sabato 5 luglio 2008

[Doppio post:1] Se il piccolo principe atterrasse sul pianeta dello studente...

"Se voi dite ai grandi: «Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre e dei colombi sul tetto», loro non arrivano ad immaginarsela. Bisogna dire: «Ho visto una casa da centomila euro», e allora esclamano: «Com'è bella»."


Antoine De Saint-Exupéry, ne "il Piccolo principe", col candore e l'eterea bellezza che ritroviamo in ogni pagina, riassume con questo semplice quanto efficace esempio il suo pensiero.
E conclude:
"Sono fatti così. Non c'è da prendersela. I bambini devono essere indulgenti coi grandi".
I grandi, che poi mica è una questione d'età: bè, un po' sì in realtà, e infatti a inizio libro l'autore non ci invita a essere bambini, ma a ricordarci di essere stati tali..
"Tutti i grandi sono stati bambini. (Ma solo pochi di essi se ne ricordano)"
Messaggi simbolici e semplici, a smascherare una realtà difficile e un po' falsa. Quante volte caschiamo anche noi nel'errore, e guardando cogli occhi non scorgiamo che il superfluo? Accade spesso anche sul pianeta degli studenti: e dire che non siamo poi così grandi...
Due ragazzi si incontrano: dopo la domanda cosastaifacendo introduttiva, si passa subito alla seconda acheannosei, alla terza quantiesamitimancano, all'ultima cosavuoifaredopo, che poi è la più divertente, perchè colei che sta studiando psicologia vorrà fare l'ingegnere ovviamente, e lo studente di biotecnologia non vede l'ora di diventare avvocato: oltre tutto parlando del futuro comunque incerto, con un pizzico di scaramanzia e un po' di sfiducia si otterrà un sempre vero e sempre vuoto vedremo.
Il peggio lo si raggiunge sull'argomento esame.
Alle volte, ma molto raramente, si incappa, quasi per sbaglio, a chiedere il nome dello stesso: ma poco importa; le domande sono quantohaipreso e daquanticrediti era. Così, dopo aver totalizzato le risposte che tranne quella iniziale sono solo numeri, ci si avvia verso altri lidi avendo constatato che Marco è un Ingegneria-terzo-5-ingegnere, e che ha appena dato l'esame 28-6.
Il ragazzo se ne va, ha inquadrato Marco.
Io me lo immagino il piccolo Principe, chiedere
che materia stai studiando,
di che cosa tratta,
qual è la cosa che ti ha colpito di più,
di che colore è il tuo libro,
alla ricerca di un dono,
"regalami, su, una briciola di quello tuo sapere lontano..."
E gli studenti un po' grandi, rimanere sbigottiti:
"cosa ti vengo a spiegare, l'esame?
L'argomento, il contenuto, una curiosità, la scoperta?
È un 30 da 5, non capisco cosa vuoi sapere..."

Lui però non se ne farebbe un grosso problema, e salterà su un altro pianeta, nel continuo viaggio delle miopie dei grandi, che pure da studenti, parlano di numeri, tranne forse quelli che i numeri li studiano, i matematici, perchè loro volano con la fantasia, usando i numeri come strumento di comprensione del mondo: loro i numeri li rispettano, sono entità, li venerano, mica li maltrattano...

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