"La ragazza del lago" ha vinto 10 David di Donatello, "premio cinematografico italiano, assegnato dall'Ente David di Donatello dell'Accademia del Cinema Italiano in diverse categorie e può essere considerato come l'equivalente per il cinema italiano del premio Oscar" (dice wikipedia).
Quest'anno questo film interpretato dal sempre bravo Toni Servillo ha trionfato aggiudicandosi tutti i premi più importanti: l'elenco è qui.
L'ho visto ieri sera: gran bel film, ottima opera cinematografica MA non entrerà nella mia lista (del resto ha già preso i david, non può mica avere tutti gli onori...). Considero infatti la pellicola un'eccellente opera d'artigianato, ma io ho bisogno del genio creativo, dello slancio, del poter dire: senza questo film, sarei diverso, impercettibilmente, ma diverso. Certo, ogni esperienza comunque lascia qualcosa, ma "qualcosa" può essere tanto o poco.
Questo film è un giallo, molto ben studiato e poco prevedibile, con la qualità di essere ambiantato vicino a casa nostra e questo ce lo rende estremamente più vero, rispetto ai milioni di omicidi (ecc...) che vediamo in un mondo altro, l'America spesso, che rimane il nostro mondo di finzione. Quando succede qui vicino, riporta alla mente le notizie del telegionale ed è... diverso.
Peccato, e molto mi dispiace, è che anche questo film non riesce a sfuggire al clichè del cinema italiano contemporaneo; c'è una ragazza morta e un'investigazione: benissimo. Perchè corredare il tutto con malattie varie sparse per i vari personaggi secondari? Siamo inevitabilmente un paese malato? O di malati? E qui non si sta parlando di una malattia psichica del possibile assassino che tra l'altro sarebbe poco originale, prevedibile ma comprensibile: no, malattie, tumori, autismi, malattie degenerative, di tutto un po'. Perchè io mi chiedo, perchè?
Poi ci si lamenta che la gente non va a vedere un film italiano... Se ogni volta bisogna armarsi di anti depressivi, allora mi spiace ma urlo "evviva De Sica a Natale". Se per avere un'opera d'arte, uno spessore (o per darselo...) siamo schiavi delle calamità e delle situazioni più tragiche, del gusto morboso di presentare situazioni malate, non per far tragedia, ma per stimolare empatia e il "piacere di piangere" alla "programmi del primo pomeriggio Rai o Mediaset" allora, niente supponenza, nessuna presunzione di esere migliori della tv.
E non ci lamentiamo se i cinepanettoni fanno 18 milioni al botteghino.
Ernesto Rafael Guevara De la Serna si chiede, nei suoi diari, perchè fare film tristi, pieni di malattie ed episodi tragici: non ne abbiamo abbastanza nel mondo reale?
I Greci risponderebbero "catarsi", ma loro in questo erano maestri. Oggi in Italia è puro gusto masochistico.
Le persone vivono nella realtà, cha ha già i suoi bei difettoni, quanti accettano di passare la loro serata di svago a martellarsi nei coglioni?
Pochi.
E io non riesco proprio a dar loro torto.
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