sabato 10 maggio 2008

Sulla moderazione dei commenti attivata su questo blog

Nel post precedente "cippirimerlo" ha lasciato un commento di dissenso verso la moderazione dei commenti attivata su questo blog.
Lo/a ringrazio, perchè mi ha ricordato un aspetto che per me è molto importante chiarire: sebbene io abbia già risposto brevemente al commento, intendo con questo post spiegare la mia scelta.
Prima di incontrare il problema durante la creazione di questo blog , se avessi trovato un blog con la scritta
"La moderazione dei commenti è stata attivata. Tutti i commenti devono essere approvati dall'autore del blog."
mi sarei sentito censurato e privato della mia libertà: non l'avrei insomma gradita, probabilmente ne sarei stato infastidito.
Quando però mi sono deciso a creare un blog, pensandolo un po' diario e un po' casa, e quando tra le opzioni trovai la possibilità di moderare o meno i commenti, non fui più tanto sicuro. La libertà di pensiero e parola sono tra i valori in cui credo, ma mi trovai a chiedermi: e se qualcuno decidesse di inserire in un commento bestemmie, insulti, volgarità, attacchi ad personam verso di me o verso un altro commentatore, sarebbe giusto pubblicarlo sempre e comunque? Un dovere assoluto?
Non credo.
Certo, le volgarità e il cattivo gusto sarebbero del commentatore, non indirettamente colpe mie perchè presenti sul mio blog, ma decisi di preservare i miei lettori (perchè ovviamente io li leggerei comunque) da commenti maleducati o di cattivo gusto.
Naturalmente continuai a rifletterci e mi vennero in mente alcuni paragoni: se io venissi a casa tua e avessi un'improvvisa voglia di scrivere su una parete di casa e tu mi fermassi, lederesti la mia libertà? Se iniziassi a insultare tuo figlio di 10 anni colle più squallide volgarità e tu mi cacciassi fuori di casa, saresti contro la libertà di parola? Se prendessi in mano il tuo diario e iniziassi a scrivere con un bel pennarellone FUCK su ogni pagina, ne avrei il diritto? La mia risposta è no, perchè "la mia libertà finisce dove inizia la tua".
Un altro esempio: il direttore di giornale che non pubblica un articolo in cui si racconta una cosa falsa, lede la libertà d'espressione o protegge la verità? 
Il problema giunge quando il direttore censura un articolo secondo proprie personali comodità o gusti: ma questo è un altro discorso, questa è la censura immorale.
(Finora ho pubblicato il 100% dei commenti che sono stati scritti, anche se naturalmente non posso portare alcuna prova in mio favore.)
In effetti la censura, intesa come controllo, dipende dal censore: qui, da me.
Io ho sempre cercato di tenere un atteggiamento di rispetto della libertà di parola e d'espressione, ma, naturalmente, anche a questo riguardo, nessuno può controllare il mio operato nè io posso in alcun modo darne prova: ci si può solo fidare...

EDIT: nonostante questa esauriente giustificazione, ho poi deciso di disattivare la moderazione dei commenti come spiegato qui.

CONTRO-EDIT: in seguito ad un proliferare di commenti volgari, stupidi e fuori luogo (forse dovuti alla notizia di pubblicazione dei post su Facebook, in cui non tutti i miei friends, possono dirsi amici più che conoscenti) ho ri-attivato la moderazione in data 12 gennaio 2009: l'obiettivo, preservare voi lettori da stupidità e volgarità, non me, che comunque sono costretto a leggermeli lo stesso...

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