mercoledì 28 gennaio 2009
domenica 18 gennaio 2009
Il Filmone
Incute timore, merita rispetto.
Aggiungendo la desinenza accrescitiva più comune, effettivamente tutto cambia.
Tanti minuti,
numerosi personaggi,
spazi sconfinati
svariati svolgimenti della storia.
Negli anglofoni troviamo come corrispettivo il meno casereccio Kolossal, eppure il concetto rimane lo stesso, quello impressoci nella mente dalla zampona di Godzilla:
le dimensioni contano.
Allora, questi filmoni, possono essere paragonati solo tra loro: l'unico rischio è cadere nel classico rito del +.
[Aperta parentesi. Il rito del + prevede una sfida tra due individui o gruppi di individui o cose in cui il vincitore è o ha di più: questo rito, presente in natura, è una delle dimostrazioni più importanti della selezione naturale. Chi è più colorato, feroce, forte si accoppia e sopravvive. Invece nell'homo sapiens - che per inciso, sapiens se l'è detto da solo, quindi sai che valore!- la selezione naturale è stata superata, e di naturale rimane ben poco, ma sulla non naturalità dell'uomo ne parlerò a tempo debito. Dicevamo...ah sì! Non c'è più la selezione naturale, c'è ancora il rito del +, ma che ha perso la ragione della sua esistenza: e allora? Semplice vanagloria: si vuole essere più, anche quando la caratteristica non è una virtù; solo l'uomo sapiente poteva apportare una simile degenerazione. Quanti amiconi mangiavano le cose più schifose per risultare + disgustosi? Oppure le più disgraziate volgarità per essere i + sboccati, i + irrispettosi? Ma anche, che bello fare una cosa insolita per risultare i + scemi... Il tutto è ridicolo, naturalmente: l'unica salvezza sta nel prenderlo come tale, cioè per ridere, e non come unica possibilità di avere posto nel mondo -anche se in quel caso sopraggiugerebbe la compassione per lo sventurato in questione e non me la sentirei di sparare sulla croce rossa. Dopo questa frase, chiusa parentesi.]
Appunto: se prendiamo i filmoni e cadiamo nel metterli a confronto sulle cifre, come se quelle fossero il vanto, il valore aggiunto, evidentemente sbagliamo, confondendo quantità e qualità. Dall'altra parte, disinteressarsi completamente della quantità, far finta che un gigante non lo sia, sarebbe un altro punto di vista miope. Come nella boxe e nella varie arti marziali, i film sono divisi in categorie di dimensione, (oltre che naturalmente in genere): a quel punto si valuta. Mettiamo a paragone Il signore degli anelli( che peraltro io non amo particolarmente) e Juno: qual è più bello? Quale il migliore?Certi paragoni non vanno fatti e basta, non portano a niente di buono. Se si è costretti, come nelle cerimonie dei premi cinematografici, ogni festival seguirà le sue priorità: la novità dell'argomento, della forma, oppure l'impatto del film sulla società, per non parlare degli interessi economici o nazionalistici. Ma noi, che si parla di film e di arte per goderne e capirne, possiamo rimanere nella giusta e comoda prospettiva dell'analisi singola.
Cerchiamo di raggiungere la conclusione cominciando dalla premessa per la quale sento il bisogno di chiarire questi aspetti: se da un lato è sbagliato considerare migliore un filmone rispetto ad un film, è altrettanto sbagliato considerarlo peggiore pensando che l'attenzione per la quantità comprometta inevitabilmente la sostanza qualitativa. Un errore simile che si rischia di fare con i blockbuster: da una parte i profani con il loro -almeno incolpevole e inevitabile- "vende tanto= sarà bello" (anche in un saggio universitario veniva sottolineato, a proposito dei libri, come le classifiche siano gli strumenti più semplici e immediati e alle volte gli unici che l'acquirente incontri sulla sua strada); dall'altra parte ci sono i ben informati, gli snobisti intellettuali, per i quali la classifica va usata al rovescio: "vende poco=sarà qualitativamente migliore". Entrambe le posizioni sono mentalmente limitate: una in modo innocente una in maniera più colpevole. In medio stat virtus, dunque: ma anche questa locuzione è da prendere con le pinze, perchè dipendente dagli estremi che si prendono in considerazione.
Australia è un filmone, è un viaggio, di emozioni, culture e spazi spazi spazi. È un'avventura da vivere magari in un sabato sera d'inverno, per fuggire la vita piccola normale e tranquilla -serena anche, e non ho certo detto brutta- che si sta vivendo. La magia del cinema non finirà, almeno fino alla creazione del teletrasporto, ma anche dopo, perchè già oggi i voli costano poco e girare è molto più alla portata di tutti, ma in Australia oppure nel tempo, avanti e indietro, non si può mica andare con una decina di euro pepsi compresa...
Il filmone difficilmente sarà una prelibatezza, perchè non è un piatto: ma un pasto intero. Chiedergli di farci raggiungere le vette della sublimazione del gusto, è improprio: quindi se non abbiamo proprio fame, ma "solo voglia di qualcosa di buono", meglio dirigerci altrove. Altrimenti, il filmone è un'esperienza, se vissuto come merita. Non è una perla nè una chicca, ma se ci sediamo comodi, il pasto non sarà sempre indimenticabile, ma molto spesso risulterà soddisfacente. E con la pancia piena, potremo uscire, satolli ma non nauseati, dalla sala.
Aggiungendo la desinenza accrescitiva più comune, effettivamente tutto cambia.
Tanti minuti,
numerosi personaggi,
spazi sconfinati
svariati svolgimenti della storia.
Negli anglofoni troviamo come corrispettivo il meno casereccio Kolossal, eppure il concetto rimane lo stesso, quello impressoci nella mente dalla zampona di Godzilla:
le dimensioni contano.
Allora, questi filmoni, possono essere paragonati solo tra loro: l'unico rischio è cadere nel classico rito del +.
[Aperta parentesi. Il rito del + prevede una sfida tra due individui o gruppi di individui o cose in cui il vincitore è o ha di più: questo rito, presente in natura, è una delle dimostrazioni più importanti della selezione naturale. Chi è più colorato, feroce, forte si accoppia e sopravvive. Invece nell'homo sapiens - che per inciso, sapiens se l'è detto da solo, quindi sai che valore!- la selezione naturale è stata superata, e di naturale rimane ben poco, ma sulla non naturalità dell'uomo ne parlerò a tempo debito. Dicevamo...ah sì! Non c'è più la selezione naturale, c'è ancora il rito del +, ma che ha perso la ragione della sua esistenza: e allora? Semplice vanagloria: si vuole essere più, anche quando la caratteristica non è una virtù; solo l'uomo sapiente poteva apportare una simile degenerazione. Quanti amiconi mangiavano le cose più schifose per risultare + disgustosi? Oppure le più disgraziate volgarità per essere i + sboccati, i + irrispettosi? Ma anche, che bello fare una cosa insolita per risultare i + scemi... Il tutto è ridicolo, naturalmente: l'unica salvezza sta nel prenderlo come tale, cioè per ridere, e non come unica possibilità di avere posto nel mondo -anche se in quel caso sopraggiugerebbe la compassione per lo sventurato in questione e non me la sentirei di sparare sulla croce rossa. Dopo questa frase, chiusa parentesi.]
Appunto: se prendiamo i filmoni e cadiamo nel metterli a confronto sulle cifre, come se quelle fossero il vanto, il valore aggiunto, evidentemente sbagliamo, confondendo quantità e qualità. Dall'altra parte, disinteressarsi completamente della quantità, far finta che un gigante non lo sia, sarebbe un altro punto di vista miope. Come nella boxe e nella varie arti marziali, i film sono divisi in categorie di dimensione, (oltre che naturalmente in genere): a quel punto si valuta. Mettiamo a paragone Il signore degli anelli( che peraltro io non amo particolarmente) e Juno: qual è più bello? Quale il migliore?Certi paragoni non vanno fatti e basta, non portano a niente di buono. Se si è costretti, come nelle cerimonie dei premi cinematografici, ogni festival seguirà le sue priorità: la novità dell'argomento, della forma, oppure l'impatto del film sulla società, per non parlare degli interessi economici o nazionalistici. Ma noi, che si parla di film e di arte per goderne e capirne, possiamo rimanere nella giusta e comoda prospettiva dell'analisi singola.
Cerchiamo di raggiungere la conclusione cominciando dalla premessa per la quale sento il bisogno di chiarire questi aspetti: se da un lato è sbagliato considerare migliore un filmone rispetto ad un film, è altrettanto sbagliato considerarlo peggiore pensando che l'attenzione per la quantità comprometta inevitabilmente la sostanza qualitativa. Un errore simile che si rischia di fare con i blockbuster: da una parte i profani con il loro -almeno incolpevole e inevitabile- "vende tanto= sarà bello" (anche in un saggio universitario veniva sottolineato, a proposito dei libri, come le classifiche siano gli strumenti più semplici e immediati e alle volte gli unici che l'acquirente incontri sulla sua strada); dall'altra parte ci sono i ben informati, gli snobisti intellettuali, per i quali la classifica va usata al rovescio: "vende poco=sarà qualitativamente migliore". Entrambe le posizioni sono mentalmente limitate: una in modo innocente una in maniera più colpevole. In medio stat virtus, dunque: ma anche questa locuzione è da prendere con le pinze, perchè dipendente dagli estremi che si prendono in considerazione.
Australia è un filmone, è un viaggio, di emozioni, culture e spazi spazi spazi. È un'avventura da vivere magari in un sabato sera d'inverno, per fuggire la vita piccola normale e tranquilla -serena anche, e non ho certo detto brutta- che si sta vivendo. La magia del cinema non finirà, almeno fino alla creazione del teletrasporto, ma anche dopo, perchè già oggi i voli costano poco e girare è molto più alla portata di tutti, ma in Australia oppure nel tempo, avanti e indietro, non si può mica andare con una decina di euro pepsi compresa...
Il filmone difficilmente sarà una prelibatezza, perchè non è un piatto: ma un pasto intero. Chiedergli di farci raggiungere le vette della sublimazione del gusto, è improprio: quindi se non abbiamo proprio fame, ma "solo voglia di qualcosa di buono", meglio dirigerci altrove. Altrimenti, il filmone è un'esperienza, se vissuto come merita. Non è una perla nè una chicca, ma se ci sediamo comodi, il pasto non sarà sempre indimenticabile, ma molto spesso risulterà soddisfacente. E con la pancia piena, potremo uscire, satolli ma non nauseati, dalla sala.
domenica 11 gennaio 2009
Tra nostalgia e amore
"alle volte fai versi da bambino"
"mi diverto..."
"ormai però hai una vita stabile, da vecchio"
"siamo tutti tutto
io sono il quattordicenne il diciottenne il ventenne
sono il bambino
ma anche il ventiquattrenne
e addririttura in potenza sono
già, un po', il cinquantenne...
...comunque tu sei ancora un'anima libera,
ed è la cosa più bella
vedere il futuro
aperto a tutto:
potrei piangere ora."
"ma smettila!"
"Alcune persone necessitano di un appoggio, di un futuro tranquillo, del terreno sotto i piedi"
"e sei una di quelle?"
"la loro vertigine è paura di cadere,
la mia sempre stata voglia di volare
-parafrasando jovanotti-
ma la vita ti cambia pian piano
e tu libero da vincoli, di lavoro e amorosi
e dalla società, ti ci ritrovi invischiato
diventi pauroso anche tu
ti adagi per terra e godi della solidità:
ogni tanto soffri ancora,
perchè anche quando salti senti la gravità,
quella che non sentivi una volta...
ma generalmente rimani giù,
perchè quando ti abbracci con la persona amata,
e chiudi gli occhi,
non sei più nè in cielo nè in terra, ma
ALTROVE:
ed è bellissimo."
"mi diverto..."
"ormai però hai una vita stabile, da vecchio"
"siamo tutti tutto
io sono il quattordicenne il diciottenne il ventenne
sono il bambino
ma anche il ventiquattrenne
e addririttura in potenza sono
già, un po', il cinquantenne...
...comunque tu sei ancora un'anima libera,
ed è la cosa più bella
vedere il futuro
aperto a tutto:
potrei piangere ora."
"ma smettila!"
"Alcune persone necessitano di un appoggio, di un futuro tranquillo, del terreno sotto i piedi"
"e sei una di quelle?"
"la loro vertigine è paura di cadere,
la mia sempre stata voglia di volare
-parafrasando jovanotti-
ma la vita ti cambia pian piano
e tu libero da vincoli, di lavoro e amorosi
e dalla società, ti ci ritrovi invischiato
diventi pauroso anche tu
ti adagi per terra e godi della solidità:
ogni tanto soffri ancora,
perchè anche quando salti senti la gravità,
quella che non sentivi una volta...
ma generalmente rimani giù,
perchè quando ti abbracci con la persona amata,
e chiudi gli occhi,
non sei più nè in cielo nè in terra, ma
ALTROVE:
ed è bellissimo."
Modelli e virtù, uno spunto in un post di transizione che sarebbe stato meglio non pubblicare ma ormai l'ho scritto e poi la metafora della carrozza
Riflettevo sui modelli.
Naturalmente intendo quelli vestiti Armani, belli.
Anche quelli come Buddha o Gesù però, divini,
ma anche Gandhi: spirituali.
Pure Sgarbi e Rita Levi Montalcini,
Napoleone e Achille
e poi Fellini e De Andrè,
intellettuali, comandanti, guerrieri, artisti.
Anche il mio prete però,
e quella maestra che ci mette il cuore nell'insegnamento.
Altro che sacro e profano, questa è un'accozzaglia bella e buona: eppure sono tutti modelli.
Ognuno è libero di rispettare chi desidera e assurgere a modello chicchessia. (Che poi "liberi", anche una piuma nell'aria è soggetta alla gravità e ai venti, un uccello ai suoi polmoni, un pesce nel mare alle correnti e al cibo che deve inseguire, quindi la libertà assoluta appare più che altro un'illusione: ma lasciamo alla filosofia quella per Kant era un'antinomia, un dilemma irrisolvibile.) Il problema è se ci convincono tanti modelli, e ad un certo punto, non sappiamo quale stella seguire: perchè siamo costretti a scegliere tra le virtù? sarebbe così bello perseguirle tutte.
La scelta.
In realtà qualsiasi argomento mi porta sempre davanti a un problema di per sè irrisolvibile: non si possono vivere tutte le vite che si desidererebbero, vivere a pieno l'amore la famiglia e la solitudine con l'avventura. Anche se qualcuno... il motto di Asia Argento è live fast, die old : perchè accontentarsi?
[Quando scrivo in maniera così poco chiara e consequenziale, eppure mantenendo l'apparenza e il dire di un percorso raziocinante, mi vien da ridere.
"Il tuo compito è come un cavallo imbizzarrito, ecc. La velocità è un'ebbrezza, ma..." In questo modo, ma con molta più eleganza, giudicò uno dei miei primi temi liceali la professoressa del biennio: a quanto pare ispiravo i suoi giudizi più insoliti.. Cosa darei per avere i miei temi, ma dopo poco tempo dall'uscita del liceo pare vadano distrutti: peccato.
Mi sto finalmente ritrovando, comprendendo che la chiarezza è un dovere verso i lettori ma anche una scelta, e qualcuno potrebbe trar giovamento più dalla confusione, a qualcuno potrebbe mancare una cavalcata tra le parole: ma anche no. Chissà comunque se riesco a dre l'idea di ciò che significa una conversazione con me: un viaggio, mi viene in mente una carrozza traballante, con le ruote in legno, tutto un sussulto, e capitano le volte che io mi dimentichi di guidarla e venga dietro, bello comodo con te e sai mai come la conversazione potrebbe ruzzolare giù giù per il dirupo, e alle volte però non si capovolge, altre sì e si schianta a terra, un urlo e poi il silenzio; e si esce malconci tutti e due, con le mie scuse, la prossima volta starò più attento, e tornare sulla carrozza poi non dev'essere facile, e invece ci torni, grazie, lo prendo come un atto di amicizia ma un po', anche, m'illudo che il viaggio, magari non la fine, ti sia piaciuto].
Anni per laurearmi in Lettere spendendo troppo tempo a filosofare, l'ennesimo paradosso...
Naturalmente intendo quelli vestiti Armani, belli.
Anche quelli come Buddha o Gesù però, divini,
ma anche Gandhi: spirituali.
Pure Sgarbi e Rita Levi Montalcini,
Napoleone e Achille
e poi Fellini e De Andrè,
intellettuali, comandanti, guerrieri, artisti.
Anche il mio prete però,
e quella maestra che ci mette il cuore nell'insegnamento.
Altro che sacro e profano, questa è un'accozzaglia bella e buona: eppure sono tutti modelli.
Ognuno è libero di rispettare chi desidera e assurgere a modello chicchessia. (Che poi "liberi", anche una piuma nell'aria è soggetta alla gravità e ai venti, un uccello ai suoi polmoni, un pesce nel mare alle correnti e al cibo che deve inseguire, quindi la libertà assoluta appare più che altro un'illusione: ma lasciamo alla filosofia quella per Kant era un'antinomia, un dilemma irrisolvibile.) Il problema è se ci convincono tanti modelli, e ad un certo punto, non sappiamo quale stella seguire: perchè siamo costretti a scegliere tra le virtù? sarebbe così bello perseguirle tutte.
La scelta.
In realtà qualsiasi argomento mi porta sempre davanti a un problema di per sè irrisolvibile: non si possono vivere tutte le vite che si desidererebbero, vivere a pieno l'amore la famiglia e la solitudine con l'avventura. Anche se qualcuno... il motto di Asia Argento è live fast, die old : perchè accontentarsi?
[Quando scrivo in maniera così poco chiara e consequenziale, eppure mantenendo l'apparenza e il dire di un percorso raziocinante, mi vien da ridere.
"Il tuo compito è come un cavallo imbizzarrito, ecc. La velocità è un'ebbrezza, ma..." In questo modo, ma con molta più eleganza, giudicò uno dei miei primi temi liceali la professoressa del biennio: a quanto pare ispiravo i suoi giudizi più insoliti.. Cosa darei per avere i miei temi, ma dopo poco tempo dall'uscita del liceo pare vadano distrutti: peccato.
Mi sto finalmente ritrovando, comprendendo che la chiarezza è un dovere verso i lettori ma anche una scelta, e qualcuno potrebbe trar giovamento più dalla confusione, a qualcuno potrebbe mancare una cavalcata tra le parole: ma anche no. Chissà comunque se riesco a dre l'idea di ciò che significa una conversazione con me: un viaggio, mi viene in mente una carrozza traballante, con le ruote in legno, tutto un sussulto, e capitano le volte che io mi dimentichi di guidarla e venga dietro, bello comodo con te e sai mai come la conversazione potrebbe ruzzolare giù giù per il dirupo, e alle volte però non si capovolge, altre sì e si schianta a terra, un urlo e poi il silenzio; e si esce malconci tutti e due, con le mie scuse, la prossima volta starò più attento, e tornare sulla carrozza poi non dev'essere facile, e invece ci torni, grazie, lo prendo come un atto di amicizia ma un po', anche, m'illudo che il viaggio, magari non la fine, ti sia piaciuto].
Anni per laurearmi in Lettere spendendo troppo tempo a filosofare, l'ennesimo paradosso...
giovedì 8 gennaio 2009
ATP World Tour 2009
Di tennis scrivo sempre meno spesso. Vero è che in generale scrivo sempre meno spesso... Comunque, il motivo è semplice: notizie e informazioni si trovano facilmente su intenet per chiunque interessato, e non vedo motivi per aggiornare o informare quando siti più accreditati lo fanno meglio di me (come quello segnalato tra i link utili). Quindi, scrivo di tennis solo in onore di qualche evento, come tributo a qualcuno; ogni tanto poi, mi diletto in qualche vademecum per profani oppure in qualche aggiornamento per appassionati pigri, e questo soprattutto come dovere verso i miei amici tennisti.
In questo mio vecchio post, presi spunto per chiarire la stagione tennistica: in particolare, sul finire dello scritto, misi lo schema delle diverse categorie di tornei tennistici, con indicazione di montepremi e punti. Fin da piccolo volevo far chiarezza nel sistema del tennis, non capivo mai del tutto, e ho appena scoperto perchè: cambiamenti frequenti.
Infatti ora come ora, quell'elenco è già vecchio, poichè quest'anno, all'insegna della semplificazione, ma non solo, la situazione è la seguente:
[Categoria torneo: n. tornei; punti ATP al vincitore]
Grand Slams: 4; 2000.
ATP World Tour Finals: 1; 1100-1500.
ATP World Tour Masters 1000: 9; 1000.
ATP 500: 9; 500.
ATP 250: 43; 250.
ATP Challenger Series: 115; 75-125.
Futures: 420; 17-33.
Affiancando l'elenco del post dell'anno scorso ci accorgiamo innanzi tutto della modifica dei nomi. I Masters Series diventano World Tour Masters 1000, o più semplicemente Master 1000: quelli inferiori semplicemente ATP 500 e 250. Le ultime categorie, cioè i primi gradini per la scalata al tennis internazionale, Challenger e Futures, rimangono invariati. Nei nomi nuovi sono apparsi i numeri, che sono i punti che i tornei in questione concedono al vincitore. Sostanzialmente si tratta di un raddoppio per tutti, con una omogeneizzazione dei punti in palio nei vecchi International Series, sia Gold che semplici.
Adesso il logo del torneo avrà il numerino che lo classifica.
Altre novità:
le partite di Coppa Davis varranno punti ATP, non molti, ma è un incentivo per dare lustro alla Coppa a squadre;
la vecchia Masters Cup, da quest'anno World Tour Finals, non si terrà più a Shangai bensì a Londra (diventando evento appetibile per noi europei);
Shangai diventa un Master 1000, con la conseguente retrocessione di Amburgo ad ATP 500; Shangai prende il posto nel calendario di Madrid, in autunno, che invece cambia data, sito e superficie: sarà in primavera, al posto di Amburgo, all'aperto e sulla terra rossa;
i tornei del Grande Slam e i Master 1000 sono obbligatori per i primi 30 del ranking, tranne Montecarlo, che mantiene punti e montepremi da Master 1000, ma non è obbligatorio;
Madrid è stato spostato in Primavera;
per adeguare i punteggi dei giocatori, essi sono stati presi e raddoppiati;
la distribuzione dei punti nei vari turni è differente, per esempio in uno Slam vincitore-finalista-semifinalisti-quartidifinalista... era: 100%-70%-45%-25%-15% etc, con la nuova tabella sarà 100%-60%-36%-18%-9%;
il sito web e i loghi sono nuovi.
videntemente ci saranno molte dissonanze in classifica in quest'anno di cambiamenti: il paradosso più grande è che un giocatore che ripete lo stesso risultato dell'anno precedente invece di rimanere in pari, perde punti ( tranne nel caso di vittoria del torneo).
Esempio: Federer e Nadal agli Open di Australia del 2008 giunsero in semifinale, raggranellando 450 punti che a partire dal 1° gennaio 2009 diventeranno in automatico 900. Confermando la semifinale nell’edizione 2009 dello stesso slam, i due avranno diritto a 720. Saldo negativo di 180 punti.
D'altra parte è normale che, cambiando, qualcosa non quadri.
Ecco due schemi riassuntivi:
qui
e
qui.
La mia delusione è stata per i tornei sull'erba, che, tranne Wimbledon, non sono nè Master 1000 nè Master 500! Lo storico Queen's e Halle sono ATP 250, mentre Parigi-Bercy rimane Master 1000! Pensare che io invece avrei desiderato che si risolvesse la contemporaneità dei due tornei minori, per avere almeno un mese di stagione sull'erba...Le altre ovvie conseguenze della riforma sono la maggiore importanza della vittoria, vista la redistribuzione dei punti, e alcune dissonanze che avranno esiti un po' imprevisti: quello che conta d'altronde, sarà sempre vincere.
I grandi sono già in campo, Roger e Rafa a Doha, mentre il predestinato Gulbis ha cominciato battendo Djokovic, e non dite che non vi avevo avvertito.
Infine, Rafael Nadal ha abbandonato la canotta per una polo a righe, e questa è forse la novità più bella.
In questo mio vecchio post, presi spunto per chiarire la stagione tennistica: in particolare, sul finire dello scritto, misi lo schema delle diverse categorie di tornei tennistici, con indicazione di montepremi e punti. Fin da piccolo volevo far chiarezza nel sistema del tennis, non capivo mai del tutto, e ho appena scoperto perchè: cambiamenti frequenti.
Infatti ora come ora, quell'elenco è già vecchio, poichè quest'anno, all'insegna della semplificazione, ma non solo, la situazione è la seguente:
[Categoria torneo: n. tornei; punti ATP al vincitore]
Grand Slams: 4; 2000.
ATP World Tour Finals: 1; 1100-1500.
ATP World Tour Masters 1000: 9; 1000.
ATP 500: 9; 500.
ATP 250: 43; 250.
ATP Challenger Series: 115; 75-125.
Futures: 420; 17-33.
Affiancando l'elenco del post dell'anno scorso ci accorgiamo innanzi tutto della modifica dei nomi. I Masters Series diventano World Tour Masters 1000, o più semplicemente Master 1000: quelli inferiori semplicemente ATP 500 e 250. Le ultime categorie, cioè i primi gradini per la scalata al tennis internazionale, Challenger e Futures, rimangono invariati. Nei nomi nuovi sono apparsi i numeri, che sono i punti che i tornei in questione concedono al vincitore. Sostanzialmente si tratta di un raddoppio per tutti, con una omogeneizzazione dei punti in palio nei vecchi International Series, sia Gold che semplici.
Adesso il logo del torneo avrà il numerino che lo classifica.
Altre novità:
le partite di Coppa Davis varranno punti ATP, non molti, ma è un incentivo per dare lustro alla Coppa a squadre;
la vecchia Masters Cup, da quest'anno World Tour Finals, non si terrà più a Shangai bensì a Londra (diventando evento appetibile per noi europei);
Shangai diventa un Master 1000, con la conseguente retrocessione di Amburgo ad ATP 500; Shangai prende il posto nel calendario di Madrid, in autunno, che invece cambia data, sito e superficie: sarà in primavera, al posto di Amburgo, all'aperto e sulla terra rossa;
i tornei del Grande Slam e i Master 1000 sono obbligatori per i primi 30 del ranking, tranne Montecarlo, che mantiene punti e montepremi da Master 1000, ma non è obbligatorio;
Madrid è stato spostato in Primavera;
per adeguare i punteggi dei giocatori, essi sono stati presi e raddoppiati;
la distribuzione dei punti nei vari turni è differente, per esempio in uno Slam vincitore-finalista-semifinalisti-quartidifinalista... era: 100%-70%-45%-25%-15% etc, con la nuova tabella sarà 100%-60%-36%-18%-9%;
il sito web e i loghi sono nuovi.
videntemente ci saranno molte dissonanze in classifica in quest'anno di cambiamenti: il paradosso più grande è che un giocatore che ripete lo stesso risultato dell'anno precedente invece di rimanere in pari, perde punti ( tranne nel caso di vittoria del torneo).
Esempio: Federer e Nadal agli Open di Australia del 2008 giunsero in semifinale, raggranellando 450 punti che a partire dal 1° gennaio 2009 diventeranno in automatico 900. Confermando la semifinale nell’edizione 2009 dello stesso slam, i due avranno diritto a 720. Saldo negativo di 180 punti.
D'altra parte è normale che, cambiando, qualcosa non quadri.
Ecco due schemi riassuntivi:
qui
e
qui.
La mia delusione è stata per i tornei sull'erba, che, tranne Wimbledon, non sono nè Master 1000 nè Master 500! Lo storico Queen's e Halle sono ATP 250, mentre Parigi-Bercy rimane Master 1000! Pensare che io invece avrei desiderato che si risolvesse la contemporaneità dei due tornei minori, per avere almeno un mese di stagione sull'erba...Le altre ovvie conseguenze della riforma sono la maggiore importanza della vittoria, vista la redistribuzione dei punti, e alcune dissonanze che avranno esiti un po' imprevisti: quello che conta d'altronde, sarà sempre vincere.
I grandi sono già in campo, Roger e Rafa a Doha, mentre il predestinato Gulbis ha cominciato battendo Djokovic, e non dite che non vi avevo avvertito.
Infine, Rafael Nadal ha abbandonato la canotta per una polo a righe, e questa è forse la novità più bella.
mercoledì 31 dicembre 2008
Godetevi la festa!
L'ultimo giorno dell'anno, come il primo, non è un giorno come un altro. I giorni come gli altri passano senza che nessuno se ne accorga. E nessuno sente mai il bisogno di dire che il 27 Luglio sia un giorno come un altro, perchè -escludendo compleanni- effettivamente lo è. Proprio i giorni che molti si affrettano con affettato cinismo a dichiarare qualsiasi, non lo sono, e il tentativo di definirli normali conferma il loro stato di giorni speciali. Che poi noi possiamo viverli come vogliamo, d'accordo: possiamo anche stare a casa la notte di capodanno a vedere uno speciale sull'evoluzione della musica elettronica del Novecento, o cenare e andare a dormire, semplicemente, come SE fosse un giorno qualsiasi, cosa che comunque non è e non sarà mai.
Quando si compiono 20 anni non è come quando se ne compie 19, e 30 fa un altro effetto che 29: eppure è sempre un anno in più, è solo una questione formale, verissimo. Ma se viviamo nel sistema decimale non possiamo rifiutarlo e seppur razionalmente un ventinovenne e un trentenne siano praticamente coetanei, effettivamente non lo sono ma soprattutto appaiono lontanissimi. Se anche razionalmente sveliamo l'illusione -tra 28 e 29 c'è la stessa distanza che c'è tra 29 e 30- non è lo stesso, altrimenti non ci verrebbe neppure il dubbio. La legge del decimale è così vera che coloro che in questo momento muovono il mondo, cioè i soldi, la conoscono e la applicano con precisione chirurgica: e le cose continuano a costare € 99, € 199, € 599,90. E non che ci considerino, noi acquirenti, stupidi ingenui e totalmente manovrabili: anche quando consapevoli e addestrati al linguaggio pubblicitario e ai mezzucci dei venditori, L'IMPRESSIONE CONTA.
Dicevo,
non si può dimenticare il sistema decimale.
E neppure si può fingere di non girare intorno al sole: cambiamo il calendario? Ma certo, quello è arbitrario: ma capodanno anche se lo spostassimo di un centinaio di giorni, così, per il gusto dell'anticonformismo, rimarrebbe sempre la testa di un anno, e il giorno prima rimarrebbe la fine di quello precedente.
Non si può dimenticare il sistema solare.
E neppure il sistema sociale.
Quando io tentai di rifiutare in toto la mia cristianità, mi scontrai con la struttura della società pregna di cultura cristiana: la mia settimana di 7 giorni con l'ultimo di festa (w la domenica = w il giorno del Signore); anche se i nomi dei giorni sono evidentemente rimasti da una cultura pagana. Le feste poi, quelle per cui si sta a casa da scuola, quelle in cui si festeggia davvero, sono inevitabilmente cristiane. Questo processo non porta evidentemente all'impossibilità di rifiutare una fede, ma alla consapevolezza che è impossibile per un italiano abbandonare la sua cultura cristiana, fondamenta della struttura della sua esistenza. Che poi le feste abbiano pian piano perso il loro autentico significato religioso, e che a Natale pensiamo all'albero e a Pasqua alle uova, questo è un altro discorso, che per quanto interessante se trattato con intelligenza, non è il punto di oggi.
Invece di continuare a cercare di rendere normali i giorni speciali, non sarebbe più importante impegnarsi affinchè i giorni normali diventino, a loro modo, speciali?
Non dimentichiamoci quando siamo, dove siamo e chi siamo. Sul perchè, possiamo continuare a pensarci su...
GODETEVI LA FESTA,
i miei più sinceri auguri
per un buon 2009
(che per concludere in tema, non fa l'effetto che ci farà l'anno prossimo sbarcare nel 2010...)
Un abbraccio.
Quando si compiono 20 anni non è come quando se ne compie 19, e 30 fa un altro effetto che 29: eppure è sempre un anno in più, è solo una questione formale, verissimo. Ma se viviamo nel sistema decimale non possiamo rifiutarlo e seppur razionalmente un ventinovenne e un trentenne siano praticamente coetanei, effettivamente non lo sono ma soprattutto appaiono lontanissimi. Se anche razionalmente sveliamo l'illusione -tra 28 e 29 c'è la stessa distanza che c'è tra 29 e 30- non è lo stesso, altrimenti non ci verrebbe neppure il dubbio. La legge del decimale è così vera che coloro che in questo momento muovono il mondo, cioè i soldi, la conoscono e la applicano con precisione chirurgica: e le cose continuano a costare € 99, € 199, € 599,90. E non che ci considerino, noi acquirenti, stupidi ingenui e totalmente manovrabili: anche quando consapevoli e addestrati al linguaggio pubblicitario e ai mezzucci dei venditori, L'IMPRESSIONE CONTA.
Dicevo,
non si può dimenticare il sistema decimale.
E neppure si può fingere di non girare intorno al sole: cambiamo il calendario? Ma certo, quello è arbitrario: ma capodanno anche se lo spostassimo di un centinaio di giorni, così, per il gusto dell'anticonformismo, rimarrebbe sempre la testa di un anno, e il giorno prima rimarrebbe la fine di quello precedente.
Non si può dimenticare il sistema solare.
E neppure il sistema sociale.
Quando io tentai di rifiutare in toto la mia cristianità, mi scontrai con la struttura della società pregna di cultura cristiana: la mia settimana di 7 giorni con l'ultimo di festa (w la domenica = w il giorno del Signore); anche se i nomi dei giorni sono evidentemente rimasti da una cultura pagana. Le feste poi, quelle per cui si sta a casa da scuola, quelle in cui si festeggia davvero, sono inevitabilmente cristiane. Questo processo non porta evidentemente all'impossibilità di rifiutare una fede, ma alla consapevolezza che è impossibile per un italiano abbandonare la sua cultura cristiana, fondamenta della struttura della sua esistenza. Che poi le feste abbiano pian piano perso il loro autentico significato religioso, e che a Natale pensiamo all'albero e a Pasqua alle uova, questo è un altro discorso, che per quanto interessante se trattato con intelligenza, non è il punto di oggi.
Invece di continuare a cercare di rendere normali i giorni speciali, non sarebbe più importante impegnarsi affinchè i giorni normali diventino, a loro modo, speciali?
Non dimentichiamoci quando siamo, dove siamo e chi siamo. Sul perchè, possiamo continuare a pensarci su...
GODETEVI LA FESTA,
i miei più sinceri auguri
per un buon 2009
(che per concludere in tema, non fa l'effetto che ci farà l'anno prossimo sbarcare nel 2010...)
Un abbraccio.
domenica 28 dicembre 2008
Un timido riaffacciarsi
Spero stiate trascorrendo nel migliore dei modi le più lunghe feste invernali, e vi auguro che i prossimi giorni siano ancora più sereni o più divertenti o più rilassanti: insomma, che possiate ricevere tutto ciò che desiderate dai vostri meritati giorni di vacanza. Si avvicina la fine dell'anno e viene naturale tirare le somme. Io sono piuttosto soddisfatto di un 2008 in cui ho iniziato a dare, un blog e due cineforum,e ho chiuso un ciclo di un lustro che sembrava non finire mai. Il vero problema saranno i propositi per il 2009, perchè nella lista non ci sarà più il primissimo di questi anni, la laurea appunto!
Un po' di sogni, desideri o lontane possibilità ronzano per la testa, si scontrano, crescono e si spengono: vedremo.
Ho parlato di me: perdonate, sono soggetto naturalmente alle cadute nell'autobiografismo, ed è solo la ferrea convinzione che qui è fuori luogo, a impedire che il mio blog diventi un diario. Qualche riga ogni tanto me la si conceda con pazienza, ringrazio, è come un vaccino...
Scrivo poco, quasi mai, proprio nel momento in cui avrei pensato di sommergere di parole lo schermo e di dita la mia tastiera. Il fatto è che, come spiegava un famoso romanziere di cui naturalmente non ricordo lineamenti nè tantomeno dati anagrafici, scrivere un romanzo è questione di allenamento molto più che di genio creativo: la determinazione e la costanza di scrivere ogni giorno qualche pagina, anche quando non si ha ispirazione, anche quando proprio non si ha voglia sono le caratteristiche indispensabili. Nel momento in cui diventa una professione, un lavoro, inevitabilmente assume i connotati del dovere: farlo piacevolmente è solo una mossa intelligente per vivere meglio. Sono forse io un romanziere o un professionista? No, eppure sento il bisogno di giustificarmi a voi lettori che passate ogni giorno senza trovare nulla di nuovo, come a una moglie che ogni giorno lava stira e prepara la cena al suo squattrinato marito poetucolo. Non essendo io remunerato in denaro, sono un dilettante e come tale il guadagno è quantificato in sensazioni, quelle che provo io scrivendo, e quelle che provate voi leggendo. Questo mi basta naturalmente, e allora? Allora, basta poco per andare fuori allenamento quando non ti manca da mangiare e di che vivere. Basta non scrivere per dimenticarsi di farlo, per non ritrovare più nella giornata quel momento, peraltro delizioso, in cui mi concedo anima e corpo ai pensieri, alle parole, immerso nell'inesplicabile godimento della creazione ex nihilo. La cosa curiosa è che non c'è stata volta che mi sono ritrovato a scrivere senza goderne: anche leggere studiare e guardare un film mi allettano al 90% delle volte, ma ci sono inevitabilmente occasioni che il libro annoia, lo studio appare insensato, il film mal creato o semplicemente lontano dal mio mood temporaneo o dai miei gusti generali. Lo scrivere no, perchè va dove piace a me, quando piace me, se piace a me. Il problema, o meglio, l'ostacolo, sta solo nel andare sul mio blog, fare il log in, e cominciare a scrivere. Il resto va da sè, e comunque sarà il risultato sarà un successo, almeno per me, perchè avrò goduto di un momento piacevole, avrò fatto, creato e mi sarò divertito. Altra storia per voi, naturalmente, che ne sarete più o meno appagati secondo il prisma della vostre aspettative e del vostro stato emotivo mentale fisico ma anche dall'oggettiva buona o cattiva qualità dello scritto.
Questo scritto sarebbe a dire:
Ciao!
Sono tornato!
sperem...
Un po' di sogni, desideri o lontane possibilità ronzano per la testa, si scontrano, crescono e si spengono: vedremo.
Ho parlato di me: perdonate, sono soggetto naturalmente alle cadute nell'autobiografismo, ed è solo la ferrea convinzione che qui è fuori luogo, a impedire che il mio blog diventi un diario. Qualche riga ogni tanto me la si conceda con pazienza, ringrazio, è come un vaccino...
Scrivo poco, quasi mai, proprio nel momento in cui avrei pensato di sommergere di parole lo schermo e di dita la mia tastiera. Il fatto è che, come spiegava un famoso romanziere di cui naturalmente non ricordo lineamenti nè tantomeno dati anagrafici, scrivere un romanzo è questione di allenamento molto più che di genio creativo: la determinazione e la costanza di scrivere ogni giorno qualche pagina, anche quando non si ha ispirazione, anche quando proprio non si ha voglia sono le caratteristiche indispensabili. Nel momento in cui diventa una professione, un lavoro, inevitabilmente assume i connotati del dovere: farlo piacevolmente è solo una mossa intelligente per vivere meglio. Sono forse io un romanziere o un professionista? No, eppure sento il bisogno di giustificarmi a voi lettori che passate ogni giorno senza trovare nulla di nuovo, come a una moglie che ogni giorno lava stira e prepara la cena al suo squattrinato marito poetucolo. Non essendo io remunerato in denaro, sono un dilettante e come tale il guadagno è quantificato in sensazioni, quelle che provo io scrivendo, e quelle che provate voi leggendo. Questo mi basta naturalmente, e allora? Allora, basta poco per andare fuori allenamento quando non ti manca da mangiare e di che vivere. Basta non scrivere per dimenticarsi di farlo, per non ritrovare più nella giornata quel momento, peraltro delizioso, in cui mi concedo anima e corpo ai pensieri, alle parole, immerso nell'inesplicabile godimento della creazione ex nihilo. La cosa curiosa è che non c'è stata volta che mi sono ritrovato a scrivere senza goderne: anche leggere studiare e guardare un film mi allettano al 90% delle volte, ma ci sono inevitabilmente occasioni che il libro annoia, lo studio appare insensato, il film mal creato o semplicemente lontano dal mio mood temporaneo o dai miei gusti generali. Lo scrivere no, perchè va dove piace a me, quando piace me, se piace a me. Il problema, o meglio, l'ostacolo, sta solo nel andare sul mio blog, fare il log in, e cominciare a scrivere. Il resto va da sè, e comunque sarà il risultato sarà un successo, almeno per me, perchè avrò goduto di un momento piacevole, avrò fatto, creato e mi sarò divertito. Altra storia per voi, naturalmente, che ne sarete più o meno appagati secondo il prisma della vostre aspettative e del vostro stato emotivo mentale fisico ma anche dall'oggettiva buona o cattiva qualità dello scritto.
Questo scritto sarebbe a dire:
Ciao!
Sono tornato!
sperem...
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