WALL-E
Ogni film della Pixar è una festa per gli occhi, per l'animo: pieni di colori, di speranza, di virtù, di bene. Wall-E rispetta le attese, bellissimo.
Gli ultimi 5 film Pixar, Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Cars, Ratatouille e Wall-E, hanno definitivamente preso il posto dei Classici Disney, che, in calando da Tarzan in poi, hanno avuto un ultimo sussulto con Il pianeta del tesoro; era il 2002, nel 2001 era uscito il bel Monster's & Co. che aveva lasciato presagire come la Pixar -sempre in collaborazione con La Walt Disney, si rimane in famiglia- fosse la casa destinata ad avere nel 2000 il ruolo della casa dei sogni: dal castello (di Neuschwanstein) alla lampada (Luxo).
[Non è un caso che la Pixar sia di un grandissimo, Steve Jobs, il boss della Apple, nonchè colui che ha inventato l'interfaccia grafica: per capirci, le icone e il mouse e ciò che ha reso il computer "user friendly". Il direttore creativo è invece John Lasseter, e sulla sua genialità rimangono pochi dubbi].
Questi film mantengono il cuore della Disney, ma l'arguzia e la tecnica della Pixar.
Il film tratta anche la problematica dell'ambiente e quella dell'obesità: questo inganna qualche spettatore che ho sentito dire "i bambini non capiranno".
Questa reazione più che comprensibile -anche negli Incredibili ci sono frasi come "finchè non sono diventato una minaccia non vi siete interessati a me" e in un momento di guerra in Afghanistan e in Iraq per "portare la democrazia" era una strizzata d'occhio all'adulto- trova le sue radici nella cultura occidentale, dove "cartone animato" è sempre stato gemellato con "bambini": in Oriente non è così, per esempio. Così, quando un cartoon parla anche agli adulti, la reazione è: i bambini non capiranno. In verità il progresso della Pixar è stato creare dei prodotti che pur continuando a far sognare i bambini, che le cose essenziali capiscono eccome e le vivono anche con più forza di noi (l'amore le gag i colori gli atti d'eroismo e le emozioni), parlino anche ad un pubblico adulto: attenzione a non ingannarsi.
Buona visione!
TROPIC THUNDER
Ogni film di Ben Stiller festa per le mascelle: almeno finchè non fanno troppo male. In particolare due film sono completamente suoi, in cui oltre ad essere protagonista, è anche sceneggiatore e regista, e sono vere perle comiche: Zoolander del 2001 e Tropic Thunder, ora nelle sale. Quest'ultimo è un catalogo di sfottò verso i film di guerra amerra americani, ma anche sulla categoria attoriale; inoltre, e ne sono moto felice, non manca di mettere in ridicolo anche i trailer...
N.B. Il cosceneggiatore è Etan Cohen: da non confondere col più celebre Ethan Coen che col fratello Joel ha conquistato diversi Oscar.
VICKY CRISTINA BARCELONA
Le aspettative alte per il Woody Allen regista che ci ha regalato Match Point non bastano a giustificare la mia delusione. Diversi difetti mi portano addirittura a sconsigliarlo:
la trama è esile e banale (dopo l'introduzione della voce narrante avrei potuto scrivere la sceneggiatura);
Scarlett Johansson (Cristina) sembra lo stesso personaggio di Match Point, e in tutto il film il suo pregio più grande viene mostrato fino alla nausea: che poi è uno e doppio, cioè il suo florido seno;
Rebecca Hall (Vicky) è l'altra protagonista: in un personaggio spaventosamente stereotipato, poteva comunque fare di meglio, aggiungere qualche espresione, qualche vezzo, come ha fatto l'altra (grandissima) attrice mora del film, cioè:
Penelope Cruz che in un ruolo certo più vivace, che non significa originale naturalmente, ha degli sguardi e delle movenze che danno qualcosa in più;
Javier Bardem non è male, sebbene chiuso nell'angustissimo clichè del pittore latino libertino e un po' malinconico (ma basta!);
come se la trama piatta e i personaggi "soliti" non bastassero, il film è torturato da una voce narrante onnipresente, che spezza il ritmo del film: l'unica sua qualità è di evitarci la canzone che accompagna il tutto.
Conclusione: se volete vedere un filmetto carino con un uomo affascinante e due o tre - a seconda dei gusti- belle ragazze, andate pure a vederlo, non è mica dannoso; se cercate del godimento estetico, o un film tecnicamente ben fatto, o degli stimoli mentali, meglio lasciar perdere.
Ci vediamo venerdì prossimo alla rassegna belluschese:
non resterete delusi!
2 commenti:
Condivido il giudizio che hai dato sul fim di Woody Alle ma vorrei aggiungere un' altra nota dolente. Mi ha infastidito la gestione dei doppiaggi:in svariati momenti i personaggi di Marie Elena e Juan Antonio parlano tra loro in spagnolo ed essendo interpretati da attori ispanici (la Cruz e Bardem)le battute in spagnolo vengono recitate dagli attori stessi, non dai doppiatori e così ci sono buschi cambiamenti di voci che contribuiscono a rendere ulteriormente tormentato il ritmo del film.
-il Sonno al Cinema-
Woody Allen
sorry
errare se non rileggi è "la norma"!
-sempre Io-
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