domenica 7 giugno 2009

Roger XIV

Oggi è di nuovo re, il re del tennis mondiale.
Oggi tutti coloro che amano i cerchi e le opere ben definite
oggi tutti coloro che cercano nella realtà
conferme alle idee
numeri e nomi che accertino le sensazioni:
tutti noi oggi possiamo gioire, perchè Federer ha ottenuto ciò che gli spettava per diritto naturale.
Un posto nella storia.
Il posto nella storia.
Eguagliato il record di Slam vinti ma a differenza di Sampras, l'altro dai 14 Slam in carriera, con il Roland Garros nel palmares.
Vincitore più di tutti, vincitore dappertutto.
A ricordare a tutti noi giocatorini che non c'è terra o cemento o erba che tenga; se sei il più forte a giocare a tennis, e sei al contempo sostenuto da un fisico allenato e da una mente esperta:
vinci.
"Se ci fosse arrivato Nadal in finale Federer non avrebbe vinto". Non solo probabile, quasi certo direi. Ma con i se non si fa la storia nè alcun progresso dialettico interessante.
Nadal ha perso prematuramente, come Djokovic: è un dato. Possiamo solo chiederci perchè. Una causa possiamo trovarla nel ridondante Master Series di Madrid, nella loro semifinale interminabile che ha tanto provato il maiorchino da fargli perdere, sulla terra di casa sua, la finale proprio contro Federer.
Eppure in questa novella rivoluzione francese, permane una costante: il vincitore del Roland Garros è il numero 2 del ranking. Curioso: da n.1 Federer non è riuscito a vincere, da n.2 sì; e Nadal che da 2 sempre dominò, da 1 ha fallito: una coincidenza, naturalmente, ma è andata così.
Ora siamo tutti più tranquilli: Federer ha il suo posticino in testa al record più importante, quello degli Slam, ed è uno dei due o tre giocatori dell'era open che li ha vinti tutti e 4: rispettivamente, ha raggiunto in una volta Sampras e Agassi.
Rimane da sottolineare come ora tocchi all'altro fenomeno, Rafa, vincere lo U.S. Open rispondendo per le rime allo svizzero con un altro Career Grand Slam ma raggiunto a soli 23 anni.
Prima però, il periodo dell'erba, del tennis che sballa: Wimbledon. Con un Federer più leggero, un Nadal più affamato e un Soderling in gran fiducia; e Murray e Djokovic, e Safin all'addio ai prati, e Gulbis? E qualche sorpresa, speriamo...
Tanti cari saluti alla terra rossa, quest'anno con più affetto che mai.

giovedì 14 maggio 2009

L'inadeguatezza della sineddoche come strumento di interpretazione della realtà

Preambolo.
So bene che con un titolo così, perdo lettori.
So altrettanto bene che ogni testo va costruito a seconda del target e del mezzo tramite cui verrà diffuso.
In questo specifico caso, in un blog, è necessario un testo breve, essendo la lettura verticale e digitale ben più faticosa di quella orizzontale e cartacea.
Inoltre, questo processo di semplificazione e di velocizzazione dei testi è presente ormai in tutti i mezzi di comunicazione: ovunque la velocità, la concisione e la sensazionalizzazione dominano.
Ovunque lampi di notizie senza approfondimento, chè la capacità di concentrazione dei lettori è sempre più breve.
L'unica possibilità è l'adattamento servile ai bisogni del lettore?
Sì, quando è commercio.
Sì quando c'è lo share, insomma, quando ci sono i soldi in ballo.
Ma qui, in un blog sperduto nella incommensurabile quantità di dati presenti nella rete, qui sono libero.
Non solo voi siete liberi, di leggermi o meno: io sono libero di scrivere e no, di adeguarmi alle sacrosante legge della comunicazione oppure...no.
Il numero dei lettori, mi è indifferente. Un titolo più difficile e apparentemente più noioso potrebbe inoltre servire come sbarramento per gli indifferenti e invece operare una selezione di interessati.

Corpo del testo
La sineddoche è una delle innumerevoli figure retoriche dal nome ermetico che popolano l'analisi poetica, stilistica e appunto retorica della letteratura italiana.
"Dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme», consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso; la sostituzione può essere:
- la parte per il tutto ("l'Olanda " al posto di "Paesi Bassi");
- di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada")
- del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per "gli Italiani all'estero");
- del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")
[fonte: wikipedia. Non particolarmente autorevole, ma particolarmente comoda: e del resto qui non siamo mica in una rivista di letteratura].
La sineddoche che mi interessa è la prima, e cioè "la parte per il tutto".
Come artificio del discorso non si discute.
Il problema nasce quando invece viene utilizzata come strumento di analisi della realtà.
Leggendo queste parole, il senso potrebbe rimanere ancora oscuro: in verità vi dico, a tutti noi è capitato di cadere in questo errore.
Quando si pensa al tifoso come a un pazzo violento, quando si pensa all'uomo di sinistra come a un comunista, e a quello di destra come a un fascista; quando si pensa al leghista come ad un fanatico xenofobo; quando si pensa ad un cristiano come ad un convertitore bigotto;
in tutti questi casi, noi eleviamo la sineddoche della "parte per il tutto", un innocuo artificio retorico, a valido strumento di interpretazione della realtà, compromettendo l'obiettività del nostro giudizio.
I miei esempi non erano casualmente politici: siamo in vista di elezioni e essendo io candidato alle amministrative comunali, ho sentito la necessità di ripresentare la mia visione. Ripresentare in quanto proprio nel mio ultimo post politico, datato poco meno di un anno fa, scrivevo esattamente a riguardo di ciò che io ritengo davvero dannoso: non una parte politica o l'altra, ma la superficialità, la stupidità, il pregiudizio, e queste sono caratteristiche ritrovabili dietro ogni bandiera.[vai al post]
Scrivevo, per esempio:
Troppo spesso si sguazza nella stigmatizzazione dell'avversario, o meglio, della parte degli italiani che votano dalla parte opposta a noi. Così, se per il PdL solo dei "coglioni" voterebbero Democratico, per le Sinistre i votanti del PdL, ma non solo, tutti i votanti avversi, sono dei furbi, loschi, di poca cultura, egoisti quando non stupidi e ciechi"
proprio questo è l'aspetto che più mi importa sottolineare.
Esclusi gli estremi o le formazioni politiche territoriali, un po' demagoghe come la Lega, il paese è diviso in due grandi giganti moderatoni, che si è sottolineato più volte, sono simili anche nel nome: "il Pd e il Pd con la L" oppure "il PdL e il Pd senza L" (la prima definizione più corretta cronologicamente, la seconda migliore tenendo in considerazione l'attuale maggioranza).
L'anno scorso, alle politiche, alla Camera,
Il "Popolo della libertà" ha preso 13.629.464 voti
il "Partito Democratico" ha preso 12.095.306.
Come si può creare uno stereotipo dell'elettore dell'una o dell'altra parte?
Quanti saranno i fideisti, i credenti coi paraocchi così presenti nell'immaginario collettivo?
Quante saranno invece le persone normali?
Immensamente la maggioranza, che ritrova in entrambi i partitoni i valori fondamentali dell'uomo.
Come scegliere dunque?
Leggendo tutto il programma?
In entrambi ci sarà qualcosa con cui saremo in disaccordo:
e poi chi ce l'ha il tempo, e la voglia?
Le brave persone sanno però che votare è un dovere: e allora?
Si voterà secondo pragmatismo o idealismo, seguendo lo stomaco o la testa, per partito preso o a ragion veduta; qualcuno voterà i colori, i più voteranno la persona. La persona. Ci saranno gli egoisti, i machiavellici e i moralisti, ci sarà chi vuole votare per la lista che vincerà, per salire sul carro del vincitore, e a chi piace criticare e farà un voto di protesta. Anche se questo post diventasse un libro, non potrei ugualmente presentare tutti gli esempi, nè le motivazioni più o meno presenti, più o meno profonde, più o meno corrette che stanno dietro ad ogni singolo voto.
Scrivo per sostenere ciò che desidero, le premesse necessarie per una società pacifica. Tutti davanti ad una persona abbiano la curiosità e il desiderio di conoscerla, di amarla, di viverla. Oppure ne siano disinteressati, istintivamente lontani: ma quel punto,non trattino di questa persona. Informarsi, analizzare la situazione, comprendere le scelte, accettare il prossimo: queste sono pratiche importanti, necessarie ai fini di un'esistenza consapevole.
Ma il giudizio, diamine, il giudizio!
Una pratica così difficile, che è da lasciarsi ai giudici.
Neanche divertente.
Un onere alle volte necessario, ma non tutti siamo nati Salomone.
Il pregiudizio, poi, quello è un'autentica calamità.
Leggiamo le persone, viviamole, esploriamole, percorriamole.
A che pro giudicarle?
Ancora peggio: a che pro giudicarle per il colore della bandiera o della tifoseria: "gli interisti sono così, i milanisti invece..."
"I democratici sono in questo modo, e i repubblicani invece..."
Tracciare un orizzonte di riferimento ai fini di un'analisi approfondita è comprensibile e utile.
Ma incollare sopra una persona REALE una figurina IDEALE è fuorviante.
Abbiamo amici dell'altra sponda, amici tifosi di un'altra squadra, amici votanti altrimenti; e invece persone dalla nostra parte che non stimiamo, con cui andiamo meno d'accordo.
Se una sintesi infine può essere necessaria, non dovrebbe esistere senza un'analisi!
Quest'ultima invece sì che è necessaria e sufficiente, che può concludersi senza una sintesi, senza un giudizio, ma con la sola consapevolezza di aver indagato un campo che ora si conosce meglio.
Un campo, una cosa, una persona.
Non importa cosa si guarda, l'importante è come!
Educare gli occhi, ricordandosi che non esiste una sola Verità, ma neanche due o tre: esiste una verità per ogni occhio che guarda, e neanche questo basta! Una verità per ogni singolo momento in cui un occhio guarda!
Questo è il pensiero, questa è la situazione: e noi, che facciamo?
Giudichiamo?
Diamo una sintesi senza analizzare, adattandoci comodamente allo stereotipo precostituito, mollamente adagiati su una qualche certezza a cui cerchiamo e troviamo rapidamente conferma in qualche luogo comune, in qualche sentito dire?
No grazie.

Epilogo
Evviva la sospensione del giudizio,
evviva il giudizio se consapevole:
per un'apertura di visione,
per una profondità d'analisi,
contro la superficialità e l'ostinata chiusura.
Lasciamo la sineddoche alla retorica.

martedì 21 aprile 2009

Mai stato un garista.

Al solito.
Punto, non posto.
Qui, così, in una giornata tipo come da cinque anni.
Sei.
Bè, adesso, SEI
[MILLE!]...
Cinque e mezzo.
Insufficiente, ma quasi quasi...
Un momento, stop.
un passo indietro...
Allora...
Solito punto, giornata tipo.
[Oggi niente verbi?]
Oggi niente verbi.
È che succede che vieni qui che hai tante cose da dire e...
[bravo, bravissimo.
Come al solito,
costante
preciso
determinato.
"niente verbi"
frase dopo,
12 parole, 5 verbi.
sì, d'accordo, quattro in funzione verbale ma...]
Dicevo.
Cosa dicevo?
Bah.
Ah sì.
Che uno viene qui con tanti bei propositi,
chè di idee ne ha a bizzeffe...
Libri su libri potrebbe scrivere
monologhi sceneggiature
qualche poesia
opinioni
riflessioni...
Potrebbe.
Saprebbe?
Forse.
Comunque.
Una volta qui,
il vuoto.
Mai stato un garista.

[Che sarebbe colui o colei che riesce a ottenere in gara risultati migliori rispetto all'allenamento]

venerdì 10 aprile 2009

Ivan took the QUANTO ABORRI I TEST DI FACEBOOK? quiz and the result is TOTALMENTE

Sei consapevole della tua persona e personalità, o comunque sei certo che i quiz e i test di Facebook non ti aiuteranno a capire meglio chi sei, e infatti li fuggi senza remore;
non hai alcun bisogno di fare un -pressapochista- test dell'IQ creato da un qualsiasi buontempone per accrescere la tua autostima, nè hai bisogno che un ente imprecisato verifichi la tua conoscenza dell'italiano;
non credi che il tifo calcistico sia impresso nell'acido deossiribonucleico e quindi non capisci neppure come possa venire in mente di scoprire la squadra a cui avresti tifato privo dai condizionamenti esterni;
forse puoi essere considerato superficiale, ma non vuoi sapere quale ninfa greca saresti;
sei totalmente convinto che sia totalmente assurdo cercare di scoprire "Quale valore più importante dai alla vita" tramite un simpatico quizzettino, e non capisci perchè qualcuno voglia scoprire a "Quale cavaliere dello Zodiaco" è più affine;
non credi affatto, illuminista instupidito, che FB possa dirti "Quale inconscio hai", e ti piacerebbe invece sapere cosa ne pensano gli psicologi di questa domanda;
la tua totale convinzione che la follia non sia una quantità contraddistinguibile da numeri, ti porta ad evitare il test "Quanto sei pazzo": analogamente, non credi sia possibile sapere il tuo livello di stress e, inoltre, non capisci a che fine cercare di scoprirlo;
non sei un attore, e non capisci perchè chiederti "Di quale film saresti stato buon protagonista", pur amando la fantasia e essendo un immedesimatore naturale;
pur essendo un tipo curioso, stai scoprendo un elenco molto lungo di cose che non ti interessa scoprire semplicemente imbattendoti nei test o quiz di Facebook;
e anche nei casi in cui la domanda potrebbe avere un senso per te, hai la totale e assoluta certezza che la risposta sarà data per mezzo di criteri inattendibili quando non autenticamente casuali.

Questo assolutismo verso di te non è però la prospettiva che adotti verso il tuo prossimo, perchè, senza che alcun test te l'abbia mai detto, credi nel relativismo e nella libertà di ognuno, che finisce solo dove inizia quella di un altro uomo: ciò ti porta a non denigrare se non con benevolenza gli innumerevoli conoscenti che si barcamenano alla ricerca di se stessi nella duplice illusione di essere semplice somma di risultati da quiz, e che questi stessi risultati abbiano la benchè minima attendibilità.
Inoltre prendi anche in considerazione l'idea che per la maggior parte di loro fare test sia un semplice svago, anzi credi proprio che sia così: eppure non capisci dove sia il divertimento nel rispondere a domande random per avere un profilo approssimativo di sè col quale concordare o dissentire a seconda di una preconcetta idea di se stessi.
Sei solito dire "almeno una volta 'sti test li trovavi su Cioè, credo, e li facevano individui nell'età della stupidera: con FB si scopre quanto tempo da perdere abbiano individui adulti!"
Tu sei il tipo che non odia niente e nessuno, e anche l'aborrare non è pratica congeniale: infatti finchè FB si teneva nei meandri delle sue infinite cose i risultati dei test, manco ci pensavi a 'ste stronzate. Da quando invece te li spara in Home Page tutti i giorni, ha iniziato ad infastidirti, anche perchè se i tuoi stessi risultati non ti sono mai interessati, figurarsi quelli altrui!
Sei il tipo che quindi per sfinimento arriva ad esprimere le sue considerazioni contro questi
INUTILI
SCIOCCHI
ASSURDI
passatempi,
il tutto con una certa dose d'ironia:
non per niente nel "Quanta ironia possiedi?" quiz avevi raggiunto il punteggio MASSIMO!

Comment-Like-Take this quiz!

martedì 24 marzo 2009

Modulo compilato

Un mese fa ho scritto l'ultimo post, nel giorno del mio compleanno: nient'altro che un aggiornamento. In questo mese, cosa ho fatto? Ho letto, ho visto film, ho sciato, ho giocato a tennis, ho visto una mostra, ho chiaccherato, ho seguito l'inter, ho completato la mia stazione pc...
Poi ho avuto molte idee
e le ho cambiate.
Come al solito.
Leggendo "Il mondo di Sofia" ho risistemato la mia griglia mentale della storia della filosofia.
Naturalmente immerso nel libro sono stato convinto che avrei dovuto fare Filosofia.
Il film Live ha aperto un dibattito interessante in particolare con un amico, di libertà, morale, responsabilità, limiti.
Era ormai dicembre quando mi scrivevo "fan di facebook", pur specificando che la parola "fan" era utilizzata con il significato che ha proprio nel Social Network, molto più "mi piace" rispetto a "ne vado pazzo".
Naturalmente mi sono rotto di FB, o meglio, rimane uno strumento valido ma io ho perso tutto o quasi l'interesse per il fenomeno.
Sto scrivendo un altro noioso e inutile aggiornamento, almeno per voi, perchè per me è importante sapere quale itinerario ho al contempo tracciato e seguito.
In generale mi sto divertendo, e son contento che arrivi primavera, senza per questo ritenermi o sentirmi frivolo.
Federer continua a perdere e soprattutto Nadal continua a vincere: e chi lo ferma quest'anno?
Mi sa che mi farò un giretto in Danimarca, ma con la bella stagione, anche nel Rio Vallone.
Volevo ringraziare coloro che si sono lamentati per il mio smettere di scrivere.
Non che oggi abbia scritto, ho più compliato un modulo di aggiornamento Fatti e Pensieri.
Ho anche scannerizzato delle foto e creato un filmato con dei video.
Così, per dovere di completezza.

Per ispirazione o bellezza o tentativo d'opera d'arte,
cercare altrove.
nello spazio,
o nel tempo.

martedì 24 febbraio 2009

Un quarto

Un anno fa presentavo il nome del mio blog in questo giorno di compleanno.
Anche se in quel momento sonosoloram era solo l'url del sito, non ancora il titolo del blog stesso.
Titolo che poi si è arricchito di un sottotitolo...
raggiunti i 25, sono riuscito a prendere la laurea, qualcosa nella testa devo avercelo pure messo.
Ma non è così detto, non illudetevi.
Sono ben lungi dall'avere un hard disk, e del resto, perchè comprarmelo?
Ce l'ho già a disposizione, anche se non nella mia testa.
Nella testa mondiale.
Google può darmi risposte e trovarmi un'immensa mole d'informazioni: quindi, concepisco la necessità di imparare i dati scientifici, senza i quali non si può andare avanti; l'utilità di quelli tecnici o strumentali, senza i quali non si può agire; ma culturalmente, posso cercare di avere un'infarinatura generale, la più varia ed aperta per addestrare sempre più la mia disponibilità di gusto davanti a qualsivoglia esperienza artistica, culturale, sociale.
D'accordo.
Che poi sto solo cercando di trovare un po' di giustezza in una non scelta: perchè senza hd, c'è poco da immagazzinare...
Sonosoloram, poco da fare.
Mettiamola così: con meno ingombro di dati il cervello si muove più liberamente, e velocemente.
Snello.
Sì.
Mettiamola così.

Vostro,
Ivan e un quarto.

domenica 22 febbraio 2009

Sanremo 09: panoramica finale e sull'alchimia della bellezza

Partiamo dalla fine.
3 premi: vincitore, premio della sala stampa, premio della critica.
Sia per gli Artisti che per le Proposte.
Nelle Proposte ha fatto man bassa Arisa: in effetti prevedibile, già a metà della prima esibizione ha conquistato tutti, di ogni strato sociale e culturale.
Tra gli Artisti ha vinto Marco Carta; il premio della critica è andato agli Afterhours e quello della sala stampa a Povia.

Facciamo un passo indietro.
La quarta serata è stata sotto le aspettative: le reinterpretazioni degli artisti sono state poco originali, sorprendenti nè interessanti, tanto quanto le canzoni e i cantanti stessi, del resto.
L'ultima serata è l'ultima serata: necessariamente più sobria, più classica, più usuale.

Panoramica del Festival di Sanremo 2009.
Pregi.
Il presentatore e la sua spalla: allegramente dinamici; sembra poco, avercene.
Le proposte: ognuna con un suo carattere e con un suo timbro, con un suo modo. Certo, tre o quattro hanno puntato tutto sull'esibizione della capacità di canto, con troppi urli e poca personalità. Bravissime a cantare, poco cantanti: manca a prima vista il fattore x. Ma almeno la metà aveva da dire e l'ha detto bene.
I modelli: una buona idea.
Difetti.
Gli Artisti: su 16 sì e no 6 erano buone canzoni, ma i tre che hanno provato davvero a fare dell'arte sono stati eliminati immediatamente.
Ieri in finale di accettabile c'era Patty Pravo, lei più che la canzone, Alexia, forse Masini, ma insomma: tre giornate a capire chi fosse il meno peggio, nessuno che mi sia piaciuto davvero.
Le ospitate di attori e simili: non un granchè. Punto più basso toccato da Bonolis che canta Imagine a Kevin Spacey, di quest'ultimo canzone preferita, il quale non aveva voluto cantarla per il troppo rispetto per John Lennon. In tutta risposta s'è visto il canappione di Bonolis che gliela cantava, malino, tutta, a dieci cm di distanza.

Il format, alcune idee, i giovani e i presentatori l'hanno reso un festival molto bello, ma la sostanza, le canzoni degli Artisti, erano e rimangono brutte. Normale dunque che da molte parti si senta la proposta, inattuabile ma significativa, di trasformare Sanremo in un festival totalmente al servizio dei nuovi cantanti. Arisa, Simona Molinari, Malika Ayane, Irene Fornaciari, Iskra Menarini mi sono proprio piaciute, e anche gli altri 5 non erano male.

In definitiva, dunque, posso dire che Sanremo mi piace sempre come evento in quanto rito, e i riti mi piacciono.
"...Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".


Questo Sanremo non è stato particolarmente entusiasmante, ma molto godibile; e soprattutto, ha avuto la sua stella: Arisa.
Quando assisto ad un'esibizione come la sua, mi si infonde nuova fiducia nell'arte.
Come davanti a un film bellissimo, che mette d'accordo tutti.
Prende nuova forza l'idea, magnifica, che esistano cose BELLE, direi oggettivamente: che toccano tutti, più o meno addestrati esteticamente, dai gusti più diversi, più o meno profondi, più o meno pazienti.
Non è detto che lei sarà questo fenomeno sempre: ma in quel momento, su quel palco, così vestita e con quella canzone, ha trovato l'alchimia giusta per accendere il fuoco dell'arte e far splendere la Bellezza.
Esistono opere riflessive e profonde e pesanti.
Anche quelle frivole e stupide.
Parafrasando Oscar Wilde, in tutti i casi, l'arte si divide in opere ben fatte e opere fatte male.
Evviva quei casi in cui non c'è spazio per il genio incompreso, ma spontaneamente la bellezza è da tutti riconosciuta e apprezzata: quando il televoto e la critica decretano lo stesso vincitore. Quella è la massima, più completa e tonda espressione artistica. La bellezza per tutti: non stupida, nè superficiale, anzi intelligente e squisita.
È così difficile riprodurre la bellezza oggettiva, che averne anche un solo esempio in un festival lo rende unisco, speciale, lo impreziosisce, anzi, lo illumina della sua luce.
Ci sono tantissime declinazioni dell Bellezza: eppure è difficilissimo ricreare l'opera bella a tutto tondo. Di canzoni ben cantate, di disegni ben fatti, di articoli o libri ben scritti ce n'è un mare: lavori fatti con cura. Il capolavoro è qualcosa di più.
Tanti aspetti che si fondono per realizzare qualcosa allo stesso tempo nuovo eppure classico, in cui tutto è montato ad arte tanto da apparire spontaneo, leggero ma non inutile.
Fattezze e movenze della cantante, la sua voce, il testo della canzone e la musica devono fondersi, essere tutti fatti l'uno per l'altro in un vortice d'amore unico, in cui gli spicchi riformino la mela perfetta a cui tendere...
La misteriosa alchimia della bellezza.