O forse sarebbe giusto dire "se POTESSI essere...mi PIACEREBBE essere":
ma il concetto è quello...
Quello, certo...
Quale?
Che mi piacerebbe essere così,
raro ma non obsoleto,
di nicchia ma non snob,
piacevole all'udito anche perchè non complesso,
sebbene ricercato;
il congiuntivo presente
ha l'eleganza del congiuntivo,
ma l'umiltà del presente,
il tutto senza la ripetitività dei tempi composti,
l'opulenza del congiuntivo imperfetto,
la ruvidezza del condizionale,
la basilarità del presente,
l'indefinitezza del passato prossimo,
la stanchezza dell'imperfetto indicativo,
senza la pesantezza del passato remoto, vecchio aristocratico.
Inutile aggiungere quanto sia (ma sentitelo, "sia", aaaaaah) bello il tempo verbale giusto al momento giusto: queste considerazioni non mi spingono certo a rifiutare la ricca grammatica verbale italiana.
Potrò d'altro canto avere un favorito?
È permesso?
Un tempo verbale in cui immedesimarsi?
È chiedere troppo?
Pronunciai "se fossi un tempo verbale, sarei il congiuntivo presente" durante un'ora di tennis, tra le chiacchiere con cui abitualmente accompagno la raccolta palline: non ricordo con precisione gli/le sventurati/e che se la beccarono, ma mi piacque molto, e finalmente oggi ho deciso di regalarla anche a voi, con tanto di spiegazione, fortunelli...
Così adesso sapete qualcosa in più di me:
quale tempo verbale mi piacerebbe essere.
1 commento:
E c'è pure chi ti da corda quando dici queste cose, che alla fine diventano post. Tra l'altro, fantastici post!
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