domenica 11 gennaio 2009

Tra nostalgia e amore

"alle volte fai versi da bambino"

"mi diverto..."

"ormai però hai una vita stabile, da vecchio"

"siamo tutti tutto
io sono il quattordicenne il diciottenne il ventenne
sono il bambino
ma anche il ventiquattrenne
e addririttura in potenza sono
già, un po', il cinquantenne...

...comunque tu sei ancora un'anima libera,
ed è la cosa più bella
vedere il futuro
aperto a tutto:
potrei piangere ora."


"ma smettila!"

"Alcune persone necessitano di un appoggio, di un futuro tranquillo, del terreno sotto i piedi"


"e sei una di quelle?"

"la loro vertigine è paura di cadere,
la mia sempre stata voglia di volare
-parafrasando jovanotti-
ma la vita ti cambia pian piano
e tu libero da vincoli, di lavoro e amorosi
e dalla società, ti ci ritrovi invischiato
diventi pauroso anche tu
ti adagi per terra e godi della solidità:
ogni tanto soffri ancora,
perchè anche quando salti senti la gravità,
quella che non sentivi una volta...
ma generalmente rimani giù,
perchè quando ti abbracci con la persona amata,
e chiudi gli occhi,
non sei più nè in cielo nè in terra, ma
ALTROVE:
ed è bellissimo."

Modelli e virtù, uno spunto in un post di transizione che sarebbe stato meglio non pubblicare ma ormai l'ho scritto e poi la metafora della carrozza

Riflettevo sui modelli.
Naturalmente intendo quelli vestiti Armani, belli.
Anche quelli come Buddha o Gesù però, divini,
ma anche Gandhi: spirituali.
Pure Sgarbi e Rita Levi Montalcini,
Napoleone e Achille
e poi Fellini e De Andrè,
intellettuali, comandanti, guerrieri, artisti.
Anche il mio prete però,
e quella maestra che ci mette il cuore nell'insegnamento.
Altro che sacro e profano, questa è un'accozzaglia bella e buona: eppure sono tutti modelli.
Ognuno è libero di rispettare chi desidera e assurgere a modello chicchessia. (Che poi "liberi", anche una piuma nell'aria è soggetta alla gravità e ai venti, un uccello ai suoi polmoni, un pesce nel mare alle correnti e al cibo che deve inseguire, quindi la libertà assoluta appare più che altro un'illusione: ma lasciamo alla filosofia quella per Kant era un'antinomia, un dilemma irrisolvibile.) Il problema è se ci convincono tanti modelli, e ad un certo punto, non sappiamo quale stella seguire: perchè siamo costretti a scegliere tra le virtù? sarebbe così bello perseguirle tutte.
La scelta.
In realtà qualsiasi argomento mi porta sempre davanti a un problema di per sè irrisolvibile: non si possono vivere tutte le vite che si desidererebbero, vivere a pieno l'amore la famiglia e la solitudine con l'avventura. Anche se qualcuno... il motto di Asia Argento è live fast, die old : perchè accontentarsi? 
[Quando scrivo in maniera così poco chiara e consequenziale, eppure mantenendo l'apparenza e il dire di un percorso raziocinante, mi vien da ridere.
"Il tuo compito è come un cavallo imbizzarrito, ecc. La velocità è un'ebbrezza, ma..." In questo modo, ma con molta più eleganza, giudicò uno dei miei primi temi liceali la professoressa del biennio: a quanto pare ispiravo i suoi giudizi più insoliti.. Cosa darei per avere i miei temi, ma dopo poco tempo dall'uscita del liceo pare vadano distrutti: peccato.
Mi sto finalmente ritrovando, comprendendo che la chiarezza è un dovere verso i lettori ma anche una scelta, e qualcuno potrebbe trar giovamento più dalla confusione, a qualcuno potrebbe mancare una cavalcata tra le parole: ma anche no. Chissà comunque se riesco a dre l'idea di ciò che significa una conversazione con me: un viaggio, mi viene in mente una carrozza traballante, con le ruote in legno, tutto un sussulto, e capitano le volte che io mi dimentichi di guidarla e venga dietro, bello comodo con te e sai mai come la conversazione potrebbe ruzzolare giù giù per il dirupo, e alle volte però non si capovolge, altre sì e si schianta a terra, un urlo e poi il silenzio; e si esce malconci tutti e due, con le mie scuse, la prossima volta starò più attento, e tornare sulla carrozza poi non dev'essere facile, e invece ci torni, grazie, lo prendo come un atto di amicizia ma un po', anche, m'illudo che il viaggio, magari non la fine, ti sia piaciuto].

Anni per laurearmi in Lettere spendendo troppo tempo a filosofare, l'ennesimo paradosso...

giovedì 8 gennaio 2009

ATP World Tour 2009

Di tennis scrivo sempre meno spesso. Vero è che in generale scrivo sempre meno spesso... Comunque, il motivo è semplice: notizie e informazioni si trovano facilmente su intenet per chiunque interessato, e non vedo motivi per aggiornare o informare quando siti più accreditati lo fanno meglio di me (come quello segnalato tra i link utili). Quindi, scrivo di tennis solo in onore di qualche evento, come tributo a qualcuno; ogni tanto poi, mi diletto in qualche vademecum per profani oppure in qualche aggiornamento per appassionati pigri, e questo soprattutto come dovere verso i miei amici tennisti.
In questo mio vecchio post, presi spunto per chiarire la stagione tennistica: in particolare, sul finire dello scritto, misi lo schema delle diverse categorie di tornei tennistici, con indicazione di montepremi e punti. Fin da piccolo volevo far chiarezza nel sistema del tennis, non capivo mai del tutto, e ho appena scoperto perchè: cambiamenti frequenti.
Infatti ora come ora, quell'elenco è già vecchio, poichè quest'anno, all'insegna della semplificazione, ma non solo, la situazione è la seguente:

[Categoria torneo: n. tornei; punti ATP al vincitore]

Grand Slams: 4; 2000.
ATP World Tour Finals: 1; 1100-1500.
ATP World Tour Masters 1000: 9; 1000.
ATP 500: 9; 500.
ATP 250: 43; 250.
ATP Challenger Series: 115; 75-125.
Futures: 420; 17-33.

Affiancando l'elenco del post dell'anno scorso ci accorgiamo innanzi tutto della modifica dei nomi. I Masters Series diventano World Tour Masters 1000, o più semplicemente Master 1000: quelli inferiori semplicemente ATP 500 e 250. Le ultime categorie, cioè i primi gradini per la scalata al tennis internazionale, Challenger e Futures, rimangono invariati. Nei nomi nuovi sono apparsi i numeri, che sono i punti che i tornei in questione concedono al vincitore. Sostanzialmente si tratta di un raddoppio per tutti, con una omogeneizzazione dei punti in palio nei vecchi International Series, sia Gold che semplici.
Adesso il logo del torneo avrà il numerino che lo classifica.
Altre novità:
le partite di Coppa Davis varranno punti ATP, non molti, ma è un incentivo per dare lustro alla Coppa a squadre;
la vecchia Masters Cup, da quest'anno World Tour Finals, non si terrà più a Shangai bensì a Londra (diventando evento appetibile per noi europei);
Shangai diventa un Master 1000, con la conseguente retrocessione di Amburgo ad ATP 500; Shangai prende il posto nel calendario di Madrid, in autunno, che invece cambia data, sito e superficie: sarà in primavera, al posto di Amburgo, all'aperto e sulla terra rossa;
i tornei del Grande Slam e i Master 1000 sono obbligatori per i primi 30 del ranking, tranne Montecarlo, che mantiene punti e montepremi da Master 1000, ma non è obbligatorio;
Madrid è stato spostato in Primavera;
per adeguare i punteggi dei giocatori, essi sono stati presi e raddoppiati;
la distribuzione dei punti nei vari turni è differente, per esempio in uno Slam vincitore-finalista-semifinalisti-quartidifinalista... era: 100%-70%-45%-25%-15% etc, con la nuova tabella sarà 100%-60%-36%-18%-9%;
il sito web e i loghi sono nuovi.

videntemente ci saranno molte dissonanze in classifica in quest'anno di cambiamenti: il paradosso più grande è che un giocatore che ripete lo stesso risultato dell'anno precedente invece di rimanere in pari, perde punti ( tranne nel caso di vittoria del torneo). 
Esempio: Federer e Nadal agli Open di Australia del 2008 giunsero in semifinale, raggranellando 450 punti che a partire dal 1° gennaio 2009 diventeranno in automatico 900. Confermando la semifinale nell’edizione 2009 dello stesso slam, i due avranno diritto a 720. Saldo negativo di 180 punti.
D'altra parte è normale che, cambiando, qualcosa non quadri.
Ecco due schemi riassuntivi:
qui
e
qui.
La mia delusione è stata per i tornei sull'erba, che, tranne Wimbledon, non sono nè Master 1000 nè Master 500! Lo storico Queen's e Halle sono ATP 250, mentre Parigi-Bercy rimane Master 1000! Pensare che io invece avrei desiderato che si risolvesse la contemporaneità dei due tornei minori, per avere almeno un mese di stagione sull'erba...Le altre ovvie conseguenze della riforma sono la maggiore importanza della vittoria, vista la redistribuzione dei punti, e alcune dissonanze che avranno esiti un po' imprevisti: quello che conta d'altronde, sarà sempre vincere.
I grandi sono già in campo, Roger e Rafa a Doha, mentre il predestinato Gulbis ha cominciato battendo Djokovic, e non dite che non vi avevo avvertito.
Infine, Rafael Nadal ha abbandonato la canotta per una polo a righe, e questa è forse la novità più bella.

mercoledì 31 dicembre 2008

Godetevi la festa!

L'ultimo giorno dell'anno, come il primo, non è un giorno come un altro. I giorni come gli altri passano senza che nessuno se ne accorga. E nessuno sente mai il bisogno di dire che il 27 Luglio sia un giorno come un altro, perchè -escludendo compleanni- effettivamente lo è. Proprio i giorni che molti si affrettano con affettato cinismo a dichiarare qualsiasi, non lo sono, e il tentativo di definirli normali conferma il loro stato di giorni speciali. Che poi noi possiamo viverli come vogliamo, d'accordo: possiamo anche stare a casa la notte di capodanno a vedere uno speciale sull'evoluzione della musica elettronica del Novecento, o cenare e andare a dormire, semplicemente, come SE fosse un giorno qualsiasi, cosa che comunque non è e non sarà mai.
Quando si compiono 20 anni non è come quando se ne compie 19, e 30 fa un altro effetto che 29: eppure è sempre un anno in più, è solo una questione formale, verissimo. Ma se viviamo nel sistema decimale non possiamo rifiutarlo e seppur razionalmente un ventinovenne e un trentenne siano praticamente coetanei, effettivamente non lo sono ma soprattutto appaiono lontanissimi. Se anche razionalmente sveliamo l'illusione -tra 28 e 29 c'è la stessa distanza che c'è tra 29 e 30- non è lo stesso, altrimenti non ci verrebbe neppure il dubbio. La legge del decimale è così vera che coloro che in questo momento muovono il mondo, cioè i soldi, la conoscono e la applicano con precisione chirurgica: e le cose continuano a costare € 99, € 199, € 599,90. E non che ci considerino, noi acquirenti, stupidi ingenui e totalmente manovrabili: anche quando consapevoli e addestrati al linguaggio pubblicitario e ai mezzucci dei venditori, L'IMPRESSIONE CONTA.
Dicevo,
non si può dimenticare il sistema decimale.
E neppure si può fingere di non girare intorno al sole: cambiamo il calendario? Ma certo, quello è arbitrario: ma capodanno anche se lo spostassimo di un centinaio di giorni, così, per il gusto dell'anticonformismo, rimarrebbe sempre la testa di un anno, e il giorno prima rimarrebbe la fine di quello precedente.
Non si può dimenticare il sistema solare.
E neppure il sistema sociale.
Quando io tentai di rifiutare in toto la mia cristianità, mi scontrai con la struttura della società pregna di cultura cristiana: la mia settimana di 7 giorni con l'ultimo di festa (w la domenica = w il giorno del Signore); anche se i nomi dei giorni sono evidentemente rimasti da una cultura pagana. Le feste poi, quelle per cui si sta a casa da scuola, quelle in cui si festeggia davvero, sono inevitabilmente cristiane. Questo processo non porta evidentemente all'impossibilità di rifiutare una fede, ma alla consapevolezza che è impossibile per un italiano abbandonare la sua cultura cristiana, fondamenta della struttura della sua esistenza. Che poi le feste abbiano pian piano perso il loro autentico significato religioso, e che a Natale pensiamo all'albero e a Pasqua alle uova, questo è un altro discorso, che per quanto interessante se trattato con intelligenza, non è il punto di oggi.
Invece di continuare a cercare di rendere normali i giorni speciali, non sarebbe più importante impegnarsi affinchè i giorni normali diventino, a loro modo, speciali?
Non dimentichiamoci quando siamo, dove siamo e chi siamo. Sul perchè, possiamo continuare a pensarci su...

GODETEVI LA FESTA,
i miei più sinceri auguri
per un buon 2009
(che per concludere in tema, non fa l'effetto che ci farà l'anno prossimo sbarcare nel 2010...)

Un abbraccio.

domenica 28 dicembre 2008

Un timido riaffacciarsi

Spero stiate trascorrendo nel migliore dei modi le più lunghe feste invernali, e vi auguro che i prossimi giorni siano ancora più sereni o più divertenti o più rilassanti: insomma, che possiate ricevere tutto ciò che desiderate dai vostri meritati giorni di vacanza. Si avvicina la fine dell'anno e viene naturale tirare le somme. Io sono piuttosto soddisfatto di un 2008 in cui ho iniziato a dare, un blog e due cineforum,e ho chiuso un ciclo di un lustro che sembrava non finire mai. Il vero problema saranno i propositi per il 2009, perchè nella lista non ci sarà più il primissimo di questi anni, la laurea appunto!
Un po' di sogni, desideri o lontane possibilità ronzano per la testa, si scontrano, crescono e si spengono: vedremo.
Ho parlato di me: perdonate, sono soggetto naturalmente alle cadute nell'autobiografismo, ed è solo la ferrea convinzione che qui è fuori luogo, a impedire che il mio blog diventi un diario. Qualche riga ogni tanto me la si conceda con pazienza, ringrazio, è come un vaccino...

Scrivo poco, quasi mai, proprio nel momento in cui avrei pensato di sommergere di parole lo schermo e di dita la mia tastiera. Il fatto è che, come spiegava un famoso romanziere di cui naturalmente non ricordo lineamenti nè tantomeno dati anagrafici, scrivere un romanzo è questione di allenamento molto più che di genio creativo: la determinazione e la costanza di scrivere ogni giorno qualche pagina, anche quando non si ha ispirazione, anche quando proprio non si ha voglia sono le caratteristiche indispensabili. Nel momento in cui diventa una professione, un lavoro, inevitabilmente assume i connotati del dovere: farlo piacevolmente è solo una mossa intelligente per vivere meglio. Sono forse io un romanziere o un professionista? No, eppure sento il bisogno di giustificarmi a voi lettori che passate ogni giorno senza trovare nulla di nuovo, come a una moglie che ogni giorno lava stira e prepara la cena al suo squattrinato marito poetucolo. Non essendo io remunerato in denaro, sono un dilettante e come tale il guadagno è quantificato in sensazioni, quelle che provo io scrivendo, e quelle che provate voi leggendo. Questo mi basta naturalmente, e allora? Allora, basta poco per andare fuori allenamento quando non ti manca da mangiare e di che vivere. Basta non scrivere per dimenticarsi di farlo, per non ritrovare più nella giornata quel momento, peraltro delizioso, in cui mi concedo anima e corpo ai pensieri, alle parole, immerso nell'inesplicabile godimento della creazione ex nihilo. La cosa curiosa è che non c'è stata volta che mi sono ritrovato a scrivere senza goderne: anche leggere studiare e guardare un film mi allettano al 90% delle volte, ma ci sono inevitabilmente occasioni che il libro annoia, lo studio appare insensato, il film mal creato o semplicemente lontano dal mio mood temporaneo o dai miei gusti generali. Lo scrivere no, perchè va dove piace a me, quando piace me, se piace a me. Il problema, o meglio, l'ostacolo, sta solo nel andare sul mio blog, fare il log in, e cominciare a scrivere. Il resto va da sè, e comunque sarà il risultato sarà un successo, almeno per me, perchè avrò goduto di un momento piacevole, avrò fatto, creato e mi sarò divertito. Altra storia per voi, naturalmente, che ne sarete più o meno appagati secondo il prisma della vostre aspettative e del vostro stato emotivo mentale fisico ma anche dall'oggettiva buona o cattiva qualità dello scritto.

Questo scritto sarebbe a dire:
Ciao!
Sono tornato!

sperem...

giovedì 11 dicembre 2008

Sono fan di Facebook

Io nella vita non sono mai stato fan. Ho faticato anzi spesso a comprendere come si possa divenire fan di qualcuno, come si possa avere un idolo, venerare qualcuno. Ho sempre pensato che questo sia possibile solo in conseguenza di un insoddisfazione di sè, che si sfoga nell'idolatrare colui e colei che hanno la forza, la bellezza, il successo o qualsivoglia caratteristica che noi tanto bramiamo e non possediamo.
Qualcuno potrebbe dire che sono fan di me stesso.
Ma neppure quello è vero: non mi amo incondizionatamente, anzi alle volte mi sopporto. Ho fatto pace con me stesso.
Generalizzando trovo molto più utile e equilibrato avere dei modelli, persone degne di stima.
Eppure fan di qualcuno...
basti pensare all'etimologia del temine: fanatico.
Anche se, bisogna ammettere, nel passaggio molto cambia: fanatico è una parola molto più seria, dispregiativa in senso forte, in cui aleggiano arie di setta, follia, e soprattutto eccesso, estremismo. Fan invece è americanamente più leggero, colorato, un po'sciocco, e le urla delle ragazzine si sommano a incontri di persone con uno stesso amore.
Divenire fan di qualcosa o qualcuno in Facebook è ancora meno impegnativo e forte. Assomiglia più ad un gusto: mi piace il cioccolato, mi piace Faber, mi piace Opera Browser. Non sto prendendo alcun impegno però nel trovarmi con altre persone a parlare di quanto è buono il cioccolato. Non che ci sarebbe nulla di male, potrebbe anche essere interessante. Eppure un clic è lontano da un modulo compilato: siamo d'accordo.
Tra le svariate cose di cui in una notte insonne sono divenuto fan c'è anche lo stesso Facebook.
Finito il preambolo, ecco il succo della questione.

Se il fanatismo è qualcosa che non mi appartiene e che temo, il catastrofismo altrettanto. Negli ultimi tempi Facebook ha preso molto piede anche in Italia ma generalmente in tutto il mondo.
Mondo che per molti è dunque sull'orlo della fine, per questo.
Perchè non usciremo più di casa, perchè ci facciamo le serate a mandarci birrette telematiche o a ignorare le troppe richieste di cui siamo sommersi...
CHE STRAZIO.
Ogni volta che c'è del nuovo temiamo che il vecchio si perda: mi sa che abbiamo nel DNA la rivoluzione industriale come perdita del locus amoenus: che poi sia un'illusione perche nelle campagne congelavano e morivano di fame e peste tra i ratti ce lo dimentichiamo, ricordiamo solo alla Celentano i verdi prati dove poi hanno costruito le grigie mura dei palazzi.
Ma di questo ne parlerò una prossima volta.
Sta di fatto che si oscilla sempre tra la divinizzazione e le demonizzazione del nuovo.
IN MEDIO STAT VIRTUS!
Dovevano sparire i libri per gli e-book. Con Messenger ormai non si usciva più di casa. Tutti obesi senza nessuno sport. Poi squadre di calcio piene, corsi di tennis pieni, palestre piene, piste di sci piene.
Allora forse è il caso di rallentare con le sentenzine da quattro soldi che invadono il web, dove tutti sono sociologi e psicologi di massa.
Poi c'è il lamento su facebook.
Perchè "mi mandano troppi inviti" che "richieste assurde" e "che gruppi inutili".
Ed "è tutta una gara ad avere più amici"
e "la mia privacy è invasa".

EHI, CICCIO.

Scegli con più cura i tuoi amici.
Rimuovi qualcuno se ti turba con troppi inviti.
Sistema per bene la pagina di privacy su facebook.

"Eh ma anche così poi loro tengono in backup le mie foto e anche rimuovendomi dal sito potrei rimarranno tracce del mio passaggio"

Guarda che sei tu che hai messo IN RETE informazioni e foto e stato ecc: non vorrai farmi credere tu sia così ingenuo da credere che in Internet e nell'informatica certe cose non sono ben sotto controllo?

"Un'altra cosa però. Dietro Facebook ci sono grandi magnati che lo usano per carpire i miei gusti e mandare pubblicità. Inoltre sono dei cattivoni con filosofie neopositiviste che vogliono distruggere tutto ciò che c'è ora, la natura l'amore gli affetti per trasformare l'umanità. (vedi qui,articolo di giornale interessantissimo e ben fatto, come in Italia abbiamo Report e Travaglio, ma che a mio modestissimo parere pecca appunto di catastrofismo e anche di sfiducia nelle persone, che anche quando ignoranti o sprovvedute sono ben consapevoli che "nessuno ti regala niente").

Una cosa per volta: se diventi fan di coca cola, poi sulla tua home a fianco arriva la pagina di coca cola, oppure ti arrivano altre possibili cose di cui è probabile ti potrebbe interessare diventare fan. Da qui all'obbligo di comprare la vedo lunga. Inoltre, anche se influenzassero inconsciamente i miei gusti, non sono forse bombardato dalla nascita da pubblicità ovunque? Tipo dalla televisione che mi teneva sulla poltrona mettendole nei momenti più belli di un film? Non era forse peggio? Inoltre, io da Facebook ho un servizio COMODO e GRATUITO di posta e di chat, di mostrare delle foto ad altri, di creare un evento senza spendere i soldi degli sms!
Sono SERVIZI!
Se poi uno perde troppo tempo su Facebook,
se diviene schiavo di quella vita telematica perchè incapace di mantenere dei rapporti nella vita reale,
è colpa di FACEBOOK?
O forse è nato in una famiglia disagiata, non ha avito un istruzione importante, non ha raggiunto una maturità intellettuale e psichica: problemi ben più gravi, ma Facebook è una componente marginale, un elemento qualsiasi che può migliorare o peggiorare la sua condizione, già però non buona.

Concludendo.
Finchè ridiamo sbertucciando i vizi dell'italiano medio, e le nostre debolezze, ottimo. Facciamoce 'sta risata. 
Quando la satire diviene critica seria e polemica, mi pare esagerato.
Non sono gli strumenti a essere buoni o cattivi:
è chi li adopera che può farne buono o cattivo uso.

sabato 6 dicembre 2008

Post zero.

"L'alloro cinge la mia fronte:
ora, solo ora, posso avvicinarmi allo scrittoio,
concedermi la libertà di dire,
l'impudenza di sostenere,
l'azzardo di pronunciarmi.
Immersi ormai in un
accozzaglia
di parole immagini suoni:
troppi
parlano
senza aver nulla da dire
e dimenticano di ascoltare.
Troppi prendendosi sul serio,
spiegando la loro verità.
Loro
chi?
Prima di Internet chi scriveva era autore
etimologicamente auctoritas.
Ma se tutti sono autori,
a chi concedere l'autorità intellettuale?
Allora ho atteso,
d'esser laureato,
sia così più perdonabile
l'ardire.
Con l'obiettivo di costruire fiducia
anche nelle divergenze,
nella speranza
di creare scritti
d'opinione ponderata,
o d'appassionato furore,
o d'ispirato lirismo.
Gratuiti,
sempre con la convinzione che
valore
e
prezzo
siano grandezze distinte
in ambito culturale
e artistico.

I diari diventano opere d'arti interessanti solo quando pubblicati postumi, solo se di personaggi che raggiungono per strade diverse la fama. Questo blog non sarà mai un diario. Sebbene spesso riflessioni nascano da piccoli grandi eventi vissuti in prima persona, il generale sarà sempre la guida, seppur ispirato dal particolare, che ne esprimerà la bellezza. Quand'anche scaderò nel nostalgico rimembrare, sarà solo per utilità al prossimo, per mettere a disposizione insegnamenti a me cari, o sarà un tentativo di raggiungere il bello. L'unico egoismo sarà quello di usare il blog come memoria di idee e insegnamenti, moniti da tenere presenti, ma non sempre impressi nella mia mente scivolosa.
Benvenuti,
e buon divertimento.
Andiamo a cominciare."

Questo è stato il primo post nella mia mente per molto tempo.
All'incirca, perchè così com'è l'ho scritto ora.
La storia è andata diversamente -pian piano sto smussando la mia granitica morale, testarda nelle assurdità- così sonosoloram non è stato il premio per la fatica, ma un aiuto a portarla a termine.

Bella lì.