Il bambino sveglio, quello simpatico, il bambino cicciotto, la bambina piccolissima: il più grande, il più piccolo, quello addormentato, e le bambine che troppo presto scimmiottano le grandi. L'universo dei piccoli è ben definito, lo si riscontra in una classe, o ancora meglio in quei grupponi di facce e personaggi che si ritrovano in un oratorio feriale o in un centro estivo. È la mia terza esperienza in un centro estivo, anche se questa volta breve, di una sola settimana, come al solito vestendo i sempre più indelebili panni del tennista...
Ogni volta è incredibile quanto dopo un giorno, ci si ricordi di tutti i bambini -vale anche per deboli d'hard disk come me!- e ognuno ti colpisce per una battuta, per una caratteristica, ma anche per i modi, sebbene alle volte magari vieni sorpreso dalla scurrilità dei suddetti, per cui inorridisci ma fatichi a trattenere le risate. Il tuo mondo cambia di nuovo, diventa quel mondo, con le sue dinamiche, un romanzo scritto dalla Realtà che con cura maniacale ha dettagliatissimamente descritto i personaggi, esteticamente e psicologicamente con la fortuna di non doverli spiegare: te li mostra, e uno sguardo, una vocina, un gioco, una corsa, raccontano il personaggio più di mille parole. In questi momenti capisco lucidamente perchè io legga così poche opere di finzione, pochi romanzi, perchè la lettura non sia mai stato il mio svago: è una necessità per crescere e migliorare, per imparare e poi la chiave al godimento estetico, e quello in quanto godimento non si discute. Ma la lettura di piacere, quella del romanzetto, non ha attrattive per me, a differenza di un filmetto "chè dopotutto un'oretta spensierata me la regalo anche": non sono un lettore accanito di libri, perchè sono un amante viscerale della lettura del reale, amo la fantasia e il genio creatore umano solo quando si erge, si eleva, quando mette le ali al terreno, non quando è copia della realtà. L'arte deve continuamente balzellare sulla corda tesa del possibile, tentare la realtà verso il limite, accanirsi nella ricerca dello Spirito: quando è racconto realistico di una storia, allora concordo con Platone, nulla di interessante nella "copia di copia". Per quanto sia bravo il narratore, l'essere umano è troppo ben tratteggiato, nessun personaggio potrà mai esserlo: e da bambini, si è come si è, non c'è ancora niente che ci obbliga ad essere un po' diversi, più così e meno cosà,
si vive, forte e chiaro.
SPONTANEAMENTE, cioè al meglio, come ci ha insegnato Erich Fromm.
Sarà per questo che amo tanto anche nei grandi i difetti di pronuncia, quasi ricordi di una spontaneità perduta? Non controllabili e così personali, non standardizzati e belli belli...
Un saluto cieco, ai bimbi che non mi leggeranno, ed uno miope agli altri educatori che magari passano di qui, di quella specie degli "Scienze motorie" alle volte vituperata per una vita che è sempre in bilico tra volontariato e lavoro, missione e divertimento; loro che per una settimana, che dico tre giorni e mezzo, sono stati il mio mondo, pieni di sorriso e buonumore, sentitamente ringrazio: la faccio lunga, esagero per 3 giorni, ma lo sapete, come diffusamente raccontai qui, la malinconia del finito è la mia malattia e il mio vezzo...
Da domani mattina sono in Austria a Seefeld in una settimana tennistica, immerso in un gruppo più ristretto e meno variegato, quantomeno come età, ma chissà come, ho l'impressione che tra una settimana potrei ritrovarmi qui a scrivere contento un post dall'aroma malinconico...
Non so se ci sarà la possibilità di scrivere nel frattempo, se no, leggete e rileggete tutti i miei post vecchi.
...
So che lo farete.
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