domenica 27 aprile 2008

"21" e il sogno americano al cinema

Astuto specchio del masochismo cinematografico italiano (di cui ho parlato due post fa)  è l'ineguagliabile capacità del cinema "made in USA": farci sognare.
"21" è un film dalle classiche battute statunitensi, con una trama piuttosto prevedibile in tutti i suoi sviluppi, dai personaggi stereotipati e dalle emozioni facili, senza alcuna complessità (se non il meccanismo fondamento del film grazie al quale il protagonista riesce matematicamente a vincere a black jack....).
Anche questa volta, una trama dallo schema hollywoodiano classico.
La sala era gremita, le persone ridevano alle battute e sono uscite discretamente soddisfatte.
Io sono andato a vederlo consapevole che fosse un'opera d'intrattenimento ma sperando che avesse qualche colpo di genio, qualche sferzata da opera d'arte.
Niente da fare, ma, e questo è il punto, anch'io sono uscito sommariamente soddisfatto. Non ho provato sensazioni forti, non sono scaturite profonde riflessioni, il film non entrerà nella mia lista a causa di battute e situazioni ridicole nella loro scontatezza.
Di nuovo a Las Vegas, di nuovo tentando di vincere al casinò, di guadagnare nel posto creato per spendere: questa volta a Black Jack.
La premessa era anche buona, ma gli sviluppi scontati e prevedibili; anche il più accanito comunista, tuttavia, almeno una volta nel film non avrebbe saputo trattenere un brividino di piacere.
In questi film americani infatti, viene realizzato qualsiasi viscerale desiderio, e almeno uno ci appartiene:
sia la ricchezza,
le donne,
una vita all'insegna dell'eccesso,
la vittoria,
il piacere di fottere il sistema,
la voglia di cambiare se stessi,
lo shopping senza limiti,
il potere,
la violenza,
l'astuzia,
l'amore...

Il XX secolo e soprattutto gli ultimi 50 anni sono proprio segnati dall'ascesa e dal trionfo del modello di vita americano, che, pur tra mille problemi e difetti, è stato esportato e presentato con convinta magnificenza: il sogno americano appunto. Il cinema, grazie alla sua globalità, molto prima e molto più efficacemente di altri mezzi di comunicazione, è stato e continua ad essere il veicolo primario, la vetrina dell'America sul mondo.
Grandi film sono stati realizzati in un senso diverso, ma rimane ancora oggi una grandissima parte di film, dal grandissimo successo, che "puntano allo stomaco più che al cervello": come Berlusconi, per capirci. Las Vegas è il modello per eccellenza: nel nulla del deserto, un insieme luccicante in cui troviamo la torre Eiffel e Venezia e New York (i miei amici che l'anno scorso l'hanno vissuta e chiunque ci è passato saprebbe sicuramente spiegarla meglio...). Il paese dei balocchi per grandi: infatti l'unica necessità per poter giocare sono i soldi, se non hai i soldi non giochi, se non hai i soldi, non esisti, ma nel film i soldi li hai, naturalmente.
Sarebbe facile mostrare il lato negativo della cosa, ma gli USA sono maestri nel mostrare solo ciò che brilla, e si esce da questo film complessivamente contenti; il protagonista ha sistemato ciò che doveva sistemare e  in qualche modo il cerchio si è chiuso; ho passato 2 ore tra oro, belle ragazze, gioco e soldi, con contorno di buon cuore e onesti sentimenti: nessuna malattia, nessun grigiore, nessun lavoro.
E la sala è piena,
naturalmente.

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