Visualizzazione post con etichetta cinema d'autore bellusco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinema d'autore bellusco. Mostra tutti i post

mercoledì 25 novembre 2009

SLUMDOG Millionaire

Per ogni proiezione viene consegnata una scheda allo spettatore curioso, con i dati principali e una mia breva annotazione. Pubblicherò di volta in volta quest'ultima.
Ecco cosa hanno letto di mio i 78 spettatori paganti.

UN APPROFONDIMENTO: IL TITOLO ORIGINALE
Il titolo originale porta con sé le origini del protagonista, appunto uno “slumdog”, espressione gergale (cane dello slum) dove l’accostamento all’animale ha un uso svilente che in italiano possiamo ritrovare in espressioni tipo “solo come un cane”. Il titolo è fortemente ossimorico, accosta cioè due termini in antitesi tra loro: lo slumdog è l’ultimo degli ultimi, uno sventurato, mentre il milionario è un eletto. Ancora più forte è da considerare l’espressione perché ambientata in India, società caratterizzata per millenni –per molti versi ancora oggi– dalla divisione in caste, in cui la nascita decide il proprio stato sociale di tutta la vita, senza possibilità di cambiamenti: un “cane della baraccopoli milionario” è fatto più unico che raro,
addirittura destabilizzante.

giovedì 12 novembre 2009

venerdì 28 novembre 2008

"Autunno al cinema" conclude in bellezza: INTO THE WILD

Da una stroncatura, quella dell'ultimo post, ad una glorificazione, quella di oggi. Non che i due film possano essere paragonati: premesse diverse, target diversi. In comune solo l'interprete femminile, Kristen Stewart, che il film di Sean Penn ha portato alla ribalta, lanciandola verso la parte e l'ingaggio di Twilight.

Una glorificazione, perchè io ritengo questo film essere il più bello del 2007 (sebbene da noi uscito nel gennaio 2008), ingiustamente rimasto senza alcun Oscar, nonostante due nomination (peraltro non di prestigio: attore non protagonista e montaggio). Quest'anno le statuette principali sono andate ai due colossi, There Will Be Blood, e No Country For Old Men, che però pur ben fatti, non mi entusiasmarono, ma forse fu questione di genere e gusti: ne parlai qui.

Tratto da un libro omonimo, che racconta una storia vera basandosi sul diario e le esperienze del protagonista, Into the Wild è l'emblema del sogno americano: l'avventura on the road, oltre la frontiera, contro il limite, rigorosamente soli, come era nel Far West, come nel Klondike. Il protagonista non è però l'uomo ruvido dalla battuta salace ma un ragazzo fresco di laurea, che si sente il mondo attorno stretto, stupido, gretto. E allora
via,
via,
da qui,
da tutto,
da tutti.
Il racconto è accompagnato da una colonna sonora composta ad hoc da Eddie Vedder, cantante e leader dei Pearl Jam. Le canzoni, lungi da essere accompagnamento, sono parte integrante del film, e questo giustifica i sottotitoli in italiano che traducono il testo delle canzoni, che raccontano e riflettono durante l'intreccio. Questo è il colpo in più del film, quello che permette il salto da bel film a capolavoro. Non a caso l'ultima canzone del film ha preso il Golden Globe.

Oggi nevica, tanto. Siamo nel 2008, eppure quando nevica, una cosa che succede da sempre, è difficile muoversi: e un mondo che non è più tanto capace di stare fermi è obbligato a rallentare, quantomeno.
Per andare a vedere questo film, stasera uscirò di caso imbacuccato, camminerò nel freddo e con la neve, e niente più di questo mi permetterà di entrare nel mood più adatto per rigodermi il film. Non ne scrissi, quando lo vidi, perchè lo trovai bellissimo, e basta: quando una cosa è bella, si può descrivere o omaggiare, ma troppa la paura di graffiarla, di turbarla.
Oggi è però mio dovere.
Le musiche, gli spazi e i dialoghi si amalgano squisitamente, insieme con le facce.
Questo film soffia sul fuoco, ardente nei giovani, di libertà e istinto e azione, ma riesce a toccare anche i palati più esigenti, i critici dal cuore più arido.

Ho proprio voglia di lasciarmi trasportare in questo viaggio indimenticabile:
a stasera.
Per chi è abbastanza wild per uscire di casa.

venerdì 21 novembre 2008

"Autunno al cinema" presenta: My Blueberry Nights (Un bacio romantico)

Un film lirico:
chi racconta è un poeta.

Io la penso così:
e così la pensavo.

venerdì 14 novembre 2008

Dalla Primavera all'Autunno, sempre "al cinema": JUNO

Era aprile: avevamo iniziato la nostra prima esperienza di cineforum, proiettato il primo film, Centochiodi, e ci accingevamo a proiettare il secondo, Le vite degli altri: nel frattempo, però, io continuavo a seguire le nuove uscite. Grande attesa per Juno, il film che sembrava aver ricevuto il testimone dalla mano di Little Miss Sunshine: quello della commedia intelligente e divertente, bella perchè ben fatta, premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Nonostante l'aspettativa, il film mi convinse a pieno: dico nonostante, perchè un aspettativa alta è spesso anticamera della delusione.
Prima di rimandarvi al post in questione, l'unica precisazione che mi sento di fare è riguardo al titolo: Juno, onis. Era una sottolineatura dell'ovvio rimando latino del titolo del film nonchè nome della protagonista; Juno è in latino Giunone: la divinità romana del parto moglie di Giove, che fu gradualmente sovrapposta alla greca Era (moglie di Zeus). Il riferimento è obbligato, direi anche ovvio: ma capita spesso che non ci si fermi neppure un attimo a riflettere sui nomi, che invece, nelle opere d'arti, non sono mai casuali.
Oggi venerdì 14 novembre questo film viene proiettato a Bellusco: in un altro venerdì di 7 mesi fa lo commentai così.

venerdì 7 novembre 2008

"Autunno al cinema" al via: Little Miss Sunshine

Avrei potuto scrivere una nuova introduzione, forse avrei dovuto. Eppure l'altra volta mi sono reso conto di ripetere a voce le stesse cose scritte: e questo non aiutava la mia già emozionata presentazione. Stesso discorso riguardo alla scheda del film. La prossima volta potrei astenermi dal parlare e lasciare il tutto allo scritto: vedremo.
Ho invece ripubblicato l'introduzione al cineforum di Aprile, depurata da ogni riferimento contingente (cioè una strofa o paragrafo): presenta per bene l'idea di cinema d'autore e di arte figlia dell'artista (la trovate qui).

Detto questo, qui sul blog tuttavia qualcosa posso anticiparla:
per invogliare qualcuno a venire,
per risarcire chi non potrà presenziare.

Oggi si ricomincia:
l'idea è sempre quella di dare visibilità a film molto recenti che seppur ben fatti non hanno avuto la dovuta sponsorizzazione o lo spazio che avrebbero meritato; guidare intelletti alla ricerca di stimoli nei meandri della produzione cinematografica, senza cadere nella scelta di prodotti troppo sofisticati poco fruibili dai meno esteticamente addestrati.

A favore di ciò, questa volta sfatiamo il luogo comune della bellezza gemellata con la tragicità: se per gli studiosi è una divisione dimenticata, nel pensare e credere comune resti della categorica giustezza del pensiero greco sono presenti, eccome.
Mi spiego meglio.
Tre dei quattro film proposti sono commedie:
è mio desiderio mostrare che è possibile creare ottimi film, con sceneggiature interessanti e spunti di riflessione, senza per forza cadere nella lentezza, nella tristezza, nella depressione, nel grigiore, nel fermo immagine interminabile; perché quello che il cinefilo riesce ad apprezzare dopo anni di addestramento estetico, rimane illeggibile e non godibile dal profano, che al cinema chiede innanzitutto divertimento: ricco e intelligente si può.

Il film di oggi:
LITTLE MISS SUNSHINE

Non ha un cast d'eccezione
non ha effetti speciali sorprendenti
non ha una storia inimmaginabile
non ha una regia visionaria.

È un storia ben raccontata, con dei personaggi ben caratterizzati, che porta un bel messaggio con intelligenza ed ironia. L'altra faccia dell'America, quella piccola, che sa ridere del proprio mito. Ogni volta che penso a questo film mi viene spontaneo definirlo una
PERLA.

In questa pagina,
http://www.mymovies.it/recensioni/?id=44535
nella sezione "critica" trovate le recensioni dei quotidiani nazionali e internazionali, in quella "dizionari" le voci dei dizionari di cinema.

venerdì 3 ottobre 2008

venerdì 25 luglio 2008

[Doppio post:2] "Il cavaliere oscuro", il film dell'anno

D'estate, fine luglio, non è che io muoia dalla voglia di andare al cinema: in altri momenti dell'anno sarei stato in fremente attesa per quello che viene presentato come il film dell'anno. Tuttavia, in quanto tale, vado a vederlo, e al più presto, ma quasi distratto, chissà, forse anche un po' disilluso verso l'arte nella stagione della vita.
SBAM.
Un capolavoro, divertente, emozionante, angosciante eppure ricco di quella serietà del docente fenomeno, sereno e sapiente, non serioso, ma nemmeno frizzantino: acqua pura, fredda, la più buona, che scende in disordinato corso direttamente dalla roccia ruvida, grezzamente ben lavorata dal vento. Niente zucchero, alcol, gas, nessuna bottiglia di plastica e certamente nessuna etichetta colorata nè moderata nè bellissima nè appariscente. Eccomi, sono qui,
cazzi tuoi.
Già in "Batman Begins" la tendenza al duro e puro si era vista, a ricordare che se l'ultimo decennio del secolo, gli anni '90, sono stati dominati dal Pop, il nuovo millennio inizia col decennio delle tenebre, dark, più cattivo e duro in generale, e al posto dei Take That ci sono i Good Charlotte. Per gli amanti del duro e cattivo, il duro e cattivo di ribellione rimane di più, ma se anche Spiderman diventa nero, il vento è cambiato. Anche 007 seppur perdendo di nero vestito e capelli, ha una cattiveria e una rocciosità nuova nel fisico e nei vitrei occhi di Daniel Craig.
Batman ha smesso i capezzoli della tuta di Clooney e la spider fighetta: adesso fa paura. Nessuna sogghigno ammiccante, nessun colorato Robin salterino o Batgirl (sigh) dall'altra: cattivo, duro, cavaliere sì, ma non damerino, l'ironia rimane al maggiordomo, elegante, la magnificenza e la vanità a Bruce Wayne, anch'egli uomo più che mai, virile, in risposta alla donnetta vanitosa in cui l'uomo si stava trasformando e si sta trasformando, come mostrano gli adolescenti da discoteca intervistati che hanno dichiarato di spendere 50 euro a settimana tra parrucchiere, estetista e cazzo ne so, piastrandosi i capelli: solo immaginare mi dà il voltastomaco.
Fuor da rigurgito d'orgoglio virile, eccessivo come piace e com'è bello, "The Dark Knight", mi è proprio piaciuto: e direi proprio che non sono solo. Questa è la classifica, stilata da... tutti, del sito che consiglio in home page, imdb, che è prettamente di carattere archivistico, ma presenta anche una classifica tratta dalla media di voto ricevuta dai film; essendo spesso decine di migliaia di voti, un significato glielo si può anche concedere, con le debite precauzioni. Se la media è 9.5 e il film balza al primo posto scalzando "Il Padrino", sarà pure l'euforia del momento, sarà pure una classifica dozzinale: male male il film non sarà.
Come fu anche per Sin City, se il buono è cattivo, il cattivo è diabolico, e lo è assolutamente se l'attore è morto recentemente in circostanze di possibile suicidio. È un film di uomini, l'unica donna, la ex fidanzata, non è sfruttata a dovere, una bambola, nulla più: chissà, forse è riflesso della virilità ritrovata, ma Maggie Gyllenhall meritava forse, con la sua sofisticatezza, qualche spazio in più.
Un film in apnea, e si esce dalla sala sazi ma senza grassi, un alimentazione robusta, decisamente, quanto sana.
Questo Batman ci piace, più di tutti gli altri, indubbiamente. Senza sconti, con fatica, lotta, bada al contenuto, al sodo, senza trascurare la forma, ma non dimenticando mai il fine e il mezzo,e che la forma non dev'essere altro che esaltazione del contenuto. Poi gli altri personaggi, ben definiti, gli effetti speciali, spettacolari ma mai fuori luogo, le battute giuste, la trama avvincente, il finale chiaro nell'oscurità.
Batman al cinema è stato preso dopo la resurrezione fumettistica targata Frank Miller, ma è questo il film che probabilmente a lui sarà più gradito, e i riferimenti alla sua graphic novel "Il ritorno del cavaliere oscuro" non mancano.
Adesso vado a farmi una doccia gelata,
solo dopo aver fatto qualche migliaio di addominali e piegamenti.

mercoledì 2 luglio 2008

Si parlava di responsabilità: "Gomorra"

Poi capita che così, scelta e un po' coincidenza, lo stesso giorno che hai scritto sulla responsabilità tu vada a vedere Gomorra. D'altra parte, se hai tenuto un cineforum e progetti di tenerne un altro, se cerchi in qualche modo di essere un umile punto di riferimento cinematografico, una responsabilità vera è l'aggiornamento sui fenomeni cinematografici e culturali, oltre che la ricerca del bel film. Un fenomeno, "Gomorra", che in quanto tale, mantiene la sua forza espressiva e di denuncia qualunque sia il mezzo espressivo, la carta stampata o la pellicola.
Roberto Saviano una bella responsabilità se l'è presa:
"Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità."
E non importa se questo comporti vivere sotto scorta dall'ottobre 2006; una scelta difficile, un bivio: non tutte le scelte sono definitive, non tutte le azioni comportano conseguenze, ma alcune, sì, quelle più importanti.
Il fuoco l'arse finchè non riuscì più a tenerselo dentro e dovette scrivere pagine di fuoco.
Non farò l'elenco dei premi che ha ricevuto, nè darò un giudizio al libro o al film, ma riporto solo due dati, noti ai più:
"Gomorra è stato tradotto in 43 paesi. È presente nelle classifiche di Best Seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia, Lituania. Il New York Times ha inserito Gomorra nella classifica dei libri più importanti del 2007. Anche The Economist ha inserito Gomorra tra i cento libri dell'anno. Unico italiano inserito sia per il NYT che per l'Economist."
Gomorra senza Sodoma non la si era sentita mai:
da oggi la parola avrà un nuovo aroma, com insegna Bachtin, perchè non si dirà più Gomorra senza che ci venga in mente anche quest'opera d'arte.
Nessun titolo sarebbe stato più adatto: Gomorra rima con Camorra, di nome e di fatto.

Quando esco dalla sala rimango sempre perplesso dopo un film di denuncia perchè, d'accordo, mi sono informato, è una vergogna che sia così come raccontato: dunque?
Ci si sente così impotenti, ci si trova davanti a un'organizzazione così complessa, così ramificata, così intrisa nella società e nelle menti, nella cultura e nella vita, che si ha l'impressione che nulla possa cambiare. Poi razionalmente si sa che questo non deve impedire di combattere, perchè passi in avanti si fanno e sono stati fatti.
Subito dopo mi chiedo qual è stato il mio merito per avere in dono la possibilità di essere nato qui: e a quel punto il problema esistenziale torna. Nascendo fortunato nell'emisfero boreale piuttosto che in quello australe, e in particolare insomma in una buona situazione, con la possibilità di studiare e decidere liberamente della mia vita, due sono i punti di vista:
1- ho la responsabilità di mettermi in gioco cercando di cambiare le cose, devo prendermi cura di coloro che stanno male;
2- ho la responsabilità di vivere libero e felice, senza affanni, per rispetto a coloro i quali non hanno questa possibilità.
In effetti anche questo secondo aspetto, meno onorevole, che nel post precedente non ho sottolineato, anche godersi la vita se si può, è un atto di responsabilità della propria condizione agiata e un atto di rispetto verso chi non può.
Naturalmente, però, a differenza di quanto io mostri spesso nel mio dialettico peregrinare, non sono poi così tante le scelte definitive, nè quelle assolute.

Per noi, per me,
insomma
si fa quel che si può,
nel continuo tentativo di evidenziare gli aspetti più importanti della nostra personalità, di attuare le nostre potenze, di far fruttare i nostri talenti.

A questo proposito, rinnovo l'attestato di stima per Saviano, ricordando che spesso le scelte più difficili sono anche quelle indiscutibilmente più giuste.

sabato 19 aprile 2008

"Volver", 49: nonostante il diluvio. Grazie e arrivederci!

Ho postato qui l'intera scheda che ieri è stata consegnata a tutti gli spettatori come esempio della scheda che ho preparato per ogni film, e perchè in questa penso di poter dare qualcosa anche a chi ieri non c'era.
Il diluvio ha sicuramente influito sulla minore affluenza, che ci permette comunque di raggiungere la media di 53 spettatori per film, ed essendo inizialmente il nostro obiettivo il pareggio del bilancio tra spese e ricavi (una trentina di spettatori), siamo andati ben oltre. Grazie a tutte le persone che sono uscite di casa, anche ieri con la pioggia ed il vento, per venire a trovarci.
La discussione post film ha avuto come principale tema il una presunta inverosimiglianza della trama. Eppure, nei suoi eccessi, seppur filtrata dal giuoco dell'arte, trovo la trama, il racconto, verosimile, perchè no: e dopotutto qualsiasi opera di finzione si basa sulla "sospensione dell'incredulità", come insegna l'estetica e la semiotica. Nel pormi di fronte a un libro, a un film, a uno spettacolo teatrale o televisivo, insomma di fronte ad un'opera di finzione, si realizza un meccanismo inconscio in cui accettiamo ciò che ci viene dato come vero, all'interno della situzione in cui ci troviamo. Il racconto di queste donne spagnole, autentiche, tra drammi e la leggerezza di chi è fortemente nella realtà e molto poco nell'iperuranio, pur coi suoi eccessi e le destabilizzazioni provocateci da reazioni mancate, o dalla facilità nel trattare argomenti scottanti (urlando ad alta voce la parola "cancro", per esempio) è figlia di una realtà di paese, superstiziosa e semplice, ma reale. Non è un'opera di fantasia: il fantasma, fantasma non è. Tutto quadra e se ciò che è lontano e diverso da noi dal nostro modo di pensare ci appare fin troppo strano, bè, dovremmo guardarci intorno nel mondo vario e assurdo e pazzo che ci circonda.

E la realtà si avvicinò all'uomo e un sussurro dolce sfiorò il suo orecchio...
Uomo, guardami: pensi ancora di avere una grande immaginazione? Riesci ancora ad esaltare il tuo genio creativo?


Il mio commento ha anche sottolineato la divisione del fim in due parti, tragedia e commedia, separati dall'apparizione della madre defunta (o considerata tale...). Con lei, la commedia entra nel film, cogli imbarazzi, le coperture, le incomprensioni; e Sole, la sorella della protagonista Raimunda, viene chiamata per la prima volta con il nome intero, Soledad (solitudine): e da quel momento non sarà più sola. Il tornare della protagonista ha cambiato gli equilibri e le situazioni di tutti i personaggi.
Un altro aspetto di cui si è parlato è la trama; qualcuno ha cercato il giallo nel film e l'ha trovato non così intricato, non così difficile: questo perchè non è un giallo. Alcuni aspetti del film rimangono irrisolti, piano piano capiamo sempre più cose, ma questo è necessario ai fini della godibilità di un'opera narrativa.
Il regista omaggia il film italiano del dopoguerra, e in particolare i personaggi femminili interpretati da Sophia Loren, Claudia Cardinale e Anna Magnani: quest'ultima viene citata esplicitamente quando la mamma della protagonista si ritrova davanti a un televisore che trasmette "Bellissima", film di Luchino Visconti del 1951, che ha proprio la Magnani per protagonista.
Fin dalla prima volta che ho visto "Volver" mi sono innamorato di istanti che sono memorabili: quando a metà della proiezione sentiamo la canzone che dà il nome al film, gli occhi lucidi di Penelope Cruz e l'interpretazione vocale di Estrella Morente mi commuovono, e mi ritrovo a sentire che amo e vivo il cinema proprio per quei momenti.

Questa esperienza del cineforum è stata: questo è già qualcosa. Realizzando alcuni sogni mi rendo sempre più conto di quali realtà preferisco, che è un passo in più rispetto ad un quotidiano aggionamento della classifica dei sogni più grandi.
Sono contento che sia stato fatto qualcosa di buono, qui, nel mio paese, e di aver contribuito.
Probabilmente l'esperienza si ripeterà in autunno:

grazie e arrivederci!

"Volver", la mia scheda del film

VOLVER
Regista: Pedro Almodóvar
Sceneggiatore: Pedro Almodóvar
Data di uscita: 19 maggio 2006 (Italy)
Durata: 121 min
Nazionalità: Spagna
Lingua: Spagnolo
con Penélope Cruz

Intro
Lo stesso Almodóvar ha definito questo film una tragicommedia, perché pur parlando di cose brutte, lo fa con uno stile leggero e con un ineffabile senso dell’umorismo che trasforma un dramma in un irresistibile e gioioso inno alla vita.
Il titolo del film (che significa “tornare”) è preso da un’indimenticabile canzone di Carlos Gardel, una delle più importanti figure nella storia del tango; ascoltiamo durante il film la sua opera, trasformata in un flamengo e cantata da Estrella Morente dietro le labbra della protagonista.
“Volver”, tornare, è sicuramente un ritorno alle origini per l’autore, alla sua Mancha, in una atmosfera di paese, autentica, con le tradizioni, le usanze e la genuinità di una Spagna non così lontana da noi, e in partcolare è un film di donne.
Il regista che in questi anni meglio ha saputo rappresentare le donne, con le loro fragilità e la loro forza, rende loro omaggio di nuovo in questo film, alla donna bambina, alla donna ragazza, alla donna matura, alla donna anziana e a quella timida e a quella estroversa: a tutto l’universo femminile, quello reale, perché reali sono le donne dei suoi film e ancor più in questo film. Non a caso la pellicola ha conquistato al Festival di Cannes, oltre al premio per la miglior sceneggiatura, anche il premio per la miglior interpretazione femminile, esteso eccezionalmente a tutto il cast: Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas, Chus Lampreave, Blanca Portillo e Yohana Cobo.
In particolare la protagonista, una bravissima Penelope Cruz ,è magnifica, florida, piena di vita e sempre attiva di fronte alle situazioni più difficili, ma anche capace della malinconia dalle lacrime dolci.
In questo film il regista non punta più a irridere o scandalizzare, come successo in passato: semplicemente racconta una storia, di donne e di Spagna e di paese, mettendoci di fronte divinità terrestri, concrete e sensuali;
con questo film Pedro Almodóvar raggiunge il rango di Maestro.
Buona visione.

Il commento scelto dall’autore del film
Lo stesso regista ha più volte citato un estratto di un entusiasta commento al film di Gustavo Martìn Garza, scrittore spagnolo.
Si parla dei personaggi femminili del film, appartenenti alla classe degli umili.
“È strano che ci facciano ridere perché la loro vita è piena di oscurità: stupri, incesti e crimini si susseguono senza sosta. In realtà, nei film di Almodóvar, abbondano i santi. Sono santi senza religione, senza il peccato dell’orgoglio, forse perché il suo cinema fa appello, come diceva Conrad, a quella parte di noi che è un dono e non qualcosa di acquisito, alla capacità di godere e meravigliarci, al senso della pietà, della bellezza e del dolore”.

sabato 12 aprile 2008

"Le vite degli altri", 59: si sale...

Sia stato il film, il maggiore tempo per organizzarsi a venire, un soddisfatto passaparola dopo la prima serata: difficile scoprirlo.
Forse soltanto coincidenze, però: 8 spettatori in più, si sale!
Se prima dell'inizio del cineforum ci avessero detto che avremmo totalizzato 110 spettatori in 2 serate, non ci avremmo creduto.
Grazie a tutti i presenti per la fiducia: spero sia stata ricambiata.
E dai pareri sentiti qua e là dopo i titoli di coda, credo di sì. Il film è sicuramente l'opera di maggiore spessore dei tre che abbiamo presentato; Florian Henckel von Donnersmarck (nome che non è poi così difficile da dire e da imparare, ma l'emozione gioca brutti scherzi) ha scritto e diretto una bella storia, che se a tratti pesa del grigiore impostale dal contesto in cui è ambientata (Berlino Est, 1984) ripaga con la forza del messaggio e con la suspence del finale.
"Oggi diamo il benvenuto a Florian Henckel von Donnersmarck, e al suo lungometraggio di debutto come regista e sceneggiatore: una rivelazione.
Comparso nelle sale tedesche il 23 marzo 2006, in sordina -l’autore era quasi un perfetto sconosciuto- il film è stato un caso: ottimi incassi e una pioggia di premi, ultimo dei quali l’Oscar come miglior film straniero.
Friedrich Hans Ulrich Mühe ha raggiunto la fama internazionale proprio grazie al ruolo di protagonista in questo film. Per questa performance, nel 2006 Mühe ricevette, tra gli altri, il Beste darstellerische Leistung – Männliche Hauptrolle (Premio per miglior interpretazione di un attore protagonista) alla più prestigiosa manifestazione cinematografica tedesca, il Deutscher Filmpreis, e il premio per miglior attore agli European Film Awards."
Questa la mia introduzione, arricchita da un ripassino storico sulla situazione della Germania divisa.
Il breve commento finale si è soffermato sulla scelta di questo film: la straordinarietà delle opere d'arti narrative, film o libri, sta spesso nella possibilità di raccontare vite di uomini comuni che la Storia non ha il compito di raccontare; grandi gesti di piccoli uomini, piccoli perchè non importanti, non ricchi, non potenti, ma d'animo e moralmente addirittura enormi.
L'elogio al buonuomo scritto in settimana sarebbe calzato a pennello.

Un altro punto sarebbe stato splndido sottolineare: la bellezza e l'arte (nel film le poesie di Brecht e la "Sonata per gli uomini buoni" al pianoforte), la bellezza dell'arte come unica via per toccare l'anima delle persone; nel film, l'arte è arivata prima della Storia rompendo il muro di Berlino nell'anima del protagonista (uno strepitoso Ulrich Muhe) cinque anni prima della caduta del Muro di Berlino.

Ma il film era lungo ed era un po' tardi...

Alla prossima!

sabato 5 aprile 2008

"Centochiodi", 51: buona la prima.

I pronostici si sono sprecati: meno di 20, almeno 65...
Il botteghino ha emesso il suo responso: nella sala del cineteatro San Luigi di Bellusco, ieri venerdì 4 Aprile 2008, ore 21, per la prima serata del cineforum, Centochiodi, si sono accomodati 51 spettatori paganti.
Buona la prima, dunque.

Questa è la mia introduzione al film, estrarta dalla scheda ieir disponibile contenente anche dati tecnici e citazioni di autorevoli critici; intro che propongo per amor di completezza ma anche come invito alla visione del film per chi non era presente.

"Ermanno Olmi è da quasi 50 anni una voce diversa, profonda, sincera e sensibile nel panorama del cinema italiano. Ci ha sempre regalato spunti di riflessione sull’uomo e anche questo che lui stesso annuncia come ultimo film di finzione (tornerà ai documentari, suo primo amore) si mantiene fedele allo spirito. Un Olmi che, nella serenità di quella che lui chiama “la sua età avanzata”, racconta la storia di un professore alla ricerca di un nuovo contatto con l’essenziale, in un oggi sempre più figlio del superfluo.
Più che discutere è un film che dovrebbe farci riflettere, che ci invita a recuperare la misura di una vita che le misure le ha perse, a riconoscere il gusto delle cose semplici e ci ricorda la bellezza di dividere il proprio tempo e la propria vita con gli altri.
Buona visione."

La mia introduzione orale è stata volutamente più programmatica riguardo gli stimoli e le speranze del cineforum tutto, mentre  riguardo al film ho sottolineato l'amore per questo film lirico, e per la sua ambientazione nell'Italia centro-settentrionale, con quella cultura e quel dialetto così simile al nostro e così raramente raffigurato al cinema.
Il tutto un po' tremolante, tremendamente emozionato tanto da esordire con un adeguato "buongiorno!" alle nove di sera.

Il confronto successivo al film è piaciuto, ci sono stati interventi e pian piano mi sono rilassato pur rimanendo saldamente appoggiato al palco e a debita distanza dai primi spettatori seduti a metà sala.
Però è stato.
Sono proprio i miei errori, la mia emozione, le labbra secche e lo sguardo verso il terreno, la paura, il microfono che dopo il film non funzionava: tutto ciò mi dà la certezza che è successo davvero; finchè si sogna è tutto perfetto: non smetterò mai di sognare, ma viverlo, è un'altra cosa.
Il film, vero protagonista della serata, è piaciuto, e lui non ha avuto paura, ma matura e splendida opera d'arte ha regalato una magia, e sentirmi in qualche modo responsabile nel regalare questa serata, mi riempie di orgoglio.
Non avrei potuto desiderare per l'esordio un film che meglio rappresentasse me, la mia concezione della vita e il mio gusto per il cinema.

Una serata unica in cui finalmente ho picchiettato sul microfono e mi sono trovato in un ruolo in cui, nonostante l'emozione e la novità della situazione, mi sono sentito estremamente a mio agio.
Parlare mi piace...

A venerdì prossimo, "Le vite degli altri".

Intro cineforum

Pubblico la mia introduzione al cineforum "Primavera al cinema".

Il nostro cineforum

Ci sono moltissimi film,
gran parte di essi sono opere d’intrattenimento:
ci regalano una splendida serata,
risate o pianti,
attimi di paura,
oppure ci trasportano nella storia del protagonista
con la sua avventura,
i suoi obiettivi,
gli ostacoli sulla sua strada e…
il raggiungimento o meno del suo obiettivo.
Si riaccendono le luci, si esce dalla sala:
il film è finito, anche nella nostra testa.

Poi ci sono loro, le opere d’arte:
non che il confine sia sempre nettissimo,
ma in molti casi non ci sono dubbi.
Per riconoscerle, basta guardare dietro:
c’è sempre un’artista
che ha qualcosa da dirci,
che ha qualcosa da darci,
che ci propone temi su cui riflettere,
immagini che rimarranno imperiture nella nostra testa,
battute memorabili,
momenti di vera poesia.

Gli autori completi sono sia sceneggiatori sia registi dei loro film:
hanno immaginato il soggetto,
scritto i dialoghi,
creato i personaggi e le ambientazioni e poi
hanno trasmesso la loro storia in immagini.
Quest’anno diamo inizio a questo cineforum
proprio con tre autori a tutto tondo:
Ermanno Olmi,
Pedro Almodóvar ,
Florian Henckel von Donnersmarck,
con tre film che sono rispettivamente
un saluto,
una conferma,
una rivelazione.

Dacchè c’è l’uomo ci sono le storie,
e ci sono gli uomini che le sanno raccontare:
a noi
non rimane che ascoltare…

sabato 29 marzo 2008