I pronostici si sono sprecati: meno di 20, almeno 65...
Il botteghino ha emesso il suo responso: nella sala del cineteatro San Luigi di Bellusco, ieri venerdì 4 Aprile 2008, ore 21, per la prima serata del cineforum, Centochiodi, si sono accomodati 51 spettatori paganti.
Buona la prima, dunque.
Questa è la mia introduzione al film, estrarta dalla scheda ieir disponibile contenente anche dati tecnici e citazioni di autorevoli critici; intro che propongo per amor di completezza ma anche come invito alla visione del film per chi non era presente.
"Ermanno Olmi è da quasi 50 anni una voce diversa, profonda, sincera e sensibile nel panorama del cinema italiano. Ci ha sempre regalato spunti di riflessione sull’uomo e anche questo che lui stesso annuncia come ultimo film di finzione (tornerà ai documentari, suo primo amore) si mantiene fedele allo spirito. Un Olmi che, nella serenità di quella che lui chiama “la sua età avanzata”, racconta la storia di un professore alla ricerca di un nuovo contatto con l’essenziale, in un oggi sempre più figlio del superfluo.
Più che discutere è un film che dovrebbe farci riflettere, che ci invita a recuperare la misura di una vita che le misure le ha perse, a riconoscere il gusto delle cose semplici e ci ricorda la bellezza di dividere il proprio tempo e la propria vita con gli altri.
Buona visione."
La mia introduzione orale è stata volutamente più programmatica riguardo gli stimoli e le speranze del cineforum tutto, mentre riguardo al film ho sottolineato l'amore per questo film lirico, e per la sua ambientazione nell'Italia centro-settentrionale, con quella cultura e quel dialetto così simile al nostro e così raramente raffigurato al cinema.
Il tutto un po' tremolante, tremendamente emozionato tanto da esordire con un adeguato "buongiorno!" alle nove di sera.
Il confronto successivo al film è piaciuto, ci sono stati interventi e pian piano mi sono rilassato pur rimanendo saldamente appoggiato al palco e a debita distanza dai primi spettatori seduti a metà sala.
Però è stato.
Sono proprio i miei errori, la mia emozione, le labbra secche e lo sguardo verso il terreno, la paura, il microfono che dopo il film non funzionava: tutto ciò mi dà la certezza che è successo davvero; finchè si sogna è tutto perfetto: non smetterò mai di sognare, ma viverlo, è un'altra cosa.
Il film, vero protagonista della serata, è piaciuto, e lui non ha avuto paura, ma matura e splendida opera d'arte ha regalato una magia, e sentirmi in qualche modo responsabile nel regalare questa serata, mi riempie di orgoglio.
Non avrei potuto desiderare per l'esordio un film che meglio rappresentasse me, la mia concezione della vita e il mio gusto per il cinema.
Una serata unica in cui finalmente ho picchiettato sul microfono e mi sono trovato in un ruolo in cui, nonostante l'emozione e la novità della situazione, mi sono sentito estremamente a mio agio.
Parlare mi piace...
A venerdì prossimo, "Le vite degli altri".
1 commento:
Da spettatore non posso che complimentarmi.
Per prima cosa, “Centochiodi” mi è piaciuto un casino.
Scevro da qualsiasi limitazione mentale di carattere tecnico (essendo io misero conoscitore dell'arte cinematografica) mi sono abbandonato al film lasciando questo libero di modificare le mie emozioni a suo piacimento, senza mai oppormi.
Mi sono lasciato andare al suo volere e il film ha sentitamente ringraziato, e ripagato.
Dico sempre che un film affinché mi piaccia davvero deve rimanermi in testa per molti giorni e ancor più deve influenzare le mie azioni e il mio pensiero. Mai film fu esempio migliore.
Mi ha donato una visione nuova della vita. Badate: una visione nuova della vita è una cosa completamente diversa dai celebri spunti di riflessione (che bene o male qualsiasi film ti offre) e posso assicurarvi che da allora (due giorni netti) non ho fatto altro che guardare tutto da un’angolazione diversa.
Certo, non sempre essere influenzati è una cosa positiva (soprattutto se la colpa è di un virus), ma in questo caso per me è stato quasi illuminante. Mi sono svegliato il giorno dopo con spirito rigenerato.
Grazie a Olmi Ermanno e a Degan Raz (e al suo tenebroso doppiatore).
Per seconda cosa, il relatore è stato bravo. La discussione è doverosa dopo un film così, soprattutto perché non a tutti arriva nella stessa maniera, ed egli, nonostante la posa di uno che vuole fare brutto alle giostre appoggiato alla cassa degli autoscontri e la distanza siderale dal pubblico, l’ha saggiamente gestita. Applausi.
Bisogna battere il chiodo finché è caldo: si continui su questa strada, è quella giusta.
Evviva il cineforum del Bellusco!
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