mercoledì 25 giugno 2008

Marat Safin, il genio del tennis

A Wimbledon abbiamo avuto le prime sorprese: Davydenko, numero 4 al mondo, eliminato in 3 set da Becker, fuori dai primi 100 in classifica (omonimo del celebre campione tedesco che detiene il record di più giovane vincitore di Wimbledon nella storia): d'altra parte, il russo è arrivato sull'erba senza essersi allenato su questa superficie, giocando anche settimana scorsa sulla terra rossa. Oggi la più grande e a me graditissima sorpresa è arrivata da un altro russo: Marat Safin ha eliminato il numero 3 del mondo Novak Djokovic. Sono entusiasta non certo per la disfatta in 3 set del buon "Nole", classe 87 e ancora molto da dare: ma per la vittoria di colui che è indubbiamente il più grande idolo tennistico della mia vita.
Classe '80, ex numero 1 del mondo e vincitore di 2 grandi slam, il russo è l'emblema del "genio e seregolatezza"; ecco un piccolo riassuntino dei momenti cardine della sua carriera by wikipedia.
"Ottiene il suo primo titolo del Grande Slam nel 2000 allo US Open a soli vent'anni, sconfiggendo nettamente il quattro volte vincitore Pete Sampras. Nello stesso anno Marat è numero 1 al mondo per 9 settimane. A tutti gli esperti questo sembra il momento della consacrazione definitiva: si prevede che il ragazzo russo dominerà il tennis per molti anni a venire. Queste previsioni si rivelano però troppo rosee: nonostante il suo grandissimo talento, la mancanza di concentrazione in partita e il poco impegno profuso negli allenamenti fanno sì che i risultati successivi di Safin siano piuttosto deludenti. A questo si aggiunge un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dai campi di gioco per la quasi totalità della stagione 2003 e che comunque gli rende difficile trovare una condizione fisica ottimale. Marat deve attendere il 2005, in Australia, per vincere di nuovo un torneo del Grande Slam: sconfigge in finale il beniamino di casa Lleyton Hewitt.
La partita di quel torneo che viene maggiormente ricordata non è però la finale, ma l'epica semifinale che Safin gioca contro Roger Federer. Il russo vince al quinto set, dopo aver annullato una palla del match, e pone così fine alla striscia di 26 vittorie consecutive contro giocatori classificati fra i primi 10 del mondo del campione svizzero".
Quella partita è tra l'altro indiscutibilmente la partita più bella che io abbia mai visto: come accade adesso nella partite tra Federer e Nadal, è stata una partita in cui il livello di gioco si è alzato a tal punto che nessun altro avrebbe potuto reggere: il più classico degli scontri tra titani.
Se Federer è la bellezza, equilibrata e indiscutibile, Safin è il genio romantico, dai momenti assoluti ma dalla inevitabile discontinuità.
Anche nella vita, l'uno con la fidanzata fissa e senza mai momenti di ira fuori dalle righe, l'altro dalle innumerevoli ragazze strafighe (tanto da arrivare a coniare il termine "safinette") e che una partita sì e l'altra pure spacca racchette distruggendole per terra.
A proposito di racchetta: entrambe usata dai due fenomeni sono molto vicine all'inutilizzabilità, sebbene numerosissimi amatori o piccoli agonisti si cimentino nell'impresa di usarle. Parlo naturalmente della pesantissima Wilson di Roger e della rigidissima Head Prestige di Marat.
Federer sta facendo il conto con la storia, entrando nell'olimpo del tennis: Safin è troppo umano, ma se per uno c'è il più grande rispetto, la stima e l'inchino, l'amore e l'empatia sono tutti per il pazzo russo, che nei grandi scontri torna dare il massimo raggiungendo exploit impossibili ai più.
Magari al prossimo turno per de con Seppi, '84 italino numero 30 in grande ascesa: vedremo, mArat può vincere e perdere da chiunque.
Piuttosto che Federer-Nadal, sfida qualità-quantità, mi sarebbe piaciuto che il leit motiv di questi anni fosse stato Federer-Safin, razionalità-irrazionalità, scienza-arte. Chissà che non si incontrino in semifinale: nel tempio del tennis sarebbe uno spettacolo semplicemente straordinario.

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