Sia stato il film, il maggiore tempo per organizzarsi a venire, un soddisfatto passaparola dopo la prima serata: difficile scoprirlo.
Forse soltanto coincidenze, però: 8 spettatori in più, si sale!
Se prima dell'inizio del cineforum ci avessero detto che avremmo totalizzato 110 spettatori in 2 serate, non ci avremmo creduto.
Grazie a tutti i presenti per la fiducia: spero sia stata ricambiata.
E dai pareri sentiti qua e là dopo i titoli di coda, credo di sì. Il film è sicuramente l'opera di maggiore spessore dei tre che abbiamo presentato; Florian Henckel von Donnersmarck (nome che non è poi così difficile da dire e da imparare, ma l'emozione gioca brutti scherzi) ha scritto e diretto una bella storia, che se a tratti pesa del grigiore impostale dal contesto in cui è ambientata (Berlino Est, 1984) ripaga con la forza del messaggio e con la suspence del finale.
"Oggi diamo il benvenuto a Florian Henckel von Donnersmarck, e al suo lungometraggio di debutto come regista e sceneggiatore: una rivelazione.
Comparso nelle sale tedesche il 23 marzo 2006, in sordina -l’autore era quasi un perfetto sconosciuto- il film è stato un caso: ottimi incassi e una pioggia di premi, ultimo dei quali l’Oscar come miglior film straniero.
Friedrich Hans Ulrich Mühe ha raggiunto la fama internazionale proprio grazie al ruolo di protagonista in questo film. Per questa performance, nel 2006 Mühe ricevette, tra gli altri, il Beste darstellerische Leistung – Männliche Hauptrolle (Premio per miglior interpretazione di un attore protagonista) alla più prestigiosa manifestazione cinematografica tedesca, il Deutscher Filmpreis, e il premio per miglior attore agli European Film Awards."
Questa la mia introduzione, arricchita da un ripassino storico sulla situazione della Germania divisa.
Il breve commento finale si è soffermato sulla scelta di questo film: la straordinarietà delle opere d'arti narrative, film o libri, sta spesso nella possibilità di raccontare vite di uomini comuni che la Storia non ha il compito di raccontare; grandi gesti di piccoli uomini, piccoli perchè non importanti, non ricchi, non potenti, ma d'animo e moralmente addirittura enormi.
L'elogio al buonuomo scritto in settimana sarebbe calzato a pennello.
Un altro punto sarebbe stato splndido sottolineare: la bellezza e l'arte (nel film le poesie di Brecht e la "Sonata per gli uomini buoni" al pianoforte), la bellezza dell'arte come unica via per toccare l'anima delle persone; nel film, l'arte è arivata prima della Storia rompendo il muro di Berlino nell'anima del protagonista (uno strepitoso Ulrich Muhe) cinque anni prima della caduta del Muro di Berlino.
Ma il film era lungo ed era un po' tardi...
Alla prossima!
2 commenti:
Buono lavoro!
Lusingato di poter commentare accanto a si tanto mistero, volevo portare un sincero elogio a questo post.
anche a quello del buonuomo a dire il vero...
veramente deliziosi.
inoltre il precedente citato coglie la legge fondamentale del mondo. il buono porta al buono come il bello porta al bello. come il buon senso porta al buon senso...
per questo motivo basta pensare a sè, attendere che il nostro bene attivo tornerà raddoppiato e si propagherà, diventando presto passivo...
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