mercoledì 19 marzo 2008

Uno zappatore a Montmartre

L'altro giorno ho rivisto Ratatouille, di cui ho comprato una gustosa edizione speciale 2 dischi da collezione. Il film è bellissimo, e il monologo finale di Ego, il severo critico culinario, è un vero e proprio capolavoro. L'avevo già visto e apprezzato: questa volta la mia mente è stata catturata da Parigi, e subito il ricordo ai tre giorni di Ognissanti 2005 passati col grosso e H.  
Tre mesi dopo, ripensando a un bonario sfottò sulla concentrazione nel cibarsi di uno di noi, scrissi...

Parca mensa

E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.


(Giacomo Leopardi, "Il sabato del villaggio")


Meglio una partenza fortunata che un atterraggio di fortuna.
Così, sessantaduenne in tre, ci ritrovammo con l'aurea scritta "Prima" davanti agli occhi tra le nuvole e i benestanti:
al ritorno saremmo stati in economy, nella stretta numerosità della massa, ma più ricchi di prima…
Quel contrattempo burocratico aeroportuale dell'anno precedente ci aveva regalato Parigi:
una città carica di quella spaziosa bellezza
forse tipica delle città fluviali;
un respiro di libertà e di gioventù gioiosa diede
aria ai nostri polmoni,
forza alla nostra curiositas,
vigore alla nostra determinazione.
Questo non è un resoconto dell'Attento Turista,
un elenco del visitato,
ma un elogio al dettaglio
-"la bellezza sta nelle finiture" disse la commessa al filosofo-
e qui è elogio al sciur M.
Non appena l'hotel tra i loschi parigini ci mise a nostro agio,
da Montmartre la sublime Parigi
nottambula e lucente
ci pose in imbarazzo
e la tentazione di baciarci romanticamente tentò orgoglio e virilità:
e fu la caduta negli sms mentre,
in uno spiraglio di cielo tra gli abeti sempreverdi,
la Francia della vertical ferraglia divenne di colpo
scintillio di suggestioni e ricordo di antiche magie.
Lo spiazzo davanti al Sacro Cuore era platea,
e col vento che ci ripuliva il palcoscenico,
eravamo spettatori estasiati di fronte
ai giganti attori d'ogni età,
immobili e lucenti,
che mettevano in scena la città più romantica del mondo.
Stella il monumento,
luna la Torre Eiffel,
via stellare il ciottoloso viottolo,
costellazione il cartomante:
Parigi era una notte stellata,
nitido riflesso del cielo elegantemente nero che la proteggeva.
Abbagliati da luci, suggestioni e sogni, elevato l'animo…
si fanno i conti colle membra.
Cenetta per tre sulla vietta tra i due fuochi:
quello gelido del vento e quello ardente della stufetta.
Per l'anglicano figlio del malto e della terra panino e birra,
tra una baguette e un'omelette
impreziosite dal grappolo rosa per noialtri due.
C'est la vie.
Aperto il fuoco d'Arte, 
io-mitragliatrice contro un artista,
l'ineffabile bellezza dell'unica divinità umana poeticamente giunse,
attraverso una mimica firmata M di soggetto H:
e furono di lacrimosi dolori per furori di risa giorni tre per i tre."

1 commento:

Anonimo ha detto...

Esaltazione del chilometraggio, della passione, dell'entusiasmo e della curiosità. Buona trasposizione. COme una carezza. H sono io. H.