Questo il comunicato ufficiale dell'addio a M.
Questo il comunicato ufficiale del benvenuto a M.
Del resto è M che decide, in continua ricerca di eguagliare i risultati di suo papà M.
Parliamo di una delle due squadre di M, ma non del M.
Del triangolo Mancini-Moratti-Mourinho si parla da tempo, e se solo oggi è stata data l'ufficialità dell'arrivo del nuovo allenatore portoghese, e seppure solo giovedì l'ufficiale licenziamento di Mancini, i giornali l'hanno ufficializzato già da un bel po'. Io, però, che non ho la necessità dello scoop, posso scrivere oggi, quando tutto è ufficiale, certo, e solo adesso commentare la decisione.
Evidentemente in tanti l'hanno giudicata sbagliata, per i soldi, o perchè, semplicemente, squadra che vince non si cambia: non nego che è comprensibile, condivisibile anche, e razionale. Tuttavia, molti di più da quando Mancini è atterrato a Milano lo hanno criticato, e pochi hanno detto bravo a lui troppo presi a inginocchiarsi al fenomeno Spalletti, uno che dal canto suo ha già vinto 2 coppe Italia e una Supercoppa italiana (!) ma che non ha vinto il campionato, nèla Champions. Certo, la rosa della Roma non è quella dell'Inter, ecc.
Anche se ci sono stati anni in cui avevamo nomi ben più grandi di quelli che si sono dimostrati essere grandi giocatori solo dopo esere stati all'Inter. Io personalmente ho amato i risultati di Mancini -prima di lui il nulla per l'Inter- personalmente mi sta simpatico, come allenatore non ha soddisfatto nelle partite decisive. Basta per mandarlo a casa? Forse, forse no, però basta la sua scenetta post uscita dalla Champions, poi ritrattatta, insomma una figuracia che a tanti interisti ha ricordato la debole società inter pre calciopoli (che poi è la stessa di adesso, vedremo in futuro se è davvero più matura). Naturalmente si sa ciò che si lascia, ma non quel che si trova, e poteva essere l'inizio di un ciclo promettente: ma quando alla festa dell'Inter nessun giocatore si è avvicinato per un secondo al suo allenatore, si capiva che qualcosa si era rotto. A quel punto, bene cambiare.
Soprattutto perchè tutti si lamentano dei soldi, io no: mica sono miei, ed è così bello vedere Moratti giocare a PES colla realtà! Poi si lamentano dei pochi italiani in squadra, (E Moratti piazza pure l'allenatore portoghese!) ma intendiamoci: se si pongono delle regole verranno rispettate, MA la squadra si chiama Internazionale non per caso; inoltre nell'era Dell'Euro e dell'Europa unita, essendo i giocatori merci porre la regola di un obbligo di giocatori nazionali in campo (come la federazione sta architettando) vìola le norme del commercio unitario. Nel frattempo la squadra di calcio deve vincere: se ha italiani in campo, è più folkloristico.
Tornando a MMM.
Ho imparato a mie spese che le vittorie e gli obiettivi si raggiungono con la costanza e con la fatica e non coi colpi di genio, e che Ancelotti dopo aver perso un coppa in quel modo è rimasto e dopo 2 anni l'ha vinta: ma io che concepisco il calcio come spettacolo, devo ammettere che da quando c'è Moratti non mi sono mai annoiato, e ho sognato tanto, tantissimo. Quando poi si vince e i sogni si realizzano è bellissimo, ma è sognare, è sognare che fa la differenza.
Poi il divertimento, mediatico ancor più che calcistico dell'Inter da sempre dream team e solo da poco vincente, ha alimentato comici su comici e pagine di giornale, e i giornalisti dovrebbero fare un monumento al Massimo che riempie i giornali.
Pazza Inter, amala.
lunedì 2 giugno 2008
mercoledì 28 maggio 2008
Contro lo snobismo intellettuale e il pregiudizio; pro Giusy Ferreri, la rivelazione di X-Factor.
Tra i vari reality o programmi popolari, tanti tendono ad avere un ribrezzo spesso assoluto: snobistico. Così, da schiere d'intellettualoidi o più spesso d'intellettuali ma arroganti e presuntuosi, questi programmi, nessuno escluso e senza distinzioni, vengono considerati uno dei mali d'Italia, essendo questi tali privi della capacità di comprensione e dell'ampiezza di visione che impedirebbe loro di colpevolizzare programmi, artefici e spettatori. Troppe persone hanno necessità di ergersi al di sopra degli altri, di sentirsi parte di un elite: seppure questo sentire, alle volte, è inevitabile, se il proprio grado di cultura o educazione o denaro è superiore alla media, e in un certo modo anche accettabile, ciò che proprio in pochi riescono a fare, è disporre della propria cultura, ricevuta in dono grazie a una condizione natale fortunata, non da innati meriti, in modo da rapportarsi con ogni altro individuo comprendendo le diverse necessità di ogni classe sociale, accettando gusti magari meno educati senza sentirsi in diritto e dovere di condannare.
Questo atteggiamento è riscontrabile in potenza in molti liceali, che tendono ad assumere una posizione di arrogante superiorità coi coetanei che fanno altre scuole: a tutti noi è capitato, più o meno, stupendosi per esempio che Paolo Meneguzzi venda i dischi, di sentirsi in una società arretrata e a noi aliena, e che questa ci provocasse reazioni di rivolta e bisogno di prendere le distanze; ancor di più nei confronti di ignoranze violente che nei gusti...
(Rimanendo nell'estetica, altro punto di vista comune e sbagliato, è quello che si pone contro la televisione tutta a favore dei teatri, come se la bellezza dipendesse dal mezzo e non dal messaggio: come quelli che stimano comunque di più un libro di un film, senza accorgersi che forse, forse, è più culturale Ingmar Bergman di Clive Cussler, ma anche "Il senso della vita" di Bonolis rispetto a uno spettacolo teatrale mal riuscito).
Due sono i gradini importanti per una completa maturazione etica e civile.
Il primo passaggio sarebbe quello di comprendere e accettare che vedere "Uomini e donne" non è una colpa, e chi lo vede non è da condannare: va da sè che questo non implica un approvazione del programma o un giudizio positivo nei suoi confronti, ma il mondo e la vita non ha bisogno solo di Dostoevskij e Kubrick, ma anche di leggerezza (e niente è difficile come creare una leggerezza intelligente, dunque spesso ci si accontenta...).
Il secondo passaggio è riuscire a discernere tra programmi trash e no, non secondo il format ma confrontando i risultati: e anche nello stesso programma, tra momenti e caratteristiche positive e meno, senza pregiudizi, senza confondere GUSTO e ESTETICA.
Un esempio: i tanti reality pieni di sconosciuti o di ex famosi, sono figli di un gusto voyeuristico ma privi di una qualsiasi forma d'arte; ma "Amici", per esempio, seppur presentati da Maria De Filippi, è luogo dell'arte dello spettacolo, spazio per ballo, canto e recitazione. In particolare il ballo non ha spazio in tv e lì è stato trovato: è questo deprorevole? Piuttosto lo sono le parti del programma che lo rendono reality, le lettere strappalacrime, i litigi più o meno combinati, ma l'idea di porre una scuola di spettacolo, d'intrattenimento artistico in televisione non è male.
Tuttavia, personalmente, non riesco ad apprezzare il ballo, per la recitazione preferisco andare a teatro mentre per il bel canto, che amo molto, "Amici" presenta, per quanto poco l'ho visto, sempre le stesse canzoni, e un pubblico -un target- in effetti molto molto teen.
Non lo seguo, non lo amo, lo apprezzo a tratti ma non lo condanno di certo.
Ieri, invece è finito X- Factor, su Raidue.
[Per chi non ne ha mai sentito parlare: gara di cantanti che propongono cover ogni settimana. Divisi in 3 gruppi - non squadre!- uno composto da ragazzi/e da 16 a 24 anni seguito dalla famosa discografica Mara Maionchi, un secondo di cantanti sopra i 25 capitanata da Simona Ventura e una terza di gruppi vocali con a capo, udite udite, Marco Castoldi in arte Morgan. Ogni settimana il pubblico votava e tra gli ultimi due classificati, spettava ai tre capitani-giudici eliminarne uno].
Il programma è stato teatro dell'atavico scontro di cui sopra, tra la popolana Ventura con i suoi giudizi e gusti facili e naturali, e un Morgan musicologo dai gusti fin troppo ricercati con una disperata voglia di mostrarsi, ancor più di quanto lo sia, come elemento fuori dagli schemi. La sua preparazione e la sua personalità gli ha permesso di proporre ai suoi gruppi brani spaziando da De Andrè agli Who, da Lou Reed ai Pink Floyd: ciò ha indubbiamente elevato il livello artistico, musicale e culturale del programma, ma il suo comportamento è spesso caduto in "ribelli" insulti alla omologazione del gusto del pubblico e dunque alla Ventura (che effettivamente ha dato spesso mostra di essere incompetente in musica) dando mostra di quello snobismo tanto diffuso quanto espressione di poca maturità; la Simona nazionale, dal canto suo, non è stata per niente fuori luogo e ha avuto il merito di buttarsi anche in un ruolo più adatto ad addetti ai lavori, impersonando al meglio il senso comune e un'ingenuità di giudizio comune a moltissimi che amano la musica sebbene ne conoscano poco strumenti, mezzi, storia e possibilità.
Morgan ha avuto dunque gioco facile nel risaltare come intellettuale, come genio artistico: l'unica sua sfortuna è stata la partecipazione di Elio nelle ultime due puntate, che tra parrucche magnifiche, è stato giudice super partes incommensurabile, preparato (è diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nel flauto traverso, e la sua band "Elio e le Storie tese" in attività da 30 anni) dai giudizi seri, intelligenti, rispettosi, sempre estetici e mai di gusto, insomma culturalmente maturi (mentre il buon Morgan nelle sue vibranti e passionali elucubrazioni tende spesso a manifestare un certo disgusto, appunto snobistico, per il pop, scordandosi di essere su Raidue e non al Blue Note).
Ieri sera la finale, per premiare chi ha il Fattore X che distingue una persona che canta bene da un cantante; i quattro finalisti hanno avuto il privilegio di cantare un inedito a testa, dagli autori celebri tra cui spicca Morgan, che ha scritto per il gruppo Aram Quartet, che infine ha vinto sulla seconda classificata Giusy, con una canzone scritta da Tiziano Ferro.
Quest'ultima è risultata tuttavia la vera rivelazione del programma: è a mio -ma non solo mio- parere veramente veramente brava, originale con una capacità e una spontaneità sul palco da lasciare senza fiato, l'ennesima dimostrazione che quando qualcosa viene facile e bene si vede, eccome, da occhi esperti come da occhi ingenui.
A me il suo stile fa impazzire, un po' Amy Winehouse ma con un sorriso italiano, più pulita e sbarazzina, protagonista della sua favola, da commessa a Raidue.
Giudicate voi, "Non ti scordar mai di me" è il titolo dell'inedito: io attendo il suo cd, perchè anche se non ha vinto il contratto-premio del vincitore, credo proprio che ne sentiremo parlare ancora, avendo Tiziano Ferro sulla sua pagina di Myspace dichiarato che produrrà il suo disco...
Questo atteggiamento è riscontrabile in potenza in molti liceali, che tendono ad assumere una posizione di arrogante superiorità coi coetanei che fanno altre scuole: a tutti noi è capitato, più o meno, stupendosi per esempio che Paolo Meneguzzi venda i dischi, di sentirsi in una società arretrata e a noi aliena, e che questa ci provocasse reazioni di rivolta e bisogno di prendere le distanze; ancor di più nei confronti di ignoranze violente che nei gusti...
(Rimanendo nell'estetica, altro punto di vista comune e sbagliato, è quello che si pone contro la televisione tutta a favore dei teatri, come se la bellezza dipendesse dal mezzo e non dal messaggio: come quelli che stimano comunque di più un libro di un film, senza accorgersi che forse, forse, è più culturale Ingmar Bergman di Clive Cussler, ma anche "Il senso della vita" di Bonolis rispetto a uno spettacolo teatrale mal riuscito).
Due sono i gradini importanti per una completa maturazione etica e civile.
Il primo passaggio sarebbe quello di comprendere e accettare che vedere "Uomini e donne" non è una colpa, e chi lo vede non è da condannare: va da sè che questo non implica un approvazione del programma o un giudizio positivo nei suoi confronti, ma il mondo e la vita non ha bisogno solo di Dostoevskij e Kubrick, ma anche di leggerezza (e niente è difficile come creare una leggerezza intelligente, dunque spesso ci si accontenta...).
Il secondo passaggio è riuscire a discernere tra programmi trash e no, non secondo il format ma confrontando i risultati: e anche nello stesso programma, tra momenti e caratteristiche positive e meno, senza pregiudizi, senza confondere GUSTO e ESTETICA.
Un esempio: i tanti reality pieni di sconosciuti o di ex famosi, sono figli di un gusto voyeuristico ma privi di una qualsiasi forma d'arte; ma "Amici", per esempio, seppur presentati da Maria De Filippi, è luogo dell'arte dello spettacolo, spazio per ballo, canto e recitazione. In particolare il ballo non ha spazio in tv e lì è stato trovato: è questo deprorevole? Piuttosto lo sono le parti del programma che lo rendono reality, le lettere strappalacrime, i litigi più o meno combinati, ma l'idea di porre una scuola di spettacolo, d'intrattenimento artistico in televisione non è male.
Tuttavia, personalmente, non riesco ad apprezzare il ballo, per la recitazione preferisco andare a teatro mentre per il bel canto, che amo molto, "Amici" presenta, per quanto poco l'ho visto, sempre le stesse canzoni, e un pubblico -un target- in effetti molto molto teen.
Non lo seguo, non lo amo, lo apprezzo a tratti ma non lo condanno di certo.
Ieri, invece è finito X- Factor, su Raidue.
[Per chi non ne ha mai sentito parlare: gara di cantanti che propongono cover ogni settimana. Divisi in 3 gruppi - non squadre!- uno composto da ragazzi/e da 16 a 24 anni seguito dalla famosa discografica Mara Maionchi, un secondo di cantanti sopra i 25 capitanata da Simona Ventura e una terza di gruppi vocali con a capo, udite udite, Marco Castoldi in arte Morgan. Ogni settimana il pubblico votava e tra gli ultimi due classificati, spettava ai tre capitani-giudici eliminarne uno].
Il programma è stato teatro dell'atavico scontro di cui sopra, tra la popolana Ventura con i suoi giudizi e gusti facili e naturali, e un Morgan musicologo dai gusti fin troppo ricercati con una disperata voglia di mostrarsi, ancor più di quanto lo sia, come elemento fuori dagli schemi. La sua preparazione e la sua personalità gli ha permesso di proporre ai suoi gruppi brani spaziando da De Andrè agli Who, da Lou Reed ai Pink Floyd: ciò ha indubbiamente elevato il livello artistico, musicale e culturale del programma, ma il suo comportamento è spesso caduto in "ribelli" insulti alla omologazione del gusto del pubblico e dunque alla Ventura (che effettivamente ha dato spesso mostra di essere incompetente in musica) dando mostra di quello snobismo tanto diffuso quanto espressione di poca maturità; la Simona nazionale, dal canto suo, non è stata per niente fuori luogo e ha avuto il merito di buttarsi anche in un ruolo più adatto ad addetti ai lavori, impersonando al meglio il senso comune e un'ingenuità di giudizio comune a moltissimi che amano la musica sebbene ne conoscano poco strumenti, mezzi, storia e possibilità.
Morgan ha avuto dunque gioco facile nel risaltare come intellettuale, come genio artistico: l'unica sua sfortuna è stata la partecipazione di Elio nelle ultime due puntate, che tra parrucche magnifiche, è stato giudice super partes incommensurabile, preparato (è diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nel flauto traverso, e la sua band "Elio e le Storie tese" in attività da 30 anni) dai giudizi seri, intelligenti, rispettosi, sempre estetici e mai di gusto, insomma culturalmente maturi (mentre il buon Morgan nelle sue vibranti e passionali elucubrazioni tende spesso a manifestare un certo disgusto, appunto snobistico, per il pop, scordandosi di essere su Raidue e non al Blue Note).
Ieri sera la finale, per premiare chi ha il Fattore X che distingue una persona che canta bene da un cantante; i quattro finalisti hanno avuto il privilegio di cantare un inedito a testa, dagli autori celebri tra cui spicca Morgan, che ha scritto per il gruppo Aram Quartet, che infine ha vinto sulla seconda classificata Giusy, con una canzone scritta da Tiziano Ferro.
Quest'ultima è risultata tuttavia la vera rivelazione del programma: è a mio -ma non solo mio- parere veramente veramente brava, originale con una capacità e una spontaneità sul palco da lasciare senza fiato, l'ennesima dimostrazione che quando qualcosa viene facile e bene si vede, eccome, da occhi esperti come da occhi ingenui.
A me il suo stile fa impazzire, un po' Amy Winehouse ma con un sorriso italiano, più pulita e sbarazzina, protagonista della sua favola, da commessa a Raidue.
Giudicate voi, "Non ti scordar mai di me" è il titolo dell'inedito: io attendo il suo cd, perchè anche se non ha vinto il contratto-premio del vincitore, credo proprio che ne sentiremo parlare ancora, avendo Tiziano Ferro sulla sua pagina di Myspace dichiarato che produrrà il suo disco...
martedì 27 maggio 2008
"Be Kind Rewind", un'altra idea divertente di Michael Gondry
Michael Gondry, regista e scenggiatore, è tornato.
In "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" indagò la mente umana: direttamente, essendo buona parte del film ambientata nella mente del protagonista. Il film, che ho più volte citato per la "traduzione" del titolo in "Se mi lasci ti cancello", parla di un'invenzione che permette a chi lo desideri di eliminare dalla propria mente dei ricordi: non cancellare la memoria in blocco, ma cancellare solo ciò che si desidera, per esempio un ex fidanzato che ci ha fatto molto soffrire, come fa Kate Winslet decidendo di dimenticare il povero Jim Carrey. Quando lui decide, spiazzto dalla situazione, di fare la stessa cosa, durante l'intervento qualcosa va storto, rimane cosciente e ci ripensa: ne consegue una folle corsa tra i ricordi nel tentativo di salvare il ricordo di lei in qualche angolino del cervello. Un'idea geniale, una realizzazione divertente e intelligente, un film che necessita attenzione ma che la merita tutta.
"L'arte del sogno" è un film ancor più pazzo e divertente, in cui realtà e sogno, fantasia e vita si confondono, tra mani giganti e battute sferzanti. Se "Eternal.." è un capolavoro (non a caso Premio Oscar per la sceneggiatura originale), questo film è una perla, meno messaggi, meno profondità ma più risate.
"Be Kind Rewind" ora nelle sale, parte da un'altra idea geniale: in una videoteca capita che si smagnetizzino tutti i nastri proprio mentre il proprietario non c'è. Cosa si inventano il dipendente col suo folle amico (Jack Black) per far fronte all'emergenza? Rifanno i film, registrando le scene più famose. Da qui il film va da sè, tra un siparietto e l'altro: anche questa volta originale, è però a mio modestissimo parere un'opera imperfetta, a cui manca il respiro del capolavoro e la folia della perla.
Detto questo, sono sempre più assuefatto a film d'autore, in particolare a quelli dai fini genialmente artistici, che più o meno riusciti danno sempre e comunque qualcosa di nuovo, di diverso, e in cui ritroviamo sempre quel pizzico d'orginalità che ci solletica il palato...
In "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" indagò la mente umana: direttamente, essendo buona parte del film ambientata nella mente del protagonista. Il film, che ho più volte citato per la "traduzione" del titolo in "Se mi lasci ti cancello", parla di un'invenzione che permette a chi lo desideri di eliminare dalla propria mente dei ricordi: non cancellare la memoria in blocco, ma cancellare solo ciò che si desidera, per esempio un ex fidanzato che ci ha fatto molto soffrire, come fa Kate Winslet decidendo di dimenticare il povero Jim Carrey. Quando lui decide, spiazzto dalla situazione, di fare la stessa cosa, durante l'intervento qualcosa va storto, rimane cosciente e ci ripensa: ne consegue una folle corsa tra i ricordi nel tentativo di salvare il ricordo di lei in qualche angolino del cervello. Un'idea geniale, una realizzazione divertente e intelligente, un film che necessita attenzione ma che la merita tutta.
"L'arte del sogno" è un film ancor più pazzo e divertente, in cui realtà e sogno, fantasia e vita si confondono, tra mani giganti e battute sferzanti. Se "Eternal.." è un capolavoro (non a caso Premio Oscar per la sceneggiatura originale), questo film è una perla, meno messaggi, meno profondità ma più risate.
"Be Kind Rewind" ora nelle sale, parte da un'altra idea geniale: in una videoteca capita che si smagnetizzino tutti i nastri proprio mentre il proprietario non c'è. Cosa si inventano il dipendente col suo folle amico (Jack Black) per far fronte all'emergenza? Rifanno i film, registrando le scene più famose. Da qui il film va da sè, tra un siparietto e l'altro: anche questa volta originale, è però a mio modestissimo parere un'opera imperfetta, a cui manca il respiro del capolavoro e la folia della perla.
Detto questo, sono sempre più assuefatto a film d'autore, in particolare a quelli dai fini genialmente artistici, che più o meno riusciti danno sempre e comunque qualcosa di nuovo, di diverso, e in cui ritroviamo sempre quel pizzico d'orginalità che ci solletica il palato...
domenica 25 maggio 2008
Oltre la cronica sospensione del giudizio, con cautela.
Pagina riguardante Silvio Berlusconi, Wikipedia, riguardo la sua discesa in campo in politica:
"Si apre subito un dibattito sulle ragioni della scelta di Berlusconi che vede contrapporsi sostanzialmente due posizioni:
quella di chi ne vedeva una scelta dettata dall'amor di patria e senso di responsabilità (godendo già lui di ricchezza e potere e vedendo l'ascesa degli ex-comunisti come un pericolo per l'Italia) e
quella di chi ne vedeva una scelta dettata dalla convenienza personale (finalizzata a salvare le sue aziende sull'orlo del fallimento ed evitare il carcere)."
Pro e contro, sostenitori e detrattori: riguardo ogni questione abbiamo almeno 2 posizioni contrastanti. Come scegliere?
Personalmente sono sempre in difficoltà, ma l'atteggiamento che cerco di tenere è quello di chi consapevole della complessità del reale, pur nella difficoltà di giudicare non rinuncia a crearsi un parere: l'errore sta nei molti che sono CERTI che delle due posizioni sopra presentate una sia vera, l'altra un'illusione, falsa.
Personalmente io credo ad entrambe, e questo mi accade in quasi tutte le situazioni del reale: rimanendo sull'esempio, semplice quanto pregnante, io credo che la mente del Silvio nazionale nel momento della scelta politica fosse divisa da entrambe le spinte, e che una non escluda l'altra. Sta poi all'elettore e alla coscienza di ognuno, valutare più o meno importante l'una o l'altra caratteristica: si può non tollerare furbate e ladrate, oppure tollerarle con la fiducia nelle capacità di premier di Berlusconi.
Quando bisogna prendere una posizione, ad esempio alle elezioni, si decide, ma sarebbe bello che tutti ci presentassimo convinti, eppure consapevoli che potremmo sbagliarci.
Questo mi piacerebbe appartenesse a tutti: e mi piacerebbe che nessuno prendesse le verità, da una parte o dall'altra, come se fossero indiscutibili; mi piacerebbe un mondo di dubbi, che non si traducesse però in immobilismo, ma in ponderato tentativo; mi piacerebbe che ognuno di noi scegliesse volta per volta, mai per partito preso, ma libero da preconcetti; mi piacerebbe che non si abbocasse a chi mostra di saperne più degli altri, e che tutto fosse preso sempre con le pinze: perchè fin troppo facile fidarsi di chi come Grillo esorta a non fidarsi di niente fuorchè le sue parole, i suoi dati, le sue teorie; di nessun'altro ma di lui.
Sopraggiunge dunque un nuovo problema.
Quanto è difficile d'altra parte ottenere dati autorevoli, su qualsiasi argomento? In questo momento siamo spinti a non fidarci di Internet, perchè non si sa chi scrive; dei giornali, perchè non liberi: su qualsiasi argomento come è possibile giudicare con così pochi dati certi nelle nostre mani?
CON CAUTELA.
Dicendo: io mi sono fatto questa idea, mi sono più convinto in questa direzione, MA so che posso sbagliarmi, sono convinto, non certo.
TERMOVALORIZZATORI, NAPOLI, COGNE, GRILLO, BERLUSCONI, ISRAELE, LIBANO, TIBET: tutte questioni complesse,in cui troviamo spesso da una parte i tg, più o meno a favore dello stato o di Berlusconi, dall'altra la comunicazione contro, dal blog di Grillo in poi.
Su Grillo un mio personale dissenso: urla al delirio italiano su tutto e tutti, e forse ha ragione lui, ma quale soluzione auspica, la rivoluzione? La storia insegna che dopo ogni rivoluzione c'è stata una restaurazione, ma che la società cambia grazie ad esse. I cambiamenti però, quelli veri, avvengono con calma, col lento tempo della Storia.
In questi giorni per esempio Grillo posta in continuazione contro l'esercito a Napoli che picchia la gente: questa è la sua informazione, non importa se "la gente" è lì in mezzo a impedire che un decreto governativo si attui. Nessuno vuole le discariche, nessuno vuole l'immondizia, nessuno vuole le centrali, nessuno vuole niente IN CASA SUA, tutti vogliono tutto dallo Stato: sono gli italiani che devono cambiare prima, poi cambierà la classe politica, che non è altro che espressione del proprio popolo. L'esercito cattivo picchia le persone? Questa è informazione, questo il fatto, questa la libertà di stampa che Grillo auspica? Se le persone hanno il sacrosanto diritto di manifestare il proprio dissenso, le forze dell'ordine non hanno il diritto e il dovere di mantenerlo, l'ordine?
Odio molto di più gli attacchi ad extracomunitari effettuati da alcuni italiani, semplici cittadini, che con la Destra al potere si sono sentiti automaticamente in diritto di razzismo.
Dubitate gente, dubitate: e diffidate dei falsi profeti.
"Si apre subito un dibattito sulle ragioni della scelta di Berlusconi che vede contrapporsi sostanzialmente due posizioni:
quella di chi ne vedeva una scelta dettata dall'amor di patria e senso di responsabilità (godendo già lui di ricchezza e potere e vedendo l'ascesa degli ex-comunisti come un pericolo per l'Italia) e
quella di chi ne vedeva una scelta dettata dalla convenienza personale (finalizzata a salvare le sue aziende sull'orlo del fallimento ed evitare il carcere)."
Pro e contro, sostenitori e detrattori: riguardo ogni questione abbiamo almeno 2 posizioni contrastanti. Come scegliere?
Personalmente sono sempre in difficoltà, ma l'atteggiamento che cerco di tenere è quello di chi consapevole della complessità del reale, pur nella difficoltà di giudicare non rinuncia a crearsi un parere: l'errore sta nei molti che sono CERTI che delle due posizioni sopra presentate una sia vera, l'altra un'illusione, falsa.
Personalmente io credo ad entrambe, e questo mi accade in quasi tutte le situazioni del reale: rimanendo sull'esempio, semplice quanto pregnante, io credo che la mente del Silvio nazionale nel momento della scelta politica fosse divisa da entrambe le spinte, e che una non escluda l'altra. Sta poi all'elettore e alla coscienza di ognuno, valutare più o meno importante l'una o l'altra caratteristica: si può non tollerare furbate e ladrate, oppure tollerarle con la fiducia nelle capacità di premier di Berlusconi.
Quando bisogna prendere una posizione, ad esempio alle elezioni, si decide, ma sarebbe bello che tutti ci presentassimo convinti, eppure consapevoli che potremmo sbagliarci.
Questo mi piacerebbe appartenesse a tutti: e mi piacerebbe che nessuno prendesse le verità, da una parte o dall'altra, come se fossero indiscutibili; mi piacerebbe un mondo di dubbi, che non si traducesse però in immobilismo, ma in ponderato tentativo; mi piacerebbe che ognuno di noi scegliesse volta per volta, mai per partito preso, ma libero da preconcetti; mi piacerebbe che non si abbocasse a chi mostra di saperne più degli altri, e che tutto fosse preso sempre con le pinze: perchè fin troppo facile fidarsi di chi come Grillo esorta a non fidarsi di niente fuorchè le sue parole, i suoi dati, le sue teorie; di nessun'altro ma di lui.
Sopraggiunge dunque un nuovo problema.
Quanto è difficile d'altra parte ottenere dati autorevoli, su qualsiasi argomento? In questo momento siamo spinti a non fidarci di Internet, perchè non si sa chi scrive; dei giornali, perchè non liberi: su qualsiasi argomento come è possibile giudicare con così pochi dati certi nelle nostre mani?
CON CAUTELA.
Dicendo: io mi sono fatto questa idea, mi sono più convinto in questa direzione, MA so che posso sbagliarmi, sono convinto, non certo.
TERMOVALORIZZATORI, NAPOLI, COGNE, GRILLO, BERLUSCONI, ISRAELE, LIBANO, TIBET: tutte questioni complesse,in cui troviamo spesso da una parte i tg, più o meno a favore dello stato o di Berlusconi, dall'altra la comunicazione contro, dal blog di Grillo in poi.
Su Grillo un mio personale dissenso: urla al delirio italiano su tutto e tutti, e forse ha ragione lui, ma quale soluzione auspica, la rivoluzione? La storia insegna che dopo ogni rivoluzione c'è stata una restaurazione, ma che la società cambia grazie ad esse. I cambiamenti però, quelli veri, avvengono con calma, col lento tempo della Storia.
In questi giorni per esempio Grillo posta in continuazione contro l'esercito a Napoli che picchia la gente: questa è la sua informazione, non importa se "la gente" è lì in mezzo a impedire che un decreto governativo si attui. Nessuno vuole le discariche, nessuno vuole l'immondizia, nessuno vuole le centrali, nessuno vuole niente IN CASA SUA, tutti vogliono tutto dallo Stato: sono gli italiani che devono cambiare prima, poi cambierà la classe politica, che non è altro che espressione del proprio popolo. L'esercito cattivo picchia le persone? Questa è informazione, questo il fatto, questa la libertà di stampa che Grillo auspica? Se le persone hanno il sacrosanto diritto di manifestare il proprio dissenso, le forze dell'ordine non hanno il diritto e il dovere di mantenerlo, l'ordine?
Odio molto di più gli attacchi ad extracomunitari effettuati da alcuni italiani, semplici cittadini, che con la Destra al potere si sono sentiti automaticamente in diritto di razzismo.
Dubitate gente, dubitate: e diffidate dei falsi profeti.
Coppa Italia in finale unica alla Roma
Io ho tifato per vincerla: l'Inter non ce l'ha fatta, e mi dispiace.
Che la coppa Italia sia importante o meno, è una discussione poco accattivante: è il secondo trofeo nazionale, e ogni volta che si partecipa ad una competizione l'obiettivo è vincere, anche se "l'importante è partecipare". Come spesso o forse sempre accade nello sport, vince la squadra che ha più voglia di vincere e sebbene l'Inter, pur appagata, ha comunque ha giocato per vincere, la differenza l'ha fatta la Roma, che aveva più voglia, più rabbia e ha meritato. Vero è che il secondo gol arriva dopo un presunto fallo su Cesar, ma la difesa interista si è fatta infinocchiare, distratta: la concentrazione è mancata, in effetti.
Poi gran bel gol di Pelè, ottima prestazione di Maxwell, bravo anche Balotelli, meno incontenibile del solito Maicon, capitan Zanetti quasi inesistente, Suazo conferma il ruolo di autentica delusione della stagione.
Guardando la stagione dall'esterno, è giusto che la Roma alzi un trofeo, seconda in campionato e semifinalista di Champions (ma forse dopo l'errore di Cristiano Ronaldo era giusto che la Champions andasse al Chelsea, e così non è stato).
Tant'è, ci riproveremo alla supercoppa italiana, ancora contro la Roma: adesso buon per loro.
I miei complimenti però sono limitati da un rimprovero per l'atteggiamento della Roma dopo il gol dell'Inter e il bellissimo palo di Burdisso: fino alla fine della partita, giocatori per terra a perdere tempo ad ogni minimo contatto. Sebbene sono ben consapevole che sia un atteggiamento comune, un male diffuso, ciò non toglie che sia un disonore, soprattutto quando si eccede, raggiungendo anche 6 minuti di seguito senza giocare: per me, in particolare, che assisto al calcio come ad uno spettacolo, anche se vivendolo meglio tifando per una squadra, questi comportamenti sono deleteri, mi tolgono divertimento.
Questa stagione è finita, con questa finale sulla Rai, antifona delle terribili telecronache che dovremo sorbirci dai giornalisti della televisione di Stato durante gli Europei, esclusiva Rai.
All'Inter la torta dunque, ma senza ciliegina.
EDIT: come ricordatomi da commento che ringrazio, la Roma non è stata semifinalista di Champions League quest'anno, ha perso nei quarti...
Che la coppa Italia sia importante o meno, è una discussione poco accattivante: è il secondo trofeo nazionale, e ogni volta che si partecipa ad una competizione l'obiettivo è vincere, anche se "l'importante è partecipare". Come spesso o forse sempre accade nello sport, vince la squadra che ha più voglia di vincere e sebbene l'Inter, pur appagata, ha comunque ha giocato per vincere, la differenza l'ha fatta la Roma, che aveva più voglia, più rabbia e ha meritato. Vero è che il secondo gol arriva dopo un presunto fallo su Cesar, ma la difesa interista si è fatta infinocchiare, distratta: la concentrazione è mancata, in effetti.
Poi gran bel gol di Pelè, ottima prestazione di Maxwell, bravo anche Balotelli, meno incontenibile del solito Maicon, capitan Zanetti quasi inesistente, Suazo conferma il ruolo di autentica delusione della stagione.
Guardando la stagione dall'esterno, è giusto che la Roma alzi un trofeo, seconda in campionato e semifinalista di Champions (ma forse dopo l'errore di Cristiano Ronaldo era giusto che la Champions andasse al Chelsea, e così non è stato).
Tant'è, ci riproveremo alla supercoppa italiana, ancora contro la Roma: adesso buon per loro.
I miei complimenti però sono limitati da un rimprovero per l'atteggiamento della Roma dopo il gol dell'Inter e il bellissimo palo di Burdisso: fino alla fine della partita, giocatori per terra a perdere tempo ad ogni minimo contatto. Sebbene sono ben consapevole che sia un atteggiamento comune, un male diffuso, ciò non toglie che sia un disonore, soprattutto quando si eccede, raggiungendo anche 6 minuti di seguito senza giocare: per me, in particolare, che assisto al calcio come ad uno spettacolo, anche se vivendolo meglio tifando per una squadra, questi comportamenti sono deleteri, mi tolgono divertimento.
Questa stagione è finita, con questa finale sulla Rai, antifona delle terribili telecronache che dovremo sorbirci dai giornalisti della televisione di Stato durante gli Europei, esclusiva Rai.
All'Inter la torta dunque, ma senza ciliegina.
EDIT: come ricordatomi da commento che ringrazio, la Roma non è stata semifinalista di Champions League quest'anno, ha perso nei quarti...
lunedì 19 maggio 2008
Dopo l'ultima giornata del campionato di calcio italiano di serie A 2007/2008: sulla vittoria dell'Inter
Evidentemente le percentuali, i calcoli di probabilità valgono nei casi in cui si tira una moneta, si pesca una carta, si sceglie una porta: nello sport moltissime altre variabili vanno prese in considerazione, altrimenti scommesse e relative quote non avrebbero motivo di esistere.
Per capirci, secondo le premesse dei semplicistici calcoli di possibilità che per gioco settimana scorsa presentai, l'Inter contro di me da solo ha il 33% di possibilità di vincere, pareggiare e perdere: evidentemente è assurdo, perchè chi mi conosce sa che quasi sicuramente vincerei io.
Tant'è, l'ultima giornata di campionato ha per caso e per coincidenza realizzato tutte le possibilità che avevano la maggiore probabilità di avverarsi: Inter campione (78%), Catania salvo (81%), Fiorentina in Champions (78%) [vedi post].
l'Inter ha vinto, e io godo: e la situazione dopo-derby si è rovesciata, regalando a noi interisti l'onore e la gloria dello scudetto e ai milanisti il purgatorio di un anno senza Champions League.
I risultati finali:
Inter campione d'Italia e come la Roma, seconda, ammessa direttamente in Champions League;
Juventus e Fiorentina ammessi ai preliminari di Champions League;
Milan, Sampdoria e Udinese in Coppa Uefa;
Parma, Empoli e Livorno in serie B.
Mi spiace per il Parma, ma forse dopo scandali Parmalat e salvezze disperate, può essere l'occasione di voltare pagina;
fuori dagli inevitabili sfottò ai cugini che non risparmierò, perchè è evidente che oggi la Coppa Uefa non è più la coppa più prestigiosa dopo la Coppa Campioni, ma un'amara consolazione rispetto alla Champions League, se fossi del Milan, secondo il mio personale modo di vedere le cose, vincere la coppa Uefa sarebbe un vero obiettivo, per piacere di completezza, perchè unico trofeo mancante in un palmares straordinario: dunque in fondo, poco male;
complimenti sinceri alla Juventus e al suoi straordinario campionato da neopromossa seppur di lusso;
grazie a tutte le squadre italiane che nel complesso hanno mostrato un gran bel gioco;
ora mi rivolgo all'Inter.
L'ultima giornata di campionato è stata una sviolinata di Ibrahimovic: entra, segna ed è determinante; la squadra ha dimostrato il carattere di cui spesse volte è parsa esser priva e ha vinto la partita e lo scudetto, senza più attendere il passo falso dell'inseguitrice.
Anche ieri, tutto sembrava dirigersi verso un nuovo e più doloroso 5 maggio: la Roma segnava subito mettendo pressione, l'Inter faticava in un campo pesante sotto un diluvio, le occasioni fioccavano per il Catania senza concretizzarsi; fine primo tempo, la classifica vedeva l'Inter sotto la Roma: strano, beffardo, assurdo, così tanto da sembrare un destino incontrovertibile.
Poi entrava Ibra, muovendosi sul campo come se il terreno fosse perfetto, come se le pozzanghere valessero solo per gli altri: bastava poco, gol, ecco si rivedeva la squadra Inter dell'andata, quella che al fischio d'inizio sapevi già che avresti vinto, troppo sicuri, troppo bravi, troppo forti.
Il resto è storia.
I romanisti rosicano e vengono riempiti di complimenti per il grande campionato e per il gioco espresso: conosco bene la loro condizione, mi ci sono trovato per anni dopo molti incontri di tennis, in cui mostravo colpi molto belli, talento... e perdevo la partita.
L'Inter inizia ad assomigliare alla Juve: più antipatica, tutti tifano contro, insomma, più vincente.
Galliani spiega che non scambierebbe mai una Champions per due scudetti, ma la sua faccia parla chiaro: sta rosicando.
Spalletti "finto umile" spiega che i suoi eroi, ehm, giocatori, hanno fatto l'impossibile, bravissimi, la rosa dell'Inter è troppo più forte, come dice da tutto l'anno: la traduzione? La squadra Inter deve vincere con 20 30 punti di vantaggio, se non lo fa, è perchè io sono un mago.
Luogo comune da sfatare, non perchè la rosa sia scarsa, ma i grandi nomi sono spesso Maicon, Maxwell, Cambiasso, scoperti dal nulla, cresciuti: Balotelli ora.
Non importa se il campionato dell'Inter ha dovuto fare a meno di Dacourt, Cordoba, Figo e Samuel, del grande nome Adriano, di Ibra per un mese e mezzo più dell'altro tempo non al 100%, di un Vieira sì e no, di Chivu a lungo con una spalla sola: perchè se importasse, ci si renderebbe conto che senza questi giocatori la rosa non è assolutamente più forte di tutte, che l'ambiente è davvero cambiato se Jimenez sembra forte e Balotelli ha mostrato subito a pieno le sue doti. Vincere è sempre dura, difficile: il passo da "favoriti" a "vincitori" è enorme, quindi onore ai vincitori.
Una bella società, una bella squadra, ieri ha dimostrato anche il carattere: chissà che si possa raggiungere anche la coppa dalle grandi orecchie in un futuro prossimo;
anche se, per dire la mia, con tutto il rispetto per il prestigio della Champions, in un torneo la dose di fortuna conta molto di più rispetto a un campionato di 38 partite, e credo che il campionato dia una classifica più rispettosa delle forze in campo.
Il gol simbolo di questo scudetto? Per me il gol del capitano alla Roma nela gara di ritorno.
Mi sono divertito, è stato un campionato appassionante e ho visto del bel gioco, ho infine vinto: cosa volere di più?
Negare la rivincita, la mini vendetta della Roma sabato nella finale di Coppa Italia all'Olimpico: anche se sono costretto ad ammettere che la cosa non mi interesa poi così tanto, mentre credo interessi molto più al romano rosicone.
A sabato, dunque, per chiudere definitivamente la stagione calcistica per club 2007/2008, poi, 2 settimane e via:
verso gli Europei...
Per capirci, secondo le premesse dei semplicistici calcoli di possibilità che per gioco settimana scorsa presentai, l'Inter contro di me da solo ha il 33% di possibilità di vincere, pareggiare e perdere: evidentemente è assurdo, perchè chi mi conosce sa che quasi sicuramente vincerei io.
Tant'è, l'ultima giornata di campionato ha per caso e per coincidenza realizzato tutte le possibilità che avevano la maggiore probabilità di avverarsi: Inter campione (78%), Catania salvo (81%), Fiorentina in Champions (78%) [vedi post].
l'Inter ha vinto, e io godo: e la situazione dopo-derby si è rovesciata, regalando a noi interisti l'onore e la gloria dello scudetto e ai milanisti il purgatorio di un anno senza Champions League.
I risultati finali:
Inter campione d'Italia e come la Roma, seconda, ammessa direttamente in Champions League;
Juventus e Fiorentina ammessi ai preliminari di Champions League;
Milan, Sampdoria e Udinese in Coppa Uefa;
Parma, Empoli e Livorno in serie B.
Mi spiace per il Parma, ma forse dopo scandali Parmalat e salvezze disperate, può essere l'occasione di voltare pagina;
fuori dagli inevitabili sfottò ai cugini che non risparmierò, perchè è evidente che oggi la Coppa Uefa non è più la coppa più prestigiosa dopo la Coppa Campioni, ma un'amara consolazione rispetto alla Champions League, se fossi del Milan, secondo il mio personale modo di vedere le cose, vincere la coppa Uefa sarebbe un vero obiettivo, per piacere di completezza, perchè unico trofeo mancante in un palmares straordinario: dunque in fondo, poco male;
complimenti sinceri alla Juventus e al suoi straordinario campionato da neopromossa seppur di lusso;
grazie a tutte le squadre italiane che nel complesso hanno mostrato un gran bel gioco;
ora mi rivolgo all'Inter.
L'ultima giornata di campionato è stata una sviolinata di Ibrahimovic: entra, segna ed è determinante; la squadra ha dimostrato il carattere di cui spesse volte è parsa esser priva e ha vinto la partita e lo scudetto, senza più attendere il passo falso dell'inseguitrice.
Anche ieri, tutto sembrava dirigersi verso un nuovo e più doloroso 5 maggio: la Roma segnava subito mettendo pressione, l'Inter faticava in un campo pesante sotto un diluvio, le occasioni fioccavano per il Catania senza concretizzarsi; fine primo tempo, la classifica vedeva l'Inter sotto la Roma: strano, beffardo, assurdo, così tanto da sembrare un destino incontrovertibile.
Poi entrava Ibra, muovendosi sul campo come se il terreno fosse perfetto, come se le pozzanghere valessero solo per gli altri: bastava poco, gol, ecco si rivedeva la squadra Inter dell'andata, quella che al fischio d'inizio sapevi già che avresti vinto, troppo sicuri, troppo bravi, troppo forti.
Il resto è storia.
I romanisti rosicano e vengono riempiti di complimenti per il grande campionato e per il gioco espresso: conosco bene la loro condizione, mi ci sono trovato per anni dopo molti incontri di tennis, in cui mostravo colpi molto belli, talento... e perdevo la partita.
L'Inter inizia ad assomigliare alla Juve: più antipatica, tutti tifano contro, insomma, più vincente.
Galliani spiega che non scambierebbe mai una Champions per due scudetti, ma la sua faccia parla chiaro: sta rosicando.
Spalletti "finto umile" spiega che i suoi eroi, ehm, giocatori, hanno fatto l'impossibile, bravissimi, la rosa dell'Inter è troppo più forte, come dice da tutto l'anno: la traduzione? La squadra Inter deve vincere con 20 30 punti di vantaggio, se non lo fa, è perchè io sono un mago.
Luogo comune da sfatare, non perchè la rosa sia scarsa, ma i grandi nomi sono spesso Maicon, Maxwell, Cambiasso, scoperti dal nulla, cresciuti: Balotelli ora.
Non importa se il campionato dell'Inter ha dovuto fare a meno di Dacourt, Cordoba, Figo e Samuel, del grande nome Adriano, di Ibra per un mese e mezzo più dell'altro tempo non al 100%, di un Vieira sì e no, di Chivu a lungo con una spalla sola: perchè se importasse, ci si renderebbe conto che senza questi giocatori la rosa non è assolutamente più forte di tutte, che l'ambiente è davvero cambiato se Jimenez sembra forte e Balotelli ha mostrato subito a pieno le sue doti. Vincere è sempre dura, difficile: il passo da "favoriti" a "vincitori" è enorme, quindi onore ai vincitori.
Una bella società, una bella squadra, ieri ha dimostrato anche il carattere: chissà che si possa raggiungere anche la coppa dalle grandi orecchie in un futuro prossimo;
anche se, per dire la mia, con tutto il rispetto per il prestigio della Champions, in un torneo la dose di fortuna conta molto di più rispetto a un campionato di 38 partite, e credo che il campionato dia una classifica più rispettosa delle forze in campo.
Il gol simbolo di questo scudetto? Per me il gol del capitano alla Roma nela gara di ritorno.
Mi sono divertito, è stato un campionato appassionante e ho visto del bel gioco, ho infine vinto: cosa volere di più?
Negare la rivincita, la mini vendetta della Roma sabato nella finale di Coppa Italia all'Olimpico: anche se sono costretto ad ammettere che la cosa non mi interesa poi così tanto, mentre credo interessi molto più al romano rosicone.
A sabato, dunque, per chiudere definitivamente la stagione calcistica per club 2007/2008, poi, 2 settimane e via:
verso gli Europei...
domenica 18 maggio 2008
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