Ho iniziato a scrivere qui quando proprio non ce la facevo più a resistere.
Perchè quando su ogni cosa rifletti,
quando per ogni domanda rispondi con la serietà e l'impegno di uno scienziato,
con la lunghezza e le delicate conclusioni di un saggio,
- perchè ormai hai capito quanto è facile contraddirsi,
e per la testa ronza anche quel dubbio di incomunicabilità cronica tra vari esseri umani, tra anime distinte-
quando il telefono si fa rovente dopo le tre chiamate consecutive
per esprimere la tua nuova idea
il tuo originale punto di vista
la tua ultima scoperta
e pesi sul prossimo che magari in quel momento non ha
la testa la voglia l'umore
di ascoltarti -ma perchè ti è amico o qualcosa di più, ti ascolta comunque-
quando poi hai ripetuto il concetto più volte così da averlo appreso, assimilato
e di colpo perde il tuo interesse
eppure
pensi che avrebbe potuto dare di più
e che meritava di rimanere:
allora,
SCRIVI.
Ho dunque scoperto che tutto quello che perde lo scritto:
le tue espressioni
il tuo gesticolare
ma soprattutto i tuoi occhi
e la passione che sprizza furiosa;
tutto quello per cui non lo usavo,
lo scritto ti sorprende.
Con il suo ordine e i suoi "a capo",
con le parole
proprio quelle
che tu vuoi e puoi usare per esprimere al meglio il concetto,
che riscopri diverso,
e sorprendentemente
agli occhi degli altri
anche più bello:
o almeno questo ti passa.
E scopri che scrivi perchè solo quello ti dà la sensazione di completarti e di realizzarti e di attuarti
-quello e l'abbraccio caldo dell'amata-
e scrivi perchè ti piace,
che poi piaccia agli altri,
è bene fa piacere
ma non basterebbe.
Il blog diventa la memoria e la lavagna
un luogo per ricordare e prevedere
dove la mente vive
si rapporta
con te stesso tra passato e futuro,
innanzitutto.
Poi sul più bello smetti di scrivere
perchè non scrivere è così facile:
se la stima di te stesso è equilibrata
tra autostima e autodisprezzo
non hai bisogno di dimostrare alcunchè;
e allora è facile,
perchè non scrivere
è come non fare
non parlare
non costruire
non distruggere
non vivere:
basta lasciarsi vivere
senza affanni
nè scopi
nè obiettivi,
tranquilli.
Solo il rispetto
mi riporta qui,
miei più o meno casuali lettori
cresciuti con me:
venti giorni
così
mi paiono un abbandono
e allora eccomi
col mio perchè teorico
e poi
col mio perchè contingente:
tanto tennis e una tesi
colla sua noiosa scrittura compilativa
hanno aiutato.
Se poi la tesi del libro su cui stai lavorando
è che in fondo
c'è ben poco da dire
e tu sei malleabile come la plastilina
e condizionabile come l'aria in ambiente chiuso
il gioco è fatto.
O quasi,
serve anche l'eco di Wilde:
Everyone who is incapable of learning has taken to teaching.
Tutti coloro che sono incapaci di imparare si sono messi ad insegnare.
Poi ti ricordi che tu non insegni, anzi,
rifletti per imparare e se
Fatti non fummo a viver come bruti,
ma per seguire virtude e conoscenza.
Dante, Inferno, XXVI.
..allora ben ritrovati!
Mi dimentico spesso come rendermi felice,
e scrivere è sicuramente un modo,
anche quando serve a giustificare la mia innata
PIGRIZIA.
1 commento:
ammetto che anche tu, in quanto a scrittura, sai incuriosire.
niente allergia per il tuo passaggio. ultimamente sono passiva-accomodante.
sarà il cambio di stagione. buon weekend.
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