venerdì 4 luglio 2008

La politica, tra moralità e pragmatismo

Il contesto storico era diverso.
I personaggi e il protagonista, pure.
Stesso Paese, il nostro, 1985. I risultati delle elezioni regionali confermarono il gradimento per Craxi e per il suo Partito Socialista. Il Pci iniziava -o continuava- la sua parabola discendente: la sua peculiare "diversità" e la "questione morale" non bastavano più. In un editoriale Scalfari, della Repubblica, commentò l'evidenza "che il tema della moralità non sia sufficiente e comunque non in grado di avere la meglio sul tema della stabilità politica".
Moralità.
L'elemento di discordanza è ancora questo: da una parte, prevale l'aspetto morale, Berlusconi tanto pulito non è, voto altro; dall'altra, un punto di vista pragmatico: sì, avrà rubacchiato, sì, è un furbone, ma chi non lo è e soprattutto l'importante è che governi bene.
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti q quando non stupidi e ciechi.
Tutti a parole auspicano un confronto, ma nei fatti, pochi sono coloro che riescono quantomeno a parlare con simpatizzanti della parte avversa: la classe politica non è che lo specchio del Paese.
La chiave moralistica e la chiave pragmatica sono due chiavi di lettura accettabili e apprezzabili: la priorità all'una o all'altra dipende poi dal carattere, dall'animo, dalle esperienze di vita, insomma da ogni singola persona che con il suo bagaglio di emozioni e la sua più o meno spiccata e più o meno addestrata capacità d'analisi si dirigerà alle urne a decidere chi lo governerà.
In effetti, una sola posizione non concepisco, che non trovo nemmeno di protesta: l'astensione. In effetti la scheda bianca è la più grande offesa ai Partiti: quando si contano, hanno tutt'altro effetto rispetto a chi, INDIFFERENTE o DISPERATO, non passa neanche dalle cabine elettorali; esse sono la percentuale del partito del dissenso, persone che si sono prese la briga di andare ai seggi per non votare, per lasciare la scheda bianca, per manifestare e urlare: io ci sono, sono attento e responsabile, ma lì, tutti, mi fate schifo, non mi rappresentate. Nella percentuale dei non votanti, invece, si confondono i ribelli al sistema con le persone in vacanza, quelle che non riescono a votare per lavoro con gli indifferenti.

Perchè questo post politico?

Perchè leggendo quella citazione, mi sono accorto che poteva essere usata a proposito della situazione politica degli ultimi 15 anni, in cui spesso il voto era un sì o un no a Berlusconi, e mi premeva sfatare l'illusione, diffusa tra i votanti di sinistra, che gran parte dei suoi sostenitori siano stupidi o male informati: io non lo credo. La gente non è stupida, e quando vede un personaggio come lui immerso in così tanti processi, solo le frange più oltranziste, i fanatici, riescono in conseguenza ad attaccare la Magistratura: i più, io credo, seppur consapevoli, scelgono "la stabilità di governo" alla "moralità". Son'io d'accordo? No, data l'intransigenza morale che mi contraddistingue, ma accetto che per milioni di persone, di lavoratori, il pragmatismo sia una luce guida. Non dubito del resto che se ci fosse un personaggio altrettanto persuasivo e pragmatico, eppure moralmente ineccepibile, vincerebbe senza grandi fatiche.
Nell'attesa, confermiamo l'attenzione alle vicende, continuiamo nell'analisi delle situazioni, informiamoci, e solo con grande parsimonia e prudenza, lanciamoci nel giudizio del nostro prossimo.

E andiamo in pace.

1 commento:

Anonimo ha detto...

tanto pulito non è? secondo me si lava più volte di quanto tu non pensi, più di me di sicuro.