Avete mai sentito quanto è denso il significato di alcune nostre espressioni? Pensiamo a "compiere gli anni": compiere, cioè portare a termine, concludere. In effetti il giorno del nostro compleanno chiudiamo un cerchio, anche se a dirla tutta è la Terra che lo conclude, che si riporta nella stessa posizione del giorno in cui siamo nati (gli astronomi perdoneranno la mia approssimazione...). Così la Terra compie i giri e noi gli anni: eppure in alcune esressioni sembriamo non avere l'esatta percezione del tempo. Quando compio 24 anni per un anno risponderò "24" alla domanda "quanti anni hai". Così quei dodici mesi si associano al 24, sebbene è chiaro che siano i mesi del mio venticinquesimo anno. Più precisamente quindi, sarebbe da chiedersi "in quale anno sei?". Alcune lingue avranno formule più simili a questa, ma anche nella nostra qualche scappatoia c'è: "vado per i 25" è già più congruo.
Questo era un esempio di quanto precisa possa essere un'espressione comune, molto più di quanto si sia mai avvertito utilizzandola abitualmente. Le parole sono uno strumento necessario a tutti, ai fini del rapporto col prossimo, e se naturalmente si diventa più abili nel maneggiare ogni strumento con l'allenamento, altrettanto importante è lo sviluppo della CONSAPEVOLEZZA nell'utilizzo della singola parola. Alcune, chissà poi seguendo quali improbabili strade, assumono significati e associazioni impondeabili.
Ecco un esempio.
Parliamo di escrementi, anzi, più precisamente, di puzza di merda. Ero a Santorini, sulla stradina a zig-zag che porta da Fira al porto, scendendo la scogliera. Quant'è caratteristico farla a dorso di mulo! Così, decine e decine di muli salgono e scendono la strada ininterrottamente, giorno dopo giorno, per la lunga estate greca. Sarà che a Bellusco siamo tutti muli, come il dialetto ricorda divertito, sarà stata la coda di turisti in attesa del mulo, ma io e la sventurata in vacanza con me l'abbiam fatta a piedi, a scendere, ma soprattutto a salire. Posso assicurare che SCENDE e soprattutto che SALE. Passeggiata accompagnata da un bel paesaggio è da un odore molto forte di escrementi di mulo. Non mi si venga a dire che è tutta natura, perchè la densità di cagate di 50 muli che fanno la stessa strada tutti i giorni tutto il giorno, produce un odore ben diverso dalle caccone di mucca sparse per i pendii di montagna; e certo il leggero sole di Santorini non rendeva la situazione migliore. Dalla grammatica alla cacca, dalla cacca alla grammatica. Mi trovai a definirlo acre, molto acre, molto molto acre, insomma, acerrimo. In un secondo la mia mente fu portata verso "nemico", come forse sarà accaduto anche a voi leggendomi, perchè questo superlativo latino ce lo siamo beccati sempre e solo come attributo dela suddetta parola. Ma perchè? Semplicemente perchè il significato originario, figurato, ha portato da aspro a malevole, ma in particolare per il superlativo è stato un viaggio di sola andata. E io posso forse permetterlo? A me che tanto piace restituire alle parole il significato originario, pur consapevole dell'inevitabile universo semantico in cui galleggiano e dal'eveoluzione che subiscono? Posso davvero esimermi dall'invitare il mio prossimo ad evitare le formule trite? No. Quindi ricordate: se avete appena compiuto l'anno, quale che sia, e volete farvi un regalo, andate a pure a Santorini (Phira): ma attenzione, perchè la stradina dei muli ha un odore acerrimo.
5 commenti:
C'è anche da dire che l'"acerrimo" odore del caccone di Santorini non ha impedito al "mul de belusc" di trascinare una "patatona de Uren" su per quella "celeberrima" quanto irta salita!
La dama vivente
Essendo oggi il mio compleanno ed essendo stato partecipe il giorno in cui riflettesti sul significato dell'acerrimo, non posso esimermi dal lasciare il mio primo commento su questo blog.
Fatto.e non lo farò mai piu perchè è difficilissimo.
necessita di verificare:)
quello che stavo cercando, grazie
good start
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