Se andaste a rileggere il mio post sul risultato delle elezioni, trovereste un elettore seppur sconfitto, pieno di fiducia, immerso in un analisi per quanto possibile priva di preconcetti e pregiudizi. Ora, in realtà, l'unica mia soddisfazione è non aver contribuito alla salita al potere dell'attuale governo, che ogni giorno svela le sue incoerenze.
1. Una campagna elettorale all'insegna della sicurezza e della certezza della pena
--> provvedimento che ferma i processi
2. Alitalia no ad Air France --> un sacco di soldi alla compagnia in fallimento e la nuova ricerca di un partner internazionale
3. La Lega Nord contro i rifiuti campani al nord --> la Lombardia accetta i rifiuti campani
COERENZA, grazie.
Così sembra proprio che si siano criticate tante manovre solo per gettar discredito gratuito sul governo Prodi; come l'anno scorso quando il centro-destra votò contro la permanenza delle truppe italiane in Afghanistan: una furbata moralmente indecorosa. Un altro esempio di fondo che mi suggerì un amico riguarda l'abolizione dell'ICI. Un provvedimento che in effetti sembra aiutare le classi meno abbienti, andando incontro al senso comune che sia assurdo pagare una tassa sulla prima casa dove si abita. Un principio largamente condiviso dalle masse, istintivamente: ragionando invece in maniera di dottrina politica, come può convivere l'idea del federalismo fiscale e l'abolizione dell'unica tassa vigente effettivamente federalista? Una tassa che direttamente portava il denaro dalla casa al municipio, senza passaggi strani e senza andate e ritorni in cui un po' di denaro casca sempre per strada; una tassa tra l'altro praticamente inevitabile, anche per gli evasori più incalliti, almeno dove i comuni funzionano, e una tassa che aiutava proprio gli enti, i comuni, che in Italia funzionano meglio. Anche questo pare un intervento di copertina,u n po' incoerente, anche se sono d'accordo sul modo in cui è stato fatto, una volta deciso di farlo.
Ritornando alla legge ferma-processi ho evitato di annotare la questione più nota, la comodità di questa legge per il Premier, e volutamente: non che essa non ci sia o non sia importante, ma la domanda che mi pongo è quella con cui termina un esame della situazione firmato Di Pietro, e che sta a fondamento della legge stessa:
"Tra l'altro, vorremmo capire, cosa c'entrano queste proposte con la sicurezza dei cittadini?"
Concludendo,le mie illusioni finora si rivelano infondate e fin troppo ottimistiche; i principi di fondo che mi hanno portato a votare altro si rafforzano grazie alle manovre del governo. Certo le impronte digitali ai bambini rom non mi infondono ottimismo, e il nucleare, mentre ovunque si sente parlare di energie alternative e sviluppo sostenibile, neanche,
ma si va avanti, che dire:
sperem...
lunedì 30 giugno 2008
domenica 29 giugno 2008
"La bellezza sta nelle finiture" disse la commessa al filosofo
Così versificavo incidentalmente e sornione in un vecchio scritto, omaggio a Parigi.
Io credo fermamente nel dettaglio, che è anche motivo della mia propensione per le Lettere, per i racconti di vicissitudini personali, delle emozioni, delle piccole cose: sono per le storie e storielle più che per la Storia, quella grande e ufficiale che ci racconta la struttura e l'organizzazione della vita umana sulla Terra, ma che non riesce spesso a toccare la Vita stessa. Nelle foto mi diletto alle volte a cercare il momento, lo scorcio, nella ricerca del vero, di ciò che è invisibile agli occhi: l'essenziale, dicono... Fu una mostra di Fontana, il fotografo, a Milano che mi mostrò come un angolo di casa potesse dare di più della foto alla casa intera, di quanto un dettaglio ben trovato potesse aprire il mondo dei ricordi: le foto che creai nel tentativo, non furono ben accolte, ma appena tornati i ricordi sono lucidi e i dettagli non sono che superflui manierismi; però chissà che un giorno, a riguardarle, si possano sentire echi di un estate lontana, in quella Sicilia del 2004. Le foto in questione non sono state digitalizzate (accadrà presto...) ma in compenso l'avvento della fotocamera digitale ha dilatato le possibilità di avventurarsi nella fotografia senza danni economici nè sensi di colpa: così ho perdurato nella ricerca, non troppo affannosa nè troppo impegnata in effetti, ma incuriosita e divertita, di immortalare qualche istante simbolo, qualche "madeleine" fotografica che risvegli sapori, odori e sogni di un recente passato.
Si possono trovare su facebook...
Chiedo venia a quel fotografo o fotografa che avventurandosi per il blog, incappi in questi dilettantistici tentativi d'arte fotografica: siate comprensivi, non son altro che ispirate frivolezze...
Io credo fermamente nel dettaglio, che è anche motivo della mia propensione per le Lettere, per i racconti di vicissitudini personali, delle emozioni, delle piccole cose: sono per le storie e storielle più che per la Storia, quella grande e ufficiale che ci racconta la struttura e l'organizzazione della vita umana sulla Terra, ma che non riesce spesso a toccare la Vita stessa. Nelle foto mi diletto alle volte a cercare il momento, lo scorcio, nella ricerca del vero, di ciò che è invisibile agli occhi: l'essenziale, dicono... Fu una mostra di Fontana, il fotografo, a Milano che mi mostrò come un angolo di casa potesse dare di più della foto alla casa intera, di quanto un dettaglio ben trovato potesse aprire il mondo dei ricordi: le foto che creai nel tentativo, non furono ben accolte, ma appena tornati i ricordi sono lucidi e i dettagli non sono che superflui manierismi; però chissà che un giorno, a riguardarle, si possano sentire echi di un estate lontana, in quella Sicilia del 2004. Le foto in questione non sono state digitalizzate (accadrà presto...) ma in compenso l'avvento della fotocamera digitale ha dilatato le possibilità di avventurarsi nella fotografia senza danni economici nè sensi di colpa: così ho perdurato nella ricerca, non troppo affannosa nè troppo impegnata in effetti, ma incuriosita e divertita, di immortalare qualche istante simbolo, qualche "madeleine" fotografica che risvegli sapori, odori e sogni di un recente passato.
Si possono trovare su facebook...
Chiedo venia a quel fotografo o fotografa che avventurandosi per il blog, incappi in questi dilettantistici tentativi d'arte fotografica: siate comprensivi, non son altro che ispirate frivolezze...
sabato 28 giugno 2008
Perchè non ci sono italiani forti nel tennis?
Quante volte mi è stata posta questa domanda...
Desidero quest'oggi puntualizzare alcune premesse che rendono mal posta la questione.
In un post precedente ho avuto il piacere di raccontare l'ascesa ideale di un tennista fino ai vertici: una delle conseguenze del discorso potrebbe essere che nel tennis basta semplicemente vincere. Non ci sono questioni di mercato, osservatori che ti debbano notare o allenatori che ti debbano "vedere": tu vai in campo e vinci, e se non perdi più, diventi il numero 1 al mondo.
Ovviamente questa idea, pur nel suo fascino, è miope nella realtà, perchè il tennista già forte a livello nazionale deve darsi completamente al tennis, allenamenti tutti i giorni e viaggi per il mondo, e il tutto a spese sue, essendo i finanziamenti della FIT, Federazione Italiana Tennis, insufficienti quando non ridicoli. Quindi in effetti non basta vincere, bisogna aver anche il denaro per poter giocare in giro per il mondo, almeno finchè si riesca non a guadagnare, ma almeno a rimanere in pari: ho conosciuto un ragazzo e una ragazza che sono stati 380 al mondo che hanno lasciato perchè non ci stavano più dentro con i soldi; chissà, magari, avevano raggiunto anche il loro limite massimo, certo è che pensare che il 380esimo giocatore al mondo non guadagni abbastanza per continuare a giocare, in un'Italia in cui in serie D di calcio è possibile -non è certo la norma, ma accade- guadagnare 70.000 euro l'anno, fa mangiare le mani al tennista.
D'altra parte, inutile lamentarsi, il calcio è stato eletto sport più bello del mondo, in Italia ancor più, e così sia, sebbene accade a tutti, dall'operaio all'imprenditore, di sorprendersi di quanti soldi guadagnino coloro che fanno anche il lavoro più divertente: ed è normale appaia ingiusto, e anche un po' folle. Ma questo è un altro discorso. Per quanto ne so, nel tennis, invece, dai 200 in su si inizia a sopravvivere, nei top 100 a guadagnare, nei top 20 si diventa ricchi, nei top 5, ricchissimi: questo vale per tutti i giocatori del mondo, ma altre federazioni sostengono i propri giocatori in tutt'altra maniera.
Fuor di polemica, questo discorso fa immediatamente emergere che "quelli forti" nel tennis sono 100 in tutto il mondo, e, inoltre, quelli conosciuti dai più sono molti meno: una decina, di media, da coloro i quali mi pongono questa domanda.
Evidentemente allora la domanda è: perchè da un po' di tempo non vediamo un giocatore italiano nei top ten?
Evidentemente non è molto facile arrivare nei primi 10 del mondo in qualsiasi cosa, che sia in capacità di cucire, giocare a PES o vendere un libro.
Di italiani forti ce ne sono, e molti, ma i top ten non si creano, capitano; basti pensare a Federer che è svizzero, a Nadal che è maiorchino, Djokovic serbo, Davydenko russo: insomma non è dai top ten che si giudica una nazione nel tennis, ma, per esempio dal numero di giocatori che ha nei primi 100.
Non bisogna mai dimenticare che abbiamo sempre il mondo come riferimento...
Questo è un momento piuttosto positivo per il tennis italiano: in particolare grazie a due giocatori, Seppi e Bolelli, rispettivamente classe '84 e '85 che stanno salendo in classifica e sono reduci da un ottimo Wimbledon: entrambi sono usciti al terzo turno, ma il primo sconfitto da Marat Safin (di cui ho parlato due post fa), in quattro set combattutissimi (7-6 3-6 7-6 6-4); il secondo battuto da Lleyton Hewitt, australiano ex numero 1 ed ex vincitore di Wimbledon, ma dopo aver battuto nel secondo turno Fernando Gonzales, numero 15 del mondo.
Nei primi 100 della classifica pre-Wimbledon, oltre a Seppi (n.30) e a Bolelli (n.46) troviamo anche Starace (n.57) e Fognini (n.86, ma classe '87!).
Subito fuori dai top 100 Volandri e Cipolla, rispettivamente al n.120 e n.130.
Quindi, seppur senza lesinare critiche alla federazione e al sistema sociale Italia, dove scuola e sport sono considerati nemici invece che alleati nella crescita personale di un individuo, la situazione non è così male: gli italiani forti ci sono, da qualche tempo non c'è un fenomeno, ma quelli mica si possono creare, fenomeni si nasce...
Desidero quest'oggi puntualizzare alcune premesse che rendono mal posta la questione.
In un post precedente ho avuto il piacere di raccontare l'ascesa ideale di un tennista fino ai vertici: una delle conseguenze del discorso potrebbe essere che nel tennis basta semplicemente vincere. Non ci sono questioni di mercato, osservatori che ti debbano notare o allenatori che ti debbano "vedere": tu vai in campo e vinci, e se non perdi più, diventi il numero 1 al mondo.
Ovviamente questa idea, pur nel suo fascino, è miope nella realtà, perchè il tennista già forte a livello nazionale deve darsi completamente al tennis, allenamenti tutti i giorni e viaggi per il mondo, e il tutto a spese sue, essendo i finanziamenti della FIT, Federazione Italiana Tennis, insufficienti quando non ridicoli. Quindi in effetti non basta vincere, bisogna aver anche il denaro per poter giocare in giro per il mondo, almeno finchè si riesca non a guadagnare, ma almeno a rimanere in pari: ho conosciuto un ragazzo e una ragazza che sono stati 380 al mondo che hanno lasciato perchè non ci stavano più dentro con i soldi; chissà, magari, avevano raggiunto anche il loro limite massimo, certo è che pensare che il 380esimo giocatore al mondo non guadagni abbastanza per continuare a giocare, in un'Italia in cui in serie D di calcio è possibile -non è certo la norma, ma accade- guadagnare 70.000 euro l'anno, fa mangiare le mani al tennista.
D'altra parte, inutile lamentarsi, il calcio è stato eletto sport più bello del mondo, in Italia ancor più, e così sia, sebbene accade a tutti, dall'operaio all'imprenditore, di sorprendersi di quanti soldi guadagnino coloro che fanno anche il lavoro più divertente: ed è normale appaia ingiusto, e anche un po' folle. Ma questo è un altro discorso. Per quanto ne so, nel tennis, invece, dai 200 in su si inizia a sopravvivere, nei top 100 a guadagnare, nei top 20 si diventa ricchi, nei top 5, ricchissimi: questo vale per tutti i giocatori del mondo, ma altre federazioni sostengono i propri giocatori in tutt'altra maniera.
Fuor di polemica, questo discorso fa immediatamente emergere che "quelli forti" nel tennis sono 100 in tutto il mondo, e, inoltre, quelli conosciuti dai più sono molti meno: una decina, di media, da coloro i quali mi pongono questa domanda.
Evidentemente allora la domanda è: perchè da un po' di tempo non vediamo un giocatore italiano nei top ten?
Evidentemente non è molto facile arrivare nei primi 10 del mondo in qualsiasi cosa, che sia in capacità di cucire, giocare a PES o vendere un libro.
Di italiani forti ce ne sono, e molti, ma i top ten non si creano, capitano; basti pensare a Federer che è svizzero, a Nadal che è maiorchino, Djokovic serbo, Davydenko russo: insomma non è dai top ten che si giudica una nazione nel tennis, ma, per esempio dal numero di giocatori che ha nei primi 100.
Non bisogna mai dimenticare che abbiamo sempre il mondo come riferimento...
Questo è un momento piuttosto positivo per il tennis italiano: in particolare grazie a due giocatori, Seppi e Bolelli, rispettivamente classe '84 e '85 che stanno salendo in classifica e sono reduci da un ottimo Wimbledon: entrambi sono usciti al terzo turno, ma il primo sconfitto da Marat Safin (di cui ho parlato due post fa), in quattro set combattutissimi (7-6 3-6 7-6 6-4); il secondo battuto da Lleyton Hewitt, australiano ex numero 1 ed ex vincitore di Wimbledon, ma dopo aver battuto nel secondo turno Fernando Gonzales, numero 15 del mondo.
Nei primi 100 della classifica pre-Wimbledon, oltre a Seppi (n.30) e a Bolelli (n.46) troviamo anche Starace (n.57) e Fognini (n.86, ma classe '87!).
Subito fuori dai top 100 Volandri e Cipolla, rispettivamente al n.120 e n.130.
Quindi, seppur senza lesinare critiche alla federazione e al sistema sociale Italia, dove scuola e sport sono considerati nemici invece che alleati nella crescita personale di un individuo, la situazione non è così male: gli italiani forti ci sono, da qualche tempo non c'è un fenomeno, ma quelli mica si possono creare, fenomeni si nasce...
venerdì 27 giugno 2008
Ernests Gulbis: tra i top ten nel 2009
Oggi una breve segnalazione.
Il lettone Ernests Gulbis, classe 88, ha giocato ieri a Wimbledon una splendida partita contro il favorito Rafael Nadal, strappandogli il primo set e portandolo al tie break nel terzo.
Fondamentali molto forti, gesti eleganti, tocco di palla: grandissimo talento.
Giocatore davvero notevole, impressionante.
Dall'anno prossimo credo proprio che lo vedremo protagonista nel tennis che conta, ed è uno delle probabili prossime entrate nei top ten: e non mi stupirei se si rivelasse qualcosa di più...
Il lettone Ernests Gulbis, classe 88, ha giocato ieri a Wimbledon una splendida partita contro il favorito Rafael Nadal, strappandogli il primo set e portandolo al tie break nel terzo.
Fondamentali molto forti, gesti eleganti, tocco di palla: grandissimo talento.
Giocatore davvero notevole, impressionante.
Dall'anno prossimo credo proprio che lo vedremo protagonista nel tennis che conta, ed è uno delle probabili prossime entrate nei top ten: e non mi stupirei se si rivelasse qualcosa di più...
mercoledì 25 giugno 2008
Marat Safin, il genio del tennis
A Wimbledon abbiamo avuto le prime sorprese: Davydenko, numero 4 al mondo, eliminato in 3 set da Becker, fuori dai primi 100 in classifica (omonimo del celebre campione tedesco che detiene il record di più giovane vincitore di Wimbledon nella storia): d'altra parte, il russo è arrivato sull'erba senza essersi allenato su questa superficie, giocando anche settimana scorsa sulla terra rossa. Oggi la più grande e a me graditissima sorpresa è arrivata da un altro russo: Marat Safin ha eliminato il numero 3 del mondo Novak Djokovic. Sono entusiasta non certo per la disfatta in 3 set del buon "Nole", classe 87 e ancora molto da dare: ma per la vittoria di colui che è indubbiamente il più grande idolo tennistico della mia vita.
Classe '80, ex numero 1 del mondo e vincitore di 2 grandi slam, il russo è l'emblema del "genio e seregolatezza"; ecco un piccolo riassuntino dei momenti cardine della sua carriera by wikipedia.
"Ottiene il suo primo titolo del Grande Slam nel 2000 allo US Open a soli vent'anni, sconfiggendo nettamente il quattro volte vincitore Pete Sampras. Nello stesso anno Marat è numero 1 al mondo per 9 settimane. A tutti gli esperti questo sembra il momento della consacrazione definitiva: si prevede che il ragazzo russo dominerà il tennis per molti anni a venire. Queste previsioni si rivelano però troppo rosee: nonostante il suo grandissimo talento, la mancanza di concentrazione in partita e il poco impegno profuso negli allenamenti fanno sì che i risultati successivi di Safin siano piuttosto deludenti. A questo si aggiunge un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dai campi di gioco per la quasi totalità della stagione 2003 e che comunque gli rende difficile trovare una condizione fisica ottimale. Marat deve attendere il 2005, in Australia, per vincere di nuovo un torneo del Grande Slam: sconfigge in finale il beniamino di casa Lleyton Hewitt.
La partita di quel torneo che viene maggiormente ricordata non è però la finale, ma l'epica semifinale che Safin gioca contro Roger Federer. Il russo vince al quinto set, dopo aver annullato una palla del match, e pone così fine alla striscia di 26 vittorie consecutive contro giocatori classificati fra i primi 10 del mondo del campione svizzero".
Quella partita è tra l'altro indiscutibilmente la partita più bella che io abbia mai visto: come accade adesso nella partite tra Federer e Nadal, è stata una partita in cui il livello di gioco si è alzato a tal punto che nessun altro avrebbe potuto reggere: il più classico degli scontri tra titani.
Se Federer è la bellezza, equilibrata e indiscutibile, Safin è il genio romantico, dai momenti assoluti ma dalla inevitabile discontinuità.
Anche nella vita, l'uno con la fidanzata fissa e senza mai momenti di ira fuori dalle righe, l'altro dalle innumerevoli ragazze strafighe (tanto da arrivare a coniare il termine "safinette") e che una partita sì e l'altra pure spacca racchette distruggendole per terra.
A proposito di racchetta: entrambe usata dai due fenomeni sono molto vicine all'inutilizzabilità, sebbene numerosissimi amatori o piccoli agonisti si cimentino nell'impresa di usarle. Parlo naturalmente della pesantissima Wilson di Roger e della rigidissima Head Prestige di Marat.
Federer sta facendo il conto con la storia, entrando nell'olimpo del tennis: Safin è troppo umano, ma se per uno c'è il più grande rispetto, la stima e l'inchino, l'amore e l'empatia sono tutti per il pazzo russo, che nei grandi scontri torna dare il massimo raggiungendo exploit impossibili ai più.
Magari al prossimo turno per de con Seppi, '84 italino numero 30 in grande ascesa: vedremo, mArat può vincere e perdere da chiunque.
Piuttosto che Federer-Nadal, sfida qualità-quantità, mi sarebbe piaciuto che il leit motiv di questi anni fosse stato Federer-Safin, razionalità-irrazionalità, scienza-arte. Chissà che non si incontrino in semifinale: nel tempio del tennis sarebbe uno spettacolo semplicemente straordinario.
Classe '80, ex numero 1 del mondo e vincitore di 2 grandi slam, il russo è l'emblema del "genio e seregolatezza"; ecco un piccolo riassuntino dei momenti cardine della sua carriera by wikipedia.
"Ottiene il suo primo titolo del Grande Slam nel 2000 allo US Open a soli vent'anni, sconfiggendo nettamente il quattro volte vincitore Pete Sampras. Nello stesso anno Marat è numero 1 al mondo per 9 settimane. A tutti gli esperti questo sembra il momento della consacrazione definitiva: si prevede che il ragazzo russo dominerà il tennis per molti anni a venire. Queste previsioni si rivelano però troppo rosee: nonostante il suo grandissimo talento, la mancanza di concentrazione in partita e il poco impegno profuso negli allenamenti fanno sì che i risultati successivi di Safin siano piuttosto deludenti. A questo si aggiunge un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dai campi di gioco per la quasi totalità della stagione 2003 e che comunque gli rende difficile trovare una condizione fisica ottimale. Marat deve attendere il 2005, in Australia, per vincere di nuovo un torneo del Grande Slam: sconfigge in finale il beniamino di casa Lleyton Hewitt.
La partita di quel torneo che viene maggiormente ricordata non è però la finale, ma l'epica semifinale che Safin gioca contro Roger Federer. Il russo vince al quinto set, dopo aver annullato una palla del match, e pone così fine alla striscia di 26 vittorie consecutive contro giocatori classificati fra i primi 10 del mondo del campione svizzero".
Quella partita è tra l'altro indiscutibilmente la partita più bella che io abbia mai visto: come accade adesso nella partite tra Federer e Nadal, è stata una partita in cui il livello di gioco si è alzato a tal punto che nessun altro avrebbe potuto reggere: il più classico degli scontri tra titani.
Se Federer è la bellezza, equilibrata e indiscutibile, Safin è il genio romantico, dai momenti assoluti ma dalla inevitabile discontinuità.
Anche nella vita, l'uno con la fidanzata fissa e senza mai momenti di ira fuori dalle righe, l'altro dalle innumerevoli ragazze strafighe (tanto da arrivare a coniare il termine "safinette") e che una partita sì e l'altra pure spacca racchette distruggendole per terra.
A proposito di racchetta: entrambe usata dai due fenomeni sono molto vicine all'inutilizzabilità, sebbene numerosissimi amatori o piccoli agonisti si cimentino nell'impresa di usarle. Parlo naturalmente della pesantissima Wilson di Roger e della rigidissima Head Prestige di Marat.
Federer sta facendo il conto con la storia, entrando nell'olimpo del tennis: Safin è troppo umano, ma se per uno c'è il più grande rispetto, la stima e l'inchino, l'amore e l'empatia sono tutti per il pazzo russo, che nei grandi scontri torna dare il massimo raggiungendo exploit impossibili ai più.
Magari al prossimo turno per de con Seppi, '84 italino numero 30 in grande ascesa: vedremo, mArat può vincere e perdere da chiunque.
Piuttosto che Federer-Nadal, sfida qualità-quantità, mi sarebbe piaciuto che il leit motiv di questi anni fosse stato Federer-Safin, razionalità-irrazionalità, scienza-arte. Chissà che non si incontrino in semifinale: nel tempio del tennis sarebbe uno spettacolo semplicemente straordinario.
lunedì 23 giugno 2008
I campioni del mondo non saranno campioni d'Europa
Grazie lo stesso: Italia fuori dall'europeo, ma con onore, combattendo.
Ci riproveremo nel 2012, in Polonia e Ucraina (la candidatura dell'Italia inizialmente favorita è stata poi superata).
Ieri sera la Spagna ha giocato di più, noi ci siamo difesi molto bene.
La novità sta nel fatto che la Spagna ha sempre il suo gioco pieno di passaggi, ma non ha una difesa scarsa. La partita è combattuta, si va ai supplementari e poi ai rigori a reti inviolate.
Ai rigori si sa, è una lotteria, ma mi preme sottolineare un errore evitabile:il rigore di Di Natale. Fin da quando è stato a terra per fermare l'azione della Spagna ha dimostrato la sua paura, con quell'atto diffuso quanto fastidioso, sleale e disonorevole malcostume. Da quel momento è stato fischiato ad ogni palla che toccava, e non si è "caricato" coi fischi, come un Materazzi qualsiasi per esempio: si è fatto condizionare, cercando tiri velleitari tipo "adesso vi faccio vedere io", ma senza determinazione, da animale ferito.
In questa condizione emotiva facilmente ravvisabile al televisore, dunque ancor più dalla panchina, era chiaro non dovesse tirare il rigore: questo non è un commento postumo, o meglio, non solo, è una conferma di ciò che ho dichiarato prima del rigore stesso. Anche su quello di De Rossi ho avuto molta paura, memore di Manchester: in verità però ha tirato un bel rigore, ben parato.
Non quella ciofeca lenta e centrale che il buon Antonio ha passato al portiere, nel momento in cui davvero poteva esserci una svolta a nostro favore dopo la parata di Buffon.
Marcello Lippi, interrogato sui calci di rigore prima dell'Europeo raccontò di aver giocato nella sua carriera di allenatore 3 finali ai calci di rigore: 2 vittorie e una sconfitta. Fece due considerazioni: la prima, che le volte che ha vinto tutti i giocatori volevano tirare, mentre in quella persa non voleva tirare nessuno; la seconda, che dopo l'esperienza maturate, considerava importante non lasciare per ultimi i rigoristi più bravi, perchè troppo spesso rischiano di non tirare neanche: Alex Del Piero, infatti non tirò l'ultimo rigore ormai inutile nella finale che Lippi ha perso col Milan, e lo mise, dunque, terzo nel mondiale che abbiamo vinto 2 anni fa.
Ieri non so com'era l'umore generale prima dei calci di rigore, ma certo la scelta di Del Piero ultimo rigorista si è rivelata sbagliata.
Il mio pensiero, quindi, lo sottolineo va all'errore evitabile: perchè quando la Francia perde la finale mondiale con un rigore che colpisce la traversa e rimbalza in verticale ma fuori dalla linea della porta, è stata sfiga, pazienza, sarà stato il segno zodiacale di Trezeguet (a conferma delle idee di Domeneck che ha avuto così buon gioco a lasciarlo a casa, uscendo fresco fresco dal girone con 2 sconfitte e una pareggio); ma quando si manda al macello un giocatore emotivamente instabile a tirare e questo tira quello schifo di rigore, l'allenatore ha sbagliato.
A meno che, per troppa bontà, non si volesse far vincere la Spagna, e allora regalargli la semifinale con quel rigore:
ce lo si può anche aspettare,
dalla coppia "DonaDoni-Di Natale"...
Ci riproveremo nel 2012, in Polonia e Ucraina (la candidatura dell'Italia inizialmente favorita è stata poi superata).
Ieri sera la Spagna ha giocato di più, noi ci siamo difesi molto bene.
La novità sta nel fatto che la Spagna ha sempre il suo gioco pieno di passaggi, ma non ha una difesa scarsa. La partita è combattuta, si va ai supplementari e poi ai rigori a reti inviolate.
Ai rigori si sa, è una lotteria, ma mi preme sottolineare un errore evitabile:il rigore di Di Natale. Fin da quando è stato a terra per fermare l'azione della Spagna ha dimostrato la sua paura, con quell'atto diffuso quanto fastidioso, sleale e disonorevole malcostume. Da quel momento è stato fischiato ad ogni palla che toccava, e non si è "caricato" coi fischi, come un Materazzi qualsiasi per esempio: si è fatto condizionare, cercando tiri velleitari tipo "adesso vi faccio vedere io", ma senza determinazione, da animale ferito.
In questa condizione emotiva facilmente ravvisabile al televisore, dunque ancor più dalla panchina, era chiaro non dovesse tirare il rigore: questo non è un commento postumo, o meglio, non solo, è una conferma di ciò che ho dichiarato prima del rigore stesso. Anche su quello di De Rossi ho avuto molta paura, memore di Manchester: in verità però ha tirato un bel rigore, ben parato.
Non quella ciofeca lenta e centrale che il buon Antonio ha passato al portiere, nel momento in cui davvero poteva esserci una svolta a nostro favore dopo la parata di Buffon.
Marcello Lippi, interrogato sui calci di rigore prima dell'Europeo raccontò di aver giocato nella sua carriera di allenatore 3 finali ai calci di rigore: 2 vittorie e una sconfitta. Fece due considerazioni: la prima, che le volte che ha vinto tutti i giocatori volevano tirare, mentre in quella persa non voleva tirare nessuno; la seconda, che dopo l'esperienza maturate, considerava importante non lasciare per ultimi i rigoristi più bravi, perchè troppo spesso rischiano di non tirare neanche: Alex Del Piero, infatti non tirò l'ultimo rigore ormai inutile nella finale che Lippi ha perso col Milan, e lo mise, dunque, terzo nel mondiale che abbiamo vinto 2 anni fa.
Ieri non so com'era l'umore generale prima dei calci di rigore, ma certo la scelta di Del Piero ultimo rigorista si è rivelata sbagliata.
Il mio pensiero, quindi, lo sottolineo va all'errore evitabile: perchè quando la Francia perde la finale mondiale con un rigore che colpisce la traversa e rimbalza in verticale ma fuori dalla linea della porta, è stata sfiga, pazienza, sarà stato il segno zodiacale di Trezeguet (a conferma delle idee di Domeneck che ha avuto così buon gioco a lasciarlo a casa, uscendo fresco fresco dal girone con 2 sconfitte e una pareggio); ma quando si manda al macello un giocatore emotivamente instabile a tirare e questo tira quello schifo di rigore, l'allenatore ha sbagliato.
A meno che, per troppa bontà, non si volesse far vincere la Spagna, e allora regalargli la semifinale con quel rigore:
ce lo si può anche aspettare,
dalla coppia "DonaDoni-Di Natale"...
venerdì 20 giugno 2008
Fratello
Alter ego:
un altro me,
ma diverso,
un risultato nuovo della stessa somma:
perché la vita
non è semplice matematica,
e se non cambi gli addendi,
eppure,
cambia il risultato.
L'amore fraterno è preso ad esempio
come amore verso il prossimo:
"sei come un fratello"
ad un amico,
niente di più
dire si può.
L'amore tra genitori e figli
è nettamente verticale;
l'amore
per la persona amata
è venato di sessualità:
diagonale;
l'amore per l'amico
ha in sè
interessi
esperienze
idee
comuni:
orizzontale tratteggiato;
l'amore fraterno è
puro
innato
orizzontale.
"Siate tutti fratelli"
L'acqua più limpida
pura e miracolosa
non ha effetti
se non bevuta:
amate.
un altro me,
ma diverso,
un risultato nuovo della stessa somma:
perché la vita
non è semplice matematica,
e se non cambi gli addendi,
eppure,
cambia il risultato.
L'amore fraterno è preso ad esempio
come amore verso il prossimo:
"sei come un fratello"
ad un amico,
niente di più
dire si può.
L'amore tra genitori e figli
è nettamente verticale;
l'amore
per la persona amata
è venato di sessualità:
diagonale;
l'amore per l'amico
ha in sè
interessi
esperienze
idee
comuni:
orizzontale tratteggiato;
l'amore fraterno è
puro
innato
orizzontale.
"Siate tutti fratelli"
L'acqua più limpida
pura e miracolosa
non ha effetti
se non bevuta:
amate.
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