare ma gli risposero no, i calcoli saranno errati.
Lui rispiegò, e ancora e ancora e ancora ma lo accoglievano tra i sorrisini e gli sfottò. Ad uno di questi incontri c'era anche il popolo ad ascoltare. All'ennesima bassa considerazione dei suoi calcoli, delle sue teorie, e dopo accuse di egocentrismo e di secondi fini, l'uomo se ne andò riempendo di insulti tutti i saggi, rovesciano il tavolo e le sedie, maledicendoli sbattendo il portone.
"Siete dei pezzi de merda, incompetenti, vecchi pazzi impotenti del cazzo!"
SLAM.
Una signora del ceto borghese commentò: "così è passato dalla parte del torto!"
Un contadino non sapeva che pensare, ma percepiva un'ingiustizia, perchè lui sempre a contatto con la natura, sapeva che niente succede per caso, che c'è sempre un motivo; l'aristocratico istruito aveva gli strumenti per giudicare, aveva capito dove stava la ragione, ma sorrise: era più comodo, avrebbe continuato la sua vita di ozi e agi, letterari e no.
Era quell'uomo passato dalla parte del torto? Noi sappiamo che aveva ragione, indiscutibilmente. Era stato impulsivo, iracondo, volgare, maleducato, inelegante e anche un po' incivile. Insomma non si era fatto onore con quei gesti, ma era passato dalla parte del torto?
Assolutamente no.
Il concetto è: si può avere ragione o torto nel contenuto, si pùò usare come strumento una forma adatta o meno, ma i due campi non devono e non possono essere confusi. Sono sbagliate le intercettazioni: forse, forse no, ma cosa dicono?
Grillo è un demagogo populista, urla troppo e insulta troppo con sfottò idioti, d'altra parte ERA un comico. Il nostro giudizio deve rivolgersi però a ciò che dice, anche in disaccordo, ma senza perdere di vista la questione. Travaglio e gran parte della Sinistra mostrano sorrisini snobistici e spesso non tengono conto dei pareri opposti: ma dicono cose sbagliate?
Berlusconi fa le corna, mette i tacchi, si fa la tinta: ma i suoi atti di governo, quelli son da valutare.
Ma attenzione, anche la forma va presa in considerazione, anch'essa può guidare il nostro giudizio.
Tanto che per esempio, come ho espresso in un post precedente, mi trovo d'accordo con Moratti sul licenziamento di Mancini che oltre a vari aspetti contenutistici -partite decisive giocate male- si è basato su un vizio di forma, cioè il comportamento fuori luogo, il "cinema" che fatto dopo l'elimazione dalla Champions.

Basta non fare confusione tra i diversi aspetti:
dialettica e retorica sentitamente ringraziano.

[Doppio post: 1] Filippica contro la piattezza e il "ben pensare"

Rabbia.
Ci sono giorni che sono arrabbiato, proprio arrabbiato: questo aggettivo che le maestre elementari ti spiegavano errato da usare, "perchè non sei mica un cane che ha la rabbia".
Che tristezza.
Ma sono anche incazzato, adirato e mi infurio.
Quali sono i motivi validi per avere uno scoppio d'ira?
Mi dicono quelli importanti, e si dimenticano che "importante" è "ciò che importa", pregno alla base di un'inevitabile soggettività: che viene, a torto o ragione, oggettivata traducendolo in "ciò che importa ai più".
Peccato che siano tutte cazzate, perchè l'ira è uno dei sette peccati capitali qualunque sia la causa scatenante, e può esserci solo una maggiore comprensibilità a seconda di quanto la causa sia più generalmente accettata.
Io mi incazzo per l'ipocrisia, e mi incazzo per la verità, per difenderla, per non accettare con un sorrisino una stronzata: e mi sa, che lo farò sempre più, a costo di divenire più antipatico. Quando sarai lì davanti a me dunque, homo oeconomicus, con la tua boria da arrivato perchè stai fabbricando denaro, non aspettarti il mio plauso: stai umiliando il genere umano, con le tue basse pretese, la villetta e il SUV.
"In Italia troppa gente pensa solo a gudagnare e a fare i soldi perchè è troppo stupida per fare dell'altro nella sua vita": non l'ho detto io, ma quanto mi piace.

Ci vuole moderazione. Sì? Finora sono stato moderato, ma io, dentro, non lo sono affatto. "Non eccessivo, contenuto o ridotto entro i limiti imposti dalla convenienza o dalla tollerabilità". Me ne fotto dei limiti, mi dispiace solo risultare inelegante: "in una situazione del genere non ci si comporta così", vaffanculo.
Ecco, questo post è inelegante, e non è moderato: io non lo sto moderando, non sto ponendo limiti alla mia espressività. Non che di solito sia stato così difficile non cadere nella scurrilità più banale, semplicemente non era necessario. Ma un vaffanculo al punto giusto è insostituibile, chiedetelo a Grillo.
Ma moderato non è anche un po' frenato? Un po' meno puro, un po' più falso?
Diplomazia è civiltà, ma non anche paura? Solo saggezza o anche un po' lavarsene le mani rimanendo passivamente senza una posizione?
Troppo spesso accetto tutte le posizioni, almeno in via teorica: anche quelle inaccettabili, e anche basta.

A questo punto una filippica può iniziare.
Contro tutti voi che non avete un cazzo da dirmi nè da darmi
di nuovo;
che non perdete tempo a teorizzare perchè bisogna agire;
perchè pensare è inutile, e non fa utili;
perchè quando la fate, non abituati, siete banali e noiosi,
già visto, già sentito, dalle posizioni già considerate;
perchè ho bisogno di stimoli,
di idee nuove che seppur tali non siano mie:
e non me ne date;
voglio un punto di vista che non ho considerato,
una posizione inesplorata;
regalatemi una risposta imprevista,
un'obiezione non pensata:
ve ne prego;
non insegnatemi le vostre cazzate che già so e spesso ho rifiutato:
perchè dovete obbligarmi davvero a riconsiderare quel mio destino di cadere in una lettura continua per avere qualcosa di più?
Io vi amo cazzo, infine, coi vostri occhi e il vostro esistere, con la vostra vita e tutto ciò che quelle parole sapienti non potranno mai essere, essendo lì, inchiostro nero su foglio bianco, senza colori nè movimento: ma amo la purezza del villaggio, del buon uomo che lavora da sempre e che paradossalmente spesso, con la sua coscienza popolare e il suo spirito autentico, ha pure qualcosa da dirmi.
Ma tu, "quello che ben pensa",
falla finita:
di gridare allo scandalo ad ogni piè sospinto,
di rispettare la forma più del contenuto,
eppure senza avere alcuna percezione della bellezza.
E poi, che fai?
Insegni pure?
Naturalmente, certo.
Insegnami ciò che ho già disimparato, riportami indietro dai mille chilometri che ho fatto innanzi a te, certo. E io ti dirò hai ragione, dopotutto, lo dicono tutti...
Sarà però che "quando sono in tanti d'accordo con me, ho sempre la percezione di essere nel'errore" (Wilde)
Sei semplicemente ridicolo.

giovedì 5 giugno 2008

Con la bombetta nel boschetto

Il signore con la bombetta passeggiava per il bosco.
"Incredibile, non avrei proprio pensato di rivedere un signore con la bombetta nel XXI secolo", pensò un acero -il signore era appena passato- e sbuffò, muovendo tutti i rami come, come dire, ecco, come se fosse stato sferzato da una folata di vento.
Questo signore naturalmente era vestito di marrone, la giacca intendo: i pantaloni infatti erano più chiari, e le scarpe eleganti, tanto che non si notavano. Il colpo forte del vestiario erano in realtà le calze, davvero incredibili: ma coi pantaloni lunghi non si vedevano. Però lui, lui lo sapeva e camminava compito anche per quel motivo. Camminava per questo bosco, che era un po' anche una foresta o una selva, ma non di quelle oscure, no, perchè il signore era più giovane! Questo boschetto, un boschetto era in effetti, aveva molta luce filtrata dagli alberi, molta luce ma anche un po' di buio: un boschetto chiaroscuro insomma. Quell'uomo colla bombetta camminava e sorrideva di tanto in tanto: poi scuoteva la testa e ripartiva, con passo lento, non stanco, e senza fretta. Per qualche momento diveniva serio, si vedeva che rimuginava, calciando qualche sassolino per la strada: poi di colpo, cambiò direzione e
via di là,
a fianco di quel cespuglio dalle bacche rosse di quelli che si colorano da bambini, con le bacche così rotonde che si capisce che non si possono mangiare. Poi uno di quei sassolini che calciava andò a incastrarsi in un posto buffo, rimase in equilibrio su un sasso più grande, così: non era assurdo, però faceva un po' ridere. Si guardò in giro, e voci di altri erano lontanissime, si tolse la bombetta e lo calcio fortissimo e lo inseguì e poi ancora ancora ancora, a zig zag per il boschetto; non solo a zig zag, ma proprio come gli veniva, a caso, così. Col fiatone e un altro sorriso con scuoti-testa incorporato, si rimise la bombetta e riprese a camminare, guardando in alto, a volte accecandosi nella luce, oppure guardando nell'ombra quasi a sforzarsi di vedere lo stesso: le cose c'erano, lo sapeva, com'è che non si facevano vedere...
Impensierito, un passo dopo l'altro riprese a camminare, e ogni tanto, chissà poi perchè, a sinistra e poi indietro: mah. Gli alberi del boschetto iniziavano a infastidirsi, tanto che buttavano giù delle foglie un po' stizziti. Lui lo sapeva, e un po' li capiva anche, il suo peregrinare folle dava adito a proteste: così ad un certo punto si sdraiò in una piccola radura in mezzo al boschetto.
Tirò un urletto, poi un altro: si sentiva poco poco l'eco.
Chissà dove andavano quelle parole poi.
"Avete ragione. Avete
proprio
assolutamente ragione.
In questo bosco però non c'è la strada, un sentiero, una via! Io vi capisco anche, ma voi avete le vostre radici, e ve la mangiate e bevete e respirate e grazie tante! Non potete neanche muovervi, facile la scelta! Invece io, io, da qualche parte devo pur andare: non è che sono obbligato, quello no, però ho le gambe, posso e quindi vado vado e vado. E quando c'è una strada la seguo volentieri, lastricata, asfaltata o anche solo un sentierino: ma qui tra voi alberi e l'erba bassa, si può girare a zonzo liberi liberi liberi. Allora non vi disturbate se io giro, e se non capite le mie scelte, è facile: quando mi va di girare, giro, quando voglio tornare indietro lo faccio e così via. Eh eh. Non vado da nessun parte così dite? Forse avete ragione, forse è vero, ma la strada, la via: dov'è?
Dunque?"
L'uomo chiuse gli occhi, non era rabbia la sua, nè disperazione: non più. Poi, nel silenzio farfugliante della natura
SLAM
un ramo si ruppe, il nido era troppo pesante. Lo portò su, appoggiandolo su un ramo un po' più grosso, poi salì salì fino in cima all'albero, come una scimmia, a vedere dall'alto il bosco. Ma la cima era ancora poco, quando un turbinio molto strano lo prese e lo tirò su, come una minuscola tromba d'aria lo faceva volare. Non era tipo, lui, con la bombetta, da chiedersi perchè o com'era possibile: annusava le nuvole e assaggiava il vento, finchè guardo giù. Ciò che vide era davvero ridicolo e un po' pazzesco. Il boschetto non era molto folto, ve lo spiegai prima: infatti anche da lì si vedeva il terreno. Al momento si stupì, poi rise, finchè si ritrovò su una fronda a gustarsi il tramonto.
Scosse la testa:
"oh, finalmente. Adesso c'è!"
E scoppiò in una fragorosa risata.

Cosa aveva visto di tanto strano?
Bè, quella foresta, quel boschetto, quella selva chiara non aveva stradine, era solo erba, terra e sassolini. Ma i sassolini, quelli li aveva calciati, e dove era passato non c'erano più! Così, ora, una strada c'era in effetti, quella che il signore colla bombetta aveva disegnato, e tracciato, girando a caso: ma non assomigliava a un gomitolo o a una pastellata da bambino: no. Dall'alto si vedeva chiaramente, ricordava proprio, seppur ancora abbozzata e non finita,
la figura di un signore con la bombetta...

lunedì 2 giugno 2008

MaMoMu.

Questo il comunicato ufficiale dell'addio a M.
Questo il comunicato ufficiale del benvenuto a M.
Del resto è M che decide, in continua ricerca di eguagliare i risultati di suo papà M.
Parliamo di una delle due squadre di M, ma non del M.

Del triangolo Mancini-Moratti-Mourinho si parla da tempo, e se solo oggi è stata data l'ufficialità dell'arrivo del nuovo allenatore portoghese, e seppure solo giovedì l'ufficiale licenziamento di Mancini, i giornali l'hanno ufficializzato già da un bel po'. Io, però, che non ho la necessità dello scoop, posso scrivere oggi, quando tutto è ufficiale, certo, e solo adesso commentare la decisione.
Evidentemente in tanti l'hanno giudicata sbagliata, per i soldi, o perchè, semplicemente, squadra che vince non si cambia: non nego che è comprensibile, condivisibile anche, e razionale. Tuttavia, molti di più da quando Mancini è atterrato a Milano lo hanno criticato, e pochi hanno detto bravo a lui troppo presi a inginocchiarsi al fenomeno Spalletti, uno che dal canto suo ha già vinto 2 coppe Italia e una Supercoppa italiana (!) ma che non ha vinto il campionato, nèla Champions. Certo, la rosa della Roma non è quella dell'Inter, ecc.
Anche se ci sono stati anni in cui avevamo nomi ben più grandi di quelli che si sono dimostrati essere grandi giocatori solo dopo esere stati all'Inter. Io personalmente ho amato i risultati di Mancini -prima di lui il nulla per l'Inter- personalmente mi sta simpatico, come allenatore non ha soddisfatto nelle partite decisive. Basta per mandarlo a casa? Forse, forse no, però basta la sua scenetta post uscita dalla Champions, poi ritrattatta, insomma una figuracia che a tanti interisti ha ricordato la debole società inter pre calciopoli (che poi è la stessa di adesso, vedremo in futuro se è davvero più matura). Naturalmente si sa ciò che si lascia, ma non quel che si trova, e poteva essere l'inizio di un ciclo promettente: ma quando alla festa dell'Inter nessun giocatore si è avvicinato per un secondo al suo allenatore, si capiva che qualcosa si era rotto. A quel punto, bene cambiare.
Soprattutto perchè tutti si lamentano dei soldi, io no: mica sono miei, ed è così bello vedere Moratti giocare a PES colla realtà! Poi si lamentano dei pochi italiani in squadra, (E Moratti piazza pure l'allenatore portoghese!) ma intendiamoci: se si pongono delle regole verranno rispettate, MA la squadra si chiama Internazionale non per caso; inoltre nell'era Dell'Euro e dell'Europa unita, essendo i giocatori merci porre la regola di un obbligo di giocatori nazionali in campo (come la federazione sta architettando) vìola le norme del commercio unitario. Nel frattempo la squadra di calcio deve vincere: se ha italiani in campo, è più folkloristico.
Tornando a MMM.
Ho imparato a mie spese che le vittorie e gli obiettivi si raggiungono con la costanza e con la fatica e non coi colpi di genio, e che Ancelotti dopo aver perso un coppa in quel modo è rimasto e dopo 2 anni l'ha vinta: ma io che concepisco il calcio come spettacolo, devo ammettere che da quando c'è Moratti non mi sono mai annoiato, e ho sognato tanto, tantissimo. Quando poi si vince e i sogni si realizzano è bellissimo, ma è sognare, è sognare che fa la differenza.
Poi il divertimento, mediatico ancor più che calcistico dell'Inter da sempre dream team e solo da poco vincente, ha alimentato comici su comici e pagine di giornale, e i giornalisti dovrebbero fare un monumento al Massimo che riempie i giornali.

Pazza Inter, amala.