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domenica 11 gennaio 2009

Tra nostalgia e amore

"alle volte fai versi da bambino"

"mi diverto..."

"ormai però hai una vita stabile, da vecchio"

"siamo tutti tutto
io sono il quattordicenne il diciottenne il ventenne
sono il bambino
ma anche il ventiquattrenne
e addririttura in potenza sono
già, un po', il cinquantenne...

...comunque tu sei ancora un'anima libera,
ed è la cosa più bella
vedere il futuro
aperto a tutto:
potrei piangere ora."


"ma smettila!"

"Alcune persone necessitano di un appoggio, di un futuro tranquillo, del terreno sotto i piedi"


"e sei una di quelle?"

"la loro vertigine è paura di cadere,
la mia sempre stata voglia di volare
-parafrasando jovanotti-
ma la vita ti cambia pian piano
e tu libero da vincoli, di lavoro e amorosi
e dalla società, ti ci ritrovi invischiato
diventi pauroso anche tu
ti adagi per terra e godi della solidità:
ogni tanto soffri ancora,
perchè anche quando salti senti la gravità,
quella che non sentivi una volta...
ma generalmente rimani giù,
perchè quando ti abbracci con la persona amata,
e chiudi gli occhi,
non sei più nè in cielo nè in terra, ma
ALTROVE:
ed è bellissimo."

sabato 6 dicembre 2008

Post zero.

"L'alloro cinge la mia fronte:
ora, solo ora, posso avvicinarmi allo scrittoio,
concedermi la libertà di dire,
l'impudenza di sostenere,
l'azzardo di pronunciarmi.
Immersi ormai in un
accozzaglia
di parole immagini suoni:
troppi
parlano
senza aver nulla da dire
e dimenticano di ascoltare.
Troppi prendendosi sul serio,
spiegando la loro verità.
Loro
chi?
Prima di Internet chi scriveva era autore
etimologicamente auctoritas.
Ma se tutti sono autori,
a chi concedere l'autorità intellettuale?
Allora ho atteso,
d'esser laureato,
sia così più perdonabile
l'ardire.
Con l'obiettivo di costruire fiducia
anche nelle divergenze,
nella speranza
di creare scritti
d'opinione ponderata,
o d'appassionato furore,
o d'ispirato lirismo.
Gratuiti,
sempre con la convinzione che
valore
e
prezzo
siano grandezze distinte
in ambito culturale
e artistico.

I diari diventano opere d'arti interessanti solo quando pubblicati postumi, solo se di personaggi che raggiungono per strade diverse la fama. Questo blog non sarà mai un diario. Sebbene spesso riflessioni nascano da piccoli grandi eventi vissuti in prima persona, il generale sarà sempre la guida, seppur ispirato dal particolare, che ne esprimerà la bellezza. Quand'anche scaderò nel nostalgico rimembrare, sarà solo per utilità al prossimo, per mettere a disposizione insegnamenti a me cari, o sarà un tentativo di raggiungere il bello. L'unico egoismo sarà quello di usare il blog come memoria di idee e insegnamenti, moniti da tenere presenti, ma non sempre impressi nella mia mente scivolosa.
Benvenuti,
e buon divertimento.
Andiamo a cominciare."

Questo è stato il primo post nella mia mente per molto tempo.
All'incirca, perchè così com'è l'ho scritto ora.
La storia è andata diversamente -pian piano sto smussando la mia granitica morale, testarda nelle assurdità- così sonosoloram non è stato il premio per la fatica, ma un aiuto a portarla a termine.

Bella lì.

mercoledì 17 settembre 2008

Gli esami qualche volta finiscono

...checchè se ne dica.
Per poi ricominciare, effettivamente o metaforicamente, con la vita che va avanti; però, la contingenza non è indifferente, il presente è ciò che viviamo, in cui posso dire: ho finito gli esami. Il commento più razionale, pragmatico e concreto sta in due parole allitteranti:
era ora.
Con un pizzico del "tutto-dovuto" in meno, potrebbe stare anche in una parola sola:
finalmente.
Questo post, che ora sto scrivendo, è stato nella mia mente il Post per eccellenza, lo sfogo scritto di tutto ciò che sono stati questi 5 anni, il manifesto del mio travaglio morale e intellettuale, che i passanti inconsapevoli per la mia strada, assorbiti nell'ottica del fare, e in fretta, non potevano vedere.
I fatti in questa storia sono pochi, eppure chi mi conosce li ha sentiti davvero in continuazione: e me ne scuso, perchè "lamentoso" non era certo un aggettivo che mi si poteva accostare prima dell'esperienza universitaria, e non solo perchè avevo ben poco da lamentare.
Arrivato alla maturità scientifica immacolato e distinto, troppo pigro per cercare l'eccellenza, mi ritrovai davanti alla Scelta, ma io non ero ottimo in niente, e buono in tante cose, incuriosito da tutto e appassionato di niente, e davanti mi si apriva l'intero universo delle vite possibili: mi persi... Mi sentivo come Novecento, quello del monologo di Baricco e del film di Tornatore, pianista straordinario nato e vissuto su una nave, che quando cercò di scendere nel mondo, si fermò sullo scalino della nave, perchè...

C'era tutto.
Ma non c'era una fine
Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita
Se quella tastiera è infinita, allora
Su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n'era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una
A scegliere una donna
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire
Tutto quel mondo
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce
E quanto ce n'è
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla.. .
lo sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.

[Novecento, Alessandro Baricco]

Io ero sulla scaletta, ma non potevo tornare indietro, la nave era ripartita, eppure non so come, la scaletta era rimasta, attaccata alla terra e sospesa sul mare: potevo solo scendere, non avevo altra scelta se non... rimanere sulla scaletta, a guardare l'immensità, a sognare ogni giorno una vita ogni volta diversa, a vivere tutte le vite dell'umanità per accontentare l'infinito spirito vitale che è in noi, che afferra l'idea del tutto e deve accontentarsi di qualcosa. E voi, non tutti, certo, che eravate lì intorno a me, preoccupati, a urlarmi "Forza! Forza, scendi quella corta scaletta!" e mi mostravate com'era facile fare due gradini, "sposta il piede in avanti e poi lasciati andare" dicevate, e mi mostravate la strada scendendo di corsa guardando in basso gli scalini, mentre io non riuscivo ad abbandonare l'estasi dell'indefinito, fermo, ammirato dai colori variopin...
"Ti sei laureato? Non ancora? Quanto ti manca? Dai eh, dai dai...":
chi si ammazza per correre non capisce perchè qualcuno cammini, non capirà mai che il paesaggio è più bello del cronometro...
La cosa curiosa è che queste domande hanno convissuto con: "ti laurei in Lettere? E (con tono dispregiativo o , di sufficienza, o alle volte addirittura illuminato vòlto a disilludere) cosa farai DOPO?"
Gli stessi che insistono perchè mi laurei sono i primi a non credere alla mia laurea? Esatto.
Ma sulla scaletta io non potevo rimanere, mica per altro, ma perchè l'uomo rimane schiavo dei suoi bisogni fisici: dovevo mangiare, dovrò mangiare, ma la nave se n'era andata, ve l'ho detto.
Un gradino per volta,
aggrappato a papà, mamma,
all'amico, al fratello,
alla ragazza, allo sconosciuto,
aggrappato ad un'idea e ad un sogno,
senza guardare in basso:
quasi una vertigine al contrario,
non volevo lasciare il tutto che avevo davanti...
Adesso sono a terra. Mi devo certo ripulire, cambiare il vestito, guardarmi intorno, pensare ad un bel discorso per festeggiare con voi, che iniziate a sorridere, qualcuno con uno spazientito sorriso di sollievo... In tanti ci credevano, i miei più stretti amici sapevano per certo...
Ho intravisto una strada, non che la veda più bella delle altre, è che quando sono sceso, ero girato verso quella e allora, così, perchè cambiare?
La strada sarà accidentata, in salita, magari invece, liscia e comoda, ci saranno altri dubbie, altre scelte, ma quel gradino, su quel gradino ci sono stato una vita, e le notti in cui guardavo il cielo sereno e mi sentivo parte del tutto si sono alternate alle notti di pianto, mica per la mia condizione, sul gradino, ma perchè su quel gradino tante volte mi sentivo solo, e quando cercavo di mostrare quello che vedevo da lassù, i più non salivano nemmeno, qualcuno per amore saliva, e provava a vedere, e poi c'era quello che vedeva quello che vedevo io, capiva se stavo fermo, capiva se mi muovevo, capiva me perchè sentiva e sente come me, ma lui mica poteva stare lì sempre, anche se gli sarebbe piaciuto, perchè lui vedeva lo stesso in una goccia d'acqua.
L'equilibrio precario,
i pensieri, su qualche foglietto di carta,
(li lasciavo volare sopra le onde, e bagnarsi, sciogliersi o magari rimanere seguendo la marea oppure svolazzando, tornarmi davanti agli occhi)
il convincersi di scendere
o invece girarsi e farsi una nuotata
stare in piedi con coraggio
seduti sconsolati
sempre tentennando
tremolante
sul gradino.
La storia di Novecento, ve la racconta Baricco, la mia invece è finita così...

Aveva preparato la frase, quando sarebbe sceso, l'avrebbe urlata
No no, l'avrebbe detta, ad alta voce
Pronunciata, ecco, pronunciata
con maestosità ai quattro venti
Sarebbe parso divino in quell'atto teatrale
E tutti, tutti quelli che erano lì ad aspettare
avrebbero sentito la sua voce
e pianto dei suoi occhi scuri
riso del suo esagerare
"Non cambierà mai"... dicevano da un lato
"Speriamo!" rispondevano dall'altro
"Troppo tardi, è già cambiato" pensava un disilluso
"Di bene in meglio" quelli che lo avevano sempre amato..

Aveva preparato la frase, aveva immaginato la scena
aveva pianto immaginando, quand'era sulla scaletta,
per poi ridere del suo commuoversi per niente
e se qualcuno l'avesse visto, sulla scaletta
avrebbe pensato che fosse a ritmo con le maree
influenzato dalla luna
e avrebbe riso anch'egli
fino alle lacrime,
e insieme avrebbero ingrossato il mare,
(che di lacrime è fatto, per questo è salato)

Tutto era calcolato
aveva visto
le teste annuire in coro
soddisfatte
aveva sentito il calore degli abbracci.
Era pronto,
e scese.

Aspettavano, tutti.
...
Si grattò la testa, reclinandola un poco
poi arricciò il naso
e si grattò con l'indice anche quello

"Ehm
è che...
avevo una frasetta, no...
uno spettacolo...
no davvero era bellissima,
cosa inizi a ridere tu,
va che era la frase delle frasi!"
Si ridacchiava, distesi, ma lui no
che quella frase l'aveva preparata da una vita!
Finchè
si distese anche lui
e anche il suo viso

Ormai si conosceva bene

"Va bè.."
disse
"Vi saluto,
vado
a sgranchirmi le gambe..."
Potrei raccontare che le risate furono tante
che tutti si sbellicarono a quella battuta:
in verità no,

ma erano tutti contenti

e la sera avrebbero festeggiato insieme
ascoltando il racconto
della scaletta sospesa
tra il mare e la luna.

martedì 5 agosto 2008

Vacanza come assenza da qui, ma altrove presenza!

Un anno fa quest'oggi partii per Atene, senza avere in mano null'altro che il biglietto aereo e a fianco la mia ragazza.
Girammo un po' per volontà un po' per caso,
Mikonos dei localini e dei mulini
(con gita a Delos isola della storia),
Santorini dalle case come neve e la caldera infinita,
Milos paesaggio lunare
per tornare ad Atene e alla sua
Acropoli grandezza dei Greci.

Il tutto senza cercare le case, ma attendendo che scesi dal traghetto fossero loro a trovare noi.
Domani, un anno e un giorno dopo si riparte, con null'altro che il biglietto della nave per la Corsica, io e la mia ragazza, che è rimasta la stessa, ma stavolta colla mia fedele automobile e attrezzatura da campeggio.
L'anno scorso tornai la sera di Ferragosto, quest'anno tornerò il 18.
A rivederci, tanti saluti e baci!

venerdì 1 agosto 2008

Se fossi un tempo verbale, sarei il congiuntivo presente.

O forse sarebbe giusto dire "se POTESSI essere...mi PIACEREBBE essere":
ma il concetto è quello...
Quello, certo...
Quale?
Che mi piacerebbe essere così,
raro ma non obsoleto,
di nicchia ma non snob,
piacevole all'udito anche perchè non complesso,
sebbene ricercato;
il congiuntivo presente
ha l'eleganza del congiuntivo,
ma l'umiltà del presente,
il tutto senza la ripetitività dei tempi composti,
l'opulenza del congiuntivo imperfetto,
la ruvidezza del condizionale,
la basilarità del presente,
l'indefinitezza del passato prossimo,
la stanchezza dell'imperfetto indicativo,
senza la pesantezza del passato remoto, vecchio aristocratico.
Inutile aggiungere quanto sia (ma sentitelo, "sia", aaaaaah) bello il tempo verbale giusto al momento giusto: queste considerazioni non mi spingono certo a rifiutare la ricca grammatica verbale italiana.
Potrò d'altro canto avere un favorito?
È permesso?
Un tempo verbale in cui immedesimarsi?
È chiedere troppo?

Pronunciai "se fossi un tempo verbale, sarei il congiuntivo presente" durante un'ora di tennis, tra le chiacchiere con cui abitualmente accompagno la raccolta palline: non ricordo con precisione gli/le sventurati/e che se la beccarono, ma mi piacque molto, e finalmente oggi ho deciso di regalarla anche a voi, con tanto di spiegazione, fortunelli...

Così adesso sapete qualcosa in più di me:
quale tempo verbale mi piacerebbe essere.

venerdì 20 giugno 2008

Fratello

Alter ego:
un altro me,
ma diverso,
un risultato nuovo della stessa somma:
perché la vita
non è semplice matematica,
e se non cambi gli addendi,
eppure,
cambia il risultato.
L'amore fraterno è preso ad esempio
come amore verso il prossimo:
"sei come un fratello"
ad un amico,
niente di più
dire si può.
L'amore tra genitori e figli
è nettamente verticale;
l'amore
per la persona amata
è venato di sessualità:
diagonale;
l'amore per l'amico
ha in sè
interessi
esperienze
idee
comuni:
orizzontale tratteggiato;
l'amore fraterno è
puro
innato
orizzontale.

"Siate tutti fratelli"

L'acqua più limpida
pura e miracolosa
non ha effetti
se non bevuta:
amate.

martedì 8 aprile 2008

Elogio del buonuomo

Di bene ce n’è tanto, molto più bene che male nel mondo:
eppure ogni giorno sentiam malefatte, perchè?
Un amico mi ricordava:
il male si fa sempre sentire, è chiassoso,
il bene è invece educato, e silenzioso…
Su 80000 200 spaccano tutto,
tra qualche bestemmia e qualche rutto,
di loro si parla e il calcio è violento:
79800 stanno al loro posto
su di loro ogni faro è spento.

Così oggi volevo elogiare,
non l’eroe il guerriero né il capo
ma quell’uomo che nella sua vita
dona gioia e sorrisi, tutto se stesso
per rendere l’arida terra,
eden di margherita.
L’uomo che ogni mattina si sveglia e va a lavorare,
poi torna con qualche battuta a mangiare
sfotte un po’ ma quando poi serve
c’è sempre coi suoi bei consigli...
Lo si vede calciare un pallone
nel cielo in alto in alto
fino a quando il bambino lì a fianco
copre gli occhi cercando nel sole
quella palla che come una stella
cade poi sul prato di verde:
rimbalza e ha il sapore di nembo...

Crede nella giustizia, nella verità
l'uomo buono che è uno e tantissimi
lotta per rendere quel che vive migliore
con buon senso e umiltà,
impegno, equilibrio, onestà.

Ogni giorno l’uomo buono fa il bene,
nessuno lo vede ma se sei vicino
lo senti:
rende il mondo un posto migliore.

Curioso e per sempre fanciullo
si sorprende ogni giorno
dell’opera d’arte più bella,
della vita che quella madre
Natura ha donato alla terra.
Ama l’acqua che scorre e le fronde
le ninfee, il martin pescatore...
E poi l’uomo, ultima perla
se stesso ed il suo vicino
il nostro corpo forte e capace
e la mente così veloce.

Crea ogni giorno qualcosa di più
senza ledere alcuno dintorno:
fa del suo meglio ogni giorno

e ogni giorno "fa il suo".

Lo ringrazio perchè
rende merito a se stesso e felice chi sta accanto,
onora la vita, dono di tutti,
ed è orgoglio della sua razza.
Non guarda indietro tra rimorsi e rimpianti,
ma avanti verso nuovi traguardi,
emozioni, scoperte, sorprese e risate:
sii sempre fiero, buonuomo,
perché è beato chi ti sta accanto.
Quelle volte che vedi
i furboni i ladroni i ricconi
guarda bene, non t'ingannare
non staranno mai meglio di te:
a loro è preclusa per sempre
la dignità.

Grazie