sabato 1 marzo 2008

Specchi deformanti

Ogni giorno ci guarda,
curioso, disinteressato, assonnato, sereno, depresso:
ci guarda coi nostri occhi.
Quante ne ha viste, sempre presente a dirci chi siamo, come stiamo oppure chi sembriamo.
Oggettivo, razionale, freddo e distaccato ci osserva da sempre:
ci ha visto piangere;
fare facce strane.
Il nostro specchio ci guarda fin da bambini, coi nostri occhi.
Eppure quanto dice di noi, quanto ne sa?
Tutto? Oppure niente?
La sua superficie liscia mantiene precise le nostre proporzione eppure appiattisce le nostre profondità: è dunque davvero il principale conoscitore di noi?
In effetti si sente il solo, il più autorevole, ci vide piccoli in braccio a qualcuno, in piedi su una sedia e poi su su su:
si sente l'unico giudice imparziale detentore della nostra autenticità.
E non si può dire che non ci rifletta
su.
Eppure ce ne sono altri:
specchi curvi,
che svelano ognuno parti di noi che solo così conosciamo,
solo così apprezziamo o odiamo.
Specchi deformanti,
gli occhi.
Gli occhi degli altri che ci riflettono come noi non pensavamo, che ci forgiano più di quanto il nostro fedele silenzioso amico sopra il lavandino possa.
Dire che abbiano sempre ragione è proprio difficile, ma impossibile negare la loro importanza.
Così quel giorno il tuo specchio ti ha dato del brutto e fuori forma:
bastano un paio di pupille in cui risulti adone per sentirti meglio o addirittura tale, e viceversa...
Mica ci si fida così di tutti gli specchi, non esageriamo: certo che quel commentino come stai bene con questa maglietta ce la renderà indubbiamente più simpatica, nonostante il nostro specchio l'aveva decisamente bocciata e l'avevamo messa perchè un regalo.
(non vale se il commento era del donatore...)
Crescendo si sceglierà di che specchi fidarsi:
ci si può affezionare allo specchio del bagno se ci si piace più di quanto si piace agli altri, o odiarlo e dimenticare i suoi sguardi quanto più non ci si ritrova riflessi.

Io credo che in più specchi ci si guarda, più ci si conosce, perchè ogni riflesso deformante, come una caricatura sottolinea un aspetto che è comunque in noi.
Naturalmente c'è l'amico che accentua aspetti forse effettivamente più profondamenete radicati, il conoscente che magari si innamora di una nostra caratteristica  e ci vede solo filtrati da quella particolare lente colorata, il passante che vede ciò che riesce.
Certo che ha un bel dire Socrate: "conosci te stesso".

Riflettendoci, questo non è altro che uno spunto di riflessione.

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