mercoledì 31 dicembre 2008

Godetevi la festa!

L'ultimo giorno dell'anno, come il primo, non è un giorno come un altro. I giorni come gli altri passano senza che nessuno se ne accorga. E nessuno sente mai il bisogno di dire che il 27 Luglio sia un giorno come un altro, perchè -escludendo compleanni- effettivamente lo è. Proprio i giorni che molti si affrettano con affettato cinismo a dichiarare qualsiasi, non lo sono, e il tentativo di definirli normali conferma il loro stato di giorni speciali. Che poi noi possiamo viverli come vogliamo, d'accordo: possiamo anche stare a casa la notte di capodanno a vedere uno speciale sull'evoluzione della musica elettronica del Novecento, o cenare e andare a dormire, semplicemente, come SE fosse un giorno qualsiasi, cosa che comunque non è e non sarà mai.
Quando si compiono 20 anni non è come quando se ne compie 19, e 30 fa un altro effetto che 29: eppure è sempre un anno in più, è solo una questione formale, verissimo. Ma se viviamo nel sistema decimale non possiamo rifiutarlo e seppur razionalmente un ventinovenne e un trentenne siano praticamente coetanei, effettivamente non lo sono ma soprattutto appaiono lontanissimi. Se anche razionalmente sveliamo l'illusione -tra 28 e 29 c'è la stessa distanza che c'è tra 29 e 30- non è lo stesso, altrimenti non ci verrebbe neppure il dubbio. La legge del decimale è così vera che coloro che in questo momento muovono il mondo, cioè i soldi, la conoscono e la applicano con precisione chirurgica: e le cose continuano a costare € 99, € 199, € 599,90. E non che ci considerino, noi acquirenti, stupidi ingenui e totalmente manovrabili: anche quando consapevoli e addestrati al linguaggio pubblicitario e ai mezzucci dei venditori, L'IMPRESSIONE CONTA.
Dicevo,
non si può dimenticare il sistema decimale.
E neppure si può fingere di non girare intorno al sole: cambiamo il calendario? Ma certo, quello è arbitrario: ma capodanno anche se lo spostassimo di un centinaio di giorni, così, per il gusto dell'anticonformismo, rimarrebbe sempre la testa di un anno, e il giorno prima rimarrebbe la fine di quello precedente.
Non si può dimenticare il sistema solare.
E neppure il sistema sociale.
Quando io tentai di rifiutare in toto la mia cristianità, mi scontrai con la struttura della società pregna di cultura cristiana: la mia settimana di 7 giorni con l'ultimo di festa (w la domenica = w il giorno del Signore); anche se i nomi dei giorni sono evidentemente rimasti da una cultura pagana. Le feste poi, quelle per cui si sta a casa da scuola, quelle in cui si festeggia davvero, sono inevitabilmente cristiane. Questo processo non porta evidentemente all'impossibilità di rifiutare una fede, ma alla consapevolezza che è impossibile per un italiano abbandonare la sua cultura cristiana, fondamenta della struttura della sua esistenza. Che poi le feste abbiano pian piano perso il loro autentico significato religioso, e che a Natale pensiamo all'albero e a Pasqua alle uova, questo è un altro discorso, che per quanto interessante se trattato con intelligenza, non è il punto di oggi.
Invece di continuare a cercare di rendere normali i giorni speciali, non sarebbe più importante impegnarsi affinchè i giorni normali diventino, a loro modo, speciali?
Non dimentichiamoci quando siamo, dove siamo e chi siamo. Sul perchè, possiamo continuare a pensarci su...

GODETEVI LA FESTA,
i miei più sinceri auguri
per un buon 2009
(che per concludere in tema, non fa l'effetto che ci farà l'anno prossimo sbarcare nel 2010...)

Un abbraccio.

domenica 28 dicembre 2008

Un timido riaffacciarsi

Spero stiate trascorrendo nel migliore dei modi le più lunghe feste invernali, e vi auguro che i prossimi giorni siano ancora più sereni o più divertenti o più rilassanti: insomma, che possiate ricevere tutto ciò che desiderate dai vostri meritati giorni di vacanza. Si avvicina la fine dell'anno e viene naturale tirare le somme. Io sono piuttosto soddisfatto di un 2008 in cui ho iniziato a dare, un blog e due cineforum,e ho chiuso un ciclo di un lustro che sembrava non finire mai. Il vero problema saranno i propositi per il 2009, perchè nella lista non ci sarà più il primissimo di questi anni, la laurea appunto!
Un po' di sogni, desideri o lontane possibilità ronzano per la testa, si scontrano, crescono e si spengono: vedremo.
Ho parlato di me: perdonate, sono soggetto naturalmente alle cadute nell'autobiografismo, ed è solo la ferrea convinzione che qui è fuori luogo, a impedire che il mio blog diventi un diario. Qualche riga ogni tanto me la si conceda con pazienza, ringrazio, è come un vaccino...

Scrivo poco, quasi mai, proprio nel momento in cui avrei pensato di sommergere di parole lo schermo e di dita la mia tastiera. Il fatto è che, come spiegava un famoso romanziere di cui naturalmente non ricordo lineamenti nè tantomeno dati anagrafici, scrivere un romanzo è questione di allenamento molto più che di genio creativo: la determinazione e la costanza di scrivere ogni giorno qualche pagina, anche quando non si ha ispirazione, anche quando proprio non si ha voglia sono le caratteristiche indispensabili. Nel momento in cui diventa una professione, un lavoro, inevitabilmente assume i connotati del dovere: farlo piacevolmente è solo una mossa intelligente per vivere meglio. Sono forse io un romanziere o un professionista? No, eppure sento il bisogno di giustificarmi a voi lettori che passate ogni giorno senza trovare nulla di nuovo, come a una moglie che ogni giorno lava stira e prepara la cena al suo squattrinato marito poetucolo. Non essendo io remunerato in denaro, sono un dilettante e come tale il guadagno è quantificato in sensazioni, quelle che provo io scrivendo, e quelle che provate voi leggendo. Questo mi basta naturalmente, e allora? Allora, basta poco per andare fuori allenamento quando non ti manca da mangiare e di che vivere. Basta non scrivere per dimenticarsi di farlo, per non ritrovare più nella giornata quel momento, peraltro delizioso, in cui mi concedo anima e corpo ai pensieri, alle parole, immerso nell'inesplicabile godimento della creazione ex nihilo. La cosa curiosa è che non c'è stata volta che mi sono ritrovato a scrivere senza goderne: anche leggere studiare e guardare un film mi allettano al 90% delle volte, ma ci sono inevitabilmente occasioni che il libro annoia, lo studio appare insensato, il film mal creato o semplicemente lontano dal mio mood temporaneo o dai miei gusti generali. Lo scrivere no, perchè va dove piace a me, quando piace me, se piace a me. Il problema, o meglio, l'ostacolo, sta solo nel andare sul mio blog, fare il log in, e cominciare a scrivere. Il resto va da sè, e comunque sarà il risultato sarà un successo, almeno per me, perchè avrò goduto di un momento piacevole, avrò fatto, creato e mi sarò divertito. Altra storia per voi, naturalmente, che ne sarete più o meno appagati secondo il prisma della vostre aspettative e del vostro stato emotivo mentale fisico ma anche dall'oggettiva buona o cattiva qualità dello scritto.

Questo scritto sarebbe a dire:
Ciao!
Sono tornato!

sperem...

giovedì 11 dicembre 2008

Sono fan di Facebook

Io nella vita non sono mai stato fan. Ho faticato anzi spesso a comprendere come si possa divenire fan di qualcuno, come si possa avere un idolo, venerare qualcuno. Ho sempre pensato che questo sia possibile solo in conseguenza di un insoddisfazione di sè, che si sfoga nell'idolatrare colui e colei che hanno la forza, la bellezza, il successo o qualsivoglia caratteristica che noi tanto bramiamo e non possediamo.
Qualcuno potrebbe dire che sono fan di me stesso.
Ma neppure quello è vero: non mi amo incondizionatamente, anzi alle volte mi sopporto. Ho fatto pace con me stesso.
Generalizzando trovo molto più utile e equilibrato avere dei modelli, persone degne di stima.
Eppure fan di qualcuno...
basti pensare all'etimologia del temine: fanatico.
Anche se, bisogna ammettere, nel passaggio molto cambia: fanatico è una parola molto più seria, dispregiativa in senso forte, in cui aleggiano arie di setta, follia, e soprattutto eccesso, estremismo. Fan invece è americanamente più leggero, colorato, un po'sciocco, e le urla delle ragazzine si sommano a incontri di persone con uno stesso amore.
Divenire fan di qualcosa o qualcuno in Facebook è ancora meno impegnativo e forte. Assomiglia più ad un gusto: mi piace il cioccolato, mi piace Faber, mi piace Opera Browser. Non sto prendendo alcun impegno però nel trovarmi con altre persone a parlare di quanto è buono il cioccolato. Non che ci sarebbe nulla di male, potrebbe anche essere interessante. Eppure un clic è lontano da un modulo compilato: siamo d'accordo.
Tra le svariate cose di cui in una notte insonne sono divenuto fan c'è anche lo stesso Facebook.
Finito il preambolo, ecco il succo della questione.

Se il fanatismo è qualcosa che non mi appartiene e che temo, il catastrofismo altrettanto. Negli ultimi tempi Facebook ha preso molto piede anche in Italia ma generalmente in tutto il mondo.
Mondo che per molti è dunque sull'orlo della fine, per questo.
Perchè non usciremo più di casa, perchè ci facciamo le serate a mandarci birrette telematiche o a ignorare le troppe richieste di cui siamo sommersi...
CHE STRAZIO.
Ogni volta che c'è del nuovo temiamo che il vecchio si perda: mi sa che abbiamo nel DNA la rivoluzione industriale come perdita del locus amoenus: che poi sia un'illusione perche nelle campagne congelavano e morivano di fame e peste tra i ratti ce lo dimentichiamo, ricordiamo solo alla Celentano i verdi prati dove poi hanno costruito le grigie mura dei palazzi.
Ma di questo ne parlerò una prossima volta.
Sta di fatto che si oscilla sempre tra la divinizzazione e le demonizzazione del nuovo.
IN MEDIO STAT VIRTUS!
Dovevano sparire i libri per gli e-book. Con Messenger ormai non si usciva più di casa. Tutti obesi senza nessuno sport. Poi squadre di calcio piene, corsi di tennis pieni, palestre piene, piste di sci piene.
Allora forse è il caso di rallentare con le sentenzine da quattro soldi che invadono il web, dove tutti sono sociologi e psicologi di massa.
Poi c'è il lamento su facebook.
Perchè "mi mandano troppi inviti" che "richieste assurde" e "che gruppi inutili".
Ed "è tutta una gara ad avere più amici"
e "la mia privacy è invasa".

EHI, CICCIO.

Scegli con più cura i tuoi amici.
Rimuovi qualcuno se ti turba con troppi inviti.
Sistema per bene la pagina di privacy su facebook.

"Eh ma anche così poi loro tengono in backup le mie foto e anche rimuovendomi dal sito potrei rimarranno tracce del mio passaggio"

Guarda che sei tu che hai messo IN RETE informazioni e foto e stato ecc: non vorrai farmi credere tu sia così ingenuo da credere che in Internet e nell'informatica certe cose non sono ben sotto controllo?

"Un'altra cosa però. Dietro Facebook ci sono grandi magnati che lo usano per carpire i miei gusti e mandare pubblicità. Inoltre sono dei cattivoni con filosofie neopositiviste che vogliono distruggere tutto ciò che c'è ora, la natura l'amore gli affetti per trasformare l'umanità. (vedi qui,articolo di giornale interessantissimo e ben fatto, come in Italia abbiamo Report e Travaglio, ma che a mio modestissimo parere pecca appunto di catastrofismo e anche di sfiducia nelle persone, che anche quando ignoranti o sprovvedute sono ben consapevoli che "nessuno ti regala niente").

Una cosa per volta: se diventi fan di coca cola, poi sulla tua home a fianco arriva la pagina di coca cola, oppure ti arrivano altre possibili cose di cui è probabile ti potrebbe interessare diventare fan. Da qui all'obbligo di comprare la vedo lunga. Inoltre, anche se influenzassero inconsciamente i miei gusti, non sono forse bombardato dalla nascita da pubblicità ovunque? Tipo dalla televisione che mi teneva sulla poltrona mettendole nei momenti più belli di un film? Non era forse peggio? Inoltre, io da Facebook ho un servizio COMODO e GRATUITO di posta e di chat, di mostrare delle foto ad altri, di creare un evento senza spendere i soldi degli sms!
Sono SERVIZI!
Se poi uno perde troppo tempo su Facebook,
se diviene schiavo di quella vita telematica perchè incapace di mantenere dei rapporti nella vita reale,
è colpa di FACEBOOK?
O forse è nato in una famiglia disagiata, non ha avito un istruzione importante, non ha raggiunto una maturità intellettuale e psichica: problemi ben più gravi, ma Facebook è una componente marginale, un elemento qualsiasi che può migliorare o peggiorare la sua condizione, già però non buona.

Concludendo.
Finchè ridiamo sbertucciando i vizi dell'italiano medio, e le nostre debolezze, ottimo. Facciamoce 'sta risata. 
Quando la satire diviene critica seria e polemica, mi pare esagerato.
Non sono gli strumenti a essere buoni o cattivi:
è chi li adopera che può farne buono o cattivo uso.

sabato 6 dicembre 2008

Post zero.

"L'alloro cinge la mia fronte:
ora, solo ora, posso avvicinarmi allo scrittoio,
concedermi la libertà di dire,
l'impudenza di sostenere,
l'azzardo di pronunciarmi.
Immersi ormai in un
accozzaglia
di parole immagini suoni:
troppi
parlano
senza aver nulla da dire
e dimenticano di ascoltare.
Troppi prendendosi sul serio,
spiegando la loro verità.
Loro
chi?
Prima di Internet chi scriveva era autore
etimologicamente auctoritas.
Ma se tutti sono autori,
a chi concedere l'autorità intellettuale?
Allora ho atteso,
d'esser laureato,
sia così più perdonabile
l'ardire.
Con l'obiettivo di costruire fiducia
anche nelle divergenze,
nella speranza
di creare scritti
d'opinione ponderata,
o d'appassionato furore,
o d'ispirato lirismo.
Gratuiti,
sempre con la convinzione che
valore
e
prezzo
siano grandezze distinte
in ambito culturale
e artistico.

I diari diventano opere d'arti interessanti solo quando pubblicati postumi, solo se di personaggi che raggiungono per strade diverse la fama. Questo blog non sarà mai un diario. Sebbene spesso riflessioni nascano da piccoli grandi eventi vissuti in prima persona, il generale sarà sempre la guida, seppur ispirato dal particolare, che ne esprimerà la bellezza. Quand'anche scaderò nel nostalgico rimembrare, sarà solo per utilità al prossimo, per mettere a disposizione insegnamenti a me cari, o sarà un tentativo di raggiungere il bello. L'unico egoismo sarà quello di usare il blog come memoria di idee e insegnamenti, moniti da tenere presenti, ma non sempre impressi nella mia mente scivolosa.
Benvenuti,
e buon divertimento.
Andiamo a cominciare."

Questo è stato il primo post nella mia mente per molto tempo.
All'incirca, perchè così com'è l'ho scritto ora.
La storia è andata diversamente -pian piano sto smussando la mia granitica morale, testarda nelle assurdità- così sonosoloram non è stato il premio per la fatica, ma un aiuto a portarla a termine.

Bella lì.

venerdì 28 novembre 2008

"Autunno al cinema" conclude in bellezza: INTO THE WILD

Da una stroncatura, quella dell'ultimo post, ad una glorificazione, quella di oggi. Non che i due film possano essere paragonati: premesse diverse, target diversi. In comune solo l'interprete femminile, Kristen Stewart, che il film di Sean Penn ha portato alla ribalta, lanciandola verso la parte e l'ingaggio di Twilight.

Una glorificazione, perchè io ritengo questo film essere il più bello del 2007 (sebbene da noi uscito nel gennaio 2008), ingiustamente rimasto senza alcun Oscar, nonostante due nomination (peraltro non di prestigio: attore non protagonista e montaggio). Quest'anno le statuette principali sono andate ai due colossi, There Will Be Blood, e No Country For Old Men, che però pur ben fatti, non mi entusiasmarono, ma forse fu questione di genere e gusti: ne parlai qui.

Tratto da un libro omonimo, che racconta una storia vera basandosi sul diario e le esperienze del protagonista, Into the Wild è l'emblema del sogno americano: l'avventura on the road, oltre la frontiera, contro il limite, rigorosamente soli, come era nel Far West, come nel Klondike. Il protagonista non è però l'uomo ruvido dalla battuta salace ma un ragazzo fresco di laurea, che si sente il mondo attorno stretto, stupido, gretto. E allora
via,
via,
da qui,
da tutto,
da tutti.
Il racconto è accompagnato da una colonna sonora composta ad hoc da Eddie Vedder, cantante e leader dei Pearl Jam. Le canzoni, lungi da essere accompagnamento, sono parte integrante del film, e questo giustifica i sottotitoli in italiano che traducono il testo delle canzoni, che raccontano e riflettono durante l'intreccio. Questo è il colpo in più del film, quello che permette il salto da bel film a capolavoro. Non a caso l'ultima canzone del film ha preso il Golden Globe.

Oggi nevica, tanto. Siamo nel 2008, eppure quando nevica, una cosa che succede da sempre, è difficile muoversi: e un mondo che non è più tanto capace di stare fermi è obbligato a rallentare, quantomeno.
Per andare a vedere questo film, stasera uscirò di caso imbacuccato, camminerò nel freddo e con la neve, e niente più di questo mi permetterà di entrare nel mood più adatto per rigodermi il film. Non ne scrissi, quando lo vidi, perchè lo trovai bellissimo, e basta: quando una cosa è bella, si può descrivere o omaggiare, ma troppa la paura di graffiarla, di turbarla.
Oggi è però mio dovere.
Le musiche, gli spazi e i dialoghi si amalgano squisitamente, insieme con le facce.
Questo film soffia sul fuoco, ardente nei giovani, di libertà e istinto e azione, ma riesce a toccare anche i palati più esigenti, i critici dal cuore più arido.

Ho proprio voglia di lasciarmi trasportare in questo viaggio indimenticabile:
a stasera.
Per chi è abbastanza wild per uscire di casa.

mercoledì 26 novembre 2008

Twilight, un film pessimo.

[In questo articolo tratto del film, non dei libri]
Twilight significa crepuscolo, non è il nome del protagonista.
Così, per dire.
La consolazione che almeno una cosa questo film me l'ha data.
Una parola in più nel mio vocabolario inglese.
Certo, voi mi direte: aprendo a caso il dictionary, ne pigliavi anche due o tre, e gratis. Inoltre, aggiungerete, non passavi due ore nella noia con lampi di sorpresa per quanto infima possa essere l'arte cinematografica, o lo stupore per l'esistenza di un prodotto privo della benchè minima storia, ma anche di un senso, di un messaggio, di un coinvolgimento: effetti speciali super? Neppure. A questo punto l'obiezione potrebbe essere: ma non dirmi che non lo sapevi prima! Allora: mi ci hanno portato, ma sarei andato lo stesso, perchè intorno al film si sentiva l'eco di Harry Potter, per l'attore protagonista, per la derivazione da libri teen. Mai associazione fu più fuorviante.
Ora che mi sono sgranchito le dita posso cominciare la distruzione di quell'attentato al cinema e ai vampiri che è il film.

SPOILER:DA QUI VENGONO SVELATE SCENE DEL FILM
(non avvenimenti, perchè non succede niente)

Si inizia con un frase banale. ma chiessenefrega. Poi ci si trova in una ridente scuola americana, in una cittadina qualsiasi, e la protagonista nuova arrivata trova solo amici affettuosi. In mensa, ad un certo punto, entrano degli individui di pelle BIANCA; non pallidi, WHITE proprio, labbra viola. "Sono un gruppo strano, stanno sempre tra di loro", dicono gli amici della protagonista (che dopo Into the wild trattiene a stento il vomito per recitare in questa immondizia).
Sono un gruppo strano.
Stanno sempre tra di loro.
Lo dicono così,indifferenti.
MA CAZZO SONO BIANCHI!
Va bè.
Quattro secondi di film: lei è innamorata di lui che nella quarta scena la salva sotto i suoi occhi.
Lei gli dice: "sei super forte e super veloce".
Lui risponde quasi fischiettando: "no ti sbagli".
E lei: "no non mi sbaglio".
E lui: "è vero, hai ragione. Sono un vampiro, sono super veloce, super forte e leggo pure nel pensiero.Tu devi aver paura di me".
E lei: "non ne ho".
E lui: "ok, stiamo insieme, ti presento la mia famiglia".
Siamo a mezz'ora del film e uno si chiede: perchè supereroi su supereroi non svelano l'identità, si fanno mille problemi per non mettere in pericolo lei, e lui se ne fotte? Risposta. perchè è scemo. Infatti ovviamente il nemichino di turno attaccherà lei: non mi dire. Tutto questo però dopo un'altra mezz'oretta, perchè prima i due amorini devono guardarsi sdraiati nei prati tra i fiorellini. L'oscurità? Il vampiro? Un film sentimentale senza la minima introspezione psicologica.
Non ci sto credendo.
Ma attenzione, colpo di scena: "tu non sai come appaio veramente alla luce del sole!" E tu che pensi: certo che non lo sa, da sempre i vampiri s'inceneriscono alla luce del sole, esseri della notte; alla luce scompaiono, come si fa a sapere come appaiano? Va bè, variazione sul tema: vediamo. Lui corre corre, la porta con sè, vede della luce e gli dice: "adesso ti piaccio, ma guarda come sono veramente". [Capiamoci: l'obiettivo di lui, malamente perseguito, direi quasi una fintona, è allontanare l'amata da lui, per evitarle una vita sempre al pericolo.]
Ecco che si mostra sotto la luce: io mi aspetto diventi un mostro squamoso o uno scheletro dagli occhi rosi o che ne so. Invece:
brilla,
si apre la maglia e si mostra com madido di sudore, in una delle più stereotipate pose arrapa-femmine. La sua mossa per allontanarla da lui: un genio.
Lei lo guarda e dice l'unica battuta sensata del film: "ma così sei bellissimo". E lui cerca pure le coccole, mormorando "non è vero, sono un mostro" (ma per piacere!).
[Appare nella mia mente Nosferatu che al cospetto di tale sdolcinato sfigatello si sta picchettando nel cuore ogni sorta di legname mentre sniffa corone d'aglio nella basilica di San Pietro.]
Svolgimento del resto del film: il cattivo quasi vince, ma perde, in scene di sbadiglio puro. Almeno il cattivo pensavo, quello sì che farà paura! Peccato, è ridicolo. [ancora la mia mente. vedo Voldemort scuotere la testa indignato...].

FINE SPOILER

I personaggi teen sono un'offesa all'intera classe adolescenziale mondiale. Nulla da dire, niente da fare, i-pod, quello è figo, punto. Gli adulti sono stra aggiornati, e intelligenti, mai rompicoglioni e mai retrogradi: sa il cazzo sto teen movie chi l'ha pensato. Hanno creato un film per ragazzine, d'anagrafe o d'animo, tutto su di lui: le inquadrature dei suoi occhi neri sono mille, lunghissime, ma lui è così creato ad hoc da non funzionare: quando l'artifico è troppo evidente e si svela, il giocattolo si rompe. Era molto più figo il iuo personaggio in Harry Potter, eroe tragico.  
Sono certo che i libri abbiano qualcosa in più, fermo sulla mia idea che un grandissimo successo a qualcosa sarà pur dovuto.
Il film è nella top five dei peggiori che abbia mai visto.
ridateci Harry Potter col mondo incredibile in cui vive, e le innumerevoli idee che lo abitano. Non è un caso se è sulla cresta dell'onda da più di 10 anni, mentre questa nuova saga è stata creata per sfruttare al massimo il successo del primo libro, godendo della nostalgica voglia di saga degli orfani di Harry Potter.

La differenza dei due è infinita ma si può spiegare con un dettaglio:
la saga del maghetto con gli occhiali è stata inventata è scritta da
Joanne Kathleen Rowling, BRITANNICA;
quella del vampiretto vegetariano da
Stephenie Morgan Meyer, STATUNITENSE.

È presto detto.

venerdì 21 novembre 2008

"Autunno al cinema" presenta: My Blueberry Nights (Un bacio romantico)

Un film lirico:
chi racconta è un poeta.

Io la penso così:
e così la pensavo.