Ho aggiunto alla mia lista di film "No Country for Old Men" e "There Will Be Blood", aggiunta telefonata, prevedibile, quasi obbligata. Sono i due filmoni dell'anno, pluripremiati e pluriapprezzati.
Eppure.
Ho una difficoltà intrinseca con questi filmoni americani, come l'ho avuta con The Departed, o American Gangster,
e prima ancora tutti gli altri: non riesco da amarli.
Forse perchè ne ho abbastanza di thriller, tra poliziotti corrotti
e mascalzoni dal cuore puro, o di film che seguono ancora lo schema hollywoodiano nato negli anni 20:
"Il protagonista deve perseguire un obiettivo, incontra degli ostacoli, magari incorporati in un antagonista, poi li supera e raggiunge l'obiettivo. Nel frattempo si intreccia una storia d'amore." Quanti, quanti sono i film che iniziati sappiamo già dove andranno? Non solo come finiranno, ma che strada prenderanno. Ne escono ogni anno.
Poi ci sono film un po' più ricercati, un po' più originali. I 2 di cui sopra mi sono piaciuti, sono due grandi film ma...
Mereghetti su Ciak di Marzo, nella sua consueta rubrica, a questo proposito, dice:
"Il Paese ha paura, il Paese non ha più fiducia in se stesso: benissimo! Ma continuare a rimuginarci sopra, a crogiolarsi in questa sensazione inedita (almeno per l'America) finisce per diventare una coperta giustificazionista di Linus." Il critico si trova a preferire "film più vitali, che non nascondono i lutti e i dolori ma che cercano si superarli, di elaborarli, di guardare avanti" e infine conclude: "sembrano restare prigionieri delle proprie paure, e alla vita preferiscono la morte".
E per questo riesco ad apprezzarli, ma non ad amarli.
P.S. Nello stesso numero di Ciak è presente anche un box che riporta una dozzina di trovate geniali dei titolisti italiani
in tanti anni di frustrazioni e di fantasia fuori luogo. C'è qualche film citato anche da me nel post sui titoli dei film, e vi assicuro: non c'è limite al peggio.
Non ci resta che ridere.
Un esempio su tutti:
"Alla bella Serafina piaceva fare l'amore la sera e la mattina"
(La fiancée du pirate, di Nelly Kaplan, 1969).
1 commento:
Quest'ultima traduzione a me ha fatto molto ridere, almeno.
Vorrei aggiungere che i traduttori hanno ribattezzato senza la più infima ombra di significato anche la protagonista, che nel film si chiama Maria. Ma comprendo che alla tentazione di chiamare una donna Serafina si resista a fatica, se poi ci si accorge che questa fa rima con mattina, allora si è spacciati.
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