domenica 30 marzo 2008

Pronunziamento

... e poi ci si ricadeva.
Anche quel giorno, anche quella volta.
Fino a quel momento si era riso, scherzato, parlato, una giornata come le altre:
poi, ad un certo punto, qualcuno aveva la sventura di dire una parola così, senza pensarci, di nessuna importanza.
Eppure.
I discorsi si fermavano e tutti si cominciava a balbettare ripetutamente, impazzendo, cercando adepti, sbeffeggiando i detrattori:

tònno o tónno?

e via di

giostra
moto
lecco

e davvero non so quanti altri...

Ora, per l'appagamento della vostra curiosità...
basta fare un giro qui!

Avrete tutte le risposte per una pronunzia corretta.
Come insegnano i manuali di storia della lingua italiana, dopo secoli di libri e teorie, la diffusione dell'italiano è stata permessa solo dall'avvento della televisione e dalla rai (che all'inizio era la stessa cosa...), chi meglio avrebbe potuto mettere online tale dizionario?

Quindi sbizzarritevi pure e prendetevi rivincite e cocenti delusioni.

Anche se poi, come dicevate e dicevamo tutti per concludere ciò che dopo un inizio divertente cadeva nella noia e nella minuzie:

"Forse il modo giusto è il tuo, però è troppo brutto:
continuerò a dirlo come l'ho sempre detto io!"

Dei quattro sopra citati io ne "sbaglio" uno:
se vi capita, fatemi partecipe delle vostre scoperte!

CIAO (questo lo azzeccano tutti...)

sabato 29 marzo 2008

giovedì 27 marzo 2008

Nuovo nomadismo

Due immagini di un documentario sulla vita primitiva mi hanno riportato alla mente un mio scritto di due annetti fa, e le sue riflessioni...

"L'uomo mi diverte tantissimo.
Il progresso poi…
Esilarante.
C'è stato un ritrovamento un giorno in Spagna,
di una caverna dalle vivaci pitture rupestri.
Il primo mio pensiero è andato agli uomini primitivi
e alle nozioni studiate a scuola: elementari, medie, liceo…
(Incredibile, davvero, quanto un perfetto studente
preparato dalle istituzioni scolastiche italiane,
si ritrovi con un oceano di conoscenze sulla preistoria,
una goccia striminzita di ‘900 e
del vapore acqueo, nella migliore delle ipotesi, sulla contemporaneità).
L'alba dell'uomo, direbbe il vecchio Stanley.
Lui, per mezzo dell'impermeabile monolite,
una risposta del passaggio dall'animale all'uomo ce l'ha data…
L'animale si sposta, alla ricerca di risorse, di soddisfazione dei bisogni primari, libero e spensierato, in un rapporto univoco con la Natura:
vive dove lei glielo permette, cambia luogo e si evolve in sua funzione…
Un rapporto subordinato ai Suoi ritmi, ai Suoi tempi alla Sua imprevedibilità.
L'uomo, l'uomo…
L'uomo stravolge il rapporto, cambia la natura secondo i suoi bisogni, desideri, comodità.
Non continua a cercare il cibo ma lo coltiva e lo alleva,
e dal nomadismo passa alla sedentarietà.
Progresso?
Se ne può discutere, ma questo è ciò che è accaduto.
Dopo millenni stiamo vivendo un'inversione di tendenza:
l'uomo alla ricerca del lavoro che più ama o seguendo passioni
si sposta in continuazione alla ricerca del posto ideale per vivere,
eden terreno evidentemente inesistente.
Si sposta, tra i libri, tra le persone, tra i canali televisivi
alla continua ricerca di qualcosa,
facendo della ricerca il leit motiv della sua esistenza,
in un’inarrestabile ricerca della vita: chi più consapevole chi meno;
colla eccezione di coloro che hanno saputo trovare e sono lieti;
e coll’altra eccezione di coloro che hanno rinunciato,
convinti che non ci sia più nulla da trovare,
o nulla di così indispensabile.
Potrebbero aver ragione loro:
ma smettendo di cercare,
soldi cultura emozioni unavitamigliore o chissà, sono morti in vita.
Dead man walking."

mercoledì 19 marzo 2008

Uno zappatore a Montmartre

L'altro giorno ho rivisto Ratatouille, di cui ho comprato una gustosa edizione speciale 2 dischi da collezione. Il film è bellissimo, e il monologo finale di Ego, il severo critico culinario, è un vero e proprio capolavoro. L'avevo già visto e apprezzato: questa volta la mia mente è stata catturata da Parigi, e subito il ricordo ai tre giorni di Ognissanti 2005 passati col grosso e H.  
Tre mesi dopo, ripensando a un bonario sfottò sulla concentrazione nel cibarsi di uno di noi, scrissi...

Parca mensa

E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.


(Giacomo Leopardi, "Il sabato del villaggio")


Meglio una partenza fortunata che un atterraggio di fortuna.
Così, sessantaduenne in tre, ci ritrovammo con l'aurea scritta "Prima" davanti agli occhi tra le nuvole e i benestanti:
al ritorno saremmo stati in economy, nella stretta numerosità della massa, ma più ricchi di prima…
Quel contrattempo burocratico aeroportuale dell'anno precedente ci aveva regalato Parigi:
una città carica di quella spaziosa bellezza
forse tipica delle città fluviali;
un respiro di libertà e di gioventù gioiosa diede
aria ai nostri polmoni,
forza alla nostra curiositas,
vigore alla nostra determinazione.
Questo non è un resoconto dell'Attento Turista,
un elenco del visitato,
ma un elogio al dettaglio
-"la bellezza sta nelle finiture" disse la commessa al filosofo-
e qui è elogio al sciur M.
Non appena l'hotel tra i loschi parigini ci mise a nostro agio,
da Montmartre la sublime Parigi
nottambula e lucente
ci pose in imbarazzo
e la tentazione di baciarci romanticamente tentò orgoglio e virilità:
e fu la caduta negli sms mentre,
in uno spiraglio di cielo tra gli abeti sempreverdi,
la Francia della vertical ferraglia divenne di colpo
scintillio di suggestioni e ricordo di antiche magie.
Lo spiazzo davanti al Sacro Cuore era platea,
e col vento che ci ripuliva il palcoscenico,
eravamo spettatori estasiati di fronte
ai giganti attori d'ogni età,
immobili e lucenti,
che mettevano in scena la città più romantica del mondo.
Stella il monumento,
luna la Torre Eiffel,
via stellare il ciottoloso viottolo,
costellazione il cartomante:
Parigi era una notte stellata,
nitido riflesso del cielo elegantemente nero che la proteggeva.
Abbagliati da luci, suggestioni e sogni, elevato l'animo…
si fanno i conti colle membra.
Cenetta per tre sulla vietta tra i due fuochi:
quello gelido del vento e quello ardente della stufetta.
Per l'anglicano figlio del malto e della terra panino e birra,
tra una baguette e un'omelette
impreziosite dal grappolo rosa per noialtri due.
C'est la vie.
Aperto il fuoco d'Arte, 
io-mitragliatrice contro un artista,
l'ineffabile bellezza dell'unica divinità umana poeticamente giunse,
attraverso una mimica firmata M di soggetto H:
e furono di lacrimosi dolori per furori di risa giorni tre per i tre."

martedì 18 marzo 2008

In fede mia. (2 di 2)

Infine giunsi quindi a chiedermi: forse non è vero, anzi, io di certo non ci credo: ma è un male che ci sia? Un male è quando diventa fanatismo, intransigenza, addirittura odio per il diverso: ma quella è una degenerazione del cristianesimo, non è il cristianesimo.
Non bene quando non lascia a Cesare quel che è suo per esempio...
Quando però è aiuto del prossimo, quando è divertimento senza BISOGNO di alcolici, quando è gioco, quando è oratorio, quando è campeggio, quando è riflessione e confronto: in tutti questi casi, bè, è bene, e io mi sono pentito della mia intransigente coerenza. Spesso. Perchè ho lasciato un gruppo in cui mi trovavo bene, perchè mi sono tolto possibilità di crescita personale e di divertimento come fare l'animatore, o l'educatore; e perchè io, che avevo bevuto goloso a questa coppa, poi sono andato via quando era il mio turno di mescere.
Rimane valido il motivo, perchè è difficile parlare di un credo che non si ha, difendere una fede che vacilla: ma in un mondo e in un Paese in cui i furbi sono bravi, e i ricchi sono intelligenti, chi li difende quelli bravi e quelli intelligenti DAVVERO?
Non la tv, forse Internet ma Internet è più difficile perchè Internet ti dà ciò che chiedi, ma se non hai una cazzo da chiedere, rimani a specchiarti gli occhi nelle due OO di Google. E dunque? Chi ha l'interesse di renderti essere pensante: la scuola. Però legata ad un programma, ogni materia, mentre oltre al catechismo non vedo nascere altre possibilità di riflessione personale e confronto, altri ritrovi di offerta di valori morali, almeno in provincia.
Un po' di pragmatismo, dunque.
Tanto, teoricamente, non ci sarà la Risposta: non c'è, o c'è sempre meno, a tutte le domande del mondo -e benvenuta sia l'era del relativismo, del dubbio, del confronto- figuriamoci la Risposta alla Domanda.
Nel frattempo cerchiamo punti in comune, i valori su cui puntare la vita: perchè seppur senza fede, io non posso proprio dire che non credo in niente.
Perchè, se non ho più certezze, e sto molto meglio senza, ho però un sacco di convinzioni.
E una di questa e quella con cui ho finito la mia discussione della tesina di maturità:
"Per alcuni la vita è un dono,
per altri, una punizione.
Io credo invece che siamo noi che possiamo farcene dono o punirci con essa.
E io, ho deciso di donarmela."

In fede mia (1 di 2)

Premessa
(Il blog appena aperto di un amico ha per ora scelto la veste del dibattito sulla fede, partendo dall'assenza di quest'ultima in lui. Per la trattazione e i commenti al tema rimando al blog stesso.
http://www.stehurry.blogspot.com/)

In fede mia.

Mi sono sempre posto molte domande, sono sempre stato curioso, sempre in continua ricerca.
Sono nato in un paese con un bell'oratorio, un paese qualsiasi dell'Italia settentrionale; come in tutta Italia, il Cristianesimo non è una scelta: è una coscienza.
Il primo incontro è stato il battesimo, poi pian piano più consapevole, il catechismo, la confessione (riconciliazione, o come dir si voglia), comunione (eucarestia) e poi cresima, professione di fede (già con qualche dubbio ma una gita a Roma è sempre una gita  a Roma), e su per il liceo con sempre più domande, sempre più dubbi, sempre più consapevolezza che la vita giunge da sola, non la scegliamo -dono o punizione come la si veda-
ma si può e si deve scegliere come viverla, e accettare passivamente ciò che viene dato per vero non è più possibile. Così, poco prima dei 18 anni, la scelta di non andare più a messa la domenica: scelta netta, definitiva (almeno per ora, solo da morto chiuderò la questione...).
Prima delle filosofie  e dello studio della storia della filosofia e del pensiero umano, c'è il filosofare, il pensare, il credere o meno.
Inutile per me elencare i motivi del mio non credere: io addirittura a pensarci bene, non so, non capisco, come persone non ignoranti credano, come anche dopo aver finito un liceo e lo studio della filosofia si possa continuare a credere.
Io non lo so, non lo capisco e quello che sento è la follia della fede, la sua irrazionalità, la sua somiglianza a qualsiasi altra credenza, superstizione: mi capita di vedere tanto nitidamenete l'umanità della fede, quanto poco la sua divinità...
Io non ci riesco.
E allora con Marx la vedo oppio dei popoli, con Nietsche vedo come nel ventesimo secolo sia sempre più impossibile credere, e appunto che "Dio è morto".
La fede vacilla quando crescendo ti accorgi che il mondo non è il tuo orticello, nello spazio e nel tempo: e allora millenni di altre religioni e chilometri di diversi credo ti pongono dinanzi alla assoluta improbabilità che questa sia quella giusta.

Inizialmente fu il rifiuto totale, fino ad accorgermi, poco dopo, che è impossibile: tutta la nostra vita è impregnata di cattolicesimo. Dai 7 giorni della settimana, col settimo di festa "giorno del Signore", alle grandi feste dell'anno, Natale e Pasqua, che da quando siamo nati ci accompagnano durante l'anno con la gioia, coll'affetto, col ritrovarsi con parenti, col piacere di donare...
Mi accorsi dunque di essere cristiano.
O meglio, che non possiamo non esserlo, soprattutto in Italia, e che non possiamo far finta di niente. Certo la fede, è un'altra questione, quella non è obbligatoria...
Per cultura, per storia, per valori, per l'architettura dei paesini tutta la civiltà occidentale è cristiana e deve necessariamente fare i conti con questo.

Presto mi resi conto, e così è ancora oggi, di credere nei valori cristiani, nella figura e nella persona del più grande ebreo rivluzionario della storia, joshua appunto, nella sua umanità, nei suoi momenti di rabbia come in quelli di riflessione.
Nella rivoluzione dell'amore, nell'amare il proprio nemico, nella legge aurea di tutte le religioni portata però in senso attivo (non più solo "Non fare al tuo prossimo quello che non vuoi sia fatto a te" ma "FAI al tuo prossimo ciò che vorresti venisse fatto a te), nel rispetto della vita...

lunedì 17 marzo 2008

Film: "traduzioni" italiane e titoli originali

1958. La donna che visse due volte (Vertigo)
1960. Colpo grosso (Ocean's Eleven)
1961. Per favore non toccare le palline (The Honeymoon Machine)
1967. Per favore non mordermi sul collo (The Fearless Vampire Killers)
1968. Per favore non toccate le vecchiette (The Producers)
1969. Alla bella Serafina piaceva fare l'amore la sera e la mattina (La fiancée du pirate)
1970. Non drammatizziamo è solo questione di corna (Domicile conjugal)
1970. Non stuzzicate i cowboys che dormono (The Cheyennes Social Club)
1971. Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (Dirty Harry)
1974. Il giustiziere della notte (Death Wish)
1976. Gli ultimi fuochi (The Last Tycoon)
1976. Quinto potere (Network)
1979. Il vizietto dell’onorevole (La gueule de l’autre)
1980. Home movies vizietti familiari (Home Movies)
1980. Il tempo delle mele (La Boum)
1982. Rambo (First Blood)
1984. Zattere, pupe, porcelloni e gommoni (Up the Creek)
1987. Porcelloni in vacanza (Meatballs part II)
1988. Una pallottola spuntata (The Naked Gun: From the Files of Police Squad!)
1990. Mamma ho perso l'aereo (Home Alone)
1993. Cowgirl - Il nuovo sesso (Even Cowgirls Get the Blues)
1993. Due irresistibili brontoloni (Grumpy Old Men)
1995. That's amore - Due improbabili seduttori (Grumpier Old Men)
2001. Non è un'altra stupida commedia americana (Not Another Teen Movie)
2002. Maial college (Van Wilder)
2004. L'invidia del mio migliore amico (Envy)
2004. Maial zombie: anche i morti lo fanno (Die Nacht lebenden Loser)
2005. Uomini & donne – Tutti dovrebbero venire almeno una volta (Trust the Man)
2006. Happily N'Ever After (Cenerentola e gli 007 nani)
2006. Nome in codice: brutto anatroccolo (The Ugly Duckling and Me!)
2006. Ricky Bobby: la storia di un uomo che non sapeva contare fino a uno (Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby)
2007. Decameron Pie (Virgin Territory)
2007. Suxbad – Tre menti sopra il pelo (Superbad)
2008. 3ciento - Chi l'ha duro... la vince (Meet the Spartans)
2008. In amore niente regole (Leatherheads)
2008. Un segreto tra di noi (Fireflies in the Garden)

2009. La rivolta delle ex (Ghosts of girlfirends past) 


Post che trattano l'argomento: questo e quest'altro.

Film: titoli originali e "traduzioni" italiane

(Mi scuso ma ritorno sull’argomento un’ultima volta.
Mi scuso anche per qualche esempio citato di nuovo.)

Creatività?
Incapacità?
Marketing?
Intraducibilità?
I motivi che portano a creare traduzioni traditrici dell'originale sono molti.
Una traduzione è sempre in qualche modo traditrice, qualche contenuto si perde inevitabilmente, molte sottigliezze sono difficilmente trasportabili da un contesto linguistico ad una altro: ecco, nel prossimo post, una lista di titoli originali e rispettive "traduzioni" italiane in cui tutte queste giustificazioni non bastano.
A volte, raramente, i nuovi titoli, inventati, sono anche belli, rarissimamente, sono più adatti dell’originale:
anche in quel caso, che diritto ha un traduttore di vestire la maschera dell’autore? Non dovrebbe comunque cercare di rimanere invisibile per quanto possibile?
Non potrebbe semplicemente “fare il suo”?
A quanto pare, no.
In generale io sarei per lasciare il titolo originale riguardo i titoli in inglese, che ormai piaccia o meno è la lingua internazionale, ma anche per le altre lingue, sia nei casi in cui sono titoli comprensibili da un italiano senza bisogno di aiuto, sia negli altri casi, magari con l'aggiunta di un titolo esplicativo in italiano.
Invece.
La maggior parte sono titoli completamente reinventati;
poi ci sono altri "stili", modi,  colpi di autentico genio:
titoli che riportano il titolo originale per poi aggiungere un sottotitolo tanto inutile quanto fuori luogo (Es. “Superbad” diventa “Suxbad- Tre menti sopra il pelo”);
titoli non riportati in italiano, ma in simil-inglese! (“Van Wilder” viene chiamato “Maial College”, o “79 qm DDR”, tedesco, si trasforma in “Goodbye Lenin”);
leggere modifiche senza motivo di esistere ( “Bowling for Columbine” diviene “Bowling a Columbine”, e “The Curse of the Black Pearl” diventa “La maledizione della prima luna”);
traducono dove possono lasciare l'originale, altre volte lasciano l'originale che solo un madrelingua può capire.
Insomma le vie dei titolisti italiani sono infinite.
Stilerò un elenco delle migliori prove di questi autentici geni, apprezzo qualsiasi suggerimento o nuova scoperta che potete facilmente comunicarmi in commenti a questo post o ancora meglio direttamente a quello con l’elenco dei titoli (così come apprezzo suggerimenti e consigli alla mia lista dei film amati e apprezzati)...
Ricordo che entrambe vengono aggiornate periodicamente e gli aggiornamenti romangono in grassetto per almeno un mese dopo la loro aggiunta.

P.S. Dopo questo post, con trailer, titoli e “traduzioni “ la smetto.
Forse…

domenica 16 marzo 2008

Trailer ben fatti: grazie Maccio.

Parlando dei trailer e sfottendo un po' i trailer "veri" mi sono dimenticato di segnalare una serie di filmati presentati durante vari "Mai dire...": 

[In grassetto le ultime creazioni, i cui video si possono trovare anche qui]

Mobbasta
Mobbasta veramente però
Terror
La febbra
La febbra 2
Pazienza
Un attimo al bagno
Mah
Anche no
Il buio
Ahia
Meglio abbondare
Urla a caso
Ho sbagliato io
Acqua corrente
Urgenze
Salute!
Esse come Savona
Momenevado
Mani in alto
Ahia ma sei scemo
Il vecchi conio
Che cazzo dico
Sviste
Il conto
Fernet 9°-11°
Burle
4 soldi
Rocchio 47
Straordinari
T di Torino R di Roma
Natale al cesso
Giammangiato
Per un pelo
L'uomo che usciva la gente
Cazzi suoi
Il sesto scemo
Botte e risposte
Rapine a mano a mano


Protagonista assoluto, Maccio Capatonda.

Guardare i trailer
non sarà più la stessa cosa....

P.S. Per chi non si accontenta, da non perdere anche "Il divano scomodo", reality interpretato dagli stessi protagonisti in 5 brevissime puntate...

"10.000 A.C.": una nuova frontiera dell'incredibile

Ci sono momenti in cui accadono cose che non ti aspetti.
E magari, subito dopo sai invece subito cosa stai per incontrare. O quasi.
Così, ormai da un bel lustro grasso, so sempre cosa andrò a vedere al cinema, sono sempre informato e capita raramente, praticamnte mai, che io mi ritrovi in una sala qualsiasi a vedere un film a caso, che non ho particolarmente atteso, nè mi incuriosisca, nè che abbia creato scalpore.
Però, sei sei studente universitario e hai in mano dei buoni per il cinema, vorrai goderli nel weekend, dove maggiormnete trarrai guadagno.
Almeno in termini di denaro, s'intende.
Così, se hai perso Sweeney Todd per qualche minuto, e molti li hai visti, diciamo tutti quelli che volevi effettivamente vedere, ti affidi alla bigliettaia che ti presenta l'amara realtà: l'unico di cui sono rimasti posti accettabili è "10000 a.C.". Non vuoi vederlo, la tua ragazzza neppure, ma, dopotutto, "coi buoni non sborso neanche un soldo", ed "è solo per passare la serata". Poi, un kolossal, ci saranno un po' di scene emozionanti e grandiose; e dopo tutto la vita dell'uomo delle caverne tra mammut e tigri a denti a sciabola fa anche un po' di nostalgia, di quella scuola in cui hai imparato tutto dell'uomo di Neanderthal e solo qualche accenno alla storia contemporanea...
Via dunque.
Dopo 5 minuti riflettevo su quanto non mi interessasse quello che aveva iniziato a mostrarsi davanti ai miei occhi e ancora meno ciò che mi aspettava, di cui tra l'altro immaginavo chiaro lo svolgersi.
Mi sono dovuto ricredere.
Americani, mi avete stupito di nuovo.
Chi ha intenzione di vederlo, è meglio che si fermi qui a leggere: ma seguite il mio consiglio, è meglio che continuiate a leggere e che fermiate la vostra voglia di andare a vederlo.
Certo, io sono di parte...
Mi immaginavo, dal titolo e da quegli spezzoni di trailer che mi sono passati dinanzi agli occhi (perchè ogni tanto capita di vederli, anche se si cerca di evitarli), che fosse una specie di vita dell'uomo delle caverne alle prese colle forze della natura, tra fiere e calamità.
Invece mi trovo davanti a una comunità rasta dai dread meglio curati che io abbia mai visto, che con un linguaggio assolutamente odierno: unica nota primitiva, la caccia del mammut con le lance, e qualche astuzia.
Fin qui, per nulla entusiasmante, nonostante la voce narrante simil-300 (ma lontano anni-luce dalla carica emotiva di quella voce), quantomeno normale: un normale brutto film.
Presto ci si rende conto di essersi scontrati con qualcosa di più: di molto molto peggio. Di colpo, arriva un gruppo di cavalieri medio-orientali, vestiti per bene, del tutto lontani dall'uomo primitivo. Questi cavalieri sono originari di una civiltà simil-egizia viste le piramidi e l'Onnnipotente, una specie di capo-dio (forse i rasta erano rimasti primitivi per scelta...): rapiscono donzella e amici vari; l'eroe di turno dovrà andare a salvarli.
La storia è quantomeno già vista ma le ambientazioni sono sorprendenti nella loro assoluta irrealtà, le follie storiche e geografiche sono in ogni angolo, le battute oltre ogni immaginazione; gli attori sembrano vergognarsi del film che stanno interpretando.
Le incongruenze e le assurdità del film, non perdono occasione di stupire con la loro idiozia.
Quantomeno ci sono momenti davvero di monumentale follia, così monumentale da essre imprevedibile, e il ridicolo può solo giovare a un tale ammasso di cacca.
Protegonista: la Tigrona immensa che forse vi siete beccati nel trailer.
Scena: il protagonista corre e cade in una buca. Dentro, una trappola in precedenza scattata in cui c'è un'immensa tigre dai denti a sciabola. Lui, che cercava cibo anche per l'amico ferito, la sta per uccidere: ovviamente. Invece, eccovi, imprevedibili perchè oltre il lecito pensare, sceneggiatori, regista o chiunque voi siate! Il ragazzo lascia la lancia, guarda questa fiera selvaggia e immensa, il pericolo fatto tigre e...
"Se ti libero, poi però tu non mangiarmi".
10000 a.c., in una buca con una tigre a denti a sciabola e questo cerca di farsela amica!!!!!!!!
E naturalmente ci riesce, perchè questa, liberata, se ne va senza attaccarlo.
...
In questi momenti non so se incazzarmi, disperarmi ma di solito dopo essere rimasto basito rido di gusto.
Peccato che per godersi questi attimi di demenza acuta sia necessario sorbirsi un'ora e 50 di cazzate...

venerdì 14 marzo 2008

Il trailer come un aroma.

Stasera cinema?

E così si decide, si va e se non si è abbonati o affezionati ad una rivista di cinema, la  scelta del film dipenderà dal passaparola, dai titoli e... dai trailer.
Il passaparola,
bè, necessita qualcuno di cui ci si fida: rimane un ottimo sistema;
i titoli,
molto importanti (incontrando tuttavia molti film stranieri ho già ricordato l'attenzione maniacale necessaria atta a evitare gli infelici virtuosismi dei titolisti italiani: un qualsiasi "Up the creek" non avrebbe mai immaginato di divenire "Zattere, pupe, porcelloni e gommoni", eppure, l'hanno fatto davvero, o per tornare ai nostri giorni, se cercate "Happily N'Ever After", lo potete trovare solo travestito da "Cenerentola e gli 007 nani" -oltretutto, Cenerentola, non Biancaneve: assurdo...);
i trailer.
Ah, belli i trailer, qualche immagine di presentazione del film, qualche frasetta giusta, scritta o parlata, e via a conquistare la nostra curiosità!
Sono il profumo della pietanza,
una bella foto di una città,
la descrizione di un tipo, un personaggio, che devi troppo incontrare:
cosicchè, incuriosito, sentendo il profumino del pane appena sfornato prendi una soffice focaccia;
dopo le foto dell'amico andrai a vedere di persona quella città, e ne godrai;
vorrai conoscere quel personaggio di cui ti hanno tanto parlato e ne rimarrai affascinato.
O forse no,forse rimarrai deluso:
la focaccia troppo unta;
la città troppo inquinata;
il personaggio, solo una persona un po' strana.
Quello è però il passo successivo,
il profumo, le foto, la descrizione, hanno raggiunto il loro scopo:
incuriosire, attrarre, affascinare.
Così è il trailer: non ha importanza se poi il film soddisfi o meno,
deve solo mandarti a vederlo.
O così dovrebbe essere. 
Ultimamente i trailer invece sono lunghissimi,
raccontano il film, non lo presentano soltanto,
sprecano le battute migliori,
anticipano le sorprese:
non più profumi,
sono racconti dettagliatissimi ed eccitatissimi:
e dopo che il fornaio ci racconta per un'ora quanto è buona la sua focaccia,
dopo ore di amico che presenta la città visitata come assoluta,
e dopo troppe citazioni di quell'amico personaggio...
La focaccia ci va di traverso senza neppure un assaggio,
la città diverrà l'ultima della lista delle città da visitare,
il personaggio ci sta già sul cazzo prima di conoscerlo.

Chi si ricorda il trailer di Kill Bill Volume 2?
Quello sì, era un profumo soave, un accenno e... nulla più:
un'esca irresistibile.
O traileristi miei, fatte i bravini:
io non voglio sapere come va il film, l'intreccio, gli amori,
e non voglio intuire la fine del film... dal trailer!
Perchè poi il film rischia di deludere, di non dare più di quanto ci aspettassimo,
di risultare prevedibile.
Sempre che io sia andato a vederlo e non mi abbiate nauseato prima.
Non mi lasciate di imprevedibile solo la traduzione del titolo.

L'aroma.

Quello è cio che desideriamo tutti, e basta:
l'aroma del film.

Lasciateci godere il nostro caffè.

giovedì 13 marzo 2008

"No Country for Old Men", "There Will Be Blood"

Ho aggiunto alla mia lista di film "No Country for Old Men" e "There Will Be Blood", aggiunta telefonata, prevedibile, quasi obbligata. Sono i due filmoni dell'anno, pluripremiati e pluriapprezzati.
Eppure.
Ho una difficoltà intrinseca con questi filmoni  americani, come l'ho avuta con The Departed, o American Gangster,
e prima ancora tutti gli altri: non riesco da amarli.
Forse perchè ne ho abbastanza di thriller, tra poliziotti corrotti
e mascalzoni dal cuore puro, o di film che seguono ancora lo schema hollywoodiano nato negli anni 20:
"Il protagonista deve perseguire un obiettivo, incontra degli ostacoli, magari incorporati in un antagonista, poi li supera e raggiunge l'obiettivo. Nel frattempo si intreccia una storia d'amore." Quanti, quanti sono i film che iniziati sappiamo già dove andranno? Non solo come finiranno, ma che strada prenderanno. Ne escono ogni anno.
Poi ci sono film un po' più ricercati, un po' più originali. I 2 di cui sopra mi sono piaciuti, sono due grandi film ma...
Mereghetti su Ciak di Marzo, nella sua consueta rubrica, a questo proposito, dice:
"Il Paese ha paura, il Paese non ha più fiducia in se stesso: benissimo! Ma continuare a rimuginarci sopra, a crogiolarsi in questa sensazione inedita (almeno per l'America) finisce per diventare una coperta giustificazionista di Linus." Il critico si trova a preferire "film più vitali, che non nascondono i lutti e i dolori ma che cercano si superarli, di elaborarli, di guardare avanti" e infine conclude: "sembrano restare prigionieri delle proprie paure, e alla vita preferiscono la morte".
E per questo riesco ad apprezzarli, ma non ad amarli. 

P.S. Nello stesso numero di Ciak è presente anche un box che riporta una dozzina di trovate geniali dei titolisti italiani
in tanti anni di frustrazioni e di fantasia fuori luogo. C'è qualche film citato anche da me nel post sui titoli dei film, e vi assicuro: non c'è limite al peggio.
Non ci resta che ridere.
Un esempio su tutti:
"Alla bella Serafina piaceva fare l'amore la sera e la mattina"
(La fiancée du pirate, di Nelly Kaplan, 1969).

martedì 11 marzo 2008

Scripta volant: per non spezzar le ali alle parole

Neanche un mese.
Neppure 30 giorni è durato il primo titolo del blog.
"Scripta volant: per non spezzar le ali alle parole". Mi piaceva e mi piace ma la rete è piena di scripta volant: anche nelle url ecc. Piena. Quando mi accorsi, subito volevo cambiare, ma del resto era un motivo stupido, come quello che mi ha fatto posticipare la nascita del mio blog: "ormai tantissimi hanno il blog".
Motivo stupido quanto ridicolo figlio di una necessità d'originalità post-adolescenziale che non vedeva che... "tantissimi NON hanno il blog".
Ormai tra 6 miliardi, essere unici è un utopia, anche se forse romanticamente alla fine siamo tutti unici.. Mah. "Se tutti sono speciali, allora non lo è nessuno" diceva il piccolo Flash degli Incredibili, e troppo spesso mi trovo a pensare che non ha tutti i torti, che questo benedetto relativismo che ci fa sentire tanto consapevoli alla fine non fa altro che appiattire talenti e grandezze.
"Gandhi ad esempio non era un buon uomo di famiglia" mi ricordava la mia amica psicologa che chissà magari ogni tanto passa di qui a leggermi.
Di buoni uomini di famiglia ce non sono tantissimi: anche di grandi uomini nella storia, però meno...
E il mio sproloquio potrebbe non finire mai portandovi dove non avreste mai potuto pensare di giungere all'inizio del post, dopo tanti post di questo blog pertinenti e lineari per quanto ho potuto, con un titolo corretto, frasi brevi e periodare rilassato. Del resto...
Effettivamente non poteva che essere questo il post della mia oralità assoluta, del mio perdermi a scrivere come se stessi parlando, perchè "la conversazione dovrebbe sfiorare tutto senza mai soffermarsi su niente", dicono Oscar Wilde e chissà chi l'ha tradotto.
Il fatto è che io converso da solo, botta e risposta, pro e contro, morale oppure no, conclusione oppure bah. E lo faccio da sempre, "chi mi conosce lo sa" inizio mi perdo e chissà poi come mi ritrovo forse per caso e dunque...
Il titolo l'ho cambiato non perchè ce c'erano troppi nella rete, ma perchè...
I miei scritti non volano mica tutti, e anche quelli che si azzardano, magari battono le ali, planano in alcuni brani, ma non dubito che spesso precipitino.
(Oggi mi va proprio di scrivere, chissà a voi di leggermi?)
Poi non volevo ci si sbagliasse, non mi si trovasse, ci si confondesse
("sull'asse la esse si issa: riposa le ossa, e russa", pensatela detta dal Muccinino, che bello...)
Dicevo, meglio url e titolo uguali: sonosoloram, definizione che ho lungamente raccontato nel post URL, che adesso potrebbe chiamarsi "URL e titolo" ma non lo cambio va' che è meglio e poi chissenefrega.
Del resto il titolo è anche importante all'inizio ma poi conta quello che si dice:
io adesso non ho più niente da dire...
...
Ditelo che ci speravate massa di critici anti-logorrea!
"Cazzo, più facile vedere un Muccino non incapace che sentire Ivan dire che non ha più nulla da dire!" E avete festeggiato, ingenuotti, spumanti alzati alla mia facciaccia e invece no, vostre orecchie a me care, disperate! Parlerò sempre un po' più di quanto sopportiate, sibilerò il prurito che non si può grattare e con una classica pacca sulla spalla vi lascerò esausti e senza fiato.
Siete rimasti senza parole?
Io no, e mai sarà così.

Sapete cosa vi dico? Cambio anche l'estetica del blog.
Ma sì, quella da scrittore di versi immortali non va.
E poi il fascino della tecnologia e del pc in particolare io lo subisco: diciamolo dunque.
Bè? State ancora aspettando che io smetta di blaterare?
Così sia.
Per ora...

Film: titoli e titolisti

Partiamo dal postulato che la traduzione è un processo traditrice quanto essenziale; diverse sono le teorie sulla traduzione, molteplici le possibilità di tradurre, ognuna coi suoi pro e contro. Alle volte una traduzione letterale, che pare a noi la più semplice e giusta, non riesce a riportare nella lingua d'arrivo tutti i significati dell'originale, o addirittura in alcuni casi perde di senso. Saggi universitari -parlo di dimostrazioni trattate nelle università, non di barbuti sapienti che girano per atenei- trattano il problema a fondo: non è certo questa la sede per una lunga dissertazione sull'argomento.
Scendendo le scale tonali fino ad arrivare al mio blog, c'è però nelle traduzioni un movente scandaloso, che toglie valore all'arte del creare, a quella del tradurre, a quella del teorizzare.
Si chiama marketing.
La mia rabbia contro i titoli infedeli è esplosa con "Eternal sunshine of the spotless mind". Il titolo è stato trasformato in "Se mi lasci ti cancello". Il film, di Michael Gondry, ambisce essere un'opera d'arte, non di solo intrattenimeneto, e a mio parere ci riesce appieno. Il titolo originale è un verso di Alexander Pope,  verso citato testualmente in una battuta del film, ma essendo il protagonista Jim Carrey, perchè non mettergli un bel titolo stile "Se scappi ti sposo" (Runaway Bride, n.d.r.)? La mia è una supposizione, magari non è una ragione di marketing.. quale se no?
La mia idea di traduzione crede in una traduzione che esprima il più possibile la volontà dell'autore. Potremmo pensare che come titolo di film "L'eterna luce solare della mente immacolata" sia lungo, poco vendibile, d'accordo; ma se quella è la volontà del creatore che diritto hanno di mettere un titolo che non presenta il film per cio che è, anzi gli dà una veste nuova e inadatta? Che diritto hanno? I diritti d'autore, naturalmente.
Tra l'altro mi sembre un'operazione di marketing ridicola, in quanto 
un titolo del genere chiama a sè un pubblico a cui il film non piacerà 
attendendosi un film leggero d'intrattenimento e imbattendosi in un 
film che richiede attenzione, e lo stesso titolo fa storcere il naso 
a coloro i quali il film apprezzerebbero.
Gli esempi curiosi, imbarazzanti e divertenti sono moltissimi: "Goodbye Lenin!" è la traduzione di un titolo tedesco "79 qm DDR" , letteralmente 79 metri quadrati di DDR (Deutsche Demokratische Republik,Repubblica Democratica Tedesca: la Germania Est); pochi sanno in Italia mentre ovvio in America che Ocean's Eleven sia un remake di un film del 1960, appunto Ocean's Eleven (da noi "Colpo grosso"!); "La maledizione della  prima luna" è la traduzione di "The Curse of the Black Pearl",
letteralmente "la maledizione della Perla Nera" (per chi ha visto il film la barca di Jack Sparrow-Johnny Depp): perchè? "Walk the Line", celebre canzone di Johnny Cash, intitola il bel bio su di lui: proprio obbligati a chiamarlo "Quando l'amore brucia l'anima"?
Gli esempi si susseguono, ecco qui una lista, in continuo aggiornamento, per farsi qualche risata o sbigottire.
Buon divertimento.

Siamo in un mondo grande, molto più grande di un tempo e sempre 
più grande. 
Dare sempre un occhiata ai titoli originale è buona abitudine:
è un altro modo per rispettare i diritti d'autore.

Elenco film

1920. Gabinetto del Dottor Caligari, Il (Das Cabinet des Dr. Caligari)
1936. Tempi moderni (Modern Times)
1940. Grande dittatore, Il (The Great Dictator)
1941. Citizen Kane (Quarto potere)
1942. Casablanca
1948. Ladri di biciclette
1953. Vacanze romane
1955. Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause)
1957. Notti di Cabiria, Le
1957. Posto delle fragole, Il (Smultronstället)
1957. Settimo sigillo, Il (Det sjunde inseglet)
1960. Dolce vita, La
1960. Psyco (Psycho)
1963. 8 e 1/2
1966. Il buono, il brutto, il cattivo
1967. Laureato, Il (The Graduate)
1968. 2001: odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey)
1968. C'era una volta il West
1971. Arancia meccanica (A Clockwork Orange)
1972. Padrino, Il ( The Godfather)
1973. Amarcord
1973. Fantozzi
1974. Frankenstein Junior (Young Frankenstein)
1974. Padrino parte seconda, Il (The Godfather: part II)
1976. Quinto potere (Network)
1978. Albero degli zoccoli, L’
1978. Cacciatore, Il (The Deer Hunter)
1978. Superman
1980. Elephant Man, The
1980. Shining (The Shining)
1982. Blade Runner
1982. Eccezzziunale… veramente
1982. Gandhi
1983. Il senso della vita (The Meaning of Life)
1984. Allenatore nel pallone, L’
1984. C'era una volta in America
1986. Regalo di Natale
1987. Ultimo imperatore, L’
1988. Chi ha incastrato Roger Rabbit? (Who Framed Roger Rabbit)
1988. Nuovo cinema Paradiso
1988. Pesce di nome Wanda, Un (A Fish Called Wanda)
1988. Relazioni pericolose, Le (Dangerous Liaisons)
1989. Attimo fuggente, L’ (Dead Poets Society)
1990. Balla coi lupi
1990. Cyrano de Bergerac
1990. Edward mani di forbice (Edward Scissorhands)
1992. Aladdin
1992. Basic Instinct
1992. Batman - Il ritorno
1992. Dracula (Bram Stoker's Dracula)
1992. Le iene (Reservoir Dogs)
1993. Caro diario
1993. Cowgirl - Il nuovo sesso (Even Cowgirls Get the Blues)
1993. Schindler's List
1994. Ed Wood
1994. Forrest Gump
1994. Mask, The
1994. Postino, Il
1994. Pulp Fiction
1994. Re leone, Il (The Lion King)
1995. Romeo & Giulietta (Romeo + Juliet)
1995. Seven (Se7en)
1996. Rompiscatole, Il (The Cable Guy)
1996. Sleepers
1997. Jackie Brown
1997. Ovosodo
1997. Principessa Mononoke, La (Mononoke-hime)
1997. Qualcosa è cambiato (As Good as It Gets)
1997. Titanic
1997. Tre uomini e una gamba
1997. Vita è bella, La
1998. Cena dei cretini, La (Le dîner de cons)
1998. Leggenda del pianista sull'oceano, La
1998. Maschera di Zorro, La (The Mask of Zorro)
1998. Mulan
1998. Truman show, The
1999. Cruel intentions
1999. Fight Club
1999. Man on the Moon
1999. Matrix (The Matrix)
1999. Miglio verde, Il (The Green Mile)
1999. Mistero di Sleepy Hollow, Il (Sleepy Hollow)
1999. Sesto senso, Il (The Sixth Sense)
1999. The Big Kahuna
2000. American Psycho
2000. Canone inverso
2000. Cento passi, I
2000. Chocolat
2000. Dancer in the dark
2000. Gladiatore, Il (Gladiator)
2000. Malèna
2000. Unbreakable - Il predestinato (Unbreakable)
2001. A Beautiful Mind
2001. Città incantata, La (Sen to Chihiro no kamikakushi)
2001. Moulin Rouge (Moulin Rouge!)
2001. Shrek
2001. Signore degli anelli - La compagnia dell'anello, Il (The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring)
2001. Zoolander
2002. Bowling a Columbine (Bowling for Columbine)
2002. Cosa più dolce, La
2002. Hero (Ying xiong)
2002. L'era glaciale (Ice age)
2002. Pianeta del tesoro, Il (Treasure Planet)
2002. Regole dell'attrazione, Le (The Rules of Attraction)
2003. Alla ricerca di Nemo (Finding Nemo)
2003. Angels in America
2003. Big Fish
2003. Coffee & Cigarettes
2003. Dogville
2003. Goodbye Lenin! (79 qm DDR)
2003. Invasioni barbariche, Le (Les invasions barbares)
2003. Kill Bill: Vol. 1
2003. Maledizione della prima luna, La (The Curse of the Black Pearl)
2003. Meglio gioventù, La
2003. Mystic river
2003. Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera (Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom)
2003. Signore degli anelli - Il ritorno del re, Il (The Lord of the Rings: The Return of the King)
2003. Thirteen - Tredici anni (Thirteen)
2003. Tutto può succedere (Something's Gotta Give)
2004. Aviator, The
2004. Castello errante di Howl, Il (Hauru no ugoku shiro)
2004. Closer
2004. Collateral
2004. Crash
2004. Diari della motocicletta, I (Diarios de motocicletta)
2004. E' già ieri
2004. Eurotrip
2004. Ferro 3 (Bin-jip)
2004. Foresta dei pugnali volanti, La (Shi mian mai fu)
2004. Hotel Rwanda
2004. Incredibili, Gli (The Incredibles)
2004. Kill Bill: Vol. 2
2004. Lemony Snicket's - Una serie di sfortunati eventi (Lemony Snicket's A Series of Unfortunate Events)
2004. Mercante di Venezia, Il (Merchant of Venice, The)
2004. Million Dollar Baby
2004. Neverland (Finding Neverland)
2004. Palle al balzo (Dodgeball: A True Underdog Story)
2004. Passione di Cristo, La (Passion of the Christ, The)
2004. Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind)
2004. Shrek 2
2004. Terminal, The
2004. Troy
2005. 2 single a nozze (Wedding Crasher)
2005. A History of violence
2005. Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti (Hoodwinked!)
2005. Fabbrica di cioccolato, La
2005. Inside Gola profonda (Inside Deep Throat)
2005. King Kong
2005. Manuale d'amore
2005. Marcia dei pinguini, La (La marche de l'empereur)
2005. Match Point
2005. Non ci resta che piangere
2005. Producers, The
2005. Quando l'amore brucia l'anima (Walk the Line)
2005. Quando sei nato non puoi più nasconderti
2005. Robots
2005. Romance & Cigarettes
2005. Romanzo criminale
2005. Rosa bianca - Sophie Scholl, La (Sophie Scholl - Die letzten Tage)
2005. Segreti di Brokeback Mountain, I (Brokeback mountain)
2005. Sin City
2005. Sposa cadavere, La (The Corpse Bride)
2005. Star Wars: Episode III - La vendetta dei Sith (Star Wars: Episode III - Revenge of the Sith)
2005. Truman Capote: a sangue freddo (Capote)
2005. V per vendetta (V for Vendetta)
2005. Wallace e Gromit e la maledizione del coniglio mannaro (Wallace & Gromit in The Curse of the Were-Rabbit)
2006. 300
2006. Arte del sogno, L’ (La science des rêves)
2006. Babel
2006. Black Dahlia, The
2006. Cars
2006. Casino Royale
2006. Clerks II
2006. Departed, The
2006. Diario di uno scandalo (Notes on a Scandal)
2006. Flags of Our Fathers
2006. Lettere da Iwo Jima (Letters from Iwo Jima)
2006. Little Miss Sunshine
2006. Notte prima degli esami
2006. Nuovomondo
2006. Particelle elementari, Le (Elementarteilchen)
2006. Prestige, The
2006. Sconosciuta, La
2006. Slevin - Patto criminale (Lucky Number Slevin)
2006. Vero come la finzione (Stranger Than Fiction)
2006. Vite degli altri, Le (Das Leben der Anderen)
2006. Volver- Tornare (Volver)
2007. Altra giovinezza, Un' (Youth Without Youth)
2007. American Gangster
2007. Assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, L' (The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford)
2007. Bacio romantico, Un (My Blueberry Nights)
2007. Bee Movie
2007. Beowulf 3D
2007. Centochiodi
2007. Espiazione (Atonement)
2007. Funeral Party (Death at a Funeral)
2007. Into the wild
2007. Io sono leggenda (I Am Legend)
2007. Juno
2007. Live!
2007. Lussuria (Se, jie)
2007. Mein Fuhrer - La veramente vera verità su Adolf Hitler (Mein Führer - Die wirklich wahrste Wahrheit über Adolf Hitler)
2007. Non è mai troppo tardi (The Bucket List)
2007. Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men)
2007. Number 23 (Number 23, The)
2007. Persepolis
2007. Petroliere, Il (There Will Be Blood)
2007. Promessa dell'assassino, La (Eastern Promises)
2007. Ratatouille
2007. Sicko
2007. Simpson - Il film, I (The Simpsons Movie)
2007. Surf's up - I re delle onde (Surf's Up)
2007. Transformers
2008. Appaloosa
2008. Be Kind Rewind
2008. Burn After Reading
2008. Cavaliere oscuro, Il (The Dark Knight)
2008. Gomorra
2008. Gran Torino
2008. Felicità porta fortuna, La (Happy-Go-Lucky)
2008. Matrimonio all'inglese, Un (Easy Virtue)
2008. Rachel deve sposarsi (Rachel Getting Married)
2008. Slumdog Millionaire
2008. Speed Racer
2008. Valzer con Bashir
2008. WALL·E
2009. Baaria
2009. Coraline 3D
2009. Bastardi senza gloria (Inglorius Basterds) 
2009. Basta che funzioni (Whatever Works)
2009. Piovono polpette (Cloudy With a Chance of Meatballs)
2009. Uomini che odiano le donne
2009. Up
2010. Avatar



Per i criteri alla base della scelta dei film, vedere qui.

venerdì 7 marzo 2008

Week-end: the end.

"Avete passato un bel week-end?
Vi sentite entusiasti perchè avete fatto un fine settimana di vacanza?
Il lunedì mattina con le palpebre a molla
avete come unico sollievo la domanda:
che hai fatto nel week-end?
Siete passati, sorpassati, VECCHI.
La nuova frontiera della mini vacanza nata in America
è finalmente arrivata in Italia.
WEEKINNING!
Di gran moda fra gli studenti universitari,
pensionati e lavoratori flessibili,
è la vacanza di inizio settimana,
mentre la società lavora e fatica:
si paga meno per avere di più e meglio.
Un esempio?
Montagna:
si sale la domenica sera per evitare il traffico del lunedì mattina
e per godersi le colonne di macchine nell opposta corsia,
piena di voi, mondo weekendaro,
che avete finito il fine settimana;
3 giorni di skipass studente a prezzo ridottissimo
su piste semi-deserte
e poi ritorno rapido in un'anonimo mercoledì sera.

Weekinning: non solo una moda.
A way of life."

Fonte: "My bedroom's Times"

giovedì 6 marzo 2008

Il mio 58° Festival della canzone italiana

I miei vincitori di Sanremo 2008 sono:
Eugenio Bennato
con "Grande Sud", canzone poliedrica musicalmente con un testo di cuore, brani in vari dialetti meridionali, decisamente folkloristica; 
Max Gazzè con "Il solito sesso", telefonata d'amore; 
Tricarico con "Vita tranquilla", grido disperato di un ragazzo stonato e stordito, ma puro e feroce. 
Nomino anche L'aura con "Basta!", alle guerre alla fame alle bombe; 
Fabrizio Moro con "Eppure mi hai cambiato la vita", 
alla ragazza che lo ha lasciato; 
Frankie Hi-Nrg Mc con "Rivoluzione" 
per aver portato il suo genere al Festival, 
per l'Intro tratta dal cd "Storia di un impiegato" di Fabrizio De Andrè 
di cui ha portato il vinile l'ultima serata, 
per lo splendido duetto con Cristicchi nella serata di giovedì
(serata in cui tutti i campioni presentavano il proprio pezzo
riarrangiato con duetti collaborazioni corpi di ballo ecc);
Sergio Cammariere che non  so apprezzare fino in fondo.
Anche quest'anno l'ho seguito, visto per quanto ho potuto, mi sono appassionato e selettivamente l'ho amato.
Forse perchè Sanremo è Sanremo,
ma forse anche perchè io sono io...
Grazie della cortese attenzione,
arrivederci all'anno venturo!

domenica 2 marzo 2008

Il 58° Festival della canzone italiana

Anche quest'anno il Festival della canzone italiana è finito, anche quest'anno mi ha incuriosito, interessato e divertito. A tratti, evidentemente, ma a me Sanremo piace. Forse perchè amo le tradizioni, forse perchè amo la canzone italiana e le canzoni tutte quando diventano connubio armonioso di parole e musica:
parole in musica.
Non così diversamente dai cantori trobadorici medievali, i cantautori odierni sono poeti in musica e sebbene un mio docente universitario disse che "per quanto io ami Fabrizio De Andrè, grandissimo artista... chiamarlo poeta, bè... Montale dà qualcosa di più" in questo momento storico in cui la poesia occupa uno spazio in terzo piano, anche in quarto, sono gli unici che riportano alle persone, alla gente, il piacere della parola, il linguaggio come strumento delle emozioni.
Mentre durante tutto l'anno tanti brani che incontriamo subiscono la necessità delle vendite e dell'immediato successo, qualcuno qui a Sanremo si presenta ancora come artista, presentando grandi temi, musiche azzardate e interpretazioni spettacolari.
Baudo e Chiambretti, insieme, complementari d'altezza e modi, hanno presentato in modo frizzante una trasmissione che ha nel suo nascere la noia, essendo un elenco di canzoni in gara.
Le vallette sono state molto scarse: non ballerine, non cantanti, si sono cimentate in performances di certo non memorabili, e non se la sono certo cavate meglio in stacchetti e battute IMBARAZZANTI per loro che le dicevano e per chi le sentiva.
Meglio scegliere ballerine se si vogliono far ballare, delle cantanti per cantare -io evidentemente a Sanremo eviterei-  entità pensanti, belle ragazze brillanti se le si vuole far partecipare alla conduzione. Nel 2008 vallette così sono un'offesa alle conquiste femministe: allora mille volte meglio le veline a striscia che fanno il loro onesto stacchetto mostrandosi entusiate delle loro floride forme e poi sorridenti si tolgono dalle palle.
Elio e le storie tese e Lucilla hanno presentato un Dopofestival educato all'insegna del divertimento: inutile dire che iniziando alla una e mezza di notte in settimana immagino che solo io e qualche altro nullafacente siamo riusciti ad apprezzarlo...
LE CANZONI.
Mea culpa, ho sentito poco i Giovani. Ho presente il bongo de La scelta, il ritmo rivoluzionario già sentito migliaia di volte -ma effettivamente non a Sanremo- dei Frank Head con "Para parà ra rara" e la classica sanremese canzone vincitrice "L'amore" (...) dei Sonhora, vincitori anche della gara di sfottò subiti: Elio e Chiambretti hanno fatto a gara nell'interrogarsi sull'origine della posizione del'H nel nome.
I Campioni li ho sentiti tutti e ascoltati di nuovo quelli che avevano qualcosa da dire. Sulla classifica finale influiva per il 20% la Giuria di qualità, per l'80% la Giuria popolare (sms, telefonate, ecc). 
Io mi trovo in completo disaccordo in quanto il popolo, la gente, 
stilerà la sua classifica comprando i dischi: 
in una competizione "Festival della canzone italiana", 
almeno qui, preferirei che giudicassero personaggi  competenti. Almeno Anna Tatangelo non arriverebbe seconda. Superfluo d'altronde inveire su una ragazza che giovane brava e carina è riuscita coi suoi modi affettati nel difficile compito di attirarsi le antipatie di tutta l'italia del Festival giungendo a farsi fischiare col premio in mano dopo il suo "volevo proprio dirlo in tv, non l'ho mai fatto: Giggi ti amo" e raggiungendo l'apice del ridicolo rispondendo al pubblico fischiante "cos'è, siete invidiosi?".
Vincitori per la categoria Campioni sono stati Giò Di Tonno e Lola Ponce con la canzone "Colpo di fulmine", già protagonisti dell'opera teatrale Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante e forse per questo la pur bella canzone mi è parsa proprio da musical, e non l'ho amata particolarmente.
Era anche il Sanremo di Meneguzzi, Little Tony, Mietta, Finley, Cutugno:
ma non per me.

sabato 1 marzo 2008

Specchi deformanti

Ogni giorno ci guarda,
curioso, disinteressato, assonnato, sereno, depresso:
ci guarda coi nostri occhi.
Quante ne ha viste, sempre presente a dirci chi siamo, come stiamo oppure chi sembriamo.
Oggettivo, razionale, freddo e distaccato ci osserva da sempre:
ci ha visto piangere;
fare facce strane.
Il nostro specchio ci guarda fin da bambini, coi nostri occhi.
Eppure quanto dice di noi, quanto ne sa?
Tutto? Oppure niente?
La sua superficie liscia mantiene precise le nostre proporzione eppure appiattisce le nostre profondità: è dunque davvero il principale conoscitore di noi?
In effetti si sente il solo, il più autorevole, ci vide piccoli in braccio a qualcuno, in piedi su una sedia e poi su su su:
si sente l'unico giudice imparziale detentore della nostra autenticità.
E non si può dire che non ci rifletta
su.
Eppure ce ne sono altri:
specchi curvi,
che svelano ognuno parti di noi che solo così conosciamo,
solo così apprezziamo o odiamo.
Specchi deformanti,
gli occhi.
Gli occhi degli altri che ci riflettono come noi non pensavamo, che ci forgiano più di quanto il nostro fedele silenzioso amico sopra il lavandino possa.
Dire che abbiano sempre ragione è proprio difficile, ma impossibile negare la loro importanza.
Così quel giorno il tuo specchio ti ha dato del brutto e fuori forma:
bastano un paio di pupille in cui risulti adone per sentirti meglio o addirittura tale, e viceversa...
Mica ci si fida così di tutti gli specchi, non esageriamo: certo che quel commentino come stai bene con questa maglietta ce la renderà indubbiamente più simpatica, nonostante il nostro specchio l'aveva decisamente bocciata e l'avevamo messa perchè un regalo.
(non vale se il commento era del donatore...)
Crescendo si sceglierà di che specchi fidarsi:
ci si può affezionare allo specchio del bagno se ci si piace più di quanto si piace agli altri, o odiarlo e dimenticare i suoi sguardi quanto più non ci si ritrova riflessi.

Io credo che in più specchi ci si guarda, più ci si conosce, perchè ogni riflesso deformante, come una caricatura sottolinea un aspetto che è comunque in noi.
Naturalmente c'è l'amico che accentua aspetti forse effettivamente più profondamenete radicati, il conoscente che magari si innamora di una nostra caratteristica  e ci vede solo filtrati da quella particolare lente colorata, il passante che vede ciò che riesce.
Certo che ha un bel dire Socrate: "conosci te stesso".

Riflettendoci, questo non è altro che uno spunto di riflessione.