martedì 18 marzo 2008

In fede mia (1 di 2)

Premessa
(Il blog appena aperto di un amico ha per ora scelto la veste del dibattito sulla fede, partendo dall'assenza di quest'ultima in lui. Per la trattazione e i commenti al tema rimando al blog stesso.
http://www.stehurry.blogspot.com/)

In fede mia.

Mi sono sempre posto molte domande, sono sempre stato curioso, sempre in continua ricerca.
Sono nato in un paese con un bell'oratorio, un paese qualsiasi dell'Italia settentrionale; come in tutta Italia, il Cristianesimo non è una scelta: è una coscienza.
Il primo incontro è stato il battesimo, poi pian piano più consapevole, il catechismo, la confessione (riconciliazione, o come dir si voglia), comunione (eucarestia) e poi cresima, professione di fede (già con qualche dubbio ma una gita a Roma è sempre una gita  a Roma), e su per il liceo con sempre più domande, sempre più dubbi, sempre più consapevolezza che la vita giunge da sola, non la scegliamo -dono o punizione come la si veda-
ma si può e si deve scegliere come viverla, e accettare passivamente ciò che viene dato per vero non è più possibile. Così, poco prima dei 18 anni, la scelta di non andare più a messa la domenica: scelta netta, definitiva (almeno per ora, solo da morto chiuderò la questione...).
Prima delle filosofie  e dello studio della storia della filosofia e del pensiero umano, c'è il filosofare, il pensare, il credere o meno.
Inutile per me elencare i motivi del mio non credere: io addirittura a pensarci bene, non so, non capisco, come persone non ignoranti credano, come anche dopo aver finito un liceo e lo studio della filosofia si possa continuare a credere.
Io non lo so, non lo capisco e quello che sento è la follia della fede, la sua irrazionalità, la sua somiglianza a qualsiasi altra credenza, superstizione: mi capita di vedere tanto nitidamenete l'umanità della fede, quanto poco la sua divinità...
Io non ci riesco.
E allora con Marx la vedo oppio dei popoli, con Nietsche vedo come nel ventesimo secolo sia sempre più impossibile credere, e appunto che "Dio è morto".
La fede vacilla quando crescendo ti accorgi che il mondo non è il tuo orticello, nello spazio e nel tempo: e allora millenni di altre religioni e chilometri di diversi credo ti pongono dinanzi alla assoluta improbabilità che questa sia quella giusta.

Inizialmente fu il rifiuto totale, fino ad accorgermi, poco dopo, che è impossibile: tutta la nostra vita è impregnata di cattolicesimo. Dai 7 giorni della settimana, col settimo di festa "giorno del Signore", alle grandi feste dell'anno, Natale e Pasqua, che da quando siamo nati ci accompagnano durante l'anno con la gioia, coll'affetto, col ritrovarsi con parenti, col piacere di donare...
Mi accorsi dunque di essere cristiano.
O meglio, che non possiamo non esserlo, soprattutto in Italia, e che non possiamo far finta di niente. Certo la fede, è un'altra questione, quella non è obbligatoria...
Per cultura, per storia, per valori, per l'architettura dei paesini tutta la civiltà occidentale è cristiana e deve necessariamente fare i conti con questo.

Presto mi resi conto, e così è ancora oggi, di credere nei valori cristiani, nella figura e nella persona del più grande ebreo rivluzionario della storia, joshua appunto, nella sua umanità, nei suoi momenti di rabbia come in quelli di riflessione.
Nella rivoluzione dell'amore, nell'amare il proprio nemico, nella legge aurea di tutte le religioni portata però in senso attivo (non più solo "Non fare al tuo prossimo quello che non vuoi sia fatto a te" ma "FAI al tuo prossimo ciò che vorresti venisse fatto a te), nel rispetto della vita...

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