Quante volte mi è stata posta questa domanda...
Desidero quest'oggi puntualizzare alcune premesse che rendono mal posta la questione.
In un post precedente ho avuto il piacere di raccontare l'ascesa ideale di un tennista fino ai vertici: una delle conseguenze del discorso potrebbe essere che nel tennis basta semplicemente vincere. Non ci sono questioni di mercato, osservatori che ti debbano notare o allenatori che ti debbano "vedere": tu vai in campo e vinci, e se non perdi più, diventi il numero 1 al mondo.
Ovviamente questa idea, pur nel suo fascino, è miope nella realtà, perchè il tennista già forte a livello nazionale deve darsi completamente al tennis, allenamenti tutti i giorni e viaggi per il mondo, e il tutto a spese sue, essendo i finanziamenti della FIT, Federazione Italiana Tennis, insufficienti quando non ridicoli. Quindi in effetti non basta vincere, bisogna aver anche il denaro per poter giocare in giro per il mondo, almeno finchè si riesca non a guadagnare, ma almeno a rimanere in pari: ho conosciuto un ragazzo e una ragazza che sono stati 380 al mondo che hanno lasciato perchè non ci stavano più dentro con i soldi; chissà, magari, avevano raggiunto anche il loro limite massimo, certo è che pensare che il 380esimo giocatore al mondo non guadagni abbastanza per continuare a giocare, in un'Italia in cui in serie D di calcio è possibile -non è certo la norma, ma accade- guadagnare 70.000 euro l'anno, fa mangiare le mani al tennista.
D'altra parte, inutile lamentarsi, il calcio è stato eletto sport più bello del mondo, in Italia ancor più, e così sia, sebbene accade a tutti, dall'operaio all'imprenditore, di sorprendersi di quanti soldi guadagnino coloro che fanno anche il lavoro più divertente: ed è normale appaia ingiusto, e anche un po' folle. Ma questo è un altro discorso. Per quanto ne so, nel tennis, invece, dai 200 in su si inizia a sopravvivere, nei top 100 a guadagnare, nei top 20 si diventa ricchi, nei top 5, ricchissimi: questo vale per tutti i giocatori del mondo, ma altre federazioni sostengono i propri giocatori in tutt'altra maniera.
Fuor di polemica, questo discorso fa immediatamente emergere che "quelli forti" nel tennis sono 100 in tutto il mondo, e, inoltre, quelli conosciuti dai più sono molti meno: una decina, di media, da coloro i quali mi pongono questa domanda.
Evidentemente allora la domanda è: perchè da un po' di tempo non vediamo un giocatore italiano nei top ten?
Evidentemente non è molto facile arrivare nei primi 10 del mondo in qualsiasi cosa, che sia in capacità di cucire, giocare a PES o vendere un libro.
Di italiani forti ce ne sono, e molti, ma i top ten non si creano, capitano; basti pensare a Federer che è svizzero, a Nadal che è maiorchino, Djokovic serbo, Davydenko russo: insomma non è dai top ten che si giudica una nazione nel tennis, ma, per esempio dal numero di giocatori che ha nei primi 100.
Non bisogna mai dimenticare che abbiamo sempre il mondo come riferimento...
Questo è un momento piuttosto positivo per il tennis italiano: in particolare grazie a due giocatori, Seppi e Bolelli, rispettivamente classe '84 e '85 che stanno salendo in classifica e sono reduci da un ottimo Wimbledon: entrambi sono usciti al terzo turno, ma il primo sconfitto da Marat Safin (di cui ho parlato due post fa), in quattro set combattutissimi (7-6 3-6 7-6 6-4); il secondo battuto da Lleyton Hewitt, australiano ex numero 1 ed ex vincitore di Wimbledon, ma dopo aver battuto nel secondo turno Fernando Gonzales, numero 15 del mondo.
Nei primi 100 della classifica pre-Wimbledon, oltre a Seppi (n.30) e a Bolelli (n.46) troviamo anche Starace (n.57) e Fognini (n.86, ma classe '87!).
Subito fuori dai top 100 Volandri e Cipolla, rispettivamente al n.120 e n.130.
Quindi, seppur senza lesinare critiche alla federazione e al sistema sociale Italia, dove scuola e sport sono considerati nemici invece che alleati nella crescita personale di un individuo, la situazione non è così male: gli italiani forti ci sono, da qualche tempo non c'è un fenomeno, ma quelli mica si possono creare, fenomeni si nasce...
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