Con la lettura ho sempre avuto un rapporto contrastato: seppur ne tragga grand soddisfazione, non riesco a lasciarmi assorbire da essa; così ho letto finora, oltre ai romanzi "obbligati" dalla scuola o dall'università, non più di una dozzina massima di altri. Eppure, ogni volta che mi tocca leggere di nuovo mi sorprendo di quanto mi piaccia e mi riprometto di regalarmi volontariamente momenti così piacevoli.
Alle origini di questa mia condizione, che dico mia ma ritengo essere di molti altri -altrimenti non ne scriverei- trovo esserci innanzitutto il piacere -quasi un bisogno- per il rapporto sociale. Infatti è innegabile che la lettura sia solitaria e se c'è una condizione che non amo, è la solitudine; d'altro canto è altrettanto innegabile che la lettura, a differenza del pensiero, è tutt'altro che solitaria, essendo un dialogo tra autore e lettore in cui s'innestano parlanti d'ogni specie, dalle più disparate voci: un mondo intero, ma finito, che ci si presenta con le sue storie e le sue vite. Come possiamo definirla dunque? Fuori dal flusso vitale, e "al posto di leggere preferisco vivere", è il motto semplicistico di qualcuno; Ermanno Olmi nel suo "Centochiodi" conclude con più classe:
“Tutti i libri di questo mondo non valgono un caffé con un amico”. Su questo credo io ho fondato il mio vivere, eppure mi sento ad un punto di svolta. È così vero che l'esperienza reale, una conversazione, un dialogo con una persona viva sia necessariamente più vivo? Oppure il dialogo è più stimolante quanto più profondo è il pensiero del dialogante, che sia orale o scritto? Di solito tendo a proporre domande, questa volta mi sento di rispondere: la seconda che ho detto, ma rimango sospeso.
Mi viene un mente un esempio:
sei in metropolitana e vedi una persona che conosci. Sei seduto e stai leggendo un libro. Tu sai che quel quarto d'ora di libro ti darà molto di più delle quattro chiacchiere banali con quella persona che a tuo modo di vedere ha ben poco da darti, non la trovi stimolante nè brillante nè particolarmente divertente. Cosa fai:
1) continui a leggere, tanto non si è accorta che la stai guardando;
2) ti alzi e vai a parlare con lei, perchè quando parli con una persona senti la vita scorrerti dentro le vene, guardando nei suoi occhi, rapportandoti con lei ti senti parte del mondo e non più solo.
Da sempre porto questo esempio con la mia scelta, la seconda; adesso non è ancora diventata la prima, ma il dubbio c'è.
Nella vita, d'altra parte, c'è spazio per entrambi i momenti: e allora quale può essere un'altra motivazione che non mi (ci?) avvicina al libro?
L'assenza del momento della lettura, magari perchè c'è sempre l'invasiva televisione a prendere il sopravvento: il libro è discreto, aspetta in silenzio che qualcuno si interessi a lui, lo prenda dallo scaffale e lo apra, e quindi che inizi a leggere; solo allora si aprirà al lettore colle più diverse storie, solo allora. Non accadrà mai che passando qualcuno chiami: ehi, tu, leggi questa storia d'azione magistralmente raccontata, con una bellissima donna e un nomo virile che..." no. Mentre la televisione, quella sì, parte con il suo programma che tu sia pronto o no, ma grazie alla forza delle immagini, invece che offendersi, il fruitore ne viene accalappiato, sia il più ingenuo che, sebbene più raramente, quello meglio addestrato ai meccanismi estetici. Infine, è giunto il pc, con la sua lettura verticale rapida, poco impegnativa e soprattutto GRATUITA, che arriva a casa senza fatica ne patemi.
Tutto questo per dire cosa? Niente, se non per giustificare la pochezza dell'elenco dei romanzi "letterari" che ho letto, ancor più colpevole in quanto laureando in Lettere...
Giuro che migliorerò, perchè sebbene la mia lettura preferita rimanga quella della realtà, leggere altri lettori della realtà continuerà a essere un'esperienza importantissima.
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lunedì 22 settembre 2008
venerdì 19 settembre 2008
Romanzi
Italiani
1840. "I promessi sposi", Alesssandro Manzoni
1881. "I Malavoglia", Giovanni Verga
1904. "Il fu Mattia Pascal", Luigi Pirandello
1923. "La coscienza di Zeno", Italo Svevo
1940. "Essi pensano ad altro", Silvio D'Arzo (pubblicato postumo nel 1976)
1944. "Uomini e no", Elio Vittorini
1947. "Se questo è un uomo", Primo Levi
1949. "Il bell'Antonio", Vitaliano Brancati
1952. "Il visconte dimezzato", Italo Calvino
1955. "Ragazzi di vita", Pier Paolo Pasolini
1959. "Una vita violenta", Pier Paolo Pasolini
1963. "Una questione privata", Beppe Fenoglio
1969. "Il castello dei destini incrociati", Italo Calvino
1975. "La scomparsa di Majorana", Leonardo Sciascia
1989. "Due di due", Andrea di Carlo
1991. "Castelli di rabbia", Alessandro Baricco
1996. "Seta", Alessandro Baricco
2004. "Omero, Iliade", Alessandro Baricco
2006. "Questa storia", Alessandro Baricco
Stranieri
1819. "Ivanhoe", Walter Scott
1836. "La figlia del capitano", Aleksàndr Sergéevič Puškin
1838. "The Narrative of Arthur Gordon Pym", Edgar Allan Poe
1856. "Madame Bovary", Gustave Flaubert
1890. "Il ritratto di Dorian Gray", Oscar Wilde
1903. "Tonio Kröger", Thomas Mann
1914. "Dubliners", James Joyce
1915. "La Metamorfosi", Franz Kafka
1928. "L'amante di Lady Chatterly", David Herbert Lawrence
1930. "Narciso e Boccadoro", Herman Hesse
1932. "Il mondo nuovo" (Brave New World), Aldous Huxley
1945. "La fattoria degli animali", George Orwell
1946. "Per chi suona la campana", Ernest Hemingway
1951. "Il giovane Holden" (The catcher in the rye), Jerome David Salinger
1952. "Il vecchio e il mare", Ernest Hemingway
1953. "Fahrenheit 451", Ray Bradbury
1954. "Il signore delle mosche", William Golding
1967. "Cent'anni di solitudine", Gabriel Garcìa Màrquez
1991. "Il mondo di Sofia", Jostein Gaarder
Riguardo l'elenco, il post di riferimento è questo.
1840. "I promessi sposi", Alesssandro Manzoni
1881. "I Malavoglia", Giovanni Verga
1904. "Il fu Mattia Pascal", Luigi Pirandello
1923. "La coscienza di Zeno", Italo Svevo
1940. "Essi pensano ad altro", Silvio D'Arzo (pubblicato postumo nel 1976)
1944. "Uomini e no", Elio Vittorini
1947. "Se questo è un uomo", Primo Levi
1949. "Il bell'Antonio", Vitaliano Brancati
1952. "Il visconte dimezzato", Italo Calvino
1955. "Ragazzi di vita", Pier Paolo Pasolini
1959. "Una vita violenta", Pier Paolo Pasolini
1963. "Una questione privata", Beppe Fenoglio
1969. "Il castello dei destini incrociati", Italo Calvino
1975. "La scomparsa di Majorana", Leonardo Sciascia
1975. "Lettera a un bambino mai nato", Oriana Fallaci
1979. "Se una notte d'inverno un viaggiatore", Italo Calvino
1980. "Il nome dela rosa", Umberto Eco 1989. "Due di due", Andrea di Carlo
1991. "Castelli di rabbia", Alessandro Baricco
1996. "Seta", Alessandro Baricco
2004. "Omero, Iliade", Alessandro Baricco
2006. "Questa storia", Alessandro Baricco
2006. "La fine è il mio inizio", Tiziano Terzani
2008. "La solitudine dei numeri primi", Paolo Giordano
Stranieri
1819. "Ivanhoe", Walter Scott
1836. "La figlia del capitano", Aleksàndr Sergéevič Puškin
1838. "The Narrative of Arthur Gordon Pym", Edgar Allan Poe
1856. "Madame Bovary", Gustave Flaubert
1890. "Il ritratto di Dorian Gray", Oscar Wilde
1903. "Tonio Kröger", Thomas Mann
1914. "Dubliners", James Joyce
1915. "La Metamorfosi", Franz Kafka
1928. "L'amante di Lady Chatterly", David Herbert Lawrence
1930. "Narciso e Boccadoro", Herman Hesse
1932. "Il mondo nuovo" (Brave New World), Aldous Huxley
1945. "La fattoria degli animali", George Orwell
1946. "Per chi suona la campana", Ernest Hemingway
1951. "Il giovane Holden" (The catcher in the rye), Jerome David Salinger
1952. "Il vecchio e il mare", Ernest Hemingway
1953. "Fahrenheit 451", Ray Bradbury
1954. "Il signore delle mosche", William Golding
1967. "Cent'anni di solitudine", Gabriel Garcìa Màrquez
1991. "Il mondo di Sofia", Jostein Gaarder
Riguardo l'elenco, il post di riferimento è questo.
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