Che il fumetto sia la contemporanea mitologia, è ormai pressochè fuori discussione.
Tipico dei miti dell'epoca classica, greca e romana, era infatti il rimaneggiamento continuo, la continua evoluzione che i personaggi mitologici subivano. Continue iniezioni di vita, alcune volte contrastanti e irrealistiche, ma nel mondo della fantasia, dell'arte, il realismo spesso non è che un freno: la creazione non soggiace alla forza di gravità... Così, per esempio, nel mio corso per l'esame di Latino, protagonista era òrfeo -così accentato e pronunciato perchè parola d'origine greca, poi latinizzato nel diffuso orféo- e il materiale era costituito da tutte i documenti caratterizzati da quella parola o che alludessero al personaggio in questione, dai più sottili frammenti fino alle opere complete, per tutta l'epoca classica e poi i riferimenti a tutte le opere da orfeo ispirate nell'epoca moderna. Chiedersi quale sia la sua vera storia, è una domanda miope: perchè ovviamente, per quanto qualsiasi mito possa poggiare sulla realtà, per quanto un personaggio possa essere ispirato ad una persona, qualora diviene personaggio è finzione, non realtà, e ogni scrittore si sente in diritto di aggiungere dettagli al personaggio, sempre nel rispetto dei tratti fondamentali. Il personaggio vive mille vite, le mille vite che mille autori gli regalano, variegato da caratteri, umori e tendenze differenti, eppure sempre più umano...
Ciò che fu Orfeo e come lui Eracle e altri, fu poi Orlando, in minor quantità ma alla stessa maniera, in epoca cortese, e poi nessuno... Nel Ventesimo secolo abbiamo i supereroi: prendetene uno a casa, leggetene la pagina di Wikipedia, la storia, e scoprirete le innumerevoli vite da ciascuno vissute, le discordanze - come pùò esistere Superboy se Clark Kent diviene direttamente Superman?- un universo parallelo incontrollabile dove spesso i tentativi di mettere in ordine non fanno altro che aggiungere materiale, sfaccettature, mondi...
I film sono molti meno, ma anche in essi si può facilmente scorgere discordanze irrealistiche, che fuor da comprensione non son altro che giochi di surrealtà dettati dal genio creatore in forma diversa a seconda della sensibilità dell'autore.
Un esempio cinematografico per i tantissimi fumettistici.
Bruce Wayne vede uccidere i suoi genitori da piccolo, rimane orfano, e questa ferita, questo shock farà di lui Batman. Nel primo lungometraggio del 1989, di Tim Burton, l'assassino è colui che poi diverrà Joker; in Batman Begin, 2005, di Christopher Nolan, è invece un balordo qualsiasi, Joe Chill, che muore e tra lui e il Joker presente ne "Il cavaliere oscuro" non v'è relazione alcuna.
Rispetto a Bob Kane e Bill Finger, creatori del personaggio di Batman, è la seconda ad essere più attinente, e se per i personaggi dei fumetti, a differenza di quelli mitologici nati in chissà quale chiaccherata, un creatore accertato esiste, è evidente che esista un Autorità da rispettare.
Molti aspetti non sono stati però chiariti, aggiunte sono sempre possibili, inevitabili e dopotutto anche ben accette, a seconda della qualità artistica dell'autore, e così i paradossi esistono, le contraddizioni pure.
Qual è la verità?
Tutte: anzi,
quella che ci piace di più.
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