domenica 8 giugno 2008

Al Blue Note di Milano



Il locale è blu, bluette.
L'atmosfera è...
C'è.
Quell'atmosfera dalle luce soffuse ma non volgare, tutt'altro:
d'elite, e all'inizio sento un po' d'ossequioso disagio.
Ci sediamo, un po' spaesati, il concerto è inizato da poco: sul palchetto del locale, questa sera, Jonas Kullhammar Kvartett.
Un quartetto degli strumenti tipici del jazz: pianoforte a coda, contrabbasso, batteria e poi lui, Jonas (nella foto), col sassofono.
Un gruppo svedese per la prima volta in Italia, e io lì, per la prima volta al Blue Note di Milano, un po' per caso, un po' finalmente.
Giudicare musicalmente loro, non mi compete: di certo mi sono divertito, e come supponevo, sentire musica dal vivo, seduto e sorseggiante, fa proprio per me. Avevo un'idea dal jazz che a avuto conferma: improvvisazione tra note corte e un po' pazze, musica dell'anima umana, coi suoi sussulti e le sue inspiegabili variazioni, lunatica e continuamente imprevedibile. Effettivamente sembra vestirmi addosso bene, ma chissà, io mi lascio sempre passionalmnte prendere da ciò che accade, e musicalmente ho un gran desiderio di esplorare i vari generi: solo allore, forse, ne designerò il preferito; molto più probabilmente li amerò tutti, in ognuno qualcosa...

La musica trasportava, da una parte all'altra dell'anima, dalle sfiatate ironiche e pernacchiose al suono profondo, caldo e denso del sassofono che malinconicamente spiega più di qualsiasi parola il significato di BLUE, in inglese, quella commistione di colore e sensazione e tempo, che sfiora corde sempre in noi, raramente suonate.

La fisicità della musica mi ha impressionato, la fatica, di fiato, di braccia o di dita, ma insomma di corpo, che la differenzia da una poesia, in cui la fatica è mentale e magari la sofferenza è fisica. Il giovane ragazzo con il contrabbasso tirava le corde dure quasi a staccarle dallo strumento, in un rapporto d'amore tenero e poi subito sessuale, vigoroso, cogli occhi chiusi in una danza impetuosa, in una trance incontrollabile.
Il sassofonista alternava, in un international Englkish -che mi ha fatto molto piacere capire totalmente, ci si sente così cittadini del mondo!- alle canzoni qualche battutina ironica, ripetendo forse a esaltare ancor più il proprio essere nicchia, le formule tipiche dei cantanti -thank you Milan, the best city of the world- con un sorriso ironico, col piacere di mostrarsi al di sopra: simpatico tuttavia.
Poi, poi riprendeva con quelle sonorità gravi che non danno però il tempo ad una lacrima, perchè subito infartate da un frenetico alternarsi di suoni.

Trasportato nell'iperuranio della musica, altro da me e dal terreno,
un'esperienza mistica.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

gran bella foto! l'hai fatta tu?? ^_^
ciao Vale

Autore ha detto...

Sfortunatamente no... L'ho trovata sul sito ufficiale del gruppo

http://www.kullhammar.com/

Ciao ciao, grazie della fiducia!

Anonimo ha detto...

Dalle parole si coglie l'atmosfera magica che hai respirato...mi hai ingolosito, non vedo l'ora di andarci...di sentire le pernacchie e martelletti del pianoforte a coda...

Sophie Levy