Nel post precedente "cippirimerlo" ha lasciato un commento di dissenso verso la moderazione dei commenti attivata su questo blog.
Lo/a ringrazio, perchè mi ha ricordato un aspetto che per me è molto importante chiarire: sebbene io abbia già risposto brevemente al commento, intendo con questo post spiegare la mia scelta.
Prima di incontrare il problema durante la creazione di questo blog , se avessi trovato un blog con la scritta
"La moderazione dei commenti è stata attivata. Tutti i commenti devono essere approvati dall'autore del blog."
mi sarei sentito censurato e privato della mia libertà: non l'avrei insomma gradita, probabilmente ne sarei stato infastidito.
Quando però mi sono deciso a creare un blog, pensandolo un po' diario e un po' casa, e quando tra le opzioni trovai la possibilità di moderare o meno i commenti, non fui più tanto sicuro. La libertà di pensiero e parola sono tra i valori in cui credo, ma mi trovai a chiedermi: e se qualcuno decidesse di inserire in un commento bestemmie, insulti, volgarità, attacchi ad personam verso di me o verso un altro commentatore, sarebbe giusto pubblicarlo sempre e comunque? Un dovere assoluto?
Non credo.
Certo, le volgarità e il cattivo gusto sarebbero del commentatore, non indirettamente colpe mie perchè presenti sul mio blog, ma decisi di preservare i miei lettori (perchè ovviamente io li leggerei comunque) da commenti maleducati o di cattivo gusto.
Naturalmente continuai a rifletterci e mi vennero in mente alcuni paragoni: se io venissi a casa tua e avessi un'improvvisa voglia di scrivere su una parete di casa e tu mi fermassi, lederesti la mia libertà? Se iniziassi a insultare tuo figlio di 10 anni colle più squallide volgarità e tu mi cacciassi fuori di casa, saresti contro la libertà di parola? Se prendessi in mano il tuo diario e iniziassi a scrivere con un bel pennarellone FUCK su ogni pagina, ne avrei il diritto? La mia risposta è no, perchè "la mia libertà finisce dove inizia la tua".
Un altro esempio: il direttore di giornale che non pubblica un articolo in cui si racconta una cosa falsa, lede la libertà d'espressione o protegge la verità?
Il problema giunge quando il direttore censura un articolo secondo proprie personali comodità o gusti: ma questo è un altro discorso, questa è la censura immorale.
(Finora ho pubblicato il 100% dei commenti che sono stati scritti, anche se naturalmente non posso portare alcuna prova in mio favore.)
In effetti la censura, intesa come controllo, dipende dal censore: qui, da me.
Io ho sempre cercato di tenere un atteggiamento di rispetto della libertà di parola e d'espressione, ma, naturalmente, anche a questo riguardo, nessuno può controllare il mio operato nè io posso in alcun modo darne prova: ci si può solo fidare...
EDIT: nonostante questa esauriente giustificazione, ho poi deciso di disattivare la moderazione dei commenti come spiegato qui.
CONTRO-EDIT: in seguito ad un proliferare di commenti volgari, stupidi e fuori luogo (forse dovuti alla notizia di pubblicazione dei post su Facebook, in cui non tutti i miei friends, possono dirsi amici più che conoscenti) ho ri-attivato la moderazione in data 12 gennaio 2009: l'obiettivo, preservare voi lettori da stupidità e volgarità, non me, che comunque sono costretto a leggermeli lo stesso...
Nessun commento:
Posta un commento