martedì 1 luglio 2008

Responsabilità

Cercando nei dizionari etimologici e no, pochi sono stati gli aiuti, le ispirazioni, i suggerimenti per una comprensione più profonda di questa parola.
Tuttavia, tutti sappiamo cosa vuol dire, e io la definirei
giusta più che bella,
brava più che divertente,
intelligente più che geniale,
saggia più che viva.
Mi sa che con queste definizioni non scriverò mai un dizionario, d'altra parte immagino anche che sopravviverò senza di esso, che è un oggetto troppo utile, grosso e preciso: non fa per me.
Ecco qua, in men che non si dica, in una divagazione quantomeno azzardata mi sono scontrato con l'argomento: meglio scrivere uno splendido libro di frivoli aforismi, o faticare nella creazione di un utile dizionario? Vivere apoliticamente alla ricerca della propria felicità, disinteressata e disimpegnata, o l'intellettuale -di ruolo, nella società, non semplicemente il pensatore- ha il dovere di impegnarsi e mettere RESPONSABILMENTE il suo sapere, la sua cultura, il suo punto di vista, le sue idee, al servizio di coloro che non hanno avuto la possibilità di studiare, sapere e imparare? Non è forse un obbligo morale mettere a frutto gli strumenti di analisi e sintesi tipici della cultura umanistica e scientifica per chi ha avuto il privilegio d'imparare l'utilizzo di tali strumenti?
D'altra parte, non abbiamo anche il diritto di vivere la vita come più ci piace, come più ci va? Hanno tutti sbagliato quegli intellettuali che si sono rinchiusi nella celebre "torre d'avorio" dell'arte, o i decadentisti figli dell'arte fine a se stessa erano i veri detentori della bellezza?
Libertà è partecipazione?
Più si diventa grandi, più si allontana inevitabilmente la spensieratezza?
Quel padre che fugge, oberato dagli schemi, dalla famiglia, dal lavoro e se ne va, alla ricerca di una vita "Into the wild", è inevitabilmente un irresponsabile da criticare, un perfetto stereotipo di cattivo esempio, o invece ha preso in mano la sua vita, senza più fermarsi a subirla?
In quest'ultimo quesito in realtà c'è un vizio di forma, il nostro prossimo, e per il principio aureo
"la mia libertà finisce dove inizia la tua"
il padre in questione, seppur umanamente comprensibile, sbaglia.

Ora io ho una responsabilità però verso di voi, riprendere il filo del discorso.

Sono eternamente diviso tra il manifesto orgoglioso d'inutilità dell'arte di un affascinante scrittore quale Wilde, che fa del dettaglio e della arguzia un'arte sublime e la figura dell'intellettuale impegnato, politico o combattente e perchè no anche un po' ideologo, che spende la sua vita per gli altri, per cambiare le cose, senza accontentarsi del posto privilegiato in cui è capitato sulla Terra.
Forse tutti siamo divisi, anche tra il protagonista di "Into the wild" e Che Guevara: anche no, mi direte. Mi spiego meglio. Li intendo rispettivamente quali simbolo della spinta per la fuga dalla società, dalle istituzioni, alla ricerca del midollo della vita, l'uno; lotta per cambiare la società, per cambiare le cose sempre nel tentativo di far emergere il midollo della vita tra le vistose e pompose architetture della società contemporanea, l'altro.

Quanto è giusto essere responsabile.
Quanto è bello essere irresponsabile.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Non posso fare a meno che ritrovarmi nelle tue parole, e direi che le ultime due righe del post riassumono alla perfezione i miei, ma come penso quelli di molte altre persone, pensieri di questo momento/periodo/vita =)

Autore ha detto...

Vero è che nel post "fratello" auguravo un mondo di tutti fratelli, ma ammetto che rimango incerto su quale fratello sei, non essendo quello di sangue: d'altra parte se ci si ritrova negli stessi pensieri si è proprio fratelli...

ciaociao!

Anonimo ha detto...

quello Villa naturalmente =)