venerdì 14 novembre 2008

Dalla Primavera all'Autunno, sempre "al cinema": JUNO

Era aprile: avevamo iniziato la nostra prima esperienza di cineforum, proiettato il primo film, Centochiodi, e ci accingevamo a proiettare il secondo, Le vite degli altri: nel frattempo, però, io continuavo a seguire le nuove uscite. Grande attesa per Juno, il film che sembrava aver ricevuto il testimone dalla mano di Little Miss Sunshine: quello della commedia intelligente e divertente, bella perchè ben fatta, premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Nonostante l'aspettativa, il film mi convinse a pieno: dico nonostante, perchè un aspettativa alta è spesso anticamera della delusione.
Prima di rimandarvi al post in questione, l'unica precisazione che mi sento di fare è riguardo al titolo: Juno, onis. Era una sottolineatura dell'ovvio rimando latino del titolo del film nonchè nome della protagonista; Juno è in latino Giunone: la divinità romana del parto moglie di Giove, che fu gradualmente sovrapposta alla greca Era (moglie di Zeus). Il riferimento è obbligato, direi anche ovvio: ma capita spesso che non ci si fermi neppure un attimo a riflettere sui nomi, che invece, nelle opere d'arti, non sono mai casuali.
Oggi venerdì 14 novembre questo film viene proiettato a Bellusco: in un altro venerdì di 7 mesi fa lo commentai così.

domenica 9 novembre 2008

CASTORONI PIAGNUCOLOSI: sulla disillusione

Giocando a tennis, mi è capitato di vincere delle coppe: non così tante nè importanti quanto avrei voluto e forse potuto, ma qualcheduna sì. Un giorno, giocherellando con una di queste tra le mani, mi sono imbattuto nella vite e nel bullone sotto la base che tengono saldo il tutto. A quel punto, inevitabilmente, l'ho smollato e l'ho smontata.
Quanta desolazione a vedere i pezzi sulla scrivania!
Cioè, non è che proprio mi struggessi.
Però avevo distrutto la sacralità dell'oggetto, che si era mostrato in tutta la sua cosezza, il suo essere cosa.
In quel momento ho compreso che quando capisco com'è fatta una cosa, quella mi diventa più brutta, e insignificante; non è una legge universale, è una legge per me. Quando gli astronauti sono andati sulla luna, a confermare quant'essa sia un sasso rotondo bucherellato e nemmeno luminoso, essa ha perso definitivamente la sua aura di occhiodiddio. Spiegando la natura, come è fatta, come è costruita, ogni cosa diviene una somma di ingranaggi ben oliati, anzi perfettamente oliati, atti al miglior funzionamento possibile.
L'anima non è certamente nel cuore, eventualmente nel cervello;
le emozioni sono una risposta ad uno stimolo;
i sogni: manifestazioni, sfoghi oppure soddisfazione di bisogni inconsci.
(Perdonatemi o correggetemi riguardo a queste banalizzate pillole di scienza o psicologia: sono solo esempi esplicativi del concetto).
L'amore poi non è certo un ritrovamento dell'altra metà della mela: andava bene nei paesucoli, ma ormai siamo cittadini del mondo, se da ogni parte del globo è raggiungibile un'altra in un giorno (almeno teoricamente). Finchè la metà mela era una su cento, con un po' di fede, ci si poteva anche credere: quando è una su sei miliardi (non su tre, perchè anche l'omosessualità non è altro che un ulteriore possibilità) inizia a essere difficile. Così, anche l'ultima dolce magia infantile svanisce in un razionale adattamento ad un'altra persona che è un pezzo di puzzle che va bene con me, o almeno con un mio lato (e noi di lati mica ne abbiamo solo tre o quattro): già lì uno è soddisfatto.
Con queste sensazioni, dopo il liceo scientifico ho scansato ogni ipotesi di studiare il sapere scientifico, che mi appariva inevitabilmente parziale, e mi sono lanciato nell'ambito umanistico. Quello tecnico non l'ho neppure preso in considerazione, perchè l'obiettivo era la realizzazione piena della mia natura umana, e l'uomo si distingue dall'animale quantitativamente nella tecnica, molto più complessa, e qualitativamente nella scienza e nell'arte. Gli ingegneri mi sono sempre parsi dei castori cogli occhiali alle prese con dighe sempre più funzionali.
Quindi sono andato nell'ambito umanistico e artistico ma che cosa ho trovato? Molte discipline sono trattate scientificamente: la stessa filosofia sempre più specializzata e settoriale non è altro che una scienza del pensiero, scienza del linguaggio, scienza dell'arte, scienza della scienza; la letteratura una summa di opinioni autorevoli riguardanti la letteratura stessa o l'oggetto artistico: il quale, ben lungi dall'essere libera espressione istintiva e un po' folle di un proprio io nascosto, magico e un po' divino, è il più delle volte costruzione scientifica della cosa artistica, in cui i colori e le forme sono gli ingranaggi che la fanno funzionare.
Ecco l'ultima disillusione: la magia dell'arte, null'altro che montare i lego e guardare cosa ne viene fuori; almeno da bambini avevamo il buon senso di distruggerlo poi.
Quella scintilla d'eternità (Benigni ricordava...) insita nell'uomo, che lo rende anello tra animale e Dio, anche quella, s'è spenta: non possiamo più crederci.
Scusate ingegneri, mi sbagliavo, non siete dei castori SOLO VOI: lo siamo tutti, voi che costruite nidi dove abitare, quelli di scienza che montano medicine per curarsi, e infine gli umanisti, a metter insieme pezzi per stimolare le emozioni.
Solo che mentre i costruttori tecnici hanno l'orgoglio dell'utilità, e quelli scientifici lo slancio della curiosità e della scoperta, gli artisti, pittori scultori scrittori
subiscono il bisogno del lamento e sentono il diritto da dar voce alle miserie umane:
non siamo altro che
CASTORONI INERMI E PIAGNUCOLOSI, e guardiamo gli altri dall'alto
alimentando le acque del torrente con le nostre lacrime, così almeno serviranno le dighe.

EPPURE!

Capire la coppa ne toglie la sacralità ma non il valore di un obiettivo conquistato,
l'amore universale è ciò a cui tendere e una compagna per la vita è una simbiosi bellissima;
qualcosa in alcune opere artistiche rimane difficilmente catalogabile nell'umano, e la musica, quella pare proprio toccare le corde dell'infinito...
Poi c'è il sorriso: e quello me lo possono spiegare in mille modi, sia che muscoli si utilizzano e che stimoli sono ricevuti dal cervello per produrlo, eppure si sente qualcosa in più...
Le nostre spiegazioni sono sempre così incomplete, che alle volte L'urlo di Munch mostra l'angoscia molto più che un trattato esplicativo.
Rimontata la coppa, l'ho rimessa lì: non sarà mai più un'inarrivabile miraggio luccicante, ma rimane un semplice ricordo che si può anche vincere, che una meta è raggiungibile;
è qualcosa,
meglio di niente.

venerdì 7 novembre 2008

"Autunno al cinema" al via: Little Miss Sunshine

Avrei potuto scrivere una nuova introduzione, forse avrei dovuto. Eppure l'altra volta mi sono reso conto di ripetere a voce le stesse cose scritte: e questo non aiutava la mia già emozionata presentazione. Stesso discorso riguardo alla scheda del film. La prossima volta potrei astenermi dal parlare e lasciare il tutto allo scritto: vedremo.
Ho invece ripubblicato l'introduzione al cineforum di Aprile, depurata da ogni riferimento contingente (cioè una strofa o paragrafo): presenta per bene l'idea di cinema d'autore e di arte figlia dell'artista (la trovate qui).

Detto questo, qui sul blog tuttavia qualcosa posso anticiparla:
per invogliare qualcuno a venire,
per risarcire chi non potrà presenziare.

Oggi si ricomincia:
l'idea è sempre quella di dare visibilità a film molto recenti che seppur ben fatti non hanno avuto la dovuta sponsorizzazione o lo spazio che avrebbero meritato; guidare intelletti alla ricerca di stimoli nei meandri della produzione cinematografica, senza cadere nella scelta di prodotti troppo sofisticati poco fruibili dai meno esteticamente addestrati.

A favore di ciò, questa volta sfatiamo il luogo comune della bellezza gemellata con la tragicità: se per gli studiosi è una divisione dimenticata, nel pensare e credere comune resti della categorica giustezza del pensiero greco sono presenti, eccome.
Mi spiego meglio.
Tre dei quattro film proposti sono commedie:
è mio desiderio mostrare che è possibile creare ottimi film, con sceneggiature interessanti e spunti di riflessione, senza per forza cadere nella lentezza, nella tristezza, nella depressione, nel grigiore, nel fermo immagine interminabile; perché quello che il cinefilo riesce ad apprezzare dopo anni di addestramento estetico, rimane illeggibile e non godibile dal profano, che al cinema chiede innanzitutto divertimento: ricco e intelligente si può.

Il film di oggi:
LITTLE MISS SUNSHINE

Non ha un cast d'eccezione
non ha effetti speciali sorprendenti
non ha una storia inimmaginabile
non ha una regia visionaria.

È un storia ben raccontata, con dei personaggi ben caratterizzati, che porta un bel messaggio con intelligenza ed ironia. L'altra faccia dell'America, quella piccola, che sa ridere del proprio mito. Ogni volta che penso a questo film mi viene spontaneo definirlo una
PERLA.

In questa pagina,
http://www.mymovies.it/recensioni/?id=44535
nella sezione "critica" trovate le recensioni dei quotidiani nazionali e internazionali, in quella "dizionari" le voci dei dizionari di cinema.

Sul cinema d'autore

"Ci sono moltissimi film,
gran parte di essi sono opere d’intrattenimento:
ci regalano una splendida serata,
risate o pianti,
attimi di paura,
oppure ci trasportano nella storia del protagonista
con la sua avventura,
i suoi obiettivi,
gli ostacoli sulla sua strada e…
il raggiungimento o meno del suo obiettivo.
Si riaccendono le luci, si esce dalla sala:
il film è finito, anche nella nostra testa.

Poi ci sono loro, le opere d’arte:
non che il confine sia sempre nettissimo,
ma in molti casi non ci sono dubbi.
Per riconoscerle, basta guardare dietro:
c’è sempre un’artista
che ha qualcosa da dirci,
che ha qualcosa da darci,
che ci propone temi su cui riflettere,
immagini che rimarranno imperiture nella nostra testa,
battute memorabili,
momenti di vera poesia.

Dacchè c’è l’uomo ci sono le storie,
e ci sono gli uomini che le sanno raccontare:
a noi
non rimane che ascoltare…"

[Tratto dalla mia introduzione al primo cineforum da me curato]

venerdì 31 ottobre 2008

WALL-E, Tropic Thunder, Vicky Cristina Barcelona: come li ho visti io

WALL-E
Ogni film della Pixar è una festa per gli occhi, per l'animo: pieni di colori, di speranza, di virtù, di bene. Wall-E rispetta le attese, bellissimo.
Gli ultimi 5 film Pixar, Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Cars, Ratatouille e Wall-E, hanno definitivamente preso il posto dei Classici Disney, che, in calando da Tarzan in poi, hanno avuto un ultimo sussulto con Il pianeta del tesoro; era il 2002, nel 2001 era uscito il bel Monster's & Co. che aveva lasciato presagire come la Pixar -sempre in collaborazione con La Walt Disney, si rimane in famiglia- fosse la casa destinata ad avere nel 2000 il ruolo della casa dei sogni: dal castello (di Neuschwanstein) alla lampada (Luxo).
[Non è un caso che la Pixar sia di un grandissimo, Steve Jobs, il boss della Apple, nonchè colui che ha inventato l'interfaccia grafica: per capirci, le icone e il mouse e ciò che ha reso il computer "user friendly". Il direttore creativo è invece John Lasseter, e sulla sua genialità rimangono pochi dubbi].
Questi film mantengono il cuore della Disney, ma l'arguzia e la tecnica della Pixar.
Il film tratta anche la problematica dell'ambiente e quella dell'obesità: questo inganna qualche spettatore che ho sentito dire "i bambini non capiranno".
Questa reazione più che comprensibile -anche negli Incredibili ci sono frasi come "finchè non sono diventato una minaccia non vi siete interessati a me" e in un momento di guerra in Afghanistan e in Iraq per "portare la democrazia" era una strizzata d'occhio all'adulto- trova le sue radici nella cultura occidentale, dove "cartone animato" è sempre stato gemellato con "bambini": in Oriente non è così, per esempio. Così, quando un cartoon parla anche agli adulti, la reazione è: i bambini non capiranno. In verità il progresso della Pixar è stato creare dei prodotti che pur continuando a far sognare i bambini, che le cose essenziali capiscono eccome e le vivono anche con più forza di noi (l'amore le gag i colori gli atti d'eroismo e le emozioni), parlino anche ad un pubblico adulto: attenzione a non ingannarsi.
Buona visione!

TROPIC THUNDER
Ogni film di Ben Stiller festa per le mascelle: almeno finchè non fanno troppo male. In particolare due film sono completamente suoi, in cui oltre ad essere protagonista, è anche sceneggiatore e regista, e sono vere perle comiche: Zoolander del 2001 e Tropic Thunder, ora nelle sale. Quest'ultimo è un catalogo di sfottò verso i film di guerra amerra americani, ma anche sulla categoria attoriale; inoltre, e ne sono moto felice, non manca di mettere in ridicolo anche i trailer...
N.B. Il cosceneggiatore è Etan Cohen: da non confondere col più celebre Ethan Coen che col fratello Joel ha conquistato diversi Oscar.

VICKY CRISTINA BARCELONA
Le aspettative alte per il Woody Allen regista che ci ha regalato Match Point non bastano a giustificare la mia delusione. Diversi difetti mi portano addirittura a sconsigliarlo:
la trama è esile e banale (dopo l'introduzione della voce narrante avrei potuto scrivere la sceneggiatura);
Scarlett Johansson (Cristina) sembra lo stesso personaggio di Match Point, e in tutto il film il suo pregio più grande viene mostrato fino alla nausea: che poi è uno e doppio, cioè il suo florido seno;
Rebecca Hall (Vicky) è l'altra protagonista: in un personaggio spaventosamente stereotipato, poteva comunque fare di meglio, aggiungere qualche espresione, qualche vezzo, come ha fatto l'altra (grandissima) attrice mora del film, cioè:
Penelope Cruz che in un ruolo certo più vivace, che non significa originale naturalmente, ha degli sguardi e delle movenze che danno qualcosa in più;
Javier Bardem non è male, sebbene chiuso nell'angustissimo clichè del pittore latino libertino e un po' malinconico (ma basta!);
come se la trama piatta e i personaggi "soliti" non bastassero, il film è torturato da una voce narrante onnipresente, che spezza il ritmo del film: l'unica sua qualità è di evitarci la canzone che accompagna il tutto.
Conclusione: se volete vedere un filmetto carino con un uomo affascinante e due o tre - a seconda dei gusti- belle ragazze, andate pure a vederlo, non è mica dannoso; se cercate del godimento estetico, o un film tecnicamente ben fatto, o degli stimoli mentali, meglio lasciar perdere.

Ci vediamo venerdì prossimo alla rassegna belluschese:
non resterete delusi!

domenica 26 ottobre 2008

Scrivere e no.

Ho iniziato a scrivere qui quando proprio non ce la facevo più a resistere.
Perchè quando su ogni cosa rifletti,
quando per ogni domanda rispondi con la serietà e l'impegno di uno scienziato,
con la lunghezza e le delicate conclusioni di un saggio,
- perchè ormai hai capito quanto è facile contraddirsi,
e per la testa ronza anche quel dubbio di incomunicabilità cronica tra vari esseri umani, tra anime distinte-
quando il telefono si fa rovente dopo le tre chiamate consecutive
per esprimere la tua nuova idea
il tuo originale punto di vista
la tua ultima scoperta
e pesi sul prossimo che magari in quel momento non ha
la testa la voglia l'umore
di ascoltarti -ma perchè ti è amico o qualcosa di più, ti ascolta comunque-
quando poi hai ripetuto il concetto più volte così da averlo appreso, assimilato
e di colpo perde il tuo interesse
eppure
pensi che avrebbe potuto dare di più
e che meritava di rimanere:
allora,
SCRIVI.

Ho dunque scoperto che tutto quello che perde lo scritto:
le tue espressioni
il tuo gesticolare
ma soprattutto i tuoi occhi
e la passione che sprizza furiosa;
tutto quello per cui non lo usavo,
lo scritto ti sorprende.
Con il suo ordine e i suoi "a capo",
con le parole
proprio quelle
che tu vuoi e puoi usare per esprimere al meglio il concetto,
che riscopri diverso,
e sorprendentemente
agli occhi degli altri
anche più bello:
o almeno questo ti passa.
E scopri che scrivi perchè solo quello ti dà la sensazione di completarti e di realizzarti e di attuarti
-quello e l'abbraccio caldo dell'amata-
e scrivi perchè ti piace,
che poi piaccia agli altri,
è bene fa piacere
ma non basterebbe.

Il blog diventa la memoria e la lavagna
un luogo per ricordare e prevedere
dove la mente vive
si rapporta
con te stesso tra passato e futuro,
innanzitutto.

Poi sul più bello smetti di scrivere
perchè non scrivere è così facile:
se la stima di te stesso è equilibrata
tra autostima e autodisprezzo
non hai bisogno di dimostrare alcunchè;
e allora è facile,
perchè non scrivere
è come non fare
non parlare
non costruire
non distruggere
non vivere:
basta lasciarsi vivere
senza affanni
nè scopi
nè obiettivi,
tranquilli.

Solo il rispetto
mi riporta qui,
miei più o meno casuali lettori
cresciuti con me:
venti giorni
così
mi paiono un abbandono
e allora eccomi
col mio perchè teorico
e poi
col mio perchè contingente:

tanto tennis e una tesi
colla sua noiosa scrittura compilativa
hanno aiutato.
Se poi la tesi del libro su cui stai lavorando
è che in fondo
c'è ben poco da dire
e tu sei malleabile come la plastilina
e condizionabile come l'aria in ambiente chiuso
il gioco è fatto.
O quasi,
serve anche l'eco di Wilde:

Everyone who is incapable of learning has taken to teaching.
Tutti coloro che sono incapaci di imparare si sono messi ad insegnare.


Poi ti ricordi che tu non insegni, anzi,
rifletti per imparare e se

Fatti non fummo a viver come bruti,
ma per seguire virtude e conoscenza.

Dante, Inferno, XXVI.

..allora ben ritrovati!

Mi dimentico spesso come rendermi felice,
e scrivere è sicuramente un modo,
anche quando serve a giustificare la mia innata
PIGRIZIA.

mercoledì 15 ottobre 2008

Guida

Ben arrivati,
e buona navigazione:
libera esplorazione mentale,
la forza di internet.
La totale libertà provoca d'altronde anche spaesamento, e se siete qui, significa che vi interessa una guida autorevole: ed essendo io l'autore del blog, posso donarvela.
A fianco all'url c'è un quadratino arancione, i FEED: utile strumento presente nei blog e nei siti frequentemente aggiornati; iscrivendosi, il nostro browser ci avviserà ogni volta che il blog in questione è stato aggiornato, evitando inutili controlli e perdite di tempo;
Sulla sinistra trovate i post, e lì non si deve far altro che leggere...
Sulla destra trovate, sotto il mio profilo:
ABOUT SONOSOLORAM: il perchè del titolo, il perchè del sottotitolo, e questa stessa guida;
COMMENTI RECENTI: gli ultimi commenti lasciati ai post;
IN CONTINUO AGGIORNAMENTO: 4 elenchi: di romanzi, di film, dei titoli malamente tradotti o originalmente interpretati in italiano dall'inglese (offese artistiche che tengo a rendere pubbliche, per suscitare incredulità e risata) e delle parodie di trailer interpretati da Maccio Capatonda & Company;
ETICHETTE: sono gli argomenti trattati nei post; cliccando sull'etichetta, verranno visualizzati tutti i post che trattano in maniera totale o parziale l'argomento in questione: ciambelle col buco è un'etichetta qualitativa, appiccicata ai post più riusciti;
LINKS: autorevoli e affidabili collegamenti in rete;
ARCHIVIO BLOG: l'elenco in ordine cronologico di tutti i post pubblicati su sonosoloram.

Sulla moderazione dei commenti attivata su questo blog.

Buon viaggio.