Era tempo di rivoluzioni?
Non saprei, ma come forse noterete ho cambiato un po' il layout del blog.
In particolare dando rilievo alla possibilità di esplorarlo orizzontalmente per argomenti e non solo verticalmente per cronologia. Poi ho aggiunto a grande richiesta uno spazio per i video che rimanda direttamente al mio canale su youtube: nessun entusiasmo eccessivo comunque, finora ho caricato un solo video e per di più è quello che vi ho già presentato (qui); ora potete commentarlo, e poi... ho caricato un video su youtube, ed è un bel dire.
Uuuuuh.
D'altra parte, avrei potuto commentare la debacle della nazionale di calcio italiana contro l'Olanda all'esordio dell'Europeo di ieri, ma per dire cosa?
Che è assurdo che De Rossi -miglior centrocampista italiano del campionato- non giochi e che ci si affidi ad un centrocampo per la quasi totalità equivalente a quello della squadra meno in forma dell'anno?
Che la difesa non sta in piedi perchè mancando Cannavaro si è costretti a schierare l'unico giocatore dell'Inter -l'italiano, non criticate se poi preferiamo gli stranieri- che quest'anno ha fatto cagare?
Che pure Buffon ci si mette con una respintina in area di una palla da buttare quantomeno in angolo?
Che Camoranesi non lo sentiamo italiano e preferiamo Del Piero e Cassano e che in effetti quando sono entrati è andata meglio?
Che pure Grosso gioca bene nella nazionale?
Che a fine primo tempo i cambi necessari erano almeno 5, metà squadra?
Dovrei stare qui a chiedermi cosa ha visto Donadoni in settimana per scegliere la formazione iniziale e mettermi a sperare che questa partita sia il primo e ultimo regalo agli avversari, senza preoccuparmi del cognome del mister?
Ho preferito smanettare su sonosoloram, e togliermi qualche soddisfazione, divertendomi e magari divertendovi.
In attesa di iniziare a parlare di tennis, e di giustizia anche...
martedì 10 giugno 2008
lunedì 9 giugno 2008
Ognuno è i suoi amici
L'era delle immagini e delle foto digitali:
così ho deciso di condividere qualche mia foto coi miei lettori, cominciando da quelle con soggetto "Amici in gruppo". Questo blog è una continua sfida a fotografarmi nel mio divenire, a fotografare come sono in tutte le sfaccettature, e io sono anche i miei amici.
Noi siamo tutte le nostre esperienze, le persone che incontriamo, ma alcune cose e influiscono meno; altre ci piacciono, le reiteriamo è diventano sempre più parte di noi.
Riconoscerete nelle foto facilmente Uncle H, Starri, Tetralfa, Corriere cosmico, il Grosso e me:
io sono quello coi capelli a caschetto neri,
poi divenuti lunghi,
dunque rapato a zero,
indi coi capelli corti gellati in piedi,
che dopo ho tenuto nella più classica e terribile delle vie di mezzo
e infine il giro è ricominciato;
anche se credo salterò lo step "pelatone"...
N.B. Ho tolto in seguito la cartella di foto in questione: le vedrete su facebook...
così ho deciso di condividere qualche mia foto coi miei lettori, cominciando da quelle con soggetto "Amici in gruppo". Questo blog è una continua sfida a fotografarmi nel mio divenire, a fotografare come sono in tutte le sfaccettature, e io sono anche i miei amici.
Noi siamo tutte le nostre esperienze, le persone che incontriamo, ma alcune cose e influiscono meno; altre ci piacciono, le reiteriamo è diventano sempre più parte di noi.
Riconoscerete nelle foto facilmente Uncle H, Starri, Tetralfa, Corriere cosmico, il Grosso e me:
io sono quello coi capelli a caschetto neri,
poi divenuti lunghi,
dunque rapato a zero,
indi coi capelli corti gellati in piedi,
che dopo ho tenuto nella più classica e terribile delle vie di mezzo
e infine il giro è ricominciato;
anche se credo salterò lo step "pelatone"...
N.B. Ho tolto in seguito la cartella di foto in questione: le vedrete su facebook...
Liberalizzazione dei commenti
Sarà un colpo di coda dello slancio del penultimo "Doppio post",
sarà la noia dell'inutile e oneroso passaggio del pubblicare ogni commento,
sarà la volontà di permettere al commentatore di vedere immediatamente pubblicato il suo scritto,
sarà l'aver trovato un widget per mostrare i commenti recenti:
da oggi i commenti sono liberi, non moderati, nella speranza che i rischi paventati nel post che motivava la scelta della moderazione dei commenti non si realizzino, con la fiducia che ci si attenga per quanto possibile, e per quanto in disaccordo, ad un comportamento rispettoso e adeguato alle regole della Netiquette.
Commentate gente,
commentate...
EDIT: Dopo 7 mesi, la liberalizzazione non ha portato più commenti intelligenti: quelli sono rimasti invariati nel numero, e ringrazio gl autori; sono invece aumentati commenti volgari e stupidi: la moderazione è ri-attivata...
sarà la noia dell'inutile e oneroso passaggio del pubblicare ogni commento,
sarà la volontà di permettere al commentatore di vedere immediatamente pubblicato il suo scritto,
sarà l'aver trovato un widget per mostrare i commenti recenti:
da oggi i commenti sono liberi, non moderati, nella speranza che i rischi paventati nel post che motivava la scelta della moderazione dei commenti non si realizzino, con la fiducia che ci si attenga per quanto possibile, e per quanto in disaccordo, ad un comportamento rispettoso e adeguato alle regole della Netiquette.
Commentate gente,
commentate...
EDIT: Dopo 7 mesi, la liberalizzazione non ha portato più commenti intelligenti: quelli sono rimasti invariati nel numero, e ringrazio gl autori; sono invece aumentati commenti volgari e stupidi: la moderazione è ri-attivata...
domenica 8 giugno 2008
Al Blue Note di Milano

Il locale è blu, bluette.
L'atmosfera è...
C'è.
Quell'atmosfera dalle luce soffuse ma non volgare, tutt'altro:
d'elite, e all'inizio sento un po' d'ossequioso disagio.
Ci sediamo, un po' spaesati, il concerto è inizato da poco: sul palchetto del locale, questa sera, Jonas Kullhammar Kvartett.
Un quartetto degli strumenti tipici del jazz: pianoforte a coda, contrabbasso, batteria e poi lui, Jonas (nella foto), col sassofono.
Un gruppo svedese per la prima volta in Italia, e io lì, per la prima volta al Blue Note di Milano, un po' per caso, un po' finalmente.
Giudicare musicalmente loro, non mi compete: di certo mi sono divertito, e come supponevo, sentire musica dal vivo, seduto e sorseggiante, fa proprio per me. Avevo un'idea dal jazz che a avuto conferma: improvvisazione tra note corte e un po' pazze, musica dell'anima umana, coi suoi sussulti e le sue inspiegabili variazioni, lunatica e continuamente imprevedibile. Effettivamente sembra vestirmi addosso bene, ma chissà, io mi lascio sempre passionalmnte prendere da ciò che accade, e musicalmente ho un gran desiderio di esplorare i vari generi: solo allore, forse, ne designerò il preferito; molto più probabilmente li amerò tutti, in ognuno qualcosa...
La musica trasportava, da una parte all'altra dell'anima, dalle sfiatate ironiche e pernacchiose al suono profondo, caldo e denso del sassofono che malinconicamente spiega più di qualsiasi parola il significato di BLUE, in inglese, quella commistione di colore e sensazione e tempo, che sfiora corde sempre in noi, raramente suonate.
La fisicità della musica mi ha impressionato, la fatica, di fiato, di braccia o di dita, ma insomma di corpo, che la differenzia da una poesia, in cui la fatica è mentale e magari la sofferenza è fisica. Il giovane ragazzo con il contrabbasso tirava le corde dure quasi a staccarle dallo strumento, in un rapporto d'amore tenero e poi subito sessuale, vigoroso, cogli occhi chiusi in una danza impetuosa, in una trance incontrollabile.
Il sassofonista alternava, in un international Englkish -che mi ha fatto molto piacere capire totalmente, ci si sente così cittadini del mondo!- alle canzoni qualche battutina ironica, ripetendo forse a esaltare ancor più il proprio essere nicchia, le formule tipiche dei cantanti -thank you Milan, the best city of the world- con un sorriso ironico, col piacere di mostrarsi al di sopra: simpatico tuttavia.
Poi, poi riprendeva con quelle sonorità gravi che non danno però il tempo ad una lacrima, perchè subito infartate da un frenetico alternarsi di suoni.
Trasportato nell'iperuranio della musica, altro da me e dal terreno,
un'esperienza mistica.
sabato 7 giugno 2008
[Doppio post: 2] La parabola della Terra piatta
Riferito al post precedente.
Si potrebbe commentare:
cambia i tuoi toni, altrimenti "passi dalla parte del torto".
L'ora è giunta, di fare chiarezza anche su questa idiozia.
Alcuni saggi dicevano che la Terra era piatta, lui no, per lui era rotonda.
Iniziò a spiegare ma gli risposero no, i calcoli saranno errati.
Lui rispiegò, e ancora e ancora e ancora ma lo accoglievano tra i sorrisini e gli sfottò. Ad uno di questi incontri c'era anche il popolo ad ascoltare. All'ennesima bassa considerazione dei suoi calcoli, delle sue teorie, e dopo accuse di egocentrismo e di secondi fini, l'uomo se ne andò riempendo di insulti tutti i saggi, rovesciano il tavolo e le sedie, maledicendoli sbattendo il portone.
"Siete dei pezzi de merda, incompetenti, vecchi pazzi impotenti del cazzo!"
SLAM.
Una signora del ceto borghese commentò: "così è passato dalla parte del torto!"
Un contadino non sapeva che pensare, ma percepiva un'ingiustizia, perchè lui sempre a contatto con la natura, sapeva che niente succede per caso, che c'è sempre un motivo; l'aristocratico istruito aveva gli strumenti per giudicare, aveva capito dove stava la ragione, ma sorrise: era più comodo, avrebbe continuato la sua vita di ozi e agi, letterari e no.
Era quell'uomo passato dalla parte del torto? Noi sappiamo che aveva ragione, indiscutibilmente. Era stato impulsivo, iracondo, volgare, maleducato, inelegante e anche un po' incivile. Insomma non si era fatto onore con quei gesti, ma era passato dalla parte del torto?
Assolutamente no.
Il concetto è: si può avere ragione o torto nel contenuto, si pùò usare come strumento una forma adatta o meno, ma i due campi non devono e non possono essere confusi. Sono sbagliate le intercettazioni: forse, forse no, ma cosa dicono?
Grillo è un demagogo populista, urla troppo e insulta troppo con sfottò idioti, d'altra parte ERA un comico. Il nostro giudizio deve rivolgersi però a ciò che dice, anche in disaccordo, ma senza perdere di vista la questione. Travaglio e gran parte della Sinistra mostrano sorrisini snobistici e spesso non tengono conto dei pareri opposti: ma dicono cose sbagliate?
Berlusconi fa le corna, mette i tacchi, si fa la tinta: ma i suoi atti di governo, quelli son da valutare.
Ma attenzione, anche la forma va presa in considerazione, anch'essa può guidare il nostro giudizio.
Tanto che per esempio, come ho espresso in un post precedente, mi trovo d'accordo con Moratti sul licenziamento di Mancini che oltre a vari aspetti contenutistici -partite decisive giocate male- si è basato su un vizio di forma, cioè il comportamento fuori luogo, il "cinema" che fatto dopo l'elimazione dalla Champions.
Basta non fare confusione tra i diversi aspetti:
dialettica e retorica sentitamente ringraziano.
Si potrebbe commentare:
cambia i tuoi toni, altrimenti "passi dalla parte del torto".
L'ora è giunta, di fare chiarezza anche su questa idiozia.
Alcuni saggi dicevano che la Terra era piatta, lui no, per lui era rotonda.
Iniziò a spiegare ma gli risposero no, i calcoli saranno errati.
Lui rispiegò, e ancora e ancora e ancora ma lo accoglievano tra i sorrisini e gli sfottò. Ad uno di questi incontri c'era anche il popolo ad ascoltare. All'ennesima bassa considerazione dei suoi calcoli, delle sue teorie, e dopo accuse di egocentrismo e di secondi fini, l'uomo se ne andò riempendo di insulti tutti i saggi, rovesciano il tavolo e le sedie, maledicendoli sbattendo il portone.
"Siete dei pezzi de merda, incompetenti, vecchi pazzi impotenti del cazzo!"
SLAM.
Una signora del ceto borghese commentò: "così è passato dalla parte del torto!"
Un contadino non sapeva che pensare, ma percepiva un'ingiustizia, perchè lui sempre a contatto con la natura, sapeva che niente succede per caso, che c'è sempre un motivo; l'aristocratico istruito aveva gli strumenti per giudicare, aveva capito dove stava la ragione, ma sorrise: era più comodo, avrebbe continuato la sua vita di ozi e agi, letterari e no.
Era quell'uomo passato dalla parte del torto? Noi sappiamo che aveva ragione, indiscutibilmente. Era stato impulsivo, iracondo, volgare, maleducato, inelegante e anche un po' incivile. Insomma non si era fatto onore con quei gesti, ma era passato dalla parte del torto?
Assolutamente no.
Il concetto è: si può avere ragione o torto nel contenuto, si pùò usare come strumento una forma adatta o meno, ma i due campi non devono e non possono essere confusi. Sono sbagliate le intercettazioni: forse, forse no, ma cosa dicono?
Grillo è un demagogo populista, urla troppo e insulta troppo con sfottò idioti, d'altra parte ERA un comico. Il nostro giudizio deve rivolgersi però a ciò che dice, anche in disaccordo, ma senza perdere di vista la questione. Travaglio e gran parte della Sinistra mostrano sorrisini snobistici e spesso non tengono conto dei pareri opposti: ma dicono cose sbagliate?
Berlusconi fa le corna, mette i tacchi, si fa la tinta: ma i suoi atti di governo, quelli son da valutare.
Ma attenzione, anche la forma va presa in considerazione, anch'essa può guidare il nostro giudizio.
Tanto che per esempio, come ho espresso in un post precedente, mi trovo d'accordo con Moratti sul licenziamento di Mancini che oltre a vari aspetti contenutistici -partite decisive giocate male- si è basato su un vizio di forma, cioè il comportamento fuori luogo, il "cinema" che fatto dopo l'elimazione dalla Champions.
Basta non fare confusione tra i diversi aspetti:
dialettica e retorica sentitamente ringraziano.
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sfogo
[Doppio post: 1] Filippica contro la piattezza e il "ben pensare"
Rabbia.
Ci sono giorni che sono arrabbiato, proprio arrabbiato: questo aggettivo che le maestre elementari ti spiegavano errato da usare, "perchè non sei mica un cane che ha la rabbia".
Che tristezza.
Ma sono anche incazzato, adirato e mi infurio.
Quali sono i motivi validi per avere uno scoppio d'ira?
Mi dicono quelli importanti, e si dimenticano che "importante" è "ciò che importa", pregno alla base di un'inevitabile soggettività: che viene, a torto o ragione, oggettivata traducendolo in "ciò che importa ai più".
Peccato che siano tutte cazzate, perchè l'ira è uno dei sette peccati capitali qualunque sia la causa scatenante, e può esserci solo una maggiore comprensibilità a seconda di quanto la causa sia più generalmente accettata.
Io mi incazzo per l'ipocrisia, e mi incazzo per la verità, per difenderla, per non accettare con un sorrisino una stronzata: e mi sa, che lo farò sempre più, a costo di divenire più antipatico. Quando sarai lì davanti a me dunque, homo oeconomicus, con la tua boria da arrivato perchè stai fabbricando denaro, non aspettarti il mio plauso: stai umiliando il genere umano, con le tue basse pretese, la villetta e il SUV.
"In Italia troppa gente pensa solo a gudagnare e a fare i soldi perchè è troppo stupida per fare dell'altro nella sua vita": non l'ho detto io, ma quanto mi piace.
Ci vuole moderazione. Sì? Finora sono stato moderato, ma io, dentro, non lo sono affatto. "Non eccessivo, contenuto o ridotto entro i limiti imposti dalla convenienza o dalla tollerabilità". Me ne fotto dei limiti, mi dispiace solo risultare inelegante: "in una situazione del genere non ci si comporta così", vaffanculo.
Ecco, questo post è inelegante, e non è moderato: io non lo sto moderando, non sto ponendo limiti alla mia espressività. Non che di solito sia stato così difficile non cadere nella scurrilità più banale, semplicemente non era necessario. Ma un vaffanculo al punto giusto è insostituibile, chiedetelo a Grillo.
Ma moderato non è anche un po' frenato? Un po' meno puro, un po' più falso?
Diplomazia è civiltà, ma non anche paura? Solo saggezza o anche un po' lavarsene le mani rimanendo passivamente senza una posizione?
Troppo spesso accetto tutte le posizioni, almeno in via teorica: anche quelle inaccettabili, e anche basta.
A questo punto una filippica può iniziare.
Contro tutti voi che non avete un cazzo da dirmi nè da darmi
di nuovo;
che non perdete tempo a teorizzare perchè bisogna agire;
perchè pensare è inutile, e non fa utili;
perchè quando la fate, non abituati, siete banali e noiosi,
già visto, già sentito, dalle posizioni già considerate;
perchè ho bisogno di stimoli,
di idee nuove che seppur tali non siano mie:
e non me ne date;
voglio un punto di vista che non ho considerato,
una posizione inesplorata;
regalatemi una risposta imprevista,
un'obiezione non pensata:
ve ne prego;
non insegnatemi le vostre cazzate che già so e spesso ho rifiutato:
perchè dovete obbligarmi davvero a riconsiderare quel mio destino di cadere in una lettura continua per avere qualcosa di più?
Io vi amo cazzo, infine, coi vostri occhi e il vostro esistere, con la vostra vita e tutto ciò che quelle parole sapienti non potranno mai essere, essendo lì, inchiostro nero su foglio bianco, senza colori nè movimento: ma amo la purezza del villaggio, del buon uomo che lavora da sempre e che paradossalmente spesso, con la sua coscienza popolare e il suo spirito autentico, ha pure qualcosa da dirmi.
Ma tu, "quello che ben pensa",
falla finita:
di gridare allo scandalo ad ogni piè sospinto,
di rispettare la forma più del contenuto,
eppure senza avere alcuna percezione della bellezza.
E poi, che fai?
Insegni pure?
Naturalmente, certo.
Insegnami ciò che ho già disimparato, riportami indietro dai mille chilometri che ho fatto innanzi a te, certo. E io ti dirò hai ragione, dopotutto, lo dicono tutti...
Sarà però che "quando sono in tanti d'accordo con me, ho sempre la percezione di essere nel'errore" (Wilde)
Sei semplicemente ridicolo.
Ci sono giorni che sono arrabbiato, proprio arrabbiato: questo aggettivo che le maestre elementari ti spiegavano errato da usare, "perchè non sei mica un cane che ha la rabbia".
Che tristezza.
Ma sono anche incazzato, adirato e mi infurio.
Quali sono i motivi validi per avere uno scoppio d'ira?
Mi dicono quelli importanti, e si dimenticano che "importante" è "ciò che importa", pregno alla base di un'inevitabile soggettività: che viene, a torto o ragione, oggettivata traducendolo in "ciò che importa ai più".
Peccato che siano tutte cazzate, perchè l'ira è uno dei sette peccati capitali qualunque sia la causa scatenante, e può esserci solo una maggiore comprensibilità a seconda di quanto la causa sia più generalmente accettata.
Io mi incazzo per l'ipocrisia, e mi incazzo per la verità, per difenderla, per non accettare con un sorrisino una stronzata: e mi sa, che lo farò sempre più, a costo di divenire più antipatico. Quando sarai lì davanti a me dunque, homo oeconomicus, con la tua boria da arrivato perchè stai fabbricando denaro, non aspettarti il mio plauso: stai umiliando il genere umano, con le tue basse pretese, la villetta e il SUV.
"In Italia troppa gente pensa solo a gudagnare e a fare i soldi perchè è troppo stupida per fare dell'altro nella sua vita": non l'ho detto io, ma quanto mi piace.
Ci vuole moderazione. Sì? Finora sono stato moderato, ma io, dentro, non lo sono affatto. "Non eccessivo, contenuto o ridotto entro i limiti imposti dalla convenienza o dalla tollerabilità". Me ne fotto dei limiti, mi dispiace solo risultare inelegante: "in una situazione del genere non ci si comporta così", vaffanculo.
Ecco, questo post è inelegante, e non è moderato: io non lo sto moderando, non sto ponendo limiti alla mia espressività. Non che di solito sia stato così difficile non cadere nella scurrilità più banale, semplicemente non era necessario. Ma un vaffanculo al punto giusto è insostituibile, chiedetelo a Grillo.
Ma moderato non è anche un po' frenato? Un po' meno puro, un po' più falso?
Diplomazia è civiltà, ma non anche paura? Solo saggezza o anche un po' lavarsene le mani rimanendo passivamente senza una posizione?
Troppo spesso accetto tutte le posizioni, almeno in via teorica: anche quelle inaccettabili, e anche basta.
A questo punto una filippica può iniziare.
Contro tutti voi che non avete un cazzo da dirmi nè da darmi
di nuovo;
che non perdete tempo a teorizzare perchè bisogna agire;
perchè pensare è inutile, e non fa utili;
perchè quando la fate, non abituati, siete banali e noiosi,
già visto, già sentito, dalle posizioni già considerate;
perchè ho bisogno di stimoli,
di idee nuove che seppur tali non siano mie:
e non me ne date;
voglio un punto di vista che non ho considerato,
una posizione inesplorata;
regalatemi una risposta imprevista,
un'obiezione non pensata:
ve ne prego;
non insegnatemi le vostre cazzate che già so e spesso ho rifiutato:
perchè dovete obbligarmi davvero a riconsiderare quel mio destino di cadere in una lettura continua per avere qualcosa di più?
Io vi amo cazzo, infine, coi vostri occhi e il vostro esistere, con la vostra vita e tutto ciò che quelle parole sapienti non potranno mai essere, essendo lì, inchiostro nero su foglio bianco, senza colori nè movimento: ma amo la purezza del villaggio, del buon uomo che lavora da sempre e che paradossalmente spesso, con la sua coscienza popolare e il suo spirito autentico, ha pure qualcosa da dirmi.
Ma tu, "quello che ben pensa",
falla finita:
di gridare allo scandalo ad ogni piè sospinto,
di rispettare la forma più del contenuto,
eppure senza avere alcuna percezione della bellezza.
E poi, che fai?
Insegni pure?
Naturalmente, certo.
Insegnami ciò che ho già disimparato, riportami indietro dai mille chilometri che ho fatto innanzi a te, certo. E io ti dirò hai ragione, dopotutto, lo dicono tutti...
Sarà però che "quando sono in tanti d'accordo con me, ho sempre la percezione di essere nel'errore" (Wilde)
Sei semplicemente ridicolo.
giovedì 5 giugno 2008
Con la bombetta nel boschetto
Il signore con la bombetta passeggiava per il bosco.
"Incredibile, non avrei proprio pensato di rivedere un signore con la bombetta nel XXI secolo", pensò un acero -il signore era appena passato- e sbuffò, muovendo tutti i rami come, come dire, ecco, come se fosse stato sferzato da una folata di vento.
Questo signore naturalmente era vestito di marrone, la giacca intendo: i pantaloni infatti erano più chiari, e le scarpe eleganti, tanto che non si notavano. Il colpo forte del vestiario erano in realtà le calze, davvero incredibili: ma coi pantaloni lunghi non si vedevano. Però lui, lui lo sapeva e camminava compito anche per quel motivo. Camminava per questo bosco, che era un po' anche una foresta o una selva, ma non di quelle oscure, no, perchè il signore era più giovane! Questo boschetto, un boschetto era in effetti, aveva molta luce filtrata dagli alberi, molta luce ma anche un po' di buio: un boschetto chiaroscuro insomma. Quell'uomo colla bombetta camminava e sorrideva di tanto in tanto: poi scuoteva la testa e ripartiva, con passo lento, non stanco, e senza fretta. Per qualche momento diveniva serio, si vedeva che rimuginava, calciando qualche sassolino per la strada: poi di colpo, cambiò direzione e
via di là,
a fianco di quel cespuglio dalle bacche rosse di quelli che si colorano da bambini, con le bacche così rotonde che si capisce che non si possono mangiare. Poi uno di quei sassolini che calciava andò a incastrarsi in un posto buffo, rimase in equilibrio su un sasso più grande, così: non era assurdo, però faceva un po' ridere. Si guardò in giro, e voci di altri erano lontanissime, si tolse la bombetta e lo calcio fortissimo e lo inseguì e poi ancora ancora ancora, a zig zag per il boschetto; non solo a zig zag, ma proprio come gli veniva, a caso, così. Col fiatone e un altro sorriso con scuoti-testa incorporato, si rimise la bombetta e riprese a camminare, guardando in alto, a volte accecandosi nella luce, oppure guardando nell'ombra quasi a sforzarsi di vedere lo stesso: le cose c'erano, lo sapeva, com'è che non si facevano vedere...
Impensierito, un passo dopo l'altro riprese a camminare, e ogni tanto, chissà poi perchè, a sinistra e poi indietro: mah. Gli alberi del boschetto iniziavano a infastidirsi, tanto che buttavano giù delle foglie un po' stizziti. Lui lo sapeva, e un po' li capiva anche, il suo peregrinare folle dava adito a proteste: così ad un certo punto si sdraiò in una piccola radura in mezzo al boschetto.
Tirò un urletto, poi un altro: si sentiva poco poco l'eco.
Chissà dove andavano quelle parole poi.
"Avete ragione. Avete
proprio
assolutamente ragione.
In questo bosco però non c'è la strada, un sentiero, una via! Io vi capisco anche, ma voi avete le vostre radici, e ve la mangiate e bevete e respirate e grazie tante! Non potete neanche muovervi, facile la scelta! Invece io, io, da qualche parte devo pur andare: non è che sono obbligato, quello no, però ho le gambe, posso e quindi vado vado e vado. E quando c'è una strada la seguo volentieri, lastricata, asfaltata o anche solo un sentierino: ma qui tra voi alberi e l'erba bassa, si può girare a zonzo liberi liberi liberi. Allora non vi disturbate se io giro, e se non capite le mie scelte, è facile: quando mi va di girare, giro, quando voglio tornare indietro lo faccio e così via. Eh eh. Non vado da nessun parte così dite? Forse avete ragione, forse è vero, ma la strada, la via: dov'è?
Dunque?"
L'uomo chiuse gli occhi, non era rabbia la sua, nè disperazione: non più. Poi, nel silenzio farfugliante della natura
SLAM
un ramo si ruppe, il nido era troppo pesante. Lo portò su, appoggiandolo su un ramo un po' più grosso, poi salì salì fino in cima all'albero, come una scimmia, a vedere dall'alto il bosco. Ma la cima era ancora poco, quando un turbinio molto strano lo prese e lo tirò su, come una minuscola tromba d'aria lo faceva volare. Non era tipo, lui, con la bombetta, da chiedersi perchè o com'era possibile: annusava le nuvole e assaggiava il vento, finchè guardo giù. Ciò che vide era davvero ridicolo e un po' pazzesco. Il boschetto non era molto folto, ve lo spiegai prima: infatti anche da lì si vedeva il terreno. Al momento si stupì, poi rise, finchè si ritrovò su una fronda a gustarsi il tramonto.
Scosse la testa:
"oh, finalmente. Adesso c'è!"
E scoppiò in una fragorosa risata.
Cosa aveva visto di tanto strano?
Bè, quella foresta, quel boschetto, quella selva chiara non aveva stradine, era solo erba, terra e sassolini. Ma i sassolini, quelli li aveva calciati, e dove era passato non c'erano più! Così, ora, una strada c'era in effetti, quella che il signore colla bombetta aveva disegnato, e tracciato, girando a caso: ma non assomigliava a un gomitolo o a una pastellata da bambino: no. Dall'alto si vedeva chiaramente, ricordava proprio, seppur ancora abbozzata e non finita,
la figura di un signore con la bombetta...
"Incredibile, non avrei proprio pensato di rivedere un signore con la bombetta nel XXI secolo", pensò un acero -il signore era appena passato- e sbuffò, muovendo tutti i rami come, come dire, ecco, come se fosse stato sferzato da una folata di vento.
Questo signore naturalmente era vestito di marrone, la giacca intendo: i pantaloni infatti erano più chiari, e le scarpe eleganti, tanto che non si notavano. Il colpo forte del vestiario erano in realtà le calze, davvero incredibili: ma coi pantaloni lunghi non si vedevano. Però lui, lui lo sapeva e camminava compito anche per quel motivo. Camminava per questo bosco, che era un po' anche una foresta o una selva, ma non di quelle oscure, no, perchè il signore era più giovane! Questo boschetto, un boschetto era in effetti, aveva molta luce filtrata dagli alberi, molta luce ma anche un po' di buio: un boschetto chiaroscuro insomma. Quell'uomo colla bombetta camminava e sorrideva di tanto in tanto: poi scuoteva la testa e ripartiva, con passo lento, non stanco, e senza fretta. Per qualche momento diveniva serio, si vedeva che rimuginava, calciando qualche sassolino per la strada: poi di colpo, cambiò direzione e
via di là,
a fianco di quel cespuglio dalle bacche rosse di quelli che si colorano da bambini, con le bacche così rotonde che si capisce che non si possono mangiare. Poi uno di quei sassolini che calciava andò a incastrarsi in un posto buffo, rimase in equilibrio su un sasso più grande, così: non era assurdo, però faceva un po' ridere. Si guardò in giro, e voci di altri erano lontanissime, si tolse la bombetta e lo calcio fortissimo e lo inseguì e poi ancora ancora ancora, a zig zag per il boschetto; non solo a zig zag, ma proprio come gli veniva, a caso, così. Col fiatone e un altro sorriso con scuoti-testa incorporato, si rimise la bombetta e riprese a camminare, guardando in alto, a volte accecandosi nella luce, oppure guardando nell'ombra quasi a sforzarsi di vedere lo stesso: le cose c'erano, lo sapeva, com'è che non si facevano vedere...
Impensierito, un passo dopo l'altro riprese a camminare, e ogni tanto, chissà poi perchè, a sinistra e poi indietro: mah. Gli alberi del boschetto iniziavano a infastidirsi, tanto che buttavano giù delle foglie un po' stizziti. Lui lo sapeva, e un po' li capiva anche, il suo peregrinare folle dava adito a proteste: così ad un certo punto si sdraiò in una piccola radura in mezzo al boschetto.
Tirò un urletto, poi un altro: si sentiva poco poco l'eco.
Chissà dove andavano quelle parole poi.
"Avete ragione. Avete
proprio
assolutamente ragione.
In questo bosco però non c'è la strada, un sentiero, una via! Io vi capisco anche, ma voi avete le vostre radici, e ve la mangiate e bevete e respirate e grazie tante! Non potete neanche muovervi, facile la scelta! Invece io, io, da qualche parte devo pur andare: non è che sono obbligato, quello no, però ho le gambe, posso e quindi vado vado e vado. E quando c'è una strada la seguo volentieri, lastricata, asfaltata o anche solo un sentierino: ma qui tra voi alberi e l'erba bassa, si può girare a zonzo liberi liberi liberi. Allora non vi disturbate se io giro, e se non capite le mie scelte, è facile: quando mi va di girare, giro, quando voglio tornare indietro lo faccio e così via. Eh eh. Non vado da nessun parte così dite? Forse avete ragione, forse è vero, ma la strada, la via: dov'è?
Dunque?"
L'uomo chiuse gli occhi, non era rabbia la sua, nè disperazione: non più. Poi, nel silenzio farfugliante della natura
SLAM
un ramo si ruppe, il nido era troppo pesante. Lo portò su, appoggiandolo su un ramo un po' più grosso, poi salì salì fino in cima all'albero, come una scimmia, a vedere dall'alto il bosco. Ma la cima era ancora poco, quando un turbinio molto strano lo prese e lo tirò su, come una minuscola tromba d'aria lo faceva volare. Non era tipo, lui, con la bombetta, da chiedersi perchè o com'era possibile: annusava le nuvole e assaggiava il vento, finchè guardo giù. Ciò che vide era davvero ridicolo e un po' pazzesco. Il boschetto non era molto folto, ve lo spiegai prima: infatti anche da lì si vedeva il terreno. Al momento si stupì, poi rise, finchè si ritrovò su una fronda a gustarsi il tramonto.
Scosse la testa:
"oh, finalmente. Adesso c'è!"
E scoppiò in una fragorosa risata.
Cosa aveva visto di tanto strano?
Bè, quella foresta, quel boschetto, quella selva chiara non aveva stradine, era solo erba, terra e sassolini. Ma i sassolini, quelli li aveva calciati, e dove era passato non c'erano più! Così, ora, una strada c'era in effetti, quella che il signore colla bombetta aveva disegnato, e tracciato, girando a caso: ma non assomigliava a un gomitolo o a una pastellata da bambino: no. Dall'alto si vedeva chiaramente, ricordava proprio, seppur ancora abbozzata e non finita,
la figura di un signore con la bombetta...
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