domenica 9 novembre 2008

CASTORONI PIAGNUCOLOSI: sulla disillusione

Giocando a tennis, mi è capitato di vincere delle coppe: non così tante nè importanti quanto avrei voluto e forse potuto, ma qualcheduna sì. Un giorno, giocherellando con una di queste tra le mani, mi sono imbattuto nella vite e nel bullone sotto la base che tengono saldo il tutto. A quel punto, inevitabilmente, l'ho smollato e l'ho smontata.
Quanta desolazione a vedere i pezzi sulla scrivania!
Cioè, non è che proprio mi struggessi.
Però avevo distrutto la sacralità dell'oggetto, che si era mostrato in tutta la sua cosezza, il suo essere cosa.
In quel momento ho compreso che quando capisco com'è fatta una cosa, quella mi diventa più brutta, e insignificante; non è una legge universale, è una legge per me. Quando gli astronauti sono andati sulla luna, a confermare quant'essa sia un sasso rotondo bucherellato e nemmeno luminoso, essa ha perso definitivamente la sua aura di occhiodiddio. Spiegando la natura, come è fatta, come è costruita, ogni cosa diviene una somma di ingranaggi ben oliati, anzi perfettamente oliati, atti al miglior funzionamento possibile.
L'anima non è certamente nel cuore, eventualmente nel cervello;
le emozioni sono una risposta ad uno stimolo;
i sogni: manifestazioni, sfoghi oppure soddisfazione di bisogni inconsci.
(Perdonatemi o correggetemi riguardo a queste banalizzate pillole di scienza o psicologia: sono solo esempi esplicativi del concetto).
L'amore poi non è certo un ritrovamento dell'altra metà della mela: andava bene nei paesucoli, ma ormai siamo cittadini del mondo, se da ogni parte del globo è raggiungibile un'altra in un giorno (almeno teoricamente). Finchè la metà mela era una su cento, con un po' di fede, ci si poteva anche credere: quando è una su sei miliardi (non su tre, perchè anche l'omosessualità non è altro che un ulteriore possibilità) inizia a essere difficile. Così, anche l'ultima dolce magia infantile svanisce in un razionale adattamento ad un'altra persona che è un pezzo di puzzle che va bene con me, o almeno con un mio lato (e noi di lati mica ne abbiamo solo tre o quattro): già lì uno è soddisfatto.
Con queste sensazioni, dopo il liceo scientifico ho scansato ogni ipotesi di studiare il sapere scientifico, che mi appariva inevitabilmente parziale, e mi sono lanciato nell'ambito umanistico. Quello tecnico non l'ho neppure preso in considerazione, perchè l'obiettivo era la realizzazione piena della mia natura umana, e l'uomo si distingue dall'animale quantitativamente nella tecnica, molto più complessa, e qualitativamente nella scienza e nell'arte. Gli ingegneri mi sono sempre parsi dei castori cogli occhiali alle prese con dighe sempre più funzionali.
Quindi sono andato nell'ambito umanistico e artistico ma che cosa ho trovato? Molte discipline sono trattate scientificamente: la stessa filosofia sempre più specializzata e settoriale non è altro che una scienza del pensiero, scienza del linguaggio, scienza dell'arte, scienza della scienza; la letteratura una summa di opinioni autorevoli riguardanti la letteratura stessa o l'oggetto artistico: il quale, ben lungi dall'essere libera espressione istintiva e un po' folle di un proprio io nascosto, magico e un po' divino, è il più delle volte costruzione scientifica della cosa artistica, in cui i colori e le forme sono gli ingranaggi che la fanno funzionare.
Ecco l'ultima disillusione: la magia dell'arte, null'altro che montare i lego e guardare cosa ne viene fuori; almeno da bambini avevamo il buon senso di distruggerlo poi.
Quella scintilla d'eternità (Benigni ricordava...) insita nell'uomo, che lo rende anello tra animale e Dio, anche quella, s'è spenta: non possiamo più crederci.
Scusate ingegneri, mi sbagliavo, non siete dei castori SOLO VOI: lo siamo tutti, voi che costruite nidi dove abitare, quelli di scienza che montano medicine per curarsi, e infine gli umanisti, a metter insieme pezzi per stimolare le emozioni.
Solo che mentre i costruttori tecnici hanno l'orgoglio dell'utilità, e quelli scientifici lo slancio della curiosità e della scoperta, gli artisti, pittori scultori scrittori
subiscono il bisogno del lamento e sentono il diritto da dar voce alle miserie umane:
non siamo altro che
CASTORONI INERMI E PIAGNUCOLOSI, e guardiamo gli altri dall'alto
alimentando le acque del torrente con le nostre lacrime, così almeno serviranno le dighe.

EPPURE!

Capire la coppa ne toglie la sacralità ma non il valore di un obiettivo conquistato,
l'amore universale è ciò a cui tendere e una compagna per la vita è una simbiosi bellissima;
qualcosa in alcune opere artistiche rimane difficilmente catalogabile nell'umano, e la musica, quella pare proprio toccare le corde dell'infinito...
Poi c'è il sorriso: e quello me lo possono spiegare in mille modi, sia che muscoli si utilizzano e che stimoli sono ricevuti dal cervello per produrlo, eppure si sente qualcosa in più...
Le nostre spiegazioni sono sempre così incomplete, che alle volte L'urlo di Munch mostra l'angoscia molto più che un trattato esplicativo.
Rimontata la coppa, l'ho rimessa lì: non sarà mai più un'inarrivabile miraggio luccicante, ma rimane un semplice ricordo che si può anche vincere, che una meta è raggiungibile;
è qualcosa,
meglio di niente.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Cazzo non ci avevo pensato!

Autore ha detto...

Felice di averla stupita e arricchita.