Ho postato qui l'intera scheda che ieri è stata consegnata a tutti gli spettatori come esempio della scheda che ho preparato per ogni film, e perchè in questa penso di poter dare qualcosa anche a chi ieri non c'era.
Il diluvio ha sicuramente influito sulla minore affluenza, che ci permette comunque di raggiungere la media di 53 spettatori per film, ed essendo inizialmente il nostro obiettivo il pareggio del bilancio tra spese e ricavi (una trentina di spettatori), siamo andati ben oltre. Grazie a tutte le persone che sono uscite di casa, anche ieri con la pioggia ed il vento, per venire a trovarci.
La discussione post film ha avuto come principale tema il una presunta inverosimiglianza della trama. Eppure, nei suoi eccessi, seppur filtrata dal giuoco dell'arte, trovo la trama, il racconto, verosimile, perchè no: e dopotutto qualsiasi opera di finzione si basa sulla "sospensione dell'incredulità", come insegna l'estetica e la semiotica. Nel pormi di fronte a un libro, a un film, a uno spettacolo teatrale o televisivo, insomma di fronte ad un'opera di finzione, si realizza un meccanismo inconscio in cui accettiamo ciò che ci viene dato come vero, all'interno della situzione in cui ci troviamo. Il racconto di queste donne spagnole, autentiche, tra drammi e la leggerezza di chi è fortemente nella realtà e molto poco nell'iperuranio, pur coi suoi eccessi e le destabilizzazioni provocateci da reazioni mancate, o dalla facilità nel trattare argomenti scottanti (urlando ad alta voce la parola "cancro", per esempio) è figlia di una realtà di paese, superstiziosa e semplice, ma reale. Non è un'opera di fantasia: il fantasma, fantasma non è. Tutto quadra e se ciò che è lontano e diverso da noi dal nostro modo di pensare ci appare fin troppo strano, bè, dovremmo guardarci intorno nel mondo vario e assurdo e pazzo che ci circonda.
E la realtà si avvicinò all'uomo e un sussurro dolce sfiorò il suo orecchio...
Uomo, guardami: pensi ancora di avere una grande immaginazione? Riesci ancora ad esaltare il tuo genio creativo?
Il mio commento ha anche sottolineato la divisione del fim in due parti, tragedia e commedia, separati dall'apparizione della madre defunta (o considerata tale...). Con lei, la commedia entra nel film, cogli imbarazzi, le coperture, le incomprensioni; e Sole, la sorella della protagonista Raimunda, viene chiamata per la prima volta con il nome intero, Soledad (solitudine): e da quel momento non sarà più sola. Il tornare della protagonista ha cambiato gli equilibri e le situazioni di tutti i personaggi.
Un altro aspetto di cui si è parlato è la trama; qualcuno ha cercato il giallo nel film e l'ha trovato non così intricato, non così difficile: questo perchè non è un giallo. Alcuni aspetti del film rimangono irrisolti, piano piano capiamo sempre più cose, ma questo è necessario ai fini della godibilità di un'opera narrativa.
Il regista omaggia il film italiano del dopoguerra, e in particolare i personaggi femminili interpretati da Sophia Loren, Claudia Cardinale e Anna Magnani: quest'ultima viene citata esplicitamente quando la mamma della protagonista si ritrova davanti a un televisore che trasmette "Bellissima", film di Luchino Visconti del 1951, che ha proprio la Magnani per protagonista.
Fin dalla prima volta che ho visto "Volver" mi sono innamorato di istanti che sono memorabili: quando a metà della proiezione sentiamo la canzone che dà il nome al film, gli occhi lucidi di Penelope Cruz e l'interpretazione vocale di Estrella Morente mi commuovono, e mi ritrovo a sentire che amo e vivo il cinema proprio per quei momenti.
Questa esperienza del cineforum è stata: questo è già qualcosa. Realizzando alcuni sogni mi rendo sempre più conto di quali realtà preferisco, che è un passo in più rispetto ad un quotidiano aggionamento della classifica dei sogni più grandi.
Sono contento che sia stato fatto qualcosa di buono, qui, nel mio paese, e di aver contribuito.
Probabilmente l'esperienza si ripeterà in autunno:
grazie e arrivederci!
Nessun commento:
Posta un commento